La compagnia Anglo Platinum apre nuove miniere sudafricane nella regione di Limpopo e “migliaia di persone, specialmente donne, residenti nelle aree rurali hanno perso la loro terra e i principali mezzi di sostentamento per fare posto alle miniere di Anglo Platinum” - denuncia ActionAid in un rapporto. “I dislocati in nuovi insediamenti preparati dall`azienda ricevono soltanto minime compensazioni con poche possibilità  quindi di ricominciare a condurre la propria vita”. “Gli abitanti delle comunità  , soprattutto le donne, hanno perduto i loro principali mezzi di sostentamento, l`accesso alla terra e all`acqua. Questo costituisce una violazione dei loro diritti umani più basilari” - dichiara Zanele Twala, direttrice generale di ActionAid in Sudafrica. Ieri, alla presentazione del rapporto erano presenti anche i rappresentanti della Anglo Platinum che in un comunicato hanno dichiarato che non solo i risarcimenti sono stati adeguati ma anche la quantità  di ettari coltivabili è quasi raddoppiato, mentre sulle accuse di contaminazione i rappresentanti della Anglo Platinum si sono riservati di rispondere durante una conferenza stampa che dovrebbe svolgersi la settimana prossima. Nessuna risposta sulle accuse di aver pagato le forze dell`ordine affinché agissero a loro favore e a quelle di aver effettuato un trasferimento forzato delle popolazioni tagliando acqua e elettricità  nei villaggi. La Anglo Platinum ha infine dichiarato che se la Commissione per i Diritti Umani, alla quale ActionAid ha ieri sottoposto il rapporto, vorrà  indagare sui risultati presentati, sarà  la benvenuta, perché la compagnia ritiene di agire nel rispetto dei diritti umani
La compagnia Anglo Platinum controlla il 40% della produzione mondiale di platino con profitti elevatissimi: solo nel 2007 ha realizzato 1,75 miliardi di dollari. “L`azienda, pur dichiarandosi attore socialmente responsabile, spende in realtà  meno dell`1% dei tuoi profitti per promuovere lo sviluppo delle comunità  sulle cui aree porta avanti l`attaività  estrattiva” - riporta ActionAid. Il platino estratto in tutto il mondo viene utilizzato soprattutto nell`industria automobilistica per la produzione di marmitte catalitiche. I trasferimenti delle popolazioni nella regione di Limpopo hanno portato ad un incremento non solo del problema della fame e della povertà  ma anche la distruzione delle tradizioni popolari delle popolazioni locali sostiene ActionAid. “Ci hanno fatto molte promesse ma nessuna si è rivelata vera” - afferma Isaac Pila, 72 anni, allontanato dal suo villaggio per fare spazio a una miniera e confinato in un`altra zona. “Il terreno qui non è adatto al pascolo e la mia gente non riesce nemmeno a coltivarlo. Ci avevano promesso che avremmo vissuto come nel nostro villaggio, anche meglio. Non è vero. La mia gente ora sta soffrendo la fame”. Esami sulla qualità  delle acque effettuati da ActionAid hanno inoltre rilevato gravi livelli di inquinamento in quattro siti vicini alle miniere dell`Anglo Platinum, comprese due scuole. Le attività  minerarie molto probabilmente sono la causa di questo inquinamento, che ha reso il consumo dell`acqua nocivo per le popolazioni locali. Inoltre, molte comunità  sono costantemente esposte ai pericoli delle esplosioni minerarie, una vera e propria minaccia per la loro salute. Sono sempre le comunità  più povere a pagare il prezzo dello sviluppo senza regole delle multinazionali ed è responsabilità  dell`intera filiera produttiva garantire che vengano garantiti e tutelati i diritti di tutti coloro che vi sono coinvolti e in particolare delle comunità  più emarginate che subiscono maggiormente l`impatto dei comportamenti non socialmente responsabili da parte di alcune aziende. ActionAid Italia chiede al governo italiano, uno dei principali importatori mondiali di platino proveniente dal Sudafrica (il 16% di tutto il platino esportato in Europa), di sostenere in sede ONU i processi per lo sviluppo di un sistema normativo internazionale che regoli le attività  delle imprese multinazionali, affinché siano rese responsabili del rispetto dei diritti umani nelle zone dove operano. Al governo del Sudafrica di rifiutare la proposta di modifica del Mining Act che indebolirebbe in maniera sostanziale le tutele ambientali e sociali del paese. All`Associazione Nazionale Fra Industrie Automobilistiche (ANFIA) e alle principali aziende automobilistiche Italiane di esercitare la massima pressione sui propri fornitori per assicurare che l`Anglo Platinum operi in modo da non causare danni alle comunità  che vivono in prossimità  dei propri siti minerari. [GB]
“Il contratto per il Ponte di Messina e` tuttora in essere, ci sono bond da 250 milioni che il cliente ha in mano e altri 250 milioni di linee di credito. Siamo fiduciosi che qualcuno prendera` una decisione, aspettiamo con fiducia… il contratto e` congelato”. E` quanto ha affermato Alberto Rubegni, a.d. del Gruppo Impregilo, in merito al contratto per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina.
QUESTA E` LA MISSIVA ALLA QUALE VORREMMO RISPONDESSE IL CANDIDATO PREMIER DEL PD, OGGI A MESSINA. SEMPRE CHE SI POSSA ANCORA FARE QUALCHE DOMANDA SCOMODA SENZA ESSERE PER QUESTO TACCIATI COME FUNZIONALI ALLA DESTRA…!
Caro Walter, pace e bene! Oggi, Giornata Mondiale dell`acqua, mi sono sentito ancora più spinto a scriverti questa lettera aperta. Ho esitato molto a farlo proprio perché siamo in piena campagna elettorale, ma alla fine ho deciso di scriverla mosso dall`enorme grido degli impoveriti che mi ruggisce dentro. Tu sei venuto a trovarmi a Korogocho, una spaventosa baraccopoli di Nairobi (Kenya), e hai toccato con mano come `vivono` i baraccati d` Africa. Davanti a quell`inferno umano, tu hai pianto. Mi avevi promesso, in quella densa conversazione nella mia baracca, che avresti portato quell`immenso grido di sofferenza umana nell`arena politica. Ora che sei il segretario del Pd, sembra che ti sia dimenticato di quel `grido dei poveri`. Non ne sento proprio parlare. Non chiedo carità  (non serve!), chiedo giustizia, quella distributiva che è il campo specifico della politica. E non parlo solo della fame nel mondo (fa già  parte degli 8 obiettivi del Millennio, su cui si è fatto quasi nulla!), ma soprattutto della sete del mondo (infatti non è più il petrolio il bene supremo, ma l`acqua che, con i cambiamenti climatici, andrà  scarseggiando). Se questo è vero, perché nel tuo programma elettorale appoggi la privatizzazione dell`acqua? Lo sai che questo significa la morte di milioni di persone per sete? Con questa logica di privatizzazione, se oggi abbiamo cinquanta milioni di morti per fame, domani avremo cento milioni di morti di sete. Sono scelte politiche che si pagano con milioni di morti. Caro Walter, perché quelle tue lacrime su Korogocho non le puoi trasformare in gocce d`acqua per i poveri? L`acqua è sacra, l`acqua è vita. Caro Walter, perché non puoi proclamare che l`acqua non è una merce, ma è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità  locali con totale capitale pubblico, al minimo costo possibile per l`utente, senza essere Spa? Solo così potrai asciugare le tue lacrime e quelle degli impoveriti del pianeta, ma anche dei poveri del Nord del mondo come le classi deboli di questa mia Napoli. Chi dei nostri poveri potrà  mai bere l`acqua del rubinetto, con bollette aumentate del 300%, come è avvenuto ad Aprilia? Caro Walter, sull`acqua ci giochiamo tutto, ci giochiamo la nostra stessa democrazia, ci giochiamo il futuro del pianeta. Caro Walter, non dimenticarti di quelle lacrime di Korogocho! Alex Zanotelli.
Ogni 22 febbraio, a Roma, via Monte Bianco si riempie di persone. Fino a qualche anno fa, i genitori di Valerio Verbano aprivano la porta accanto alla lapide che ricorda il figlio e scendevano tra loro. Ora è rimasta la sola madre, Carla Rina Zappelli, oggi capolista al Comune di Roma per la Sinistra l`Arcobaleno. Nella strada ci sono gli amici di Valerio, la sua ragazza di allora, le persone che ancora hanno in mente quegli anni e quanto accaduto il 22 febbraio del 1980. Forse non sono poi in molti, e vale la pena allora di ripercorrere quei fatti. Valerio Verbano quel giorno stava per compiere 19 anni. Militava nell`Autonomia operaia e frequentava il liceo scientifico Archimede del suo quartiere Montesacro. Più noto è quanto accadde quel venerdì, meno lo sono le vicende che lo precedettero. Il 22 febbraio 1980 tre persone bussarono a casa Verbano e dissero a Carla di essere amici del figlio. Lei aprì la porta, si trovò di fronte a tre passamontagna, venne immobilizzata insieme al marito. Attesero oltre un`ora sperando che Valerio per qualche motivo non facesse rientro. Ma verso le due lui tornò da scuola e gli venne sparato un colpo di pistola nella schiena. Un condomino dei Verbano vide in faccia gli assassini, fece tracciare identikit. E poi improvvisamente ritrattò impaurito e cambiò abitazione. Quel che non tutti ricordano è cosa facesse Verbano durante quei mesi, in cosa fosse impegnata la sua militanza. Valerio stava lavorando alla ricostruzione delle attività  dei Nar, i Nuclei di Azione Rivoluzionaria, una delle sigle più sanguinarie dell`estrema destra, nata nella seconda metà  degli anni `70. Aveva raccolto foto e annotato in pagine e pagine, il cosiddetto ‘dossier Nar`, i risultati delle sue ricerche: nomi, ruoli ricoperti, luoghi frequentati, contatti. Nell`aprile del `79, Valerio viene accusato di fabbricare materiale incendiario e portato in carcere. La casa viene perquisita, ma più che l`esplosivo cercato - o forse non cercato - vengono trovati e sequestrati i suoi documenti. Ma il dossier Nar, dopo essere passato per le mani di poliziotti e magistrati, non potette mai venire dissequestrato: era sparito dagli archivi. Esattamente quattro mesi dopo l`assassinio di Verbano, il giudice Mario Amato viene ucciso da una pallottola mentre aspetta l`autobus a viale Ionio. L`omicidio è opera dei Nar. Amato succedeva a Vittorio Occorsio - ucciso nel `76 dal neofascista Pierluigi Concutelli - nelle indagini sull`eversione nera. Era titolare di tutte le inchieste su fatti connessi all`estrema destra laziale. Figura unica, in un momento in cui le procure erano impegnate sul solo fronte delle Brigate Rosse e della sinistra extraparlamentare. Figura unica, che poco prima di morire aveva parlato di una verità  d`insieme che si stava svelando ai suoi occhi e che coinvolgeva “responsabilità  ben più gravi di quelle stesse degli esecutori materiali degli atti criminosi”. L`omicidio di Valerio Verbano è rimasto senza colpevoli. Carla Rina Zappelli ha cercato come ha potuto una verità  che non è mai arrivata. Oggi la Sinistra l`Arcobaleno la vuole quale punto di riferimento della sua città  . Un punto di riferimento che vive di una saggezza che ha bisogno di memoria, senza la quale la costruzione di un soggetto politico nuovo o di una nuova città  sarebbe fatua e volatile.
Susanna Marietti
A Crotone sta scoppiando la guerra di mafia. Da tre giorni una bambina di quattro anni, incolpevole nipote di un capobastone, è in coma. Èstata colpita dai proiettili che hanno ucciso suo padre, Luca Megna, e ferito sua madre. Poche ore fa, un nuovo agguato: questa volta a cadere è stato un ragazzo di 27 anni sposato con una donna imparentata con un clan rivale a quello dei Megna. Ora si attendono altri morti. E lo si fa in silenzio, perché la politica tace. Del resto tra i candidati ve ne sono molti amici e parenti di boss. In Calabria il Pdl, per esempio, ha presentato al senato Franco Iona, cugino primo di Guirino Iona, arrestato qualche mese fa dopo molti anni di latitanza. Alla camera, invece, c`è Gaetano Rao, nipote di Peppino Pesce, celebre pezzo da novanta dell`omonima potentissima cosca di Rosarno. In Sicilia, se è possibile, la situazione è ancora peggiore. E coinvolge pure il Pd che in lista si ritrova l`ex vicepresidente della commissione antimafia Peppe Lumia e il suo storico avversario Mirello Crisafuli, filmato e intercettato mentre discuteva di appalti e di favori con il boss di Enna, Raffaele Bevilacqua, più un ex sindaco di un comune messinese sciolto a causa delle infiltrazioni della criminalità  organizzata. Parlare è insomma per tutti rischioso. E intanto nel sud si continua a morire. Leggi anche: Per chi vota la mafia di Peter Gomez (l`Espresso, 20 marzo 2008)
C`é il sole col sorriso che diventa una smorfia triste e fabbriche che emanano dai comignoli grandi e minacciose nuvole nere nella maggior parte dei disegni che accompagnano le 2.000 letterine consegnate ieri al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, da un gruppo di bambini dell`Associazione di volontariato contro l`inquinamento a Taranto. L` associazione, diretta da un medico pediatra, Pino Merico, raccoglie oltre 1.000 piccoli iscritti, tutti scesi sul sentiero di guerra per dire che hanno paura, che le emissioni dell`Ilva, quello stabilimento che dà  lavoro a tanti papà  , è diventato per loro un “grande mostro”.
Ecco perché sabato prossimo, tutti insieme, tenendosi per mano, i bambini di Taranto sfileranno per le vie della città  , chiedendo che le istituzioni comprendano le loro ansie, le loro preoccupazioni diventate incubi nella notte: “mi verrà  una brutta malattia? Morirò?”. Sono queste le domande che i bambini di Taranto fanno ai loro genitori e ai loro insegnanti. Le letterine - ha promesso Vendola - saranno raccolte in un libro che sarà  pubblicato dalla Regione Puglia. La prima lettera del volume sarà  quella del piccolo Tommaso, malato di una grave forma di neoplasia.
Il papà  di Tommaso è voluto essere presente all`incontro di ieri e ha stretto la mano a Vendola chiedendo di fare qualcosa per i bambini di Taranto. Tommaso racconta della sua città  e poi chiede: “Ma le cause di tutto questo chi le paga?”. “Perciò - conclude il bambino - io dico basta. Le fabbriche di Taranto devono essere demolite perché ci siano fabbriche ecologiche perché di mezzo ne va la salute delle piante e degli animali e di noi tutti”. Ma le letterine consegnate dai bambini col berretto blu calato sulla fronte sono davvero tante e a leggerle vengono i brividi.
“Caro presidente, - scrive una bimba - mi chiamo Ilaria Capozzo e frequento la classe della scuola Egidio Giusti. Io abito nella zona Tamburi, mi trovo a due passi dallo stabilimento Ilva. Non si può descrivere il minerale e quelle grosse bolle di vapore che vanno verso il cielo e formano delle grandi nuvole. Noi bambini non possiamo giocare nei prati perché non c`é più quell`aria di una volta. Secondo lei è giusto che noi bambini dobbiamo restare in casa?”. “Qui a Taranto - scrive perentorio un altro bambino - domina un problema gravissimo e la prego di prendere provvedimenti”.
“Gentilissimo governatore, - scrive Francesca, seconda C scuola XXV luglio di Taranto - io sono una bambina di sette anni e vi chiedo di occuparvi dell`inquinamento della nostra città  , perché noi bambini siamo molto preoccupati per la nostra salute. Qui tanti bambini muoiono per colpa di questo grandissimo problema. Spero che lei faccia qualcosa”. “Caro governatore, chi ti scrive - si legge ancora - è un bambino di 8 anni di nome Luigi. Ti scrivo questa lettera perché ti chiedo informazioni sul mio futuro. Ormai la mia città  è piena di diossina derivante dai fumi dell`Ilva. Questa diossina oltre ad inquinare l`aria che respiriamo e i cibi che mangiamo…Io chiedo soltanto un futuro migliore…”.
“Signor presidente, non mi piace - scrive Luca - che l`aria, l`acqua e il cibo che abbiamo ci avvelenino. Deve fare qualcosa per noi bambini”. “Sono un bambino di Taranto e frequento la quarta elementare alla scuola Giusti… Mi piacerebbe tanto abitare in una città  con tanto verde e aria più pulita e questo sarà  possibile solo se combatteremo tutti insieme per un mondo più colorato”. “Caro governatore - scrive Alessia della quarta A - le voglio chiedere una cortesia: lei deve venire a Taranto per salvare la città  .
L`inquinamento dell`Ilva sporca e nel mare muoiono i pesci…”. “Caro signor presidente, - si legge ancora - sono Marco Del Gaudio e vorrei comunicarle che l`intera Italia è avvolta nell`inquinamento…La sporcizia deve sparire dalla faccia della terra!”. “Caro presidente, so che presto verrà  a trovarci, sono contento così potrò dire di tutto quello che mi preoccupa, c`é l`Ilva che mi fa paura… Si può fare qualcosa - chiede un altro bambino - per poter vivere meglio nella mia città  che è Taranto? Ciao, Michele”.
“Caro signor Vendola - si legge in un`altra letterina - sono un bambino che tutti i giorni ascolta alla televisione che a Taranto l`inquinamento fa ammalare gravemente anche noi bambini. Io vorrei diventare grande e vorrei poter ricordare questa mia lettera a lei che leggendola farà  qualcosa per aiutarci a crescere sani in una città  più pulita. Giacomo”. L`appello di tutti è solo uno: “Gentile presidente nella nostra città  Taranto c`é molto inquinamento infatti il mare è sporco e molte persone muoiono sul lavoro nelle fabbriche. Quindi la prego venga…Faccia qualcosa”.
Vendola: «Chi inquina è ammazza-bambini»
Un anno di tempo aglle industrie inquinanti per ridurre il loro impatto. E chi non ripetta il termine avrà  il marchio di “ammazza-bambini”. La replica del presidente della Regione Puglia ai duemila bambini che gli hanno chiesto di intervenire contro l`inquinamento. I protagonisti industriali delle aree più sofferenti della Puglia dal punto di vista dell`inquinamento ambientale “hanno un anno di tempo per capire che se non cambiano le cose noi metteremo alle loro imprese il marchio di fabbrica ammazza-bambini”. Lo promette il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che ieri ha tenuto un incontro con un gruppo di bambini che appartengono all”Associazione di Volontariato contro l`inquinamento di Tarantò, città  che insieme con Brindisi figura tra le più inquinate d`Europa. Vendola ha sottolineato la necessità  di intervenire sulle normative riguardanti le emissioni delle fabbriche. “Abbiamo bisogno - ha aggiunto - di dire ai signori industriali che vogliamo lo sviluppo, la ricchezza, il lavoro, l`imprenditoria ma una parte dei loro profitti deve essere investita per rendere le fabbriche ecologiche”. “Tutte le industrie e tutte le imprese - ha proseguito - investono tanti soldi nella pubblicità  della loro azienda, del loro marchio. Devono stare tutti attenti perché i bambini possono essere i veicoli della migliore pubblicità  o della peggiore pubblicità  : se mettiamo il marchio di una fabbrica ammazza-bambini su una industria facciamo un danno molto serio a quella fabbrica”. Secondo Vendola, occorre “cambiare stile dello sviluppo e stile di comportamento, stili di vita. E i bambini - ha aggiunto - ci danno questo coraggio perché sono un po` più avanti di noi. E siccome il pianeta che stiamo maltrattando abbiamo il dovere di trasferirlo alle future generazioni con tutte le ricchezze che noi oggi stiamo violentando, allora è bene imparare ad ascoltare la voce dei bambini. Perché i bambini di Taranto sono dei testimoni particolari. Perché Taranto è una città  martoriata, Taranto come Brindisi: sono le due città  tra le più inquinate d`Europa. Hanno pagato un prezzo in termini di salute dei cittadini e dei lavoratori che è ormai un prezzo inaccettabile”.