Quotidiano on line - News - Inchieste - Rassegna Stampa - Photoreportage

Home Chi sono E-Mail Archivio news Sentenze Mondo News Cronaca da Messina e dintorni Inchieste    Reportage
Commenti e appelli Diario Mondo Africa Periferie Culture Agenda & Consigli Fotografie Video











Salvatore Salvato show - Firmate l`appello

Nel canale Gallerie, le foto con le espressioni più curiose di Totò Cuffaro, condannato a cinque anni di reclusione per aver favorito alcuni mafiosi e rimasto vergognosamente presidente della regione Sicilia, offendendo così ancora una volta la memoria di chi più rappresenta l`Isola come Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Leonardo Sciascia, Luigi Pirandello, Graziella Campagna e di tutte le persone oneste di questa terra sfortunata.

La standing ovation della cosca politica che ha salutato la condanna del governatore siciliano Totò Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento di alcuni mafiosi e la sua decisione di restare al suo posto sono perfettamente coerenti con la `ola` parlamentare che, mercoledì mattina, ha accompagnato l`attacco selvaggio del cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella alla magistratura che aveva appena arrestato sua moglie e altri 22 suoi compari di partito. Così come con il tifo da stadio che ha osannato la sua signora interrogata ieri in Tribunale. Ma anche con il silenzio tombale che, nella politica e nella magistratura, è seguito alla vergognosa, ributtante decisione all`unanimità  della sezione disciplinare del Csm: Luigi De Magistris condannato alla gravissima sanzione della censura e alla pena accessoria del trasferimento lontano da Catanzaro, con l`impossibilità  di esercitare ancora le funzioni di pm. Insomma: Cuffaro resta, Mastella è atteso dal governo come il figliol prodigo dal padre buono che prepara il vitello grasso, la first lady ceppalonica dirige il consiglio regionale dagli arresti domiciliari, mentre l`unico che se ne deve andare è De Magistris. In attesa delle motivazioni della sentenza del Csm, va notato che il procuratore generale che ha sostenuto l`accusa contro De Magistris è Vito D`Ambrosio, ex presidente Ds della Regione Marche, mentre il presidente della sezione disciplinare è l`ex democristiano ed ex margherito Nicola Mancino. Due politici del centrosinistra che giudicano un magistrato che indagava su politici del centrosinistra. E meno male che il Csm è l`organo di `autogoverno` (poi ci sono i membri togati, cioè i magistrati, che han votato unanimi a braccetto con i politici per cacciare il loro giovane collega: speriamo che un giorno si vergognino di quello che hanno fatto). Anche per Totò Vasa Vasa bisogna attendere le motivazioni della sentenza per sapere come mai il Tribunale non gli abbia applicato l`aggravante della volontà  di favorire Cosa Nostra. Ma non si può certo dire che sia stata una sorpresa. C`era chi l`aveva prevista fin dal 2004 e aveva fatto di tutto per scongiurarla: i pm `dissidenti` dalla linea dell`allora procuratore Piero Grasso e del suo fedelissimo aggiunto Giuseppe Pignatone. E cioè Roberto Scarpinato, Antonio Ingroia, Guido Lo Forte e altri, tutti schierati con il pm che aveva avviato le indagini su Cuffaro: Gaetano Paci, il quale nel 2004 fu protagonista di un duro braccio di ferro con i colleghi che indagavano con lui ma che, in ossequio alla linea Grasso, non ne volevano sapere di contestare a Cuffaro il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, peraltro affibbiato a tutti i suoi coimputati, quasi tutti arrestati proprio per quel delitto. Paci ne faceva anzitutto una questione di equità : come si può accusare Cuffaro di essere il capo della banda delle talpe che informavano i mafiosi e poi contestargli soltanto due episodi di favoreggiamento, accusando tutti gli altri (e arrestandone un buon numero) per concorso esterno? La legge è uguale per tutti o i politici sono più uguali degli altri? C`era poi una questione tecnica: avendo dichiarazioni di mafiosi pentiti, ampiamente riscontrate, sul fatto che fin dal 1991 Cuffaro si era messo nelle mani di Cosa Nostra, andando a chiedere al mafioso Angelo Siino i voti per la sua prima elezione all`Assemblea Regionale, era molto più facile dimostrare che il governatore è da oltre 15 anni un fiancheggiatore esterno della mafia. Per il favoreggiamento mafioso, invece, occorre provare che, quando avvertì - tramite i suoi uomini - il boss Giuseppe Guttadauro che aveva la casa piena di microspie, Cuffaro voleva favorire l`intera Cosa Nostra. Una prova difficilissima, anche perché è più logico pensare che Cuffaro intendesse favorire anzitutto se stesso: se Guttadauro avesse continuato a parlare (ascoltato dagli inquirenti), avrebbe messo nei guai alcuni fedelissimi del governatore che frequentavano abitualmente il boss. Paci pagò a carissimo prezzo l`aver tenuto la schiena dritta: il suo capo, cioè Piero Grasso, lo estromise brutalmente dalle indagini che lui stesso aveva avviato. Due anni dopo anche il pm Di Matteo sostenne la necessità  di contestare a Cuffaro il concorso esterno, ma anche lui finì in minoranza e dovette lasciare il processo. I pm superstiti, cioè Pignatone, De Lucia e Prestipino, seguitarono caparbiamente a tener duro sulla linea morbida (intanto, per fortuna, il nuovo procuratore Francesco Messineo e l`aggiunto Alfredo Morvillo, cognato di Falcone, aprivano un nuovo fascicolo sul governatore, per concorso esterno). E venerdì sono andati a sbattere contro il Tribunale, che li ha duramente sconfessati (anche se nessuno lo scrive). Ora il procuratore Grasso fa come la volpe con l`uva: siccome non è riuscito ad afferrarla, dice che era acerba. Sul Corriere, afferma che la prova necessaria per condannare Cuffaro per favoreggiamento mafioso era `una prova diabolica, complicata da trovare`. Bella scoperta: Paci, Di Matteo, Scarpinato, Lo Forte, Ingroia e altri colleghi da lui emarginati gliel`avevano detto per anni. Grasso ribatte che, col concorso esterno, sarebbe andata anche peggio. Ma manca la controprova. Anzi, ci sono fior di sentenze dei giudici di Palermo che condannano personaggi ben più potenti di Cuffaro (da Andreotti a Contrada, da Mannino a Dell`Utri) per concorso esterno. Non per favoreggiamento mafioso. La verità  è che la contestazione del favoreggiamento mafioso, ora derubricato a favoreggiamento non mafioso, ha di fatto salvato Cuffaro da un processo che poteva segnare la fine della sua carriera politica. Senza l`aggravante mafiosa, il governatore beneficia dell`indulto e i 5 anni di pena diventano 2. Niente carcere, dunque, in caso di condanna definitiva. C`è l`interdizione perpetua dai pubblici uffici, ma non scatterà  mai perché il reato cadrà  in prescrizione - grazie alla legge ex Cirielli - tra un paio d`anni, probabilmente prima che si chiuda il processo d`appello. Così, paradossalmente, Totò pur condannato ha vinto la sua partita, mentre la vecchia Procura l`ha rovinosamente persa. Perché non ha voluto giocarla.
Marco Travaglio

PS: Cari amici, sul sito
http://www.petitiononline.com/d1i2m3i4/
è possibile firmare una petizione per chiedere le dimissioni del presidente Cuffaro. La sottoscrizione è appena partita quindi, se vi è possibile, date la più ampia diffusione possibile a questo messaggio girandolo a tutti i vostri contatti.
Grazie per la collaborazione.

News dall`altromondo: Violenze in Kenya, il bilancio sale a 800 morti

Altre sette persone sono state uccise la notte scorsa in Kenya negli scontri tra sostenitori del leader dell`opposizione, Raila Odinga, e seguaci del presidente rieletto, Mwai Kibaki. Lo hanno reso noto fonti di polizia. Ancora una volta, l`epicentro delle violenze etnico-tribali, alimentate dal conflitto politico, è stata la provincia occidentale della Rift Valley, roccaforte dell`Orange Democratic Movement (Odm) guidato da Odinga. Nella località  di Molo due le vittime, compreso un ragazzino di 13 anni, assassinate a colpi di arma da fuoco. Nella stessa Molo e a Naukuru altre cinque sono state fatte a pezzi con i machete.
Il bilancio dei disordini innescati dalle contestate presidenziali del 27 dicembre scorso supera ormai largamente gli 800 morti, con almeno 260.000 sfollati costretti alla fuga. Il Paese africano è piombato nel caos sull`onda delle proteste suscitate dall`esito della consultazione, che ufficialmente hanno confermato in carica Kibaki, accusato tuttavia di gravi brogli ai danni del rivale, sconfitto malgrado fosse stato dato in netto vantaggio sia dai sondaggi sia dai risultati preliminari dello scrutinio.
Prosegue, intanto, la mediazione avviata dall`ex segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, che ieri era riuscito a mettere i due contendenti faccia a faccia per la prima volta dalla data del voto; sembrava l`avvio del dialogo, salutato con soddisfazione da tutti gli interessati, ma poi l`Odm aveva denunciato il presunto intento del capo dello Stato di vanificare ogni tentativo di negoziato, ribadendo la legittimità  della propria rielezione.

News dall`altromondo: Travolti da un treno ad alta velocita` in Cina, morti 18 operai

Almeno diciotto persone sono morte e altre nove sono rimaste ferite nella provincia orientale cinese dello Shandong, dove un treno ad alta velocità  ha investito un gruppo di operai addetti alla manutenzione dei binari. Lo hanno riferito il ministero dei Trasporti e l`ente statale per la Sicurezza sul Lavoro, citati dall`agenzia di stampa `Xinhua`.
Le vittime, tutte dipendenti di una società  a capitale pubblico, erano giunte sul posto in anticipo rispetto a quanto stabilito, e i convogli di passaggio stavano ancora procedendo a una velocità  media di 120 chilometri orari, invece dei 45 fissati come limite massimo in prossimità  di cantieri aperti. Il treno era diretto da Pechino alla città  costiera di Qingdao. Nessun danno per i passeggeri. La sciagura è avvenuta due notti fa, ma è stata resa nota soltanto adesso.

Gli Americani lasciano La Maddalena, dopo 36 anni l`isola di nuovo senza armi USA

Alle 11 la cerimonia ufficiale di saluto al comando militare della Marina ha dato il via all`addio. La Us Navy lascia la base de La Maddalena dopo 36 anni.
L`accordo segreto tra lo Stato italiano e gli Stati Uniti venne firmato nel 1972. Sono stati anni di pacifica coesistenza, è stato detto ieri nella sala del Comune de La Maddalena, quando gli ufficiali americani hanno salutato il sindaco Angelo Comiti. Erano presenti il contrammiraglio Michael Grooteousen del Comando Nato di Napoli, il commodoro Gregory Billy e il suo vice Michael Biery. In questo periodo ci sono stati 95 matrimoni misti a La Maddalena. Nel discorso il sindaco ha sorvolato sulle questioni relative agli ordigni nucleari, della cui presenza all`interno della base peraltro quali non vi è stata mai certezza assoluta. Il sindaco Comiti ha fatto gli auguri agli ufficiali americani auspicando un loro ritorno come turisti in un`isola e in un arcipelago che ora, con l`addio della base americana, ha enormi potenzialità  turistiche. All`interno della base americana rimangono ancora 90 militari che nei prossimi giorni si occuperanno di accelerare le operazioni di dismissione.

DITTATURA: ARRESTATO EX COLONNELLO POLIZIA SEGRETA DI PINOCHET

Il colonnello a riposo Ivan Quiroz, già  membro della ‘Central Nacional de Informaciones (Cni)`, la polizia segreta del regime di Augusto Pinochet, è stato catturato dopo quattro mesi di latitanza a Concepcià³n, 500 chilometri a sud di Santiago, dove si era rifugiato dal 24 settembre scorso per sfuggire a una condanna per violazione dei diritti umani. Nonostante avesse tentato di camuffare il suo aspetto fisico, facendosi crescere una lunga barba e indossando un paio di occhiali, Quiroz è stato fermato dagli investigatori della ‘Brigata dei diritti umani` della polizia che lo pedinavano da due giorni e trasferito tra massicce misure di sicurezza al carcere di Punta Peuco. Conosciuto in codice come ‘Capità¡n Velasco`, Quiroz aveva fatto perdere le sue tracce il giorno in cui avrebbe dovuto iniziare a scontare una condanna a dieci anni di carcere comminatagli per l`assassinio di 12 esponenti del ‘Frente Patrià³tico Manuel Rodrà­guez` (Fpmr), giustiziati tra il 15 e il 16 giugno del 1987 in quattro distinti luoghi della capitale Santiago nell`ambito della cosiddetta ‘Operacià³n Albania`. Durante il processo il colonnello si era difeso sostenendo di essersi limitato ad obbedire agli ordini degli alti vertici militari e di Pinochet: la stampa cilena rileva che Quiroz è stato finora uno dei pochi ex-agenti della dittatura a coinvolgere direttamente il defunto dittatore in violazioni dei diritti umani.
[FB]

Afghanistan, condanna a morte per un giornalista

Aveva distribuito materiali che «umiliavano l´Islam e il Corano»: con questa motivazione i tre giudici del tribunale afgano di Balkh hanno condannato a morte il giovane Sayed Perwiz Kambakhsh. A sollecitare una punizione esemplare per il grave reato di blasfemia era stato il consiglio degli ulema, dopo l´arresto del giovane, il 27 ottobre dell´anno scorso a Mazar-e-Sharif.
Kambakhsh, 23 anni, lavorava come reporter per il quotidiano Jahan-e Naw (”Il nuovo mondo”) e studiava giornalismo all´università  di Balkh. Dopo l´arresto, la polizia ha sequestrato dalla casa del giovane alcuni articoli sul ruolo della donna nell´islam: sono stati questi a irritare i religiosi perché mettevano in dubbio i comportamenti tradizionali. Il vice procuratore provinciale Hafizullah Khaliqyar ha sostenuto con l´agenzia France Presse che il giovane aveva confessato, ma secondo i suoi colleghi non è lui l´autore degli articoli incriminati, che commentano un passaggio del Corano sulle donne: il testo viene da un blog iraniano (www.roxaneh.blogfa.com) sulla difesa delle donne.
Ma se le accuse sono molto lontane dalla logica occidentale del diritto, ancora più inaccettabili sono le condizioni del processo: il dibattimento si è svolto in segreto e il giovane non ha potuto avvalersi dell´assistenza di un avvocato. Secondo il fratello di Kambakhsh, Sayed Yaqub Ibrahimi, anch´egli giornalista, l´arresto era illegale. «Ogni caso che riguarda la stampa deve prima essere dibattuto dalla commissione di Valutazione dei media prima di andare in tribunale, ha detto Ibrahimi ai rappresentanti di Reporter senza Frontiere, aggiungendo che «la procura ha portato il caso in tribunale solo dopo la richiesta del Consiglio dei mullah». Ancora più gravi le accuse dell´Associazione afgana dei giornalisti indipendenti, secondo cui la vicenda sarebbe collegata ad articoli «scomodi» firmati dal fratello di Kambakhsh contro le autorità  della zona. «L´intero procedimento è stato scorretto ed illegale», sostiene Rahimullah Samander, presidente dell´Associazione. Oltre a coinvolgere Karzai, il gruppo ha chiesto l´intervento del Parlamento e di altre organizzazioni giornalistiche.
Fino al 2001, quando era al potere il regime dei Taliban, la stampa afgana era controllata in modo stretto e subiva limitazioni e punizioni severissime, compresa la pena di morte, per ogni violazione della legge islamica. Dopo la caduta degli studenti coranici, la stampa aveva avviato una sorta di “primavera”, approfittando della nuova costituzione che, pur basata sulla Sharia, tutela la democrazia e la libertà  di espressione. Ma nell´ultimo periodo le tendenze più retrive sembrano essere tornate d´attualità : anche un altro giornalista, Mohammad Ghaws Zalmai, è stato arrestato a novembre con l´accusa di aver diffuso una traduzione del Corano non autorizzata.