Quotidiano on line - News - Inchieste - Rassegna Stampa - Photoreportage

Home Chi sono E-Mail Archivio news Sentenze Mondo News Cronaca da Messina e dintorni Inchieste    Reportage
Commenti e appelli Diario Mondo Africa Periferie Culture Agenda & Consigli Fotografie Video











Tav e autostrada, così si sono infiltrati i clan

MILANO - Non contenti della Salerno-Reggio Calabria, adesso puntano sulla Milano-Torino. Giocando d´anticipo, tentando di insinuarsi nei cartelli d´impresa e nelle gare d´appalto, appiccicando sulla calamita decine di subappalti, commesse, forniture, i clan mafiosi stanno provando a inglobare l´autostrada A4 (che sta raddoppiando) e la Tav (per i treni c´è da aspettare ancora un anno) che collegano (via Novara) le due capitali del Nord nei grandi affari della Spa più invisibile e potente del mondo. Con metodo certosino si stanno infilando negli interstizi dei consorzi di impresa, allargandoli per farli diventare spazi da occupare, fonti da cui trarre fiumi di denaro. Un tentativo di penetrazione nell´economia legale, su cui indagano diverse procure d´Italia. Con la lama del potere criminal-imprenditoriale le cosche vorrebbero spartirsi una torta che vale almeno 5 miliardi di euro. La stessa tecnica applicata, a mo´ di copia e incolla, per il controllo delle due autostrade più costose e cantierizzate d´Italia: la Salerno-Reggio Calabria e la Milano-Torino. Che mafia e ‘ndrangheta andassero più veloci delle autostrade si sapeva: ora si inizia a scoprire che filano via più svelte anche dell´Alta velocità . L´ultimo cantiere (Novara-Milano) della linea ferroviaria che adeguerà  l´Italia ai più alti livelli europei ` informano dalla sede di Impregilo ` entrerà  in pre-esercizio a aprile del 2009; e dopo qualche mese funzionerà  a pieno regime. Il raddoppio dell´A4, invece, è previsto per la fine del 2009. A opere completate, sospettano gli investigatori, le casse dei clan calabresi e siciliani avranno già  ingoiato capitali mostruosi. Per non pestarsi i piedi, ‘ndrangheta e Cosa nostra si sarebbero messe d´accordo, imprimendo un´accelerata ai loro affari e dando vita a un´evoluzione nel sistema del controllo criminale sui cantieri. È stato questo il loro piccolo capolavoro. I clan siciliani “gestiscono” i lavori in Piemonte, mentre le ‘ndrine hanno in mano le tratte lombarde. Ma sono diverse le Procure italiane che hanno acceso i riflettori. Il fascicolo dove finora sono confluite le maggiori informazioni è stato aperto dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, che lavora in tandem con le Procure di Torino e Reggio Calabria e con la direzione nazionale antimafia. L´inchiesta è stata affidata al pm Mario Venditti. Il primo a non essere troppo convinto dell´estraneità  dei gruppi criminali all´affare delle grandi costruzioni del Nord è stato il procuratore capo di Milano, Manlio Minale: nella relazione d´inaugurazione dell´anno giudiziario assicura che «risulta confermato l´interesse delle mafie tradizionali ed in particolare della ndrangheta per gli appalti pubblici», e cita espressamente la Tav e l´ampliamento della A4. L´ultima relazione della commissione antimafia entra più nel dettaglio e parla di «un coinvolgimento delle cosche di isola Capo Rizzuto nell´acquisizione illecita degli appalti». Un´avventura costellata da qualche incidente ma foriera di consistenti guadagni per le imprese “ombra”. Partiamo dagli incidenti: l´ultimo risale al 12 marzo. Al responsabile compartimento Anas di Milano viene inviata una busta con dentro due proiettili calibro 45. Più eloquenti sono alcuni segnali che si sono registrati sul tratto piemontese, dove a ottobre sono saltati in aria nove autocarri e due furgoni nel magazzino di un´azienda che si occupava di movimento terra. Da qualche mese l´aria che si respira sui cantieri è particolarmente pesante. Lo dicono le testimonianze (poche e coperte da anonimato) di qualche capocantiere e di un paio di rappresentanti sindacali. Giurano che «le sentinelle presidiano i cantieri in motorino, restano in contatto tra loro col telefonino per lasciare il campo quando arriva la polizia stradale. Controllano se gli operai (7 mila tra diretti e indiretti solo quelli impiegati nel cantiere della Tav Torino-Novara) stanno facendo il loro dovere e sanno che da loro non devono aspettarsi mai un tradimento». Sono i guardiani della ‘ndrangheta e della mafia in trasferta. Sono ` è l´ipotesi degli inquirenti ` le espressioni sul territorio dei sodalizi criminali, le organizzazioni che sarebbero riuscite, aggirando le radiografie e i vari certificati antimafia imposti dal committente dei lavori (le Ferrovie dello stato), a entrare nei meccanismi della grande opera. Una decina le imprese finite nel mirino delle procure: i nomi sono ancora nascosti, ma quando verranno svelati potrebbero minare le certezze dei grandi gruppi costruttori. Al momento si dicono all´oscuro di qualsiasi problema legato a infiltrazioni mafiose. «Non ci sono mai arrivati segnali in questo senso ` fanno sapere per esempio da Impregilo ` del resto tutte le imprese che lavorano per noi sono state sottoposte all´esame severo dei protocolli imposti dal committente».

PAOLO BERIZZI

DAVIDE CARLUCCI

Salma piatta di Marco Travaglio

Uliwood party
E` tornato lui. Contavamo i giorni, per vedere quanto avrebbe impiegato a riesumare i comunisti, Stalin, la Rai in mano alle sinistre, la par condicio illiberale. L`ha rifatto. Anzi, ha voluto esagerare e ha rispolverato pure la laurea di Di Pietro, una gag che risale addirittura al 1995 e che è già  costata condanne per diffamazione a decine di pennivendoli al seguito. E` bello e rassicurante ritrovare il vecchio Banana dei tempi migliori. `Berlusconi - osserva Ellekappa - tira fuori i suoi vecchi cavalli di battaglia. Vediamo se ritira fuori anche lo stalliere`. Come i guitti a fine carriera che cercano di strappare l`applauso col repertorio, l`anziana soubrette di Arcore provvede a smentire tutti i politici e gli opinionisti `riformisti` che negli ultimi mesi lo descrivevano trasformato, moderato, dialogante, insomma un uomo nuovo, uno statista col quale riscrivere le regole della Repubblica, forse anche il codice della strada, sicuramente il codice penale. Infatti da un paio di giorni Uòlter ha cominciato a parlare di tv, di conflitto d`interessi, perfino. Ecco, dev`essere stata la parola mafia a mettere di cattivo umore il Cainano, insieme alle notizie dal Liechtenstein e dal resto d`Europa, dove i governi si stanno impegnando contro l`evasione fiscale che lui ebbe modo di definire alla festa della Guardia di Finanza `un diritto naturale che è nel cuore degli uomini`, soprattutto nel suo. Lui, sui depositi di Vaduz, aveva dichiarato: `Il Liechtenstein non so nemmeno dove stia`…

TUTTO, MA ANCHE NIENTE: LA CORSA DI WALTER di Saverio Monno

Sin dagli esordi il Partito Democratico ha profondamente sconvolto il sistema politico italiano. Già  solo l`annuncio dell`imminente confluenza dei più grandi partiti della maggioranza (DS e Margherita), in una nuova e `più coesa` forza politica, ingenerò i primi contraccolpi nei precari equilibri dell`Unione di Romano Prodi. Poi, la successiva realizzazione di quei progetti, finì per costringere la maggioranza ad un dualismo di vertice, sempre più ingombrante, tra lo stesso Prodi, presidente del PD, e Walter Veltroni che, nel frattempo, di quella nuova forza politica, era divenuto il segretario. Se però, la nascita del partito è ascrivibile al 14 ottobre del 2007, il vero terremoto sarebbe arrivato solo qualche tempo dopo. Nonostante le molteplici dichiarazioni di stima e di ammirazione per l`operato di Prodi, arrivava puntuale, infatti, la randellata. Il sindaco di Roma, pecca di protagonismo e, intervenuto ad Orvieto, bacchetta una maggioranza litigiosa e ballerina, annunciando della sua intenzione di correre da solo. `Quale che sia il sistema elettorale`, alla prossima chiamata alle urne, `il Pd si presenterà  con le liste del Partito democratico. Spero che FI trovi il coraggio di fare altrettanto.` Con queste parole, lo scorso 19 Gennaio, il segretario del PD avviava al patibolo l`Unione, che di lì a poco sarebbe stata giustiziata in senato dalla sua corrente più conservatrice, e sfidava Berlusconi a singolar tenzone. Ma quella della `corsa solitaria` si è rivelata ben presto una semplice spacconata e, archiviata l`autosufficienza della prima ora, il numero uno del PD, in piena deriva centrista, ha messo in piedi la sua piccola armata Brancaleone. Trova un accordo con Follini che, dopo tredici anni di convivenza con Berlusconi, riceve in `premio` l`incarico di responsabile del Pd per l`informazione. Quindi si fa corteggiare da un altro Marco. Pannella. Gli promette la luna e le stelle, poi cerca di ritrattare, ma il vecchio radicale lo costringe a mantenere la parola…a suon di sathiagrà ! Visto però, che il peso elettorale dei due navigati parlamentari non è particolarmente rilevante, ne studia un`altra. Decide l`apparentamento con Di Pietro. L`ex pm è sempre rimasto fedele al centrosinistra, in più costituisce un bottino che, stando ai sondaggi, dovrebbe garantire al PD un introito stimato attorno al 4-5%. Voleva `resettare il paese` Walter. Ma dovrà  accontentarsi della certezza di aver spaccato a metà  il popolo dell`Unione e di aver dato vita ad un ricettacolo di contraddizioni, partorito da qualche `ma anche` di troppo e gettato nella mischia per far numero, in barba alle critiche sulle coalizioni eterogenee. Un pot-pourri d`incoerenze, che vorrebbe porsi quale sintesi tra posizioni progressiste e conservatrici, tra laici e ferventi cattolici, operai e dirigenti di confindustria. In realtà  è un Veltroni che stenta a trovare una sintesi anche delle sue stesse posizioni, attanagliato dai dubbi, indeciso tra l`americano `Yes, we can!` di Obama ed un più mediterraneo `Se puede hacer!` in onore del successo elettorale di Zapatero. Auspicava di poter dar vita ad un nuovo corso per la sinistra italiana, ma per far questo avrebbe dovuto dirla, o almeno pensarla, `qualche cosa di sinistra`. E se la scelta di correre da solo non è poi una gran novità  per un diessino (anzi, se guardiamo alla storia degli ultimi 15 anni, è stata la variabile che ha sempre determinato il successo elettorale del centrodestra) a lasciare di stucco è il tema delle candidature. `Quando i partiti si fanno caste di professionisti, la principale campagna antipartiti viene dai partiti stessi`. Era il convincimento profondo che ha ispirato tutta una campagna elettorale, imperniata sul diffondersi dell`antipolitica e sulla speranza per l`avvento di una `politica del fare`. Peccato si trattasse di semplici preziosismi retorici che celavano la realtà  di un`operazione biecamente affaristica e demagogica, figlia del peggior corporativismo. Nell`ottica del quale, in perfetto stile commedia dell`arte, il `sindaco di tutti` annunciava le candidature de: `la precaria`, `l`operaio`, `l`operatrice di call center`, `il dirigente di confindustria e nemico degli operai`…Come se, per attuare politiche favorevoli ad un determinato segmento della società , fosse sufficiente portare in parlamento un `campione` di quello stesso segmento. E` un momento difficile per la politica italiana, un momento caratterizzato da una diffusa sfiducia nella gestione della cosa pubblica. Tante sono le delusioni e troppo c`è da recriminare, i rifiuti in Campania, i piccoli e grandi scandali della sanità , i processi-farsa ai politici, i morti sul lavoro, la drammatica situazione economica. E` l`Italia della `Casta` di Rizzo e Stella, è l`Italia del V-day di Beppe Grillo, è l`Italia degli indecisi, dei delusi, di chi vive di stenti. In un quadro del genere, il leader della forza politica più rappresentata nel governo uscente, non ha trovato altro di più costruttivo da fare, che saltare su e giù dal predellino di un pullman, in una corsa per le province del paese. E` un Veltroni che insiste nel volersi presentare alle urne come l“homo novus` della politica italiana, ma fino ad ora ha solo proposto una scialba imitazione di Berlusconi. La presentazione di un programma elettorale degno del grande piazzista di Arcore (zeppo di chiacchiere ad effetto, ma povero di risposte ai problemi della vita reale) ed il suggerimento ai suoi sostenitori di `convincere cinque amici a votare PD` (che campeggia sul sito del partito) ne sono l`emblematica riprova.

Elisabetta Zamparutti replica a familiari delle vittime del terrorismo che hanno polemizzato sulla sua candidatura

Nei giorni scorsi alcuni familiari delle vittime del terrorismo hanno polemizzato sulla mia candidatura nelle liste del PD in quanto `moglie` di Sergio d`Elia e per altre pretestuose ragioni di opportunità . Ho dedicato quindici anni alla campagna di Nessuno tocchi Caino, giunta pochi mesi fa allo storico pronunciamento dell`Assemblea Generale dell`ONU per una moratoria universale delle esecuzioni, oggi fiore all`occhiello del programma del Partito Democratico. Una manciata di persone è riuscita a far superare ostacoli burocratici che dall`Italia all`Europa, associazionismo abolizionista mondiale compreso, venivano frapposti al conseguimento di quel risultato. Ho vissuto la speranza, nonostante in molti mi dicessero che non potesse mai realizzarsi, di vedere affermato un nuovo diritto umano: quello per cui nessun cittadino può essere ucciso per mano della Stato. Ma chiariamo una cosa: Nessuno tocchi Caino, grazie a quell`intuizione che ebbe Maria Teresa di Lascia, moglie di Sergio d`Elia, così forte da portare la stessa Chiesa cattolica ad adeguare la traduzione del passo biblico fino allora interpretato come `Nessuno uccida Caino`, esprime l`intangibilità  della dignità  umana, nella dimensione fisica come in quella civile. Vi è in questo una concezione della giustizia che risponde al dettato della nostra Costituzione, per la quale la pena deve tendere alla riabilitazione. C`è di che riflettere sul come la classe politica intenda affrontare il tema della giustizia in Italia: se farlo calpestando i principi costituzionali o nel rispetto degli stessi. Perché mi pare ormai di tutta evidenza che le ragioni di opportunità  avanzate per un caso specifico stanno in realtà  avallando il restringimento di spazi di agibilità  per tutti, addirittura per chi ha un legame affettivo, senza essere sposata, nato a 25 anni di distanza dai tempi in cui il suo attuale compagno ha partecipato alla lotta armata. E giungono addirittura a negarmi il diritto a candidarmi perché sostengo che la dissociazione politica dal terrorismo, più che il pentitismo, abbia inferto il colpo mortale a quel fenomeno, proprio perchè ` e non sono solo io a dirlo - i `dissociati` hanno operato dall`interno delle organizzazioni armate e senza un immediato tornaconto. Tutto questo è gravissimo, e non sono disposta a tollerarlo in nome di un dolore che per i toni che assume, pubblici e ri-vendicativi, stento a considerare sinceramente tale. Dico solo ai `professionisti dell`opportuno` che chi viola verità , onestà , diritto e diritti - lo faccia in nome dello Stato, del partito o del dolore personale - viola vite e identità  altrui, e forse anche le proprie. Certo è che quando il rancore si esprime con tanta cecità  un problema irrisolto c`è. Io milito nel Partito Radicale, primo ed unico partito ad aver, proprio negli anni di piombo, deciso di devolvere una parte del suo finanziamento pubblico alle vittime del terrorismo. E, allora, che si apra un dibattito serio sulle vittime di quegli anni e, più in generale, sulle vittime di oggi dello stato della giustizia, che rimane la grande piaga sociale del nostro Paese con gli oltre 10 milioni di processi pendenti tra penale e civile, centinaia di migliaia dei quali si chiudono ogni anno grazie a quell`amnistia strisciante e di classe che è la prescrizione, dove 58 detenuti su 100 sono incarcerati senza condanne definitive, e dove si deve attendere una media di almeno 5 anni per sapere chi è colpevole e chi innocente. Elisabetta Zamparutti, candidata radicale nelle Liste del PD in Basilicata

VELTRONI A MESSINA: Una ragazza sviene sul palco. Striscioni e sit-in di precari

Non è mancato il fuori programma durante la convention del Pd. Walter Veltroni aveva cominciato da una ventina di minuti il proprio discorso, dopo gli interventi di Francantonio Genovese e di Anna Finocchiaro, quando alle sue spalle una giovane dello staff è sbiancata in volto e si è accasciata sul palco. Nulla di grave, solo un lieve malore e Anna Finocchiaro ha provato a sdrammatizzare: «ÃƒË† l`effetto Veltroni, le ragazze svengono». Dopo pochi minuti, il candidato premier del Pd ha ripreso il suo intervento (le foto di questa Agenzia del fuori programma di ieri sera si possono vedere pubblicate a pag. 11 del Corriere della Sera). Un`altra giovane, Angela, laureanda di 20 anni, ha aperto la manifestazione, parlando delle ansie, dei timori e delle speranze delle nuove generazioni. Presenti al PalaRescifina, con i loro striscioni, anche i precari del Policlinico e di MessinAmbiente. I rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno, invece, consegnato al leader del Partito democratico la lettera ` che verrà  consegnata anche agli altri candidati premier (l`on. Fausto Bertinotti sarà  domani in città , alle 10 al mercato Zaera e subito dopo al cinema Apollo per una manifestazione pubblica) ` con la quale si chiede l`assunzione di precisi impegni contro i piani di dismissione di Rfi nello Stretto e per l`immediata attivazione del tavolo istituzionale “Città  di Messina” richiesto da mesi dal prefetto Alecci.(l.d.)

INTERESSA A QUALCUNO? Tragedia al largo delle coste yemenite, morti 75 immigrati somali

Almeno 75 somali hanno perso la vita in mare, al largo delle coste dello Yemen, mentre cercavano di compiere la traversata tra la Somalia e il paese arabo. Secondo una fonte ufficiale yemenita il capitano dell`imbarcazione, che aveva a bordo piu` di 250 immigrati, ha costretto i passeggeri ad abbandonare la nave quando ancora si trovava al largo e a raggiungere la terraferma a nuoto. Solo 180 di loro sono sopravvissuti, tutti gli altri sono affogati. Lo Yemen è meta ambita da numerosi immigrati africani che vedono questo paese come un avamposto da cui poi poter raggiungere le altre regioni del Medio Oriente.