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MESSINA CITTA` DI DESTRA: PEPPINO BUZZANCA E` IL NUOVO SINDACO COL 51,15%. FINISCE L`ERA GENOVESE CHE, DOPO L`ENNESIMA DEBACLE, SI DIMETTERA` DA SEGRETARIO REGIONALE PD

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PEPPINO BUZZANCA, NUOVO SINDACO DI MESSINA

Francantonio Genovese cade sul “metodo D`hondt”. Il sistema di attribuzione dei seggi, infatti, non consente il conteggio, ai fini del raggiungimento del quorum, delle schede bianche. Così facendo, il candidato del Pdl, Peppino Buzzanca, conquisterebbe, quando le sezioni ufficiosamente chiuse sono 170, il 50, 25% dei voti, evitando così il ballottaggio. Una beffa per Francantonio Genovese, che invece si ferma a poco meno del 40%. Con il conteggio delle schede bianche, infatti, il quorum di Buzzanca sarebbe sceso sotto il fatidico 50% mandando i due candidati al ballottaggio. Exploit di Fabio D`Amore, invece, che supera di slancio l`8%. Da segnalare le numerose defezioni nelle sezioni elettorali. In alcune, infatti, i conteggi della provincia sono terminati addiritture alle cinque e mezza. normanno.it

ULTIM`ORA:
ORE 19.00 - Buzzanca 51,15, Genovese 38,14, D`Amore 8,65, Ansaldo Patti 0,89, Clementi 0,49, Visicaro 0,68.

GLI ULTIMI DATI SUL SITO DEL COMUNE: http://www.cittadimessina.it/elezioni2008/liste_com.html

AMMINISTRATIVE MESSINA (O BULGARIA) 2008: PREVEDIBILE PLEBISCITO PER NANNI RICEVUTO (PDL), NUOVO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA. LE NOSTRE FOTO

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IL NUOVO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA REGIONALE DI MESSINA NANNI RICEVUTO (PDL)
RICEVUTO (80%) STACCA SIRACUSANO (18%) - Le prime proiezioni danno Ricevuto vincente. Si vedono volti noti della politica messinese: Luciano Ordile, Paolo Piccione e Turi Rizzo, esperto durante l`Amministrazione Genovese. I primi dati ufficiali lo danno vincente su Paolo Siracusano. Le proiezioni dalla sua segreteria, addirittura, lo vedono trionfare senza concorrenti. Per Nanni Ricevuto è già  festa. Settanta bottiglie di spumante pronte ad essere stappate nella sua segreteria dalla quale vanno e vengono volti noti della politica messinese. Per il candidato del Pdl si profila una vittoria ampiamente preventivata, ma forse numericamente non così schiacciante. Le proiezioni sono implacabili: 80% in provincia e 67% in città  (da normanno.it)

L`INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA RICEVUTO
Le prime parole di Nanni Ricevuto, seppur dopo la comunicazione di dati parziali, sono quelle del nuovo presidente della Provincia di Messina. Che la matematica lo supporti o meno lui ha già  preso possesso della sua poltrona di Palazzo dei Leoni e alle domande risponde già  parlando di futuro. I suoi già  lo chiamano “Ricevutosky” per la percentuale bulgara che ha distinto la sua vittoria. Lui ride: “Buona questa!“. “Ci speravo in questo risultato - commenta Ricevuto - è una risposta adeguata a chi ha creduto nella mia candidatura“. Evidente il riferimento alle polemiche che hanno animato, in seno al centrodestra, la scelta del candidato alla poltrona di Presidente della Provincia, che lo vedeva in competizione con Carmelo Lo Monte dell`Mpa. “Evidentemente - aggiunge - il mio nome determina ancora simpatia e credibilità “. Ma Nanni Ricevuto, dopo aver espresso viva soddisfazione per il brillante risultato che si profila all`orizzonte, parla già  del futuro. “Contestualmente al Ponte, realizzeremo numerose infrastrutture che insisteranno sull`Area dello Stretto. Da Gioia Tauro a Reggio Calabria a Messina, daremo vita ad un`area di sviluppo integrata. Al centro ci saranno gli aeroporti di Reggio e del Mela, la cui realizzazione è prevista dal nostro programma“. Alla domanda sui fondi che verranno utilizzati per concretizzare le opere previste risponde: “Le faremo con i finanziamenti dei prossimi POR e CIPE“. Sull`assenza di un sito di stoccaggio dei rifiuti a Panarea, dice, “studierò la situazione e come risolverla“. “Sarà  una presidenza in cui cercherò di essere il punto di riferimento per tutta la provincia come interlocutore con i governi regionale e nazionale“. Ricevuto parla poi di edilizia scolastica, un ambito in cui, commenta ironicamente “può bastare il rapporto privilegiato col massimo responsabile, di cui sarò attento interlocutore“. “La prima riunione di Giunta si terrà  alle Eolie, poi saremo a Tusa e Alcantara. Tutto entro la prima settimana. Insomma - conclude Ricevuto - non sono Zorro ma l`esperienza di certo non mi manca. La macchina burocratica si velocizzerà , perchè sarà  lei a seguire i nostri ritmi e non viceversa“. Arrivano poi le dichiarazioni di Pinella Aliberti, assessore designato della Giunta Ricevuto che confessa di non avere ancora idea della delega “anche perchè c`è da definire la seconda metà  della squadra di governo“. Commentando il dato parziale di Buzzanca, 52,49, e quindi vittoria al primo turno senza ballottaggio, quando sono state scrutinate solo sette sezioni, dichiara laconica: “Io ci spero“.

Voto in Sicilia: centrodestra a valanga
PALERMO
- Il centrodestra si aggiudica a larghissima maggioranza le elezioni provinciali in Sicilia: otto province su otto finiscono all`alleanza formata da Pdl, Mpa, Udc e liste locali. Nonostante siano stati scrutinati circa il 10% dei seggi, la maggioranza per il centrodestra è tale (percentuali oscillanti tra il 60 e il 75%, eccetto la provincia di Enna con il 55%), che il risultato non pare essere in discussione.
â–  Tutti i risultati - Provinciali
â–  Tutti i risultati - Comunali
PROVINCIALI - Nella provincia di Palermo si profila la probabile vittoria di Giovanni Avanti, a Messina successo di Nanni Ricevuto, a Catania trionfa Giuseppe Castiglione. Nella provincia di Siracusa vince Nicola Bono, ad Agrigento partita facile per Eugenio D`Orsi, mente un po` più difficile a Enna per Giuseppe Monaco. A Caltanisetta vince Giuseppe Federico, infine a Trapani si aggiudica il successo Mimmo Turano.
COMUNALI - Nei tre capoluoghi di provincia dove si votava (Catania, Messina e Siracusa) lo spoglio delle schede inizierà  dopo la fine degli scrutini per le provinciali.
VOTANTI - Deciso il calo dei votanti: complessivamente sono stati il 55,54%, con un calo dell`8,92%. Ma nella provincia di Palermo sono andati alle urne solo il 41% degli aventi diritto, con un calo di 20 punti netti rispetto alle provinciali precedenti. Affluenza ferma in Sardegna: 74,7%, la stessa del turno precedente. In Sardegna si è votato in 34 Comuni per un totale di 112.167 elettori. Ad Assemini, unico Comune con oltre 15 mila elettori, ha votato il 60,5% contro il 69,4% delle precedenti amministrative.

IL GRANDE GELO di Diego Cugia

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Nel canale di Sicilia, 56 miglia a sud di Malta, le gabbie dove i tonni vengono allevati per essere uccisi, sono servite da ciambella di salvataggio per ventotto profughi somali naufragati nella loro corsa all`oro. Altri sei, fra i quali dei bambini, sarebbero annegati. Ma anche il forziere Europa fa acqua. Persino il profeta dell`accoglienza, Zapatero, (la Spagna ha oltre due milioni di extracomunitari) si è dovuto inventare un superbonus in cambio della rinuncia eterna al permesso di residenza e di lavoro. Soldi in bocca per chi se ne torna a casa. Ma visto che, come diceva il profeta Geremia, `sia maledetto l`uomo che confidi nell`uomo`, anche Zapatero non si fida: il primo assegno, pari al 40% del superbonus, sarà  firmato alla partenza dell`immigrato dalla Spagna e il 60% alla consegna del pacco umano in patria. Un esodo a rovescio che riguarderà , spera Zapatero, almeno un milione di lavoratori, la metà  degli extracomunitari spagnoli. La crisi dell`edilizia sta decimando i posti di lavoro, e Zapatero gioca d`anticipo dando per scontata un`altra profezia: una crisi economica mondiale. Una spirale perversa ingenerata dall`aumento del prezzo del petrolio, a sua volta alimentato dal crollo del dollaro (la valuta con cui si tratta il greggio sui mercati finanziari) che a sua volta fa impennare i costi, quindi i prezzi al consumo, delle derrate alimentari, come il riso o il pane, i cui prezzi inarrivabili per chi guadagna un dollaro al giorno stanno già  producendo conseguenze bibliche in più di cento paesi, riassumibili in una parola sola e terribile: carestia. Il summit sull`alimentazione della Fao si è concluso con una promessa da marinai: la fame nel mondo? La risolveremo nel 2050. Milioni di famiglie in bilico sul baratro della povertà  si stanno legittimamente chiedendo se avranno la forza di attendere quarantadue anni prima di poter fare, con qualche disinvoltura, la spesa al supermercato. La crisi energetica mondiale c`è, è indubbio, ma tutti fanno orecchie da mercante alla sua perversa gemella, la crisi etica. Al vertice Fao il cuore marcio dell`uomo del terzo millennio era esposto al pubblico ludibrio e ci sarebbe voluto un nuovo Goya per raffigurarne i deformi personaggi in cui quel cuore nero batte moneta. Ogni leader tirava quel che resta della coperta sui piedi del proprio paese, rischiando il grande freddo mondiale. Un piccolo esempio di mala etica all`italiana? La scoperta che in tutta Roma solo 2100 case di lusso pagheranno l`Ici. Quelle accatastate A1. E gli attici di via Veneto? I loggiati al Pantheon? Le migliaia e migliaia di appartamenti sfarzosi del centro storico e di tutte le zone di pregio della capitale? Al massimo sono accatastati A2, definiti `di tipo signorile`, non sono case da ricchi ma `tarocche`, tipo le borse Fendi o le patacche dei Rolex. Intorno alla scalinata di Trinità  dei Monti, e in tutta Piazza Navona? Due sole case A1, il resto fuffa, polvere di stelle, anche se gli inquilini si chiamano Rocco Barocco o Pippo Baudo. Se fossi in loro denuncerei il Comune per lesa maestà . Ma per chi li hanno presi le casse comunali, per baraccati? Dovrebbero offendersi di pagare `tipo signorile`. O sei signore o no, non si scappa, con tutti gli accatastamenti che ne conseguono. Quel che un poco ci consola, è che se il Terzo Mondo è nel panico, anche i ricchi d`oltreoceano cominciano ad avere fifa. In Gran Bretagna, per esempio, sempre più “Sir” si rivolgono al vecchio Monte dei Pegni. Sì, anche i redditi dei professionisti fanno acqua. Non proprio una tonnara, ma un po` di sangue comincia a vedersi. In pieno centro di Londra, si legge sul 24 Ore, i prestiti elargiti dalla casa Milton`s riguardano pegni poco trattati sino a ieri: diamanti, orologi da migliaia di euro, persino un Aston Martin in cambio, pare, di 30mila sterline cash. Il tutto mentre, negli Stati Uniti un modello di Jaguar che in Italia costa ancora, di listino 120 mila euro, in una concessionaria di Los Angeles dove si servono le star di Hollywood, lo puoi acquistare, chiavi in mano, esattamente alla metà . Segnali globali che i conti non tornano, né quelli energetici né quelli etici. Qualche giorno fa, un altro guru degli investimenti di Wall Street, già  processato e condannato, invece di presentarsi all`appuntamento con la giustizia carceraria avrebbe finto di suicidarsi per sparire nel nulla con una cifra spropositata di dollari che gli erano stati affidati da migliaia di piccoli risparmiatori. Che fine faranno, adesso, queste famiglie della piccola e media borghesia? La distanza fra queste e le famiglie dei ventotto profughi somali aggrappati alle reti dei tonni a largo di Malta si sta paurosamente assottigliando. La fame avanza e ha uno stomaco da squalo, inghiotte corpi e lavatrici, muratori cingalesi, forni a microonde, yuppies londinesi, casalinghe del Cairo e di Bologna, e persino l`Aston Martin di James Bond. E tutti gli 007 guardiani del mondo dimostrano di avere solo la licenza di uccidere e l`incapacità  di offrirci la licenza di sopravvivere.

IL COMMENTO di Giuseppe Ramires 
Non sono sicuro che le distanze, come scrive Cugia, si stiano assottigliando. Penso che le sproporzioni siano ancora abissali e che il mondo ricco sia ancora troppo distante non solo dal miliardo di persone che non può sfamarsi ma anche da quella moltitudine, che ad ogni latitudine del pianeta deve farsi i conti molto bene prima di riempire il carrello della spesa. E` da tempo che mi sono convinto che l`unica strada che possiamo percorrere è quella della ridistribuzione della ricchezza. Le utopie dei miei compagni comunisti si fondano su analisi vecchie e sorpassate. A questo punto, l`obiettivo non è più l`abolizione della proprietà  privata, ma piuttosto un`azione energica dei governi finalizzata alla ridistribuzione della ricchezza. Sono pronto a prendermi la mia etichettatura, non me ne importa nulla: so soltanto che, come scrive Cugia, le persone non possono aspettare quarant`anni per fare la spesa in tranquillità , non possono aspettare il sol dell`avvenire, purtroppo.

NO TAV: In 1400 comprano la terra del cantiere

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VENAUS (TO) - C´è anche un giudice del Csm, Livio Pepino, nella coda che si snoda sul prato di Venaus per comperare i terreni del futuro cantiere del super tunnel della Torino-Lione. Pepino preferisce non rilasciare dichiarazioni ma è qui, sotto il cielo scuro di pioggia, a dare il suo contributo concreto alla causa No Tav. Come già  a fine marzo il popolo degli irriducibili, lo zoccolo duro della protesta, acquista terreni e cucina polenta contro «le mafie che vorrebbero imporre un´opera da 78 milioni di euro a chilometro», contro «il ministro Matteoli che ha scelto la linea morbida mentre qui per noi non deve passare nessuna linea». Lo stratagemma è semplice: chi compra oggi un pezzettino minimo di terreno avrà  diritto domani a bloccare le ruspe del supertreno facendo valere i suoi diritti di proprietario. Perché, annuncia lo striscione montato tra le tende, bisogna essere «fuori dai giochi, fuori dai partiti, liberi di essere No Tav». Sulla strada che conduce all´abbazia benedettina di Novalesa il tempo non sembra passare mai. Tutto è fermo all´inverno del 2005, al tempo delle cariche notturne della polizia contro il presidio di chi si oppone alla nuova ferrovia. Ieri in 1.400 (tra i quali Vittorio Agnoletto) hanno risposto all´appello dei No Tav. Altrettanti avevano comperato il terreno a marzo, sul versante sud della stessa montagna a Chiomonte. Arrivano dalla valle ma anche da Torino, Milano, Bologna, Padova, dalla Sicilia. Si mettono in fila di fronte al notaio sotto il tendone della «Pro loco» di Venaus e accettano le condizioni del contratto: 15 euro per una strisciolina di terreno, la tessera di un gigantesco mosaico di 2.349 metri quadrati. In teoria ognuno dei 1.400 nuovi proprietari ha il diritto di essere presente sul suo terreno il giorno dell´esproprio per l´avvio dei lavori. Una gigantesca partita a scacchi tra i proprietari terrieri e gli uomini della ferrovia: «Perché ciascun proprietario può delegare quante persone vuole ad essere presente sul posto», dice Alberto Perino, il leader dei Comitati. Insomma, il giorno fatidico decine di migliaia di persone potrebbero legittimamente mettersi sul prato e bloccare tutto. «Non so immaginare - aggiunge Perino - cosa potrebbe capitare se uno dei nuovi proprietari avesse qualche rata di mutuo non pagato. La banca metterebbe l´ipoteca sulla sua particella di terreno e la burocrazia inchioderebbe l´Alta velocità : chi è in grado di espropriare un terreno ipotecato?». Giochi d´astuzia, iniziative per tenere alta la mobilitazione del movimento in un momento difficile. Non è tanto il cambio di governo a spaventare i No Tav: «ÃƒË† vero - dice Perino - che la volta scorsa era stato il governo Berlusconi a scatenarci contro la polizia. Ma questa volta non saranno così ingenui. Non abbiamo paura di Matteoli, ci ha fatto molti più danni Virano». L´architetto Mario Virano, presidente dell´Osservatorio tecnico sulla Torino-Lione, è riuscito a ricucire un rapporto tra i sindaci e il governo. A far passare l´idea che sulla Tav si può discutere. Tanto che domani mattina gli amministratori valsusini presenteranno ai giornali una loro proposta. Così nell´assemblea che si svolge nel tendone sotto la pioggia, c´è chi va al microfono per dire: «Siamo un po´ incazzati, ultimamente anche con i sindaci». Quei sindaci che due anni fa, su questo stesso prato, indossavano la fascia tricolore per fronteggiare i caschi azzurri della polizia difendendo le bandiere No Tav. Oggi, in gran parte, quei sindaci non sono qui. Il presidio di Venaus compie tre anni senza di loro. C´è la solidarietà , è vero, di chi è arrivato dal Mugello portando «un pezzetto di cemento per augurare alla val di Susa di non fare la nostra stessa fine». Ma manca il megafono di Antonio Ferrentino, il presidente della Comunità  montana e manca la fascia di Nilo Durbiano, il sindaco di Venaus. Ci sono nomi importanti venuti da fuori come il presidente mondiale del Forum dell´acqua, Riccardo Petrella. Arrivano al microfono i promotori della tv di contro informazione promossa da Giulietto Chiesa. Il vicesindaco del paesino di San Didero, uno degli amministratori contrari al dialogo con l´Osservatorio, lancia l´idea di un partito No Tav da presentare alle elezioni comunali del 2009: «Dobbiamo prepararci in tempo». A dare il carburante politico al movimento ci pensa il sociologo Marco Revelli: «Tornare qui tra di voi - scandisce al microfono - è come tornare alla realtà  dopo un brutto sogno. Giù in città  si vive nella falsa coscienza prodotta da un racconto collettivo calato dall´alto, in un mondo alla rovescia che considera residuali esperienze come questa. Una giornata su questo prato di Venaus fa tornare tutti con i piedi per terra». A luglio a Roma il governo dovrà  decidere sulla Torino-Lione. Oggi le bandiere No Tav e le fasce tricolore dei sindaci sembrano sempre più distanti. PAOLO GRISERI

LA CLAMOROSA RIVELAZIONE: MAURO ROSTAGNO FU UCCISO DA COSA NOSTRA

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A vent`anni di distanza la procura di Palermo fa luce sull`assassinio di Mauro Rostagno. Il dirigente di Lotta continua fu ucciso dai corleonesi intimoriti dalle sue inchieste. Su tutte quella relativa al traffico di armi in Somalia gestito da mafia e servizi segreti. Antonio Ingroia, magistrato palermitano, ha trovato la prova che mancava: il proiettile che uccise Rostagno era un proiettile di Cosa Nostra. La notizia, attesa da vent`anni, è di quelle che ti fanno riappacificare con la giustizia: «Gli assassini di Mauro Rostagno saranno chiamati a difendersi nei prossimi mesi di fronte alla Corte di Assise di Trapani». A rivelarlo è Enrico Deaglio con un`ampia inchiesta pubblicata sull`ultimo numero di Diario, numero da oggi in edicola. Il merito va ad Antonio Igroia, il magistrato palermitano che non ha mai mollato la presa e, dopo dodici anni di inchiesta, ha chiesto il rinvio a giudizio per Vincenzo Virga organizzatore dell`agguato al giornalista torinese che, pare, fu commissionato da Totò Riina in persona. Sembra proprio che questa volta il Pm Ingroia, abbia una prova definitiva, «una prova decisiva» grazie alla quale si farà  finalmente luce su una vicenda caratterizzata da depistaggi, veleni e manovre oscure. Una vicenda simbolo di quella fitta rete di misteri che caratterizza il nostro Paese. Ma andiamo con ordine, partiamo da quel 26 settembre del 1988, la notte in cui Mauro Rostagno fu assassinato con quattro colpi di fucile calibro 12 e due colpi di pistola calibro 38 special. Da quel giorno in poi l`indagine si mosse in tutte le direzione tranne che in quella del delitto di mafia. Tranne che nel sentiero oscuro e insanguinato di Cosa nostra. Del resto Rostagno era diventato un vero “rompicoglioni”. Si era messo in testa di fare il giornalista e lo fece come una missione: «Ho scelto di non fare televisione seduto dietro a una scrivania - scriveva al suo vecchio compagno Renato Curcio - ma in mezzo alla gente, con un microfono in pugno mentre i fatti succedono». E fu quel suo vizio, il vizio di spulciare tra le pieghe di quella Sicilia martoriata dalla mafia, la sua condanna a morte. La storia di Rostagno è nota, e nel suo lungo articolo Enrico Deaglio la ripercorre tutta. Mauro Rostagno, finito il suo tormentato pellegrinaggio intellettuale e spirituale - dalla facoltà  di Sociologia di Trento al viaggio in India - nel 1987 approda in Sicilia dove fonda la comunità  Saman per tossicodipendenti e alcolisti. Insieme a lui Chicca Roveri, sua moglie, e quel Francesco Cardella che aveva conosciuto in India. «In quello stesso anno - racconta ancora Deaglio - Mauro entra per la prima volta negli studi televisivi di Rtc, una piccola emittente privata». Nel giro di un anno diventa il personaggio televisivo più noto in città . Questa la giornata tipo del Rostagno giornalista: «Otto di mattina, lettura dei giornali; poi primo giro con le telecamere: si fa il giro per raccontare i cumuli dei rifiuti che non vengono raccolti. Si da notizia delle denunce dei cittadini e delle inchieste: dalla scoperta delle logge massoniche, alle malversazioni amministrative. Infine si intervistano i magistrati più impegnati, per esempio Paolo Borsellino, procuratore di Marsala». Una presa diretta su Trapani che infastidiva, faceva schiumare rabbia a tutti coloro che agivano nell`ombra e che non avevano certo bisogno di una telecamera sguinzagliata tra le procure e tra i vicoli più bui della città . «Quarchi vota ch`attapanu `u musu», prima o poi gli tappano la bocca, ripetevano consapevoli i più avvertiti. Nel 1988 arriva il giorno dello scoop: con una piccola telecamera si piazza dietro le piste di decollo e atterraggio di Kinisia (ex aeroporto militare poco lontano da Marsala). «Alla luce del tramonto - racconta Deaglio - filma un C130 dell`Aeronautica italiana che scarica casse di medicinali e carica casse di armi dirette in Somalia. E` convinto di aver raggiunto un grande tassello all`ipotesi che da Trapani mafia e servizi segreti gestiscano un traffico di armi e droga». Va a Palermo per informare Giovanni Falcone e cerca contatti anche con il Pci. Sa bene che quella che ha in mano è roba che scotta. In quei giorni Angelo Siino, fiduciario di Cosa Nostra, sa già  che contro Rostagno c`è una condanna a morte. E allora va dal proprietario della Tv consigliandogli di farlo smettere: “Ho cercato di non farlo uccidere”, confiderà  in seguito a un magistrato. «Alla fine cosa nostra - continua Deaglio nel suo lungo articolo inchiesta - commissiona l`omicidio di Rostagno al capomafia di Trapani Vincenzo Virga. La data prescelta è il 26 settembre. Alle 21 è già  buio e ancora più buio è il tratto di strada sterrata che Rostagno deve percorrere alla guida della sua Fiat Duna. Accanto a lui c`è Monica Serra una ragazza della comunità  che lavora con lui a Rtc. Nel frattempo un tecnico Enel, Vincenzo Mastrantonio, che di secondo lavoro svolge l`attività  di autista del capomafia Virga, ha provveduto a spegnere l`illuminazione della zona». E` il momento dell`agguato: una Fiat Uno tampona l`automobile di Rostagno. I killer iniziano a sparare. Rostagno è colpito da otto colpi in testa e alla schiena. All`obitorio di Trapani, dove giace il cadavere martoriato, i carabinieri diffondono la notizia che in macchina Mauro aveva un rotolo di dollari e due siringhe di eroina. Di certo c`è solo che qualche tempo dopo Vincenzo Mastrantonio viene trovato cadavere nelle campagne di Lenzi. «Parlava troppo». Nel 1996 accade quello che nessuno si aspettava: «Il procuratore di Trapani Gianfranco Garofalo convoca, gioisco e spavaldo una conferenza stampa per annunciare la soluzione del “caso Rostagno”. Il delitto, secondo la sua inchiesta, è maturato dentro la comunità  Saman per gelosie, adulteri, traffico di droga e ammanchi finanziari». Quindi manda in galera la moglie Chicca Roveri, accusata di essere l`organizzatrice del delitto, e Monica Serra, la ragazza scampata all`agguato sarebbe infatti una complice. Poi l`annuncio finale: «Bisognava capirlo dall`inizio - dichiara il procuratore Garofalo - Si doveva poter escludere il coinvolgimento di Cosa nostra che del delitto non voleva e soprattutto non doveva essere gratuitamente incolpata». Le ipotesi del Pm crollano però in breve tempo. Nel frattempo pentiti affidabili e di primo piano, tra questi un “certo” Giovanni Brusca, attribuiscono alla mafia l`organizzazione del delitto. Le carte arrivano infine ad Antonio Ingroia. Dopo dieci anni di indagini il Pm siciliano riesce a trovare la prova definitiva. La traccia è in un bossolo esploso la notte del 26 settembre del 1988. Un segno inequivocabile: quel colpo è stato esploso da una pistola di mafia. Davide Varì

LA CLAMOROSA PREVISIONE: A piedi da Messina alla Calabria

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Gli esperti prevedono che lo Stretto sarà  prosciugato per effetto del sollevamento delle due sponde. E` solo questione di tempo: un giorno la distanza da Messina a Villa S. Giovanni potrà  essere percorsa a piedi, senza ponte, camminando sul fondo prosciugato dello Stretto. Ma i sostenitori del ponte possono stare tranquilli: «Succederà  più o meno fra centomila anni, per effetto del continuo e relativamente veloce sollevamento cui sono sottoposte gran parte della Calabria e della Sicilia Nord Orientale, pari a circa 1,5 millimetri l`anno», rivela il geologo Gianluca Valensise, dirigente di ricerca dell`Ingv. L`area dello Stretto di Messina è un vero rompicapo geologico: i rilevamenti effettuati con le reti Gps, come la Ring da poco realizzata dall`Ingv, hanno accertato che le due sponde, la siciliana e la calabra, viaggiano in parallelo verso Nord Est, ma con velocità  differenti; nello stesso tempo si sollevano e quindi lo Stretto dovrebbe essere destinato a trasformarsi in un istmo. Le stesse forze che stanno deformando questa parte del Meridione, purtroppo, stanno anche ricaricando la faglia dello Stretto che generò il terremoto da 7.1 Richter del 1908. E` possibile prevedere quando scatterà  di nuovo questa specie di molla geologica, scatenando un terremoto altrettanto distruttivo? «Stando alle velocità  di accumulo, ci vorrà  circa un millennio prima che ciò avvenga, come del resto confermano le ricerche storiche che, per questa zona, indicano tempi di ritorno millenari per i più forti terremoti—risponde Valensise —. Meno probabile, ma non si può escludere, che si verifichi prima una scossa più piccola, per esempio di magnitudo 6, che richiede tempi di ricarica di un secolo o due». A questo punto viene da chiedersi come reagirà  il ponte, se mai sarà  costruito, a tutte le varie sollecitazioni geologiche: sia quelle lente dei movimenti delle placche crostali, sia quelle impulsive di terremoti più o meno violenti. «I tassi dei movimenti noti nello Stretto di Messina sono dell`ordine dei millimetri l`anno, tali da non rappresentare una limitazione tecnica per la costruzione di un ponte — osserva un altro esperto dell`Ingv, il geodeta Marco Anzidei —. Ciò vuol dire che, nel corso della sua vita prevista di 150 anni, si potrebbe verificare uno sfasamento delle due spalle del ponte soltanto di venti o trenta centimetri. Sicuramente i movimenti termoelastici della struttura causati dalle deformazioni termiche che si verificano al passaggio dal giorno alla notte e dall`estate all`inverno, oppure quelli dovuti al vento, sono ben maggiori: suppongo dell`ordine del metro o superiori, oltre che ripetitivi. Quindi sotto questo profilo sarei tranquillo». «Rispetto al possibile terremoto — continua Anzidei — la moderna ingegneria sismica è sicuramente in grado di dimensionare la struttura sospesa, in modo tale da renderla resistente ad accelerazioni e scuotimenti del suolo per eventi sismici, tipo quello del 1908». Anche Valensise, che ha fatto parte del gruppo di esperti incaricato dalla “Stretto spa” di fornire consulenza ai progettisti, è dell`avviso che il ponte non dovrebbe temere il ripetersi di un terremoto violento: «Il cosiddetto terremoto di progetto identificato dagli esperti per la realizzazione del ponte è un gemello del 1908, con una magnitudo pari a 7.1. Gli ingegneri garantiscono che il ponte reagirebbe senza problemi a una scossa di questa severità . Alcuni critici hanno osservato che il ponte potrebbe essere allungato dallo scorrimento della faglia, e che questa deformazione potrebbe essergli fatale. Ma anche questa eventualità  mi sembra da ridimensionare: sia perché il ponte ricade all`estremità  della faglia stessa, dove le deformazioni attese sono minori e sia perché, cosa anche più importante, il ponte in realtà  scavalcherà  lo Stretto alla sua estremità  settentrionale, con un andamento quasi Nord-Sud. In pratica, in caso di riattivazione della faglia dello Stretto, il ponte verrebbe a essere traslato lateralmente piuttosto che stirato». Anzidei tende a ridimensionare la possibilità  che, nel futuro remoto, lo Stretto sia prosciugato: «Bisognerà  vedere come si comporterà  nel frattempo il mare: se il suo livello salirà  pure di qualche millimetro l`anno, allora niente passeggiata a piedi». Franco Foresta Martin