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La tagliola del sorvegliare e punire di Nichi Vendola

La società  del divieto s`interseca alla società  dei consumi. Le alchimie dell`ideologia dominante sono anche fabbriche di paradossi: stimolano e poi reprimono, eccitano e poi puniscono, e con speciale accanimento (terapeutico, s`intende) precipitano sulle vite, sui corpi, sui desideri delle giovani generazioni. Tutto è plausibile nel circuito onnivoro della mercificazione, ma molto di quel tutto è localizzato oltre quella soglia che indica i fascinosi territori del proibito. Un ragazzino che varchi quel confine rischia molto, molto più del sette in condotta. Mai l`Italia repubblicana era apparsa, come in questa cupa stagione delle destre, una terra così livida, così povera di libertà , così avara di trasgressioni, così marzialmente ossequiosa ad ogni sorta di conformismo. Vedo un cerchio incantato che si chiude sulla coscienza civile di un Paese per metà  bulimico e per metà  anoressico, adrenalinico nelle sue pulsioni perbeniste ma indolente ad ogni richiamo di legalità , garantista con chi è già  garantito e giustizialista per chi è già  giustiziato (ma è solo una questione di stile, diciamo una `questione di classe`). Tutto e tutti sembrano arruolati, soldati al servizio dell`ordine costituito. Anche quel giudice che, terminale intelligente di un complesso dispositivo di legge e ordine, si occupa di un adolescente e lo scippa alle cure materne che non ne avevano interdetto la militanza in Rifondazione, quel giudice che somiglia un po` ai versi di Fabrizio De Andrè, anche lui è un eroe del nostro tempo. Si comincia a intravedere il disegno generale di chi governa: e non solo Palazzo Chigi! Ecco la filigrana di un`egemonia culturale che affida alla paura le incombenze del riordino simbolico e materiale della nostra esistenza. All`inizio furono i poveri: scandalo per antonomasia in una società  che ha fatto dell`opulenza il proprio credo e la propria legge. E siamo scivolati in questo Medioevo postmoderno in cui si combatte il povero (non la povertà ), il precario (non la precarietà ), il clandestino (non la clandestinità ). In tutte le epoche di transizione e di crisi si preparano sventure per i border-line, per gli out-sider, per i poveri cristi di cui neanche la Chiesa ufficiale ha mai voglia né tempo di occuparsi. Ma al centro di ogni egemonia c`è la `questione giovanile` che non è banalmente la storia del conflitto tra generazioni (conflitto quasi abolito dall`assenza di relazione tra vecchi e giovani): ma è il tema persino drammatico del futuro, della sua preparazione o della sua profanazione, e di come il futuro vive il suo rapporto col passato (e col nostro presente) dentro gli apparati della formazione-informazione, dentro i gangli vitali (o mortali) della produzione di coscienza, dentro i flussi di immaginario organizzati, persino nelle loro apparenti spontaneità  o nella loro irruenza scenografica, da un`industria culturale largamente televisiva e nordamericana. Come nel american way of life anche i nostri adolescenti vivranno appesi tra l`hot dog gigante e il salutismo paranoico. Negli Usa uno studente di liceo rischia la galera se beve o si fa uno spinello ma non ha molta difficoltà  a comperarsi al supermercato un`intera artiglieria e a fare la sua spettacolare strage nella sua domestica scuola. Ubriachi e disidratati. Spinti a godere della velocità  senza limiti della secolarizzazione, salvo restare impigliati in un autovelox, in una pattuglia, in una ronda, in una tele-predica. In Italia oggi tuo figlio può inciampare in una tagliola del `sorvegliare e punire` e rischiare la vita. Punirne uno per educarne mille. Punirli a scuola, in discoteca, per strada, punirli ora ma anche in prospettiva, precarizzati e incastrati in una lunga teoria di divieti. Tra non molto tempo dovremo occuparci - con più competenza, come chiede giustamente don Gino Rigoldi - della solitudine giovanile, dei giovani, anzi di una gioventù in oscillazione permanente tra le lusinghe del consumare tutto e subito (quello che non hai, quello che vorresti avere, quello che occulta la tua noia o il tuo dolore, quello che ti appaga, quello che ti dona una momentanea sazietà ) e le forche caudine di un proibizionismo globale. Abitiamo questo tempo paradossale, appunto: siamo tutti giovanilisti, siamo tutti assassini di giovani. Non riuscendo ad essere più genitori o maestri, siamo diventati i cannibali dei nostri figli. Questa è la polpa succosa della egemonia vittoriosa della destra, che ha vinto a destra ma anche a sinistra. Nichi Vendola

PAESE ITALIA: Padre Pio, la fabbrica dei miracoli (a orologeria)

La speranza di una grazia finisce alle sette di sera. Chiudono i cancelli, al santuario di San Giovanni Rotondo. Una giornata è finita, ma nella fabbrica dei miracoli costruita attorno alla figura di Padre Pio, non c`è tempo da perdere. E così, quando le luci della chiesa ancora non si sono spente e i pellegrini ancora non sono tornati a casa, dietro un muro si inizia a smontare la scenografia: i ceri ` che si possono acquistare ad un distributore automatico che garantisce «lunga durata» - vengono raccolti e gettati in sacchi neri. Che fine fanno? «Li portiamo dentro», spiega un giovane addetto alle pulizie. «Dentro», si scopre poco dopo, è un magazzino fatiscente che sta a pochi metri di distanza. Più a lato, due ragazze si affannano a togliere dalle mani di una statua i rosari che i devoti hanno aggrovigliato attorno. «Ce ne hanno messo d`impegno!» sembrano inveire contro i pellegrini premurosi. Quelli che le loro speranze le hanno avvolte con dovizia, e forse preferirebbero non vedere con i loro occhi che le loro preghiere hanno le ore così contate. Ma sono le sette di sera, non c`è tempo da perdere con la devozione. La religione che scopre il business non è certo una novità , né una prerogativa di questo paese arroccato sul Gargano. Ma a San Giovanni Rotondo l`affare ha da poco nuova linfa: è la salma del santo, riesumata il 24 aprile scorso. San Pio è lì, nella cripta in cui è custodito dal 1968, spolverato e imbellettato ad uso e consumo dei fedeli. Che, diciamolo, non hanno ritegno. Flash e luci di qualsiasi aggeggio elettronico disponibile sul mercato immortalano la salma del frate di Pietrelcina. Pochi pregano, meditano, riflettono. Quasi nessuno sta zitto, insomma, come quanto meno la pietà  umana consiglierebbe di fare di fronte al corpo di un morto. Attorno è tutto un brulicare di telefonini, e chi dovrebbe sorvegliare la quiete della cripta, non fa nulla per disincentivare questa smania, questa voglia di dire «io c`ero»: «Una foto e proseguire», dicono gli addetti alla vigilanza, come se stessero regolando il traffico in strada. E i pellegrini ubbidiscono, uno scatto e via. Qualche metro più avanti c`è una teca dove i fedeli lasciano fotografie e lettere. I neo genitori buttano bavagli di bambini da benedire. Qualcuno, forse sprovvisto o semplicemente avaro, opta per un pannolone. Per fortuna, non è usato. La riesumazione di Padre Pio è nuova linfa anche per i proprietari degli oltre 140 hotel e affittacamere che affollano San Giovanni Rotondo: un centinaio sono stati costruiti in deroga al piano urbanistico nell`anno del Giubileo, nell`illusione del miracolo perenne. In realtà , otto anni dopo, tre quarti di loro sono sul lastrico: il pienone dura tre o quattro giorni l`anno, per il resto sono pochi grandi hotel a fare cassa. Colpa delle «soprastimate attese giubilari» e del «deleterio meccanismo delle realizzazioni in deroga», si legge nel Documento per la formazione del piano urbanistico generale, che spiega come dal 1998 si sia determinato «un sostanziale triplicamento dell`offerta nel giro di cinque anni». E chi aveva investito sul turismo religioso, ora sta facendo di tutto per far accorciare i tempi per il cambio di destinazione d`uso, riconvertendola da turistica ad abitativa. Solo tra venticinque anni, infatti, le stanze d`albergo deserte potranno trasformarsi in appartamenti e negozi. Basta che non facciano troppa concorrenza ai distributori automatici di medagliette e ceri posizionati nel santuario. A pochi metri dalla salma c`è anche la pesca ` gli incassi, spiegano, serviranno a sostenere i percorsi di vocazione di nuovi frati ` , c`è il bollettino postale per finanziare la costruzione di una «Casa di riposo per sacerdoti anziani di tutto il mondo» - il tariffario va dai 30 euro per un mattone, ai 650 per un tavolino per refettorio, ai 500 mila euro per la fornitura dell`infermeria. C`è anche una bacheca dove ritirare il modulo prestampato per scrivere una «Lettera a San Pio». I Frati Cappuccini invitano a buttare giù qualche riga quando «sei triste, scoraggiato, abbattuto, sfiduciato». Per trovare l`ispirazione, basterebbe una giornata in questo supermercato della fede, dove la cassa chiude alle sette di sera. di Paolo Zanca

Vibo Valentia, fermato proprietario di circo: schiavizzava sei immigrati indiani

Quando i Carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia insieme al Corpo forestale dello Stato hanno fatto irruzione all`interno del circo `Mavilla` da qualche giorno attendato in viale della Pace della città  capoluogo, non credevano ai loro occhi. In un angolo sei cittadini indiani, ridotti in un vero e proprio stato di schiavitù, trattati a dir poco come bestie. Il proprietario Laerte Mavilla, 53 anni, di Reggio Calabria, con precedenti specifici è stato immediatamente arrestato. All`operazione hanno partecipato 20 uomini tra militari dell`Arma, tra cui gli uomini delle unità  cinofile del Gruppo Operativo Calabria. Dopo aver svegliato tutti gli artisti circensi che si trovavano ancora dentro le roulotte, hanno avviato una minuziosa perquisizione di tutto l`accampamento. Gli uomini della Stazione di Vibo Marina non hanno impiegato molto a trovare i 6 cittadini indiani nascosti tra le baracche e le roulotte sparse ovunque nel piazzale. I 6, che a mala pena capivano italiano e vivevano in condizioni igieniche a dir poco da film horror, all`inizio hanno tentato di nascondersi al personale delle forze di polizia che si aggirava tra le tende, ma in breve sono stati tutti rintracciati ed identificati. Gli asiatici erano costretti a dividersi gli spazi angusti di un camion al cui interno erano improvvisate alcune brande stracolme di insetti e sudice oltre ogni immaginazione. Addirittura uno dei clandestini è stato costretto a dormire su di un materasso completamente divorato dagli insetti e coperto di spazzatura, accantonato nel cassone di carico di un camion adibito al trasporto del cibo per gli animali. C`era totale assenza di qualsiasi tipo di autorizzazione sanitaria al trasporto degli animali sui camion e, soprattutto, allo smaltimento delle tonnellate di rifiuti che mensilmente producevano e che venivano semplicemente fatti sparire senza dare troppo nell`occhio. Violazioni che sono costate al proprietario del circo una forte contravvenzione di diverse migliaia di euro e l`obbligo di avviare immediatamente le procedure per la concessione delle autorizzazioni sanitarie. L`unico operaio indiano in grado di parlare in italiano ha dichiarato come lui ed i suoi compagni fossero da 2 anni alle dipendenze del circo ed il Mavilla, da sempre, li aveva costretti a vivere in quei pochi metri quadrati costringendoli a svolgere turni di lavoro massacranti che partivano alle 6 di mattina per concludersi ben oltre la mezzanotte di ogni giorno: ore in cui si occupavano da soli dello smontaggio e del montaggio di tutta la struttura del circo, della cura degli animali - comprese le tigri - e della predisposizione dei posti per gli spettatori. Un lavoro massacrante e che non riconosceva loro alcuni diritto, nemmeno al riposo, ed il tutto per soli 150 euro al mese, senza nessun tipo di assicurazione e senza nessuna misura di sicurezza. Tanto che uno di loro, alcuni mesi fa, mentre il circo si trovava nel Lazio, era morto proprio a causa di un incidente sul lavoro, incidente evitabile con qualche minima misura di sicurezza. Mavilla è ritenuto responsabile di favoreggiamento della permanenza di immigrati clandestini sul territorio nazionale ed assunzione di lavoratori in nero. L`uomo, dopo gli atti di rito, è stato trasferito presso il carcere di Vibo Valentia in attesa dell`udienza di convalida. Per i clandestini sono invece state avviate le procedure di espulsione dallo Stato e di rimpatrio in India.

L`ACQUA NON E` UNA MERCE di Alex Zanotelli

Nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e dell`Arca di Noè (Cosenza), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell`acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l`articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell`economia capitalistica. Tutto questo con l`appoggio dell`opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta (una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell`on.Veltroni alla lettera sull`acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!). Così il governo Berlusconi, con l`assenso dell`opposizione, ha decretato che l`Italia è oggi tra i paesi per i quali l`acqua è una merce. Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell`acqua con tanti amici,con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell` acqua ……queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male. Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti! Ancora più grave è il fatto, sottolineato dagli amici R.Lembo e R. Petrella, che il `Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività  territoriali. I Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell`impresa siano i più elevati nell`interesse delle finanze comunali.` Ci stiamo facendo a pezzi anche la nostra Costituzione! Concretamente cosa significa tutto questo? Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l`acqua finisce in mano ai privati. Acqualatina, (Veolia, la più grande multinazionale dell`acqua ha il 46,5% di azioni) che gestisce l`acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300%! Oltre quattromila famiglie da quell`anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina! Ora, nel cuore dell`estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell`acqua. Tutto questo con l`avallo del Comune e della provincia di Latina! L`obiettivo? Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare. E` una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. Non possiamo lasciarli soli! L`estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania. L`assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo, lancia una proposta che diventerà  operativa nel gennaio 2009. L` Arin, la municipalizzata dell`acqua del Comune di Napoli, diventerà  una multi-servizi che includerà  Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili.Per far digerire la pillola, Cardillo promette una `Robintax` per i poveri (tariffe più basse per le classi deboli). Con la privatizzazione dell`acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi  e di serie B (i poveri), come sostiene l`economista M.Florio dell`Università  degli studi di Milano. Sono brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006 aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a proclamare l`acqua come bene comune. Invece dell`acqua pubblica, l`assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano) o per Veolia, qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari. A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un comune di centomila abitanti della provincia di Napoli), 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori (una SPA di cui il 46% delle azioni è di proprietà  dell`Acea di Roma). Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento). `Non pagate le bollette dell`acqua!`, è l`invito del Comitato locale alle famiglie di Castellammare. Sarà  anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po` dappertutto. Mi chiedo amareggiato: `Ma dov`è finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell`acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull`acqua? Ma cosa succede in questo nostro paese? Perché siamo così immobili? Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori? Perché il Forum dell`acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull`acqua? Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull`acqua? Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l`acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità  locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l`utente, senza essere SPA. `L`acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne `illecito` profitto - ha scritto l`arcivescovo emerito di Messina G. Marra.Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società  pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.` Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana? Quand`è che prenderà  posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli, ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!). E` quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI:` Riguardo al diritto all`acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità  umana. Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l`acqua unicamente come bene economico`. Quand`è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell`acqua? L`acqua è vita. `L`acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore - ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro ` ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall`acqua trae esistenza, energia e vita.` Sull`acqua ci giochiamo tutto! Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell`acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l`acqua non è una merce, ma un diritto di tutti. Diamoci da fare perché vinca la vita!”. padre Alex Zanotelli

Da Einstein all«´acqua su Marte: “Le Scienze”, 40 anni di scoperte

L´Italia è un paese che ama gli astrologi più degli scienziati e dove i giovani stanno perdendo l´abitudine alla lettura dei giornali. Luoghi comuni, probabilmente: non si spiegherebbe altrimenti il successo de Le Scienze, il mensile che festeggia i suoi primi 40 anni e si presenta in edicola a settembre con allegato un numero speciale (dodici articoli storici, il primo firmato da Albert Einstein) e un doppio dvd con il contenuto completo della rivista dal 1968 a oggi. A scavalcare i luoghi comuni Le Scienze si è abituata fin da subito. Quarant´anni fa, nel 1968, decise di lanciarsi nelle edicole in una fase in cui alla scienza veniva accostato l´aggettivo “borghese”. Oggi conta oltre 360mila lettori, concentrati nelle università  ed «estremamente attenti, pronti ad aprire la mail per mandarci osservazioni e partecipare ai blog» racconta il direttore Enrico Bellone, soddisfatto per quella nicchia che si è andata scavando e allargando di anno in anno a dispetto delle perplessità  iniziali e a conferma dell´intuizione del suo primo direttore. Felice Ippolito infatti nel 1968 era convinto che nel nostro paese, nascosta chissà  dove, ci fosse un´oasi di persone assetate di cultura scientifica. «Un messaggio - ricorda l´attuale direttore Bellone - che mi trasmise quando nel ‘96 lo sostituii alla guida della rivista». L´Italia infatti, sostiene ancora Bellone, che insegna Storia della scienza all´università  di Milano, è anche un paese «in cui molte persone considerano la scienza come un piacere intellettuale, non solo un aggiornamento doveroso per la professione o gli studi». Così, accanto al centinaio di premi Nobel che in quarant´anni ne hanno firmato gli articoli, la rivista ospita rubriche fisse di scienziati con il cuore diviso a metà  fra esperimenti e letteratura divulgativa, come il biologo Edoardo Boncinelli o il matematico Piergiorgio Odifreddi. Oltre a fisica, astronomia e medicina, la scaletta degli argomenti contiene temi come archeologia, sociologia, linguistica, tutte discipline tinte di umanesimo. «Me lo insegnavano i miei professori alla facoltà  di Fisica» racconta il direttore. «Ci raccomandavano di sfuggire alla chiusura mentale, di spaziare con l´orizzonte. E infatti molte persone che si interessano di scienza sono appassionate di musica, teatro, pittura. Ma chi ha detto che fra scienze umane e naturali esiste una barriera insuperabile?». Medicina, esplorazione dello spazio, studio del comportamento animale, lettura dei geni e chi più ne ha più ne metta - spiega il direttore nell´editoriale che celebra la quarta decade del giornale - non sono solo un insieme di nozioni che si accumulano una sull´altra. Non sono solo tecniche per un “fare” quotidiano, che suscitano magari sospetto o paura. Piuttosto, come diceva Pascal, la scienza che viene divulgata diventa presto bene universale della specie umana. «Un tempo i progressi e le scoperte erano custoditi da pochi grandi sapienti. Oggi raggiungono un pubblico di milioni di persone. È così che la scienza diventata cultura condivisa» spiega Bellone. Le Scienze, nata come traduzione italiana della prestigiosa rivista Scientific American, oggi più che una stella è una costellazione: accanto al giornale cartaceo sono nati il sito internet con i blog dei suoi giornalisti e le notizie aggiornate quotidianamente, la biblioteca di libri, biografie dei grandi scienziati e dvd di storia. E un secondo mensile è arrivato sei anni fa. Si tratta di Mente e cervello, dedicato al meraviglioso universo che rispetto alla nostra testa ruota non sopra, ma dentro. Elena Dusi

Rom, dai campi abusivi alla strada: «Bambini violentati dalla politica»

Si avvicina il primo giorno di scuola, ma non per tutti. La politica delle impronte digitali e degli sgomberi ha prodotto la sua prima vittima: la scolarizzazione dei bambini e delle bambine rom. A denunciarlo le associazioni e gli operatori del settore sociale di Lazio e Lombardia. Regioni che da sole ospitano il 34,2% degli iscritti dello scorso anno. Giorgio Bezzecchi, vicepresidente di Opera Nomadi, afferma: «Il procurato allarme di questa estate ha creato solo nuovo disagio sociale». Chi è stato costretto a lasciare le proprie abitazioni - spiega Bezzecchi - o per paura, o perché sgomberato, ha perso tutti i suoi punti di riferimento. A Milano ci sono 5200 tra rom e sinti, di questi solo 1200 vivono negli 11 campi comunali. Il 50% è italiano, ma, cosa più importante, quasi la metà ha meno di 14 anni. Attenzione, parlare di rom e sinti significa sempre parlare di bambini. Purtroppo qualcuno se lo è dimenticato». Le famiglie che hanno lasciato le loro abitazioni sarebbero rimaste nel capoluogo lombardo, «qualcuna è momentaneamente ferma nell`interland», ma avranno bisogno di tanto tempo prima di trovare una loro stabilità . «I danni di certe iniziative politiche - continua il vicepresidente di Opera Nomadi - si moltipicano nelle fasce deboli e hanno degli effetti inimmaginabili. Sono stati interventi che riflettono quelli fascisti del 1941. Non è errato affermare che i problemi psicologici che ne derivano possano essere paragonati a quelli prodotti dai censimenti e dagli internamenti di un tempo». Gli sgomberi a Milano sarebbero continui, quotidiani e le conseguenze prevedibili. Valerio Pedroni, un operatore sociale, ha raccontato a Redattore Sociale : «L`associazione dei Padri Somaschi ha seguito diversi campi abusivi, compreso quello della Bovisa, evacuato lo scorso 1° aprile. Fino alla primavera vi avevamo raccolto una trentina di preiscrizioni. Ora le situazioni monitorate sono 12, e solamente 5 o 6 corrispondono a ragazzi che lo scorso anno hanno frequentato». L`associazione Nocetum aveva seguito i bambini del campo di via San Dionigi, sgomberato un anno fa e conferma: «Adesso sono quasi irreperibili. Per loro il prossimo anno scolastico resta un punto interrogativo». Stessa storia a Roma, dove un assistente sociale del V municipio spiega: «In situazioni di difficoltà non si sa nemmeno come muoversi. Un po` perché alcuni rom non conoscono la lingua o gli sportelli a cui rivolgersi, un po` perché non sempre le scuole son ben disposte nei loro confronti. Queste avrebbero il dovere di accettarli, ma in alcuni casi pongono il problema delle vaccinazioni e li rifiutano. E` ovvio che i bambini siano vaccinati, ma non avendo i documenti, non possono dimostrarlo». E continua: «I mediatori interculturali ci sono, ma hanno un costo che non sempre può essere supportato. Da parte loro, le strutture scolastiche sono impreparate a assorbire venti nuovi iscritti da un giorno all`altro e i genitori continuano a lamentarsi del fatto che questi siano più grandi dei loro figli». Sergio Giovagnoli dell`Arci precisa: «Occorre fare una distinzione netta tra scolarizzazione nei campi attrezzati e in quelli abusivi. Nei primi continuerà , nei secondi la situazione è notevolmente peggiorata». Dello stesso avviso Paolo Ciani della Comunità di S.Egidio: «I dati sulla scolarizzazione del ministero fanno riferimento ai bambini “regolari”. Ma è nei campi non autorizzati che permangono i problemi di interruzione. In questi casi sono le famiglie a iscrivere i bambini e non li dichiarano come rom». I dati ufficiali parlano di 12.342 bambini rom iscritti nelle scuole italiane lo scorso anno. Secondo le audizioni del gruppo di lavoro che sta stendendo il Piano nazionale infanzia 2008/2009, in Italia «ci sono 35mila rom tra i 6 ei 14 anni e 70mila under 18». La maggior parte degli alunni frequenta la scuola primaria, si dimezza alla scuola secondaria e solo in 300 si iscrivono alla scuola secondaria di secondo grado. «Le medie son più impegnative - spiega Ciani -. E` l`età dell`adolescenza ed è qui che i ragazzi si tirano indietro. Occorrerebbero delle borse di studio, invece la realtà vuole che a metà hanno ancora non siano arrivati i libri di testo». Il presidente della Federazione rom e sinti, Nazareno Guarnieri è deciso: «Sì, c`è un forte rischio che le iscrizioni diminuiscano. Non si possono fare numeri precisi. Alemanno aveva parlato di 5500 rom seguiti in città . Calcolando gli abusivi alcuni hanno parlato di 12mila persone: molte di queste sono bambini. Gli sgomberi portano la gente per la strada senza alcun progetto di vita. E` difficile integrarsi, lo è anche per gli italiani, basta pensare a ciò che è accaduto con la comunità di Campo Boario. Come spiegare ai nostri figli la storia delle impronte e della schedatura? Si respira violenza e non accettazione, sono preoccupato. Non c`è un progetto serio di integrazione che colleghi scuola, sanità e lavoro. Questo governo ha reso i rom dei capri espiatori di tutto quello che non va. Il risultato? I bambini rom e sinti sono stati violentati dalla politica». La Federazione aveva proposto un progetto per il primo giorno di scuola: «Avremmo voluto far riunire i ragazzi in una struttura con il sindaco o un assessore che gli desse il benvenuto scolastico, che gli dicesse: “La scuola è anche per voi”. Abbiamo incontrato 1000 difficoltà di ordine economico e politico, probabilmente non se ne farà più niente. Ma la Gelmini dove è?». Maurizio Mequio