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QUELL`ANTIMAFIA DEL `93, ALBA E KILLER DEI NOSTRI SOGNI: ERA AMORE, E NON E` MAI UN ERRORE… di Enrico Di Giacomo

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Che nostalgia quella Sicilia dei lenzuoli bianchi, in cui credevo, su cui scommettevo ogni giorno e su cui quotidianamente sfogliavo il mio futuro. Che Paese ferito ma vivo era quello del `92 e poi quello del `93. Era da brividi anche soltanto stringersi le mani, formare delle catene dense e danze di energie positive, era amore. Verso tutte quelle vittime che si erano succedute, ma anche e soprattutto verso la vita. Che rinasceva per magia. Era primavera. La nostra primavera. La primavera siciliana, di un Paese intero. E` stato bello, crescere, battere le mani, piangere. Tutti assieme. Collettivamente. I Siciliani, l`Isola, Alfredo Galasso, Umberto Santino e prima ancora il pianto e l`appello di Rosaria Schifani `Io vi perdono, ma vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare, ma loro non cambiano`, l`amarezza di Caponnetto, i giudici ragazzini, la Rete, le sentite parole di `Minchia signor Tenente` e tanto altro ancora. Ma poi qualcosa non è andato per il verso giusto. No, non in noi che abbiamo continuato a credere, lottare, scrivere, fotografare. I professionisti dell`antimafia hanno iniziato a far carriera. A diventare presidenti di tutto. A sedersi con mafiosi, paramafiosi e forze dell`ordine. A rappresentare lo Stato, favorendo nel frattempo l`antistato. A chiedere voti a chi dovevano combattere. A fare sempre più soldi da finti martiri di avversari inventati, fasulli, come loro. Hanno scritto libri, partecipato al Maurizio Costanzo Show, hanno alimentato il loro ego, senza credere in quello che facevano, ma recitando una parte che gli è convenuta (le scorte come status symbol comprese). Sono scomparsi quasi tutti. Ma dove sono? Hanno mentito e pensato che l`antimafia fosse una moda e non un credo quotidiano con cui convivere fino all`ultimo giorno della tua vita. Adesso però, cara Italia del `92 e del `93, ti saluto, ti guardo per l`ultima volta mentre vado via, mentre scatto l`ultima fotografia. Dico addio ad un sogno, al `68 dell`antimafia, alle bandiere rosse ed a quelle con i volti di Falcone e Borsellino, non più sacra sindone nelle vostre pareti ormai di cartapesta. Oggi ho vestito per l`ultima volta quella stessa maglietta che misi in quel corteo con in testa Antonio, papà  di tutti noi che ci manca come mai prima di adesso. Gli occhi di Caponnetto erano i nostri blue eyes. E` stato bello seguirti, anche se solo per lo spazio di un attimo troppo breve. Le tue lacrime erano le nostre. Pendevamo come equilibristi dalle tue dolci parole. Quel tuo `E` finito tutto` ci tolse la forza di ricominciare, sommersi dall`amarezza e lo sgomento. Ma durò qualche minuto. Poi sentimmo in tv le urla di tanti palermitani onesti che gridavano `NON CI LASCIARE` alle quali seguì la tua frase `Finché mi sostengono le mie forze, farò quello che potrò fare…`. Masticavamo coraggio, e di notte sognavamo un Paese libero, senza capi mafia, estortori, strozzini, latitanti. Ma invece di latitanti questo Paese si è popolato. Hanno cambiato casacca. Hanno preferito tradire loro stessi e gli altri. Hanno preferito non pensare più, non rischiare più. Hanno preferito far cassa, parchi senza alberi e foglie ma con fogli pieni di vuote parole, hanno deciso di `crescere`, perché credere, contestare, sognare era da bambini, da immaturi. Meglio far crescere figli annacquati, e durante qualche cena tra amici mostrare qualche foto ingiallita di quando si era stati più giovani e magari con in testa il basco. Avete mentito a voi stessi e siete già  morti. Avete tagliato le gambe di migliaia di giovani con cui camminavano le idee dei nostri eroi. Avete rimosso la parte più bella di voi, in nome di una inutile poltrona, di una lapide senza fotografia. Sentirete freddo dentro, tutte le volte che vi specchierete. Siete ormai soltanto ritagli di giornali, purtroppo ancora ospiti di format televisivi, fiori marciti sulle tombe dei nostri ideali. Ma tu, voi che avete amato, dimenticate quei volti tristi, falsi. Era amore, e non è mai un errore… ENRICO DI GIACOMO

LA LOBBY DEL PONTE: Lombardo: «Adesso serve la copertura finanziaria»

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PALERMO - «Il Cipe ha riconfermato la pubblica utilità del Ponte sullo Stretto di Messina». Lo dice il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli, uscendo della seduta del Cipe tenutasi ieri a Palazzo Chigi sotto la presidenza del ministro dell`Economia Giulio Tremonti. «Si tratta ` aggiunge Matteoli ` di un ulteriore tassello della riattivazione del manufatto, una riconferma formale dell`opera che è stata garantita dal Cipe in coerenza con quanto espressamente previsto nell`Allegato Infrastrutture al DPEF già approvato dal Governo, dalla Conferenza unificata Stato-Regioni e dal Parlamento. Nel prossimo trimestre saranno pronti altri atti formali, che daranno definitiva consistenza alla iniziativa del Governo finalizzata alla realizzazione del Ponte». «Saranno, inoltre, definiti quanto prima ` conclude ` gli atti aggiuntivi all`Intesa Generale Quadro previsti dalla Legge Obiettivo con le regioni Calabria e Sicilia». «Dopo la conferma della pubblica utilità dell`opera, decretata dal Cipe, il governo nazionale deve garantire solo la copertura finanziaria, poi il Ponte sullo Stretto di Messina sarà una realtà ». Lo afferma il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo. «La Sicilia è pronta ` conclude Lombardo ` a definire in tempi rapidissimi tutti i provvedimenti previsti dalla Legge Obiettivo, per dare via libera all`apertura dei cantieri». Il Ponte sullo Stretto di Messina, invece, non è nei piani del governo regionale calabrese. Lo ha detto l`assessore regionale ai lavori pubblici Luigi Incarnato che ieri pomeriggio, su delega del presidente Agazio Loiero, ha partecipato alla riunione del CIPE a Palazzo Chigi sulla riattivazione delle procedure per la realizzazione dell`opera. «Non rientra ` ha affermato Incarnato ` tra le priorità di cui la Calabria ha bisogno. Se il governo Berlusconi intende andare avanti ricostituendo le condizioni di contesto necessarie, tra cui rientra la riproposizione del vincolo espropriativo apposto all`atto dell`approvazione del progetto preliminare, intervenuta con la Delibera CIPE n. 66/2003 nel novembre 2003, dunque in scadenza, noi possiamo solo prenderne atto. Sia chiaro però ` ha aggiunto ` che il Ponte sullo Stretto non dovrà drenare le risorse destinate alle opere di finanziamento nazionale che interessano direttamente la Regione». Anche sui costi dell`opera, l`assessore Incarnato ha espresso preoccupazioni. «Risulta singolare ` ha detto ` che nel nuovo Dpef 2009-2011 la realizzazione del Ponte sia stimata in 6.200 milioni di euro, esattamente lo stesso importo previsto nel 2002, nonostante la lievitazione dei costi su tutte le opere pubbliche».

L`INCHIESTA: MISSIONE AFRICOM! ‘E’ in Sicilia la direzione strategica delle forze speciali ‘anti-terrorismo’ Usa’ di A. Mazzeo

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A Stoccarda, l`1 ottobre 2008, s`insedia Africom, il comando delle forze armate Usa per l`Africa. La centrale d`intelligence per le operazioni di guerra nel continente è tuttavia presente da 5 anni nella base aeronavale di Sigonella. Nel più assoluto segreto, stazioni di telecomunicazioni e aerei P-3C Orion coordinano la `guerra al terrorismo` in un`area compresa tra il Golfo di Guinea e il Corno d`Africa. La raccolta e l`elaborazione d`informazioni sono necessarie per dirigere i bombardamenti contro popolazioni civili, i sequestri e le deportazioni illegali di persone `sospette`. I reparti ospitati a Sigonella sono pure coinvolti nell`addestramento e la fornitura di armamenti ad eserciti responsabili di gravi crimini contro l`umanità . E l`Us Air Force preannuncia l`arrivo di militari e mezzi in Sicilia… . `Joint Task Force JTF Aztec Silence` è il nome della forza speciale creata dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti per condurre missioni d`intelligence, sorveglianza terrestre, aerea e navale, nonché vere e proprie operazioni di combattimento in Africa settentrionale ed occidentale. Il primo ad illustrarne le finalità è stato il generale James L. Jones, comandante delle forze armate Usa in Europa (Eucom), in un`audizione davanti alla sottocommissione difesa del Senato, l`1 marzo 2005. `Eucom ` ha dichiarato Jones - ha istituito nel dicembre 2003 JTF Aztec Silence, ponendola sotto il comando della VI Flotta Usa, per contrastare il terrorismo transnazionale nei paesi del nord Africa e costruire alleanze più strette con i governi locali`. Il generale statunitense si è poi soffermato sulle unità d`eccellenza prescelte per coordinarne le operazioni. `A sostegno di JTF Aztec Silence, le forze d`intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR) della Us Navy basate a Sigonella, Sicilia, sono state utilizzate per raccogliere ed elaborare informazioni con le nazioni partner. Questo robusto sforzo cooperativo ISR è stato potenziato grazie all`utilizzo delle informazioni raccolte dalle forze nazionali locali`. Le unità aeree e navali della VI Flotta operanti nel Mediteranno, le differenti agenzie Usa d`intelligence e i partner Nato europei collaborano con la speciale task force nella raccolta d`informazioni. Sino allo scorso anno, la JTF Aztec Silence si basava sullo sforzo operativo di differenti squadroni di pattugliamento aereo della Us Navy che venivano trasferiti in Sicilia per periodi di circa sei mesi da basi aeronavali statunitensi. Il 7 dicembre 2007, tuttavia, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha istituito il `Patrol Squadron Sigonella (Patron Sig)`, assegnando in pianta stabile in Sicilia uomini e mezzi provenienti da tre differenti squadroni di pattugliamento aeronavale (il VP-5, il VP-8 e il VP-16), più il personale del `Consolidated Maintenance Organization` di Jacksonville (Virginia), addetto alla manutenzione dei velivoli. L`elemento strategico per `individuare, attaccare e colpire` gli obiettivi nemici è invece rappresentato dall`aereo radar Orion P-3C, nato per il pattugliamento marittimo e la guerra antisottomarino, ma che a partire dagli anni `90 è stato orientato sempre di più alle attività d`intelligence-sorveglianza-riconoscimento e alla cosiddetta `lotta al terrorismo`, l`eufemismo di Washington per giustificare gli odierni programmi di guerra globale. Per la sua versatilità , il P-3C è stato usato in supporto alle forze terrestri in Iraq ed Afghanistan, e in numerose missioni `umanitarie` in Golfo Persico, Corno d`Africa e Filippine. Le operazioni del `Patron Sig` sono pianificate e dirette dal `Sigonella`s Tactical Support Center`, uno dei nodi a livello mondiale della Rete di comando e controllo della Marina Usa (Navy Command and Control System - NCCS Ashore Network). `TSC Sigonella ` spiega il comando delle forze navali Usa in Europa ` fornisce 24 ore su 24 il supporto alle operazioni di comando, controllo, comunicazione, computer ed intelligence (C4I) per il pattugliamento aereo marittimo nel teatro europeo ed in buona parte del continente africano. Inoltre il TSC è equipaggiato per sostenere non solo le operazioni degli aerei P-3C Orion, ma anche quelle dei S-3B Vikings, dei CP-140 Aurora (canadesi), e dei Nimrod britannici`. Il Tactical Support Center sovrintende pure alle operazioni di guerra anti-sottomarine in un`area compresa tra Gibilterra e il Mar Rosso.
Le mani sul Sahara e l`aiuto `umanitario`
Alla Joint Task Force Aztec Silence sono attribuite le missioni della `Operation Enduring Freedom ` Trans Sahara` (OEF-TS), il complesso delle operazioni militari condotte dagli Stati Uniti e dai suoi partner africani nella vasta area del Sahara-Sahel. In OEF-TS le forze armate Usa possono contare sulla collaborazione di ben 11 paesi: Algeria, Burkina Faso, Libia, Marocco, Tunisia, Ciad, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria e Senegal. Grazie ad OEF-TS, Washington addestra, equipaggia ed assiste i regimi partner grazie ad attività che, come ha spiegato lo stesso gen. James L. Jones, `comprendono l`elaborazione delle informazioni militari, l`interoperatività dei sistemi di comunicazione, la cooperazione nella realizzazione di esercitazioni congiunte e multinazionali, la contrapposizione all`ideologia estremista, il sostegno delle operazioni regionali, il supporto logistico e il trasporto aereo, l`addestramento terrestre ed aereo, ecc.`. `L`operazione Enduring Freedom - Trans Sahara`, ha aggiunto il Comandante di Eucom, `rappresenta un approccio regionale e preventivo per combattere il terrorismo e migliorare la capacità di risposta e la sicurezza ai confini delle nazioni partner nell`Africa trans-sahariana. L`operazione è stata studiata per assistere i governi che perseguono il miglior controllo del proprio territorio, e per impedire che zone molto vaste divengano rifugi sicuri per i gruppi terroristici. Inoltre l`iniziativa aiuta le nazioni partecipanti a fermare il transito illegale di armi, merci e persone attraverso la regione…`. Più propriamente, OEF-TS è la componente militare della più ambiziosa Trans Sahara Counter Initiative (TSCTI), il piano a lungo termine degli Stati Uniti d`America per `prevenire i conflitti` nella regione, `attraverso un`ampia gamma di strumenti politici, economici e per la sicurezza`. Il TSCTI prevede al suo interno una `componente civile`, in cui è importantissimo il ruolo di USAID, l`agenzia statunitense per la cooperazione allo sviluppo. Uno degli obiettivi chiave di Washington è infatti quello di centralizzare l`intervento `umanitario` in Africa con la conseguente sostituzione e/o emarginazione delle organizzazioni non governative e della società civile internazionale. Secondo quanto dichiarato al Congresso da Theresa Whelan (assistente per gli affari africani del Dipartimento della difesa), gli Stati Uniti d`America `hanno il dovere d`intervenire nel continente anche per contrastare le nuove gravi minacce rappresentate da Aids, malaria, tubercolosi e trasformazioni demografiche`. Sempre secondo Theresa Whelan, il nuovo Comando militare Usa in Africa sarà composto da `esperti nel campo dell`intelligence, della diplomazia, della sanità e dell`aiuto umanitario, provenienti dal Dipartimento di Stato, dai Dipartimenti alla salute, ai servizi sociali e all`energia e da USAID. Il Comando coordinerà gruppi di addestramento, consulenza, affari civili, aiuto medico e veterinario. Esso farà da interfaccia con altre agenzie governative e gruppi umanitari non-governativi negli sforzi da portare avanti nel continente`. La Trans Sahara Counter Initiative è stata implementata nel dicembre 2004, sostituendo la `Pan Sahel Initiative` (PSI), il programma Usa di addestramento ed equipaggiamento dei reparti d`intervento rapido di Mali, Mauritania, Niger e Ciad. Con la TSCTI, l“aiuto globale` si è esteso ad i principali paesi produttori di petrolio dell`Africa settentrionale e occidentale (Algeria e Nigeria), ed a Marocco, Senegal, Tunisia e Ghana. Solo Burkina Faso e Libia, ad oggi, sono i paesi partner della Joint Task Force Aztec Silence rimasti fuori dalla TSCTI. All`iniziativa trans-sahariana sono stati destinati 31 milioni di dollari nel 2006, 82 milioni nel 2007, mentre è prevista una spesa di circa 100 milioni all`anno dal 2008 al 2013. A ciò si aggiungono i 1.300 milioni di dollari già approvati dal Congresso per l`anno 2009 per l`esecuzione di `programmi militari bilaterali` con i paesi africani e l`attivazione del nuovo comando Africom a Stoccarda.
Gli Orion di Sigonella e la guerra ai Salafisti
Che Sigonella potesse essere convertita nella `postazione avanzata` delle unità speciali `impegnate nella lotta contro il terrorismo`, era stato anticipato nel maggio 2005 dal quotidiano spagnolo El Paìs. Intervistato sui programmi di ristrutturazione delle forze militari statunitensi in Europa, il solito generale James L. Jones rilasciava una dichiarazione sibillina: `Stiamo cercando una postazione a sud delle Alpi che si possa rivelare il luogo migliore per concentrare le nostre operazioni speciali ed agevolare le attività militari nell`area del Mediterraneo e in Medio Oriente`. Il nome di Sigonella veniva fatto come una mera ipotesi congiuntamente ad alcune installazioni Usa in Spagna, nonostante due mesi prima il comandante Eucom avesse precisato in Senato che le forze speciali erano già operative a Sigonella in chiave africana. La notizia rimbalzava in Italia, ma il tenente di vascello Steve Curry, capo ufficio stampa della base di Sigonella, dichiarava al Corriere della Sera (3 maggio 2005) che `fino a questo momento non è stata comunicata alcuna disposizione circa l`eventuale variazione di attività della stazione aeronavale siciliana`. La smentita era sufficiente perché la disinteressata classe politica italiana decretasse l`archiviazione del caso Sigonella-antiterrorismo. La Sicilia però era già direttamente coinvolta nelle scorribande militari degli Stati Uniti in terra d`Africa. Vere e proprie operazioni di guerra erano state lanciate dai centri di comando e dai velivoli di stanza a Sigonella sin dai mesi che avevano preceduto l`istituzionalizzazione della JTF Aztec Silence. Nell`autunno del 2003, ad esempio, il Pentagono aveva ricevuto l`autorizzazione a trasferire dalla Sicilia alcuni P-3 Orion presso l`aeroporto di Tamanrasset, nel sud dell`Algeria. Nel marzo del 2004 questi velivoli venivano utilizzati in una vasta operazione d`intelligence per individuare presunti `terroristi` algerini presenti in alcuni campi in Ciad. Gli stessi velivoli operavano qualche mese più tardi congiuntamente alle forze armate di Mali e Ciad in un`operazione contro il Gruppo Salafista per la Predicazione e il Combattimento (GSPC), organizzazione accusata da Washington di mantenere legami con al Qaeda. In una sua dichiarazione alla stampa (12 dicembre 2004), il Comando delle forze armate Usa in Europa affermava che `truppe di Ciad e Mali, con l`aiuto dei servizi segreti statunitensi e dei velivoli P-3 Orion dell`Us Navy, hanno ucciso 43 membri del GSPC al confine tra Algeria e Mali. Dopo questa missione, forze speciali Usa hanno iniziato l`addestramento di soldati di quattro paesi del Sahel, Niger, Mali, Ciad e Mauritania. I due mesi d`addestramento sono stati incentrati sulla logistica, le comunicazioni e le attività di tiro, pattugliamento e riconoscimento”. Negli ultimi tempi è ulteriormente cresciuta la presenza in Africa di organismi, reparti e mezzi di stanza a Sigonella. Ufficiali del `Naval Criminal Investigative Service` (NCIS) del distaccamento presente nello scalo siciliano, sono impegnati nell`addestramento `in tecniche di sicurezza marittime e portuali`, della `Africa Partnership Station` (APS), la forza multinazionale che gli Stati Uniti hanno promosso con paesi dell`Africa occidentale e centrale. Buona parte delle operazioni di rifornimento munizioni, carburante e materiali logistici delle unità impegnate in esercitazioni in ambito APS sono coordinate dal `Fleet and Industrial Supply Center` (FISC), il centro logistico delle forze navali del Comando europeo degli Stati Uniti istituito a Sigonella il 3 marzo 2005. Il centro ha assorbito le funzioni sino ad allora svolte dalle basi logistiche di Napoli, Londra, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti, ed è l`unico FISC, insieme a quello giapponese di Yokosuka, esistente fuori dal territorio statunitense. Quando gli alti comandi di Eucom-Africom vogliono rafforzare i propri sistemi di telecomunicazione nelle regioni più `critiche` dell`Africa, vengono trasferiti nel continente le apparecchiature e gli uomini del Joint Maritime Ashore Support Team (JMAST) di Sigonella, l`unico centro mobile di comando, controllo, comunicazioni, computer e intelligence CI4 esistente in Europa. Il JMAST di Sigonella, ad esempio, ha operato da Monrovia (Liberia) per assicurare le comunicazioni e la copertura tattica aerea in occasione della visita del presidente Bush a sei paesi africani nel febbraio 2008 che hanno partecipato ad esercitazioni congiunte con le forze armate del Ghana (febbraio 2007), per `rafforzare la sicurezza marittima nel Golfo di Guinea`. Il CTF-67 è il comando che sovrintende le operazioni delle forze aeree della Marina Usa nel Mediterraneo, trasferito da Napoli a Sigonella nell`ottobre 2004 proprio per rafforzare la sua proiezione nel continente africano. Tra il febbraio e il marzo 2008, il CTF-67 ha pure condotto dallo scalo aereo di Ikeja (Nigeria), l`esercitazione `Marittime Safari` a cui hanno partecipato unità aeronavali di Nigeria e Stati Uniti, compresi i Orion del `Patrol Squadron Sigonella`. Sempre nell`ambito del rafforzamento della presenza militare Usa in Africa occidentale, nell`autunno 2007 un gruppo di Seabees (il Genio della Marina) di stanza in Sicilia, è stato trasferito a Brazzaville (Repubblica Democratica del Congo) per partecipare ad attività di addestramento delle forze armate locali e alla realizzazione di infrastrutture civili e militari.
Artigli imperiali in Corno d`Africa
Se per le attività belliche nello scacchiere nord-occidentale Eucom ha creato la Joint Force Aztec Silence, in Corno d`Africa, Mar Rosso e Golfo di Aden opera dal 2002 la `Combined Joint Task Force-Horn of Africa` (CJTF-HOA). Della CJTF-HOA fanno parte oltre 1.800 militari di esercito, marina ed aeronautica Usa, più i rappresentanti dei paesi membri della coalizione (Djibouti, Etiopia, Eritrea, Kenya, Uganda, Somalia, Sudan, Tanzania, Yemen, Seychelles, Isole Comore, Mauritius e Madagascar). I comandi e i centri operativi della task force sono stati insediati a Camp Lemonier, Djibouti, base destinata ad ospitare presto il comando di Africom, oggi a Stoccarda. A Camp Lemonier sono in corso alcune delle opere infrastrutturali più costose delle forze armate Usa (oltre 120 milioni di dollari nel 2007 per la realizzazione di piste e parcheggi aeroportuali, impianti elettrici e depositi carburanti). Ad esse non hanno fatto mancare il loro apporto i reparti di stanza a Sigonella, primi fra tutti i Seabees del Genio della Marina e l“Esplosive Ordnance Disposal Mobile Unit 8` (EODMU8), il reparto speciale utilizzato per l`individuazione di esplosivi `nemici`, la manutenzione di mine, armi convenzionali, chimiche e nucleari e la loro installazione a bordo di portaerei e sottomarini. EODMU8 opera senza interruzione a Djibouti dalla primavera del 2004 ed è intervenuto pure nell`addestramento di unità speciali `anti-terrorismo` dei paesi alleati Usa della regione. In particolare, il gruppo mobile di Sigonella ha operato a fianco delle forze armate di Etiopia e Kenya alla vigilia dell`attacco scatenato a fine 2006 contro le Corti Islamiche somale. Proprio in preparazione dell`intervento militare Usa in Somalia, dal maggio al novembre 2006 furono trasferiti dalla Virginia in Sicilia i reparti di volo del `Patrol Squadron 16 VP-16` (oggi in buona parte confluiti nel `Patrol Squadron Sigonella`). Ai P-3C Orion del VP-16 furono affidate le attività ISR in Corno d`Africa che permisero ai comandi statunitensi di individuare gli obiettivi e predisporre i piani per l`offensiva del gennaio 2007. Fu proprio da Djibouti che si alzarono in volo gli AC-130 dell`Us Air Force che bombardarono la zona di Ras Kamboni, nel sud della Somalia, massacrandone gli abitanti.
In Spagna ed in Italia gli scali `hub` per le future missioni Usa
Con le piene funzioni assunte da Africom l`1 ottobre 2008, crescerà ancora di più nel teatro europeo-mediterraneo il traffico aereo finalizzato al trasporto di reparti e mezzi statunitensi. Una sfida, quella rappresentata dalle missioni in Africa, che l`Air Mobility Command (AMC), l`alto comando Usa per la mobilità aerea, si trova ad affrontare dopo quella generata dalle guerre in Iraq ed Afghanistan. Secondo quanto pubblicato il 25 marzo 2008 dal quotidiano delle forze armate statunitensi, Stars and Stripes, per rispondere ai bisogni dell`istituendo comando per l`Africa sarà necessario che una parte del personale dell`Air Mobility Command presente in Gran Bretagna e Germania venga trasferito in alcune basi d`Italia, Spagna e Portogallo. Il colonnello Keith Keck, capo della divisione di pianificazione strategica di AMC, ha dichiarato che Eucom e il comando Us Air Forces `potrebbero deviare il traffico Africom dall`odierno scalo hub tedesco di Ramstein alle basi di Rota e Morà³n in Spagna, alla Naval Air Station di Sigonella e alla base aerea di Lajes, isola portoghese nell`Oceano Atlantico`. La Sicilia sempre più avamposto di guerra. Dopo i velivoli senza pilota `Global Hawk` (arma strategica per le future campagne d`Africa), e il sofisticato e pericolosissimo sistema MUOS di telecomunicazione satellitare, l`isola si appresta a fare da base operativa per i grandi aerei da trasporto C-5 Galaxi, C-17 Globemaster e C-130 Hercules.

Antonio Mazzeo, militante ecopacifista ed antimilitarista, impegnato in progetti di cooperazione allo sviluppo, ha pubblicato alcuni saggi sui temi della pace e della militarizzazione del territorio, sulla presenza mafiosa in Sicilia e sulle lotte internazionali a difesa dell`ambiente e dei diritti umani. È membro della Campagna per la smilitarizzazione della base di Sigonella.

Mafia: Procura contro condanna a Cuffaro, i pm chiedono aggravante

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L`ex presidente era ed è un uomo di Cosa nostra“. Questo si legge nel ricorso in appello presentato dai Magistrati. Sarebbe stato lui Totò Cuffaro, ex Governatore, ad informare i boss delle indagini che si stavano svolgendo sul loro conto. Sempre lui a rivelare la presenza di microspie a casa del capomafia Giuseppe Guttadauro. Per tali motivi, sostengono i Pm, “torna credibile l`aggravante mafiosa”, esclusa, invece, dai giudici di primo grado che avevano condannato a 5 anni, per favoreggiamento semplice, l`ex Governatore siciliano. Cuffaro, spiegano in sintesi i magistrati, era a conoscenza dello spessore criminale del boss Giuseppe Guttadauro e sapeva anche che il suo delfino, l`assessore comunale Mimmo Miceli, frequentava abitualmente la casa del capomafia. Accanto alle motivazioni personali, dunque, secondo i pm, “Cuffaro, che il sistema di pressione e sopraffazione mafioso conosce bene, ha nutrito un`ulteriore convinzione criminosa, ben sapendo che l`individuazione della microspia presso la casa del boss avrebbe avuto quale effetto la salvaguardia di quel sistema, impedendo di fatto lo smantellamento dell`organizzazione sul territorio“.

RESISTENZA ANTIMAFIA: LAMPI NEL BUIO di Salvatore Borsellino

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Da 16 anni, dal 19 luglio del 1992, i manovratori delle luci hanno fatto calare le tenebre attorno alla scena della strage. Sono rimasti solo i riflettori accesi sul numero 19 di via D`Amelio. Con una luce forte, accecante, in maniera che gli occhi, colpiti da quella luce, non riescano a distinguere quello che succede attorno, in mezzo alle tenebre. Buio sul castello Utveggio, su via dell`Autonomia Siciliana, buio sul golfo di Palermo, sull`Arenella, sull`Acquasanta, le tenebre coprono tutto, si può solo sentire ogni giorno, alle 17, il suono delle sirene che arriva da via dell`Autonomia Siciliana, le macchine blindate che sbucano d`improvviso da quelle tenebre in una via che dovrebbe essere sgombra, dove dovrebbe essere vietato fare sostare le macchine e che invece ne è tanto piena che, una volta entrati, se ne può uscire solo a marcia indietro. Ogni giorno, alla stessa ora, il giudice scende dalla macchina lasciando la sua borsa di cuoio sul sedile posteriore, deve solo suonare il campanello della casa di sua madre e dirle di scendere perché deve accompagnarla dal cardiologo. Tutti gli uomini e l`unica donna della sua scorta scendono insieme a lui e gli si fanno attorno, non hanno che il loro corpo per proteggerlo. Il giudice suona il campanello e non si capisce se riesce a pronunciare qualche parola prima che l`esplosione di centinaia di chili di tritolo, anzi di Semtex, l`esplosivo usato dai militari, scateni l`inferno. Antonino Vullo, l`autista della macchina del giudice, è restato dentro l`auto, sta facendo la manovra per essere pronto a ripartire appena il guidice ritornerà  tenendo per il braccio la madre. Un`onda di calore lo sbalza all`indietro ma la macchina è blindata e resiste all`onda d`urto. Ogni giorno, alla stessa ora, scende ferito e intontito dalla macchina e camminando sente sotto i piedi delle cose molli, sono i pezzi dei suoi compagni, cammina con i piedi in mezzo alle pozzanghere, è il sangue dei suoi compagni, del suo giudice, insieme ai quali, da allora, continuerà  a desiderare di essere morto per non dovere rivivere ogni giorno ed ogni notte, nei suoi terribili sogni, sempre la stessa scena. Il giudice viene tagliato in due, il troncone del suo corpo viene sbalzato tra quel che rimane della cancellata e la facciata crollata del palazzo. Dei corpi dei ragazzi che lo proteggevano non rimane quasi nulla, una mano vola ogni giorno in alto, in una sequenza senza fine, e si ferma su quello che è rimasto su un balcone del quinto piano. La madre del giudice sa che è scoppiata quella bomba che tutti sanno, da due mesi, servirà  per eliminare, dopo l`altro giudice, anche suo figlio, ma, per pietà , il suo cervello le fa credere che siano scoppiate le tubature del gas ed allora, a piedi nudi, corre per le scale, cerca di arrivare all`esterno, scende per quattro piani in mezzo alle macerie, alle vetrate distrutte, ma arriva giù senza un graffio. Forse suo figlio, prima di andare via per sempre, la prende in braccio e la porta giù, dolcemente e, quando passa vicino al suo corpo, le chiude gli occhi per non farle vedere quello che è rimasto di lui, quello che è rimasto di Emanuela, di Agostino, di Claudio, di Vincenzo, di Walter. In ospedale, dove la porta un pompiere che la raccoglie dalle braccia del giudice, dirà  di non avere visto niente di quell`inferno che c`era davanti al numero 19 di via d`Amelio, di non avere visto il corpo di suo figlio, di non avere visto il sangue che riempiva la strada. Ogni giorno alla stessa ora, qualcuno, dal Castello Utveggio, vede distintamente il giudice che sta per premere il pulsante del citofono e preme il pulsante del telecomando che scatena l`inferno, il castello ora è immeso nelle tenebre ma da lassù l`ingresso del numero 19 di via D`Amelio si distingue chiaramente, illuminato dalla luce accecante dei riflettori ed è facile sincronizzare il comando al momento in cui viene premuto il campanello e non lasciare scampo al giudice ed agli uomini della sua scorta. Ogni giorno, alla stessa ora, il Cap. Giovanni Arcangioli si avvicina alla Croma blindata del Giudice e prende la borsa di cuoio che contiene l`agenda rossa, o è qualcuno a porgergliela, in mezzo alle fiamme ed al fumo non si distingue bene, ma poi si allontana con passo sicuro, guardandosi intorno, verso via dell`Autonomia Siciliana dove c`è qualcuno ad aspettarlo Quell`attentato è stato preparato anche per potere avere in mano quell`agenda. Nell`allontanarsi dalla macchina calpesta gli stessi pezzi di carne, lo stesso sangue che ha calpestato l`agente Vullo, ma dal suo viso non traspaiono emozioni, forse ha un preciso incarico da compiere, è come essere in guerra, e in guerra le emozioni devono essere controllate. Arriva in Via dell`Autonomia Siciliana ma qui le luci dei riflettori che illuminano la scena della strage non arrivano, c`è il buio, il buio assoluto e non si riesce a vedere a chi il Cap. Arcangioli consegna la borsa e chi ne estrae l`agenda rossa del Giudice. Vediamo solo, ancora sotto la luce dei riflettori, qualcuno che un`ora dopo riporta la borsa, ormai vuota di quell`agenda che potrebbe inchiodare gli assassini del Giudice e chi aveva interesse ad eliminarlo,, sul sedile posteriore della macchina blindata. Sono passati 16 anni e ogni anno, al 19 di luglio, arrivano i padroni dei tecnici delle luci, portano delle corone, le appoggiano alle cancellate, si fanno fotografare, e intanto sorvegliano che tutto vada come previsto, che i riflettori siano sempre accesi con la loro luce accecante sul luogo della strage e che tutto intorno sia tenebra, che niente si riesca a vedere di quello che è successo, di quello che succede, intorno al luogo della strage. Ma i tecnici delle luci possono controllare solo i riflettori, non possono controllare il cielo e ogni tanto, nel buio, qualche lampo arriva a squarciare le tenebre e lascia intravedere anche se solo per un attimo, quello che loro non vogliono farci vedere, quello che non dobbiamo, non possiamo vedere, non possiamo sapere perché su di esso sono fondati gli equilibri e i ricatti incrociati che tengono in piedi questa seconda repubblica, questo nuovo regime fondato sul sangue delle stragi del 1992. Ecco un lampo che squarcia le tenebre. Sono le 7 del mattino del 19 luglio, in via Cilea, a casa del Giudice che è in piedi dalle 5, arriva una telefonata del suo capo, Pietro Giammanco. Non gli ha mai telefonato a quell`ora, e di domenica, non lo ha avvisato di un rapporto del Ros in cui si rivelava che era arrivato a Palermo un carico di tritolo per l`attentato al Giudice che ha potuto conoscere la circostanza per caso, all`aereoporto, incontrando il ministro Scotti, e che sui motivi di questa omissione con il suo capo, ha avuto un violento alterco. Non gli ha ancora concesso, da quando è rientrato da Marsala prendendo le funzioni di Procuratore Aggiunto a Palermo, la delega per condurre le indagini in corso sulle cosche palermitane e, in conseguenza, la possibilità  di interrogare senza la sua espressa autorizzazione, pentiti chiave come Gaspare Mutolo. Ora, il 19 luglio, quando la macchina per l`attentato è già  posteggiata davanti al numero 19 di via D`Amelio, gli telefona per dirgli che gli concede quella delega e gli dice una frase che, oggi, suona in maniera sinistra “così si chiude la partita”. La moglie del Giudice, Agnese, lo sente urlare al telefono e dire “no, la partita comincia adesso” e lo stesso giudice, qualche tempo prima, aveva confidato al maresciallo Canale, che lo affiancava nelle indagini, che “in estate avrebbe fatto arrestare Giammanco perché dicesse cosa conosceva sull`omicidio Lima”, dal recarsi ai funerali del quale lo stesso Giammanco venne dissuaso solo all`ultimo momento da un procuratore. Ecco un altro lampo, è ancora il 19 Luglio e si vede il Giudice nella casa in cui si trasferisce in estate, a Villagrazia di Carini che invece di dormire per una mezzora, come è solito fare dopo aver mangiato, continua a fumare nervosamente tanto da riempire un portacenere di mozziconi, e intanto scrive sulla sua agenda rossa, poi prende la sua borsa di cuoio, vi mette dentro l`agenda e il pacchetto di sigarette, saluta i suoi, e parte con la scorta verso il suo ultimo appuntamento, quello con la morte che, dopo la morte di Giovanni Falcone, ha sempre saputo che sarebbe presto arrivata, tanto da continuare a dire a sua madre e a sua moglie “devo fare in fretta, devo fare in fretta”. Ecco un altro lampo e in mezzo alle tenebre che circondano il castello Utveggio si vede qualcuno in attesa, ecco che arriva una telefonata sul suo cellulare ed allora punta il binocolo sul portone al numero 19 di via d`Amelio, vede scendere il giudice dalla macchina blindata, lo vede alzare la mano verso il pulsante del citofono e allora preme un altro pulsante di un telecomando che stringe nella mano e subito si vede una colonna di fumo e si sente un boato ed allora, dopo avere osservato in mezzo al fumo, per un attimo, gli effetti dell`esplosione, prende il cellulare fa un numero e dice appena qualche parola. Poi il baleno provocato dal lampo finisce e tutto ripiomba ancora nelle tenebre. Ecco un altro lampo, e si vede una barca nel golfo di Palermo, è piena di uomini, ma non sono persone qualsiasi, appartengono tutti ai servizi segreti così che le loro testimonianze potranno, dovranno essere tutte concordi. E` quasi l`ora dell`attentato e tutti sono in silenzio, sembrano attendere qualcosa. Poi si ode, attutito dalla distanza e dalla montagna un tremendo boato, e dalla parte di Palermo verso il monte Pellegrino si vede alzare una alta colonna di fumo e quasi subito dopo arriva una telefonata. Il giudice è morto, quel maledetto ostacolo sulla via della trattativa è eliminato. Dai telefoni cellulari sulla barca partono altre telefonate concitate poi il motore viene acceso e la barca riparte velocemente verso il porto. Per chiunque, in Italia, sono passate dalle quattro alle cinque ore prima di sapere che il giudice era morto, che quella morte annunciata era arrivata, ma per chi stava su quella barca sono bastati solo centoquaranta secondi per sapere tutto. Ma ora il baleno provocato dal lampo è finito e tutto è ripiombato nelle tenebre. Un altro lampo, ma stavolta è troppo di breve durata per capire se è veramente Bruno Contrada quell`uomo che si aggira in via D`Amelio subito dopo la strage come due capitani del Ros, Umberto Sinico e Raffaele del Sole affermano di avere saputo dal funzionario di polizia Roberto Di Legami che riportava a sua volta una relazione di servizio, poi distrutta, di alcuni agenti accorsi sul lugo della strage. Ancora un altro lampo che squarcia per poco tempo le tenebre. È la fine di Giugno e si riesce a vedere Vito Cianciminio che consegna al Cap. De Donno e al Col. Mori un foglio scritto a mano, il papello di Riina, con le dodici richieste del capo della cupola per fermare l`attacco al cuore dello Stato. Un altro lampo, è il 1 di Luglio e si vede il giudice al ministero, davanti alla porte di Mancino, per un incontro a cui è stato chiamato dallo stesso ministro mentre stava interrogando Gaspare Mutolo. Il giudice ha annotato questo appuntamento nella sua agenda: 1 Luglio, ore 19: Mancino, ma la luce provocata dal lampo si esaurisce e non riusciamo a vedere chi c`e` dietro quella porta ad aspettarlo e che cosa gli viene detto. Dall`agitazione del giudice quando torna ad interrogare Mutolo si può solo immaginare che gli viene detto che lo Stato ha deciso di aderire alla richieste contenute nel papello e la reazione del giudice che deve essere stata violenta e sdegnata tanto da non lasciare spazio, per concludere la trattativa, ad altra possibilità  se non quella di eliminarlo, ed eliminarlo in fretta, ma le tenebre sono troppo fitte per vedere qualcosa e solo Mancino ci potrebbe dire, se guarisse improvvisamente dalle sue amnesie, che cosa accadde veramente in quella stanza. Altrimenti potremo solo aspettare, se mai avverrà , che una serie continua di lampi squarci le tenebre ed allora potremo veramente vedere quali e quanti mani, tra quelli che oggi godono i frutti dei nuovi equilibri raggiunti, siano lorde del sangue delle stragi del 92 e di quelle altre stragi che, nel 93, furono necessarie prima che la trattativa venisse conclusa.

Il commissario di Governo Costa: l`area del Dal Molin di Vicenza da oggi ai militari Usa

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Da oggi l`area dell`aeroporto Dal Molin di Vicenza “viene consegnata al comandante militare italiano della base che la rende disponibile agli Stati Uniti” ma “non diventa territorio Usa”. Lo afferma in un`intervista al `Corriere della Sera`, il commissario di Governo, Paolo Costa, che aggiunge: “sull`area varranno sia il diritto italiano sia quello americano”. Per quanto riguarda il referendum di domenica, Costa ritiene sia “una consultazione inutile” e annuncia che “i lavori andranno avanti, non si fermano”. Infine, sulla possibilita` che da Vicenza partano aerei per missioni di guerra, il commissario risponde “lo escludo: alla Ederle 2 gli americani verranno solo a riposarsi”.