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La Copertina
20 Mag 2012
MESSINA: Inchiesta Atm, no ai domiciliari per il direttore generale dell'Atm Claudio Conte e i dipendenti dell'azienda trasporti Bartolo Enea, Salvatore Orlando e Giuseppe Lampi

Restano in libertà il direttore generale dell'Atm Claudio Conte e i dipendenti dell'azienda trasporti Bartolo Enea, Salvatore Orlando e Giuseppe Lampi. La II sezione penale della Corte di cassazione (presidente Macchia, relatore Gentile, procuratore generale Mazzotta) ha rigettato il ricorso con cui il pubblico ministero di Messina Stefano Ammendola aveva richiesto di annullare l'ordinanza del Tdl riguardante la revoca degli arresti domiciliari nei loro confronti. L'accusa, ritenendo la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, aveva avanzato istanza di ripristino della misura coercitiva, applicata, in prima battuta, dal giudice per le indagini preliminari Daria Orlando. La Cassazione ha invece accolto la tesi dell'avvocato Giovambattista Freni (che difende Conte assieme al collega Carmelo Scillia), ritenendo valide le ragioni con cui il Tribunale del Riesame aveva valutato insussistenti le esigenze cautelari. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, senza decidere o meno sugli indizi di colpevolezza. Si arricchisce di un nuovo capitolo, quindi, l'inchiesta sui chilometraggi gonfiati e sui contributi erogati dalla Regione all'Atm, il cui titolare è il magistrato Ammendola. Giovedì scorso, il gup Maria Vermiglio ha rinviato a giudizio Claudio Conte, Antonio Cardia, Giuseppe Lampi, Francesco Lisa, Salvatore Orlando e Salvatore Saccone. Prosciolti, invece, Paolo Altadonna, Giovanni Di Pasquale, Giovanni Bartolo Enea, Guglielmo La Cava, Annunziato Mondello e Placido Signorino. Stralciate le posizioni di Giovanni Antonio Carpita, Carlo Caruso e Vincenzo Maimone. L'inizio del processo è stato fissato il 15 ottobre davanti al giudice monocratico. Dagli accertamenti dei carabinieri, durati circa tre anni, sarebbero emerse anomalie nella gestione dell'azienda municipalizzata. L'inchiesta fu avviata nella primavera del 2008.(r.d.)

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Impregilo, muro contro muro al vertice. I rapporti non idilliaci tra un socio forte in scalata (Salini) e il "general contractor"
Muro contro muro, almeno nei toni. Questo il poco usuale stato dei rapporti tra un socio forte in scalata (Salini) e la società che si vorrebbe gestire (Impregilo). Uno "status" sancito dai documenti che preparano l'assemblea di metà luglio che sarà il primo appuntamento concreto nella lotta per il principale "general contractor" italiano, ora controllato dal gruppo Gavio. Il costruttore romano (che in pochi mesi ha acquisito sul mercato il 29,18% del pacchetto...
MESSINA: Lombardo, Buzzanca e il destino della città. Il primo cittadino: «Diffido dei proclami del presidente; non escludo nulla, neppure di restare al Comune»
Non esclude nulla. Neppure una eventuale «ricandidatura a sindaco». Testuale. Anche se, in cuor suo, e non è un mistero del resto, vorrebbe guardare altrove. Puntare ad altro, un po' per stanchezza e un po' per ambizione. Tutto legittimo. Ma le certezze di due o tre mesi fa non sono più tali, ammesso che ce ne siano mai state. Il quadro è sempre fluido, difficile godere di nitidi punti di riferimento, seguire rotte certe. Uno sbocco sicuro – forse – lo ha...
BARCELLONA PG: Assenteismo al Comune. Dipendente prosciolto
Il Giudice dell'udienza preliminare, Sara D'Addea, ha prosciolto «perché il fatto non costituisce reato» dall'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, il dipendente comunale di Palazzo Longano Antonino Cutugno, 58 anni, in servizio all'ufficio Tributi, indagato nell'ambito dell'inchiesta sull'assenteismo denominata "Badge". La posizione di Antonino Cutugno, che faceva parte dell'elenco dei 53 dipendenti pubblico coinvolti nella maxi operazione, era stat...

AMMINISTRATIVE: Barcellona PG sceglie tra Catalfamo e Collica. Le prime proiezioni poco dopo l’apertura delle urne. Entro il sei l’insediamento dei 30 consiglieri

Ci siamo. Oggi e fino a domani alle 15, gli elettori di Barcellona Pozzo di Gotto, nel silenzio delle urne, sceglieranno il sindaco che dovrà governare la città per i prossimi cinque anni. Domani, subito dopo le 15, si saprà già dalle prime proiezioni chi dei due candidati, il medico dermatologo Rosario Catalfamo e la ricercatrice universitaria Maria Teresa Collica varcherà il portone di Palazzo Longano. I seggi apriranno stamani e resteranno in funzione fino alle 22 di stasera. Domani invece si voterà dalla 7, fino alle 15. Subito dopo inizierà lo scrutinio che consegnerà alla Città del Longano il nuovo sindaco che prenderà il posto di Candeloro Nania, eletto per la prima volta nel 2002 e riconfermato per il secondo mandato nel 2007. Il voto interesserà 36.400 per i quali sono state allestite 48 sezioni, più le due speciali dei due ospedali. Al primo turno, servito ad eleggere tutti i 30 consiglieri comunali, hanno votato 27.423 elettori, pari al 75,34 % degli aventi diritto. A Catalfamo sono andati 7285 voti (33,3 per cento) e alla Collica 6396 voti (29,23 per cento). L’incertezza maggiore sull’esito finale è rappresentata soprattutto dal timore dell’astensionismo che generalmente caratterizza i turni di ballottaggio per l’assenza della forza d’urto dei candidati al Consiglio. I due candidati a sindaco si propongono agli elettori con le rispettive squadre di sei assessori ciascuno. Rosario Catalfamo, ha indicato per la coalizione composta da Pdl, Udc più le quattro liste alleate Cantiere popolare - Noi sud, Giovani per, Alleanza per Barcellona pozzo di Gotto, Catalfamo sindaco, quali probabili assessori: l’nformatore medico scientifico Franco Calabrò; la preside e vice sindaco uscente Antonietta Amoroso; l’assessore provinciale dell’Udc Carmelo Torre; il presidente dell’Esa, Roberto Materia; il consigliere comunale uscente del Pid, Cosimo Flaccomio e l’assessore uscente Giuseppe Benvegna, di “Noi sud”. Maria Teresa Collica, ha invece designato il geologo Roberto Iraci di Rifondazione comunista, il consulente finanziario Cosimo Recupero dell’Idv, il medico Giuseppe Saija, di Sel, la professoressa Raffaella Campo del movimento Città aperta, l’avv. David Bongiovanni, la docente universitaria Lina Panella. Al primo turno quattro i cindadidati a sindaco: Santi Calderone, Filippo Marte, Maria Tersa Collica e Rosario Catalfamo. Nel contempo sono stati eletti, tutti al primo turno e senza che scattasse il meccanismo del premio di maggioranza per la mancato superamento della soglia dell’elezione del sindaco al primo turno, i 30 nuovi consiglieri comunali. Per 11 di essi si è trattato di una riconferma. La maggioranza di 19 seggi è stata appannaggio delle sei liste, Pdl, alleati e Udc, del Centrodestra; 5 i seggi attribuiti a due liste civiche, Partecipazione popolare e Barcellona 2012 - 2022, della coalizione che sosteneva il candidato sindaco Santi Calderone; 4 i seggi della coalizione Pd - Mpa (2 ciascuno); 2 i seggi attribuiti a candidati di Sel della lsita “Collica per il Centrosinistra”. Nel prossimo Consiglio che sarà convocato – dopo la proclamazione di sindaco e degli eletti prevista entro il 6 giugno. LEONARDO ORLANDO - GDS

AMMINISTRATIVE A BARCELLONA PG: Comizi affollati e tante belle parole. Ora si sceglie tra Catalfamo e Collica. Giornata di riflessione. Confermata la designazione degli assessori

Da oggi pausa di riflessione in attesa dell’apertura delle urne di domani per il ballottaggio sulla scelta del futuro sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto. Su fronti contrapposti i candidati del Centrodestra, il medico Rosario Catalfamo e del Centrosinistra, la docente Maria Teresa Collica. Dopo il botto finale di chiusura della campagna elettorale di ieri sera che ha trascinato tutti gli schieramenti in roventi polemiche, dalla mezzanotte è in vigore il silenzio dovuto agli elettori per la tradizionale pausa di riflessione. Poi dalle 8 di domani l’apertura dei 48 seggi, più le due sezioni speciali degli ospedali civico e psichiatrico, che resteranno in attività fino alle 22; col voto si riprenderà lunedì dalle 7 fino alle 15. Subito dopo le verbalizzazioni e l’avvio dello scrutinio che già in serata consentirà di conoscere il nome del nuovo sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto che resterà in carica per i prossimi cinque anni. Al voto hanno potenzialmente diritto 36.400 elettori che, stando alla prima fase, si ridurranno sensibilmente. Non a caso si teme possa pesare l’astensionismo che potrebbe fare la differenza tra i due candidati. Astensionismo legato anche al fatto che mancherà la pressione sugli elettori dei 373 candidati al consiglio comunale, molti dei quali non seguiranno con determinazione il candidato a sindaco di riferimento anche nel ballottaggio. Cauti i pronostici della vigilia da parte di entrambi gli schieramenti e ciò perché il turno di ballottaggio fa ripartire entrambi i candidati sullo stesso piano, a prescindere dal risultato ottenuto col voto del 6 e 7 maggio dalle coalizioni. La composizione del consiglio comunale sarà a forte maggioranza del centrodestra. Non è comunque scattato il premio di maggioranza per il mancato superamento del quorum da parte dei candidati a sindaco. Larga la partecipazione popolare ai comizi dei candidati e degli esponenti delle due coalizioni che si sono avvicendati sui palchi allestiti sia nella centrale piazza San Sebastiano dove si è chiuso a mezzanotte col comizio del Centrosinistra, ma anche nel quartiere San Giovanni dove il Centrodestra ha concentrato la manifestazione finale caratterizzata anche da un concerto. Entrambi i candidati hanno presentato le rispettive squadre con cui intenderebbero, qualora eletti, affrontare l’avventura amministrativa dei prossimi cinque anni. Il candidato di Centrodestra, il medico e assessore provinciale Rosario Catalfamo, ha indicato per la coalizione composta da Pdl, più le quattro liste alleate Cantiere popolare - Noi sud, Giovani per, Alleanza per Barcellona pozzo di Gotto, Catalfamo sindaco e dall’Udc, quali probabili assessori comunali, l’informatore medico scientifico Franco Calabrò, la vice sindaco uscente, la preside Antonietta Amoroso, l’assessore provinciale dell’Udc, Carmelo Torre e ancora: l’attuale presidente dell’Esa, il medico dentista Roberto Materia, già assessore provinciale, esponente del Pdl; il consigliere comunale uscente del Pid, Cosimo Flaccomio e l’assessore uscente Giuseppe Benvegna, di “Noi sud”. Gli assessori designati dalla candidata Maria Teresa Collica per il Centrosinistra, composto da Idv, Sel, Rifondazione comunista e Psi, sono: il geologo Roberto Iraci di Rifondazione comunista, il consulente finanziario Cosimo Recupero dell’Idv, il medico Giuseppe Saija (Sel), la prof. Raffaella Campo, l’avv. David Bongiovanni, la docente universitaria Lina Panella, già assessore del Comune di Messina. Tuttavia, come già avvenuto cinque anni fa all’atto dell’insediamento della nuova Giunta, è probabile che saranno operate variazioni nelle nomine effettive dei futuri amministratori. Infatti alcuni dei nomi indicati nella rosa dai candidati a sindaco sarebbero stati posti a garanzia di futuri accordi.(l.o.)

MESSINA: False fatture, processo a ottobre. Evasione fiscale scoperta dalla GdF a Villafranca, Rometta e Milazzo

È di 14 rinvii a giudizio il bilancio dell’udienza preliminare relativa all’operazione con cui la Guardia di finanza di Milazzo ha scovato un numero consistente di imprenditori che avrebbero emesso false fatturazioni tra Villafranca Tirrena, Rometta Marea e Milazzo. In realtà, la posizione di uno di loro sarà affrontata a parte, dal momento che la difesa ha richiesto al gup Maria Vermiglio di procedere con il rito abbreviato. A processo, il prossimo 10 ottobre, Giovanna Crea, 25 anni, di Villafranca Tirrena; Antonino Tavilla, 35 anni, di Messina; Antonino Perroni, 50 anni di Barcellona; Antonino Sobbrio, 61 anni, Camillo Di Bartolo, 32 anni, Daniele Doria, 44 anni, e Antonino Lentini, 44 anni, tutti di Messina. E ancora, Roberto Catania, 51 anni, originario di Fondachelli Fantina e residente a Taormina; Antonino Scaglione, 31 anni, di Patti; Barbara Milicia, 39 anni, di Montagnareale; Rosario Michele Orlando, 41 anni, originario di Vibo Valentia ma residente a Sesto San Giovanni; Filippo Sottile, 62 anni, di Milazzo; e infine l’imprenditore albanese che opera a Milazzo, Zef Preci, 33 anni. Non luogo a procedere nei confronti di Orazio Crea, 56 anni, di Villafranca (morte del reo), Francesco Assenzio, 41 anni, originario di Messina ma residente a Palermo, e Santo Samperi, 57 anni, di Gioiosa Marea (per gli ultimi due interrotta prescrizione). L’avvocato Marcello Siracusano ha invece avanzato istanza di giudizio con il rito abbreviato per Vincenzo Merenda, 40 anni, di Messina (la decisione a fine giugno). Devono rispondere, a vario titolo, in concorso tra loro, dell’emissione e utilizzo di false fatture per operazioni inesistenti o gonfiate, inventate al fine di consentire alle imprese l’evasione fiscale delle imposte su redditi e valore aggiunto. Gli avvisi di garanzia sono stati notificati dai militari delle Giamme gialle della Compagnia di Milazzo lo scorso novembre. Destinatari 17 imprenditori impegnati nel settore delle costruzioni edili e nella fornitura di prodotti destinati all’edilizia. Sarebbe vorticoso il giro di fatture false organizzato con l’obiettivo di eludere il fisco e che avrebbe interessato il comprensorio tirrenico, in particolare, i territori di Villafranca Tirrena, Rometta Marea e Milazzo. I riflettori del pubblico ministero Santo Melidona (ieri l’accusa in aula è stata sostenuta dal procuratore aggiunto Ada Merrino) sono stati indirizzati su imprenditori attivi pure a Barcellona, Falcone, Patti e Gioiosa Marea. L’inchiesta ha fatto luce sull’intervallo di tempo tra il 2004 e il 2009. Si è basata sulle verifiche effettuate dalla Guardia di finanza su cantieri in cui si costruivano alberghi, complessi edilizi e persino su alcuni lavori pubblici, i cui conti risultavano artefatti a causa di fatture false o gonfiate. Ciò avrebbe permesso alle imprese di lucrare, gonfiando i costi allo scopo di evadere. Le società che avrebbero emesso fatture contestate sono la Edil Europa srl di Villafranca, la Crea Costruzioni di Villafranca, la Creare di Assenzio di Villafranca, la Coop A3 di Messina, l’Arredostore di Messina, la Edil company costruzioni immobiliari Antonini di Messina, la ditta Camillo Di Bartolo di Messina. Oltre 300 le fatturazioni sott’inchiesta. Quelle presumibilmente false o gonfiate si riferiscono a cantieri di via Matteotti a Milazzo, complesso Mare blu della città mamertina, lavori nel Comune di Malfa, hotel Viola di Villafranca, contrada Gabbia-zona industriale di Giammoro. Alcuni titolari di ditte che hanno emesso fatture a Villafranca Tirrena avrebbero inoltre fatto scomparire o distrutto scritture contabili. Il collegio di difesa è composto, oltre che da Siracusano, dagli avvocati Giuseppe Irrera, Roberto Bonavita, Nicola Verderico, Isabella Barone, Vinicio Nardo, Francesco Calabrò, Fabio Catania, Domenico Restuccia, Jessica Cutroneo, Domenico Andrè e Giuseppe Carrabba. RICCARDO D’ANDREA - GDS

MESSINA: Pizzo ai commercianti: tre indagati. Avvisi di garanzia a Salvatore Centorrino, alla sorella Franca e a Giovanni Marchese

Per oltre 25 anni avrebbero taglieggiato commercianti della zona sud di Messina. Vessati da estorsioni portate avanti con regolarità: ogni mese pagamento delle somme pattuite in cambio di protezione, di un occhio di riguardo. E, a quanto pare, le vittime, nella quasi totalità dei casi, non osavano ribellarsi. A vuotare il sacco, raccontando ai carabinieri del Reparto operativo e agli investigatori della Squadra mobile decine e decine di episodi, non solo alcune delle vittime, ma anche il collaboratore di giustizia Salvatore Centorrino, 46 anni. Che, peraltro, è una delle persone raggiunte da informazione di garanzia emessa dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Vito Di Giorgio. Analogo provvedimento notificato alla sorella Franca, 56 anni, e al marito della donna, Giovanni Marchese, 55 anni. Ai tre inviato contestualmente l’avviso di conclusione delle indagini. Secondo l’accusa, durante le varie fasi della sua collaborazione, Salvatore Centorrino, boss dell’omonimo clan della zona sud di Messina, ha raccontato che iniziò a compiere le estorsioni già nei primi anni Ottanta. Attività piuttosto remunerativa, tanto da estenderla a tappetto fino al 2007. Tanti coloro che si piegavano alle richieste. Nell’elenco figuravano i titolari di un mobilificio, di un’azienda vinicola, di una falegnameria, di un panificio, di un’autofficina, di un’azienda di trasporti e di un calzaturificio. A quanto pare, erano Franca Centorrino e il marito Giovanni Marchese a riscuotere le rate, effettuando una sorta di raccolta porta a porta. Si trattava di cifre non altissime, dalle 100 alle 300 mila lire, poi diventati 100 con l’introduzione della moneta unica. In linea di massima, i commercianti non battevano ciglio. Rispettavano l’accordo e corrispondevano il pizzo con regolarità. Raramente era necessario far prevalere la logica del più forte. In un’occasione il proprietario di un’autofficina si oppose e dovette intervenire direttamente Salvatore Centorrino. Il quale, andato su tutte le furie, piombò nel suo locale, tirò fuori una pistola e gliela puntò in faccia, reclamando a gran voce 50 milioni di lire. Denaro di cui il malcapitato non disponeva. Quindi, ci si mise d’accordo per la corresponsione di 6 milioni, indispensabili per continuare a lavorare senza problemi. L’episodio si sarebbe verificato nel febbraio del 1992, quando la vittima consegnò i soldi tramite altre persone che aveva contattato per sbrogliare la matassa. Dal titolare di una ditta di trasporti, avrebbe preteso in diverse circostanze tra i 6 e gli 8 milioni di lire. Trattamento differente per il proprietario di un calzaturificio: retta mensile oscillante tra le 200mila e le 250mila lire. I tre devono rispondere di estorsione aggravata al fine di agevolare l’associazione guidata dallo stesso Salvatore Centorrino. A giudizio della procura della Repubblica, il “modus operandi” era consolidato: i coniugi Franca Centorrino e Giovanni Marchese, attraverso minacce e violenze derivanti dalla caratura criminale della banda capeggiata dal quarantaseienne, avrebbero detto chiaramente che in caso di rifiuto sarebbero passati ad atti ritorsivi. Queste, in linea di massima, le tariffe applicate: al mobilificio tra 100 e 300mila lire ogni 30 giorni in una prima fase, al negozio di arredamenti 100 euro, all’azienda vinicola 150 euro, alla falegnameria 2 milioni di lire l’anno (poi divenuti 1000 euro), al panificio tra i 150 e i 200 euro mensili. RICCARDO D’ANDREA - GDS

MESSINA: Donna suicida al porto, assolto l’allora presidente dell’Authority On. Garofalo

Il deputato del Pdl Vincenzo Garofalo non sarebbe responsabile del suicidio della donna che nel 2003 si gettò in mare con la sua auto da una banchina del porto di Messina. Gesto estremo che portò anche alla morte di due suoi figli. L’allora presidente dell’Authority ieri è stato assolto dal giudice monocratico Bruno Sagone perché il fatto non sussiste. Il parlamentare era accusato di omicidio colposo plurimo, in quanto, secondo l’accusa, avrebbe omesso di mettere in sicurezza l’area marittima, facilitando così il concretizzarsi del progetto della 35enne di origini catanesi di farla finita: il 4 ottobre di 9 anni fa si lanciò in acqua con la sua Peugeot 405 dal molo Primo Settembre. Solo qualche tempo più tardi le aree portuali furono messe in sicurezza mediante l’installazione di ringhiere e cancelli per impedire il libero accesso ai privati cittadini. I questa vicenda processuale, il componente del Popolo della libertà è stato assistito dall’avvocato Alberto Gullino. Ieri, in aula anche le parti civili, rappresentate dai legali Carlo Zappalà e Claudia Arena, e il collega Giuseppe Antillo, dell’Avvocatura dello Stato. Fu il sostituto procuratore Vincenzo Cefalo a chiedere il rinvio a giudizio dell’on. Garofalo. Nel novembre del 2006, invece, il gup Giovanni De Marco decise la proroga delle indagini per sei mesi, rigettando la richiesta di archiviazione proposta dalla Procura. I familiari della donna (assistiti dallo stesso Zappalà) non hanno mai creduto alla tesi del suicidio, e hanno sollecitato attraverso il loro difensore altri accertamenti. Il magistrato, che seguì il caso, il sostituto Cefalo, non ravvisò all’epoca ipotesi di reato a carico delle persone che avevano in cura la donna o ebbero contatti immediatamente prima del tragico gesto. Quindi, chiese l’archiviazione del caso. Dopo un surplus d’indagini fu individuata una nuova ipotesi di reato a carico dell’ex presidente Garofalo.(r.d.)

PROVINCIA DI MESSINA, L’ACCUSA: «Incarichi alle solite ditte», il presidente Ricevuto sott’assedio. Fondi per gli alluvionati, Cerreti (Mpa): 200 mila euro polverizzati in contributi. E alle famiglie nulla

Si alza il livello dello scontro a Palazzo dei leoni. Contenuti (e toni soprattutto) da “assedio”. Tuttavia il bersaglio, centrato in più occasioni, non sembra neppure scalfito. Nonostante i continui attacchi in aula, prima del Pd (ultimamente più mansueto) e ora degli ex alleati, il presidente Nanni Ricevuto sembra invulnerabile. Nessuna ferita, almeno apparente. Tanto da snobbare qualunque input giunga dall’opposizione che arriva ad apostrofarlo quale «bugiardo», termine utilizzato dal consigliere Pippo Lombardo di Sicilia vera (partito di Cateno De Luca) che chiede le sue dimissioni. Le frecce arrivano pure sull’altro fianco del numero uno dell’ente; e le lancia il partito del presidente della Regione, il Movimento per l’autonomia, attraverso il suo capogruppo Roberto Cerreti. Questioni scottanti sottoposte all’attenzione dell’aula e dell’opinione pubblica. Ma andiamo per ordine. Lombardo tira fuori alcune presunte anomalie legate agli affidamenti per le somme urgenze (materia attenzionata pure dalla Digos che di recente ha ritenuto di doverlo sentire sull’argomento). «Sono trascorse 200 ore e non 48 come aveva richiesto Ricevuto per riferire in consiglio provinciale sulla gestione delle somme urgenze», rileva Lombardo, che denuncia: «Negli ultimi quattro anni tali lavori sono stati affidati sempre alle stesse ditte e sempre utilizzando il massimo consentito per legge, eludendo le procedure di evidenza pubblica e causando all’ente un cospicuo danno erariale: parliamo di oltre dieci milioni di euro». Il consigliere si domanda inoltre perché se il danno, per ipotesi, è di 100 mila euro se ne spendono 250, ovvero il massimo consentito, come pare sia avvenuto in più occasioni. Solo ultimamente gli uffici dell’ente hanno applicato la procedura della negoziazione che prevede lo sconto del 15 per cento sulla somma urgenza (soldi che si sarebbero potuti risparmiare molto prima). Poi pone l’accento sulla viabilità provinciale parlando di spreco: «120 milioni di euro buttati senza risultati o quasi». Ma Ricevuto avrebbe fallito pure sul fronte dell’edilizia scolastica «non riuscendo a mettere in piedi nessun procedimento per realizzare neanche un nuovo plesso, nonostante la grande carenza di strutture adeguate. Ha toppato – prosegue il consigliere – sul ridimensionamento delle partecipazioni azionarie della Provincia, bruciando milioni di euro sulla società dell’aeroporto dello Stretto solo per avere un posto di sottogoverno. Ha fallito sull’unica grande infrastruttura necessaria per il rilancio economico della nostra provincia e cioè l’aeroporto del Mela e sulla pianificazione, non riuscendo in quattro anni a portare una proposta deliberativa sul Piano territoriale che potrebbe diventare l’unico strumento urbanistico per la difesa dal dissesto idrogeologico. Male pure sulle politiche turistiche e in particolar modo sulla gestione del comitato Taormina Arte: buco di oltre tre milioni di euro e danni alla stagione 2012. Impegni non mantenuti poi sul rilancio della cittadella fieristica. Ha fallito sulla gestione finanziaria della Provincia mettendo in discussione la sopravvivenza stessa dell’ente con tutte le conseguenze che coinvolgono fornitori dei servizi e i dipendenti». Per Lombardo infine Ricevuto risulta «non idoneo a ricoprire un ruolo che richiede prima di ogni cosa onestà intellettuale nei confronti dei cittadini». Cerreti getta benzina sul fuoco e tira in ballo la questione dei fondi per gli alluvionati, quattrini non spesi. Il consigliere Mpa si riferisce agli 800 mila euro inseriti nel maxi-emendamento approvato per le famiglie colpite dalle alluvioni della nostra provincia, in occasione della votazione del conto consuntivo 2011. Della cifra impegnata, 200 mila euro sono stati polverizzati in contributi per gli eventi natalizi organizzati nei centri colpiti dalle calamità dello scorso 22 novembre; mentre nulla è stato ancora stato destinato alle famiglie in difficoltà a seguito dei tragici fatti successivi al 2008. «Mentre ancora si piangono le vittime delle alluvioni del Messinese – accusa il consigliere – tra menefreghismo istituzionale di uno Stato che sicuramente non è stato all’altezza delle aspettative e l’atteggiamento di quelle Istituzioni che potevano fare sicuramente di più e non lo hanno fatto, si intercala il ruolo della Provincia regionale che troppo presto ha dimenticato i tragici episodi ambientali che hanno colpito la nostra provincia, consentendosi il lusso di vanificare gli sforzi del Consiglio provinciale, non spendendo ben 600 mila euro destinate alle famiglie bisognose e alle imprese dei comuni colpiti da eventi alluvionali». Per tale motivazione il gruppo provinciale Mpa ha presentato un’interrogazione al presidente Ricevuto, per comprendere quali siano le motivazioni che ad oggi non hanno consentito di adempiere a quanto deliberato dall’aula». TITO CAVALERI - GDS