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MIGRANTI: IL NAUFRAGIO DI MALTA E` `UNA FERITA AL CUORE`

L`ultima di una serie di `tragedie alle quali non ci si può assuefare` o, forse più semplicemente, `una ferita al cuore`: padre Bruno Mioli e la fondazione Migrantes scelgono queste parole per parlare del naufragio a sud di Malta di oltre 70 `irregolari`, sopratutto sudanesi ed eritrei. `E` quasi un eufemismo chiamarli profughi o richiedenti asilo - dice il sacerdote ` perché in realtà  fuggono, per istinto di sopravvivenza, da un destino di morte o da una vita troppo al di sotto di qualunque livello umano`. In un`intervista all`agenzia di notizie religiose `Sir`, Mioli ricorda che papa Giovanni Paolo II usò più volte l`espressione `esodo della disperazione`; secondo il sacerdote, i paesi europei continuano a dar prova di `inconcludenza` nel `prevenire o almeno ridimensionare` le tensioni e i problemi all`origine di tanti terribili viaggi. Questa mattina le ricerche a sud di Malta non hanno portato alcun risultato; a perlustrare il braccio di mare dove sarebbe avvenuto il naufragio, circa 40 chilometri a largo dell`isola, sono motovedette maltesi ed elicotteri della missione europea `Frontex`.[ VG]

Romanzo terrorista: Se gli anni di piombo si trasformano in moda letteraria

«La poliziotta rimane un paio di secondi immobile, poi il suo corpo deve essersi ricordato di dove si trova. Perché gira su se stesso e quindi si affloscia sul bagagliaio della pantera. I quattro continuano a sparare. Avvicinandosi. La crivellano. Gonfiano quel corpo ormai inanimato e lo sgonfiano. Pallottole che dilaniano, spezzano, straziano. La poliziotta sta ancora cadendo, i piedi che scivolano nel suo sangue, a terra, che tre compagni hanno aperto il furgone postale e si sono caricati in spalla dei sacchi grigi». Non è l`ultimo noir alla moda né l`articolo di un cronista in vena di forti emozioni; sono le prime pagine di La carne e il sangue di Marco De Franchi (Barbera editore), il romanzo sulle nuove Br. Ci sono gli agguati a Marco Biagi e a Massimo D`Antona, la latitanza, la cattura, la vita in famiglia di coloro che riprendono a combattere «la strategia imperialista» preparando «la formazione politica delle nuove forze militanti». La carne e il sangue è l`ultimo parto di quella nuova tendenza che trasforma in romanzo gli anni del terrorismo. Un fenomeno dilagante, che vede le librerie invase da romanzi - per lo più di sinistra ma anche di destra - dedicati alla lotta armata. Dopo i saggi, le interviste, i memoriali, gli autodafè (pseudo)culturali, si prova a vivere quegli anni terribili sotto una nuova luce.  Ora si tenta di metabolizzarli. Non si può cambiare la storia, ma si prova a rileggere quei fatti, senza snaturarli o alleggerirli, da una prospettiva letteraria. Anche attraverso il racconto che colora la realtà  con un pizzico di fiction, narrato con il ritmo di un film intrecciando realtà , criminalità , terrorismo in vicende tanto vere da sfiorare la leggenda urbana. Come nel nuovo e intrigante Il falsario di stato di Nicola Biondo e Massimo Veneziani (Cooper editore), biografia tra mystery e noir di Tony Chichiarelli. Crivellato da dieci proiettili alla periferia nord di Roma il 29 settembre 1984, Chichiarelli è un perfetto sconosciuto per tutti, anche per la polizia. Eppure per le sue mani sono passate le storie più oscure della Repubblica. È il miglior falsario di quadri in circolazione (si dice che alcuni vip impazzissero per i suoi «falsi d`autore»), frequenta la banda della Magliana, gente di destra, autonomi, Mino Pecorelli, ha organizzato la rapina miliardaria alla Brinks Securmark e, soprattutto, ha scritto il beffardo comunicato in cui si annuncia «il suicidio di Aldo Moro nel lago della Duchessa». In quei giorni Chichiarelli tiene in scacco l`Italia ma nessuno si cura di lui. Poi… «Via Ferdinando Martini. Esterno giorno. Tony parcheggia la Mercedes, Cristina, la sua donna, apre la portiera e solleva il porte enfant per prendere il bambino. Compare una mano con una pistola silenziata. Cristina è colpita da tre proiettili; l`ultimo entra dal cranio ed esce da un occhio. Tony corre in salita e di lì a poco viene colpito da 6 o 7 proiettili, e il killer lo colpisce alla testa con altri due colpi». Nella sua morte si riassume l`inquietante intreccio di criminalità  comune, terrorismo e patti scellerati tra Stato, eversione, servizi segreti ancora oggi avvolto dal mistero. In parecchi di questi libri ci sono omissioni, ambiguità , c`è chi c`è dentro e si chiama fuori e viceversa, ma il fenomeno mostra che le cose stanno cambiando. «Ormai - dice Maurizio Murelli, titolare delle Edizioni Barbarossa e del mensile Orion, ex sanbabilino coinvolto nel giovedì nero di Milano del 1973 - abbiamo digerito quegli anni e la gente apprezza questa letteratura in bianco e nero. Si riconoscono i luoghi, ci si immedesima. È un nuovo genere che avrà  molto da dire e che definirei moderno neorealismo». Di opposto parere è Giacomo Sartori che scrive: «Gli anni di piombo sono un fenomeno italiano che a rigor di logica si presterebbe a essere romanzato e che dal punto di vista letterario non ha prodotto quasi nulla». L`approccio romanzesco a quegli anni segue mille rivoli e mille diverse motivazioni. Si va dalle riflessioni personali tra presente e passato (L`inganno di Andrea Santini, L`amore degli insorti di Stefano Tassinari, entrambi per Tropea) al percorso militante (Terroristi brava gente di Sergio Lambiase, Marlin editore, che racconta in modo provocatorio l`iter dall`autonomia al terrorismo) alla galleria di personaggi noti o meno noti della politica attiva (Un`altra generazione perduta di Renzo Paris, De Donato-Lerici editore). Si passa dalla ricerca di amicizia e umanità  tra irriducibili, pentiti e traditori (Il sogno cattivo di Francesca D`Aloja, Mondadori), alla terribile e cruda fotografia di alcune esperienze militanti (Insurrezione di Paolo Pozzi, DeriveApprodi editore, che parte con la cronaca tristemente famosa di una manifestazione dell`Autonomia) o, visto da destra, il percorso realista, ma condito da punte narrative epiche di Gabriele Marconi (Io non scordo, Fazi) per approdare al romanzo che sfiora le vicende passate come un gioco di specchi su cui costruire nuove realtà  narrative. È il caso di Cesare Ferri che, anche lui da destra, del suo Una sera d`inverno (edizioni SettimoSigillo) dice: «In ciò che scrivo inserisco esperienze di vita vissuta, quindi momenti del mio passato, che fanno da semplice contorno alla trama. Credo che, per risvegliare le menti intorpidite di oggi, sia inutile rivisitare gli anni della propria o altrui lotta politica che, alla fine, sollecita solo morbosa curiosità ». Ci sono poi casi letterari come Avene selvatiche (Marsilio), il fortunato romanzo tra fantasia e realtà , arroganza e poesia sul mondo della destra milanese scritto dal sanbabilino pentito che si firma Alessandro Preiser. Il falsario di stato ha riportato alla ribalta il caso Moro, su cui sono state scritte milioni di pagine a partire dall`esemplare Affaire Moro di Sciascia; un saggio certo, un`analisi critica, ma in cui lo scrittore siciliano scrive: «L`impressione che tutto nell`Affaire Moro accada in letteratura, viene da quella specie di fuga dei fatti in una dimensione immaginativa. Tanta perfezione può essere dell`immaginazione, della fantasia, non della realtà ». E così Sciascia si ricollega al Pasolini di La scomparsa delle lucciole e i prodromi di questa new wave affondano indietro nel tempo, come sottolinea Demetrio Paolin in Una tragedia negata, appropriatamente sottotitolato Il racconto degli anni di piombo nella narrativa italiana (edizioni Il Maestrale). I romanzi su Moro recenti spaziano da Piove all`insù di Luca Rastello (Bollati Boringhieri), che privilegia la dimensione introspettiva a Corpo di Stato di Marco Baliani (Rizzoli, nato come opera teatrale) in cui «la Storia diventa un arazzo sul quale si innestava una costellazione di storie più piccole, episodi, nomi, compagni di cui avevo perso le tracce dentro di me». Operazione che (giustamente) non piace particolarmente a Paolin che riprende: «La tragedia è abbandonata, messa da parte. Moro da protagonista diventa comprimario proprio perché dà  fastidio, essendo il suo `corpo rumoroso`, al punto che se si guarda l`immagine di copertina non si può non notare che il bagagliaio della R4 è vuoto». E forse il limite di questa corrente romanzesca sta proprio qui; manca la figura del nemico, nel racconto spesso si nega o si elude il sangue, la tragedia e il clima plumbeo che ha caratterizzato quei giorni. «La letteratura italiana non ama la tragedia; i testi portano al limite del tragico e poi si arrestano, spaventati di andare contro la propria stessa identità », conclude Paolin. Il tragico in realtà  entra ed esce da queste pagine che cercano di emendarsi in un difficile equilibrio tra ricordo, sensi di colpa, rimorsi. Ma quando la tragicità  emerge è come un fiume in piena, come nel dramma della scelta clandestina di Cuore rovesciato di Giampaolo Spinato (Mondadori), di Razza bastarda di Cristina Masciola (Fanucci), o nella voglia di uscire da quel giro a costo del suicidio, come narra Claudio Castellani in Il marito muto (Tropea). Come sottolinea Ermanno Paccagnini, in un saggio su Vita e pensiero, spesso il romanzo su terrorismo e affini utilizza il linguaggio del poliziesco. Sarà  perché fu una tragica stagione di guardie e ladri (in cui tutti si sentivano guardie), sarà  perché è il terreno più fertile e antico su cui questi racconti hanno attecchito. Come non ricordare i «sottofondi» politici di certe inchieste del Duca Lamberti di Scerbanenco, o romanzi di Loriano Macchiavelli come Sui colli all`alba (Einaudi), o ancora il suo intenso Questo sangue che impasta la terra, scritto a quattro mani con Francesco Guccini (Mondadori). Anche la musica, simbolo della rivolta giovanile, rivive in racconti come Una bomba al Cantagiro di Marco Amato (Piemme), «spy story» tra le canzoni anni 60 e la strategia della tensione, e soprattutto nel lirico Questa notte non si balla (Cairo) di Marco Bernardini (nipote di Sergio, mitico boss della Bussola), storia che mischia la contestazione di Sofri e Capanna e il Capodanno dei ricchi alla Bussola nel 68. Tra molotov e bombe, spranghe e P38, manifestazioni , icone di Mao e di Hitler fino alle nuove Br, la rivoluzione tiene banco in libreria. Impazzano i racconti sulla «meglio gioventù». Anni formidabili, diceva qualcuno; ora tocca ai romanzi conservarne il ricordo. Saranno utili culturalmente o serviranno soltanto a fare la fortuna, speculando sugli altri? Antonio Lodetti

VERSO L`IMPLOSIONE: Oms, ««Disugualianza sociale uccide di più i poveri«»

Vivranno di più i bambini europei, ancor meglio se non crescono in periferia. È sempre più l´ingiustizia sociale a contare e uccidere su grande scala. La maggioranza dell`umanità  non beneficia del livello di salute sufficiente in buona parte a causa dell`impatto congiunto di scelte politiche e misure economiche. Lo evidenzia il rapporto dall`Organizzazione mondiale della sanità  (Oms), basata su una ricerca durata tre anni sui “determinatori sociali” della salute. Sono i fattori sociali molto più di quelli genetici a determinare la salute o la malattia delle persone nel mondo e la loro aspettativa di vita. Un ragazzo, infatti, che vive nella povera periferia di Calton a Glasgow vivrà  in media 28 anni in meno di un ragazzo nato nel vicino ma ricco quartiere di Lenzie. Allo stesso modo, l`aspettativa di vita media nella ricca Hampstead a Londra è di 11 anni maggiore del vicino, ma degradato, St. Pancras. Fino ad arrivare a differenze abissali come questa: una ragazza che nasce nel Paese africano del Lesotho vivrà  in media 42 anni meno di una ragazza che nasce in Giappone. E se in Svezia il rischio di una donna di morire per complicazioni della gravidanza o del parto è di un caso ogni 17.400, in Afghanistan è di uno su otto. Lo studio, realizzato da un gruppo di esperti che fanno parte della Commissione sui “determinatori sociali” della salute (politici, universitari, ex capi di Stato e ministri della Salute), conclude che in quasi tutti i Paesi le cattive condizioni socioeconomiche si traducono in cattive condizioni di salute per gli abitanti. Le differenze sono così marcate da non potersi spiegare con fattori genetici o biologici. «Questi dati non hanno nessuna spiegazione biologica ` si legge nel rapporto - . Le differenze tra Paesi e all`interno delle frontiere di un Paese sono dovute al contesto sociale nel quale le persone nascono, vivono, crescono, lavorano e invecchiano». Lo studio lancia un appello e chiede ai governi di agire subito: senza alcun intervento la diseguaglianza è destinata ad aggravarsi, ma agendo immediatamente potrà  ridursi in tempi relativamente brevi.

Italia: in mostra la `casa ecologica`, presto la `casa intelligente`

Sono diversi i Italia i progetti di eco-abitazioni. Inizia oggi fino al 31 agosto sul Monte Amiata (SI) la mostra, promossa da Banca Etica e da PAEA della `Casa EcoLogica`, la più grande mostra itinerante a livello europeo su energie rinnovabili, risparmio energetico e idrico, bioedilizia, consumi domestici consapevoli e ambiente. Realizzata dall`Energie und Umweltzentrum (Centro per l`energia e l`ambiente) di Springe - Hannover in Germania, la mostra è stata fino ad ora visitata da più di 350mila persone in 200 città  diverse di Cinque Paesi Europei, compresa l`Italia.L`intera struttura della mostra, che ricrea una abitazione, è dotata di sistemi energetici e idrici funzionanti, alimentati da energie rinnovabili. Vi sono collettori solari per la produzione di acqua calda con pompa di circolazione e collettori solari con serbatoio integrato a circolazione naturale. Per la cottura dei cibi è presente un forno solare a concentrazione ad altissimo rendimento con temperature che arrivano fino a 250 gradi. Per la produzione elettrica ci sono sistemi combinati con pannelli solari fotovoltaici e un generatore eolico. Per il settore mobilità  vi è un motorino elettrico che può essere ricaricato con l`energia prodotta da pannelli solari fotovoltaici e che è particolarmente indicato per l`uso cittadino. Gli elettrodomestici come frigo, lavatrice, stereo, televisione e illuminazione sono in corrente continua o alternata a basso consumo energetico, alimentati dal fotovoltaico, dall`eolico e dal solare termico quando necessitano dell`uso dell`acqua calda come nel caso della lavatrice. Vi è inoltre il settore dei giochi solari alimentati da celle fotovoltaiche e la parte che riguarda il risparmio idrico. Oltre a quella del Monte Amiata, le prossime tappe realizzate con il contributo di Banca Etica saranno Imer (Tn) dal 23 al 25 settembre e Ponte alle Alpi (Bl) dal 2 al 5 ottobre. Va inoltre ricordata la “casa del futuro” battezzata “Leaf House” presentata fine giugno nelle Marche, ad Angeli di Rosora, in provincia di Ancona. Oltre ad energia solare e termica, le pareti isolano freddo e caldo, con sistemi avveniristici per l`efficienza energetica e luminosa. Ideata e realizzata dal Gruppo Loccioni, con l`adesione di Enel e Whirlpool, il progetto si qualifica non solo come il primo del suo genere in Italia ma anche come un vero e proprio laboratorio di tecnologia e di `lifestyle` sostenibile. Altra casa intelligente è la “Smarthouse Mabo“, battezzata a Poppi (Arezzo), in Toscana, lo scorso maggio. Predisposta per la domotica, di classe energetica `A`, ha una spesa annua di energia di circa 600 euro, meno di un terzo rispetto ai quasi 1.900 euro di una casa classica costruita tra il 1995 e il 2005. La Smarthouse è la prima cugina italiana del famoso modello di casa a basso consumo energetico molto diffusa nei paesi del Nord Europa (Olanda, Danimarca e Inghilterra), ma senza sacrificare le caratteristiche più tipiche della case in stile mediterraneo. La “casa intelligente” prodotta da Mabo è stata progettata in maniera da avere ampi spazi interni che lascino la libertà  all`acquirente di poter personalizzare l`arredo sia interno che esterno ed è offerta in sei le tipologie.Non è da meno il progetto per case popolari riscaldate e illuminate per una spesa di 100 euro l`anno lanciato dal Comune di Crema a maggio. Saranno invece costruiti 70 alloggi eco-sostenibili, fra Foligno (Perugia), Pesaro e Tricase (Lecce) grazie al concorso “abitarECOstruire” promosso da Legambiente e Associazione nazionale cooperative di abitanti/Legacoop. E un altro passo verso la “casa del futuro”, intelligente e soprattutto a impatto zero sull`ambiente, è rappresentato dal progetto Neftih2 (New energy for tomorrow intelligent house), che annovera tra i propri partner anche l`Istituto di tecnologie avanzate per l`energia (Itae) del Cnr di Messina. Si tratta di un modulo abitativo di 20 metri quadrati, dove una lavastoviglie si attiva automaticamente quando i pannelli solari sono al picco del rendimento, in modo da utilizzare energia pulita e a costo zero. Oltre all`uso delle fonti `verdi` di energia per alimentare la casa infatti, la chiave del futuro sarà  ottenere il massimo rendimento con il minor impatto sull`ambiente, senza contare i vantaggi economici per la bolletta dell`elettricità . E non si parla solo di elettrodomestici, ma anche illuminazione, riscaldamento e sistemi di allarme. Il segreto sta nella domotica, la disciplina che studia come rendere la gestione della casa “intelligente”, aumentando l`efficienza di tutti gli apparecchi, impianti e sistemi utilizzati in casa. Intanto, in attesa di una eco-casa intelligente per tutti, si può sempre rendere più efficiente quella attuale. Secondo il Wwf, un euro investito nella sostituzione dei vetri ne restituisce oltre quattro e un euro speso per isolare i tetti o sostituire caldaie ne rende più di due. [GB]

I NUMERI CONTRO IL RAZZISMO: Stranieri e criminalità , il nesso non c`è

MILANO - Nonostante il numero di immigrati presenti in una provincia e la quantità  di crimini commessi  sembrino due dati collegati, fra immigrazione e criminalità  non c`è alcun rapporto di causa-effetto. E` la conclusione alla quale è giunta l`indagine statistica `Do immigrant cause crime?` svolta dai ricercatori Milo Bianchi, Paolo Buonanno e Paolo Pinotti e presentata oggi al meeting della European Economic Association e della Econometric Society, in corso all`Università  Bocconi di Milano. La ricerca, basata su un metodo di statistica descrittiva, ha preso in considerazione il numero di crimini registrati dal 1990 al 2003 in 95 province italiane  e il numero di immigrati, regolari e  irregolari, presenti in Italia nello stesso periodo. `A guardare i semplici numeri,  tra i due fenomeni sembra esserci una correlazione -dice Paolo Buonanno- e anche da un punto di vista teorico sarebbero molte le ragioni per le quali ci si potrebbe aspettare un nesso di causalità  tra immigrazione e crimine. Ma attraverso l`utilizzo di variabili strumentali è possibile scoprire che non è assolutamente la presenza di immigrati a essere causa di un aumento di criminalità . Tra i due fenomeni non c`è nessuna relazione`. Dalla ricerca emerge anche che circa l`80% dei crimini attribuiti agli immigrati viene commessa da chi è presente irregolarmente in Italia. (Francesco Abiuso) 

`Comiso, la destra cancella Pio La Torre` di Claudio Fava

Quando la mafia ammazzò Pio La Torre, l`attuale sindaco di Comiso Giuseppe Alfano aveva solo otto anni. Pochi. Un`età  in cui le cose della vita hanno ancora contorni sfumati, e anche il dolore di un popolo, la violenza, la rabbia sono parole sfocate, concetti astratti. Non so se sia questo vizio di memoria a non permettere al sindaco Alfano di capire la gravità  del suo gesto. Che non è solo un gesto inconsulto o uno sberleffo agli avversari sconfitti: è un gesto mafioso. Nel senso che riproduce l`intima cultura della mafia, la sua vocazione a cancellare uomini e memorie, a pretendere che si parli d`altro, che ci si preoccupi d`altro, che si guardi altrove. Pio La Torre, a Comiso, non è il nome di un aeroporto: è la storia di un popolo, raccolta in uno dei suoi rari e felici momenti di indignazione. Pio La Torre sono i centomila siciliani che ventisei anni fa si presero le piazze e le strade di quel paese e andarono a manifestare davanti ai cancelli della base americana contro i missili cruise. Io c`ero, e ne porto memoria non come una consolazione o come un privilegio: c`ero e basta, confuso tra gli altri, convinto che quel giorno finiva qualcosa, forse il tempo di un`adolescenza che si era protratta troppo a lungo, e che dopo quella manifestazione nessuno di noi avrebbe potuto fingere di non capire. Pio La Torre lo ammazzarono ventisei giorni dopo. Anche per quella mobilitazione, per i centomila in piazza, per il milione di firme che seppe raccogliere in poche settimane, per aver mostrato ai mafiosi l`esistenza di un`altra Sicilia, d`un altro modo di stare al mondo e di battersi contro le cose oscene di quel mondo. Per questo gli hanno avevano intitolato l`aeroporto di Comiso un quarto di secolo dopo la sua morte. Tardi. Ma comunque in tempo a recuperare il filo di quella storia e di quella morte. Adesso arriva questo sindaco di trent`anni scarsi, s`appunta sul petto la sua stella da sceriffo e - come gli hanno mostrato tanti suoi colleghi sceriffi, da destra e da sinistra - si convince anche lui che la politica é far rumore, maneggiare delibere come pistole, dettare la propria legge. Solo che altrove se la prendono con i filippini o i lavavetri; in Sicilia, con i morti di mafia. Ci aveva già  provato Gianfranco Micciché, quando faceva il gran cerimoniere all`Assemblea regionale siciliana: “Liberiamoci da questa vocazione al lutto, da questi repertori di lapidi, basta parlar sempre di mafia: togliamo i nomi di Falcone e Borsellino dall`aeroporto di Palermo…”. E` per il turismo, si giustificò Miccichè il giorno dopo. Geniale, davvero. Stavolta é peggio. Stavolta il sindaco di Comiso pretende di darsi ragione da solo, e lo fa con poveri argomenti, con parole di miseria: “Come rileva un sondaggio effettuato a suo tempo, l`intitolazione a La Torre aveva riscontrato scarso gradimento fra i cittadini“. Ecco: è tutto là , in quell`espressione da mercatino televisivo, da auditel della politica: scarso gradimento. E pazienza per Pio La Torre, per le sue battaglie, per il modo in cui è crepato. Pazienza per questi morti di mafia, che ha ragione signor sindaco, troppi morti, tutti lì a prendersi in faccia il vento invece di ripiegarsi come giunchi ad aspettare che la mala giornata fosse passata. Pazienza anche per quei siciliani che per un giorno ebbero l`illusione di essere un popolo fiero e libero. Adesso é tempo che di mafia si torni a parlare a bassa voce. E che si riscriva per benino la storia restituendo all`aeroporto di Comiso il nome che la storia gli aveva dato: quello del generale Vincenzo Magliocco, morto in Africa nel 1936. Altro che mafia.