Quotidiano on line - News - Inchieste - Rassegna Stampa - Photoreportage

Home Chi sono E-Mail Archivio news Sentenze Mondo News Cronaca da Messina e dintorni Inchieste    Reportage
Commenti e appelli Diario Mondo Africa Periferie Culture Agenda & Consigli Fotografie Video











LA RIFLESSIONE: CATTIVI ESEMPI di Diego Cugia

Sarò retorico, moralista, jurassico, ma senza buoni esempi il tramonto dell`Italia è segnato. Perché di cattivi esempi ne abbiamo piene le ceste, ogni giorno. Sono così tanti che ci viene da urlare. Dal finto cieco che, per oltre vent`anni, ha truffato le casse pubbliche incassando la pensione d`invalidità  (i carabinieri l`hanno smascherato perché il cieco leggeva il giornale, forse scandalizzati dal fatto che un italiano leggesse) ai notabili che dovevano disciplinare l`immondizia partenopea mentre -secondo l`inchiesta della magistratura- erano le loro anime ad avere bisogno di solerti spazzini. I cattivi esempi piovuti dall`alto appestano la già  storicamente fragile coscienza civile di noialtri. Se i ras della camorra hanno complicità  in Parlamento per speculare sui rifiuti, in nome di quale dio interiore un napoletano dovrebbe alambiccarsi nella raccolta differenziata o nutrire fiducia nelle discariche progettate da questo stesso Stato? Il potere nero del cattivo esempio venuto dall`alto ha un effetto a cascata talmente devastante che si finisce quasi col rimpiangere l`Italia in cui i delitti eccellenti venivano insabbiati. Occhio non vede cuore non duole. È un`immensa tristezza per chi ha sempre detestato la parola `segreto` ritrovarsi quasi ad avere nostalgia degli anni in cui la domanda di verità  sugli scandali e le stragi rimbalzava su un muro di gomma. Nell`arcipelago democristiano degli intoccabili si sapeva che c`era qualche isoletta d`integrità . Oggi siamo tutti naufraghi diffidenti. Se lo Stato, per esempio, ci lancia la ciambella dei “mutui scontati” ci viene il dubbio se non sia meglio andare a fondo così come stiamo. Lo sconto che mi offri oggi allungherà  il mio debito domani. La nostra coscienza civile è informata che lo Stato è guasto. Siamo passati da un eccesso all`altro: da un`anoressia di verità  imbarazzanti per lo Stato a una bulimia. Scandali a chili che tuttavia nessuno smaltisce, come i rifiuti. Guardi `Report`, per esempio, che ti mostra centinaia di capannoni industriali finti, pachidermi di cemento che sgualciscono i paesaggi della memoria nelle nostre terre miracolate dalla natura, e sono serviti solo ad arricchire filibustieri di ogni risma, tuttora a piede libero, addirittura eletti nei Comuni, nelle Provincie, se non seduti a Montecitorio. Con quale sconquasso interiore si può andare a dormire, la sera, se all`indomani di un`inchiesta così meritoria (per la trasmissione) non segue un castigo altrettanto esemplare? Con questo genere di scandali, tutte le mattine, all`ora del cappuccino e cornetto, il povero Presidente della Repubblica dovrebbe parlarci a reti unificate. Dirci: “Ho visto anch`io, come tutti voi, quegli scempi edilizi, quegli scandali impuniti. E oggi stesso…” Invece, silenzio. Uno scandalo s`inanella nell`altro fino a costituire un rosario nero interiore. Disappunto, mortificazione, rabbia. Ma un cittadino dove attinge le risorse interiori per affrontare la crisi? Per produrre di più? E` difficile combattere sotto questo sole nero. Eppure, anche di buoni esempi ce ne potrebbe essere un florilegio. Prendi i 60, tra ministri e sottosegretari, che costituiscono l`attuale governo. Perché non si dimettono da deputati? Perché continuano ad incassare un duplice stipendio? Con quale faccia di gesso puoi chiedere al tuo Paese di stringere la cinghia se tu mantieni una natica su una poltrona e una su un`altra? Sì, credo che i cattivi esempi siano stati la molla che ha scatenato la follia. Quella che respiri per le strade, quella che induce una madre a dimenticarsi di aver assassinato suo figlio, o un automobilista a scordarsi di aver assunto stupefacenti e a travolgere un passante, senza neppure soccorrerlo, anzi, ripassandoci sopra. Cattivi esempi. A partire da quel conturbante teatrino casalingo che è la Tv da cui trasudano potere, arroganza, vanità , e gli unici esempi positivi sono gli sceneggiati di preti e di martiri. Settantamila morti nel terremoto cinese e la nostra parrocchietta dei mediocri s`infiamma se sia giusto o no intitolare una via ad Almirante. Si impallidisce perché nessuno impallidisce. Mentre già  provare vergogna sarebbe l`inizio di un buon esempio.

FINALMENTE: A Dublino 109 paesi varano la messa al bando delle cluster bombs

A Dublino con un fragoroso applauso e` stata adottata all`unanimita` da 109 paesi la convenzione per la messa al bando delle bombe a grappolo. Le bombe a grappolo, progettate in origine dai tedeschi e usate per la prima volta durante i blitz contro l`Inghilterra nella Seconda guerra mondiale, mettono a rischio 400 milioni di persone disseminate in 25 paesi, specialmente bambini. Lo sostiene la ong belga `Handicap International`. Un`ampia vittoria per la societa` civile cosi` definisce l`accordo il direttore della Campagna italiana contro le mine, Giuseppe Schiavello. “E` una vittoria straordinaria - spiega - E` un trattato raggiunto in pochissimo tempo, un anno e cinque mesi, ed e` un successo perche` mette al bando tutte le tipologie di `cluster bomb`, e ha superato le resistenze di chi voleva affossarlo. Alcuni paesi chiedevano un periodo di transizione, ma sono stati bloccati proprio da quelli piu` colpiti dalla distruttivita` di queste armi. Il maggior numero di vittime si registra in Afghanistan, Albania, Arabia Saudita, Bosnia e Herzegovina, Cambogia, Ciad, Cecenia, Croazia, Eritrea, Etiopia, Iraq, Israele, Kosovo, Kuwait, Laos, Libano, Montenegro, Nagorno-Karabakh (Azerbaijan), Serbia, Sierra Leone, Sudan, Siria, Tajikistan, Vietnam e Sahara Occidentale (Marocco). Sempre secondo HI, il 98% delle vittime delle bombe a grappolo sono civili. Nel Libano del Sud, ad esempio, quasi il 90% della terra usata per la pastorizia e l`agricoltura e` oggi contaminata dalle bombe a grappolo inesplose lanciate dalle forze armate israeliane durante la guerra dell`estate 2006. Le vittime accertate, in tempo di pace, sono 13,306, “sebbene - sottolinea il rapporto HI - il 96% degli incidenti abbia luogo in regioni del mondo dove la collezione dei dati e` incerta, circostanza che fa certamente aumentare il numero delle vittime”.

GLI ORCHI DELLA PACE. LA DENUNCIA: Save the Children, abusi sui minori dai peacekeeper Onu

Cosa può essere peggio dell`abuso sessuale nei confronti di un bambino? Negli ultimi tempi ci siamo tristemente abituati a sentire orribili notizie che riguardano lo sfruttamento sessuale di minori. Semplici pedofili, magari nascosti tra gli stessi familiari o tra le persone vicine, considerate affidabili che semmai dovrebbero svolgere un compito educativo, come insegnanti e sacerdoti. Ma c`è un`altra categoria che si macchia di questo gravissimo crimine, una categoria che ha il privilegio di lavorare per un fine nobile, come la ricostruzione della pace nelle zone flagellate dalla guerra e che anziché fare il proprio mestiere - per altro strapagato e che comprende non pochi privilegi - si permette invece di sfruttare la posizione di potere ma anche la stima, la buona fede e l`immagine quasi di `salvatore` agli occhi della gente che dovrebbe aiutare, per compiere atti gravissimi e vergognosi nei confronti della categoria più debole dell`umanità  per eccellenza: i bambini. Con l`aggravante eccezionale che questi bambini si trovano in una condizione fisica e psicologica che li rende ancora più deboli, vulnerabili e dipendenti dagli adulti. L`ultimo rapporto di Save the Children denuncia una situazione vergognosa e alla quale si deve porre rimedio e subito. L`organizzazione internazionale, impegnata fin dal 1919 in difesa dei bambini ha presentato ieri il dossier “Nessuno a cui dirlo“. Il titolo racchiude il motivo per cui i casi di abusi e sfruttamento sessuale di minori da parte della forze Onu di peacekeeping e operatori umanitari continuano a verificarsi in paesi in emergenza. Cifre sottostimate e casi ancora poco documentati: è la paura giocare un ruolo fondamentale nella reticenza a parlare e denunciare i soprusi da parte delle vittime. Secondo Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia `tutto questo ci lascia intendere che per ogni abuso identificato ce ne sono probabilmente molti che rimangono nascosti e sconosciuti`. Ma anche la paura che queste organizzazioni non aiutino più la popolazione `le persone non parlano perché hanno paura che poi le agenzie non lavoreranno più qui e noi abbiamo bisogno di loro` - dichiara un ragazzo del Sud Sudan. Dalla ricerca traspare che sono numerose le forme di abuso che vengono descritte dagli intervistati: le più frequenti sono commenti, frasi dal pesante e volgare contenuto sessuale, i cosidetti `abusi verbali`, testimoniati dal 65% degli intervistati. Segue il sesso `coatto`, denunciato dal 55% degli intervistati, a cui i minori sono indotti in cambio di cibo, soldi, sapone, in rari casi di beni `di lusso` come per esempio un cellulare. Frequenti anche le molestie, attestate dal 55% degli intervistati. Il 30% invece denuncia la forma più grave di violenze sessuale, da parte di singoli ma anche di gruppi: sicuramente la forma più deplorevole e la più temuta dai minori. Dati formulati dopo una serie di interviste, gruppi di discussione e incontri che hanno coinvolto bambini, bambine, operatori umanitari, personale delle missioni Onu di peacekeeping, addetti alla sicurezza, in nazioni in situazioni di emergenza o post conflitto. Sono 341 le persone coinvolte nello studio ` tra cui 250 bambine e bambini - coinvolte in 38 gruppi di lavoro o intervistate; 30 gli operatori umanitari o impiegati in missioni di peacekeeping che hanno partecipato agli incontri; Sud Sudan, Costa D`Avorio e Haiti, in particolare quelle aree in cui erano già  stati rilevati episodi di abusi e sfruttamento, i paesi interessati dalla ricerca. `Nonostante le recenti dichiarazioni di impegno a risolvere il problema da parte dei governi e delle organizzazioni internazionali - commenta ancora Valerio Neri - il nostro rapporto documenta come abusi nei confronti di minori permangano e continuino in paesi e aree in emergenza e come queste situazioni restino per lo più sommerse. E` necessario fare molto di più affinché i bambini non continuino a soffrire in silenzio e siano invece incoraggiati e aiutatati a denunciare quanto hanno subito`. La paura di parlare è ancora molto forte, i bambini temono che, se parlano, l`abusante possa cercarli e fare loro del male, che le agenzie umanitarie smettano di dare loro gli aiuti, temono di essere stigmatizzati ed emarginati dalle famiglie e comunità  o addirittura puniti. Le piccole vittime sono prevalentemente orfani, o separati dai genitori, o con famiglie che dipendono dagli aiuti umanitari. Ancora sempre secondo il dossier di Save the Children ` i minori vittime degli abusi da parte di adulti che lavorano per la comunità  internazionale sono più bambine che bambini, con un`età  media delle vittime che varia tra i 14-15 anni anche se il rapporto attesta di abusi anche ai danni di bambini di 6 anni. Per quanto riguarda il profilo o la provenienza degli abusanti, il rapporto rileva che possono appartenere a qualsiasi organizzazione, sia essa umanitaria, o di peacekeeping o di sicurezza; avere qualsiasi livello o grado, dai più bassi ` guardie e autisti ` ai più alti, manageriali; fare parte dello staff locale o internazionale. Ma è comunque il personale delle missioni di pace a risultare quello numericamente più coinvolto: dei 38 gruppi di lavoro in cui si è svolta la ricerca di Save the Children, 20 hanno indicato nei peacekeepers gli autori più frequenti degli abusi. Un dato confermato anche dalle Nazioni Unite: sul totale delle denunce di sesso con minori a carico di operatori Onu nel 2005, 60 su 67 riguardano le truppe del Dipartimento Onu delle Operazioni di Peacekeeping. `Il comportamento di chi abusa sessualmente di bambini particolarmente vulnerabili, proprio di quei bambini che dovrebbe proteggere, è inqualificabile. E` difficile immaginare un più grave abuso di potere o flagrante violazione dei diritti dei minori`, commenta ancora Valerio Neri. `Queste persone sono per fortuna una piccola minoranza. La gran parte degli operatori umanitari non commette alcuna forma di abuso e fa bene e con la massima serietà  il proprio lavoro. Tuttavia tutte le agenzie umanitarie e di peacekeeping che operano in contesti di emergenza, compresa Save the Children, debbono essere consapevoli di poter essere interessate da questo problema e che quindi vanno messe in campo importanti misure sia per prevenirlo che per contrastarlo. Finora - conclude il Direttore di Save the Children Italia - sia le Nazioni Unite sia le agenzie umanitarie hanno preso alcuni importanti impegni di principio che però ancora non si sono tradotti in fatti concreti`. Per questo il rapporto non si limita a denunciare i gravissimi fatti, ma formula anche tre raccomandazioni che ora sono all`attenzione della task force Onu sulla Protezione dallo sfruttamento e abuso sessuale (organismo istituito nel 2002 e che vede insieme agenzie Onu ed Ong). Innanzitutto la realizzazione da parte delle Nazioni Unite di un efficace meccanismo di denuncia su base locale, in quei paesi dove c`è una significativa presenza di personale internazionale, in modo che bambini o i loro genitori sappiano come denunciare gli abusi subiti e siano prese misure immediate e risolutive nei confronti di chi li commette; l`istituzione di una figura di controllo, a livello globale, un `global watchdog`, che monitori gli sforzi delle agenzie internazionali nel contrasto agli abusi e promuova le risposte più efficaci su questo fronte. Infine l`incremento degli investimenti destinati a risolvere alle radici il problema, attraverso per esempio riforme legislative, campagne di sensibilizzazione dell`opinione pubblica, lo sviluppo di sistemi nazionali di protezione dell`infanzia. Nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti dell`uomo e alla vigilia del ventesimo anniversario della Convenzione per i diritti dell`infanzia ( in .pdf) fatti del genere commessi da chi dovrebbe favorire il più ampio rispetto e la promozione di questi principi non possono essere tollerati.
Elvira Corona

L`IGNAVIA VERDEBIANCOROSSA: Amnesty, ambiguità  dei governi sulle violazioni. Preoccupa l`Italia.

Il 2007 è stato caratterizzato dall`impotenza dei governi occidentali e dall`ambiguità  o riluttanza delle potenze emergenti rispetto ad alcune delle peggiori crisi dei diritti umani, come i conflitti in corso da decenni o la crescente ineguaglianza di cui fanno le spese milioni di persone” - ha affermato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, nel corso della presentazione del Rapporto Annuale 2008. “Le crisi dei diritti umani in Darfur, Zimbabwe, Gaza, Iraq e Myanmar richiedono un`azione immediata. L`ingiustizia, la disuguaglianza e l`impunità  sono i tratti significativi del mondo di oggi. I governi devono agire subito, per colmare il divario crescente tra ciò in cui s`impegnano e quello che fanno” - ha spiegato Pobbiati. Secondo Amnesty International, la più grave minaccia al futuro dei diritti umani è costituita dall`assenza di una visione condivisa e di una leadership collettiva. Il Rapporto Annuale, che contiene capitoli su 150 paesi, denuncia che a 60 anni dall`adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani la tortura è ancora presente in almeno 61 paesi, processi iniqui si celebrano in almeno 54 paesi mentre in 77 paesi non è consentita la libera espressione delle proprie idee. Amnesty International ha esortato i governi a stabilire un nuovo paradigma per la leadership collettiva, basato sui principi della Dichiarazione universale dei diritti umani. Amnesty reitera la richiesta agli Usa di chiudere il centro di detenzione di Guantà¡namo e le strutture detentive segrete, processare i prigionieri secondo procedure eque oppure rilasciarli e respingere inequivocabilmente l`uso della tortura e dei maltrattamenti. “La Cina dovrà  rispettare gli impegni assunti in occasione dell`assegnazione delle Olimpiadi, consentendo piena libertà  d`espressione e di stampa e ponendo fine alla rieducazione attraverso il lavoro e la Russia dovrà  mostrare maggiore tolleranza verso il dissenso politico e nessuna indulgenza per le violazioni dei diritti umani in Cecenia” - aggiunge la nota di Amnesty. L`associazione chiede inoltre all`Unione europea di indagare sulla complicità  dei suoi Stati membri nelle rendition di sospetti terroristi e pretendere dai suoi Stati membri il medesimo rispetto dei diritti umani che chiede agli altri Stati del mondo. Il rapporto di Amnesty segnala numerose violazioni dei diritti umani anche in Italia: tra queste torture e maltrattamenti da parte delle forze di Polizia soprattutto riferiti alle violenze commesse nel corso del G8 del 2001 i cui procedimenti sono in corso così come sono in corso quelli relative ad atti di violenza da parte delle forze di Polizia intervenute in Val di Susa nella notte neldicembre 2005; l`erosione dei diritti umani nella “guerra al terrore” e soprattutto per i casi riguardanti Abu Omar, Maher Arar e Abou El Kassim Britel ripetutamente deplorate dal Parlamento europeo; gli effetti delle espulsioni antiterrorismo del “decreto Pisanu” e l`intervento della Corte europea dei diritti umani che ha definitivamente annullato il provvedimento di espulsione nei confronti del cittadino tunisino Nassim Saadi. Ma soprattutto “per quanto riguarda l`Italia, temiamo che il clima di razzismo e le leggi o proposte di legge contrarie agli standard internazionali sui diritti umani la stiano trasformando in un paese pericoloso” - ha dichiarato Daniela Carboni, direttrice dell`Ufficio campagne e ricerca della Sezione Italiana di Amnesty International. “Atti normativi approvati con un approccio affrettato e propagandistico, dichiarazioni discriminatorie e attacchi xenofobi stanno minando seriamente i diritti umani fondamentali delle minoranze presenti nel nostro paese, in una preoccupante linea di continuità  nel passaggio da un governo al successivo. Abbassare la soglia dei diritti per specifici gruppi di popolazione, oltre a essere di per sé inaccettabile, comporta una generale erosione dei diritti individuali di ogni persona in Italia. Per contrasto, invece, -ha concluso Carboni - le istituzioni italiane non sentono l`urgenza, per esempio, di introdurre misure efficaci contro la tortura né di fermare le esportazioni di armi verso paesi in cui vi sono bambini soldato”. Lo scorso aprile una nota congiunta della sezione italiana di Amnesty International e di Rete italiana per il Disarmo ha chiesto alla Presidenza del Consiglio di chiarire le esportazioni italiane di “armi, munizioni e loro parti ed accessori” inviate nel 2007 a diversi paesi tra cui l`Afghanistan e `se il governo italiano abbia valutato l`impatto di tali esportazioni sulla situazione dei diritti umani in Afghanistan`. [GB]

LE FOTO DENUNCIA: E NEL CANTIERE DEL GENIO CIVILE DI MESSINA ALCUNI OPERAI LAVORANO SENZA CASCHI DI PROTEZIONE…

Queste foto sono state scattate ieri alle 14.30. La ditta si sta occupando del rifacimento della facciata del palazzo che ospita il Genio Civile di Messina. Come l`operaio immortalato dall`obiettivo, altri tre operai non indossavano il casco di protezione. Un altro, come si vede nella seconda foto, lo indossa.

MENTRE IN ITALIA SI MUORE DURANTE LE ORE DI LAVORO, NEL CANTIERE DEL GENIO CIVILE DI MESSINA SI LAVORA SENZA SICUREZZA (E SENZA CASCHI…!)! Tre morti sul lavoro in poche ore - Altra morte sul lavoro. A Bergamo, Stefano Locatelli, 30 anni, di Bonate Sotto, è morto stamattina per le conseguenze di un incidente avvenuto ieri sera. L`uomo si trovava all`interno della ditta `Record` quando una pesante porta è uscita dai cardini e gli è caduta addosso. L`operaio ha sfondato il pesante vetro con la testa. Ricoverato in Rianimazione, è morto stamattina intorno alle 4. Nel vicentino a Sandrigo un operaio è morto in seguito alla caduta da un`impalcatura sulla quale stava lavorando, in una ditta di noleggio di macchine per l`edilizia. Sul luogo dell`incidente sono intervenuti immediatamente gli uomini dello Spisal e i carabinieri. Proprio ieri, sempre in provincia di Vicenza, a Fara Vicentino, era deceduto anche un agricoltore 60enne travolto dal suo trattore che si era ribaltato. E a Trento è morto un altro agricoltore, Ermiono Croda, 54 anni, è rimasto schiacciato ieri pomeriggio vicino Trento dal trattore che stava manovrando.

COSA DICE LA LEGGE: Obbligo di portare un casco di protezione (articolo 5 OLCostr).
È obbligatorio indossare il casco di protezione:

  • nei lavori edili fino al completamento della struttura grezza (compresa la sottocopertura)
  • nei lavori per ponti fino al completamento della struttura grezza
  • in prossimità  di gru, scavatrici e macchine speciali del genio civile
  • negli scavi di fossi e pozzi nonché negli scavi di fondazione
  • nelle cave di pietra
  • nei lavori in sotterraneo
  • durante l`uso di esplosivi
  • durante i lavori di smantellamento e demolizione
  • nei lavori di costruzione in legno o metallo (compreso il montaggio di ponteggi)
  • durante i lavori sulle canalizzazioni e al loro interno
  • L`Ordinanza sui lavori di costruzione non menziona alcuna eccezione che esonera i lavoratori da tale obbligo.
  • Una dispensa medica in questo caso significa che la persona interessata non può essere impiegata nei lavori sopra descritti. Per eliminare qualsiasi riserva in merito all`uso del casco, si consiglia di scegliere i caschi assieme ai lavoratori. Bisogna dare molta importanza al comfort e tener conto delle caratteristiche individuali dei lavoratori.

Enrico Di Giacomo

INTERESSA A QUALCUNO?: Ogni anno quasi 10 milioni di bambini muoiono prima del quinto anno di vita. In Africa nel 2006 ne sono morti 14mila al giorno!

Roma - Nel 2006, 5 milioni di bambini sono morti nel continente africano prima di raggiungere il 5° anno di vita: una media di quasi 14.000 al giorno. E` questo quanto rende noto il primo rapporto Unicef su “La condizione dei bambini in Africa 2008″, diffuso durante la durante la quarta `Conferenza internazionale di Tokyo sullo sviluppo africano`. “Ogni anno quasi 10 milioni di bambini muoiono prima del quinto anno di vita- spiega Ann M. Veneman, direttore generale dell`Unicef- la meta` di questi decessi avviene in Africa. Nelle comunita` in cui vi sono sistemi sanitari integrati a livello locale molte vite possono essere salvate”. Secondo il rapporto, i 5 paesi africani che si estendono prevalentemente a nord del Sahara - Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia - hanno ridotto i rispettivi tassi di mortalita` infantile di almeno il 45% tra il 1990 e il 2006, mettendosi sulla giusta rotta per conseguire l`Obiettivo di sviluppo del millennio relativo alla sopravvivenza infantile, che mira a ridurre di 2/3, entro il 2015, la mortalita` sotto i 5 anni. In occasione del lancio del rapporto, l`Unicef ha lanciato un appello per ingenti investimenti diretti a migliorare i sistemi sanitari dell`Africa sub-sahariana, per mettere a frutto i risultati conseguiti negli ultimi anni ed aiutare i bambini che non hanno adeguato accesso all`assistenza sanitaria. “La condizione dei bambini in Africa 2008″ fornisce dati e analisi circa la situazione dei bambini africani sottolinea i recenti successi e propone programmi e interventi concreti in grado di salvare la vita di molti bambini. Il rapporto evidenza inoltre i recenti successi conseguiti nell`Africa sub-sahariana in termini di lotta alla mortalita` infantile e assistenza sanitaria di base: in 4 dei paesi meno sviluppati - Eritrea, Etiopia, Malawi e Mozambico - i tassi di mortalita` infantile sono stati ridotti di oltre il 40% dal 1990; le morti da morbillo in Africa sub-sahariana sono crollate di un sostanzioso 91% tra il 2000 e il 2006 e dal 2000, 16 paesi africani hanno triplicato la copertura di zanzariere trattate per la protezione dalla malaria. Buone notizie anche sul fronte dell`allattamento esclusivo al seno: il numero delle mamme che decidono di nutrire il loro bebe` con il proprio latte sono aumentate in tutta l`Africa sub-sahariana dal 22% del 1996 al 30% nel 2006. “E` aumentato anche l`uso- sottolinea il rapporto- di micronutrienti, mentre l`accesso ai trattamenti per le madri e i bambini sieropositivi sta aumentando da una bassa base di partenza (dal 12% nel 2005 al 17% nel 2006); tra il 2004 e il 2006 inoltre la copertura di trattamenti antiretrovirali per la prevenzione della trasmissione madre-figlio dell`Hiv e` triplicata nell`Africa orientale e meridionale”. Il rapporto enfatizza anche la necessita` di un`assistenza continuativa nel tempo e nello spazio: dalla gravidanza, al parto, al periodo neonatale e della prima infanzia fino all`infanzia e all`adolescenza, estendendo i servizi alla famiglia, alla comunita` fino alle cliniche locali, gli ospedali di distretto ed oltre. “I servizi essenziali e le pratiche necessarie a prevenire i decessi infantili in Africa sono ben avviate- spiega Veneman- il rapporto descrive i programmi di vaccinazione, di somministrazione di vitamina A e distribuzione di zanzariere, che molto hanno contribuito alla riduzione della mortalita` infantile negli ultimi anni”.