Quotidiano on line - News - Inchieste - Rassegna Stampa - Photoreportage

Home Chi sono E-Mail Archivio news Sentenze Mondo News Cronaca da Messina e dintorni Inchieste    Reportage
Commenti e appelli Diario Mondo Africa Periferie Culture Agenda & Consigli Fotografie Video











BOB DYLAN, L`ITALIA E LA STRADA DEI DIRITTI UMANI

Domenica 15 giugno a Trento il concerto di Bob Dylan aprirà  “La strada dei diritti umani”: un corridoio colorato di 30 foto, una per ogni diritto umano descritto nella Dichiarazione Universale. Dalla strada al parco musicale passando a fianco del Palazzo delle Albere di Trento. Un percorso curato dalla cooperativa sociale Mandacarù per un commercio equo e per una finanza solidale. La strada dei diritti è anche quella che temporalmente ci condurrà  al 10 dicembre, al 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Un percorso culturale e artistico denominato Se questo è un uomo” fatto di grandi e piccoli eventi dove sarà  coinvolto il pubblico, il privato, le scuole, la società  civile, i media oltre a tanti artisti e testimonial. La cultura, la musica e l`arte sono strumenti importanti per accendere l`attenzione sulle violazioni dei `diritti umani` più elementari nei diversi continenti ed a casa nostra. Ma non solo. Anche internet è diventato uno strumento dalle potenzialità  infinite. Non è un caso che tutto il percorso sia co-promosso dal portale Unimondo che celebra il suo decennale il 10 dicembre. Cliccate `pace`, `sviluppo`, `ambiente` su qualsiasi motore e troverete 10 anni di storia sui diritti umani raccontate in venti lingue diverse. Questa è la globalizzazione che vogliamo. La presenza di Dylan a Trento cerca idealmente di “unire i sogni dei due millenni”: la `Dichiarazione Universale` da un lato e gli `8 Obiettivi del Millennio per sradicare la povertà ` dall`altro. Ambedue i sogni volevano dare pari opportunità  a tutti ma ancor oggi, come dimostrato dall`appena conclusasi Conferenza Fao di Roma, c`è urgenza di `fare sistema`, di creare partnership tra istituzioni governative, nongovernative, imprese. Un miliardo di persone hanno fame. Sono senza pane, scuola, lavoro, sicurezza, futuro. Non possono attendere che crollino i muri dell`autoreferenzialità , della salvaguardia dei propri giardini, della decantata purezza o degli infiniti egoismi. Dobbiamo tutti gettare il cuore oltre l`ostacolo ed assumere lo spirito dei nostri avi. Essi hanno patito, combattuto e vinto la fame. Hanno nel contempo fatto partire il microcredito, la cooperazione e la solidarietà  concreta. Ora siamo il territorio italiano che, in proporzione, sta cercando di porre un freno alla povertà  laddove son presenti i nostri missionari, laici e cooperanti. Il grande concerto rock di Dylan vuole tessere una rete con questo straordinario mondo oltre frontiera. Non solo. Vuole fare incontrare finalmente le generazioni in unico grande spazio. L`incontro è l`antidoto al vandalismo che abbiamo visto nel Trentino a Mesiano che a Ravina. Saranno migliaia i giovani presenti al concerto ed altrettanti i `meno giovani`. La nottata saprà  mixare buona musica e sogni di giustizia. Serviva proprio un testimonial di tale calibro per l`Anno dei diritti umani? Certo che si! La fama del “menestrello del rock” più conosciuto al mondo va oltre l`ambito musicale avendo acquistato i contorni della “leggenda vivente”. Il recente film “Io non sono qui” di Tod Haynes” e il suo tour musicale “Never Ending Tour” dimostra come il sole, da oltre 20 anni, non voglia tramontare. Registra sold-out a ripetizione in ogni angolo del pianeta. A coronare l`evento è arrivata di recente l`assegnazione a Bob Dylan, per la prima volta in assoluto ad un cantautore rock, del Premio Pulitzer. Si tratta del più prestigioso premio giornalistico al mondo con una citazione speciale per il suo “impatto profondo sulla musica popolare e la cultura americana, attraverso composizioni liriche dallo straordinario potere poetico”. Insomma, “solo il bello ci salverà ”. Se poi ci aggiungiamo la poesia, è fatta. La centralità  dell`essere umano e dei suoi diritti rappresenta non solo il fondamento delle Carte Istituzionali e quindi il `mezzo` ma anche il `fine` delle Istituzioni che hanno voluto con forza questo momento: Arte giovane, Unimondo, Centro Servizi Santa Chiara, Servizio Civile Volontario in collaborazione con la Regione Trentino Alto Adige, la Provincia Autonoma ed i Comuni di Trento e Rovereto, il Forum Trentino per la Pace ed i Diritti Umani, la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Religion Today, Fondazione Opera Campana dei caduti, Fondazione Fontana, Movimento Nonviolento, ATAS Cultura, Amnesty International, Emergency e Mandacarù. Il progetto vede come media sponsor il giornale l`Adige, Radio Dolomiti, TCA, Trentino TV, Vita Trentina e Radio Studio 7. A proposito di `fare rete`.
Fabio Pipinato

LA LOBBY DEL PONTE: Pesenti indagato in Sicilia, “Ha favorito la mafia”

CALTANISSETTA - L`amministratore delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, è indagato dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta. Le accuse sono concorso in riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità  di provenienza illecita, aggravati dall`articolo 7, cioè dall`avere avvantaggiato la mafia. L`ad del gruppo cementiero è coinvolto nell`inchiesta sulla Calcestruzzi spa, società  che fa parte del gruppo Italcementi e che è stata sequestrata nei mesi scorsi perchè accusata di infiltrazioni mafiose e di aver fornito alle imprese cemento di qualità  inferiore a quello previsto nei capitolati d`appalto. Pesenti è anche accusato di truffa, frode nelle pubbliche forniture e inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Anche per questi reati i magistrati contestano l`aggravante di avere agevolato la mafia. La difesa di alcuni indagati coinvolti nell`inchiesta sulla Calcestruzzi spa - fra cui Fausto Volante, direttore di zona per la Sicilia e la Campania, arrestato a gennaio, e Mario Colombini, l`ex ad di Calcestruzzi - aveva richiesto al gup un incidente probatorio. Proprio da questa richiesta è emersa l`indagine a carico di Pesenti. I legali di Pesenti definiscono l`avviso di garanzia “un atto dovuto per lo svolgimento dell`incidente probatorio”. Le tesi dell`accusa, secondo il difensore di Italcementi Alberto Alessandri, suscitano “sconcerto e stupore”. “Non sono ipotizzabili - afferma Alessandri - fatti specifici, come invece vorrebbe la procura di Caltanissetta, a carico di Italcementi e del suo consigliere delegato, anche per il fatto che Carlo Pesenti non ha mai svolto ruoli diretti in Calcestruzzi”. “Riteniamo opportuno - aggiungono i difensori di Pesenti - che la magistratura faccia al più presto chiarezza, e siamo certi che la correttezza dei comportamenti dell`amministratore delegato sarà  dimostrata al di là  di qualsiasi dubbio”. L`inchiesta - coordinata dal procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, dall`aggiunto Renato Di Natale e dal sostituto della Dda Nicolò Marino - si basa in parte sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, fra i quali Salvatore Paterna, ex dipendente dell`azienda, arrestato e condannato per mafia nei mesi scorsi. Anche l`Italcementi spa è stata iscritta nel registro degli indagati per “responsabilità  amministrative”. L`accusa per cui è indagata è concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall`avere agevolato la mafia.

In Europa ogni anno oltre 165 mila vittime del lavoro

BRUXELLES - Ogni anno muoiono in Europa 5.700 persone a causa di incidenti sul posto di lavoro (fonte Eurostat), mentre altri 159.000 perdono la vita in seguito a malattie professionali (fonte Ilo): sommando i due dati emerge che ogni 3 minuti e mezzo un europeo muoia a causa del proprio lavoro. La maggioranza di questi incidenti può però essere prevenuta, in primo luogo grazie a una maggiore valutazione dei rischi. A questo fine la Commissione Europea, assieme all`Agenzia comunitaria per la salute al lavoro Osha e alla presidenza slovena dell`Ue hanno lanciato oggi una campagna biennale dal titolo “Ambienti di lavoro sani e sicuri. Un bene per te. Un bene per l`azienda”. Finanziata con 5 milioni da Osha, ma con fondi provenienti dagli Stati membri molto più consistenti (la sola Finlandia disporrà  di 15 milioni di euro), la campagna ha come scopo ultimo la riduzione del 25% delle morti dovute al lavoro entro il 2012. Per arrivare a tale risultato i decisori europei ritengono necessario convincere i 220 milioni di lavoratori europei e i loro datori di lavoro (soprattutto quelli a capo dei 25 milioni di piccole e medie imprese europee) che la valutazione del rischio - come afferma il direttore di Osha Jukka Takala - “non è una procedura necessariamente onerosa e complessa. Tale opinione è molto diffusa tra le Pmi, ma vi sono moltissimi strumenti, come liste di controllo diffuse dalla stessa Osha, che posso aiutare le imprese”. Inoltre, ricorda Takala, la valutazione dei rischi porta vantaggi alle imprese: “è il caso della piccola impresa olandese Dycore, che dopo la morte di un suo dipendente nel 2005, ha rivisto le proprie misure di sicurezza, e oggi ha benefici di oltre 90.000 euro all`anno grazie alla diminuzione degli incidenti”. I vantaggi di una maggiore sicurezza al lavoro si ripercuotono anche sull`insieme del sistema sanitario, incentivo in più per gli Stati ad operare in questo senso. Il Commissario europeo responsabile per gli Affari sociali, Vladimir Å pidla, ha ricordato poi che la valutazione dei rischi non è che il primo passo per ridurre il numero di decessi dovuti al lavoro, a cui deve seguire un atto pratico di messa a norma. La stampa italiana presente alla presentazione della campagna ha portato all`attenzione degli oratori la cronaca recente di continue morti bianche. Takala di Osha ha affermato che “casi come quello italiano devono servire a fare emergere la gravità  del problema e favorire il cambiamento”. E` anche emerso però che in tutta Europa (Francia esclusa) è in atto una costante diminuzione del numero di ispettori addetti alla sicurezza, il che di certo non facilita il rispetto delle norme europee e nazionali in materia. L`attuazione di misure volte ad accrescere la sicurezza sul luogo di lavoro è regolamentata dalla direttiva europea 89/391/CEE del 1989. (mn)

L`OMICIDIO DI GRAZIELLA CAMPAGNA. DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA D`APPELLO

Il perché degli ergastoli ad Alberti jr e Sutera, confermati a marzo scorso dalla Corte d`assise d`appello di Messina. In 283 pagine, la tragica fine di una ragazzina giustiziata dalla mafia, il contesto inquietante di coperture agli assassini, il difficile cammino di accertamento della verità . Sono state depositate ieri pomeriggio le motivazioni della sentenza d`appello per l`omicidio di Graziella Campagna, la ragazzina di Villafranca giustiziata la sera del 12 dicembre 1985.In 283 pagine i giudici della Corte d`assise d`appello di Messina (presidente Armando Lenza, estensore Michele Galluccio) spiegano i perché del verdetto del 18 marzo 2008 che ha confermato gli ergastoli per Gerlando Alberti jr e Giovanni Sutera, ha dichiarato il non doversi procedere per prescrizione nei confronti di Franca Federico e Agata Cannistrà , per il reato di favoreggiamento personale e dichiarata laprescrizione anche per il reato di detenzione e porto di armi per Alberti jr e Sutera. La corte d`appello ha sostanzialmente accolto le conclusioni del processo di primo grado. I giudici scrivono nero su bianco che si è trattato di un omicidio di mafia, che Graziella ha perso la vita per l`unica colpa di essere scomodo testimone di circostanze pericolose, tracciano il profilo di Alberti, del fido Sutera e cristallizzano il movente: lo smarrimento di un`agendina da parte di Alberti ed il fatto che l`agendina è arrivata in mano a Graziella. I giudici ripercorrono le incongruenze e i ritardi delle prime attività  di indagine, inquadrandoli nel contesto nel quale è maturato l`omicidio, che vede Alberti e Sutera latitanti sotto falso nome a Villafranca, sotto la protezione di Don Santo Sfameni. A proposito di Don Santo, i giudici fanno propri gli esiti del processo di Catania che nel dicembre scorso si è concluso con la condanna a 7 anni,per i suoi rapporti con Don Santo, dell`ex capo dei Gip di Messina, Marcello Mondello, il giudice che ha archiviato la prima inchiesta su Alberti e Sutera come responsabili per l`omicidio. La tesi è che Don Santo si sia interessato per aggiustare il processo, sfruttando i suoi rapporti con Mondello. Un ampio passaggio delle motivazioni è poi dedicato alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ritenuti in gran parte attendibili su quel che sanno, non tanto sull`omicidio in sé ma sul contesto e su Alberti. Graziella è morta a soli diciassette anni, in quella sera di dicembre del 1985. Il suo cadavere è stato ritrovato due giorni dopo dal fratello Piero, carabiniere, sui colli Sarrizzo: il corpo accovacciato, il viso sfigurato, cinque colpi esplosi senza pietà  per ucciderla, due dei quali dopo si era accasciata a terra. Il caso fu infatti inizialmente archiviato con un nulla di fatto. In seconda battuta furono archiviate le indagini a carico di Gerlando Alberti jr, mafioso palermitano in quegli anni latitante a Villafranca, e del fido braccio destro, Giovanni Sutera.Solo dopo molti anni e grazie alla tenacia del fratello Piero, partì il processo di primo grado, conclusosi in primo grado dopo 12 anni, con l`ergastolo per i due imputati e le condanne per favoreggiamento per la titolare della stireria dove Graziella lavorava. Nel marzo scorso sono arrivate le conferme dei due ergastoli. In mezzo, la contestata scarcerazione dei due imputati, liberi in attesa del processo di secondo grado per le lungaggini nel deposito delle motivazioni di sentenza di primo grado, ed una fiction televisiva sulla storia di Graziella, la cui messa in onda è slittata, tra le polemiche. da Normanno.it

Tumori a Pianura, conferme dal consulente del pm: vicino alla discarica 60 casi sospetti

NAPOLI — Almeno sessanta persone che abitano intorno alla discarica di Pianura hanno contratto il linfoma di Hodgkin e, secondo l`epidemiologo consulente della Procura, è verosimile che questo sia accaduto a causa dei veleni sversati per anni nell`impianto di contrada Pisani. L`inchiesta è quella avviata dal pm Stefania Buda in seguito alle denunce dei cittadini di Pianura: con una meticolosità  e un`ostinazione che ricordano Erin Brockovich, interpretata sul grande schermo da Julia Roberts, Buda sta cercando di dimostrare le devastanti conseguenze che lo sversamento selvaggio ha avuto sulla salute dei napoletani. L`inchiesta è complessa, ma dopo le difficoltà  iniziali i riscontri arrivano numerosi. Nelle scorse settimane i carabinieri del Nas hanno bussato alle porte di tutti gli edifici contigui alla discarica e hanno chiesto le cartelle cliniche delle persone affette da patologie. Hanno anche chiesto ad alcune televisioni private i filmati in cui gli abitanti di Pianura denunciavano gravi problemi di salute e avanzavano sospetti sulla discarica; quelle persone sono state identificate e contattate. I documenti sanitari sono stati poi esaminati dall`epidemiologo bresciano nominato consulente, che sta preparando una relazione. Al pm e al procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, che coordina la sezione, ha anticipato le sue valutazioni, che sono da brivido: c`è un nesso di causalità  tra le sostanze trovate nella discarica e i linfomi. Per approfondire ulteriormente la questione, nei prossimi giorni il pm chiederà  ai cittadini di Pianura se sono d`accordo a sottoporsi a prelievi biologici. È prevedibile che molti risponderanno sì, visto che da tempo si battono perché si faccia chiarezza sugli effetti della presenza della discarica. Dai campioni di sangue, saliva e urina potrebbero arrivare nuovi elementi. Ciò che emerge dall`inchiesta su Pianura sorprende, per la sua gravità , gli stessi investigatori. Per anni nell`impianto di contrada Pisani sono finiti veleni di ogni genere, provenienti soprattutto dalle città  del Nord, con tanto di autorizzazioni degli enti locali. Metalli pesanti, fanghi tossici, olii minerali, vernici, acidi sono stati sversati assieme ai rifiuti solidi urbani senza alcuna precauzione. Poiché molte sostanze erano urticanti, per evitare incidenti, che pure erano accaduti, in alcuni casi si scendeva sul fondo dell`impianto con i camion e si risaliva con la sola motrice, abbandonando tutto il rimorchio: lo hanno riferito alcuni dipendenti dell`impianto che è fermo dalla metà  degli anni Novanta. In questo periodo sono in corso controlli con esperti del ministero dell`Ambiente per capire esattamente dove siano questi carichi, anche se è già  stato accertato che almeno in un caso il rimorchio dei veleni non potrà  essere recuperato perché sopra sono sorte delle costruzioni. L`obiettivo è arrivare alla bonifica della discarica, che non è mai stata fatta nonostante lo imponga la legge e nonostante sia stato istituito con questo scopo il commissariato straordinario, retto da Antonio Bassolino fino al 31 gennaio scorso.

Titti Beneduce

SENZA SCRUPOLI: L`ONU DEI POTENTI

Solo cinque anni fa l`ONU aveva ancora una parvenza di organismo internazionale ed era tutti i giorni sulle nostre prime pagine. L`Iraq era appena stato invaso e tra l`ONU e gli Stati Uniti era in corso una vera e propria guerra. L`ONU e l`AIEA sostenevano con forza che non esistesse alcun motivo tra quelli vantati da Bush per invadere l`Iraq: ciò nonostante Bush invase l`Iraq e l`ONU si trovò sconfitta. Da quel momento sono passati pochi anni, durante i quali gli Stati Uniti hanno letteralmente dirottato l`organizzazione, distruggendola insieme a quel che restava del diritto internazionale. Tutto questo è avvenuto nel silenzio complice dell`Occidente che, almeno in teoria, ha tutto da guadagnare con una ONU asservita ai propri interessi. Un silenzio fragoroso se si pensa che negli anni precedenti l`invasione irachena l`ONU era oggetto di furiose critiche da parte dell`apparato propagandistico neoconservatore, mentre oggi che è agli stracci tutto tace. In questi anni gli Stati Uniti e altri paesi alleati hanno fatto dell`ONU uno strumento servile e corrotto. Quelli che accusavano l`ONU di sprechi e corruzione hanno piazzato i proprio uomini nei punti nevralgici e hanno stracciato ogni record precedente in materia, ma non ricevono alcuna critica. Fecero scalpore all`epoca le accuse rivolte al Segretario Generale Kofi Annan, lo `scandalo` perché il figlio lavorava in un`azienda che aveva contratti con l`ONU; molto meno rumore fecero poi la scoperta di un vero e proprio assalto organizzato al Segretario Generale o quella dello spionaggio e calunnie ai danni di Mohamed el Baradei. Quei tempi ormai sono passati, al segretariato generale è stato eletto il coreano Ban Ki Moon e tutto è cambiato. All`ONU sono sbarcati in gran numero americani e coreani, ma non si sono coperti di gloria. Il nuovo corso dell`ONU è chiaro: mano libera all`Occidente. Il nuovo segretario, presto soprannominato `Ban Ki Whom?` (che suona come Ban Ki Moon chi? ndr), ha raccolto la fine delle ostilità  verso la Corea del Nord e in cambio si è sdraiato sulla linea americana. Era stato proprio Bush jr. ad accendere la tensione con la Corea del Nord, che già  pochi anni dopo il 1989 sembrava avviata alla riunificazione con il Sud; non è stato quindi difficile ritornare come per incanto sulla strada che i due paesi avevano interrotto a causa dell`irruzione della banda neocon. In cambio l`ONU è stata dapprima invasa da strani personaggi americani. L`esempio più clamoroso è quello di Josette Sheenan, nominata a capo del PAM, programma alimentare mondiale. La signora, negli anni `70 fuggì di casa ancora ragazzina, scatenando un caso. Molto rumore fece il confronto tra i suoi genitori e la setta del reverendo Moon (in Italia noto per l`affaire Milingo), vinto alla fine dalla setta. Dopo anni nei quali ha scalato la gerarchia dei Moonies, la signora è diventata quella che tiene i cordoni della borsa della fame mondiale, uno strumento potente asservito alla politica americana. Per chi avesse dubbi in proposito, basti ricordare che per Bush e l`attuale governo USA la ONG e le organizzazioni umanitarie devono essere strumenti funzionali alla `esportazione della democrazia` e infatti USAID e le sue sorelle dipendono oggi dal Dipartimento di Stato e hanno perso ogni traccia d`indipendenza. Non c`è da stupirsi se certi `aiuti umanitari` non li vuole più nessuno. Recentemente però si è andati oltre alla decenza. Gli sprechi e le spese fuori procedura aumentano, ma visto che si tratta per lo più di contratti senza gara a benefici di aziende statunitensi nessuno dice nulla. Le forze ONU sono state colte a praticare il contrabbando e pure il traffico d`armi, oltre al ripetersi di episodi relativi a stupri e sfruttamento sessuale delle popolazioni locali, ma tutto tace. Quello che desta veramente scandalo è però la linea del nuovo Segretario Generale, che ha permesso che l`organizzazione diventi uno strumento di propaganda. Partito Kofi Annan, l`Africa è piombata all`improvviso nel buio, lasciando campo libero ai colonialisti di sempre. Sparita dall`orizzonte la questione palestinese, sparita qualsiasi ingerenza nelle guerre in corso, l`ONU e diventata una casa di produzione di show di pessimo gusto. Complici i media asserviti i paesi occidentali hanno colto l`occasione per usare la mano pesante. Il recente tour dell`ONU in Sudan e Ciad n questo senso è esemplare. Mentre in Sudan la carovana è stata prodiga d`indicazione per la stampa, in Ciad è successo che i giornalisti al seguito sono stati seminati e lasciati all`ombra di un albero, mentre l`ambasciatore Ripert incontrava il governo ciadiano. Alle proteste della stampa prima è stato risposto che l`incontro con il dittatore Deby era prossimo, poi che lo stesso non era nel paese e quindi, sfortuna, non c`era niente da vedere e sapere per la stampa. Tutte le domande sulle stragi ordinate da Deby, sull`impiego di soldati-bambino (ammesso ufficialmente), sul sostegno di questi al recente attacco alla capitale del Sudan hanno raccolto solo dei `no comment`. Idem anche per il caso dei finanziamenti ONU a Joseph Kony e al suo `Esercito di Liberazione del Signore`, cristianamente impegnato a massacrare gli ugandesi con i suoi briganti accompagnati da soldati-bambino e sollazzati da schiave sessuali, anch`esse minorenni. C`è da dire che se gli Stati Uniti si trovano bene con la nuova ONU, la Francia si trova benissimo. Nessuno ha fiatato per i suoi interventi militari in Ciad e Repubblica Centrafricana (seguiti da repressioni furiose dei due dittatori) e nessuno sembra preoccupato per gli altri disastri che la politica francese sta disseminando nel continente africano. Anche l`invasione etiope della Somalia su mandato americano è gestita alla giornata tra un massacro e l`altro. Nessuna critica sembra però emergere e bucare il mainstream informativo occidentale: colpa forse dei nostri politici troppo impegnati a dare spettacolo e colpa sicuramente dei nostri media, occupati da utili servi non meno di quanto lo sia l`ONU. Può succedere qualsiasi cosa, ma potete star certi che alle opinioni pubbliche verrà  recapita solo una versione conveniente quanto taroccata. Recentemente ad esempio, in occasione del disastro che ha colpito la Birmania, la Francia ha presentato una richiesta d`intervento `umanitario` nel paese citando il diritto d`ingerenza. La richiesta non è stata neppure presa in considerazione, visto che il dubbio diritto/dovere d`ingerenza umanitaria non è previsto in caso di catastrofi naturali ed è facile anche capire il perché. Avuta notizia dell`azione francese e vista una portaerei francese avvicinarsi alle sue coste, il regime birmano ha vietato i soccorsi internazionali, ma alle opinioni pubbliche occidentali è stato nascosto questo fondamentale rapporto di causa-effetto. Il TG1, prima nel telegiornale e poi in un approfondimento, ha dato conto della richiesta francese come se fosse invece seguente alla chiusura birmana, aggiungendo che `però` in Consiglio di Sicurezza c`è la Cina che ha il diritto di veto e che protegge il regime birmano. Con estrema malizia il servizio si è chiuso dicendo che però la Cina i soccorritori per i terremotati li aveva accolti. Spietata con i birmani, attenta a salvare i cinesi, si direbbe. I cattivi sono sempre gli `altri`. Servizio pubblico o servizietto al pubblico? Vero è invece che il tentativo francese, irrituale ed `illegale` non meno del supporto armato ai dittatori, ha raccolto duri commenti da tutta la diplomazia, dal Sudafrica al Giappone non sono mancate dichiarazioni caustiche, ma di quelle non dobbiamo sapere nulla, evidentemente. Allo stesso modo non si deve sapere che l`ONU è ormai simile a uno strumento coloniale nelle mani di una banda di politici molto aggressivi e privi di scrupoli quando ci sono da tutelare gli interessi propri. Se il sonno della ragione genera mostri, la demolizione del diritto genera barbarie, se ne sono accorti i popoli chiamati a vivere questa barbarie loro imposta, non ce ne accorgeremo per lungo tempo noi, cullati dalle favole che i maggiordomi delle potenze ci raccontano per tenerci buoni.