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LA DERIVA, VELTRONI COME FINI: Sì alla castrazione se funzionasse

ROMA - Che la lotta alla pedofilia sarebbe stata un punto forte del suo programma di governo, Walter Veltroni lo aveva detto da subito. Oggi il segretario del Pd ha fatto una parziale apertura alla castrazione chimica: “Non la escluderei se ci fosse la garanzia che funziona, se cioè avesse l`effetto di disincentivare gli atti di violenza sessuale sui minori” ha detto Veltroni, tornando su uno dei temi più delicati, che si stanno delinenando come chiave in questa campagna elettorale dopo gli ultimi fatti di cronaca. E ha risposto così ai giornalisti che gli chiedevano se fosse d`accordo con la proposta dell`intervento chimico contro i pedofili di cui sono sostenitori sia la Lega che Gianfranco Fini: “Nella relazione svolta dal professor Garattini (farmacologo di fama), non c`è nessuna certezza scientifica che interventi di carattere chimico possano avere effetti disincentivanti sugli atti di violenza”, ha detto a margine della conferenza stampa per la presentazione di un progetto di legge sulla pedofilia. Tuttavia, ha aggiunto Veltroni, “se la scienza trova forme che garantiscano questo obiettivo, attraverso terapie, non vedo perché escludere questa soluzione. Ma allo stato delle cose non c`è alcuna certezza di questo”. Il Pd, ha detto ancora il segretario, ha una “proposta forte e determinata per stroncare il fenomeno aberrante della pedofilia”, per evitare che fatti come quelli di Agrigento - dove un pedofilo recidivo ha abusato di una bambina appena uscito di prigione - non accadano più. La posizione espressa da Veltroni lascia perplesso Luigi Cancrini (Pdci-Sinistra Arcobaleno), secondo cui rimane da affrontare il tema della terapia, sia per le vittime che per gli abusanti, per prevenire recidive. “Quando si affrontano certi temi” dice Cancrini “l`idea di correre da soli non ha alcun senso”. Per la Lega l`apertura di Veltroni alla castrazione chimica non è credibile. “Quando ne parlavamo noi della Lega ci bollava come beceri e quant`altro” commenta Roberto Cota, vice presidente del deputati della Lega Nord. Mentre per l`Udc il Pd non scopre nulla di nuovo: “E` risaputo che il problema della pedofilia e` irrisolto sia in Italia che altrove, ma l`annuncio delle presentazione di una proposta di legge per inasprire le pene somiglia a un copia-incolla di analoghe iniziative gia` presentate”, dice il vice presidente Udc alla Camera, Luigi D`Agro. L`apertura sulla castrazione chimica non piace neppure ai Verdi e secondo Angelo Bonelli Veltroni “dovrebbe smettere di inseguire Fini”. “Non è accettabile l`introduzione della castrazione chimica come metodo di repressione della pedofilia, i cui effetti, peraltro, sono tutti da provare” conclude il vicepresidente dei deputati verdi, per il quale “per tutelare l`infanzia dalla pedofilia occorre il carcere duro e la prevenzione”.

RAZZISMO E ALTRO: Arrestati venti ultrà  di estrema destra

ROMA - Associazione per delinquere, devastazione, lesioni, porto di oggetti atti ad offendere. Per questi ed altri reati contestati a seconda delle singole posizioni, venti ultrà  di estrema destra, in prevalenza laziali, sono stati fermati su disposizione del gip Guglielmo Muntoni su richiesta dei pm della Procura di Roma, Pietro Saviotti e Caterina Caputo e dell`aggiunto Franco Ionta. Per 15 di loro è scattata la misura della custodia cautelare in carcere (gli arrestati hanno un`età  compresa tra i 22 e i 35 anni); cinque, invece, sono stati raggiunti dalla misura cautelare dell`obbligo di firma. ACCUSE - Il gruppo di ultrà  è accusato di diversi episodi di violenza politica avvenuti nella capitale. A cominciare dagli scontri dell`11 novembre scorso dopo l`uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri, per cui è scattata anche l`aggravante del terrorismo; alla rissa provocata a Villa Ada, nel corso di un concerto del gruppo di sinistra della Banda Bassotti, quando una ventina di persone a volto coperto ed armati di bastone fecero irruzione durante l`esibizione ferendo due persone. Spedizioni punitive contro tifoserie ostili, aggressioni di extracomunitari, l`attacco ad un centro rom, la progettata partecipazione agli incidenti campani per l`emergenza rifiuti, le irruzioni nei centri sociali frequentati da giovani di sinistra. DASPO - L`ideazione dell`assalto ad un accampamento rom da parte di alcuni degli indagati risalirebbe ai giorni successivi all`omicidio di Giovanna Reggiani. Poi la morte di Gabriele Sandri “dirottò” le attenzioni del gruppo criminale. La maggior parte dei destinatari delle misure restrittive sono pregiudicati. Molti di loro sono stati raggiunti da Daspo, il provvedimento amministrativo che vieta l`ingresso negli stadi. INTERCETTAZIONI - Decisive per inchiodare gli ultrà  sono state le intercettazioni telefoniche. In una di queste, una delle persone arrestate afferma: «andiamo a menare qualche Rom. E questa volta non tratta di assaltare un centro sociale o prendere qualche pullman di tifosi napoletani sull`autostrada, dobbiamo fare sul serio».

L`ALTROMONDO: BRASILE, LULA PRESENTA NUOVO PIANO CONTRO LA POVERTA’

`Il secondo grande passo per mettere fine alla povertà `, dopo quello denominato ‘Bolsa Familia`, che dal 2003 ha offerto buoni mensili a 11 milioni di famiglie: così il presidente Luiz Inà¡cio Lula da Silva ha definito il nuovo piano presentato dal governo che prevede, solo per il 2008, un investimento di 11 miliardi di reais (circa quattro miliardi e mezzo di euro) per finanziare 135 programmi di sviluppo regionale in 958 municipi del paese, con il più basso ‘Indice di sviluppo umano`, secondo la classificazione dell`Onu. `Territà³rios da Cidadania`, questo il nome del programma, `è il piano più ambizioso che ci siamo prefissati. Il peso maggiore che ricade oggi sul Brasile è quello di un secolo di oblio della popolazione povera` ha detto Lula, precisando che l`obiettivo è completare la redistribuzione della ricchezza nei comuni più isolati. Allo stesso tempo, ha aggiunto, ‘Bolsa Familia` continuerà `fino a quando la società brasiliana non sarà riuscita a costruire una politica di distribuzione del reddito che possa fare a meno delle azioni del governo` . `Territà³rios da Cidadania` si applicherà quest`anno in 60 regioni in cui vivono 24 milioni di brasiliani ` dei quali 7,8 milioni risiedono in aree rurali - tra contadini, indigeni, ‘quilombolas` (discendenti di schiavi africani) e pescatori; entro il 2010 sarà esteso a 120 regioni. La scorsa settimana la Banca Centrale brasiliana aveva annunciato che per la prima volta nella storia il Brasile ha smesso di essere un ‘debitore estero` diventando un ‘creditore`: a gennaio le riserve del paese all`estero hanno superato di oltre due miliardi e mezzo di euro il totale del debito estero pubblico.

INDIA: Testato missile nucleare lanciato da sottomarino

Il ministero della Difesa indiana, con una nota diffusa oggi, ha annunciato di aver testato con successo il primo missile nucleare lanciato da un sottomarino. Il lancio è nei pressi di Visakhapatnam. Il missile K-15, lanciato da un mezzo a 50 metri sotto il livello del mare, può trasportare una tonnellata di armamento nucleare fino a 700 chilometri di distanza. L`esperimento di oggi rientra nei test che la marina e l`esercito indiani stanno facendo per mettere a punto l`ATV, il sistema di sottomarini nucleari indiani che saranno varati a partire dall`anno prossimo. L`India ha in programma tre sottomarini nucleari entro il 2012.

I NUMERI SENZ`ANIMA: Almeno 600 morti negli ultimi dieci giorni in Sudan

Almeno 600 persone, in prevalenza donne e bambini, sono morte negli ultimi dieci giorni nella regione sudanese del Darfur. Lo ha reso noto, con un comunicato, l`associazione Italians for Darfur, citando dati inviati dalla Save Darfur Coalition e dall`International Crisi Group. Oggi cade il quinto anniversario del conflitto che, secondo un ultimo bilancio, ha già  causato 400mila morti e 2,8 milioni di sfollati. Il governo sudanese, denuncia il comunicato, ha ripreso i bombardamenti aerei sul Darfur il 18 febbraio scorso. Inoltre almeno 20mila persone sono rimaste senza tetto. Da metà  dicembre a metà  gennaio, si legge ancora, i combattimenti hanno avuto conseguenze dirette su 160mila persone, vittime di violenze e atti di saccheggio. Ben 57mila sfollati sono dovuti fuggire dopo la distruzione delle strutture di accoglienza dove erano assistiti. Nel 2007, 300mila nuovi profughi si sono aggiunti a quelli esistenti per un totale di 2,8 milioni.

ETIOPIA: DIGA DI DENARI

In amarico Gilgel vuol dire piccolo. Ma il polverone che i progetti idroelettrici etiopici di Gilgel Gibe II e III stanno sollevando è, in realtà , di proporzioni sempre più grandi. In ballo c`è il governo locale, ma ci sono anche ` se non soprattutto ` la cooperazione italiana, una compagnia nostrana come la Salini e un`importante istituzione finanziaria internazionale, la Banca europea per gli investimenti (Bei).Per dipanare la matassa dei fatti bisogna fare un salto nel passato recente e portare indietro le lancette fino alla seconda metà  del 2004, in pieno governo Berlusconi, allorché la direzione per la cooperazione allo sviluppo del ministero degli affari esteri italiano approvò un prestito di 220 milioni di euro al governo etiopico per il finanziamento del progetto idroelettrico Gilgel Gibe II. Una montagna di denaro, ma necessaria per la realizzazione dell`opera che, secondo un accordo già  siglato pochi mesi prima tra l`esecutivo di Addis Abeba e la Salini, sarebbe costata circa 400 milioni di euro. A fine 2004 la Farnesina rompe gli indugi e concede il prestito, il più ingente mai erogato nella storia del fondo rotativo della cooperazione. Particolare da non sottovalutare, la decisione viene presa nonostante i pareri negativi del nucleo di valutazione della direzione per la cooperazione e del ministero dell`economia e delle finanze. Lo scetticismo su un possibile finanziamento a Gigel Gibe II si basa su un insieme alquanto corposo di motivazioni: l`assenza di uno studio di fattibilità , l`insufficiente attenzione alle procedure di gestione e di controllo del contratto e il fatto che l`Etiopia è uno dei paesi più poveri del pianeta, a cui l`Italia ha appena deciso di cancellare i 300 milioni di euro di debito dovuti, subito rimpiazzati da un importo di 220 milioni. E poi l`intesa tra la Salini e Addis Abeba è avvenuta in totale assenza di una gara di appalto, bensì tramite trattativa diretta, in barba alle linee guida del ministero dell`economia e agli standard internazionali sulla trasparenza e la concorrenza. A inizio 2005 arriva un`altra sorpresa. La Banca europea per gli investimenti, ormai la più grande istituzione finanziaria del globo, con un portafoglio annuale di quasi 46 miliardi di euro, pensa bene di dare 50 milioni per Gilgel Gibe, infischiandosene delle buone pratiche europee che vorrebbero che l`aggiudicazione dei contratti pubblici non avvenga con il metodo della trattativa diretta. La Bei aggira il problema, imponendo alla Salini di indire una gara d`appalto per i sub-contratti relativi alla fornitura e alla posa degli impianti idro ed elettromeccanici. Il provvedimento della Bei lascia perplessi la Banca mondiale e la Sace, l`agenzia italiana di credito all`export, che nega alla Salini una garanzia sul prestito di 50 milioni, motivando la decisione con le stesse ragioni addotte dal ministero dell`economia e dal nucleo di valutazione della Farnesina. Eppure, in passato la Sace non ha esitato a finanziare altri progetti che potremmo definire `controversi`. Nel frattempo, la situazione politica in Etiopia precipita. Il governo scatena una repressione nei confronti di molti rappresentanti dei partiti d`opposizione. I lavori per il completamento di Gilgel Gibe rallentano a causa di un problema tecnico, dovuto all`assenza di preventivi studi geologici. Arriviamo quasi ai nostri giorni e all`interessamento della Guardia di finanza e magistratura alla vicenda, per un possibile caso di corruzione, che vedrebbe coinvolti la direzione della cooperazione allo sviluppo e la Salini. Ma la saga Gilgel Gibe sembra non finire mai. È attualmente in corso la terza fase del progetto. Gli attori sono sempre i soliti: il governo locale, la Salini ` che in Etiopia è da sempre molto attiva, avendo realizzato anche le dighe di Gilgel Gibe I, di Dire e di Beles, ancora in costruzione ` il nostro ministero degli affari esteri e la Bei. La diga di Gilgel Gibe III, sul fiume Omo, se realizzata, sarà  la più grande opera idroelettrica mai compiuta in Etiopia, con un salto di 240 metri e una potenza di 1.870 MW, per un costo complessivo di 1,5 miliardi di euro. La diga provocherà  la creazione di un bacino lungo più di 150 chilometri, lo sfollamento di 3mila persone e l`alterazione dell`ecosistema di uno degli ambienti fluviali con la più grande biodiversità  del continente africano. Tutto ciò, per generare energia da esportare in Kenya, senza alcun beneficio alle comunità  locali. Anche questo contratto tra la Salini e l`Eepco, la compagnia di proprietà  dello stato per la gestione dell`energia elettrica, viene stipulato a trattativa diretta senza alcuna gara d`appalto internazionale. La Bei e il governo italiano ` intanto passato da Berlusconi a Prodi ` sembrano interessati a fornire nuovamente il loro sostegno economico, rispettivamente per 150 e 250 milioni di euro. La Sace e la Banca mondiale si chiamano, ancora una volta, fuori. Come andrà  a finire e, soprattutto, il venticello della corruzione diverrà  presto un uragano che travolgerà  i notabili di una importante compagnia italiana e del nostro ministero degli esteri?
L`appalto in Uganda
La Salini costruttori ha vinto una mega commessa anche in Uganda. Toccherà  a lei, infatti, realizzare, chiavi in mano, l`impianto idroelettrico di Bujagali, in Uganda. L`infrastruttura costerà  872 milioni di dollari e consiste in una diga sul fiume Nilo, a circa 5 miglia a nord del lago Vittoria. Lo scopo è creare una centrale idroelettrica da 250 megawatt, che dovrebbe soddisfare i bisogni elettrici del paese. La fine dell`opera è prevista per il 2011. A investire nella struttura (110 milioni di dollari) è l`americano Blackstone Group, il più grande fondo di private equity al mondo (21,7 miliardi). La partecipazione del fondo al progetto avverrà  tramite la sua controllata Sithe Global Power, che è azionista al 50%, con la Industrial Promotion Services Kenya (legata al businessman e leader musulmano Aga Khan, che investirà  60 milioni, mentre 20 milioni arriveranno dal governo di Museveni), della Bujagali Energy Limited, una società  creata ad hoc per seguire l`opera. Non mancano, comunque, le polemiche delle organizzazioni ambientaliste, secondo le quali la diga potrebbe rivelarsi una calamità . Oltre a distruggere una della maggiori attrattive naturalistiche dell`area (le cascate di Bujagali) e a mettere a repentaglio l`ecosistema del lago Vittoria (il lago più grande del continente e il lago tropicale più grande del mondo), l`opera potrebbe non garantire affatto l`energia elettrica di cui gli ugandesi hanno bisogno, sostengono gli ambientalisti, perché il 95% della popolazione non è connesso alla rete elettrica nazionale e l`85% vive a livelli di povertà  tali da non potersi neppure permettere il pagamento della bolletta.
Luca Manes della Campagna Crbm

OCCUPAZIONE EX BASE MONTEVERGINE: ASSOLTI CARUSO E NO GLOBAL

AVELLINO - Doppia assoluzione per Francesco Caruso, il parlamentare di Rifondazione comunista, accusato di danneggiamento alle strutture della ex base militare Nato di Montevergine (Avellino). I fatti risalgono al 2002 quando Caruso, che sarebbe stato poi eletto deputato nel 2006, con altri giovani `disobbedienti` dei centri sociali di Napoli, dopo aver reciso la rete metallica occupo` simbolicamente l`area che da tempo era stata sostanzialmente abbandonata per protestare contro la guerra in Iraq. Il giudice monocratico di Avellino, Davide Di Stasio, ha anche dichiarato il non luogo a procedere per l`accusa di imbrattamento: i manifestanti avevano scritto con lo spray slogan pacifisti. Nel corso del dibattimento, sono stati ascoltati come testimoni anche il presidente dei senatori di Rifondazione comunista, Giovanni Russo Spena, e don Vitaliano Della Sala. Assolti anche tre giovani no global di Napoli che vennero denunciati insieme a Caruso per il quale il pm, Isabella De Asmundis, aveva chiesto la condanna a due mesi di reclusione. Francesco Caruso: rioccuperemo in centinaia l`ex base NATO di Montevergine a Pasquetta. Ringrazio il pm De Asmundis per la richiesta di attenuanti per l`alto valore morale dell`azione e il giudice Di Stasio per l`assoluzione. Le ragioni della pace hanno prevalso sulle follie della guerra. Forti di questa sentenza, torneremo ancora una volta a occupare l`ex base nato di montevergine per rilanciare la nostra battaglia a favore del riutilizzo sociale delle aree militari dismesse, perchè vogliamo che la base di Monevergine da fabbrica di guerra e di morte diventi un laboratorio di educazione all`ambiente e alla pace. Quella montagna espropriata da decenni dall`esercito USA deve tornare a disposizione della collettività  e della cittadinanza irpina. Per questo motivo il giorno di pasquetta ci recheremo in centinaia all`interno della base nato per un “pic-nic di lotta”, per una giornata di mobilitazione e di svago contro la guerra, alla quale parteciperanno artisti, cantanti e personalità  importanti del mondo della cultura e dello spettacolo.