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SASSI DA CAVALCAVIA: 4 MINORENNI DENUNCIATI A MESSINA

Quattro minorenni sono stati sorpresi mentre lanciavano sassi sull`autostrada Messina-Catania. Intorno a mezzanotte il quartetto, di eta` compresa tra i 14 ed i 16 anni, e` stato visto da un agente della polizia libero dal servizio sulla via Comunale di Santa Margherita, un villaggio nella zona sud di Messina. I quattro si erano posizionati sotto un tratto della Tangenziale, all`altezza di un cavalcavia che dista una decina di metri dalla strada per lanciare i sassi verso l`alto contro l`autostrada. Per fortuna le pietre non hanno colpito nessun automobilista e non si sono verificati incidenti. Tutti sono stati denunciati per attentato alla sicurezza dei trasporti e riconsegnati ai genitori.

Messina, la piccola rivolta nella città  del Ponte: Il grido d`allarme dei precari!

Lavoratori del McDonald, marittimi in servizio sullo Stretto, dipendenti dell`Azienda trasporti portano le loro rivendicazioni ad un Consiglio comunale che invece parla di… calcio. Il grido d`allarme riguarda tutti, dai precari ai disocuppati, fino ai passeggeri tra le due sponde dello Stretto che ignorano quanto sia insicuro il loro viaggio. Eppure, dentro e fuori la città , non c`è interesse per qualunque cosa che non sia il famigerato Ponte. Una città  in crisi, la sfiducia diffusa, la ricerca spasmodica di una via d`uscita, la situazione paradossale di chi ha un impiego ma non gli basta neppure a pagare l`affitto, l`arroganza senza fine di vecchi e nuovi padroni, abituati a salvaguardare interessi e tenore di vita, spietati nello sfruttamento della situazione favorevole, dell`esercito di riserva creato dalla disoccupazione di massa. Tanti lavoratori messinesi hanno voglia di dire basta, “hanno deciso di superare spaccature e differenze per lottare uniti contro un`organizzazione del mondo del lavoro iniqua che guarda con attenzione solo alle esigenze delle imprese, senza accorgersi che la compressione dei diritti e delle tutele dei lavoratori sta trascinando l`intero sistema produttivo verso il collasso definitivo”. RFI (traghetti del gruppo Ferrovie dello Stato), ATM (Azienda municipalizzata degli autobus), Pastificio Puglisi, Etna food (Mc Donald), Camicerie Castello, Tremedia (Tv privata locale), Insegnanti di Sostegno, Ato3, Molini Gazzi. “Sono solo alcuni esempi di cattiva gestione delle risorse e sfruttamento dei lavoratori ad opera di aziende, anche pubbliche, che a Messina pensano di aver trovato il porto franco dell`illegalità ”. “Cataste di lettere, richieste d`incontro, scioperi, sit-in, e manifestazioni eclatanti sono serviti fin oggi solo a sommare denuncie e sanzioni per i lavoratori che nel migliore dei casi hanno ottenuto la semplice solidarietà  dell`istituzionale di turno”. Il 30 luglio 2008 il consiglio comunale si riunisce per una drammatica sessione. L`argomento sconvolge i volti ed altera il tono di voce degli oratori. Riuscirà  la nostra squadra di calcio a ripartire dalla C2? Gli argomenti (la cordata milanese, il ripescaggio, i poteri forti) sembrano usciti dalla parodia di un programma di Biscardi. L`obiettivo è sostanzialmente quello di accreditarsi presso i tifosi che minacciano di ricordarsi di quei politici che “non hanno fatto nulla” di fronte alla scomparsa del calcio in città . Frasi già  sentite di un copione sempre uguale. L`oppio dei popoli sembra avere effetto, ma solo fino a quando una delegazione di lavoratori chiede con forza al Consiglio comunale di leggere una drammatica lettera:
“La domande che rivolgiamo agli amministratori della nostra città  sono semplici quanto dirette: Per quanto tempo ancora si pensa di tirare a campare nelle attuali condizioni senza intraprendere iniziative concrete una volta per tutte? Pensate che le denuncie e i blitz antiassenteismo organizzati per intimidire la base dei lavoratori possano essere validi deterrenti ancora per molto? Avete mai provato a vivere costantemente sotto la minaccia del licenziamento? Con l`incertezza di un lavoro precario? Con un acconto al posto dello stipendio? Avete mai sentito cosa si prova quando viene messo in discussione il sostentamento della famiglia? Non è nostra intenzione piangerci addosso né spargere demagogia e becero populismo, sarebbe un grave errore scambiare il nostro grido di rabbia con la passerella del sindacato di turno, siamo venuti senza vessilli e senza bandiere per privare di ogni argomento i burocrati della politica che potrebbero minimizzare ad arte quanto ci apprestiamo a denunciare…”. Segue l`elenco di alcune delle maggiori vertenze.
Precari, Marittimi e appalti RFI
“Siamo quelli della Vertenza dello Stretto, denunciati e multati con sanzioni pecuniarie di 600 euro detratti da un salario parzialmente garantito solo per 78 giorni all`anno. Denunciati per aver rivendicato il diritto al lavoro dignitoso assicurato solo sulla carta costituzionale, denunciati per aver raccontato delle nefandezze operate dall`ex Ministro dei trasporti che all`indomani della tragedia del Segesta non ha provato vergogna né rimorso a limitare ulteriormente la forza lavoro presente nei traghetti per assecondare le richieste del famelico gruppo privato che ha messo sotto scacco l`intera città . Ai lavoratori ed alla città  non è arrivato nulla dell`ormai storica vertenza dello stretto, neanche le poche assunzioni e il turno particolare concessi sulla carta per creare un`attenuante ideologica all`ex Ministero dei trasporti che si è assunto la responsabilità  di limitare drasticamente l`occupazione e la sicurezza nello Stretto. Bene Signor Sindaco, Signori della Giunta e Signori Consiglieri Comunali, quelle assunzioni e la stabilizzazione dei marittimi attraverso il turno particolare sono stati sottoscritti dal Ministero dei Trasporti del precedente governo, dai vertici di RFI e da Sua Eccellenza il Prefetto di Messina, è un capitolo che bisogna necessariamente chiudere costringendo l`azienda al rispetto degli accordi. La Vertenza Stretto non è solo il dramma della precarietà , comprende una sequela di illegalità  impunite che l`azienda pubblica dei trasporti perpetra alla luce del sole coperta dalla coltre di silenzio connivente delle istituzioni cittadine e nazionali: bloccati i progressi di carriera dei lavoratori che rischiano di andare in pensione con le qualifiche d`ingresso, richieste continue di straordinario selvaggio con mezzi coercitivi e facili carriere per i dipendenti che si prestano al gioco, nessun investimento per una flotta vetusta e pericolante divenuta emblema dell`inefficienza messinese, si è arrivati ad imbarcare il personale addetto alle pulizie senza libretto di navigazione per risparmiare quattro soldi d`indennità . L`avvicendamento dei governi non può essere l`ennesimo alibi utile all`indecorosa melina di RFI che continua a snobbare le rivendicazioni dei lavoratori prendendosi gioco delle istituzioni. Signor Sindaco, la città  ha dato fiducia al suo schieramento credendo al filo di condivisione politica e programmatica che dovrebbe unire Messina a Roma, se in campagna elettorale avete detto il vero per lei è giunto il momento d`indossare la fascia tricolore da primo cittadino messinese e incamminarsi verso la capitale con i documenti ufficiali che le abbiamo più volte inviato, spieghi al Ministro Mattioli che invece del ponte i messinesi hanno bisogno di occupazione dignitosa e sicurezza nei trasporti, sicurezza che RFI mette continuamente in discussione dimenticando il ruolo di vettore pubblico del trasporto ferroviario e marittimo. Dica chiaramente al Ministro che non siamo disposti a rinunciare alle promesse ottenute a caro prezzo. Vada signor Sindaco, parta subito e torni con le assunzioni, con il turno particolare, con i progressi di carriera per i ferrovieri marittimi fermi da decenni e con gli investimenti per la flotta pubblica. Torni con un decreto che garantisca sicurezza nello Stretto, sicurezza del salario, certezza di pena per gli amministratori che sperperano le risorse pubbliche”.
Lavoratori ATM
“Siamo i lavoratori dell`Azienda Trasporti Messina, i `fannulloni` balzati agli onori della cronaca per i blitz e i controlli delle forze dell`ordine, fiumi d`inchiostro e talk show si sono sprecati per stigmatizzare un presunto assenteismo che nei fatti coinvolgerebbe una quindicina di lavoratori su 700. Sorge il legittimo sospetto che queste azioni di propaganda giustizialista servano solo a denigrare la base dei lavoratori per distogliere l`attenzione dei cittadini dai problemi reali. Se qualcuno dei nostri colleghi ha sbagliato è giusto che paghi, così com`è giusto che paghino gli amministratori delegati dalla politica che hanno prodotto un buco economico di 60 miliardi delle vecchie lire e il conseguente crac del trasporto pubblico locale. Mancano i soldi per i pezzi di ricambio, i mezzi sostano in deposito mentre i cittadini reclamano efficienza, le officine aziendali sono rimaste inoperose per anni mentre si sperperava denaro pubblico con costosi appalti per la manutenzione in gran parte affidata ai privati, il parcheggio cavallotti è ancora inattivo a causa di una burocrazia elefantiaca che non riuscirebbe a trarre profitto da un filone d`oro sotto casa. Chi sono i responsabili di tutto questo? È solo colpa dei lavoratori fannulloni? Di quei lavoratori che questo mese hanno ricevuto solo un acconto dello stipendio e gli è stata negata la quattordicesima mensilità ? Signor Sindaco, non è la prima volta che ci rivolgiamo a lei ma il tavolo istituzionale per concertare il rilancio dell`azienda tarda a concretizzarsi, qual è il progetto? Tirare a campare invocando il senso di responsabilità  dei lavoratori? Oggi un acconto, domani mezzo acconto e quando si arriverà  alla protesta ci accuserete di sciopero selvaggio per aizzarci contro l`opinione pubblica attraverso la stampa compiacente? E` già  successo! La tattica dei diritti trasformati in gentili concessioni non è più proponibile, l`amministrazione comunale ha il dovere di farsi carico della crisi ATM e di garantire il salario ai lavoratori che forniscono un servizio pubblico essenziale per la città . La quattordicesima mensilità  non è una regalia ma un diritto a cui non siamo disposti a rinunciare. Finito il carosello degli assessorati è il momento che l`Amministrazione si occupi concretamente dei cittadini e dei lavoratori.
Fonte: www.terrelibere.it
Autore: Redazione terrelibere.org

LA SCOPERTA DELL`ACQUA CALDA. MA CHE ALTERNATIVA VIENE DATA A CHI NON NE HA?: A Maregrosso salta fuori un altro scempio

Un`area bonificata non molto tempo fa dall`amministrazione, ridotta nel giro di pochi giorni in condizioni peggiori delle precedenti. Uno sforzo inutile, almeno da un certo punto di vista. Perché quell`intervento ha fatto largo in un bel pezzo di territorio dove non c`era più un metro quadro libero per poter scaricare. Troppo allettante. E voilà : lo scenario desolante è ripiombato davanti agli occhi degli agenti della sezione Annona della polizia municipale, che ieri grazie a una segnalazione, hanno fatto “irruzione” a Maregrosso, dove non sono mancate le sorprese. A parte i 400 metriquadri di discarica abusiva (in gran parte materiale ferroso, molto remunerativo) i vigili, sempre nello stesso punto, hanno scovato un capannone di circa 300 metri quadri, posto sotto sequestro tempo fa dalla Questura (che vi trovò auto rubate) abitato da un nutrito gruppo di romeni, sistemati in 22 baracchette, come mini appartamenti con angolo cottura e stanza da letto. Ventritré persone: uomini, donne e bambini che avevano creato qui la loro piccola comunità . Le immagini accanto si commentano da sole; di condizioni igienico-sanitarie neanche a parlarne. Il blitz coordinato dal tenente Biagio Santagati, si è concluso ieri pomeriggio. Fra questi romeni, anche due agli arresti domiciliari (ivi residenti?) peraltro per furto di ferro. Poi undici fra donne e bambini. Sono intervenuti così gli assistenti sociali. Mamme e figli sono stati condotti in quattro istituti: a S. Maria la Strada (mamma, bimbo); tre minori di 10, 11 e 14 anni alla comunità  Cannavò di Mili Superiore; due mamme e due bimbi alla Madre Veronica di Giampilieri; altri due piccoli di tre anni dalle suore dello Spirito Santo. Un`altra famiglia, in serata, è stata accompagnata in un centro di assistenza a Galati S. Anna. Per gli altri componenti della comitiva, nessun provvedimento: vagheranno liberi, tranne i due ai domiciliari (si spera). La polizia municipale (attraverso il nucleo Tutela) ha sequestrato anche il materiale ferroso (frigoriferi, lavatrici): ben 40 mila chili. Il business è tutto qui. Stando alle ultime notizie, i “residenti” di Maregrosso prenderebbero da 5 a 7 euro a camion (imprese messinesi), soldi che bastano a consentire l`operazione di scarico della merce. Sequestrata infine una motoape guidata da uno dei romeni senza patente; poi tubi d`acqua abusivi ed enormi lastre di vetro antiproiettile (le rimuoverà  MessinAmbiente) riversate in strada, quindi ancor più pericolose. Tito Cavaleri (GazzettadelSud)

I blitz non servono più a nulla, si deve demolire tutto e riqualificare l`intero litorale.
A che replica siamo? È un film già  visto venti, trenta, cinquanta, forse cento volte. Il risanamento di Maregrosso è una bugia grande quanto l`area occupata dalle famiglie di romeni che vanno e vengono come se il demanio fosse proprietà  privata, e delinquono, costringono i bambini a vivere in condizioni disumane, trovano complicità  a livello locale. Siamo stanchi di scrivere sempre le stesse cose. Gli interventi della polizia municipale, come quello attuato ieri dagli uomini guidati da Biagio Santagati, sono ammirevoli, ancorchè doverosi, ma consentiteci di dire che non servono a nulla, se nel momento stesso in cui si decide di porre sotto sequestro locali, strutture, discariche abusive, non si agisce di conseguenza anche su altri versanti. Ed è inutile continuare a prenderci in giro: Maregrosso sarà  sempre terra di nessuno, rifugio di clandestini, sbandati e piccoli manovali del crimine, fino a quando non passeranno le ruspe, una volta per tutte, e raderanno al suolo non solo le “baracchette” abitate dai romeni, ma pure tutte le altre costruzioni fatiscenti. E anche il passaggio delle ruspe non sarà  sufficiente se, in contemporanea, non si darà  vita a un grande piano di riqualificazione urbana dell`intero waterfront di Messina. È un`opera immane, ce ne rendiamo conto, se si continuerà  a pensare e agire “alla messinese”, a spizzichi e bocconi, chiudendo un occhio, ammantando il “non fare” con falsi pietismi d`accatto. Ma se si ragionerà  con il metro e i criteri introdotti in molte altre città , allora le cose potranno cambiare. Non è accoglienza quella di una realtà  che offre simili spettacoli. Non è solidarietà  sociale. Sono, invece, forme di puro razzismo ` soprattutto nei confronti dei piccoli immigrati, e non dimentichiamo che proprio in queste aree è morta l`incolpevole Florina, la bimba romena di 2 anni travolta da un vecchio arrugginito cancello `, che alimentano circuiti perversi dove alla fine è la criminalità , più o meno, organizzata ad approfittarne, a mettere le mani sul territorio. E se è vero che due dei romeni trovati ieri sono addirittura agli arresti domiciliari in quelle stesse casupole che vanno immediatamente demolite, perché accusati di aver rubato ferro e altri materiali, è pur vero che sono imprese messinesi a mandare i loro mezzi in quella cloaca-discarica in riva al mare e a depositare ogni genere di rifiuto. Così come sono spesso messinesi i clienti delle romene di Maregrosso, che per arrotondare s`inventano un mestiere da “lucciole”. E sono messinesi i proprietari di lerci capannoni subaffittati in nero a extracomunitari di varie nazionalità . Insomma, bisogna spezzare al più presto questo circolo vizioso. Insistere sul recupero del fronte a mare non è solo un chiodo fisso di questo giornale: è una necessità  impellente, motivata anche da ragioni di ordine e di salute pubblica, è l`unica strada possibile per cambiare le sorti di questo territorio e per dare anche risposte di vera solidarietà  e giustizia sociale. Lucio D`Amico

SPRECOPOLI NEL PAESE ITALIA: Il Senato spende 260 mila euro per le agende del 2009

Per la prima volta quest`anno il bilancio del Senato contiene un`appendice con l`elenco dei fornitori. Ebbene, scorriamolo. Palazzo Madama ha speso 19.080 euro per noleggiare “piante ornamentali” dalla società  L`Oasi snc di Katja Ruckwardt e Alessandro Spanicciati (noleggio durato sei mesi, da gennaio a giugno di quest`anno). Altri 260 mila euro (mezzo miliardo di vecchie lire) se ne sono andati per la fornitura di “agende da tavolo e agendine” dalla Nazareno Gabrielli diaries spa. Per non parlare di quello che c`è nel capitolo “servizi di trasporto”. Come i 105 mila euro spesi per il noleggio di nove Alfa 166, con un contratto con la Lease plan Italia spa che scade il 30 settembre 2009. O ancora, i 78.000 euro sborsati per noleggiare per nove mesi 8 Lancia Thesis: 1.083 euro al mese l`una. O i 61 mila euro impiegati per “Noleggio e fleet management Audi A6 security” dalla Volkswagen leasing (quante macchine? Una soltanto oppure dodici? Magari blindate?). Oppure i 3.470 euro per sei mesi di affitto di un minifurgone Piaggio Porter per la biblioteca. Boh…. Sergio Rizzo

TANTO NESSUNO SI RIBELLERA`…: Sicilia, aumenti del 115% agli assessori. In tre anni stipendi raddoppiati e infornata di precari!

ROMA — C`è un numero che da solo spiega perché il federalismo fiscale e la Regione siciliana non possono andare d`accordo. Si trova a pagina 57, riga 6, di un rapporto appena sfornato dalla Corte dei conti dove si denuncia che nel triennio 2005-2007 l`indennità  di carica per i componenti della giunta regionale è aumentata del 114,77%. C`è scritto proprio così: +114,77%. Mentre nel Paese infuriava la bufera sui costi della politica, mentre a Roma si cercava di salvare la faccia proponendo sforbiciate qua e là , mentre Romano Prodi tagliava del 30% il suo stipendio e quello dei suoi colleghi, la spesa per l`indennità  degli assessori siciliani magicamente più che raddoppiava. Con il risultato che oggi un componente della giunta regionale guadagna più di un ministro. Chi è assessore e deputato regionale porta a casa più di 14 mila euro netti al mese. Gli assessori esterni se ne devono invece far bastare 11 mila o giù di lì. Il loro stipendio è infatti di 18.120,70 euro lordi al mese: 217.448 l`anno. Circa 15 mila più di un ministro non parlamentare. Va da sé che con la riforma federalista questo andazzo non potrà  continuare. Ma i sacrifici a cui saranno chiamati gli assessori faranno ridere rispetto al resto dei problemi. Il personale, per esempio. La relazione della Corte rivela che nel triennio 2005-2007 la spesa per gli stipendi è aumentata del 18,1%, il triplo dell`inflazione. Nel 2007 i dipendenti sono costati 714 milioni, il 37% più del 2001. All`esplosione ha contributo, spiegano i magistrati contabili, «il notevole ampliamento del numero di dipendenti a tempo determinato a seguito della decisione assunta dalla giunta regionale di procedere alla contrattualizzazione» di alcuni precari. Quanti erano? 3.496. Più o meno come tutti i dipendenti della Regione Lombardia e degli enti collegati, che secondo il conto annuale del Tesoro sono 3.961. Per inciso, la Lombardia ha 9 milioni e mezzo di abitanti contro i 5 milioni della Sicilia. La mega infornata di precari risale alla fine del 2005, pochi mesi prima delle elezioni regionali che avrebbero confermato Salvatore «Totò» Cuffaro alla presidenza della Regione. Come se non bastasse, sottolinea il rapporto della Corte dei conti, l`amministrazione regionale ha poi provveduto a «stabilizzare» altri 130 precari l`anno successivo e ancora altri 197 nel 2007. Non c`è perciò da stupirsi che la bulimica macchina regionale si sia gonfiata all`inverosimile: alla fine del 2006 si contavano 20.448 dipendenti, di cui 14.291 a tempo indeterminato, 5.455 ex precari stabilizzati e 702 lavoratori socialmente utili. I dirigenti sono ben oltre duemila, con un aumento inarrestabile della spesa per le retribuzioni «di posizione di risultato», determinato dal «notevole incremento del numero degli uffici di massima dimensione e delle strutture intermedie». Ma siccome è regola che non ci siano figli e figliastri, pure i dipendenti «a tempo» hanno avuto la loro parte. E poco importa che l`aumento del «trattamento accessorio» per questo personale sia stato concesso, dice la Corte dei conti, «in violazione delle disposizioni normative e contrattuali». Perché il 6 febbraio scorso, una decina di giorni dopo le dimissioni di Cuffaro e un paio di mesi prima delle elezioni che avrebbero incoronato Raffaele Lombardo, la Regione ha approvato per legge una tanto scontata quanto provvidenziale sanatoria. Per non parlare dei consulenti. Le norme fissano in tre il numero massimo per ogni assessorato più un consulente per il servizio «controllo strategico»? Ebbene, nel 2007 gli incarichi di consulenza affidati da 10 dei 12 assessori, più il presidente, erano 51, di cui 5 per il cosiddetto controllo strategico. E che dire della spesa per le pensioni? Nel 2007 è arrivata a 538 milioni, il 31,6% in più rispetto al 2001, con una crescita del 7,8% soltanto nell`ultimo anno. Il motivo? L`aumento del 51,6% dei dipendenti della Regione che se ne sono andati in pensione: 413 persone in dodici mesi. Inevitabili, a fronte di questa situazione, gli interrogativi. Perché Lombardo è potente alleato di Silvio Berlusconi, che a lui deve la schiacciante e decisiva vittoria del centrodestra nei collegi elettorali dell`isola. Ma sa benissimo che la riforma, pure «a misura di Sicilia» come lui stesso ha chiesto, potrebbe rivelarsi un massacro se venissero tagliati massicciamente i trasferimenti alle Regioni meno virtuose. Anche perché i segnali di una svolta, in Sicilia, mancano del tutto. La Regione ha varato un piano di riorganizzazione che dovrebbe comportare un risparmio di circa 1,6 milioni di euro l`anno negli stipendi dei dirigenti dal 2008 al 2010. A parte le considerazioni circa l`entità  dell`economia prevista, considerando che il monte «salari» dei dirigenti, salito fra il 2001 e il 2005 di oltre il 45%, supera ormai i 160 milioni di euro, i magistrati contabili arrivano a mettere in discussione che il modestissimo risparmio possa essere conseguito, anche perché «emerge in maniera evidente che l`attuazione delle misure proposte non prevede una diminuzione delle strutture burocratiche». Se infatti il numero delle aree e dei servizi viene ridotto da 546 a 403, quelle delle unità  operative aumenta da 1.184 a 1.329. Ma in discussione, sanità  a parte, è anche l`intera struttura delle uscite regionali. A una fortissima crescita della spesa per stipendi e pensioni ha fatto riscontro, negli ultimi tre anni, un calo dei trasferimenti alle famiglie (-9,8%) e alle imprese (-42,9%). E se la Regione, dice la Corte dei conti, spende troppo poco per le opere pubbliche e il turismo, sulla formazione professionale corrono fiumi di denaro. L`anno scorso, 432 milioni di euro. Ma senza che se ne vedano risultati, se è vero, come sottolinea il rapporto, che «la disoccupazione giovanile, alla quale dovrebbe prevalentemente rivolgersi la spesa per la formazione professionale, nel 2005 è stata del 40,6% per gli uomini e del 52,1% per le donne». Sergio Rizzo

IL RICORDO DI ENZO BALDONI: 26 AGOSTO 2008 di Riccardo Orioles

Quanto tempo è passato dai tempi di Baldoni? Sembrano pochi anni, ma sono molti di più. Un secolo, è passato, fra l`Italia civile e pacifica che trottava sugli scarponi di Enzo e l`agglomerato impaurito e feroce che vediamo ora. Di Enzo, rimane la buona e incuriosita scrittura da “dilettante” da “viaggiatore” (parole profondissime, antiche nella cultura italiana: ora spazzate via, coi corrispondenti concetti, dall`assoluta non-traducibilità  in italish); il sorriso mite e serio, da italiano che ha viaggiato; e quel coraggio autoironico, da Don Camillo o Peppone, alla “io-ci-provo” (non fu mica facile ammazzarlo: ci si dovettero mettere in più d`uno, contro l`omone bonario che si difendeva la vita). Lo scrivo su un vecchio computer, un Mac primo tipo “caramella”. Ci tengo a usare questo, perché è quello che mi donò lui, quando seppe che io ero senza. Un buon vecchio Mac da grafico, di quelli da farci del buon lavoro col vecchio Photoshop o Illustrator 3. Perché lui era anche - o soprattutto - un artigiano, un grafico pubblicitario del duemila esattamente come avrebbe potuto essere un buon pittore di bandiere e madonne nel Quattrocento. Con la stessa intimità  col mestiere, l`umiltà , l`ironia. E la passione profonda, “da bottega”. Era spinto a insegnare, a tramandare il mestiere. Per questo, non solo per bontà  innata, aveva le sue lezioni gratuite, settimanali. Il mondo allora andava avanti così, coi mestieri ben fatti e trasmessi a chi vien dopo. È una parola antichissima, quel “fondata sul lavoro”. Una parola italiana - di quando l`Italia c`era. Italiana: cioè emiliana - il nonno di Enzo, fiabesco nelle sue lettere - e poi umbra cuore-d`Italia e milanese, il Milà n-gran-Milà n che ferveva allora; e anche, un po`, siciliana. Siciliana, anagraficamente, per la moglie girgentina; ma poi per l`interesse, il dolore, la passione civile con cui seguiva le robe nostre di quaggiù, le nostre lotte (”zonker” è stato uno dei primi cento lettori della Catena, dal 2000). Sarebbe sceso quaggiù, forse, in quel settembre; lo speravo. E invece è morto laggiù, in quel paese “selvaggio” al quale culturalmente sempre più assomigliamo.
(27 agosto 2004. Non c`era pacifista più pacifista di Enzo Baldoni, con la sua bandiera della croce rossa sventolata fisicamente fra i due fuochi. Non c`era giornalista più giornalista, col suo “dilettantismo” sofisticatissimo, figlio di internet, una generazione più in là  della carta stampata. Non c`era sessantottino più coerente, a cinquantasette anni, morto così. Qualcuno ha pensato che il primo video fosse fasullo perché il viso “non rivela contrazioni inevitabili per chi si trovi sull`orlo dell`abisso”. Infatti. Cosa doveva fare, tremare, supplicare, gridare viva l`Italia? No. Un mezzo sorriso autoironico, tranquillo, quello dei personaggi di Doonesbury, senza nemmeno bisogno di fumetto. E` morto un grande, un grande piccolo uomo, uno di noi tutti. Del resto ne parleremo dopo, quando ci sarà  la mente più tranquilla).

A che serve vivere, se non c`è il coraggio di lottare?

IL BLOG DI ENZO BALDONI: http://bloghdad.splinder.com/