Con la legge bavaglio muore la liberta' di stampa!
Articolo 21 della Costituzione italiana: TUTTI hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non puo' essere soggetta ad autorizzazioni o censure
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FRANZA SI AGGIUDICA LE FREQUENZE WIMAX IN SICILIA

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E chi lo dice che i Franza navigano solo sullo Stretto? La famiglia più famosa di Messina si imbarca, è proprio il caso di dirlo, in una nuova esperienza. Nessun traghetto, si navigherà  sul web…Dopo nove giornate di rilanci, si è chiusa ieri la competizione per l`assegnazione delle frequenze WiMAX, toccando la cifra globale di 138 milioni di euro, il livello più elevato raggiunto in Europa. Le frequenze WiMAX in Sicilia andranno a Temix, MediaNET e Gruppo Franza, la cordata regionale che, insieme a Ariadsl e AFT, è uscita vincitrice dall`asta indetta dal Ministero delle Telecomunicazioni. MediaNET, uno fra i più importanti WISP (Wireless Internet Solution Provider) locale, possiede una rete wireless installata su oltre 25 mila km quadrati dell`Isola. Temix è una società  focalizzata sui sistemi di comunicazione wireless più innovativi, tra cui il WiMAX, e le reti intelligenti di sensori. Ha portato avanti numerose iniziative tecnologiche portate avanti in ambito locale, tra cui la sperimentazione WiMAX condotta nel 2006 con il Ministero delle Telecomunicazioni che ha permesso di valutare le prestazioni di questa tecnologia e si è rivelata tra le più importante mai condotte sul territorio nazionale, sia per le dimensioni, sia per i risultati conseguiti. Le tre aziende della cordata siciliana, unico gruppo a vocazione locale vincitore nelle Regioni italiane del Centro-Sud, daranno vita ad una nuova società  che diventerà  uno dei tre operatori regionali e potrà  contare su un investimento iniziale di circa 10 milioni di euro. L`assegnazione delle licenze al un team avrà  probabilmente significative ricadute, in termini sociali ed economici, sul territorio. Infatti la creazione di un`infrastruttura a banda larga avanzata, ma integrata con le tecnologie già  presenti sul territorio (fibra, satellite, etc), potrebbe renderà  immediatamente fruibili, a cittadini e imprese, tutti quei servizi che si basano su connessioni a banda larga. Questo qaunto auspicato dai leader dei tre gruppi. Secondo le parole di Vincenzo De Caro, fondatore e amministratore delegato di MediaNET Comunicazioni, `A partire dalle aree meno servite dalle attuali infrastrutture a banda larga (ADSL etc.), in particolare le aree rurali e montane, realizzeremo un`infrastruttura di telecomunicazioni altamente innovativa, capace di imprimere un`accelerazione significativa allo sviluppo e alla modernizzazione della nostra Regione`. “L`attuazione del nostro progetto farà  compiere alla Sicilia un autentico salto di qualità  nel settore delle infrastrutture tecnologiche e consentirà  di offrire servizi di alta qualità  a prezzi decisamente accessibili a tutti.” - ha infine concluso Vincenzo Franza, amministratore delegato della Tourist Ferry Boat del Gruppo Franza. Normanno.it

GLOBALIZZAZIONE&POVERTA`: Cina, sete di Olimpiadi

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La sete di acqua degli organizzatori dei giochi Olimpici sta lasciando a secco centinaia di migliaia di cinesi, secondo quanto riferito da un funzionario della provincia nord-occidentale di Shaanxi. An Qiyuan, membro del comitato politico della provincia ha lanciato tramite un quotidiano finanziario londinese un appello al governo di Pechino per chiedere una compensazione ai danni che i suoi cittadini stanno vivendo da settimane: `Tutte le nostre fabbriche stanno chiudendo per poter garantire un`adeguata fornitura d`acqua a Pechino in vista delle Olimpiadi`. Prosciugati dai Giochi. Da Pechino hanno deciso di dirottare quasi tutte le risorse idriche delle regioni vicine al fiume Yangtze - soprattutto Hebei e Shaanxi - per soddisfare il fabbisogno di questo enorme evento. E` stato previsto che le centinaia di migliaia di persone che confluiranno nella capitale nei prossimi mesi faranno aumentare la richiesta di acqua del 30 per cento. `Lo Shaanxi deve ottenere un risarcimento da parte di Pechino`, ha chiesto An, in passato a capo del partito comunista nella provincia. E` molto raro che un alto funzionario del partito critichi così apertamente le direttive centrali. Ma anche dallo Hebei arrivano richieste assetate a Pechino. Il quotidiano ufficiale della provincia ha lanciato un allarme per la siccità  che ha colpito l`Hebei, dove circa 33mila chilometri quadri di terra coltivabile (un decimo della superficie italiana) sono stati abbandonati per mancanza di acqua irrigua. E mezzo milione di cittadini della stessa provincia non hanno più accesso all`acqua potabile. Fiume Rosso. Un altro incidente intanto ha colpito la regione fluviale dello Yangtze. Tre affluenti del fiume Han (che confluisce nel grande Fiume Giallo) in queste settimane si sono all`improvviso colorati di rosso, con la comparsa di una misteriosa schiuma sul pelo dell`acqua. Circa 250mila persone sono rimaste ancora senza acqua. Si crede che uno sversamento di prodotti chimici da una fabbrica abbia inquinato i fiumi Xinglong, Tianguan e Dongjing, ma l`agenzia ufficiale Xinhua non ha fatto sapere quale sia l`industria colpevole del disastro ecologico che sta colpendo le città  affacciate sui corsi d`acqua inquinata. I 60mila abitanti di Xinguo stanno bevendo da giorni solo acqua in bottiglia. Il sindaco di Qianjiang ha riferito alla Xinhua che i gestori di cinque municipalizzate hanno ordinato la sospensione del rifornimento dai corsi d`acqua arrossati. I dirigenti cinesi sostengono di impegnarsi parecchio per un maggiore rispetto dell`ambiente, tanto che il bando dei sacchetti di plastica lanciato in dicembre avrebbe in settimana portato alla chiusura del maggiore produttori di buste proibite del Paese, mandando 20mila operai a casa.

Gianluca Ursini

Locri: 1° marzo in piazza per una ‘grande alleanza’

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Il 1° marzo prossimo Locri sarà il teatro di una manifestazione della società civile e dei movimenti. Dopo il trasferimento di Mons. Bregantini in Molise, nel novembre scorso, molti avevano temuto per le sorti dell`impegno civile contro la criminalità organizzata e le massonerie deviate. Il presule, grazie soprattutto al prezioso contributo nel campo della cooperazione sociale, era diventato un punto di riferimento importante. Il suo venir meno poteva essere un duro colpo da assorbire. L`onda emotiva di solidarietà , per non lasciare soli i ragazzi di Locri e le cooperative antimafia, è stata enorme. Un appello, rilanciato da associazioni e organi di stampa nazionale, ha ricevuto in brevissimo tempo migliaia di adesioni. Da qui è partita l`Allenza per la Locride, che il 1° marzo si ritroverà in piazza. Tantissime le associazioni e i movimenti che hanno già assicurato la loro presenza. Il Movimento Nonviolento scrive che “darà il proprio piccolo, persuaso, contributo” perché “la più grande impresa sociale in Calabria, un`estesa una rete nonviolenta di cittadini, famiglie, imprese, organizzazioni sociali, attaccati da violenze palesi ed occulte, chiamano non solo a resistere, ma a vincere”. Banca Popolare Etica ha convintamente aderito affermando che “ha accompagnato fin dalla sua nascita il percorso di tutti i movimenti per la legalità e la giustizia (il finanziamento alla Comunità di Liberazione è stato il terzo della nostra storia). La Calabria è una regione che sosteniamo con i valori e con le buone prassi che abbiamo messo in rete. Auguri, la sfida lanciata non è facile ma da forze buone nasce il cambiamento”. Il comitato AddioPizzo di Palermo, che annuncia sarà in piazza con le proprie magliette per essere riconoscibili, invita all`adesione “alla F.A.I. Federazione Antiracket Italiana, a tutto il movimento antiracket, ai movimenti che in questi anni hanno collaborato con Addiopizzo, alle associazioni di categoria di imprenditori che in questi mesi stanno alzando la testa.” proponendo un brainstormig dettagliato perché si prenda pubblicamente posizione per testimoniare l`impegno contro le mafie. La Rete Lilliput, con la quale il Consorzio GOEL e Comunità Libere collaborano da tempo, ha aderito “con forza all`appello” ribadendo che è “da tempo vicini alle Comunità Libere, conosciamo il loro valore, la loro forza, il loro coraggio, e anche in questo momento di prova sappiamo che il sogno che hanno avviato può andare avanti. Le difficoltà generano paura ma sono anche opportunità nuove. Sentiamoci parte di questa opportunità , per non lasciarli soli ma anzi per attivare una solidarietà che sia sempre più solida, responsabile, attenta, rispettosa!”. Ma tantissime altre sono le adesioni, che continuano a pervenire. Saranno presenti, tra i tanti, anche don Luigi Ciotti, presidente di Libera, don Virginio Colmegna, direttore della Casa della Carità di Milano, e don Fabio Corazzina, coordinatore nazionale di Pax Christi.

E` ancora possibile aderire all`appello online. [A.D.F.]

LIBERTA` NEGATE: In carcere più imputati che condannati

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ROMA - Nelle carceri italiane ci sono più imputati che condannati. Ogni dieci detenuti sei sono in attesa di giudizio. Soltanto 20.190 dei 50.851 detenuti è stato condannato. Il 35% è straniero e il 23,4% tossicodipendente.  Questi gli ultimi dati aggiornati del Dipartimento dell`amministrazione penitenziaria, relativi al 21 febbraio 2008, presentati dall”associazione Antigone questa mattina. Nelle carceri italiane è di nuovo sovraffollamento. Ad oggi sono detenute 7.702 persone in più rispetto alla capienza. L`indulto aveva liberato più di 25mila persone. Così dai 61.264 detenuti del 30 giugno 2006 si era passati al minimo storico dei 33.326 nel settembre 2006. Ma le leggi sulle droghe, sull`immigrazione e sulla recidiva hanno continuato a far aumentare gli ingressi in carcere, con una incremento di 1.000 persone al mese. La capienza regolamentare di 43.149 posti è stata superata il 30 giugno 2007 con 43.957 presenze ed è continuata ad aumentare fino alle 48.693 unità  del 31 dicembre e le oltre 50.000 del 21 febbraio 2008. Senza l`indulto ` stima Antigone ` saremmo oggi di fronte alla cifra record di 72.000 detenuti. Eppure il tasso di carcerazione in Italia è tra i più bassi in Europa: 94 detenuti ogni 100.000 abitanti. Meno di un terzo dei 321 dell`Estonia, che detiene il primato seguita da Lettonia, Lituania e Polonia. Ma anche molto meno della Spagna (146) o della Gran Bretagna (145). Un dato tipico della popolazione carceraria italiana è quello dei detenuti in attesa di giudizio: sono il 60%, 29.166 persone, più dei condannati, complice la lentezza dei procedimenti penali nel nostro Paese. Tra i condannati, il 29,5% sconta una pena per reati contro il patrimonio, il 16,5% contro la persona, il 15,2% per violazioni della legge sulle droghe,  il 3,7% per reati contro l`amministraizone e il 3,2% per associazione mafiosa. Le donne rappresentano il 4% dell`intera popolazione carceraria. Per loro non vale il problema del sovraffollamento, visto che le detenute sono 2.278 su 2.358 posti disponibili. Tuttavia sono ancora 50 le detenute madri con bambini al seguito, di età  inferiore ai tre anni. I detenuti stranieri sono il 35% della popolazione. Nel 1990 erano solo l`8%. Perlopiù si tratta di africani. Il 23,4% dei detenuti è tossicodipendente e il 4% in trattamento metadonico. Un altro 2% ha problemi di alcolismo. Per quanto riguarda la durata delle pene, il 31,9% dei detenuti sconta pene inferiori ai tre anni, che ` sostiene Antigone ` “potrebbero astrattamente usufruire delle misure alternative`. Il 21,3% sconta pene tra i tre e i sei anni ed il 46,8% sconta pene di durata superiore. (gdg)

SUD DEL MONDO: News dalla Colombia, Sri Lanka, Patagonia

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COLOMBIA: DOPO NUOVI RILASCI, PREOCCUPAZIONE PER BETANCOURT
`Con i canali che abbiamo aperto invierò un messaggio per vedere come ottenere la liberazione di Ingrid, l`unica donna ancora in mano alle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia)`: lo ha detto il presidente venezuelano Hugo Chà¡vez dopo le rivelazioni di uno dei quattro ostaggi liberati ieri, secondo il quale l`ex-candidata presidenziale Ingrid Betancourt verserebbe in condizioni “molto gravi”. Chà¡vez si è rivolto al capo storico e fondatore delle Farc, Manuel ‘Tirofijo` Marulanda: `Ti sollecito dal profondo del mio cuore a trasferirla presso un comando più vicino a te mentre continuiamo a lavorare per aprire la strada al suo definitivo rilascio`. Secondo l`ex-senatore Luis Eladio Pérez, liberato ieri insieme ai suoi ex-colleghi Gloria Polanco, Orlando Beltrà¡n e Jorge Gechem, Betancourt `sta molto, molto male. Ha problemi fisici ma è anche molto maltrattata dalla guerriglia, bisogna dirlo al mondo. La guerriglia sta infierendo su Ingrid Betancourt, è incatenata, in condizioni quasi disumane, circondata da gente che non fa niente per renderle la vita piacevole`. Pérez, sequestrato nel 2001, ha detto di aver visto per l`ultima volta la Betancourt il 4 febbraio: `Mi rivolgo alla comunità  internazionale, è una questione di tempo, dobbiamo agire immediatamente per ottenere la sua liberazione`. In concomitanza con la liberazione dei quattro prigionieri le Farc hanno emesso un comunicato in cui ribadiscono la richiesta di `smilitarizzare i comuni di Pradera e Florida per 45 giorni, con la presenza della guerriglia e della comunità  internazionale come garanti per trattare in questo luogo col governo la liberazione dei guerriglieri e dei prigionieri di guerra`. Una richiesta che il governo ha sempre respinto. [FB]

SRI LANKA: CIVILI UCCISI NEL NORD, RIBELLI ACCUSANO ESERCITO
Otto civili sono morti per l`esplosione di due mine anticarro nel distretto settentrionale di Vanni, in territorio sotto il controllo delle ‘Tigri per la liberazione della patria tamil` (Ltte); lo denunciano i ribelli accusando il corpo degli incursori dell`esercito di essersi infiltrati in territorio tamil allo scopo collocare gli ordigni e farli deflagrare al passaggio dei civili. La prima esplosione è avvenuta su un`autostrada nei pressi di Vavuniyaa, la seconda a Panangkaaman: in entrambi i casi si trattava di gruppi di quattro persone che viaggiavano su autoarticolato. Nessuna reazione all`accusa è giunta finora dall`esercito. Nei giorni scorsi 9 civili sono rimasti uccisi e 11 feriti, quasi tutti donne e bambini, in un attacco dell`aviazione cingalese nella zona costiera di Kiranchi. Continuano intanto i bombardamenti e i combattimenti nel nord del paese; secondo l`ultimo bilancio del ministero della Difesa, per le quali non ci sono riscontri da fonti indipendenti, da martedì 24 ribelli tamil sarebbero stati uccisi in scontri con l`esercito su più fronti nel nord del paese. [BF]

PATAGONIA: IN FIAMME LA FORESTA VERGINE
Sono finora 700 gli ettari di boschi devastati da un incendio scoppiato lo scorso fine-settimana nel Parco Nazionale ‘Los Alerces`, nella provincia patagonica di Chubut, un`area incontaminata e protetta per la vasta presenza di conifere e piante secolari, tra cui larici millenari alti oltre 60 metri, che danno il nome alla riserva. `Le fiamme hanno superato la linea di contenimento formata da 60 pompieri, che sono stati costretti a ritirarsi. La situazione è molto complicata` ha riferito il direttore del parco, Ricardo Pereyra, segnalando che un altro focolaio, che ha raso al suolo altri 300 ettari di selva nella zona di Corcovado, sarebbe stato invece domato. Le fiamme si sono estese fino a quattro chilometri dal piccolo centro di Villa Futalaufquen, 200 abitanti, protetti al momento da un fiume che funge da barriera naturale; ma, riporta oggi in apertura il quotidiano ‘Clarin`, le autorità  non hanno al momento contatti con un numero ancora imprecisato di residenti della regione, dislocati in centri rurali: la protezione civile di Chubut ha diffuso un appello generico alla popolazione esortandola ad abbandonare la zona. Secondo fonti del governo provinciale gli incendi sarebbero di origine dolosa. Istituito nel 1937, il Parco ‘Los Alerces` si estende per 263.000 ettari e comprende fiumi e laghi di origine glaciale ricchi di biodiversità ; ospita anche 150 specie di uccelli e numerosi mammiferi tra puma, volpi grigie, nutrie e cinghiali. [FB]

VICENDA D`ELIA: Italia anno zero, ergastoli bianchi e la fine dello Stato di diritto

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“Fine pena mai”: parole agghiaccianti in uno Stato di Diritto. Allusione all`ergastolo come paradigma fondativo di un`incostituzionale concezione della giustizia. Un ergastolo annunciato, praticato, anche se formalmente mai comminato dalla magistratura. Condivido, pertanto, pienamente l`interrogativo posto da Sergio Segio su Liberazione di domenica 24 febbraio; sento di dare una risposta culturalmente e politicamente positiva alla sua giusta evocazione sulla necessità  che la Sinistra Arcobaleno rifiuti con nettezza, senza demagogiche ricadute elettorali, il «forcaiolismo italiano». Va riposizionato al centro del programma (e dell`agire politico quotidiano) il tema dei diritti civili, dello Stato di diritto, del sistema delle garanzie. Basta pensare al progetto di legge del Pd sulla pedofilia, all`accoglimento della castrazione chimica e la previsione di sanzioni anche per chi non ha commesso reati ma è “sospetto”. È molto acuta l`osservazione di Gustavo Zagrebelsky che Segio cita: «Non si parla mai tanto di valori, quanto nei tempi del cinismo». Siamo di fronte ad una vera e propria ossessione sociale, ad una sorta di bulimia carceraria. In questi giorni la persecuzione mediatica (e politica) contro chi è stato detenuto per reati politici è assillante. Vengono vietate partecipazioni a conferenze pubbliche, risuona assordante l`invito al silenzio, eterno, forse. A Sergio D`Elia viene, nei fatti, dal Pd preclusa la ricandidatura al Parlamento. Non è solo opportunismo elettoralistico, temo. È la metafora (piccola ma significativa ed allusiva) di un ritorno prepotente, compatto, oscurantista dell`emergenzialismo. Una società , appunto, claustrofobica, intollerante, proibizionista; di cui il patriarcato, l`attacco all`autodeterminazione delle donne, l`attacco ai loro sentimenti e al loro corpo è, non a caso, un principio ordinatore. La violenza contro femministe, lesbiche, gay non è altra cosa rispetto a questa società  patriarcale e claustrofobica. Per quel che conta, ho conosciuto bene Sergio D`Elia nella mia attività  di componente del Comitato parlamentare per l`abolizione della pena di morte. Siamo stati insieme a Ginevra, alle Nazione Unite, in alcuni paesi che hanno, già  anni fa, aderito alla moratoria. L`azione sua e di “Nessuno tocchi Caino” è una azione importante, efficace, di volontariato, di costruzione di un sistema forte di relazioni, di una fitta rete diplomatica. È incredibile, è giuridicamente ingiusto, è eticamente iniquo che una persona che ha scontato per intero la pena, che è la dimostrazione vissuta della concezione costituzionale della pena (risocializzazione, reinserimento nella società , non “vendetta”, condanna a morte), debba essere discriminata ed emarginata, con il rifiuto perfino della candidatura, del suo diritto di elettorato passivo. A quale deriva giustizialista stiamo giungendo? Perché le forze democratiche assecondano, invece che contrastare, con un punto di vista alternativo sull`idea stessa di diritti e di società , le pulsioni sicuritarie delle destre? Stiamo diventando emuli ipocriti della baldanza autoritaria e “forcaiola” di Sarkozy, che ha proposto di introdurre, per alcuni reati, una nuova misura, per coloro che hanno già  scontato la loro pena ma vengono ritenuti “socialmente pericolosi”, incalliti “recidivi”: potranno essere ristretti a vita in un centro controllato. Una galera a vita. Questo configura un sistema totale, concentrazionario, di controllo sociale e di comportamenti individuali. È la fine dello Stato di diritto. È opportuno che, nel suo progetto, nella sua stessa costruzione materiale, la Sinistra Arcobaleno parta da un assunto fondamentale: non vi è, oggi, una gerarchia di valori e di diritti. Più che mai diritti sociali, sicurezza sociale e diritti democratici (spazi di libertà ) si connettono, si intrecciano. Giovanni Russo Spena (Rifondazione Comunista)