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La Copertina
20 04 2014
MESSINA, LA DENUNCIA - LA NUOVA EMERGENZA RIFIUTI IN CITTA': PER IL SINDACO ACCORINTI STRANE COINCIDENZE E UNA STRATEGIA, 'MARTEDI' ANDRO' IN PROCURA'

"In merito all'emergenza rifiuti in città, il sindaco, Renato Accorinti, sottolinea che: “Arrivano le feste pasquali ed a Messina si profila l’ennesima emergenza rifiuti. Questa volta lecolpiscono al momento Camaro ed il complesso Mito, Larderia e Zafferia, oltre a zone centrali (le vie Garibaldi, Tommaso Cannizzaro e Pietro Castelli), generalmente non toccate, insieme ad altre zone; vi sono invece siti in cui la raccolta sembra procedere in maniera regolare. Se colleghiamo – prosegue il sindaco - la permanenza dei rifiuti in strada con la chiusura degli impianti di conferimento prevista per Pasquetta è facile prevedere che l’accumulo per martedì 22 potrà essere anche importante e complesso a smaltirsi. Chiediamo, dunque, ai cittadini la massima collaborazione, per limitare al minimo il deposito di sacchetti nei cassonetti, al fine di ridurre la pressione e facilitare lo smaltimento dei rifiuti. Dopo Ferragosto e Natale, anche sotto Pasqua, la città viene messa a dura prova. La coincidenza ciclica della carenza (o dei guasti) dei mezzi con i periodi festivi è un evento strano, al limite del sospetto, ma oramai quasi non più sorprendente data la sua regolarità. Al punto da meritare approfondite valutazioni, che sono già state chieste al Commissario liquidatore di MessinAmbiente, Alessio Ciacci, al fine di comprendere se vi siano strategici comportamenti miranti a ridurre l’erogazione di un servizio essenziale. Ove emergessero responsabilità di questo genere, non esiteremmo ad agire con rigore e fermezza, coinvolgendo anche le competenti autorità. Con il Commissario Ciacci stiamo lavorando per eliminare ogni interruzione nel ciclo raccolta-trasferenza-trasporto dei rifiuti, nelle condizioni strutturali ancora imperfette della raccolta a Messina. Certamente, il rinnovamento che stiamo imponendo a Messinambiente può infastidire alcuni e può anche determinare resistenze, sia interne che esterne. Con serenità e con la consapevolezza di stare operando un lavoro impegnativo, ma essenziale per il risanamento della società, - conclude Accorinti - noi andiamo avanti, senza deflettere, nella strada del rinnovamento e dell’efficienza per la costruzione di un servizio (finalmente) all’altezza di ciò che Messina merita”.

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BARCELLONA: Omicidio Rottino, chiesto giudizio per Enrico Fumia
Un vecchio omicidio che rappresentò una pietra miliare negli equilibri della mafia barcellonese. E’ quello di Ninì Rottino ucciso sotto la sua abitazione di Mazzarrà S.Andrea la notte del 22 agosto 2006. Un delitto per il quale è stato già condannato all’ergastolo in Appello, Aldo Nicola Munafò. Ora, a distanza di otto anni da quella esecuzione, la DIA ha chiesto il rinvio a giudizio per Enrico Fumia, accusato di aver partecipato a quella spedizi...
MESSINA: TROVATO MORTO UNO STUDENTE UNIVERSITARIO ALL'INTERNO DEL SUO APPARTAMENTO. INDAGINI IN CORSO
Il corpo senza vita di uno studente universitario di Economia 23enne è stato scoperto stamattina in un appartamento di via Caldara Polidoro, nei pressi dell’istituto Domenico Savio. Sul cadavere non sono stati riscontrati segni di violenza né altre tracce e nell’appartamento era tutto in ordine. Il sostituto procuratore Antonella Fradà ha disposto l’autopsia che sarà eseguita domani all’obitorio del Policlinico. Il 23enne, originario di Marsala...
LE FOTO - MESSINA, LA PRIMA VOLTA DI UN SINDACO. ACCORINTI IN PROCESSIONE PER LE BARETTE. TANTISSIMI I FEDELI








FOTO DI ENRICO DI GIACOMO ...

Mazzarrà S. Andrea (MESSINA): Tirreno Ambiente, perquisiti e indagati due ex a.d. e affiliato ‘ndrangheta

discarica

La Procura di Vercelli ha disposto un provvedimento di perquisizione nelle residenze di Giuseppe Antonioli e di Giuseppino Innocenti, amministratore ed ex amministratore di Tirreno Ambiente, società che gestisce la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea (Me). Entrambi sono indagati per truffa aggravata in concorso. Perquisizioni sono state disposte anche nelle sedi legali della Tirreno Ambiente, della Osmon, della Car (Consulenza ambientale ricerche) e della Green Oil Energy srl. Nello stesso procedimento è indagato anche Bartolo Bruzzaniti, già condannato per spaccio di droga e appartenente alla cosca della ‘ndrangheta Bruzzaniti-Morabito-Palamara. Il reato riguarda una transazione tra la Tirreno Ambiente e la Osmon, per un importo di 2 milioni e 604 mila euro, a favore di quest’ultima. Tirreno Ambiente è una società mista con prevalenza di quote pubbliche, la Osmon è una società privata che controlla la Osmon Africa, con sede in Costa d’Avorio, che si occupa di produzione e commercio di olio di palma da usare come combustibile per la centrale di Borgo Vercelli, gestita dalla prima. La Osmon Africa avrebbe erogato compensi alla Green Oil Energy srl, nella quale risulterebbe legale rappresentante Bruzzaniti.

MESSINA: Saponara, nessuna responsabilità. Archiviata l’inchiesta sull’alluvione del 2011

Nessuna responsabilità nella tragedia di Saponara, la cittadina messinese che nel 2011 fu devastata da un’alluvione che causò la morte di Luigi Valla, 55 anni, del figlio Giuseppe di 28 anni, e del piccolo Luca Vinci di 10 anni. La Procura di Messina ha deciso di archiviare l’indagine. Determinante ai fini dell’archiviazione la perizia del geologo Francesco Fiorillo, che si è avvalso della collaborazione di altri esperti. Il gip, tenuto conto della relazione del geologo, che ha dettagliatamente fissato le dinamiche dell’alluvione, stabilendo l’eccezionalità e l’imprevedibilità dell’evento, non ha rilevato profili di natura penale, disponendo il non luogo a procedere, così come chiesto dalla procura.

MAFIA: Catania, confisca da 200 milioni a MARIO SCINARDO, ritenuto uomo di fiducia del capo di Cosa nostra mistrettese, Sebastiano Rampulla. Ricchezza costruita all’ombra di Cosa Nostra

Rampulla SEBASTIANO

SEBASTIANO RAMPULLA

Undici imprese, 229 imobili e 90 automezzi. Un patrimonio enorme costruito in 15 anni partendo come allevatore e che adesso passa allo Stato. Mario Scinardo è incappato in numerose indagini sulla mafia di Messina e Catania per le sue amicizie pericolose: dai Rampulla di Mistretta, coinvolti nella strage di Capaci, a Vito Nicastri, re dell’eolico vicino al boss Messina Denaro. Una carriera ripercorsa dai pm del processo Iblis, che hanno chiesto per lui 15 anni di carcere. 

In 15 anni da allevatore era diventato un imprenditore con un patrimonio da 200 milioni di euro e interessi diversificati: dall’edilizia, all’agriturismo, dall’eolico al movimento terra. E attività che si estendevano in diverse province siciliane. Ma dietro il suo successo ci sarebbe Cosa Nostra. Sui beni di Mario Giuseppe Scinardo, originario di Capizzi, poi trasferitosi a Militello Val di Catania, legato alla famiglia mafiosa dei Rampulla di Mistretta, è scattata la confisca da parte della Direzione investigativa antimafia dopo la sentenza della Cassazione. Provvedimento che riguarda proprietà, mezzi e aziende tra Catania, Siracusa ed Enna. L’indagine su Scinardo, partita nel 2008, ha fatto emergere le sue amicizie pericolose, con elementi di spicco di Cosa Nostra siciliana. In primo luogo con Sebastiano Rampulla, morto nel 2010, ma fino a quel momento capo della potente mafia mistrettese e fratello di Pietro Rampulla, colui che mise a disposizione e fatto esplodere la bomba per la strage di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. I Rampulla, secondo gli inquirenti, sono stati sotto i Santapaola fino agli anni ’90, per poi aumentare la propria autonomia con l’assenso dei La Rocca di Caltagirone. Ma il nome di Scinardo ritorna anche nell’indagine Iblis, sui rapporti tra Cosa Nostra catanese, imprenditori e politica.

La confisca riguarda undici imprese, dedite all’edilizia, alla produzione di calcetruzzo, all’agriturismo e all’energie alternative. Proprio in quest’ultimo ambito, sono emersi anche contatti tra Scinardo e Vito Nicastri, il signore del vento di Trapani, ritenuto dagli investigatori vicino al latitante Matteo Messina Denaro e colpito da un maxi sequestro da un miliardo di euro. I due avrebbero collaborato per il progetto del parco eolico di Vizzini. In proposito, durante una delle udienze di Iblis, il pubblico ministero Antonino Fanara ricorda che in un pizzino, i Lo Piccolo di Palermo ordinavano di continuare a lavorare con Scinardo. Ancora nel processo su Cosa Nostra catanese, il colonnello Gaetano Scillia, dal 2004 al 2010 alla direzione della Direzione investigativa antimafia di Messina e attuale dirigente della Dia di Caltanissetta, ricostruisce le relazioni con il re dell’eolico. «Scinardo e Nicastri erano soci nella costruzione del parco eolico di Vizzini», racconta Scillia. La società Callari, riconducibile a Scinardo, tra il 2005 e il 2006 riceve dalla Regione un contributo a fondo perduto di 3milioni 280mila euro per la costruzione del parco. Il 20 giugno del 2006 arrivano anche le autorizzazioni richieste. «Otto giorni dopo – spiega il colonnello – la Callari srl viene acquisita dalla società Lunix, costituita proprio il 20 giugno, con sede in Lussemburgo, di cui uno dei soci è Nicastri».

Oltre alle imprese, passano sotto il controllo dello Stato anche 229 immobili sparsi tra le province di Catania, Siracusa ed Enna; 90 mezzi, tra camion, escavatori, trattori, mezzi agricoli e macchine di grossa cilindrata; undici capannoni agricoli; 61 silos; 60 rapporti finanziari e diversi capi di bestiame. «Un’anomala escalation patrimoniale ed imprenditoriale, ingiustificata dai redditi dichiarati da Scinardo e dal suo nucleo familiare», sottolineano gli investigatori della Dia.

E’ lungo l’elenco di indagini in cui Scinardo è finito negli anni. L’ultimo, in ordine di tempo, è proprio il processo Iblis, per cui tra poche settimane arriverà la sentenza di primo grado. I pm Antonino Fanara e Agata Santonocito hanno chiesto per lui 15 anni di carcere con l’accusa di associazione mafiosa. Nella requisitoria i magistrati ricostruiscono la carriera dell’imprenditore di Capizzi. Ed è lui stesso a raccontare l’origine dei rapporti tra la sua famiglia e quella dei Rampulla. Che avrebbe avuto inizio nel momento in cui il padre di Scinardo si sarebbe rivolto alla famiglia di Mistretta dopo un furto di bestiame. Da lì, sottolineano i pm, il rapporto si sarebbe stretto. Lo testimoniano molti elementi: in alcune proprietà di Scinardo, come l’agriturismo di Casale Belmontino, si sono svolti summit mafiosi, alla presenza, tra gli altri di Sebastiano e Vito Rampulla, Pietro Iudicello, Carmelo Bisognano e Carmelo Barbagiovanni. Ed è sempre in uno degli immobili dell’imprenditore che avrebbe passato parte della sua latitanza Umberto Di Fazio, per anni considerato reggente della famiglia Santapaola a Catania, arrestato nel 2005 e diventato collaboratore di giustizia. E’ lo stesso Di Fazio che racconta ai magistrati di essersi fidato di Scinardo proprio su presentazione di Rampulla. In una delle udienze di Iblis, il pm Fanara riporta la frase del pentito: «”È la stessa cosa che siamo noi“, disse Rampulla a Di Fazio. Una formula – sottolinea il magistrato – che, secondo Santo La Causa e Giovanni Brusca, viene usata tra uomini d’onore per presentarne un terzo».

A parlare di Scinardo alle udienze di Iblis, è anche uno dei più importanti teste dell’accusa, il maggiore dei carabinieri Lucio Arcidiacono, che parla delle relazioni catanesi dell’imprenditore, in particolare con Angelo Santapaola, ucciso nel 2007. Omicidio per cui è stato recentemente condannato all’ergastolo il boss Vincenzo Aiello, ritenuto il reggente di Cosa Nostra a Catania. «Una volta all’interno dell’organizzazione si discuteva del problema di alcune somme di denaro consegnate da Scinardo ma non indirizzate verso la bacinella – racconta Arcidiacono ai giudici – In quell’occasione, Aiello e Santapaola si accusavano a vicenda di averle fatte sparire».

Prima di Iblis, Mario Scinardo è stato indagato nell’operazione antimafia Icaro che ha smantellato i clan di Mistretta, Capizzi e Tortorici grazie alla collaborazione del pentito Santo Lenzo. Con l’operazione Montagna del 2007 emerse la sua contiguità con la famiglia mafiosa di Mistretta che estendeva la sua influenza sui paesi tirrenici di Capizzi, Caronia, Tortorici, San Fratello, Acquedolci e i comuni limitrofi. Scinardo fu arrestato e rinviato a giudizio, ma assolto nel 2012 dal Tribunale di Patti.

Di Salvo Catalano – http://ctzen.it/2014/04/17/mafia-confisca-da-200milioni-a-scinardo-ricchezza-costruita-allombra-di-cosa-nostra/

MESSINA, TRAFFICO ILLECITO DI RIFIUTI: 8 MISURE CAUTELARI. SEQUESTRATA LA CANDITFRUCHT S.P.A. DI BARCELLONA. TUTTI I PARTICOLARI

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All’alba, nei comuni di Barcellona Pozzo di Gotto, Mazzarà Sant’Andrea, Castroreale, Terme Vigliatore, Lentini e Napoli, i Carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto unitamente a quelli del Nucleo Operativo Ecologico di Catania hanno dato esecuzione ad 8 misure cautelari personali emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, per il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti a carico di:

ARRESTI DOMICILIARI:
1. CALABRÒ Nunzio, di Barcellona P.G. (ME), classe 1941, rappresentante dell’impresa “Canditfrucht s.p.a.” e presidente consiglio amministrazione medesima;
2. CONTI MAMMAMICA Sebastiano, di Militello Rosmarino (ME), classe 1967, proprietario e conduttore omonima impresa individuale di Lentini (SR);
3. MAZZEO Antonino, di Terme Vigliatore (ME), classe 1967, gestore della ditta di trasporti “Trasporti Line soc. coop.”, pregiudicato, detenuto in regime di 41 bis a seguito dell’Operazione “Gotha 4”;
OBBLIGO DI PRESENTAZIONE ALLA P.G.:
4. ARCORACI Fortunato, di Barcellona P.G. (ME), classe 1956, autotrasportatore;
5. CRINÒ Salvatore, di Barcellona P.G. (ME), classe 1967, autotrasportatore, pregiudicato;
6. PANTÈ Mario, di Mazzarra’ Sant’Andrea (ME),classe 1970, autotrasportatore;
7. FLORAMO Giovanni, di Barcellona P.G. (ME), classe 1953, autotrasportatore.
– OBBLIGO DI DIMORA NEL COMUNE DI RESIDENZA:
8. TRIOLO Giuseppe, di Barcellona P.G. (ME), classe 1976, autotrasportatore, pregiudicato.

Nel medesimo provvedimento è stato disposto il sequestro preventivo della “CANDITFRUCHT S.P.A.” con sede in Barcellona P.G., affidata contestualmente ad un amministratore giudiziario, nonché di vari autocarri utilizzati per il trasporto illecito dei rifiuti.
Per tutti i destinatari del provvedimento restrittivo l’accusa è quella di avere, in concorso tra di loro, attraverso l’allestimento di mezzi ed attività continuative ed organizzate, trasportato, ceduto, smaltito e comunque gestito abusivamente ingenti quantità di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da scarti provenienti dalla trasformazione industriale degli agrumi (cd. Pastazzo d’agrumi e polpa), traendone un ingiusto profitto, quantificato in circa 2.000.000 (due milioni) di euro, derivante dal minor onere economico sostenuto rispetto all’avvio a regolari forme di smaltimento/recupero, distraendo così la naturale destinazione dei rifiuti in questione (discarica autorizzata e/o centri di recupero); tali rifiuti venivano illegalmente smaltiti presso vari siti nel territorio sia nella provincia di Messina che fuori, mancanti delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente, nonché di quegli accorgimenti tecnico-strutturali finalizzati a limitare l’inquinamento delle sottostanti matrici ambientali a causa delle infiltrazioni dei liquidi di percolamento, che hanno determinato un grave danno all’ambiente, derivanti dalla decomposizione anaerobica degli scarti illecitamente smaltiti.
In particolare, il CALABRÒ Nunzio, nella qualità di legale amministratore della “Canditfrucht S.p.a”, è ritenuto responsabile di avere organizzato, autorizzato e consentito la condotta illecita, così disponendo e consentendo lo smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti, anche attraverso la predisposizione di documentazione atta a mascherare la natura di rifiuto del “pastazzo” e l’attività illecita dietro una fittizia compravendita di mangime animale. Ulteriormente al Calabrò è stato contestato l’illecito smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti liquidi derivanti dalla trasformazione degli agrumi nel depuratore comunale di Barcellona P.G. attraverso una condotta interrata realizzata ad hoc. Tali smaltimenti hanno peraltro provocato causa ripetuti malfunzionamenti del depuratore comunale con grave danno a tutti processi depurativi e di conseguenza con lo scarico in mare di reflui non depurati
A carico della Canditfrucht, infine, sono state contestate le norme relative alla responsabilità amministrativa degli enti per i reati commessi da soggetti di vertice o da dipendenti delle ditte stesse.
Almeno 70 operazioni di trasporto di materiale di scarto della lavorazione agrumaria si sono risolte in illecito trattamento di rifiuti. Di tali operazioni, 35 risultano compiute con mezzi nella titolarità della società “Trasport Line” di Mazzeo Antonino. L’attività investigativa è iniziata nel mese di gennaio 2012 allorquando i militari della Compagnia Carabinieri di Barcellona P.G. rinvenivano e sequestravano un’area, situata nei pressi del sottopassaggio delle Ferrovie dello Stato di quel centro, sulla quale era stato abbandonato un ingente quantitativo di “pastazzo” di arance e di limone. Gli inquirenti, inizialmente coordinati dal Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, Dr. Giorgio NICOLA, individuavano ulteriori aree adibite a discariche abusive di detto materiale.
Le indagini proseguivano sotto la direzione del Sostituto Procuratore presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, Dr. Camillo FALVO (la legge n. 136 del 2010 ha attribuito la competenza del reato contestato alle Direzioni Distrettuali Antimafia), unitamente ai Sostituti Procuratori della Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto Dr. Giorgio NICOLA e Dr. Fabio SOZIO, applicati al procedimento, mediante l’effettuazione numerosi servizi di pedinamento e monitoraggio video dei mezzi con il quale veniva trasportato il materiale di scarto proveniente dalle ditte preposte alla lavorazione della materia prima.

Lo smaltimento illecito dello scarto agrumario avveniva mediante vari stratagemmi:
1) scaricandolo nelle aree limitrofe gli insediamenti adibiti a ricovero per animali, nonostante il “pastazzo” di arance non venga consumato, se non in modeste quantità, dal bestiame giacché poco gradito. Di fatto tali rifiuti rimanevano abbandonati sul suolo deteriorando l’ambiente a causa della sua forte acidità e per le sostanze in esso contenute. Inoltre, a seguito del processo di trasformazione che nel tempo ne riduce il volume, periodicamente veniva integrato da altro quantitativo. In cambio di tale “favore” gli allevatori ricevevano modiche quantità di pastazzo di limone, questo invece gradito dagli animali e più facilmente utilizzabile come materia prima per mangimi. La ditta forniva all’azienda agricola una fattura di cessione del rifiuto, facendolo passare per mangime animale, in quantità comunque sproporzionata rispetto al numero di animali posseduti dall’allevatore;

2) bruciandolo una volta divenuto secco. E’stato riscontrato che è divenuta consuetudine da parte di taluni allevatori di bestiame bruciare il “pastazzo” secco non consumato dagli animali, mediante lo spargimento di rami e sterpaglie su tutta la superficie che esso occupa sul terreno;

3) scaricandolo direttamente nei torrenti, specialmente nei periodi di pioggia cosicché si disperdesse rapidamente; in altre circostanze è stato occultato mediante la copertura con materiale torrentizio con l’ausilio di mezzi meccanici.

I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Catania, avevano avviato un approfondimento investigativo nell’ambito di una similare indagine avviata nel 2010, che aveva coinvolto la ditta “Ortogel spa” di Caltagirone (CT) esercente la medesima attività industriale della “Canditfrucht spa; seguendo alcuni automezzi pesanti provenienti dalla “Ortogel spa” che trasportavano “pastazzo”, gli operanti individuavano un sito di smaltimento ubicato in agro del comune di Lentini (SR) presso l’azienda agricola di proprietà del CONTI MAMMAMICA Sebastiano.
Presso tale sito, individuato anche dalle indagini condotte dai Carabinieri di Barcellona P.G., il 17 aprile del 2012, avvalendosi della collaborazione del 12° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Catania, gli inquirenti coglievano in flagranza di reato alcuni degli odierni indagati, sequestrando cinque camion di tre aziende di trasformazione agrumaria, due dei quali provenienti proprio dalla “Canditfrucht spa” di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), i cui conducenti erano intenti a smaltire il c.d. “pastazzo” presso il bacino artificiale del CONTI MAMMAMICA. In tale sito veniva smaltito quello che nel settore della trasformazione agro-alimentare degli agrumi è il principale rifiuto, infatti lo scarto di lavorazione, il c.d. “pastazzo” di agrumi, costituisce circa il 60% degli agrumi lavorati. Il reato contestato è sempre quello di “Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti” costituiti dal c.d. “pastazzo” di agrumi, derivato dagli scarti di lavorazione degli agrumi per la produzione di succhi concentrati, che veniva smaltito conferendolo ad una innumerevole serie di allevatori facendolo apparire come mangime animale.

GOVERNO CROCETTA: Giusi Furnari riporta Messina nella Giunta Regionale

Due giorni di fuoco, durante i quali deve esserle sembrato di rivivere la storia delle tre buste. Quei famigerati tre nominativi da cui doveva poi essere scelto quello del candidato sindaco. Quel personaggio sbaragliante che, qualche mese prima, il presidente della Regione Crocetta aveva promesso ai messinesi. E ancora prima della tre buste, la scelta era caduta su di lei, ma durò solo per qualche giorno, perché il governatore chiedeva unità alla coalizione, evitando le primarie, poi anche il megafono dovette accettarle e non propose più nessuno. Negli ultimi due giorni sembrava stesse accadendo la stessa cosa: prima l’ufficiosità sulla sua nomina ad assessore regionale, quale sostituta, sempre in quota drs, dell’avv, Antonio Fiumfreddo, travolto dalle polemiche sulle presunte spese pazze da sovrintendente al teatro Bellini di Catania. Ma un’area dei democratici riformisti non voleva cedere e ieri sera sembrava andato in fumo anche questo nuovo incarico per la docente messinese. Poi stamattina il colpo di scena, le dimissioni del neo assessore ai beni culturali e quindi l’immediata decisione di Crocetta di non perdere altro tempo, dovendo fra l’altro presentare la nuova giunta all’Ars. Con la nomina di Giusi Furnari, il governatore salda due debiti morali, per l’alta esposizione mediatica a cui l’aveva sottoposta l’anno scorso e di riconoscenza per essere stata, con il circolo di cui è coordinatrice Libertà e Giustizia, la prima ad aver creduto nella sua rivoluzione e ad essersi schierata a favore della sua candidatura a presidente della regione. E’ anche una vittoria dei dr, nella cui quota rientra la professoressa, dopo che nei giorni scorsi, appena fuori dalla squadra il messinese Nino Bartolotta, il capogruppo dei democratici riformisti Beppe Picciolo aveva stigmatizzato l’esclusione della città dello stretto dal rimpasto. A Giusi Furnari, che dovrebbe mantenere la delega di Fiumefreddo ai beni culturali, adesso l’augurio che possa finalmente lavorare. GDS

LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’ON. FRANCANTONIO GENOVESE: RICHIESTI ULTERIORI ATTI. RINVIATA DI UN MESE LA DECISIONE

GENOVESE

Nuovo rinvio nella Giunta per le autorizzazioni della Camera sulla richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Messina nei confronti del deputato del Pd Francantonio Genovese. Sebbene il termine di 30 giorni entro i quali la Giunta è chiamata a decidere scada il prossimo 18 aprile, nell’Organo di Montecitorio è stata approvata a maggioranza, (M5S ha votato contro ed il presidente Ignazio La Russa di Fdi si è astenuto), una richiesta all’autorità giudiziaria di ulteriori atti relativi alle limitazioni di libertà dei coimputati nel processo con Genovese. La richiesta è stata avanzata dal relatore Antonio Leone (Ncd) e subito condivisa dagli altri componenti.

No Ponte
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Il treno del ferro


Voci nel fango