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NO TAV: In 1400 comprano la terra del cantiere

VENAUS (TO) - C´è anche un giudice del Csm, Livio Pepino, nella coda che si snoda sul prato di Venaus per comperare i terreni del futuro cantiere del super tunnel della Torino-Lione. Pepino preferisce non rilasciare dichiarazioni ma è qui, sotto il cielo scuro di pioggia, a dare il suo contributo concreto alla causa No Tav. Come già  a fine marzo il popolo degli irriducibili, lo zoccolo duro della protesta, acquista terreni e cucina polenta contro «le mafie che vorrebbero imporre un´opera da 78 milioni di euro a chilometro», contro «il ministro Matteoli che ha scelto la linea morbida mentre qui per noi non deve passare nessuna linea». Lo stratagemma è semplice: chi compra oggi un pezzettino minimo di terreno avrà  diritto domani a bloccare le ruspe del supertreno facendo valere i suoi diritti di proprietario. Perché, annuncia lo striscione montato tra le tende, bisogna essere «fuori dai giochi, fuori dai partiti, liberi di essere No Tav». Sulla strada che conduce all´abbazia benedettina di Novalesa il tempo non sembra passare mai. Tutto è fermo all´inverno del 2005, al tempo delle cariche notturne della polizia contro il presidio di chi si oppone alla nuova ferrovia. Ieri in 1.400 (tra i quali Vittorio Agnoletto) hanno risposto all´appello dei No Tav. Altrettanti avevano comperato il terreno a marzo, sul versante sud della stessa montagna a Chiomonte. Arrivano dalla valle ma anche da Torino, Milano, Bologna, Padova, dalla Sicilia. Si mettono in fila di fronte al notaio sotto il tendone della «Pro loco» di Venaus e accettano le condizioni del contratto: 15 euro per una strisciolina di terreno, la tessera di un gigantesco mosaico di 2.349 metri quadrati. In teoria ognuno dei 1.400 nuovi proprietari ha il diritto di essere presente sul suo terreno il giorno dell´esproprio per l´avvio dei lavori. Una gigantesca partita a scacchi tra i proprietari terrieri e gli uomini della ferrovia: «Perché ciascun proprietario può delegare quante persone vuole ad essere presente sul posto», dice Alberto Perino, il leader dei Comitati. Insomma, il giorno fatidico decine di migliaia di persone potrebbero legittimamente mettersi sul prato e bloccare tutto. «Non so immaginare - aggiunge Perino - cosa potrebbe capitare se uno dei nuovi proprietari avesse qualche rata di mutuo non pagato. La banca metterebbe l´ipoteca sulla sua particella di terreno e la burocrazia inchioderebbe l´Alta velocità : chi è in grado di espropriare un terreno ipotecato?». Giochi d´astuzia, iniziative per tenere alta la mobilitazione del movimento in un momento difficile. Non è tanto il cambio di governo a spaventare i No Tav: «ÃƒË† vero - dice Perino - che la volta scorsa era stato il governo Berlusconi a scatenarci contro la polizia. Ma questa volta non saranno così ingenui. Non abbiamo paura di Matteoli, ci ha fatto molti più danni Virano». L´architetto Mario Virano, presidente dell´Osservatorio tecnico sulla Torino-Lione, è riuscito a ricucire un rapporto tra i sindaci e il governo. A far passare l´idea che sulla Tav si può discutere. Tanto che domani mattina gli amministratori valsusini presenteranno ai giornali una loro proposta. Così nell´assemblea che si svolge nel tendone sotto la pioggia, c´è chi va al microfono per dire: «Siamo un po´ incazzati, ultimamente anche con i sindaci». Quei sindaci che due anni fa, su questo stesso prato, indossavano la fascia tricolore per fronteggiare i caschi azzurri della polizia difendendo le bandiere No Tav. Oggi, in gran parte, quei sindaci non sono qui. Il presidio di Venaus compie tre anni senza di loro. C´è la solidarietà , è vero, di chi è arrivato dal Mugello portando «un pezzetto di cemento per augurare alla val di Susa di non fare la nostra stessa fine». Ma manca il megafono di Antonio Ferrentino, il presidente della Comunità  montana e manca la fascia di Nilo Durbiano, il sindaco di Venaus. Ci sono nomi importanti venuti da fuori come il presidente mondiale del Forum dell´acqua, Riccardo Petrella. Arrivano al microfono i promotori della tv di contro informazione promossa da Giulietto Chiesa. Il vicesindaco del paesino di San Didero, uno degli amministratori contrari al dialogo con l´Osservatorio, lancia l´idea di un partito No Tav da presentare alle elezioni comunali del 2009: «Dobbiamo prepararci in tempo». A dare il carburante politico al movimento ci pensa il sociologo Marco Revelli: «Tornare qui tra di voi - scandisce al microfono - è come tornare alla realtà  dopo un brutto sogno. Giù in città  si vive nella falsa coscienza prodotta da un racconto collettivo calato dall´alto, in un mondo alla rovescia che considera residuali esperienze come questa. Una giornata su questo prato di Venaus fa tornare tutti con i piedi per terra». A luglio a Roma il governo dovrà  decidere sulla Torino-Lione. Oggi le bandiere No Tav e le fasce tricolore dei sindaci sembrano sempre più distanti. PAOLO GRISERI

LA CLAMOROSA RIVELAZIONE: MAURO ROSTAGNO FU UCCISO DA COSA NOSTRA

A vent`anni di distanza la procura di Palermo fa luce sull`assassinio di Mauro Rostagno. Il dirigente di Lotta continua fu ucciso dai corleonesi intimoriti dalle sue inchieste. Su tutte quella relativa al traffico di armi in Somalia gestito da mafia e servizi segreti. Antonio Ingroia, magistrato palermitano, ha trovato la prova che mancava: il proiettile che uccise Rostagno era un proiettile di Cosa Nostra. La notizia, attesa da vent`anni, è di quelle che ti fanno riappacificare con la giustizia: «Gli assassini di Mauro Rostagno saranno chiamati a difendersi nei prossimi mesi di fronte alla Corte di Assise di Trapani». A rivelarlo è Enrico Deaglio con un`ampia inchiesta pubblicata sull`ultimo numero di Diario, numero da oggi in edicola. Il merito va ad Antonio Igroia, il magistrato palermitano che non ha mai mollato la presa e, dopo dodici anni di inchiesta, ha chiesto il rinvio a giudizio per Vincenzo Virga organizzatore dell`agguato al giornalista torinese che, pare, fu commissionato da Totò Riina in persona. Sembra proprio che questa volta il Pm Ingroia, abbia una prova definitiva, «una prova decisiva» grazie alla quale si farà  finalmente luce su una vicenda caratterizzata da depistaggi, veleni e manovre oscure. Una vicenda simbolo di quella fitta rete di misteri che caratterizza il nostro Paese. Ma andiamo con ordine, partiamo da quel 26 settembre del 1988, la notte in cui Mauro Rostagno fu assassinato con quattro colpi di fucile calibro 12 e due colpi di pistola calibro 38 special. Da quel giorno in poi l`indagine si mosse in tutte le direzione tranne che in quella del delitto di mafia. Tranne che nel sentiero oscuro e insanguinato di Cosa nostra. Del resto Rostagno era diventato un vero “rompicoglioni”. Si era messo in testa di fare il giornalista e lo fece come una missione: «Ho scelto di non fare televisione seduto dietro a una scrivania - scriveva al suo vecchio compagno Renato Curcio - ma in mezzo alla gente, con un microfono in pugno mentre i fatti succedono». E fu quel suo vizio, il vizio di spulciare tra le pieghe di quella Sicilia martoriata dalla mafia, la sua condanna a morte. La storia di Rostagno è nota, e nel suo lungo articolo Enrico Deaglio la ripercorre tutta. Mauro Rostagno, finito il suo tormentato pellegrinaggio intellettuale e spirituale - dalla facoltà  di Sociologia di Trento al viaggio in India - nel 1987 approda in Sicilia dove fonda la comunità  Saman per tossicodipendenti e alcolisti. Insieme a lui Chicca Roveri, sua moglie, e quel Francesco Cardella che aveva conosciuto in India. «In quello stesso anno - racconta ancora Deaglio - Mauro entra per la prima volta negli studi televisivi di Rtc, una piccola emittente privata». Nel giro di un anno diventa il personaggio televisivo più noto in città . Questa la giornata tipo del Rostagno giornalista: «Otto di mattina, lettura dei giornali; poi primo giro con le telecamere: si fa il giro per raccontare i cumuli dei rifiuti che non vengono raccolti. Si da notizia delle denunce dei cittadini e delle inchieste: dalla scoperta delle logge massoniche, alle malversazioni amministrative. Infine si intervistano i magistrati più impegnati, per esempio Paolo Borsellino, procuratore di Marsala». Una presa diretta su Trapani che infastidiva, faceva schiumare rabbia a tutti coloro che agivano nell`ombra e che non avevano certo bisogno di una telecamera sguinzagliata tra le procure e tra i vicoli più bui della città . «Quarchi vota ch`attapanu `u musu», prima o poi gli tappano la bocca, ripetevano consapevoli i più avvertiti. Nel 1988 arriva il giorno dello scoop: con una piccola telecamera si piazza dietro le piste di decollo e atterraggio di Kinisia (ex aeroporto militare poco lontano da Marsala). «Alla luce del tramonto - racconta Deaglio - filma un C130 dell`Aeronautica italiana che scarica casse di medicinali e carica casse di armi dirette in Somalia. E` convinto di aver raggiunto un grande tassello all`ipotesi che da Trapani mafia e servizi segreti gestiscano un traffico di armi e droga». Va a Palermo per informare Giovanni Falcone e cerca contatti anche con il Pci. Sa bene che quella che ha in mano è roba che scotta. In quei giorni Angelo Siino, fiduciario di Cosa Nostra, sa già  che contro Rostagno c`è una condanna a morte. E allora va dal proprietario della Tv consigliandogli di farlo smettere: “Ho cercato di non farlo uccidere”, confiderà  in seguito a un magistrato. «Alla fine cosa nostra - continua Deaglio nel suo lungo articolo inchiesta - commissiona l`omicidio di Rostagno al capomafia di Trapani Vincenzo Virga. La data prescelta è il 26 settembre. Alle 21 è già  buio e ancora più buio è il tratto di strada sterrata che Rostagno deve percorrere alla guida della sua Fiat Duna. Accanto a lui c`è Monica Serra una ragazza della comunità  che lavora con lui a Rtc. Nel frattempo un tecnico Enel, Vincenzo Mastrantonio, che di secondo lavoro svolge l`attività  di autista del capomafia Virga, ha provveduto a spegnere l`illuminazione della zona». E` il momento dell`agguato: una Fiat Uno tampona l`automobile di Rostagno. I killer iniziano a sparare. Rostagno è colpito da otto colpi in testa e alla schiena. All`obitorio di Trapani, dove giace il cadavere martoriato, i carabinieri diffondono la notizia che in macchina Mauro aveva un rotolo di dollari e due siringhe di eroina. Di certo c`è solo che qualche tempo dopo Vincenzo Mastrantonio viene trovato cadavere nelle campagne di Lenzi. «Parlava troppo». Nel 1996 accade quello che nessuno si aspettava: «Il procuratore di Trapani Gianfranco Garofalo convoca, gioisco e spavaldo una conferenza stampa per annunciare la soluzione del “caso Rostagno”. Il delitto, secondo la sua inchiesta, è maturato dentro la comunità  Saman per gelosie, adulteri, traffico di droga e ammanchi finanziari». Quindi manda in galera la moglie Chicca Roveri, accusata di essere l`organizzatrice del delitto, e Monica Serra, la ragazza scampata all`agguato sarebbe infatti una complice. Poi l`annuncio finale: «Bisognava capirlo dall`inizio - dichiara il procuratore Garofalo - Si doveva poter escludere il coinvolgimento di Cosa nostra che del delitto non voleva e soprattutto non doveva essere gratuitamente incolpata». Le ipotesi del Pm crollano però in breve tempo. Nel frattempo pentiti affidabili e di primo piano, tra questi un “certo” Giovanni Brusca, attribuiscono alla mafia l`organizzazione del delitto. Le carte arrivano infine ad Antonio Ingroia. Dopo dieci anni di indagini il Pm siciliano riesce a trovare la prova definitiva. La traccia è in un bossolo esploso la notte del 26 settembre del 1988. Un segno inequivocabile: quel colpo è stato esploso da una pistola di mafia. Davide Varì

LA CLAMOROSA PREVISIONE: A piedi da Messina alla Calabria

Gli esperti prevedono che lo Stretto sarà  prosciugato per effetto del sollevamento delle due sponde. E` solo questione di tempo: un giorno la distanza da Messina a Villa S. Giovanni potrà  essere percorsa a piedi, senza ponte, camminando sul fondo prosciugato dello Stretto. Ma i sostenitori del ponte possono stare tranquilli: «Succederà  più o meno fra centomila anni, per effetto del continuo e relativamente veloce sollevamento cui sono sottoposte gran parte della Calabria e della Sicilia Nord Orientale, pari a circa 1,5 millimetri l`anno», rivela il geologo Gianluca Valensise, dirigente di ricerca dell`Ingv. L`area dello Stretto di Messina è un vero rompicapo geologico: i rilevamenti effettuati con le reti Gps, come la Ring da poco realizzata dall`Ingv, hanno accertato che le due sponde, la siciliana e la calabra, viaggiano in parallelo verso Nord Est, ma con velocità  differenti; nello stesso tempo si sollevano e quindi lo Stretto dovrebbe essere destinato a trasformarsi in un istmo. Le stesse forze che stanno deformando questa parte del Meridione, purtroppo, stanno anche ricaricando la faglia dello Stretto che generò il terremoto da 7.1 Richter del 1908. E` possibile prevedere quando scatterà  di nuovo questa specie di molla geologica, scatenando un terremoto altrettanto distruttivo? «Stando alle velocità  di accumulo, ci vorrà  circa un millennio prima che ciò avvenga, come del resto confermano le ricerche storiche che, per questa zona, indicano tempi di ritorno millenari per i più forti terremoti—risponde Valensise —. Meno probabile, ma non si può escludere, che si verifichi prima una scossa più piccola, per esempio di magnitudo 6, che richiede tempi di ricarica di un secolo o due». A questo punto viene da chiedersi come reagirà  il ponte, se mai sarà  costruito, a tutte le varie sollecitazioni geologiche: sia quelle lente dei movimenti delle placche crostali, sia quelle impulsive di terremoti più o meno violenti. «I tassi dei movimenti noti nello Stretto di Messina sono dell`ordine dei millimetri l`anno, tali da non rappresentare una limitazione tecnica per la costruzione di un ponte — osserva un altro esperto dell`Ingv, il geodeta Marco Anzidei —. Ciò vuol dire che, nel corso della sua vita prevista di 150 anni, si potrebbe verificare uno sfasamento delle due spalle del ponte soltanto di venti o trenta centimetri. Sicuramente i movimenti termoelastici della struttura causati dalle deformazioni termiche che si verificano al passaggio dal giorno alla notte e dall`estate all`inverno, oppure quelli dovuti al vento, sono ben maggiori: suppongo dell`ordine del metro o superiori, oltre che ripetitivi. Quindi sotto questo profilo sarei tranquillo». «Rispetto al possibile terremoto — continua Anzidei — la moderna ingegneria sismica è sicuramente in grado di dimensionare la struttura sospesa, in modo tale da renderla resistente ad accelerazioni e scuotimenti del suolo per eventi sismici, tipo quello del 1908». Anche Valensise, che ha fatto parte del gruppo di esperti incaricato dalla “Stretto spa” di fornire consulenza ai progettisti, è dell`avviso che il ponte non dovrebbe temere il ripetersi di un terremoto violento: «Il cosiddetto terremoto di progetto identificato dagli esperti per la realizzazione del ponte è un gemello del 1908, con una magnitudo pari a 7.1. Gli ingegneri garantiscono che il ponte reagirebbe senza problemi a una scossa di questa severità . Alcuni critici hanno osservato che il ponte potrebbe essere allungato dallo scorrimento della faglia, e che questa deformazione potrebbe essergli fatale. Ma anche questa eventualità  mi sembra da ridimensionare: sia perché il ponte ricade all`estremità  della faglia stessa, dove le deformazioni attese sono minori e sia perché, cosa anche più importante, il ponte in realtà  scavalcherà  lo Stretto alla sua estremità  settentrionale, con un andamento quasi Nord-Sud. In pratica, in caso di riattivazione della faglia dello Stretto, il ponte verrebbe a essere traslato lateralmente piuttosto che stirato». Anzidei tende a ridimensionare la possibilità  che, nel futuro remoto, lo Stretto sia prosciugato: «Bisognerà  vedere come si comporterà  nel frattempo il mare: se il suo livello salirà  pure di qualche millimetro l`anno, allora niente passeggiata a piedi». Franco Foresta Martin

AMMINISTRATIVE 2008: Siciliani al mare, affluenza in calo. Alle 19 a Catania e Messina -10,0%. TUTTE LE FOTO DEI CANDIDATI DI MESSINA AL VOTO.


ANSALDO PATTI (RIFONDAZIONE)

In Sicilia, complice la giornata di sole e il mare piatto, e forse anche una «stanchezza da voto» per le precedenti e ravvicinate tornate elettorali - politiche e regionali - l` affluenza alle urne nella prima giornata per scegliere i presidenti di 8 province (esclusa Ragusa) e i sindaci di 147 comuni (38 con popolazione superiore a 10 mila abitanti), tra cui i capoluoghi Catania, Messina e Siracusa, è in calo. I seggi si sono aperti alle 8 per oltre 4 milioni e 400 mila elettori e si chiuderanno stasera alle 22 per riaprire domani dalle 7 alle 15.
PROVINCIALI - L`affluenza alle urne per le elezioni provinciali, rilevata alle 19, è stata del 23,62%, contro il 30,45% delle precedenti consultazioni (-6,83%). A Caltanissetta la percentuale si è attestata al 19,70% (-7,80 % rispetto alle precedenti consultazioni); a Palermo 17,52 (-8,27); a Siracusa 26,42 (-5,64); a Catania 27,15 (-5,49); a Enna 23,18 (-5,39); a Trapani 23,46 (-8,12); ad Agrigento 21,47 (-8,19); a Messina 31,32 (-5,17).
COMUNALI - Alle 19 l`affluenza alle urne registrata per le elezioni comunali a Catania è stata del 30,53% (-10,74% rispetto alle elezioni precedenti). A Messina la percentuale è stata del 36,48%, in calo del 9,14% rispetto alle passate consultazioni. A Siracusa è stata del 31,54%. Non è stato fornito il raffronto con le precedenti comunali. Oltre ai tre capoluoghi di provincia, in Sicilia ci sono altri 144 comuni al voto, di cui 38 con popolazione superiore a diecimila abitanti. In questi ultimi si adotta il sistema proporzionale.
DOVE SI VOTA - Seggi aperti fino alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15 in Sicilia, dove 4 milioni e 400 mila elettori sono chiamati al voto amministrativo per eleggere i presidenti di 8 Province (Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Siracusa e Trapani) insieme ai Sindaci di 147 comuni. Non si voterà , invece, a Siculiana nell`agrigentino dove, dopo la decisione del Consiglio dei ministri, le elezioni sono state sospese. In 38 comuni, fra i quali Catania, Messina e Siracusa, si vota con il sistema proporzionale, nei rimanenti con il maggioritario. Per le provinciali - non si vota per rinnovare Presidente e Consiglio solo per la Provincia di Ragusa - i candidati presidente sono complessivamente 30, mentre per un posto di consigliere provinciale corrono in oltre 3mila. Per quanto riguarda le Comunali, dove per cercare di diventare sindaco corrono, complessivamente, oltre 420 candidati (circa 15mila ambiscono ad un posto di consigliere comunale), la sfida più «appassionante» è quella di Catania dove in sette corrono per la poltrona di primo cittadino e su fronti contrapposti si ritrovano due ex An: Raffaele Stancanelli, candidato dal Pdl e Nello Musumeci candidato da una lista civica.
BOMPENSIERE - Domenica mattina per qualche ora le consultazioni sono state sospese a Bompensiere, il più piccolo comune del nisseno, perché era stato invertito l`ordine delle liste nelle schede distribuite agli elettori per il rinnovo dell`amministrazione comunale. Alle 7, quando le prime persone hanno cominciato ad affluire nell`unico seggio elettorale, gli scrutatori e i rappresentanti di lista si sono accorti che nelle schede elettorali qualcosa non andava e cioè che era stato invertito l`ordine delle liste dei candidati. Così l`ufficio elettorale della prefettura ha provveduto in tempo record a far ristampare le schede con l`ordine esatto delle tre liste e inviarle a Bompensiere.
SMS - A Catania nella notte sono stati inviati Sms in cui si sostiene che le liste autonomiste votano per Nello Musumeci, candidato invece dalla destra, e un successivo Sms precisa invece che le liste autonomistiche sostengono Raffale Stancanelli sindaco. La vicenda di questi sms è stata resa nota dal Movimento per l`autonomia che ha dato mandato al proprio legale, l`avvocato Antonio Fiumefreddo di valutare la situazione ed eventualmente presentare un esposto alla Procura. A Palermo sono state denunciate 5 persone sorprese a fare propaganda a campagna elettorale chiusa. Due uomini sono stati sorpresi davanti al cancello d`ingresso della scuola Michele Amari, in via Ingrassia. Altri tre sono stati fermati vicino il seggio della scuola Mazzini in via Federico di Maria. Gli agenti hanno visto un uomo su un fuoristrada che ha lanciato dal finestrino centinaia di volantini di un candidato iscritto nelle liste. I poliziotti hanno fermato l`auto e identificato i tre occupanti.

DENUNCIA DI SARO VISICARO: 65 presidenti di seggio sono stati sostituiti a MESSINA. Erano stati 37 per le amministrative del 2005. Il numero dei presidenti di seggio che hanno chiesto di essere esentati è superiore a quello delle altre tornate elettorali. E` un dato che insospettisce e inquieta. Per questo motivo la lista ALTERNATIVA IN MOVIMENTO chiede al Prefetto di Messina e al responsabile dell`Ufficio elettorale di Palazzo Zanca di conoscere in quali sezioni elettorali sono stati sostituiti i presidenti di seggio. La preoccupazione è chiara. Davanti a molte scuole dove si vota la presenza di esponenti noti della criminalità  locale è costante e poco rassicurante per un esercizio libero dell`espressione di voto. Si chiede al Questore e al Prefetto se siano stati eseguiti riconoscimenti e segnalazioni della presenza di tali personaggi. Personalmente oggi abbiamo verificato tale “affollamento” di individui noti alle cronache giudiziarie nelle scuole “Cesare Battisti” al Dazio, alla “Gentiluomo” Camaro, alla “Boer” via Palermo, alla “Vittorini” Annunziata.


FABIO D`AMORE (RISORGIMENTO MESSINESE)


SARO VISICARO (ALTERNATIVA IN MOVIMENTO)


FRANCANTONIO GENOVESE (PD)


PEPPINO BUZZANCA (PDL)


FILIPPO CLEMENTI
(FORZA NUOVA)

NELLE FOTO SOPRA (DI GIACOMO), I CANDIDATI A SINDACO DELLA CITTA` DI MESSINA FOTOGRAFATI QUESTA MATTINA NEI LORO SEGGI DI APPARTENENZA.


PAOLO SIRACUSANO (PD)


NANNI RICEVUTO (PDL)

NELLE DUE FOTO SOPRA, I CANDIDATI ALLA PRESIDENZA DELLA PROVINCIA DI MESSINA DEI DUE MAGGIORI SCHIERAMENTI.

Sicilia al voto, candidati double-face: Pd in Provincia, Pdl in Comune

PALERMO - Il campo di calcio ha una linea orizzontale che lo taglia al centro. Netta, chiara. Anche la politica avrebbe una linea di centrocampo: di qua la destra, di là  la sinistra. In Sicilia, e per adesso fermiamoci all`isola, questa benedetta linea non c`è, e se c`è sembra sia a zig zag. Quindi accade quel che non dovrebbe essere possibile… Ecco le nuove figure che compaiono in campo: i politici transgender. Mezzo corpo di destra e mezzo di sinistra. Partinico è un paesone purtroppo conosciuto per fatti di mafia. Ha trentamila abitanti, dista poche decine di chilometri da Palermo. Oggi si va a votare come nel resto della Regione (quattro milioni alle urne per una importante tornata amministrativa). A Partinico 382 cittadini hanno accettato di candidarsi. Non sembra più attuale riferire il tasso di incompatibilità  (siamo comunque sul cinque per cento) di coloro che non dovrebbero per carichi penali pendenti o altri accidenti, eppure lo fanno. Tra i tanti corre anche un militante e sindacalista della Cgil, Salvatore, detto Totò, Bono. Totò ha 35 anni, cura le faccende del patronato, pensioni, invalidità  e infortuni, e ha una sincera fede politica. È di sinistra. Ambientalista e di sinistra. Infatti è candidato alle elezioni provinciali con i Verdi, in alleanza con il Partito democratico. Bono è uno dei tanti che raddoppia la candidatura: prova anche nel consiglio comunale della sua città  di farsi valere. Ma qui è il bello: a Partinico il candidato verde indossa la casacca degli avversari. In poche parole: si è mobilitato, vota e fa votare contro il centrosinistra. “Dottore carissimo, la questione è chiara. Sono consigliere comunale uscente e col mio voto, dico anche col mio, ho contribuito a mandare a casa il sindaco del Partito democratico. Degnissima persona, un vero galantuomo, ma politicamente incapace. Tardo, lento, impacciato. Insomma: improponibile”. Avendolo mandato a casa, Bono non riesce a capacitarsi su come avrebbe potuto resistere nella compagine d`origine. Anche il fatto che il candidato sindaco del Pd sia diverso da quello defenestrato non gli solletica nessuna riflessione: “Intendiamoci: il nuovo candidato è un altro amabilissimo combattente. Un vero democratico e una persona di grande moralità . Però non mi sembra il caso stare dalla sua parte dopo tutto quel che ho combinato”. Infatti Bono, candidato multicolore, è l`uno e il suo opposto: giura fedeltà  al Pd di Palermo ma tifa e corre con l`uomo che l`Udc candida alla poltrona di sindaco nel suo paese contro il Pd. L`Udc nella realtà  siciliana fa parte della maggioranza di centrodestra. E allora? “A Partinico mi candido per far vincere chi ha nel suo programma il tema del lavoro. Anche nel mio c`è il lavoro. E il lavoro non è di destra né di sinistra. A Palermo è un`altra storia”. Destra, sinistra. Tutto si assomiglia. E se tutto si assomiglia, allora l`impossibile diviene certo. Otto giugno, piazza principale di Polizzi Generosa, provincia di Palermo. Raggiunge il palco il deputato regionale del Pd Antonello Cracolici. Raggiunge quale palco? Dove va Cracolici? In una imperdibile relazione-denuncia inviata in queste ore a Walter Veltroni si riferisce “l`increscioso e inqualificabile comportamento. Cracolici ha tenuto un comizio a sostegno del candidato del centrodestra, in contrapposizione alla lista ufficiale del Partito democratico”. La denuncia ha toni drammatici. Fa rilevare che, nientemeno, il candidato a sindaco spernacchiato dal deputato del Pd è il presidente dell`assemblea provinciale del Pd. E dunque l`appello conclusivo, con la richiesta della difesa “dei supremi valori cui deve essere improntato l`impegno politico inteso come missione civica”. In un grandissimo qui pro quo è incappato persino Raffaele Lombardo. Un suo caro amico e fervente sostenitore, candidato a sindaco di Altavilla Milicia, roccaforte poco distante dal bastione dove re Lombardo opera e guida, gli chiede, per il tramite di un militante di grado superiore, un aiutino. Il presidente, molto sensibile, accetta e puntuale giunge sul palco. Sale e inizia però a stupirsi delle tante bandiere del Pd che lo circondano. Tutto è possibile, la Sicilia è la terra del Gattopardo, certo. E però… Quando inizia a parlare voci di popolo lo interrompono. Militanti di Forza Italia e Alleanza nazionale protestano e insistentemente rumoreggiano. Gli ricordano che hanno votato per lui e lui adesso parteggia con quegli altri. Quegli altri chi? “Ma dove mi avete portato?”, chiede il frastornato presidente. Scopre che il suo candidato è sostenuto da una lista civica, chiamata Primavera altavillese, e già  il nome è un programma. Pd-Rifondazione, l`accoppiata a sostegno del candidato amico di Lombardo. Il lucido conducator siciliano momentaneamente confuso ma non rassegnato con una improvvisa giravolta (che comunque denota vitalità  fisica e prontezza di riflessi) si libera dai suoi amici - pro tempore avversari - e lascia il podio. Balzato in strada riconosce e stringe a sé il candidato avversario a sindaco, in realtà  suo amico politico, e lo prende al braccio. L`incidente si chiude con una crudele sciabolata che Lombardo infligge al suo staff. E amen. Ma la Sicilia è isola nata per stupire. Ad Avola, provincia di Siracusa, si è pensato di non dare scandalo e fare un po` e un po`. Superlativa l`ipotesi messa in campo e poi realmente praticata dal Partito democratico. La prima squadra, chiamiamola Pd-uno, sta in giunta e piuttosto bene, confortando con la sua presenza l`attività  del sindaco eletto, naturalmente di Forza Italia, in una vasta coalizione che raggiunge l`Udeur e l`Udc. Il Pd-due invece è sistemato in panchina, insieme ad An, che solo poche settimane fa montava i gazebo insieme a Forza Italia. Avete capito bene e siete confusi più di prima?
di ANTONELLO CAPORALE

PONTE SILVIO di Pino Corrias

Il Ponte sullo stretto di Messina di cui Silvio Berlusconi va parlando dal 1994 a oggi è fatto di calcestruzzzo e vanità . Le due torri che a 382 metri di altezza sorreggeranno i 3,3 chilometri di campata sono una sfida all`ingegneria, ma non alla psicoanalisi. Un giorno di dieci anni fa a Arcore, sorseggiando aranciata nel salotto a fiori, confidava che lo avrebbe intitolato `all`uomo più buono del mondo`, suo padre, Luigi, il capocassiere della Banca Rasini, da cui tutto cominciò. Oggi ha cambiato idea. No, non su suo padre, e neppure sul Ponte. Ma sull`impronta onomastica da lasciare ai posteri, a sancire una stagione, anzi un`Era italiana, sospesa sul mare blu della Storia, sfidando la geometria delle faglie, le correnti dello Stretto, e il buon senso. Se il Ponte si farà , porterà  il suo nome. Lo ha rivelato lui stesso ai suoi uomini e indirettamente agli italiani. Non solo per via dell`ostinazione con cui ne parla. Ma anche dal modo ieratico con cui ignora il silenzio dei suoi alleati e la crescente irritazione della Lega. `E` un`opera prioritaria` ha detto. Ma persino lui sa che non è vero. `Rilancerà  l`economia del Sud`, ha detto. Ma a sentire i magistrati e gli investigatori saranno i picciotti a trasformarlo in un banchetto, molto piu` dei muratori. `I soldi ci saranno` ha detto. Anche se nessuno sa ancora dove si troveranno i 6 miliardi di euro (prezzi calcolati nel 2002) che serviranno a cominciare il gioco delle fondamenta e poi dei subappalti. Sarà  un caso ma proprio nelle stesse ore in cui sfiorava la santità  di Benedetto XVI e il doppio millennio della sua ditta di anime, Berlusconi ha rilanciato la propria eternità : `Diventera un lascito… Il segno piu` evidente… Il simbolo per i posteri`. Stava parlando del Ponte, ma naturalmente anche di sé.