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NO AL PONTE, IL REPORTAGE DI ARTE TV: Le controversé pont de Messine

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BASKETTOPOLI, LA FIP SGONFIA IL CASO: Mentre le indagini della Procura della Repubblica vanno avanti, la Federazione reintegra 15 arbitri

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CECINA - Si sgonfia nelle indagini federali l’inchiesta su Baskettopoli a cui era seguita, ricordiamo, la pubblicazione delle intercettazioni sul Corriere di Cecina e Rosignano in cui si faceva riferimento anche agli abitraggi di partite del Cecina Basket, risultato poi del tutto estraneo alla vicenda e mai indagato. Negli sviluppi dell’indagine della procura federale succssiva all’arrivo del librone delle intercettazioni inviata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, per la quale si sono aperti nuovi filoni d’indagine, il procuratore federale ha deciso di reintegrare 15 dei soggetti coinvolti nell’indagine ribattezzata Baskettopoli, mentre ha deferito il commissario speciale Pietro Alampi. La decisione di sospendere i tesserati era stata una misura cautelare che la Federazione aveva preso in conseguenza all’iscrizione dei suddetti nel registro degli indagati nell’indagine portata avanti dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Coperta ormai di vergogna, la classe arbitrale della pallacanestro italiana si riunirà venerdì a Bologna in occasione del raduno dell’Aiap, il sindacato dei fischietti. Il preludio è stato una lettera inviata proprio dal-l’Aiap alla Fip e al Cia, il Comitato italiano arbitri, nel quale snocciolando una serie di proteste e rivendicazioni si chiede velatamente la testa di Luciano Tola, presidente del Cia, che aveva detto di volere far pulizia nel mondo arbitrale. Tola, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta dello Sport di un primo faldone di intercettazioni che avevano scoperchiato il marcio esistente fra gli arbitri di basket, aveva escluso che fischietti di serie A fossero coinvolti. Pochi giorni dopo, però, aveva sospeso gli arbitri Sabetta e Paternicò, due dei “sospettati” di essere citati in alcune conversazioni intercettate (l’altro è Capurro). Ora Tola li ha nuovamente designati per arbitrare la serie A, ma nel frattempo la situazione è deflagrata e gli arbitri, come in un pollaio preso a mitragliate, si stanno dimenando gli uni contro gli altri. Intanto, l’indagine della Procura di Reggio Calabria sta andando avanti e nonostante i procedimenti in corso il procuratore federale Roberto Àlabiso ha prosciolto 15 tesserati coinvolti nella Baskettopoli delle serie minori. Alla faccia della chiarezza, della limpidezza e della fermezza tanto sbandierata dalla federazione di Dino Meneghin. M.C. - da basketnet.it

Messina: frana sulla strada provinciale 143, un migliaio le persone isolate: Si tenta di trasferire gli studenti in modo da consentire loro di fare ritorno nelle rispettive case

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Una vasta frana ha provocato uno smottamento della Provinciale 143 nel messinese, che collega Brolo a 5 frazioni collinari del versante orientale della Sicilia. Un migliaio le persone isolate, mentre si tenta di trasferire gli studenti in modo da consentir loro di fare ritorno nelle rispettive case. Sul posto si trovano gli amministratori della zona ed i tecnici della provincia.

CONTRO GLI EX MAGISTRATI LEMBO E MONDELLO: CASO MESSINA, A MARZO IL PROCESSO D’APPELLO

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Il così detto caso Messina, cioè gli intrecci tra criminalità e pezzi delle istituzioni attraverso la gestione deviata dei collaboratori di giustizia, passa al vaglio dei giudici di secondo grado di Catania. La prima udienza del processo davanti la Corte d’appello etnea è stata fissata al 22 marzo prossimo. In primo grado, nel dicembre 2008, il giudizio si era chiuso, dopoo 8 ani di processo, con pesanti condanne per due magistrati messinesi: Giovanni Lembo, ex Procuratore Nazionale Antimafia, e Marcello Mondello. La condanna più pesante era stata quella di Mondello, ex capo dei Gip di Messina: 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, con 2 anni di libertà vigilata. Cinque anni per Lembo, condannato per l’accusa di favoreggiamento dell’associazione mafiosa (riqualificata l’accusa di concorso esterno). L’ex sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia fu stato assolto per non aver commesso il fatto dalle accuse di aver fatto pressioni su un brigadiere, mentre sono state prescritte le ipotesi di calunnia di falso e abuso d’ufficio. Sei anni e 4 mesi la condanna per l’ex boss pentito Luigi Sparacio quale promotore dell’associazione. Due anni per l’ex maresciallo del Ros, assistente Antonino Princi, per il quale è stata esclusa l’aggravante ex articolo 7, e la sospensione della pena. Assolto il pentito Vincenzo Paratore. I pm Antonino Fanara e Federico Falzone avevano chiesto pene più sevre per tutti gli imputati. Il processo sancì l’esistenza della cellula di Cosa nostra a Messina, rappresentata dall’imprenditore Michelangelo Alfano, morto suicida nel 2005, Don Santo Sfameni di Villafranca, in contatto con la mafia palermitana e catanese. L’accusa per Lembo è quella di aver gestito la collaborazione di Luigi Sparacio in maniera deviata, così da tener fuori dalle dichiarazioni proprio Alfano. A dare il via al caso Messina sono state le dichiarazioni del penalista Ugo Colonna, che nel ’96 denunciò la falsa collaborazione di Sparacio. Alfano e Sfameni erano in contatto col boss messinese Domenico Cavò e, dopo la sua morte, con Sparacio, come hanno raccontato i pentiti, che hanno anche svelato i rapporti di Alfano con i politici e gli imprenditori messinesi. A Mondello, invece, è stata imputato il collegamento con don Santo Sfameni. Concretizzatosi, secondo l’accusa, nell’archiviazione per Gerlando Alberti jr e Giovanni Sutera, poi condannati all’ergastolo per l’omicidio della giovane Graziella Campagna, 23 anni fa. da normanno.it

‘Ndrangheta e misteri nella vita di Lea Garofalo: Una esistenza contraddistinta dai lutti per familiari e parenti ammazzati negli agguati di mafia

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‘Ndrangheta e misteri dietro la scomparsa della 36enne collaboratrice di giustizia Lea Garofalo. È l’unico abbinamento certo di questa vicenda dai contorni nebulosi dove il susseguirsi dei fatti che man mano vengono alla luce richiama sempre nuovi interrogativi che aspettano ancora risposte. Che fine ha fatto la donna della quale i suoi familiari a Petilia Policastro non hanno più notizie dalla fine di novembre? È stata rapita e uccisa dalla ‘ndrangheta perchè lei aveva collaborato con la giustizia? Oppure è al sicuro in qualche luogo protetto e collabora tuttora con la magistratura? Il suo ex convivente Carlo Cosco, come è noto è in carcere da giovedì scorso con l’accusa di essere stato il mandante del tentato rapimento della donna, avvenuto lo scorso 5 maggio a Campobasso dove Lea e la figlia quasi 18enne, abitavano allora. A compiere il tentativo di sequestro sarebbe stato un 37enne di Pagani, Massimo Sabatino, arrestato anch’egli su ordine del Gip di Campobasso che ha accolto la richiesta di arresto di Cosco e Sabatino avanzata dalla Dda del Capoluogo molisano. E proprio stamattina il procuratore di Campobasso Armando D’Alterio terrà una conferenza stampa sugli sviluppi dell’inchiesta aperta dopo il tentativo di sequestro di Lea Garofalo. Ma il magistrato e gli investigatori dell’Arma dei Carabinieri di Campobasso potrebbero stamane fare luce sugli altri aspetti che ruotano attorno alla misteriosa vicenda della scomparsa della donna. Un cognome pesante quello di Lea Garofalo come pesanti sono le parentele della 36enne, figlia di un uomo ammazzato in un agguato avvenuto nell’ambito di un’antica e sanguinosa faida che ha bagnato di sangue le strade di Petilia Policastro, ma anche sorella di un presunto boss: quel Floriano Garofalo, ucciso a colpi di lupara l’8 giugno del 2005 a Pagliarelle di Policastro. Lea Garofalo così come le altre donne della sua famiglia ha dovuto spesso indossare il lutto per omicidi di ‘ndrangheta. Familiari stretti e parenti lontani sono finiti ammazzati per mano delle cosche: come Mario Francesco Garofalo, cugino della 36enne, ucciso a 46 anni il 28 settembre del 2003 a colpi di lupara. Alcuni mesi prima, il 9 dicembre del 2002, in una Lancia Thema abbandonata a Ponte di Ferro nelle campagne di Petilia erano stati trovati i corpi carbonizzati di altri due componenti della famiglia Garofalo: i cugini Francesco, 38 anni, e Salvatore Garofalo, di 41 anni, ambedue uccisi con un colpo di pistola alla nuca. Questa rosario di morti ammazzati seguiti dall’agguato al fratello Floriano, ha convinto evidentemente Lea Garofalo a collaborare con la giustizia. Tant’è che la donna era stata inserita dalla Dda di Catanzaro nel programma dei collaboratori di giustizia. Ma la Commissione ministeriale aveva poi rifiutato la conferma del programma di protezione alla 36enne ed alla figlia, nata da una relazione tra la donna e Carlo Cosco. Lea Garofalo come è noto si era poi rivolta al Tar del Lazio ed infine al Consiglio di Stato che nel novembre del 2008 aveva disposto che la 36enne venisse inserita nel programma di aiuto e protezione per testimoni e collaboratori. Fin qui le certezze così come è certo che Lea nel marzo del 2009 sia ritornata dopo sette anni a Petilia Policastro. E qui ha rivisto il suo ex convivente che dopo aver scontato una condanna per droga, vive tra Petilia e Milano. A maggio la donna era tornata a Campobasso con la figlia che doveva finire le scuole. E nella città molisana è accaduto il tentativo di sequestro messo in atto da un falso idraulico che entrato in casa con la scusa di riparare una lavatrice aggredì Lea Garofalo tentando di trascinarla fuori dall’abitazione. Ma la donna reagì, scappò e si rivolse ai carabinieri. «L’unico che potrebbe essere stato a organizzare questa cosa è il mio ex convivente per vendicarsi della mia collaborazione con la Dda», avrebbe detto ai carabinieri Lea Garofalo. Ma perchè dopo quel fatto la donna ha continuato a parlarsi e ad incontrarsi con l’ex convivente a cui ha anche affidato in alcune circostanza la figlia? È accaduto spesso. Anche poco prima di quel giorno di fine novembre a Milano, quando Cosco e la figlia alla stazione centrale hanno atteso invano che Lea Garofalo arrivasse. Luigi Abbramo - GDS

In sintesi
Di Lea Garofalo non si hanno più notizie dal 24 novembre dello scorso anno. Quel giorno la donna avrebbe dovuto prendere insieme alla figlia il treno che da Milano l’avrebbe riportata a Crotone e poi a Petilia Policastro. Alla stazione dove insieme alla figlia l’aspettava il suo ex convivente Carlo Cosco, Lea Garofalo non è mai arrivata. Pare che prima di raggiungere Milano la 36enne abbia testimoniato in un processo a Firenze. Giovedì l’ex convivente Carlo Cosco, 40 anni di Petilia, è stato arrestato con l’accusa di essere stato il mandante del tentato rapimento di Lea Garofalo avvenuto il 5 maggio del 2009 a Campobasso dove la donna viveva allora insieme alla figlia. L’autore del tentativo di sequestro sarebbe un 37 di Pagani Massimo Sabatino, anch’egli arrestato.

CALABRIA: DAL PRIMO MARZO SARANNO SOPPRESSI 12 TRENI PER IL NORD. IN ATTESA DEL PONTE SULLO STRETTO

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Dodici treni, a media e lunga percorrenza, saranno soppressi dal Gruppo Fs a partire dal prossimo primo marzo. L’annuncio-shock è stato dato dalla segreteria regionale della Uiltrasporti (Giovanni Itri e Pino Bartolo) che si è detta pronta «a proclamare uno sciopero regionale dei ferrovieri, anche se dovessimo essere soli a farlo». Una presa di posizione forte, quella della Uiltrasporti, «proprio perché – hanno spiegato i sindacalisti – la situazione non consente più di tergiversare ma serve una decisa opposizione ai piani di Trenitalia che, nonostante le rassicurazioni offerte dai suoi dirigenti lo scorso mese di novembre, vuole sempre più disimpegnarsi in Calabria e ciò mette a rischio circa 70 posti di lavoro e anche il diritto alla mobilità dei calabresi sancito dalla Costituzione». Ma non solo questo. «La soppressione dei 12 treni (due Reggio Calabria-Torino, due Reggio Calabria-Milano e relativi “treni antenna” oltre ai treni periodici con auto al seguito Villa San Giovanni-Milano e Villa San Giovanni-Torino) – hanno detto ancora Bartolo e Itri – significa pure l’isolamento totale della fascia ionica che è sempre meno collegata al resto d’Italia. È chiaro – hanno poi aggiunto – che alla nostra protesta speriamo possano aggiungersi anche le altre sigle sindacali, perché più siamo più sarà efficace la nostra protesta». L’occasione offerta da questa annunciata soppressione dei treni ha consentito alla Uiltrasporti di scrivere anche una lettera al presidente Loiero e all’assessore regionale ai Trasporti Naccari per chiedere «l’apertura di un tavolo interistituzionale che possa affrontare compiutamente il problema con il Gruppo Fs».