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LE MANI DI CIUCCI SUL PONTE: TOUR IN SICILIA DEL PRESIDENTE DELL`ANAS

Stamattina l`incontro a Catania con il Presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo. Oggi pomeriggio conferenza stampa “improvvisa” a Messina per il presidente dell`Anas Pietro Ciucci, che ha confermato la tabella di marcia prevista per la realizzazione del Ponte sullo Stretto: “Si farà  ed entro maggio-giugno 2010 apriremo i cantieri per consentire l`apertura al traffico entro la fine del 2016″, ha rivelato. Ciucci ha detto infatti che “all`inizio del prossimo anno si mirerà  ad essere pronti con l`attività  finale di progettazione e dare il via al contraente generale. Prima del 2010 la Stretto di Messina potrà  fronteggiare gli impegni con le proprie risorse. Sarà  però necessario un impegno chiaro del Governo, perché essendo un project financing occorre un piano finanziario blindato”. Ma Ciucci ha anche garantito che Messina avrà  assolutamente il suo ruolo: “C`è un accordo di programma con il Sindaco Buzzanca, che prevede alcune questioni richieste espressamente dal Sindaco e sul quale verrà  posta la massima attenzione e che saranno oggetto di esami in sede tecnica (della commissione farà  parte anche un messinese)”. Tra queste la seconda canna Giostra-Annunziata, l`agevolazione del pedaggio, la variante per la cittadella universitaria ed al minisvincolo di Papardo. In più riapriranno le sedi locali della Stretto di Messina in concomitanza con l`avvio dei cantieri. “E` impensabile bloccare a Reggio Calabria il corridoio Palermo/Berlino - ha poi affermato Ciucci. Il governo stabilisce le priorità  del Paese ed anche se per il precedente esecutivo il ponte non era in cima, per quello attuale lo sarà ”. Soddisfatto il sindaco Buzzanca, che ha ribadito come `l`area dello Stretto ed il rapporto con le città  che vi si affacciano è uno dei temi fondamentali e prioritari dell`Amministrazione comunale di Messina, che guarda con profondo interesse a tutte le possibili convergenze sulla vicenda del Ponte sullo Stretto”. “Sarà  fondamentale ` ha poi aggiunto il primo cittadino - per il riavvio dell`attività  della Società  Stretto e la stagione della realizzazione, programmare lo sviluppo sostenibile della comunità  messinese. Solo con un interlocutore forte ed interprete unitario delle istanze dell`area dello Stretto però, si potranno conseguire utili avanzamenti nei rapporti con la società  Stretto di Messina, con il Governo nazionale e con tutti gli organi interessati al collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria`.Emanuele Rigano

LETTERA DI SARO VISICARO SUL CASO MESSINA CALCIO: NON SVENDETE IL NOSTRO PATRIMONIO!

Egregio dott. Buzzanca, con la presente intendiamo esprimerLe la nostra preoccupazione e il risentimento profondo per le notizie relative alle vicende legate al futuro del calcio professionistico a Messina e alla contestuale destinazione degli impianti sportivi di S. Filippo e del `Giovanni Celeste`. Premesso che, per quanto riguarda gli impianti sportivi in oggetto, ovvero un patrimonio pubblico della collettività , nessuno dovrebbe con facilità  e superficialità  trattarne la destinazione e la alienazione (temporanea o definitiva che sia). Ci riferiamo in particolare al dott. Fabio D`Amore e all`avvocato della società  FC Messina, Carmelo Briguglio, che, autonomamente e in modo assolutamente anomalo, hanno e stanno intessendo una vera e propria trattativa immobiliare con un privato come fossero i legittimi proprietari del bene pubblico stesso. Un comportamento paradossale al limite del codice civile e penale. E` infatti evidente che l`imprenditore immobiliare milanese Cazzaniga sia interessato primariamente all`utilizzo degli impianti sportivi e allo sfruttamento commerciale delle aree di pertinenza degli stadi più che alle sorti del calcio messinese. Un interesse certamente legittimo ma che non può essere mediato da privati che nulla hanno a che spartire con l`immobile pubblico. Altrettanto anomalo è il comportamento del consigliere comunale di Risorgimento Italiano che, invece di attivarsi e avviare le opportune iniziative che la legge e il regolamento assembleare prevedono, nell`unico luogo di sua competenza, cioè il Consiglio Comunale, avvia autonome e private trattative in nome e per conto della sua parte politica. Tutto ciò è veramente troppo. Per questi motivi, e per la indispensabile trasparenza di ogni atto pubblico, La invitiamo, signor sindaco, a comunicare nelle sedi opportune, cioè il Consiglio Comunale, la situazione che riguarda i rapporti attuali della pubblica amministrazione con il gruppo Franza, e i dettagli delle condizioni che l`imprenditore Cazzaniga ha preteso per subentrare ai Franza nella società  di calcio. Non risulta assolutamente chiaro infatti come sia possibile `promettere` lo sfruttamento commerciale di aree pubbliche prima che venga realizzata la variazione alla destinazione d`uso delle superfici e la regolare deliberazione del Consiglio Comunale e dei soggetti competenti in materia urbanistica, paesaggistica,ambientale. Egregio signor sindaco, poiché riteniamo che la Sua passione per il futuro del calcio a Messina sia uguale alla nostra e a quella di tanti sportivi organizzati e non, La invitiamo, per non cadere negli errori del passato, a non cedere agli interessi speculativi e al rischio di incorrere in reati rilevanti che, per quanto ci riguarda, non avremmo tentennamenti a denunziare nelle opportune sedi. Certi della Sua voglia di trasparenza negli atti amministrativi e nella regolarità  dei comportamenti conseguenti, oltre che al nostro diritto di richiederli, cogliamo l`occasione per porgere distinti saluti.
la Lista Alternativa in Movimento - Saro Visicaro
Ps: In autotutela riteniamo indispensabile che con immediatezza venga revocata la Convenzione ` Concessione degli stadi al FC Messina. Le vicende di calciopoli, le inchieste della Magistratura ordinaria e i comportamenti successivi dei proprietari del FC Messina avrebbero già  da tempo reso necessario e urgente un provvedimento della Pubblica Amministrazione.

Una convenzione da cassare perche` gli stadi non possono essere vincolati
Improvvisamente buoni con tutti. Il FC Messina Peloro, o Gruppo Franza che dir si voglia, concede la possibilità  all`eventuale nuova società  di poter utilizzare gli stadi di questa città . Con tanto di ringraziamento da parte del sindaco Giuseppe Buzzanca. Insomma, la città  è grata ai Franza per avere concesso l`utilizzo di un bene della città  a chi ha intenzione di investire in questa città . Il paradosso di questa stranissima vicenda che ruota tutta intorno alla gestione del San Filippo e del Celeste sta tutto qui. Ed il silenzio che invece continua a contraddistinguere il lavoro del consiglio comunale in questa direzione è sconcertante. Dove è andato a finire il coraggio dei consiglieri della vecchia legislatura che urlavano contro quella convenzione e che oggi, risedutisi in consiglio comunale fanno finta di non vedere quello che succede? È un atto che va revocato in auto-tutela. Non esistono più i presupposti perché il FC Messina Peloro continui a tenere le chiavi di due importanti beni cittadini. Non lo è per logica sportiva ma anche per la pessima gestione dimostrata in questo settore dalla stessa società  del Gruppo Franza. Signor Sindaco, Signor Presidente del Consiglio, Signori Consiglieri si reitera la richiesta di cassare immediatamente quella convenzione. Oggi e non domani. Lo richiede il buon senso e la buona amministrazione che siete chiamati a mettere in atto. E l`enfasi che viene data alla disponibilità  del Gruppo Franza a partecipare come sponsor alla nuova società  è quasi da libro cuore. Se non ci fosse da ridere, verrebbe volentieri da piangere. La città  attende di conoscere quale seduta del consiglio comunale bisognerà  attendere per discutere della convenzione sugli stadi. Non c`è soltanto un problema legato all`iscrizione del Messina alla Seconda Divisione ma c`è n`è anche uno ben più importante. Quello di riscrivere la città  tra quelle che sono libere da vincoli nei confronti di chiunque. Sponsor o meno che sia. Pippo Midili

La lunga notte di Nichi Vendola: «Qui bisogna chiamare il 113»

«Questo non è un partito, ma una comunità terapeutica»: Nichi Vendola ha l`aria sconvolta e la palpebra che vibra come per un impercettibile tic. E` l`una e mezza di notte e tra qualche ora il governatore della Puglia annuncerà il suo ritiro dalla corsa alla segreteria di Rifondazione comunista. E` la notte più tormentata dei bertinottiani. Quella in cui, per la prima volta, si accorgono senza alcuna possibilità di dubbio, che ormai è andata, che il rivale Paolo Ferrero ha vinto il congresso. Nell`atrio dell`albergo dove alloggiano i dirigenti della maggioranza divenuta nel giro di poche ore minoranza, Vendola si sfoga: «Ci sarebbe da chiamare il 113 per come si comportano. Una cosa raccapricciante: sono peggio della destra». Mentre parla, il governatore lascia andare ogni tanto l`occhio nel vuoto, quasi pensasse: «Ma chi me l`ha fatto fare ». «Hanno preparato — continua — un documento delirante: vogliono fare la costituente comunista».
Ma siccome è un uomo intelligente, a Vendola non sfugge che quel che è successo è anche colpa della fu maggioranza di Rifondazione: «Abbiamo guidato questo partito per anni e anni e non avevamo capito com`era fatto, e così ha vinto Ferrero che sarà segretario proprio come voleva lui». «E che — aggiungerà più tardi l`ex leader Franco Giordano — aveva pianificato tutto da tempo». Il governatore si infila in ascensore. Trascorre una manciata di minuti e arriva Fausto Bertinotti. Prima scherza (ma mica tanto) con un amico: «Qui bisogna cominciare a temere per la nostra incolumità fisica. Questi sono peggio di Antonio Di Pietro: riapriranno tutte le galere».
Quel che ha impressionato, e non poco, l`ex presidente della Camera sono stati i pugni chiusi e l`inno utilizzati per «intimidire» quelli che non avevano ancora deciso se votare o meno Ferrero. E` tardissimo, ma Bertinotti si ferma davanti all`albergo con qualche giornalista e un po` di aderenti alla componente. Non ha l`aria esasperata di Vendola, cerca di razionalizzare quel che è accaduto e riflette ad alta voce: «Abbiamo perso e dobbiamo fare autocritica perché non lo avevamo immaginato. Ora l`unica cosa che possiamo fare è ritirare Nichi, toglierlo da questo guazzabuglio: si eleggano il loro segretario». Il giorno dopo però l`ex presidente della Camera appare meno propenso ai ragionamenti e molto molto più stufo della situazione. Tanto che dopo che i ferrariani, per controllare i loro, hanno ottenuto la votazione per appello nominale dei documenti politici e non per semplice alzata di mano e di delega, Bertinotti sale sul palco e dice rivolto alla platea: «Voto la mozione due, ma lo avrei fatto anche dal mio posto». Poi mentre scende gli sfugge un «Vaff…» indirizzato di tutto cuore a Ferrero e soci.
Ma al di là degli insulti e delle autocritiche, Vendola e i suoi devono ora affrontare un problema non da poco. «Potrei fare la secessione della Puglia», scherza il governatore. Ma sa che la scissione potrebbe essere uno degli esiti di questo congresso. Ovviamente non ora, onde evitare che la sinistra scompaia. Magari tra un anno… Adesso però è una prospettiva assai lontana a cui il presidente della giunta regionale pugliese non vuole neanche pensare. E Bertinotti alla domanda risponde solo con un enigmatico: «Io saprei cosa fare ma deve essere Nichi a decidere». E la decisione è quella di restare. La formula si chiama «separati in casa». Perciò niente ingresso nella segreteria del partito, come confermano sia l`ex capogruppo Gennaro Migliore che Vendola. In compenso la corrente ha già un nome, Rifondazione per la sinistra (e non è un caso che il termine “comunista” non sia presente in nessuna versione e non ci sia neanche una vaga allusione). Ha un compito, quello di creare una sorta di partito nel partito: la corrente farà tessere per iscrivere al Prc più gente possibile e si doterà , come spiega Vendola, «di strumenti di lotta politica e d`informazione». E Rifondazione per la sinistra ha anche un obiettivo. Lo spiega Rina Gagliardi, ex senatrice e bertinottiana di ferro: «Non è affatto detto che questo nuovo gruppo dirigente regga. Sono troppo diversi, litigheranno su tutto, c`è la possibilità che tra meno di un anno scoppino e a quel punto…». A quel punto la situazione potrebbe ribaltarsi. Maria Teresa Meli

OGGI LA LOBBY DEL PONTE E` IN TOUR IN SICILIA (E ANCHE A MESSINA): Faccia a faccia tra Lombardo, Buzzanca e Pietro Ciucci

Si torna a parlare delle infrastrutture siciliane. Oggi, a mezzogiorno, il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, incontrerà  nella sede di Catania della Presidenza della Regione il presidente dell`Anas, Pietro Ciucci. «Al centro della riunione ` informa una laconica nota della Presidenza - la valutazione degli investimenti sulla viabilità  in Sicilia che saranno coordinati fra Anas, Regione e governo centrale». Già  il 2 luglio scorso, il Consiglio di amministrazione dell`Anas ha dato via libera al progetto esecutivo per la realizzazione della “Variante di Caltagirone”, in provincia di Catania, che costituisce un ulteriore stralcio funzionale della strada a scorrimento veloce “Licodia Eubea-Libertinia”. Indubbiamente, come ha rilevato lo stesso presidente dell`Anas Ciucci, un`opera di «grande rilevanza nel sistema viario della Sicilia Orientale, che consentirà  di collegare l`intero territorio Ibleo e Calatino direttamente con l`autostrada Palermo-Catania, attraverso il bivio Gigliotto sulla statale 117/bis e successivamente attraverso l`uscita di Mulinello». Il progetto esecutivo approvato riguarda un tracciato complessivo di circa 8,7 Km, che va dal km 3,700 al km 12,470, in viadotto per 3,3 Km ed in galleria per 400 metri. Si sviluppa in senso est-ovest, partendo in prossimità  di Caltagirone per terminare all`innesto con la strada provinciale 37, ed attraversa i territori dei comuni di Caltagirone e S. Michele in Ganzaria, entrambi in provincia di Catania. Lungo il tracciato sono presenti due svincoli: uno in contrada S. Bartolomeo, che costituisce l`accesso principale a Caltagirone, e l`altro a Molona sulla strada statale 417, che collega Catania a Gela. L`importo complessivo del 1. stralcio ammonta a 143 milioni. Il 4 luglio scorso, inoltre, la Gazzetta ufficiale della Repubblica ha pubblicato due bandi di gara dell`Anas per un importo di oltre 238 milioni di euro, per la realizzazione di oltre 34 km della Palermo-Agrigento e il miglioramento di 45 km della Caltanissetta-Gela. In particolare, il primo bando di gara riguarda i lavori di ammodernamento dell`itinerario Palermo-Agrigento, nel tratto Palermo-Lercara Friddi, lotto funzionale dal km 14,4 (km 0,0 del lotto 2), compreso il tratto di raccordo della rotatoria Bolognetta, al km 48,8 (km 33,6 del lotto 2 incluso lo svincolo Manganaro), compresi i raccordi con le attuali strade statali 189 e 121. Il tratto è lungo oltre 34 km. Dalla rotatoria Bolognetta, inclusa, a dopo lo svincolo Vicari nord, è previsto l`adeguamento a una corsia per ogni senso di marcia per una estensione di 24,9 km. Dallo svincolo Vicari nord allo svincolo Manganaro incluso, per una estensione di circa 8,5 km, sarà  invece realizzata una sezione stradale con due corsie per senso di marcia. L`importo dei lavori è di oltre 222 milioni di euro. Il secondo bando di gara concerne l`adeguamento agli standard di sicurezza della statale 626 “Caltanissetta-Gela” tra il km 0,020 e il km 45,050, in tratti saltuari, compresi gli svincoli di accesso. In tale tratto, di circa 45 km, per migliorare gli standard di sicurezza stradale si procederà  all`adeguamento delle barriere di sicurezza alla vigente normativa e ad interventi di rinforzo statico di cordoli, viadotti, ponticelli e sommità  dei muri di sostegno, per assicurare un adeguato ancoraggio alle barriere di sicurezza. L`importo dei lavori è di oltre16 milioni di euro. L`accordo di programma per le opere da stanziare con i fondi ex Fintecna, poi utilizzati per sopperire all`abrogazione dell`Ici sulla prima casa, prevedeva il completamento della metropolitana di Palermo (costo 240 milioni), la realizzazione di lavori a Catania per la trasformazione della tratta urbana della Circumetnea in metropolitana e il completamento del secondo lotto Stesicoro-Aeroporto (costo 240 milioni), il completamento della piattaforma logistica intermodale di Messina con annesso scalo portuale e relativi assi viari, ivi compreso l`approdo esistente presso il villaggio Tremestieri, e il nodo di interscambio per l`accesso delle reti viarie (costo 246,983 milioni) e un finanziamento di 180 milioni di euro per il lotto Agrigento - Caltanisetta - Al9, a condizione che la Regione Siciliana completasse il finanziamento del II lotto, per l`intero costo dell`opera a valere sui fondi Fas assegnatigli dall`Ue, “di cui per non meno di 300 milioni sui Fondi Fas 2006.

PONTE: L`agonia della città  e l`effetto “choc”
La presenza odierna di Pietro Ciucci a Messina (OGGI ALLE 16.45 AL COMUNE INCONTRERA` BUZZANCA), l`incontro della prossima settimana con il ministro Altero Matteoli, la richiesta di un confronto con i vertici della Rete ferroviaria italiana, la missione a Palermo per sbloccare l`Accordo quadro di programma sulla Zona falcata e per affrontare la questione finanziaria riguardante l`attuazione dei piani di risanamento delle aree degradate. È un`agenda ricca di appuntamenti quella che il sindaco Buzzanca si trova sulla scrivania, in questo inizio di settimana. L`amministratore delegato della società  Stretto, dopo il faccia a faccia in mattinata con il presidente della Regione siciliana Lombardo, sarà  in città  per il primo colloquio ufficiale con i nuovi amministratori. La decisione del Governo nazionale di rimettere in moto l`iter di progettazione e realizzazione del Ponte è stata accolta favorevolmente dal sindaco e dal presidente della Provincia, quello che però si chiede oggi è che Messina non resti spettatrice passiva ma entri davvero a far parte, come attrice protagonista, del grande “film” che dovrebbe avere come “set cinematografico” una parte rilevantissima del territorio cittadino. Buzzanca e Ricevuto saranno a Roma il 4 agosto per affrontare non solo la vicenda Ponte ma anche i molti nodi irrisolti delle cosiddette opere connesse, compensative o mitigatrici, oltre che altri temi di vitale importanza per il futuro di Messina quale la riorganizzazione delle infrastrutture ferroviarie in riva allo Stretto. Se a questo si aggiunge la questione dei poteri speciali, rimasta in sospeso tra prefetto e sindaco, si avrà  il quadro sommario degli impegni ai quali l`amministrazione cittadina, e quella provinciale, sono chiamate nei prossimi mesi. Sono tutti argomenti finora rimasti distanti dalla vita reale, al punto che la stragrande maggioranza dei cittadini sembra del tutto disinteressata alle sorti del territorio. Eppure, è qui ed ora che si costruisce il futuro delle prossime generazioni di messinesi e sarebbe assurdo che occasioni e opportunità  storiche passino senza lasciare traccia, per l`incapacità  di dire la propria, per l`ignavia o l`indifferenza, per il prevalere di egoismi e di operazioni di bassissimo cabotaggio. Si può essere favorevoli o contrari al Ponte, si può guardare con entusiasmo o con terrore ai progetti in itinere, si può liquidare il discorso con il gattopardesco “tutto cambia per non cambiare niente”, ma quel che è certo è che non si può più nascondere la testa sotto la sabbia. Messina non può essere più la città  degli “struzzi”. L`economia cittadina è allo stremo ormai da decenni, le poche aziende rimaste chiudono per effetti della crisi globale e delle asfittiche prospettive dei mercati locali, si vive ancora al di sopra delle proprie effettive possibilità , ma quando il grado di “parassitismo” di una società  diventa così elevato, il rischio del tracollo totale è appena dietro l`angolo. C`è assoluto bisogno di un effetto “choc”, perché altrimenti non ci resterà  che scrivere di vertenze per posti di lavoro che non ci sono più, di scioperi e sit-in che non possono più cambiare il corso degli eventi, di angoscia e disperazione delle famiglie, di nuove emigrazioni, di uno spopolamento progressivo che assumerà  proporzioni drammatiche quando si metterà  mano al prossimo censimento generale. Queste, purtroppo, non sono le previsioni fosche di cassandre che non vengono prese sul serio, ma la realtà  dei fatti, quella che tocchiamo con mano ogni giorno. E allora bisogna scegliere dove si vuole andare, occorre muoversi, seguire il vento o andare controcorrente, ma non restare fermi. Perchè nella palude si sprofonda e piano piano si muore. E l`effetto “choc” ` continueremo a scriverlo fino alla noia ` non può non riguardare quella porzione di territorio che, più delle altre, deve rappresentare il segno del riscatto di un`intera comunità : la Zona falcata. Mentre si discute delle grandi opere infrastrutturali, che possono aiutare a far crescere la città  ma che possono anche semplicemente “bypassarla”, si deve fare in modo che ci siano progetti e opere che appartengano veramente alla Messina degli anni Duemila, che diano una ragione seria e concreta a milioni di turisti e di visitatori perchè decidano di fermarsi e di soggiornare su queste rive meravigliose del più meraviglioso braccio di mare d`Italia. Per far questo, non si sprechino più risorse umane, progettuali e finanziarie e si concentrino gli sforzi su quegli obiettivi che possono davvero far tornare a splendere la “nobilissima civitas messanensis”. Lucio D`Amico

RIVELAZIONI: «Mio zio Karadzic in Italia: allo stadio per tifare Inter»

BELGRADO - Al primo piano di una palazzina nel centro di Zemun, sobborgo a Ovest di Belgrado che guarda la Sava scivolare nel Danubio, Dragan Karadzic racconta di essere stato il braccio destro dello «zio Radovan » negli ultimi sei anni; il padre Luka, fratello dell`ex presidente della Republika Srpska ormai prossimo all`estradizione all`Aja, arriva alla sede del partito radicale serbo circondato da un nugolo di fedelissimi, difficile distinguere tra parenti, amici e guardie del corpo in questo clan legato da vincoli di sangue e «onore », gente di montagna e solidità montenegrina. Dragan è al battesimo del fuoco, ha la battuta pronta, il sorriso ironico, ma alla prima domanda si alza di scatto e fissa il pavimento. Forse, questo ragazzone sulla trentina in T-shirt e scarpe da ginnastica avverte il peso di un gioco troppo grande, di una storia troppo orrenda. Ennesima copertura o depistaggio, ora tocca a lui proteggere la famiglia.

Dragan Karadzic, dove incontrava suo zio Radovan durante la latitanza?
«Negli ultimi due anni, a Belgrado».

E prima?
«Preferisco non rispondere ».

Le risultano i suoi viaggi in Europa?
«Sì». Un terzo uomo, che non abbandonerà la stanza fino alla fine della conversazione, aggiunge: «Viaggiava normalmente con passaporto croato e si faceva chiamare Petar Glumac».

Dragan, lei ne sa qualcosa?
«Era rimasto entusiasta di Venezia».

È stato anche in altri posti?
«Seguiva Sinisa Mihajlovic e Dejan Stankovic, prima alla Lazio e poi all`Inter».

Dove sono arrivati nel 2004. Sta dicendo che Radovan Karadzic se ne andava allo stadio a vedere l`Inter?
«Esattamente, è un appassionato di calcio».

Come comunicavate?
«Per lo più tramite sms, mi diceva cosa gli serviva e io eseguivo».

Sulla scheda del cellulare che è stato sequestrato a Karadzic dopo l`arresto dicono ci fosse solo il suo numero.
«Sì, anch`io avevo una scheda segreta per parlare con lui, ero il suo unico contatto, gli portavo denaro e giornali».

Cosa leggeva?
«Soprattutto il Kurir (tabloid vicino ad ambienti nazionalisti, ndr). E naturalmente la Bibbia».

Di che parlavate?
«Di politica e di quello che succedeva in famiglia, sono stato io a dirgli che sua madre era morta. Portavo i suoi messaggi ai familiari, gli cercavo casa. A Belgrado ha cambiato diversi appartamenti, l`ultimo l`ha preso da solo».

Ha anche detto in un`intervista di averlo incontrato in pubblico. Com`è stato possibile tutto questo? Parliamo di uno degli uomini più ricercati al mondo. «Sapevo benissimo di essere sotto controllo e usavo le mie precauzioni, come cambiare spesso mezzo di trasporto. Una volta ci siamo anche incontrati a una conferenza di Dragan Dabic (il falso nome di Karadzic nell`ultima fase della latitanza, ndr), c`era la sua assistente, Mila Cicak, che non era la sua amante come hanno scritto i giornali».

Era a Belgrado quando suo zio è stato catturato?
«No, altrimenti non lo avrebbero preso».

Maria Serena Natale

Rc, la resa di Nichi Vendola: “Sconfitto, ma niente scissione”

CHIANCIANO - Nichi Vendola e la mozione 2 sono in minoranza dentro Rifondazione comunista. Sono arrivati qui cinque giorni fa con la maggioranza relativa (47,7%) ma non quella assoluta e la speranza di ricompattare i 650 delegati nel progetto di una nuova sinistra di lotta dal basso ma anche di governo. Non ce l`hanno fatta. Riunioni notturne che sono andate avanti fino alle cinque di questa mattina hanno invece compattato due mozioni satelliti (3-4) con Ferrero (1) contro quella di Vendola e dei bertinottiani. E il documento di Ferrero è stato approvato dal congresso con il 53% dei voti (342 su 646 votanti contro i 304, pari al 47%, andati a quello di Vendola). La parola finale tocca al Comitato politico che nel pomeriggio indicherà  con voto segreto il nome del segretario. Verso l`astensione il documento numero 5 con il suo 1,5%. Rc senza segretario? “Nichi Vendola si è ritirato, non ha la maggioranza”: sono le undici e mezzo quando Paolo Ferrero leader della mozione 1 dà  ai suoi questa informazione. Allora è lei l`unico candidato? “No, in questo momento Rifondazione non ha un candidato segretario. Deciderà  poi il Cpn”, il comitato politico, il parlamentino di Rc. Una dimostrazione di “purezza” da parte dell`ex ministro della Solidarietà  sociale la cui candidatura in questi giorni è stata sempre lì lì per essere ufficializzata. Ma Ferrero tiene molto a un punto: prima la linea politica, “chiara, netta, senza ambiguità ”, poi il segretario che “deve essere indicato dal basso, dal congresso e dall`assemblea”. Candidarsi sarebbe stata una formale ma clamorosa contraddizione. Vendola: “Questa è la fine del partito”. In verità  il governatore della Puglia resta candidato fino alla riunione del Cpn. Solo in quella sede, con i numeri nero su bianco, prenderà  atto del fatto che la nuova maggioranza del partito deve indicare il nuovo segretario (Ferrero?). A quel punto farà  un passo indietro. Prima della votazione dei due documenti - votazione palese, quasi una fiducia, con la chiama surreale di “compagni” e “compagne” che sfilano davanti al microfono a dire “1″ oppure “2″ perchè non si fidano più l`uno dell`altro - Vendola chiede la parola. “Sono sconfitto ma sereno. Considero questo congresso il compimento della sconfitta politica di aprile, la ratifica di un arretramento culturale perchè ho sentito cose di una volgarità  straordinaria, ben oltre la decenza e la fine del partito della Rifondazione comunista” dice il governatore. Ma poi, per mettere a tacere voci di una scissione, “noi, con il nostro 47,3 per cento, non ce ne andiamo, stiamo qua a costruire la nostra battaglia”. Quella che vince, vuol precisare, è “una maggioranza ricreata con alchimie”. E a proposito dei voti dei congressi locali annullati “a sud dai compagni del nord”: “Venite, compagni del nord, a vedere come è organizzato questo partito al sud, venite a vedere cosa significa fare partito sfidando la mafia tutti i giorni facendo nomi e cognomi”. La notte dei lunghi coltelli. Il dramma politico dentro Rifondazione, evidente da settimane, esplode in mattinata ma è chiaro dalla notte. Poco dopo le 21 di sabato, sempre sotto i gazebo del parco termale di robinie e cipressi, si riunisce la Commissione statuto che avrebbe potuto ripristinare la figura del Presidente del partito accanto a quella del segretario. Un modo per dare rappresentanza ad entrambe le principali mozioni facendo, ad esempio, Vendola segretario e Grassi o Ferrero presidente. Nulla da fare. Si chiude anche questa porticina. Mentre la Statuto è al lavoro (fino alle tre del mattino), si riunisce la Commissione politica, dove sono rappresentate tutte e cinque le mozioni. Gennaro Migliore (2) si presenta con un suo documento di possibile mediazione ma si trova davanti una situazione già  predefinita: Ferrero ha riunito in un solo documento altre due posizioni. Pegolo-Giannini (documento 3, “per rilanciare il conflitto sociale”) e Bellotti (mozione 4, “per la falce e il martello”). De Cesaris (5, gli ultrapacifisti) sono indecisi. In questo modo il documento approvato dalle tre mozioni raggiunge il 50 e spiccioli. E` la maggioranza, contro il 47,7 per cento di Vendola e Migliore. L`ultimo tentativo di Bertinotti. Va in scena, sempre di notte, un altro tentativo disperato. Questa volta è Bertinotti che parla a lungo, fitto fitto, con Claudio Grassi che ancora ieri dal palco aveva chiesto, quasi pregato: “Nichi, Paolo, parlatevi perché se Rifondazione di divide in due, Rifondazione muore”. Ma Grassi, con la morte nel cuore, non tradirà  la sua mozione. E non farà  inciuci. Mascia: “Vi prendete un simbolo ma buttate un partito”. Le tensioni della notte si replicano pari pari in mattinata, nell`assemblea che deve votare le mozioni. Sono rimaste due, due soli documenti. Il primo lo legge Giovanni Russo Spena (1-3-4): dice “no alla Costituente di sinistra”, “no a qualsiasi alleanza con il Pd”, parla di “ricostruzione dal basso e da sinistra”, di “lotta di classe e al capitalismo”, di “lanciare nuovi referendum sul sociale”, soprattutto che la nuova Rifondazione “dovrà  decidere non da posizioni di vertice ma in nome del pluralismo interno”. Qualche fischio, molti applausi, sala divisa come sempre. Poi prende la parola Graziella Mascia, per la piattaforma 2. E si arriva a un passo dalla rissa. “Nel documento appena letto - contesta Mascia - ci sono cose molto gravi rispetto alla storia di Rifondazione. La mozione 2 (Vendola ndr) presenta un altro documento e afferma che in questo congresso si è impedito di cercare una soluzione unitaria. Sapete, si può tenere il simbolo di un partito e insieme buttarne via la storia”. La battaglia, nel pomeriggio, si sposta nel segreto dell`urna. I componenti del “parlamentino” (il Comitato politico) eletti in proporzione ai risultati ottenuti dalle varie mozioni, dovrebbero contare 260 membri e Ferrero avrebbe 10-15 voti di vantaggio sul governatore. Comunque vada, se anche ci fosse quel “miracolo” che per un pugno di voti o di astensioni lascia Rifondazione ai “miglioristi” bertinottiani anziché ai “duri e puri, opposizione sempre, governo mai” di Ferrero, il partito è spaccato. E da oggi comincia una fase nuova per tutta la sinistra.