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VERGOGNA TRICOLORE: Che buon passito, offre lo Stato. E il 60% dei finanziamenti va perduto

Una legge famigerata, la 488, una rete di amici (il politico, l`industriale, il consulente commercialista). Triangolazione perfetta e risultato chiavi in mano: ogni dieci euro che lo Stato italiano stanzia per finanziarie attività  produttive, sei euro vengono perduti. Frullati da mani amiche, deviati su conti bancari misteriosi, triangolati e alla fine inghiottiti nel pozzo senza fondo di imprenditori rapaci, banchieri distratti, consulenti collusi. La politica, quando non è partecipe, devia l`occhio altrove. Non sa, e se sa non risponde. A fondo perduto è il titolo di un severo, raccapricciante reportage che Milena Gabanelli ha esposto su Report, Raitre. Milioni come noccioline, capannoni pagati dallo Stato e arrugginiti, imprenditori calati dal profondo nord e scomparsi. Sembrano storie fantastiche di bravi romanzieri. Vai in Calabria, e non sai cosa ti perdi. Venti miliardi per agevolare un`impresa, l`Isotta Fraschini. Costruire automobili. In quattro anni dal capannone è sbucata solo una macchina di legno. I soldi inghiottiti, quattro ferraglie prototipali adagiate in un capannone vuoto e deserto. Scendono dalla padania leghista e votata al lavoro, gli imprenditori che si fanno ricchi grazie agli aiuti di Stato. Ventidue milioni di euro per un`azienda che doveva riciclare metallo. E` stato un bresciano a fare richiesta. Il “pacco”, come quelli illustrati per gioco in tv da Flavio Insinna, risulta, nella stragrande maggioranza di casi confezionato dalla sapiente dedizione di valenti commercialisti, famigerati consulenti, che inviano a Roma, al ministero dell`Attività  produttive, felicissime e concludenti considerazioni: top management all`altezza, mercato in crescita, occupazione garantita. Roma, in effetti, ci crede. E ci casca. Ci ha sempre creduto tanto che i quattro ministri succedutisi (Enrico Letta, Antonio Marzano, Claudio Scajola e Pierluigi Bersani) hanno firmato assegni pari a quasi un miliardo di euro. Di questi, secondo le valutazioni degli inquirenti (Guardia di Finanza e Magistratura) e le stesse idee che se ne è fatta la commissione Antimafia, seicento milioni di euro sono stati bruciati: gestiti da incapaci, o da imprenditori inadempienti o anche, e soprattutto, inghiottiti da un circuito truffaldino perfettamente organizzato, sostanzialmente colluso con la classe dirigente. Se ne è accorto Bersani che la legge 488 è un colabrodo, un aiuto a chi spreca e non a chi investe. Troppo tardi, si direbbe. E troppo tardi, bisogna aggiungere, il direttore generale del ministero, intervistato da Report, si accorge che le banche, che avrebbero un ruolo di vigilanza attiva nell`erogazione dei fondi, non si comportano sempre da partners leali dello Stato. Le industrie sono di carta ma troppo spesso finanziate con soldi veri. Danno e beffa corrono sullo stesso binario. Nel capannone vuoto, l`imprenditore (leghista?) esorta l`operaio fantasma: “Non rubare, piuttosto chiedi!” “Il tuo disordine danneggia tutti”. La telecamera di Report indugia disperata sui cartelli posti alle pareti di una delle mille truffe di cui è costellato il sud. Calabria, dunque. Crotone e Gioia Tauro. Ma anche Sicilia, anche Trapani. Dove lo Stato elargisce soldi per realizzare cantine, in un mercato già  saturo di etichette. E a proposito di etichette: quella della tenuta Chiarelli, titolare la moglie dell`ex governatore Cuffaro, adagiata vicino a una bottiglia di un`altra azienda, naturalmente anch`essa produttrice di vino griffato, dal titolo felicissimo: “Baciamolemani”. E baciamole queste mani. Baciamole e salutiamo il nuovo modello di sviluppo. Tutti all`opera, tutti gran sommelier, fini intenditori. Con i soldi dello Stato. Anche il senatore Calogero Mannino, naturalmente, ne ha approfittato. A Pantelleria la sua famiglia possiede una bella cantina, finanziata (c`è da dirlo?) con i fondi dello Stato.
Ah che buon passito!
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VERGOGNA TRICOLORE BIS: Italia, nuovo record dell`export di armi

Nuovo record per l`esportazione di armamenti italiani che nel 2007 sfiorano i 2,4 miliardi di euro con un incremento del 9,4% rispetto al 2006 grazie soprattutto ad un`autorizzazione per missili contraerei (di tipo Spada-Aspide prodotti dalla MBDA una controllata di Finmeccanica) verso il Pakistan: il regime di Islamabad con 471,6 milioni di euro si attesta come il primo compratore di armi “made in Italy”. Sono i primi dati del Rapporto annuale reso noto oggi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che sono stati presentati dall`Ufficio del Consigliere Militare ad una delegazione della Rete Disarmo. «Se è positivo che il Governo abbia mantenuto l`impegno annunciato lo scorso anno aprendo un confronto con le associazioni come le nostre attente al controllo del commercio di armamenti, il trend di crescita dell`export è invece alquanto preoccupante», commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo. Un trend che vede tra l`altro nel 2007 la ripresa di autorizzazioni verso Paesi non appartenenti alla Nato e all`Unione Europea che, con oltre 1,1 miliardi di euro, raggiungono il 46,5% di tutte le esportazione di armi italiane. Si conferma cosi quanto le analisi di Rete Disarmo evidenziano da tempo: nonostante una legge considerata “restrittiva” come la 185, dalla sua entrata in vigore (nel 1990) ad oggi più del 40% di armi italiane è stata diretta a nazioni che non appartengono alle principali alleanze economiche e militari del nostro Paese. Nel 2007, tra i maggiori acquirenti di armi italiane figurano infatti oltre al già  citato Pakistan (471,6 milioni di euro di autorizzazioni), la Turchia (174,6 milioni di euro), la Malaysia (119,3 milioni) e l`Iraq (84 milioni di euro). Proprio il Pakistan e la Turchia sono stati oggetto nei mesi scorsi dell`attenzione di due specifici comunicati di Rete Disarmo che, in considerazione delle tensioni interne e delle politiche militari dei due paesi, aveva esplicitamente chiesto al Governo italiano una sospensione delle esportazioni di armi italiane. Tra le nazioni Nato/Ue che commissionano armi italiane vanno ricordate invece la Finlandia (250,9 milioni di euro), Regno Unito (141,8 milioni), Stati Uniti (137,7 milioni), Austria (119,7 milioni) e Spagna (118,8 milioni). Oltre alle autorizzazioni crescono anche le consegne definitive di armamenti che, come riporta l`Agenzia delle Dogane, superano gli 1,23 miliardi di euro a fronte dei 970 milioni del 2006. Forte incremento anche dei “Programmi intergovernativi” che - per l`arrivo a regime di diversi programmi, sfiorano nel 2007 i 1,85 miliardi di euro. «ÃƒË† particolarmente urgente che il governo italiano integri una seria politica di tutela dei diritti umani con le autorizzazioni alle esportazioni di tutti i sistemi di armi in particolare per quanto riguarda l`attuazione della raccomandazione del Comitato Onu sui Diritti dell`Infanzia che richiede di non esportare armi verso Paesi dove sono utilizzati i “bambini soldato”», afferma Daniela Carboni, direttrice dell`Ufficio Campagne e Ricerca di Amnesty International. Record anche per le operazioni autorizzate alle banche che salgono ad oltre 1,2 miliardi di euro. «Dai primi succinti dati il gruppo Unicredit con oltre 183 milioni di euro di operazioni si profila come la prima banca d`appoggio al commercio di armi del 2007 nonostante la policy di “uscita progressiva dal settore” annunciata fin dal 2001 dal suo amministratore delegato», sottolinea Giorgio Beretta della Campagna banche armate. «Unicredit lo scorso anno ha acquisito Capitalia ma non ha ancora definito una linea di comportamento per quanto riguarda questo tipo di operazioni: c`è da augurarsi che questi nuovi dati non stiano a significare un ripensamento di quanto finora dichiarato da parte di Unicredit che ormai è un gruppo con operatività  internazionale», aggiunge Beretta. Diminuiscono, invece, le operazioni del gruppo IntesaSanPaolo: un primo effetto della nuova policy entrata in vigore solo nel luglio scorso, ma che già  sembra presentare risultati positivi, anche se - data la natura delle operazioni - è pensabile che occorrano alcuni anni per non veder più apparire il gruppo nell`elenco del Ministero delle Finanze per operazioni riguardanti i servizi d`appoggio al commercio di armi. «Preoccupa invece soprattutto la crecita di operazioni di istituti esteri come Deutsche Bank (173,9 milioni di euro), Citybank (84 milioni), ABC International Bank (58 milioni) e BNP Paribas (48,4 milioni) a cui vanno sommati i valori dell`acquisita BNL (63,8 milioni). Se siamo riusciti a portare diverse banche italiane ad esplicitare una policy precisa e il più possibile restrittiva in questa materia, dobbiamo creare la stessa azione di pressione sia in Italia sia negli altri paesi europei per quanto riguarda le banche estere»,conclude Beretta. Fonte: Unimondo

Beppe Grillo a Messina attacca politici e mondo dell`informazione

Beppe Grillo arriva a Messina (nella foto Di Giacomo) osannato come un vero candidato premier, ma il suo palco è molto più piccolo di quelli faraonici dei grossi partiti e la sua faccia la spende a favore della candidata alla regione siciliana Sonia Alfano. Dopo la tappe di Caltanisetta e Palermo ieri, oggi il passaggio a Piazza Cairoli, mentre in serata si recherà  a Catania per terminare il suo tour siciliano. Un Grillo come al solito frizzante, ironico, colorito e molto arrabbiato, che non ha solo lanciato i consueti `missili` rivolti ai potenti e ai politici italiani, ma ha dato spettacolo, gettando acqua sui presenti e perfino sputandola su uno dei suoi maggiori `obiettivi` di giornata, i giornalisti. A fare da contorno tanti `grillini`, dello Stretto, ma anche di altre province, per una cornice di pubblico abbastanza numerosa. `Prima di arrivare dicevo ad un mio collaboratore, che tre anni fa, l`ultima volta che ho visitato Messina, era commissariata. Complimenti, ho scoperto che lo è ancora ` ha esordito il comico genovese. A Palermo invece il Comune è chiuso, perché i rappresentanti votati dai cittadini, hanno abbandonato l`incarico per puntare ad una poltrona più prestigiosa. Voi questa operazione come la chiamate?`.
Da qui, il passo alle elezioni è stato molto breve. Una tornata elettorale falsata secondo Grillo, nella quale se vincerà  Veltroni (soprannominato `topo gigio`) o Berlusconi (`testa d`asfalto`) sarà  uguale, con la certezza, messa anche per iscritto, che dopo un anno saranno costretti a fermarsi. `Ma io vi dico con grande orgoglio, con il mio patriottismo, che fino a qualche mese fa non sapevo neanche di avere, che io non andrò a votare, perché sono delle elezioni anticostituzionali. Non vi dico di fare lo stesso, ma vi ricordo che dovevamo votare per un referendum e l`hanno spostato dopo aprile volontariamente: come mettersi il preservativo dopo aver fatto l`amore`. Detto ciò, il mirino si sposta sui rappresentanti più importanti del panorama politico: `Sono tante ‘puttane di regime` che cambiano continuamente casacca. Ci sono personaggi che si presentano per la quinta volta e che prendono 25000 euro al mese. E Pensate che ancora una volta sarà  candidata la moglie di Fassino, qualcuno di voi l`ha mai vista? Senza dimenticare Cuffaro, Dell`Utri e derivati… E` pieno anche di simboli che in qualche modo si avvicinano al mio nome, ma che mai ho conosciuto. Queste elezioni sono un uovo di pasqua dove dentro la sorpresa è gia nota, tanti ‘stronzettini` morti`. Poi si va avanti, passando a Mastella: `Già  mi manca, con tutto il repertorio che avevo preparato, che me ne faccio ora che non conta più niente?`. Curiosità  invece per Di Pietro: ` Uno dei pochi che secondo me ha gli attributi. Se dovesse vincere il Pd, per le capacità  e le conoscenze che ha dovrebbe fare il ministro della giustizia. Ma se così non fosse cosa farebbe?`. Ma non manca di incitare e invitare la gente a votare Sonia Alfano presidente per la Sicilia, `una madre di famiglia e una donna comune`. `Noi presentiamo giovani nella lista, ragazzi impegnati, avvocati, professionisti, gente che gli farà  un mazzo così. Voi pensate che uno a 72 anni può pensare a lavorare per un futuro che non vedrà  mai? No, pensa solo all`avvenire di suo figlio o del parente di turno, dimenticandosi dei veri problemi`. Passaggio successivo dedicato al ponte, `otto miliardi di euro da finanziare, dimenticando totalmente il debito pubblico del nostro Paese. Pensate che perfino i giapponesi hanno detto in giapponese, ma che min*** state facendo? Un progetto che non ci appartiene, per il quale le finanziarie saranno tutte straniere. Ma poi per cosa? Per unirvi con la Calabria, che voi i calabresi neanche li potete vedere. Corridoio 5? Ma se la natura ci ha messo tanti anni per separare le due regioni`. Ma oggi la voce agguerrita del `Grillo nazionale` si è scagliata forte soprattutto sul mondo dell`informazione italiana, definita `da terzo mondo`. `Una categoria in cui i direttori di tg e giornali sono ‘camerieri a 90°`, schiavi dei grossi gruppi di potere. Almeno c`è chi come Fede è lecchino e non lo nasconde, ma il problema sono quelli come Mentana che si credono equi e poi fanno dire tante e tante corbellerie a personalità  come Veronesi. Quelli che veramente lavorano sono costretti a girare con la scorta o a essere continuamente minacciati, Abbate, Saviano, Travaglio. Le cose che non sappiamo sono le uniche vere`. Per questo il 25 aprile, data in cui si svolgerà  la seconda edizione del V-Day in 400 piazze italiane, saranno proposti tre referendum: `Uno per l`abolizione dei finanziamenti statali ai partiti e ai giornali. Chi fa bene un giornale vende, chi non lo sa fare chiude; è la legge di mercato. Il secondo sarà  per l`abolizione dell`ordine dei giornalisti, nato all`epoca di Mussolini. Le cose sono cambiate ed internet permette a chiunque di scrivere senza la necessità  di una commissione che valuti l`adeguatezza o meno. Il terzo per l`abolizione delle legge Gasparri, caso evidente di conflitto di interessi`. Ma Grillo ovviamente saluta Messina e i suoi ragazzi tornando a parlare di politica e gridando a gran voce: `Ci vogliano imbavagliare, hanno paura ma noi reagiremo. Non attraverso le molotov o le risse come vorrebbero, ma attraverso internet, unico spazio al mondo che non può essere censurato o veicolato`.

In 50 pagine l«´atto d«´accusa contro De Gennaro, l«´ex questore Colucci e l«´allora capo della Digos Mortola

GENOVA - Le cinquanta pagine depositate nell´ufficio del gip rappresentano secondo gli investigatori un «esemplare» caso di falsa testimonianza. Quattro pm ed un procuratore aggiunto chiedono di processare tre alti funzionari dello Stato. Il primo è l´ex capo della polizia, Gianni De Gennaro. Poi Francesco Colucci, già  questore di Genova: nonostante lo scandalo è stato recentemente promosso al ruolo di prefetto, ed è uno dei primi sette poliziotti d´Italia. L´ultimo è Spartaco Mortola, nel 2001 capo della Digos del capoluogo ligure, che a sua volta ha fatto carriera: è questore vicario a Torino. Il pasticcio è legato a quella che tutti - compreso uno degli imputati per la vicenda e attuale capo del Sisde, Gianni Luperi - definiscono «una delle pagine più brutte nella storia della Polizia di Stato»: la sciagurata irruzione nella scuola Diaz durante il G8, 93 no-global massacrati ed arrestati con prove fasulle. Per la procura, uno è il bugiardo: Colucci. L´altro gli ha detto di mentire, per evitare fastidi: De Gennaro. Il terzo è quello che ha fatto da tramite: Mortola. De Gennaro è accusato di «aver determinato Francesco Colucci a deporre circostanze non corrispondenti al vero e comunque non appartenenti alla propria percezione, anche ritrattando sue precedenti dichiarazioni». Per gli inquirenti l´ex questore avrebbe mentito nell´udienza del 3 maggio 2007, cambiando versione rispetto alle sue precedenti dichiarazioni. In particolare riguardo «ai contatti fra di loro avuti, alle informazioni reciprocamente scambiate e alle richieste formulate. Provvedendo ad eliminare il principale punto di contrasto esistente tra le deposizioni in precedenza da loro rese». I pm sostengono che Colucci abbia ridimensionato il ruolo del “capo” nel blitz, giurando che quello non ne sapeva nulla. Un riflessione genuina? Sembra proprio di no. Nei giorni precedenti la testimonianza di Colucci, la procura stava infatti conducendo un´altra indagine - niente a che vedere con il G8 - e per questo motivo intercettava le telefonate di Spartaco Mortola. Che il 26 aprile, è scritto nella richiesta, chiacchiera via filo con l´ex questore. «Il capo nelle sue dichiarazioni ha fatto marcia indietro… io allora devo rivedere un po´ il discorso di quello che ho dichiarato io di Sgalla… Sgalla, stampa, eccetera. Questo serve per aiutare i colleghi», dice Colucci. In effetti, in commissione parlamentare De Gennaro aveva sempre detto di non sapere nulla dell´irruzione, ma in un interrogatorio del 2002 aveva aggiustato il tiro. Negando però di aver ordinato a Colucci di avvertire Roberto Sgalla, allora responsabile delle relazioni esterne della polizia e in contatto con i giornalisti. Invece l´ex questore aveva sempre confermato questa circostanza. Ma in aula ci ripensa - «Il capo dice: tu devi, bisogna che aggiusti un po´ il tiro sulla stampa», confessa al cellulare - e dice ai giudici di aver telefonato a Sgalla di sua iniziativa. Nei giorni successivi alla testimonianza, Colucci si gode il trionfo: «M´ha chiamato il capo: “Ciccio, li hai sbaragliati, li hai messi alla sbarra”. Ho dato una mano a tutti i colleghi. Poi ho chiamato Manganelli, dice: “Complimenti, so che è andata bene”». Una falsa testimonianza “esemplare”, appunto. L´ultima parte della richiesta di rinvio a giudizio contiene la difesa di Gianni De Gennaro. Che spiega: «Nego di aver mai “ringraziato” Colucci. Al limite, posso aver espresso compiacimento dopo la sua deposizione, ma solo perché aveva detto la verità ». Ma, insistono i pm, vi siete visti prima del processo. «E´ vero, abbiamo scambiato qualche impressione. E´ stata una conversazione breve, fugace. Non ho mai detto a nessuno di cambiare versione».

MASSIMO CALANDRI

A. a. a. Val Susa: Si vendono pezzi di terra garantiti Notav per fermare il supertreno

Non costa nulla diventare padroni del futuro in Val Susa. La lotta contro il supertreno segna un nuovo punto a favore di chi l`opera strategica per eccellenza proprio non la digerisce. Oggi sui prati di Chiomonte, dove un progetto vorrebbe far uscire il tunnel di base del cosiddetto «studio alternativo», un notaio si siederà  dalle nove del mattino fino alle dieci di sera e certificherà  l`atto di acquisto di circa 1500 persone che hanno deciso di comprarsi quello che chiamano «un posto in prima fila»: un metro quadro circa di terreno che poi, in caso di apertura dei cantieri, dovrà  essere espropriato con relativi deliri di carte bollate, notifiche etc. Insomma, una sorta di guerriglia preventiva. Se mai verrà  il giorno dell`apertura dei cantieri, le procedure burocratiche necessarie per riconoscere i proprietari ed espropriarli (è indispensabile farlo sul posto) richiederanno mesi. L`idea è venuta in mente ad Alberto Perino un paio di mesi fa, e la speranza al tempo era di coinvolgere mille persone. Ne sono arrivate cinquecento in più e infatti ora si sta pensando di fare shopping Notav un po` in tutti i luoghi strategici della Val Susa. Se il movimento ha risposto con entusiasmo, i sindaci di valle hanno dimostrato molto meno calore. Basta poco per comprarsi un pezzo di terra Notav, si possono scaricare i moduli dal sito www.notav.it , oppure si va ai vari presidi di valle o a Torino presso la sede dell`Associazione Pro Natura. Pochi fogli da compilare, meno di quindici euro da investire e l`opzione di acquisto è completata. Bastano la carta di identità , il codice fiscale e cinque minuti contati. Il problema all`inizio era per chi non era proprietario di beni immobili. Domande varie: si paga l`Ici su un metro quadro di terra? Bisogna inserirlo nella dichiarazione dei redditi? Su tutto questo fronte le risposte sono rassicuranti. Dato che si tratta di appezzamenti minuscoli di prati sperduti tra le montagne che non danno reddito, non sarà  necessario dichiarare nulla né verrà  richiesto il pagamento Ici. Attualmente lo shopping è sospeso, ma si conta di riaprirlo al più presto per altre località  a rischio, Venaus e Villarfocchiardo prima di tutte. L`obbiettivo è di raggiungere oltre trentamila lotti sparsi per la valle. A macchia di leopardo. Dato che in val Susa ormai nessuno si fida più della politica, l`operazione «compra un posto in prima fila» è riservata alle persone fisiche e non a quelle giuridiche. Niente partiti, associazioni o altro come acquirenti quindi, ma solo singoli cittadini. Oggi però ci sarà  da sudare perché sotto il caldo sole della primavera bisognerà  fare un bel po` di coda prima di mettere la firma davanti al notaio. Prima i valligiani, poi i forestieri. I torinesi sono previsti per la tarda serata. Si inizierà  alle otto del mattino e la fine è prevista per le ventidue. Poco male, ci sarà  una mega grigliata, colombe e uova pasquali, danze, concerti… la solita baldoria Notav. Mario Virano, responsabile dell`Osservatorio Tecnico (un “coso” ormai agonizzante perché disconosciuto da tutti) irride l`idea Notav sostenendo che «non serve a nulla, il tunnel potrebbe passare cinquecento metri più in alto più in basso..», reazione scomposta dettata dal nervosismo crescente. Un tunnel di base lungo cinquanta km, non si può spostare come un pacchetto di patatine, qualsiasi studente di ingegneria riderebbe di un`affermazione simile. Conclude poi Virano: «Per le Olimpiadi di Torino abbiamo espropriato tre milioni di lotti senza problemi… Facciano quello che vogliono in val Susa, non servirà  a bloccare i lavori». Esempio infelice perché lo scempio dell`abbandono post olimpico delle mega opere costruite per il 2006 è sotto gli occhi di tutti. Si veda la cattedrale nel deserto della pista da bob di Cesana Torinese. In realtà  tutti sono consci che non sarà  solo «la guerriglia burocratica» a fermare chi vuole la mega opera, ma è un altro granello di sabbia messo dentro l`ingranaggio Tav. Inoltre è un segnale forte per chi vedeva il movimento diviso e bloccato, in parte addirittura pentito riguardo il passato. Solo poche settimane fa il sindaco di Torino Chiamparino ha lanciato l`idea di una manifestazione Sitav in val Susa, subito decaduta e frettolosamente ribattezzata come «provocazione». In realtà  le affermazioni di Virano e Chiamparino sono indice di un`armata brancaleone che ogni giorno cambia idea, a destra come a sinistra. Di questi tempi la novità  di un terzo tracciato pensato dagli ingegneri fai da te Martinat, ex sottosegretario alle infrastrutture (An), e Napoli, piccolo politico locale (Forza Italia). Secondo costoro il nuovo tracciato dovrebbe fare tappa a Susa con una mega stazione internazionale «per il turismo». Un`ipotesi, in parte sposata anche da Mercedes Bresso, che demolisce l`idea che il Tav sia per le merci e non per i passeggeri, dato che tra i due diversi tipi di trasporto esiste una differenza di velocità  pari a 120 km/h. In poche parole si intaserebbe tutto, oppure si dovrebbero fare delle bretelle aggiuntive dentro la montgna. Altra novità  secondo i due è la creazione di una nuova piattaforma logistica sostitutiva di quella di Orbassano. Fino a ieri tutti avevano sempre giurato che che l`interporto di Orbassano era insostituibile, strategico… Ma questo gli ingegneri fai da te non lo ricordano.

IPOCRISIE DI STATO: Ex e parenti delle vittime, lite sul ««rancore«»

MILANO - Elisabetta Zamparutti in lista per le prossime elezioni? «Le colpe dei mariti non ricadono sulle mogli, ma a noi pare lo stesso una scelta inopportuna» dice Giovanni Berardi, presidente dell` Associazione vittime del terrorismo. Perché la signora, che è tesoriere di «Nessuno tocchi Caino», fa politica da anni con i Radicali ed è candidata in Basilicata per il Partito democratico, è anche la compagna di Sergio D` Elia, ex di Prima Linea. «Le ragioni di opportunità  avanzate per un caso specifico avallano il restringimento di spazi di agibilità  per tutti» ha scritto ieri Zamparutti sul Riformista. E la polemica, che ormai dura da giorni, ha fatto un altro passo avanti. Ufficialmente la pietra dello scandalo è il ruolo chiave che la Zamparutti attribuisce alla dissociazione politica dal terrorismo nella sconfitta della lotta armata. «Niente di più falso - replica infatti Berardi -. Il terrorismo è stato battuto da chi ha perso la vita; parliamo di oltre 500 persone. E attenti a dire che è sconfitto, perché in Italia è ancora viva l` idea che si può ricorrere alla violenza». Berardi è figlio di un maresciallo di polizia ucciso dalle Br a Torino il 10 marzo del 1978. Ieri ha letto le parole di Elisabetta Zamparutti, il suo non essere «disposta a tollerare» le critiche sulla candidatura «in nome di un dolore che per i toni che assume stento a considerare sinceramente tale», le accuse ai «professionisti dell` opportuno» di violare «verità , onestà , diritto e diritti, vite e identità  altrui, forse anche le proprie», di esprimere «cieco rancore». Lui ribatte: «Professionisti dell` opportuno? La sua candidatura è un` emblema di opportunismo». Poi aggiunge: «Da 30 anni chiediamo, invano, se non di avere giustizia almeno di avere la verità . È indispensabile per chiudere le pagine più tristi della nostra storia. Perché chi si è macchiato di delitti impuniti non contribuisce facendo i nomi di mandanti e complici?». E forse questo è il segnale che il cuore del problema non è la dissociazione e nemmeno la candidatura di Zamparutti. Il punto sembra un altro. Sempre lo stesso. Gennaio 2008: «Fondi al progetto dell` ex Br. Bufera sulla provincia di Lodi». Febbraio 2008: «Curcio invitato a un dibattito a Mantova, scoppia la polemica». Dicembre 2006: «Ex terrorista tra gli esperti antidroga, bufera su Ferrero». Di titoli così ce ne sono a migliaia. È pensabile che un giorno quella «bufera» smetta di soffiare sull` Italia? Sabina Rossa, figlia di Guido, il sindacalista ucciso dalle Br, anche lei candidata per il Pd, crede di sì: «In passato, proprio parlando di d` Elia, dissi che se aveva riacquistato i diritti politici poteva essere candidato. Ora mi chiedo: fino a quale generazione devono ricadere le colpe degli ex terroristi? E penso che in ogni caso il nostro risarcimento non possa essere la pena a vita per gli “ex colpevoli”. Però è vero che nella storia d` Italia c` è un capitolo che rimane aperto. Ci sono ancora dei passi da fare per arrivare, su diverse vicende oscure, a una conoscenza della verità  che non sia solo quella prodotta nelle aule di giustizia ma anche quella storica e politica. Se lo si facesse, la riconciliazione sarebbe consequenziale. Io inizierei proprio da alcune richieste delle associazioni delle vittime: informatizzare e pubblicare gli atti dei processi, togliere il segreto di Stato da carte importanti come quelle prodotte dalla commissione stragi». Non è la sola a pensare che il percorso verso una memoria condivisa passi da lì. «Ci sono 100 faldoni coperti da segreto: chiunque vada al governo deve assumersi la responsabilità  di toglierlo. Non c` è pacificazione senza verità » dice Olga D` Antona. Lei per mano delle Br ha perso il marito. Ora corre con il Pd in Campania. «Non sono per mettere il marchio a vita sulle persone. Se qualcuno che in passato ha commesso delitti dà  prova di ravvedimento e viene riassorbito dalla società  per me è una vittoria». Il caso Zamparutti? «Ne parlino i Radicali. Io vorrei solo che si smettesse di pensare alle donne come a vedove, mogli, compagne, e le si considerasse per il lavoro che fanno. Ha mai sentito chiamare un uomo “vedovo”? Invece una donna che perde il marito è vedova per sempre. Metaforicamente, viene messa sulla pira, come in India». Questa, però, è un` altra storia.

Porqueddu Mario