Seimila euro per un viaggio in condizioni disumane dall`India in Italia: e` quello che hanno pagato i cinque clandestini scoperti e salvati dalla Polizia di Udine a Tarvisio, al valico di confine fra Italia e Austria. I clandestini, si e` saputo, hanno raccontato di essere partiti da una piccola citta` della Romania e di aver viaggiato, nell`intercapedine del vano di carico dell`autocarro dove sono stati scoperti dalla Polizia Stradale e da quella di Frontiera, senza muoversi, mangiare e bere per circa 30 ore. Nel vano, profondo una quarantina di centimetri e lungo circa due metri, avevano a disposizione una busta e una tamica per i bisogni fisici. L`aria entrava solo quando l`autocarro era in marcia. L`intercapedine e` stata scoperta dagli agenti quando hanno condotto l`autocarro - un Peugeot boxer di colore bianco - nella sede della Polizia di Frontiera di Tarvisio, dove hanno notificato all`autista un mandato di cattura europeo. Dall`autocarro, benche` apparentemente vuoto, proveniva un cattivo odore insopportabile che ha indotto i poliziotti a smontare il pannello finale del vano di carico, dietro al quale hanno scoperto i clandestini, ormai allo stremo delle forze.

WASHINGTON - La `ndrangheta come i ribelli del Pkk. Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha inserito la mafia calabrese e i militanti curdi nella lista nera delle organizzazioni criminali dedite al narcotraffico. La misura annunciata dalla Casa Bianca punta a impedire all`organizzazione di accedere al sistema economico finanziario americano. Il provvedimento consentirà , tra l`altro, di congelare i beni americani degli appartenenti alla ndrangheta che secondo gli analisti ha superato la mafia siciliana nel controllo del traffico di stupefacenti: secondo l`Eurispes nel solo 2007 il giro d`affari dell`organizzazione criminale calabrese per il traffico di droga ha raggiunto i 44 miliardi di euro. Nel documento la Casa Bianca afferma di “apprezzare il sostegno e la cooperazione dei governi stranieri nel giungere a queste designazioni, e quest`anno desideriamo ringraziare in modo particolare il governo italiano per l`inserimento della `ndrangheta”, oggetto di consultazioni e coordinamento tra governo italiano e autorità americane. Da adesso in poi se una persona sarà qualificata come associata alla `ndrangheta dal ministero del Tesoro americano tutti i suoi beni sotto la giurisdizione statunitense potranno essere congelati. “Questa azione sottolinea la determinazione del presidente a fare tutto il possibile per perseguire i trafficanti di droga, minare le loro attività e porre fine alle sofferenze che quel commercio illegale infligge agli americani e a altre persone in tutto il mondo, così come impedire ai narcotrafficanti di sostenere i terroristi”, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino. Durante una recente visita in Italia il viceministro della Giustizia americano Mark Philip aveva spiegato che la `ndrangheta è diventata un crescente pericolo soprattutto nel Nord-Est degli Stati Uniti. “Sta diventando una minaccia molto seria al rispetto della legge - aveva detto il funzionario americano - è un gruppo che sta aumentando il suo potere e la cui azione non intendiamo sottovalutare”. La lista nera, Foreign Narcotics Kingpin Designation Act, è stata arricchita quest`anno con i nomi di quattro individui e tre organizzazioni portando il totale della lista a 75 nomi. Tra le organizzazioni inserite oggi nella lista ci sono anche il Pkk (il partito separatista curdo) e il gruppo criminale messicano guidato dal Beltran Leyva. I quattro individui inseriti nella lista sono l`afgano Haji Asad Khan Zarkari Mohammadhasni, il venezuelano Hermagoras Gonzalez Polanco, il turco Cumhur Yakut e il messicano Marcos Arturo Beltran Leyva. L`elenco, conosciuto come Kingpin Act, è stato creato nel 1999 negli Usa per prendere di mira le grandi organizzazioni non americane dedite al traffico di droga al fine di colpirle anche sul piano finanziario negando loro accesso al sistema finanziario americano e offrendo uno strumento per congelare i beni delle persone collegate a tali gruppi criminali.

L`Italia - ha detto il presidente dell`Istat Biggeri presentando il Rapporto Annuale alla Camera dei deputati - è in un momento di difficoltà economica, con investimenti e consumi delle famiglie fermi o in regresso. Affinché gli uni e gli altri tornino a crescere e aumenti il reddito delle famiglie più in difficoltà , occorrono interventi energici”. Ma non serve “una medicina miracolosa”: “i risultati ci saranno se tutti, medici e pazienti, faranno correttamente la loro parte, senza tatticismi e rinvii”. Gli aspetti positivi dell`economia sono modesti, sia perché sono distribuiti in maniera disomogenea e in molti casi accentuano le già profonde differenze tra le aree del Paese. Favorendo ancora di più un fenomeno che l`Istat aveva già annunciato nel Rapporto dell`anno scorso: la ripresa dell`emigrazione da Sud a Nord. Il “movimento migratorio interno” in effetti ha ripreso vigore già a partire dalla metà degli anni Novanta, ma in particolare tra il 2002 e il 2005 si contano in media circa 1,3 milioni di trasferimenti l`anno. Le regioni dalle quali ci si sposta di più sono Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Chi non si trasferisce spesso finisce in una `zona grigia`: non lavora, ma non cerca più neanche il lavoro. Insomma aumenta il divario tra ricchi e poveri. Il 15% delle famiglie non arriva a fine mese. Il 20% più ricco raccoglie il 40% dei redditi. Al 20% più povero resta solo il 7%. Un paese dalle disuguaglianze sociali sempre più marcate, sia tra le classi che tra il Centro-Nord e il Meridione. Un paese dove il 20% delle famiglie più ricche si spartisce il 40% del reddito totale, mentre al 20% più povero della popolazione italiana resta solo un misero 7%, e di questa popolazione più povera poco meno della metà è concentrata nel Sud. Niente più scuse per i nostri rappresentanti politici. Siamo un paese in cui regnano le disuguaglianze sociali. Ci sono e crescono sempre più. Che soluzione è abolire l`ICI o gettare fango sui clandestini. C`è un problema più grande in questo paese, quello della povertà degli Italiani. Basta prenderci per il culo. Basta con il made in italy che tira e le infrastrutture impossibili. C`è chi non può campare. C`è chi non può curarsi. C`è chi delinque per mangiare. E mentre ci pisciano addosso e ci dicono che piove, crescono i nuovi eroi.


Sarò retorico, moralista, jurassico, ma senza buoni esempi il tramonto dell`Italia è segnato. Perché di cattivi esempi ne abbiamo piene le ceste, ogni giorno. Sono così tanti che ci viene da urlare. Dal finto cieco che, per oltre vent`anni, ha truffato le casse pubbliche incassando la pensione d`invalidità (i carabinieri l`hanno smascherato perché il cieco leggeva il giornale, forse scandalizzati dal fatto che un italiano leggesse) ai notabili che dovevano disciplinare l`immondizia partenopea mentre -secondo l`inchiesta della magistratura- erano le loro anime ad avere bisogno di solerti spazzini. I cattivi esempi piovuti dall`alto appestano la già storicamente fragile coscienza civile di noialtri. Se i ras della camorra hanno complicità in Parlamento per speculare sui rifiuti, in nome di quale dio interiore un napoletano dovrebbe alambiccarsi nella raccolta differenziata o nutrire fiducia nelle discariche progettate da questo stesso Stato? Il potere nero del cattivo esempio venuto dall`alto ha un effetto a cascata talmente devastante che si finisce quasi col rimpiangere l`Italia in cui i delitti eccellenti venivano insabbiati. Occhio non vede cuore non duole. È un`immensa tristezza per chi ha sempre detestato la parola `segreto` ritrovarsi quasi ad avere nostalgia degli anni in cui la domanda di verità sugli scandali e le stragi rimbalzava su un muro di gomma. Nell`arcipelago democristiano degli intoccabili si sapeva che c`era qualche isoletta d`integrità . Oggi siamo tutti naufraghi diffidenti. Se lo Stato, per esempio, ci lancia la ciambella dei “mutui scontati” ci viene il dubbio se non sia meglio andare a fondo così come stiamo. Lo sconto che mi offri oggi allungherà il mio debito domani. La nostra coscienza civile è informata che lo Stato è guasto. Siamo passati da un eccesso all`altro: da un`anoressia di verità imbarazzanti per lo Stato a una bulimia. Scandali a chili che tuttavia nessuno smaltisce, come i rifiuti. Guardi `Report`, per esempio, che ti mostra centinaia di capannoni industriali finti, pachidermi di cemento che sgualciscono i paesaggi della memoria nelle nostre terre miracolate dalla natura, e sono serviti solo ad arricchire filibustieri di ogni risma, tuttora a piede libero, addirittura eletti nei Comuni, nelle Provincie, se non seduti a Montecitorio. Con quale sconquasso interiore si può andare a dormire, la sera, se all`indomani di un`inchiesta così meritoria (per la trasmissione) non segue un castigo altrettanto esemplare? Con questo genere di scandali, tutte le mattine, all`ora del cappuccino e cornetto, il povero Presidente della Repubblica dovrebbe parlarci a reti unificate. Dirci: “Ho visto anch`io, come tutti voi, quegli scempi edilizi, quegli scandali impuniti. E oggi stesso…” Invece, silenzio. Uno scandalo s`inanella nell`altro fino a costituire un rosario nero interiore. Disappunto, mortificazione, rabbia. Ma un cittadino dove attinge le risorse interiori per affrontare la crisi? Per produrre di più? E` difficile combattere sotto questo sole nero. Eppure, anche di buoni esempi ce ne potrebbe essere un florilegio. Prendi i 60, tra ministri e sottosegretari, che costituiscono l`attuale governo. Perché non si dimettono da deputati? Perché continuano ad incassare un duplice stipendio? Con quale faccia di gesso puoi chiedere al tuo Paese di stringere la cinghia se tu mantieni una natica su una poltrona e una su un`altra? Sì, credo che i cattivi esempi siano stati la molla che ha scatenato la follia. Quella che respiri per le strade, quella che induce una madre a dimenticarsi di aver assassinato suo figlio, o un automobilista a scordarsi di aver assunto stupefacenti e a travolgere un passante, senza neppure soccorrerlo, anzi, ripassandoci sopra. Cattivi esempi. A partire da quel conturbante teatrino casalingo che è la Tv da cui trasudano potere, arroganza, vanità , e gli unici esempi positivi sono gli sceneggiati di preti e di martiri. Settantamila morti nel terremoto cinese e la nostra parrocchietta dei mediocri s`infiamma se sia giusto o no intitolare una via ad Almirante. Si impallidisce perché nessuno impallidisce. Mentre già provare vergogna sarebbe l`inizio di un buon esempio.

A Dublino con un fragoroso applauso e` stata adottata all`unanimita` da 109 paesi la convenzione per la messa al bando delle bombe a grappolo. Le bombe a grappolo, progettate in origine dai tedeschi e usate per la prima volta durante i blitz contro l`Inghilterra nella Seconda guerra mondiale, mettono a rischio 400 milioni di persone disseminate in 25 paesi, specialmente bambini. Lo sostiene la ong belga `Handicap International`. Un`ampia vittoria per la societa` civile cosi` definisce l`accordo il direttore della Campagna italiana contro le mine, Giuseppe Schiavello. “E` una vittoria straordinaria - spiega - E` un trattato raggiunto in pochissimo tempo, un anno e cinque mesi, ed e` un successo perche` mette al bando tutte le tipologie di `cluster bomb`, e ha superato le resistenze di chi voleva affossarlo. Alcuni paesi chiedevano un periodo di transizione, ma sono stati bloccati proprio da quelli piu` colpiti dalla distruttivita` di queste armi. Il maggior numero di vittime si registra in Afghanistan, Albania, Arabia Saudita, Bosnia e Herzegovina, Cambogia, Ciad, Cecenia, Croazia, Eritrea, Etiopia, Iraq, Israele, Kosovo, Kuwait, Laos, Libano, Montenegro, Nagorno-Karabakh (Azerbaijan), Serbia, Sierra Leone, Sudan, Siria, Tajikistan, Vietnam e Sahara Occidentale (Marocco). Sempre secondo HI, il 98% delle vittime delle bombe a grappolo sono civili. Nel Libano del Sud, ad esempio, quasi il 90% della terra usata per la pastorizia e l`agricoltura e` oggi contaminata dalle bombe a grappolo inesplose lanciate dalle forze armate israeliane durante la guerra dell`estate 2006. Le vittime accertate, in tempo di pace, sono 13,306, “sebbene - sottolinea il rapporto HI - il 96% degli incidenti abbia luogo in regioni del mondo dove la collezione dei dati e` incerta, circostanza che fa certamente aumentare il numero delle vittime”.

Cosa può essere peggio dell`abuso sessuale nei confronti di un bambino? Negli ultimi tempi ci siamo tristemente abituati a sentire orribili notizie che riguardano lo sfruttamento sessuale di minori. Semplici pedofili, magari nascosti tra gli stessi familiari o tra le persone vicine, considerate affidabili che semmai dovrebbero svolgere un compito educativo, come insegnanti e sacerdoti. Ma c`è un`altra categoria che si macchia di questo gravissimo crimine, una categoria che ha il privilegio di lavorare per un fine nobile, come la ricostruzione della pace nelle zone flagellate dalla guerra e che anziché fare il proprio mestiere - per altro strapagato e che comprende non pochi privilegi - si permette invece di sfruttare la posizione di potere ma anche la stima, la buona fede e l`immagine quasi di `salvatore` agli occhi della gente che dovrebbe aiutare, per compiere atti gravissimi e vergognosi nei confronti della categoria più debole dell`umanità per eccellenza: i bambini. Con l`aggravante eccezionale che questi bambini si trovano in una condizione fisica e psicologica che li rende ancora più deboli, vulnerabili e dipendenti dagli adulti. L`ultimo rapporto di Save the Children denuncia una situazione vergognosa e alla quale si deve porre rimedio e subito. L`organizzazione internazionale, impegnata fin dal 1919 in difesa dei bambini ha presentato ieri il dossier “Nessuno a cui dirlo“. Il titolo racchiude il motivo per cui i casi di abusi e sfruttamento sessuale di minori da parte della forze Onu di peacekeeping e operatori umanitari continuano a verificarsi in paesi in emergenza. Cifre sottostimate e casi ancora poco documentati: è la paura giocare un ruolo fondamentale nella reticenza a parlare e denunciare i soprusi da parte delle vittime. Secondo Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia `tutto questo ci lascia intendere che per ogni abuso identificato ce ne sono probabilmente molti che rimangono nascosti e sconosciuti`. Ma anche la paura che queste organizzazioni non aiutino più la popolazione `le persone non parlano perché hanno paura che poi le agenzie non lavoreranno più qui e noi abbiamo bisogno di loro` - dichiara un ragazzo del Sud Sudan. Dalla ricerca traspare che sono numerose le forme di abuso che vengono descritte dagli intervistati: le più frequenti sono commenti, frasi dal pesante e volgare contenuto sessuale, i cosidetti `abusi verbali`, testimoniati dal 65% degli intervistati. Segue il sesso `coatto`, denunciato dal 55% degli intervistati, a cui i minori sono indotti in cambio di cibo, soldi, sapone, in rari casi di beni `di lusso` come per esempio un cellulare. Frequenti anche le molestie, attestate dal 55% degli intervistati. Il 30% invece denuncia la forma più grave di violenze sessuale, da parte di singoli ma anche di gruppi: sicuramente la forma più deplorevole e la più temuta dai minori. Dati formulati dopo una serie di interviste, gruppi di discussione e incontri che hanno coinvolto bambini, bambine, operatori umanitari, personale delle missioni Onu di peacekeeping, addetti alla sicurezza, in nazioni in situazioni di emergenza o post conflitto. Sono 341 le persone coinvolte nello studio ` tra cui 250 bambine e bambini - coinvolte in 38 gruppi di lavoro o intervistate; 30 gli operatori umanitari o impiegati in missioni di peacekeeping che hanno partecipato agli incontri; Sud Sudan, Costa D`Avorio e Haiti, in particolare quelle aree in cui erano già stati rilevati episodi di abusi e sfruttamento, i paesi interessati dalla ricerca. `Nonostante le recenti dichiarazioni di impegno a risolvere il problema da parte dei governi e delle organizzazioni internazionali - commenta ancora Valerio Neri - il nostro rapporto documenta come abusi nei confronti di minori permangano e continuino in paesi e aree in emergenza e come queste situazioni restino per lo più sommerse. E` necessario fare molto di più affinché i bambini non continuino a soffrire in silenzio e siano invece incoraggiati e aiutatati a denunciare quanto hanno subito`. La paura di parlare è ancora molto forte, i bambini temono che, se parlano, l`abusante possa cercarli e fare loro del male, che le agenzie umanitarie smettano di dare loro gli aiuti, temono di essere stigmatizzati ed emarginati dalle famiglie e comunità o addirittura puniti. Le piccole vittime sono prevalentemente orfani, o separati dai genitori, o con famiglie che dipendono dagli aiuti umanitari. Ancora sempre secondo il dossier di Save the Children ` i minori vittime degli abusi da parte di adulti che lavorano per la comunità internazionale sono più bambine che bambini, con un`età media delle vittime che varia tra i 14-15 anni anche se il rapporto attesta di abusi anche ai danni di bambini di 6 anni. Per quanto riguarda il profilo o la provenienza degli abusanti, il rapporto rileva che possono appartenere a qualsiasi organizzazione, sia essa umanitaria, o di peacekeeping o di sicurezza; avere qualsiasi livello o grado, dai più bassi ` guardie e autisti ` ai più alti, manageriali; fare parte dello staff locale o internazionale. Ma è comunque il personale delle missioni di pace a risultare quello numericamente più coinvolto: dei 38 gruppi di lavoro in cui si è svolta la ricerca di Save the Children, 20 hanno indicato nei peacekeepers gli autori più frequenti degli abusi. Un dato confermato anche dalle Nazioni Unite: sul totale delle denunce di sesso con minori a carico di operatori Onu nel 2005, 60 su 67 riguardano le truppe del Dipartimento Onu delle Operazioni di Peacekeeping. `Il comportamento di chi abusa sessualmente di bambini particolarmente vulnerabili, proprio di quei bambini che dovrebbe proteggere, è inqualificabile. E` difficile immaginare un più grave abuso di potere o flagrante violazione dei diritti dei minori`, commenta ancora Valerio Neri. `Queste persone sono per fortuna una piccola minoranza. La gran parte degli operatori umanitari non commette alcuna forma di abuso e fa bene e con la massima serietà il proprio lavoro. Tuttavia tutte le agenzie umanitarie e di peacekeeping che operano in contesti di emergenza, compresa Save the Children, debbono essere consapevoli di poter essere interessate da questo problema e che quindi vanno messe in campo importanti misure sia per prevenirlo che per contrastarlo. Finora - conclude il Direttore di Save the Children Italia - sia le Nazioni Unite sia le agenzie umanitarie hanno preso alcuni importanti impegni di principio che però ancora non si sono tradotti in fatti concreti`. Per questo il rapporto non si limita a denunciare i gravissimi fatti, ma formula anche tre raccomandazioni che ora sono all`attenzione della task force Onu sulla Protezione dallo sfruttamento e abuso sessuale (organismo istituito nel 2002 e che vede insieme agenzie Onu ed Ong). Innanzitutto la realizzazione da parte delle Nazioni Unite di un efficace meccanismo di denuncia su base locale, in quei paesi dove c`è una significativa presenza di personale internazionale, in modo che bambini o i loro genitori sappiano come denunciare gli abusi subiti e siano prese misure immediate e risolutive nei confronti di chi li commette; l`istituzione di una figura di controllo, a livello globale, un `global watchdog`, che monitori gli sforzi delle agenzie internazionali nel contrasto agli abusi e promuova le risposte più efficaci su questo fronte. Infine l`incremento degli investimenti destinati a risolvere alle radici il problema, attraverso per esempio riforme legislative, campagne di sensibilizzazione dell`opinione pubblica, lo sviluppo di sistemi nazionali di protezione dell`infanzia. Nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti dell`uomo e alla vigilia del ventesimo anniversario della Convenzione per i diritti dell`infanzia ( in .pdf) fatti del genere commessi da chi dovrebbe favorire il più ampio rispetto e la promozione di questi principi non possono essere tollerati.
Elvira Corona


