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La Calcestruzzi s.p.a. puntava al PONTE SULLO STRETTO

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La Calcestruzzi spa in previsione della realizzazione del Ponte sullo Stretto aveva aperto a Messina uno stabilimento. Secondo quanto emerge dalle indagini, la societa` di Bergamo era sicura che avrebbe fornito il calcestruzzo all`impresa chiamata a realizzare il ponte. Il particolare emerge dall`inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta che ieri ha portato all`arresto dell`amministratore delegato della societa` bergamasca, Mario Colombini. Il dichiarante Salvatore Paterna, ex dipendente dell`azienda, arrestato e condannato per mafia nei mesi scorsi, ha dichiarato ai pm che: “La Calcestruzzi Spa apri` l`impianto di Messina in previsione della costruzione del ponte sulla stretto; del resto Impregilo ex Girola spa ha sempre lavorato con la Calcestruzzi“. Paterna ha fatto capire agli inquirenti che la Calcestruzzi voleva mettere le mani sull`affare miliardario. (ANSA)

La news che non leggerete domani: Colombia, una donna incinta e suo figlio saltano su una mina antiuomo

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Una contadina incinta e il suo bambino di nove mesi sono stati trovate morti in una zona sperduta della fredda montagna di Plamira, sulla Cordigliera centrale. La causa: una mina antiuomo nascosta lungo il sentiero, che la donna, Martha Liliana Machà­n Rodrà­guez, stava percorrendo per arrivare alla casa di sua madre. Il campo minato sembra sia stato lasciato tempo fa da un gruppo armato e fonti locali parlano delle cosiddette Aguilas negras, gruppo paramilitare.
Vittime - Dal 1990, nel paese si sono registrate 6.666 vittime da mina antiuomo. L`anno passato, sono state 874, di cui 13 donne, 8 bambine e 41 bambini. Negli ultimi 18 anni, sono rimasti coinvolti 632 minori. Secondo l`apposito Osservatorio sulle mine, il 68 percento dei municipi colombiani nascondono mine antipersona e bombe da disinstallare. Il paese andino è infatti fra i primi al mondo per numero di vittime da mina. Questo nonostante la firma della Convenzione di Ottawa che comprometterebbe Bogotà¡ a procedere allo sminamento. All`esercito è stato vietato l`uso, ma i gruppi armati, sia guerriglieri che paramilitari, continuano a usarle. E la Colombia ha quindi chiesto che il termine impostole per lo sminamento sia posticipato al 2011.

MAURIZIO SCELLI SVELA I MISTERI SULLA MORTE DI ENZO BALDONI

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Sono passati oltre tre anni dalla morte di Enzo Baldoni, ucciso il 26 agosto 2004 dai suoi rapitori del sedicente `Esercito islamico dell` Iraq` e il suo corpo non è stato ancora recuperato. Inghiottito nel nulla. Tra equivoci e ironie feroci della stampa italiana e la confusa situazione politica italiana. Quel giorno erano da poco passate le 23 quando Al Jazeera comunica di aver ricevuto un video, con le immagini, poi definite agghiaccianti da Giuseppe Buccino, ambasciatore italiano in Qatar, a Doha, che per primo vide l`esecuzione di Enzo Baldoni, sequestrato il 20 agosto in Iraq. Dopo due anni di silenzio stampa sull`accaduto, Maurizio Scelli, all`epoca Commissario straordinario della Croce Rossa in Iraq, decide di rilasciare un intervista in esclusiva a IMG Press.

Facciamo un po` di chiarezza sulle ultime ore di Enzo Baldoni: Maurizio Scelli, ci dica cosa documentava questo video…
`Non ho mai visto il video e credo che quel che venne mostrato all`Ambasciatore italiano in Quatar, sia stata solo una foto peraltro diffusa anche da un sito islamico su internet`.

Baldoni era iscritto nell`elenco dei volontari della Croce Rossa?
`Baldoni pur avendo svolto corsi da volontario e iscritto come tale tra i volontari del comitato della CRI a Milano, era presente a Baghdad non in tale veste ma, solo come giornalista free lance e inviato della rivista Diario di Deaglio`.

Grazie alla Croce Rossa e alla Sua mediazione, il corpo di Fabrizio Quattrocchi, venne ritrovato il 21 maggio 2004, nelle vicinanze del vostro ospedale a Baghdad da un intermediario vicino agli Ulema e si poté far ritornare in Italia, la sua salma. Per Baldoni, Lei attivò gli stessi canali? In questo vicenda, cosa non ha funzionato?
`Tenni personalmente, grazie al determinante aiuto del mio amico medico Dott. Nawar Nazar Yousef, anche a rischio e più volte della nostra stessa vita per operare e dare risposte alle richieste pervenuteci,contatti con i massimi esponenti del gran consiglio degli Ulema. In particolare i fratelli Al Kubaisi, per ottenere la consegna dei resti del corpo di Fabrizio Quattrocchi, ucciso nell`aprile del 2004 subito dopo essere stato sequestrato con i suoi colleghi, Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino. Proprio questi rapporti di grandissima collaborazione e stima si rivelarono determinanti per la liberazione, non solo di loro tre, ma anche delle due Simone, e per la restituzione dei resti del corpo di Salvatore Santoro, l`altro sequestrato ucciso in Iraq, e di cui purtroppo in pochi si ricordano. Nella vicenda Baldoni attivammo senza fortuna, probabilmente perché venne ucciso subito dopo il sequestro, gli stessi canali che avevano dato i buoni risultati con la restituzione del corpo di Fabrizio Quattrocchi, la liberazione di Agliana, Cupertino e Stefio. Infatti il famoso bliz americano che restituì loro la libertà  avvenne pochi attimi prima che colui che aveva l`incarico di consegnarli agli Ulema e quindi a me e al Dott. Nawar della CRI, li facesse salire, come concordato, su un furgone marca Kia e trasportarli sino al luogo convenuto. Tale circostanza è stata successivamente accertata dal Procuratore Franco Ionta, della Procura della Repubblica di Roma`.

La famiglia Baldoni sostiene che vennero consegnati, da diversi gruppi terroristici, tre frammenti ossei appartenenti al giornalista ucciso. Lei, è a conoscenza di questo fatto?
`La famiglia Baldoni dice il vero, è stato sempre grazie alla disponibilità  degli Ulema ed in particolare del Prof. Al Kubaisi, che a me e al Dott. Nawar ci sono stati consegnati frammenti del corpo di Baldoni che portati in Italia e sottoposti all`esame del DNA da parte del RIS del Carabinieri di Roma, hanno dato esito positivo`.

Si può affermare con certezza, che il giornalista italiano venne rapito dall`esercito islamico legato ad Al Qaeda?
`No comment! Il motivo almeno per quanto ci riguarda per cui non abbiamo potuto recuperare quel che resta del corpo di Baldoni sta in due ragioni. La prima sta in alcuni articoli di stampa italiana finiti su internet nei quali si attribuivano agli Al Kubaisi, responsabilità  dirette nei sequestri degli italiani in Iraq. Può quindi immaginare come persone influenti ed autorevoli quali i nostri interlocutori possano essersi sentiti e cosa ancor più grave guardati con sospetto dalla loro comunità  religiosa che non tollera tali azioni. Per tale ragione, dopo aver letto su internet di queste gravissime accuse sollevate dai media italiani, ci è stato detto che per evitare rischi per la loro vita e quella dei loro famigliari era opportuno sospendere ogni ulteriore collaborazione, almeno sino a quando le acque non si sarebbero calmate. E la seconda motivazione è che purtroppo ciò è conciso anche con il ritiro della missione italiana in Iraq, che ha comportato conseguentemente anche l`impossibilità  di restarvi per la CRI alla quale, sono venuti a mancare i fondi necessari, stanziati dal Ministero degli Esteri durante il governo Berlusconi. Migliaia di persone soprattutto bambini sono restati senza cure e questo è inaccettabile`.

Recentemente il quotidiano arabo Al Haiat, ha pubblicato la foto di Saad Erebi al Ubaidy, a capo nell`agosto del 2004 dell`Esercito Islamico che attuò e rivendicò, l`assassinio di Baldoni, seduto accanto al comandante delle Forze Usa in Iraq, il generale David Petraeus e il vice premier iracheno Bahram Saleh. Ci sono gli estremi per aprire un`inchiesta?
`Dubito molto che in Iraq, oggi come oggi si possano fare delle inchieste volte ad accertare chi abbia realmente rapito e ucciso Enzo Baldoni e il suo autista Ghareeb, del quale fece molto male a fidarsi e credo che ne sia il principale responsabile al punto da essere stato eliminato in quanto testimone scomodo`.

Chi, secondo Lei, è in grado di poter riportare il corpo di Baldoni, in Italia?
`Ho promesso alla famiglia Baldoni di riconsegnare loro quel che resta del corpo di Enzo e non vi ho mai rinunziato. Proprio per questo ho continuato a tenere a tutt`oggi in vita i rapporti con il Prof. Al Kubaisi sempre tramite il Dott. Nawar che vive ormai qui a Roma dove svolge la sua attività  di anestesista presso il Policlinico Gemelli. Certo che se vi fosse la possibilità  di poter riavviare un rapporto di aiuti e collaborazione con gli Ulema sul piano umanitario, ciò sarebbe più facile, anche se il decorso del tempo lo rende sempre più arduo e difficile`.

 

Anna Germoni - Img Press

L`imputato s`è assolto da solo di Marco Travaglio

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Se non fosse l`ingrato che è, il Cainano erigerebbe a sue spese un monumento equestre al centrosinistra, che per la seconda volta gli riconsegna il Paese esattamente come lui l`aveva lasciato. Almeno per i settori che gl`interessano, cioè la giustizia e l`informazione. Pareva brutto cambiare qualcosa, c`era il rischio di offenderlo. Ieri, per esempio, la giustizia ha dimostrato che, volendo, può essere rapida, fulminea: un quarto d`ora di udienza, cinque minuti di camera di consiglio, poi la sentenza del processo Sme-Ariosto bis per i falsi in bilancio Fininvest connessi alle mazzette pagate al giudice Squillante. `Il fatto non è più previsto dalla legge come reato`, nel senso che l`imputato l`ha depenalizzato.
Il processo era l`ultima coda del filone `toghe sporche` aperto dalla Procura di Milano nell`estate del 1995 in seguito alla testimonianza di Stefania Ariosto. E riguardava i falsi in bilancio contestati al Cavaliere, come titolare del gruppo Fininvest, per far uscire clandestinamente dalle casse delle società  estere il denaro necessario a corrompere, o comunque a pagare, alcuni magistrati che stavano sul libro paga del Biscione. Inizialmente il processo Sme-Ariosto era uno solo e vedeva imputati per corruzione giudiziaria Berlusconi, i suoi avvocati Cesare Previti e Attilio Pacifico e i giudici Filippo Verde (per la presunta sentenza venduta sul caso Sme del 1988) e Renato Squillante (per una tangente di 434 mila dollari del 1991); in più Berlusconi rispondeva anche di falso in bilancio. Poi, nel febbraio 2002, il suo governo depenalizzò di fatto i reati contabili, fissando soglie di non punibilità  così alte da sanare cifre stratosferiche di fondi neri. Su richiesta della Procura, il Tribunale stralciò il capitolo del falso in bilancio e ricorse contro la nuova legge dinanzi alla Corte di giustizia europea, che però lasciò ai giudici italiani la decisione se applicare la legge italiana o quella (più rigida e prevalente) comunitaria. Intanto, nel processo principale, Previti, Pacifico e Squillante se la cavano con la prescrizione, solo Verde viene assolto. E così Berlusconi, ma solo per insufficienza di prove.
Le accuse -
Resta, ormai sul binario morto, il processo sul falso in bilancio che s`è chiuso ieri. Nel capo d`imputazione si legge che `Berlusconi Silvio, in concorso con gli altri amministratori e dirigenti delle spa Fininvest ed Istifi, in esecuzione di un unico disegno criminoso, quale presidente della spa Fininvest e azionista di riferimento dell`omonimo gruppo, fraudolentemente concorreva a esporre nei bilanci di esercizio delle precitate società , relativi agli anni 1986/`87, ‘88, ‘89, nonché nelle relazioni allegate ai bilanci e nelle altre comunicazioni sociali, notizie false e incomplete sulle condizioni economiche delle medesime: operando perché Istifi gestisse la tesoreria del gruppo in modo tale da non consentire l`attribuzione e la ricostruzione delle operazioni finanziarie finalizzate a creare provviste di contanti nonché l`effettivo impiego in operazioni riservate ed illecite ed anche per l`esecuzione dei pagamenti di cui ai capi precedenti (le presunte tangenti ai giudici Squillante e Verde, ndr); creando, attraverso operazioni eseguite presso la Fiduciaria Orefici di Milano, delle disponibilità  extracontabili utilizzate per operazioni riservate e illecite nonché per eseguire i pagamenti di cui ai capo che precedono; cosà­ occultando, nelle diverse comunicazioni sociali, sia la creazione di disponibilità  finanziarie, sia il loro impiego, sia l`esistenza di società  correlate e di posizioni fiduciarie riferibili alle precitate società  (nonché gli impegni per la loro capitalizzazione, i costi relativi e le plusvalenze realizzate)`. Indipendentemente dalla conclusione dei processi, i versamenti in nero della Fininvest sono documentali e incontestabili. I primi risalgono al 1988, poco dopo la sentenza di Cassazione che chiuse la causa civile sulla mancata cessione, nel 1985, della Sme dall`Iri di Prodi alla Buitoni di De Benedetti per l`azione di disturbo inscenata dal trio Berlusconi-Barilla-Ferrero (Iar) su ordine di Bettino Craxi. Il 2 maggio e il 26 luglio 1988, da un conto svizzero di Pietro Barilla, partono due bonifici: il primo di 750 milioni, il secondo di 1 miliardo di lire, entrambi diretti al conto Qasar Business aperto presso la Sbt di Bellinzona dall`avvocato Pacifico. I 750 milioni vengono ritirati in contanti da Pacifico, che li porta in Italia e ` secondo l`accusa ` ne consegnati una parte (200 milioni) brevi manu al giudice Verde, che nel 1986 ha sentenziato a favore della Iar (che però viene assolto: manca la prova dell` ultimo passaggio). Il miliardo invece lascia tracce documentali fino al termine del suo percorso: il 29 luglio `88 Pacifico ne bonifica 850 milioni al conto Mercier di Previti e 100 milioni al conto Rowena di Squillante, trattenendone solo 50 per sè. Perché tutto quel denaro targato Barilla-Berlusconi (soci nella Iar) approda ` secondo i pm - sui conti di due magistrati e di due avvocati che l`imprenditore parmigiano non conosce e che non hanno mai lavorato per lui? Perché mai il socio di Berlusconi dovrebbe pagare un miliardo e 750 milioni a due avvocati di Berlusconi che neppure conosce e a un giudice di Roma, anch`egli a lui sconosciuto, se nella causa Sme fosse tutto regolare?
Il bonifico Orologio -
C`è poi il versamento del 1991, sganciato dall`affare Sme, ma rientrante ` per l`accusa ` nello stipendio aggiuntivo che Squillante riceveva da Fininvest per la costante disponibilità  al servizio del gruppo: lo attesta un`impressionante sequenza di contabili bancarie svizzere sul passaggio di 434.404 dollari (500 milioni di lire tondi tondi) dal conto Ferrido (All Iberian, cioè Fininvest) al conto Mercier (Previti) al conto Rowena (Squillante), il 5 marzo 1991. Due bonifici diretti, della stessa identica cifra, nel giro di un`ora e mezza, siglati con il riferimento cifrato `Orologio`. Previti, sulle prime, parla di un semplice errore della banca. Poi cambia piຠvolte versione. All Iberian è la tesoreria occulta del Biscione e bonifica decine di miliardi di lire sui conti svizzeri Polifemo e Ferrido, gestiti dal cassiere centrale Fininvest, Giuseppino Scabini. Da dove arrivano i soldi? Da tre diversi sistemi. Anzitutto dai bonifici della lussemburghese Silvio Berlusconi Finanziaria. Poi, dall`aprile 1991, dal contante versato dalla Diba Cambi di Lugano: il denaro proveniva da due diverse operazioni effettuate grazie alla Fiduciaria Orefici di Milano. La prima è l`operazione «Bica-Rovares», condotta dal gruppo Berlusconi con l`immobiliarista Renato Della Valle, che frutta una ventina di miliardi; la seconda è strettamente legata al «mandato 500»: un mandato personale del Cavaliere aperto presso la Fiduciaria Orefici e utilizzato per acquistare 91 miliardi in Cct. I titoli di Stato vengono poi monetizzati a San Marino e il contante viene consegnato a Milano 2 a Scabini. Parte di questi soldi (18 miliardi circa) finiscono sui conti esteri del gruppo. A portarli in Svizzera provvede lo spallone Alfredo Bossert, che li consegna alla Diba Cambi di Lugano. Insomma, i conti esteri di All Iberian dai quali partono i versamenti ai giudici (ma anche 23 miliardi a Craxi) sono alimentati da denaro della Fininvest e `come ammettono i suoi stessi difensori - «dal patrimonio personale di Silvio Berlusconi». E allora come può il Cavaliere non saperne nulla?
Una partita craxian-berlusconiana -
La provvista del bonifico `Orologio` All Iberian-Previti-Squillante proviene da un altro conto del gruppo: il Polifemo, sempre gestito da Scabini. Il 1° marzo 1991, un venerdà­, Polifemo riceve da Diba Cambi un accredito di 316.800.000 lire. Il denaro è giunto in Svizzera in contanti quattro giorni prima, il 26 febbraio, direttamente da palazzo Donatello a Milano 2 (sede Fininvest), trasportato dagli uomini di Bossert (la somma non fa parte della provvista creata col «mandato 500», che sarà  operativo solo dal luglio 1991). Il lunedà­ successivo, 4 marzo, quei 316 e rotti milioni permettono a Polifemo di disporre il bonifico di 434.404 dollari a Ferrido (sempre All Iberian), dando cosà­ il via alla trafila che, attraverso Previti, approda al conto di destinazione finale: Squillante. Insomma, Polifemo gira 2 miliardi a Previti e (tra febbraio e marzo `91) 10 miliardi a Craxi. Nello stesso periodo Previti riceve un`altra provvista (2,7 miliardi) che utilizza in parte per girare a Pacifico i soldi necessari (425 milioni) a comprare la sentenza del giudice Vittorio Metta che annulla il lodo Mondadori e regala la casa editrice a Berlusconi: un altro affare che sta molto a cuore a Craxi. Nella primavera `91 dunque Berlusconi completa l`occupazione dei media e paga il politico, gli avvocati e i giudici che l`hanno aiutato. La sequenza temporale ricostruita dall`accusa è impressionante. Il 14 febbraio `91 Previti versa 425 milioni al giudice Metta tramite Pacifico. Il 6 marzo `91 bonifica 500 milioni a Squillante. Il 16 aprile `91, ancora tramite Pacifico, dirotta 500 milioni sul conto «Master 811» di Verde (poi assolto). Sempre con fondi Fininvest. Non potendo negare i versamenti plurimiliardari a Previti in barba al fisco, Berlusconi li spiega cosà­: «Normalissime parcelle professionali`. Ma non esiste una sola fattura che le dimostri. E d`altronde: se quei soldi ` come dice la difesa berlusconiana ` erano «patrimonio personale di Berlusconi», che c`entrano con le parcelle? Berlusconi pagava le parcelle agli avvocati del gruppo di tasca propria? Assurdo. Ultima perla. Dice Berlusconi che «da uno di quei conti vengono effettuati da Fininvest una serie di acconti ai vari studi legali del gruppo, fra cui lo studio Previti». Ma altri studi non ne risultano: Polifemo finanzia solo l`avvocato Previti e poi Craxi. Anche Craxi era un legale del gruppo Fininvest? Beh, in un certo senso…. “I fatti non sono più previsti dalla legge come reato”. Con questa formula i giudici della I sezione penale del Tribunale di Milano hanno prosciolto Silvio Berlusconi dall`accusa di falso in bilancio nell`ultimo stralcio di procedimento nato con il caso-Sme. Gli episodi contestati all`ex premier, infatti, risalivano alla fine degli anni Ottanta. All`inizio dell`udienza, durata meno di un quarto d`ora, l`accusa aveva chiesto la prescrizione, mentre la difesa aveva sollecitato i giudici ad un verdetto di proscioglimento perché i fatti non costituiscono più reato. Era stato, infatti, proprio durante il governo Berlusconi che il falso in bilancio era stato derubricato. Una interpretazione, quest`ultima, che è stata accolta dai giudici. I fatti contestati all`ex premier risalivano al periodo che va dal 1986 al 1989, e, quindi, sarebbe comunque state coperti dalla prescrizione. I giudici, come detto, hanno però deciso di prosciogliere Berlusconi perché il fatto non è più previsto come reato, invece che dichiarare la prescrizione, come richiesto dal pm Ilda Boccassini. Il procedimento in cui Berlusconi era imputato di falso in bilancio era stato stralciato dal troncone principale del processo Sme, in quanto i giudici avevano investito la Corte europea affinché valutasse la congruità  della normativa italiana sul falso in bilancio con le direttive comunitarie. La Corte europea aveva deciso però di non entrare nel merito delle leggi in vigore nei singoli Paesi. “Dopo sei anni è stata pronunciata una sentenza che il Tribunale e la Procura avevano cercato in ogni modo di evitare rivolgendosi addirittura alla Corte di Giustizia europea”, ha commentato l`avvocato Nicolò Ghedini, difensore insieme al collega Gaetano Pecorella di Silvio Berlusconi. La legge che depenalizza il falso in bilancio è stata una delle prime cosiddette “leggi ad personam” approvate dal passato governo Berlusconi. Il provvedimento è diventato infatti operativo già  dal gennaio 2002 grazie a un decreto varato a tempo di record dall`allora ministro della Giustizia Roberto Castelli. “Le fattispecie di minore gravità  del falso in bilancio - spiegava il Guardasigilli - sono state depenalizzate e saranno punite con sanzioni amministrative in linea con l`attuale tendenza a limitare ai casi realmente gravi l`intervento penale”. Lo scorso ottobre la Casazione aveva chiuso definitivamente un altro troncone del procedimento Sme a carico di Silvio Berlusconi assolvendolo dalle accuse di corruzione nell`intricata vicenda della vendita del comparto agro-alimentare dell`Iri alla Cir, la finanziaria di Carlo De Benedetti. La posizione del leader di Forza Italia era stata stralciata da quella degli altri sei imputati, compresi il senatore Cesare Previti e il giudice Squillante, in seguito all`approvazione del “Lodo Schifani”, un`altra delle cosiddette “leggi ad personam” (successivamente dichiarata incostituzionale) che introduceva l`immunità  per le cinque più alte cariche dello Stato.

MILANO - Silvio Berlusconi è stato assolto nel processo stralcio per la vicenda Sme. Il pm Ilda Boccassini aveva chiesto che fosse dichiarata la prescrizione per il reato di falso in bilancio relativo alle attività  della Fininvest negli anni 1986-1989 di cui era accusato l`ex premier. I suoi difensori, Nicolò Ghedini e Gaetano Pecorella, aveva invece chiesto l´assoluzione perché il fatto non è più rubricato come reato, dopo la modifica della normativa sul falso in bilancio nell´aprile 2002.

SENTENZA-LAMPO - La sentenza di assoluzione è stata letta dopo 5 minuti di camera di consiglio dai giudici della prima sezione penale presieduti da Antonella Bertoja. Il tribunale ha pronunciato il non doversi procedere perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato, accogliendo così la richiesta della difesa di Berlusconi. Complessivamente l`udienza è durata circa un quarto d`ora.

STRALCIATO - Il capitolo Sme in questione era stato separato dal troncone principale - in cui Berlusconi è stato assolto dall`accusa di corruzione in atti giudiziari - perché i giudici si erano rivolti alla Corte europea per chiedere di valutare la corrispondenza tra la normativa italiana e le direttive comunitarie. A ottobre la Cassazione ha confermato l`assoluzione per Berlusconi, dopo che il 27 aprile l`ex premier era stato assolto con formula piena dalla Corte di Appello di Milano.

«IN RITARDO» - «Una sentenza che arriva in ritardo di sei anni, alla fine di un processo che la Procura e il Tribunale di Milano avevano fatto di tutto per evitare rivolgendosi addirittura alla Corte di giustizia europea - commenta l`avvocato Ghedini -. I giudici europei e la Corte Costituzionale avevano detto che la modifica di legge dell´aprile del 2002 era corretta e rispondente alle direttive comunitarie per cui a Milano sono stati costretti, sia pure in ritardo, a celebrare un processo scomodo che è finito come doveva finire».

RUSSO SPENA - «L´assoluzione di Berlusconi dall´accusa di falso in bilancio era scontata: la legge che abolisce il reato se l´era fatta, come molte altre, su misura». Parole di Giovanni Russo Spena, capogruppo di Prc al Senato. «Il governo di centrosinistra - aggiunge - stava reintroducendo il reato di falso in bilancio con il decreto sicurezza, il mondo giuridico e gli imprenditori onesti infatti chiedevano proprio questo ed è ovvio che, se Berlusconi vince le elezioni, falsificare i bilanci delle aziende diventerà  uno sport nazionale».

Battaglione Rommel di Gianluca Di Feo

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Le immagini di un mezzo corazzato dell`esercito italiano colpito da una mina nel deserto dell`Afghanistan svelano un particolare inquietante: i nostri soldati vanno in missione con la palma dell`Afrika Korps hitleriano dipinta sulle jeep.
http://espresso.repubblica.it/multimedia/1631639

In Afghanistan sognando El Alamein. Perché
sembra proprio che i commandos delle forze speciali italiane vadano in missione con la palma dell`Afrika Korps dipinta sulle jeep. Sì, il simbolo inconfondibile dei reparti di Rommel che portarono la bandiera hitleriana alle porte del Cairo. E poi si ritirarono mollando proprio i parà  italiani a coprirgli le spalle. Ora alcune foto di un attentato talebano contro le forze Nato hanno fatto nascere il giallo. Le immagini riguardano una jeep corazzata italiana e un blindato spagnolo colpiti da mine nel deserto afghano verso il confine iraniano. Sono foto sfuggite alla censura del nostro Stato maggiore, finendo sui siti web di Madrid e da lì nel forum di “Pagine di Difesa”, la più attenta rivista telematica del settore. La buona notizia è che il veicolo blindato dell`Esercito, una delle nuove jeep speciali Iveco Vtlm, ha funzionato, salvando la vita dell`equipaggio. Il mezzo, progettato proprio per sopravvivere agli agguanti con ordigni nascosti nel terreno, sta venendo adottato da molte nazioni.
La cattiva notizia è quella palma dipinta sulla fiancata, che riproduce esattamente il simbolo dell`Afrika Korps: è stata omessa solo la svastica. Un`iniziativa di pessimo gusto: estanea alla tradizione militare italiana, ma soprattutto lontana da quei principi democratici che dovrebbero ispirare le missioni all`estero. Gli scatti non permettono di identificare a quale reparto appartenga il veicolo coinvolto nell`attentato: nella zona operano squadre di parà  del Col Moschin e di incursori di marina del Comsubin. Nell`autunno 2006 i soldati tedeschi in servizio in Afghanistan vennero fotografati con un simbolo praticamente identico dipinto sulle loro jeep. Le immagini pubblicate sul settimale Stern spinse il ministero della Difesa ad aprire un`inchiesta e sospendere dal servizio sei militari.

LE NEWS DI OGGI DALL`ALTROMONDO CHE NON LEGGERETE MAI SUI QUOTIDIANI DI DOMANI

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Inviato Usa in Africa: nella Rift Valley pulizia etnica
L`inviato speciale Usa in Africa, Jendayi Frazer, ha definito ciò che accade nella Rift Valley in Kenya una `pulizia etnica` per cacciare i Kikuyu del presidente Mwai Kibaki dalla regione. Parlando con i giornalisti a margine di un vertice dell`Unione Africana ad Addis Abeba, la Frazer si è detta certa che `in origine lo scopo non era quello di ucciderli ma di cacciarli dalla regione`.
Rsf denuncia orrori nelle carceri eritree
In un appello contenuto in un comunicato stampa diffuso oggi, Reportes sans frontieres (Rsf) esorta i membri dell`Unione Africana (Ua), che si riuniranno domani ad Addis Abeba, a intervenire presso le autorità  eritree affinché cessino le pratiche di tortura nel carcere di Eiraeiro, nella regione desertica e montagnosa del Mar Rosso settentrionale. La denuncia dell`organizzazione che si batte per la difesa della libertà  di stampa nel mondo, giunge dopo che si è diffusa la notizia che un giornalista eritreo, Syoum Tsehaye, del quale non si avevano più notizie dal 2002, sarebbe ancora vivo e detenuto nel carcere di massima sicurezza in una sezione riservata ai prigionieri politici. Grazie alla testimonianza di un informatore, l`organizzazione ha scoperto che nel carcere i prigionieri sono reclusi in celle senza finestre e soggetti a interrogatori disumani. Rsf ha scoperto inoltre che nel 2006-2007 ben nove prigionieri hanno perso la vita nel carcere di Eiraeiro.
Morto operatore tv, ferita giornalista
L`operatore di una tv irachena, Alaa Abdul Karim al Fartusi, è morto ieri sera a Baghdad quando una bomba è esplosa al passaggio della sua autovettura. Lo riferisce l`Osservatorio per la libertà  dei giornalisti, un`organizzazione non governativa con sede a Baghdad, secondo cui l`esplosione ha provocato la morte, oltre che di al Fartusi, anche del suo autista, e il ferimento di altre due persone, tra cui una giornalista di nome Fatima al Hassani, che lavorava per la stessa emittente.
Camera alta del Parlamento conferma condanna a morte giornalista
Con una procedura del tutto inusuale, oltre che lesiva dell`indipendenza della magistratura, questa mattina la Camera alta del Parlamento afgano ha emesso un comunicato ufficiale che giudica come legittima la condanna a morte per blasfemia inflitta in primo grado al giovane giornalista Sayed Parwez Kaambakhsh. Il documento, che non è frutto di una votazione dei senatori, è firmato dal presidente del Senato, Sibghatullah Mojaddedi, stretto alleato del presidente Hamid Karzai.