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COMPRATE QUESTO OTTIMO LIBRO! L`ITALIA SEMPRE PIU` MENO LIBERA: L´ex br Valerio Morucci, `Da Stato totalitario negarmi la parola`

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SILVIO BERLUSCONI, UOMO SIMBOLO DEL TOTALITARISMO

ROMA - L´ex terrorista presenta il libro in un centro culturale del Comune di Roma. Il parente di una vittima delle Br protesta e chiede al sindaco Alemanno perché il municipio abbia ospitato un ex brigatista. La polemica fra Valerio Morucci, postino delle Br durante il sequestro Moro, e Bruno Berardi, figlio del poliziotto Rosario ucciso nel 1978, è scoppiata ieri quando nella «Casa delle Letterature». Morucci ha presentato il suo «romanzo di formazione» “Patrie galere, cronache dall´oltrelegge”. Gli organizzatori hanno ribattuto che «il municipio ha concesso lo spazio non sapendo di concederlo a Morucci». Per l´ex br invece «nessuno può impedire a qualcun altro di parlare o scrivere libri». «C´è qualcuno in questo Paese - ha aggiunto - anche tra le più alte cariche, che ha pronunciato queste frasi. Per me è un anticipo di Stato totalitario, perché solo negli Stati totalitari ed etici esiste una censura a monte».

INFORMAZIONE FASCISTA: Bimbi rom, l`Arci: «Falsi i dati di Bruno Vespa, il 50% è promosso»

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Bruno Vespa aveva diffuso dei dati falsi sui bambini rom promossi tra quelli che vanno a scuola. L`Arci lo ribadisce e diffonde i dati veri: «Il 50% dei bambini rom inseriti nel progetto di scolarizzazione gestito dall`Arci solidarietà Lazio viene promosso al termine dell`anno scolastico». Nella sua relazione sulla propria attività annuale nei campi nomadi della capitale a lei assegnati all`interno di un progetto finanziato dal Comune, l`Arci Solidarietà ha voluto rispondere con forza alle cifre sulla scolarizzazione dei bambini rom recentemente diffusi da Bruno Vespa nelle anticipazioni del suo ultimo libro, che parlano di percentuali inferiori sia sulle promozioni che in merito alla frequenza. «Sono falsi per quanto riguarda il numero degli iscritti e dei promossi - ha detto il presidente di Arci Solidarietà , Sergio Giovagnoli -, stiamo studiando la possibilità di intentare causa a Vespa e chiedergli un risarcimento danni al momento dell`uscita del suo libro». I dati falsi riportati da Vespa sono stati successivamente ripresi da alcuni quotidiani, con conseguente danno d`immagine per l`Arci. «Il 50% dei bambini rom sui quali lavoriamo viene promosso - ha spiegato Sergio Giovagnoli - l`ultimo bando prevede interventi complessivamente su 2027 bambini: noi gestiamo 4 lotti, per un totale di 7 campi e 2 piccoli insediamenti». In questi campi, secondo i dati diffusi dall`Arci, sono circa 860 i bambini direttamente gestiti dall`associazione dedita ai servizi sociali, al progetto di scolarizzazione dei rom lavorano 60 operatori dell`Arci e 25 volontari impiegati nel servizio civile. «Coloro che percepiscono un compenso per le attività svolte nel progetto guadagnano una media di 750 euro al mese - ha aggiunto Giovagnoli - anche per quanto riguarda i dati sui trasporti vogliamo precisare che ciascun bambino cosa 1038 euro all`anno, pari a 4,50 euro al giorno». Giovagnoli ha spiegato inoltre che l`Arci ha chiesto da mesi un incontro con l`assessore alle Politiche scolastiche del Comune di Roma, Laura Marsilio «fino ad ora siamo riusciti a parlare solo con una sua assistente che ci ha riferito della volontà di effettuare un monitoraggio dell`opera che svolgiamo. Noi diciamo ben venga questo monitoraggio». Poco dopo, è giunto l`annuncio da pare dell`assessore alle politiche scolastiche del Comune che un ente esterno monitorerà le frequenze scolastiche dei bambini rom. Sempre in riferimento ai dati sulla presenza scolastica l`Arci ha spiegato che per quanto riguarda il campo nomadi Tor de` Cenci lo scorso anno 13 bambini hanno frequentato le scuole dell`infanzia, 52 le elementari e 37 le scuole medie. Di questi 8 hanno avuto presenze medie e regolari nella scuola dell`infanzia, 9 sono stati bocciati alle scuole elementari mentre 7 minori hanno ottenuto il passaggio alle scuole medie, tra coloro che hanno frequentato le scuole medie, invece, sono stati 3 i minori ammessi alle superiori.

L`APPELLO: L`uranio impoverito che uccide e impoverisce. Altre due militari italiani morti (sono già  168 i decessi!)…

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Mentre i ministri La Russa e Maroni sorridono compiaciuti della loro fiammante tuta da piloti, in attesa d`imbarcarsi sul nuovo jet militare Aermacchi M345 (come da decine di foto pubblicate sulle maggiori testate) vi informiamo che nel giro di 5 giorni l`Osservatorio Militare ci ha inviato due comunicati. Il primo annunciava la morte di Amos LUCCHINI, aveva 53 anni ed era un colonnello medico dell`esercito italiano impegnato in varie missioni internazionali. Il secondo si chiamava Andrea Orsetti aveva solo 26 anni e in quell`esercito sperava di trovare soddisfazioni che avrebbero appagato il suo desiderio di pace visto che gli era stato promesso che in missione ci andava solo per quella e invece, come Lucchini, ha trovato la morte. L`anomala presenza di metalli pesanti riscontrata nel suo corpo non lascia dubbi: il serial killer uranio impoverito ha colpito ancora. Lucchini è ufficialmente la vittima n. 167, Orsetti la n. 168, le fonti parlano di 2538 casi clinici. Non si sta qui a snocciolare numeri come se fossero grani di rosari con la differenza che mentre quelli servono a meditare su una ventina di misteri, questi servono esclusivamente a ricordarci che in questa tragedia i misteri non ci sono, ma vengono costruiti ad hoc dagli uomini delle stanze dei bottoni. Commissioni d`inchiesta, proposte di moratorie contro il depleted uranium, interpellanze di governi che chiedono risposte, campagne, appelli accorati di genitori, mogli e figli dei morti e degli ammalati ad oggi non hanno ottenuto che qualche promessa e briciole d`illusioni mentre nelle zone di guerra si procede esponenzialmente ad avvelenare terra e aria con quelle polveri maledette lasciate libere di poter uccidere chi le respira. Coloro che voltano la faccia dall`altra parte sostenendo di essere antimilitaristi e dunque i soldati che vanno alla guerra si devono assumere le loro responsabilità , sappiano che tutti i proiettili inesplosi (centinaia di tonnellate) giacciono sul terreno pronti col tempo a rilasciare nelle falde e nell`aria il loro materiale cancerogeno che arriverà  alle porte di tutti noi. Invitiamo pertanto i lettori, ancora una volta, a documentarsi sui devastanti effetti dell`uranio impoverito con particolare attenzione alle storie raccontate da chi direttamente o indirettamente si è trovato coinvolto. Domenico Leggiero, responsabile dell`Osservatorio Militare, ex maresciallo dell`Esercito, da anni lotta contro l`ostinata tesi `negazionista` sulla responsabilità  del d.u. nelle patologie di parecchi soldati italiani rientrati dalle missioni in Bosnia, Kosovo e ora anche dall`Iraq. Non demorde e continua a sperare, man mano che i nostri governi si succedono, che un sussulto di dignità  istituzionale, un minimo di civiltà  diano il coraggio ai responsabili di ammettere gli errori tentando seriamente di porvi qualche rimedio, almeno per quanto riguarda l`attuazione di severa e doverosa prevenzione. Ed è perciò che chiede un immediato confronto con il ministro La Russa per trovare forme e sistemi idonei in tal senso oltre che protocolli di assistenza adeguati. Che da lassù - sia in cielo che a palazzo Chigi - La Russa e Maroni l`ascoltino.
Fonte: PEACELINK - Nadia Redoglia

L`INCHIESTA, TANGENTI SPA: Non solo versamenti in contanti. La corruzione oggi ha trovato altre strade di pagamento. Dagli appalti alle consulenze. Dai viaggi al sesso. Con un danno annuale di 50 miliardi

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Nel 1993 era stato arrestato per le tangenti sull`Autobrennero: 150 milioni di lire che, dopo un`immediata confessione, gli erano costati una condanna per ricettazione. Ora è di nuovo sotto inchiesta, a Trento, con una ventina fra tecnici, professionisti e politici di destra e di sinistra (cinque dei quali in manette). In ballo ci sono altre presunte mazzette e altri presunti finanziamenti illeciti. Secondo la Guardia di finanza, infatti, rispetto al passato sono cambiati gli importi, la modalità  e la forma dei versamenti, ma non il luogo del delitto: gli appalti sull`autostrada del Brennero. Ecco, se si vuole davvero capire come mai in un solo anno l`Italia abbia perso ben 14 posizioni nella speciale classifica dei paesi a minor tasso di corruzione percepita stilata da Transparency International (al 30 posto nel `93, al 41 nel 2007, al 55 oggi, vedi grafico a pag. 65), si può partire da qui. Dal ben poco strano caso di super Mario Malossini, un ex autista del leader democristiano Flaminio Piccoli, che dopo essere stato scoperto 15 anni fa con più di 3 miliardi di lire in contanti sui propri conti correnti, ha continuato a far politica. È diventato cordinatore regionale di Forza Italia. Ha sfiorato l`elezione in Parlamento. E alla fine si è trovato coinvolto in un`inchiesta nella quale a farla da padrone non sono più le vecchie bustarelle, ma le consulenze agli avvocati amici, i contratti di progettazione ai parenti, le sponsorizzazioni delle associazioni sportive delle mogli, insomma le nuove forme di corruzione.
Quanto ci costano
Secondo la Banca mondiale, in Italia i reati contro la pubblica amministrazione costano alla collettività  50 miliardi di euro all`anno. Per la Corte dei conti il fenomeno è in espansione e il crollo delle condanne (186 nel 2006 contro le 988 del 2000) non segnala il successo dello Stato, ma la sua resa. La tangente sta diventando come la mafia moderna: invisibile, ma non per questo meno pericolosa. “Rispetto a 15 anni fa tutto è cambiato. Basti pensare che nei primi anni `90 le società  di diritto privato a capitale pubblico erano un migliaio, oggi sono più di 12 mila. I politici nominano i loro consiglieri di amministrazione che però, per la legge, non sono né pubblici ufficiali né incaricati di pubblico servizio. In questo modo si può fare tutto o quasi senza rischiare niente”, spiega Ivan Cicconi, uno dei massimi esperti in fatto di appalti pubblici e autore di un libro cult sulle mazzette: `Storia del futuro di Tangentopoli`. Siamo all`evoluzione della specie. Alla creazione, proprio come aveva più volte vaticinato l`ex pm di Mani pulite, Piercamillo Davigo, “di batteri resistenti alla penicillina”, sui quali gli antibiotici (magistrati e investigatori) non fanno più alcun effetto. Anche perché i farmaci più moderni non li vuole usare nessuno. L`Italia non ha mai recepito le varie convenzioni internazionali, come quella di Strasburgo del 1999, ideate per arginare il fenomeno. Romano Prodi ci aveva provato nel 2007 con un disegno di legge, ma con l`arrivo di Berlusconi la riforma è finita nel cassetto. Eppure prevedeva due grandi novità : pene severe per la corruzione tra privati (per esempio la mazzetta versata a un banchiere per ottenere un prestito) e per il traffico d`influenza, cioè le bustarelle allungate a chi sostiene (anche millantando) di poter condizionare un amministratore. Così l`infezione avanza.
L`arte della fattura
La forma giuridica più usata per ammantare di legalità  la corruzione è la consulenza. Nell`ordinanza di arresto per l`Autobrennero il giudice fa ironicamente i complimenti per la “grande professionalità ” nell`arte di incassare queste vere e proprie mazzette fatturate all`avvocato Vincenzo Todesca. Il legale della società  pubblica delle strade trentine, l`Air, è stato arrestato per una tangente da 260 mila euro per la galleria di Mezzolombardo. Lo ha incastrato l`intercettazione ambientale delle trattative con il patron della società  di costruzioni Collini per camuffare da consulenza la somma pattuita. È questo lo schema della nuova Tangentopoli. Tra il pubblico ufficiale e l`impresa si inserisce un terzo, in questo caso un avvocato, che incassa e fattura. Solo ascoltando le intercettazioni sarà  possibile scoprire l`inghippo. Anche se talvolta il velo della consulenza è più facile da strappare. Come nel caso dell`ex ministro della Salute Girolamo Sirchia, che si era fatto pagare con bonifici estero su estero da una società  interessata alle forniture per il suo ospedale, ed è stato condannato dal Tribunale di Milano.
Affari in garà§onnière
Per sfuggire alle indagini c`è anche chi pensa di tornare all`antico. Di sostituire il denaro con dei beni: meglio se facilmente deperibili. Se ne sono accorti a Potenza dove due faccendieri di Roma, per telefono, discutevano su come addolcire un geometra del Comune. Alla fine la scelta era caduta sui generi di vettovagliamento: ceste di vini e chili di prelibatezze. “Così, quando i finanzieri andranno a casa sua, non troveranno nulla” dicevano i due. Sembrava una boutade e invece era la prassi.

Nel 2003 il colpo viene infatti tentato con Giovanni Ialongo, il presidente dell`Ipost, l`ente previdenziale delle poste, al quale uno dei due offre uno strano `dolce` che si doveva mangiare in una garà§onnière e non in una pasticceria. Per il pm Henry John Woodcock la torta era una bella ragazza e `in punto di diritto` si poteva configurare una corruzione sessuale. La Procura di Roma però non ha mai approfondito la questione. Ialongo (che nega tutto) non è mai stato indagato. E oggi delle Poste è diventato il presidente.
Elicotteri e yacht
L`ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio invece volava più alto e non disdegnava, secondo i carabinieri, voli in elicottero e viaggi all`estero, pagati dal titolare di un`agenzia di viaggi che voleva avere un appalto dal suo ministero. Mentre a Napoli, dove come al solito la fantasia criminale dà  il meglio di sé, il direttore tecnico di una Asl per chiudere un occhio sugli impianti anti-incendio aveva ricevuto uno yacht Fiart 40 in leasing. Ovviamente le rate erano pagate dalla società  favorita. Sempre in Campania il consigliere regionale di centrosinistra Roberto Conte aveva escogitato un sistema ancora più sofisticato. La Regione affittava grazie al suo interessamento due palazzi acquistati in leasing da una società  nella quale aveva inserito un suo prestanome come socio di minoranza. Ogni mese, quindi, una parte del canone finiva nelle sue tasche.
Sponsor in corsia
Da questo punto di vista, i presunti 6 milioni di euro di tangenti pagati a Ottaviano Del Turco dal re delle cliniche abruzzesi Vincenzo Angelini appartengono al paleolitico delle mazzette. L`immagine di Angelini che sale fino alla casa di montagna del presidente della Regione con le buste piene di banconote ricorda quella dei pastori che si ostinano a compiere il rito della transumanza come ai tempi di D`Annunzio. Il futuro è altrove. Nella stessa indagine i pm stanno cercando di verificare dove finiscono i 21 milioni versati dal gruppo Angelini per sponsorizzare il team del motociclista Dovizioso. Il sospetto che la sponsorizzazione celi una mazzetta sorge da un fatto: Angelini pagava a Dovizioso il doppio di quanto la Fiat dà  a Valentino Rossi.
Tengo famiglia
Nella terra del familismo amorale uno dei sistemi più semplici per ottenere la benevolenza del potente di turno è quello di favorire i suoi parenti. Proprio dall`inchiesta sull`Autobrennero della Guardia di finanza di Trento emergono intercettazioni che raccontano come Silvano Grisenti, il presidente dell`Autostrada, dicesse spesso agli imprenditori: “Fate lavorare lo studio di mio fratello”, mentre sua moglie ordinava (e otteneva) finanziamenti `à  la carte` per una associazione di pattinaggio. Allo stesso modo, secondo un testimone della recente indagine della Finanza di Milano sulla truffa per i semafori intelligenti (che passavano dal verde al rosso senza fermarsi sul giallo), si comportava la società  vincitrice dell`appalto in 300 diversi comuni. L`azienda offriva contratti ai parenti dei comandanti dei vigili.
Scambio elettorale
Sono insomma lontani i tempi in cui la corruzione era un sistema ordinato con ruoli e gerarchie definite. Come spiega Alberto Vannucci, docente all`università  di Pisa, e coautore del saggio `Mani impunite`, “oggi la mazzetta si è democratizzata. Un tempo c`erano i collettori che versavano ai vertici dei partiti e svolgevano una funzione di regolazione. Adesso i burocrati vogliono soldi e favori per sé e per il singolo politico che li ha nominati”. Ma per essere eletti come si fa? Ci vogliono i voti. E per conquistarli, specie nel Sud, bisogna dare lavoro. Il sistema clientelare del partito dell`ex ministro Clemente Mastella in questo senso è esemplare. Secondo i pm di Santa Maria Capua a Vetere, l`ente pubblico targato politicamente assegnava illecitamente l`incarico di selezione del personale a una società  amica. Poi la società , su input del suo referente e non certo per merito, sceglieva, sempre secondo l`accusa, chi assumere. Altre varianti, molto in voga in Calabria come insegnano le indagini di Luigi De Magistris, prevedono invece che le assunzioni le facciano i privati, a cui il pubblico ha concesso finanziamenti o appalti.
Intercettazioni addio?
In questo scenario il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi insiste perché le intercettazioni telefoniche vengano bandite dalle indagini. Tanto che il suo avvocato, l`onorevole Niccolò Ghedini, il 19 settembre ha proposto di vietarle quasi tutte, trasformandole in ascolti `preventivi` senza valore di prova. Un proposito che comincia a creare malumori anche all`estero. “Se le intercettazioni per tangenti venissero abolite questo sarebbe un chiaro segnale della scarsa volontà  dell`Italia di combattere la corruzione. E certamente impartiremmo al vostro paese la raccomandazione di reintrodurle”, dice a `L`espresso` Drago Kos, il presidente del Greco (Gruppo di stati contro la corruzione), l`organismo del Consiglio d`Europa cui anche l`Italia ha aderito. A metà  ottobre una squadra del Greco arriverà  in Italia (vedi scheda), per fare per la prima volta il punto della situazione. La visita non sarà  una passeggiata. di P. Gomez e M. Lillo (espresso.it)

LA DENUNCIA: Iraq, il buco nero della ricostruzione. Ex funzionario del governo: Sottratti o stornati 13 miliardi di dollari

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Tredici miliardi di dollari destinati alla ricostruzione rubati o spariti nel nulla. L`entità  delle frodi all`interno del governo iracheno, che avrebbe stornato o sottratto l`ingente somma con un complesso sistema di corruzione, è stata svelata da Salam Adhoob, ex capo investigatore della Commissione per l`integrità  pubblica, durante un`audizione alla Commissione politica del Partito democratico Usa. “Molti progetti non erano necessari, molti altri non sono stati realizzati. Miliardi di dollari versati nelle casse dei ministeri sono spariti”, ha detto Adhoop, dopo aver lasciato il Paese per motivi di sicurezza. Trentadue suoi colleghi sono stati assassinati.
“Corruzione diffusa”. Il funzionario della Commissione per l`integrità  pubblica racconta di aver riportato la notizia delle frodi all`Ispettorato generale Usa per la ricostruzione in Iraq. La portavoce dell`Ispettorato, Kristine Belisle ha dichiarato che `il lavoro di Adhoob viene seguito attivamente`. Adhoob è uno dei tre funzionari iracheni ad aver testimoniato ieri di fronte alla Commissione democratica. Anche Abbas S. Mehdi, ex dirigente dell`Agenzia per gli investimenti, ha parlato di `diffusa corruzione`, mentre un altro iracheno, che ha testimoniato in video con voce modificata per motivi di sicurezza, ha raccontato di legami tra funzionari governativi e membri di al-Qaeda per rubare petrolio dalla raffineria di Baiji, a sud-ovest di Kirkuk, e rivenderlo al mercato nero.
Forniture difettose. Adhoob ha lavorato tre anni alla Commissione, ascoltando le testimonianze di 200 persone, ed è stato costretto a lasciare il Paese a cause delle ripetute minacce di morte. Il sistema messo in piedi dai funzionari corrotti - secondo il suo racconto - si basava principalmente su due società  di facciata create dal ministero della Difesa. Le società  avrebbero dovuto comprare aerei, blindati, armi e altre attrezzature con fondi americani per 1,7 miliardi di dollari. Le società  vennero pagate, ma in alcuni casi consegnarono solo `una piccola quantità ` dei materiali e, in un caso, recapitarono una partita di giubbotti antiproiettile difettosi che non vennero mai usati.
Legami con al-Qaeda. Le società  applicarono sovrapprezzi a elicotteri militari e cercarono di vendere apparecchi con più di 25 anni di servizio. Invece di chiedere la restituzione dei pagamenti, sempre secondo Adhoob, il ministero della Difesa rinegoziò i contratti con le due società , accordandosi per la vendita di bagni chimici e cucine che non vennero mai consegnati. Alcune delle indagini dell`agenzia conducono alla scoperta di `progetti fantasma` mai realizzati, o casi di lavori eseguiti ben al di sotto degli standard di qualità  richiesti. In un altro caso, 24,4 milioni di dollari furono spesi per una centrale elettrica nella provincia di Niniveh che non fu mai costruita. Infine, alcuni dei fondi sarebbero stati stornati dal ministero della Difesa ad al-Qaeda e depositati in conti correnti in Giordania e altrove.

IL REPORTAGE: Messico e nuvole di coca. La guerra civile della droga

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Zamora, stato di Michoacan. Un commando composto da sole donne spara su un gruppo di persone e poi fugge. La Marquesa, Stato di Mexico. La polizia rinviene dodici cadaveri. Li hanno uccisi per vendetta. Avevano realizzato un tunnel per trasportare droga dal Messico agli Stati Uniti, una galleria con ascensore, minirotaia, luci. Poi qualcuno ha informato i federali e per loro è stata la fine. Villahermosa, Stato di Tabasco. Killer mascherati tappano la bocca per sempre ad Alejandro Fonseca, conduttore di un programma radiofonico che denunciava i sequestri di persona. Ayuta del Libres, Stato di Guerrero. L`ex sindaco Homero Rios è centrato da 22 proiettili mentre fa jogging insieme alla figlia. Tijuana, Stato della Baja California. Samuel Martinez, funzionario della polizia, viene assassinato poche ore dopo essere stato costretto a lasciare la sua carica. L`elenco potrebbe andare avanti per giorni in una lunga litania di morte e sangue che sta spingendo il Messico verso il baratro. Ci sono giorni in cui il Paese centro-americano supera, nella conta dei morti ammazzati, l`Iraq e l`Afghanistan. A Bagdad le decapitazioni sono ormai rare, in Messico sono quasi quotidiane, simbolo della guerra che si sta combattendo. Uno scontro totale: narcos contro narcos, banditi contro la legge, esercito contro polizia infedele. Con i trafficanti insolenti, truci, impuniti. Spadroneggiano a tal punto che si permettono di scrivere ai giornali, di mettere manifesti per reclutare poliziotti offrendo «buona paga, aiuto alla famiglia e benefit», di firmare le stragi con volantini a volte minacciosi - «è quella che spetta ai nemici» e irridenti «ha, ha, ha» lasciati sui cadaveri. Tanti cadaveri. Le cifre dicono molto. Tremila le vittime nel solo 2008. 25 miliardi di dollari il «giro» del traffico che importa la coca dalla Colombia per poi trasferirla sul mercato americano ed europeo. Cinquecentomila gli affiliati alle gang, dominate da sette grandi clan che smistano polvere emarijuana. Trentamila i militari schierati dal presidente Calderon per contenere la minaccia. E` un conflitto «di terra, di mare e dell`aria». Gli stupefacenti viaggiano in auto affidati a corrieri o attraverso le gallerie, a bordo di motoscafi - i go-fast - e di semisommergibili costruiti nella giungla, su piccoli jet acquistati da decine da prestanome. Ad accendere il tutti-contro-tutti è stata la perdita di potere del Cartello di Sinaloa, conosciuto anche come la «Federazione» e guidato da Joaquin «Corto» Guzman. Indebolito, diviso, attaccato dall`esercito e dai rivali, è stato trascinato in una faida che non vede fine. Ogni cambio di campo apre un nuovo fronte, con eliminazioni all`interno delle stesse famiglie. Contro Sinaloa si sono mossi il Cartello del Golfo agli ordini del clan Cardenas e quello di Ciudad Juarez, capeggiato dai Carillo Fuentes. Con Guzman si sono allineati a sorpresa due ex nemici, Ismael Zambada e Jorge Sanchez, transfughi dallo schieramento avversario. Sono invece la punta di lancia del Golfo i «Los Zetas», ex membri delle unità  speciali. Secondo la polizia ormai i killer hanno assunto un ruolo direttivo nella caccia a Guzman. Ed hanno diversificato le attività . Oltre a trattare droga, impongono il pizzo e compiono sequestri. Ad est, nella Bassa California, agiscono gli uomini del Cartello di Tijuana, comandato dagli Arellano Felix. Oggi il clan sarebbe guidato da Enedina, molto brava nel gestire i guadagni illeciti investiti in hotel, farmacie, cliniche. Dicono che si nasconda nella regione di San Diego. Il caso di Enedina è la consacrazione del ruolo delle donne del crimine. Una «rivoluzione rosa» che ha portato molte mogli e sorelle alla testa delle bande. Anche gli Arellano sono in lotta con Sinaloa per il controllo del «corridoio della polvere» che porta verso gli Stati Uniti. Un confronto che ha trasformato Tijuana in una città  tra le più pericolose al mondo e spinto decine di famiglie ad emigrare oltreconfine. Un esilio che non li mette al riparo dalle incursioni dei narcos: l`Fbi segnala, infatti, che le organizzazioni criminose operano anche sul territorio americano. Nel Sud della California si sono verificati numerosi sequestri di persone attribuiti a elementi messicani. Attività  illecite accompagnate da un massiccio acquisto di armi destinate ai loro «fratelli», che spesso superano come potenza di fuoco i militari. Meno influenti ma anche loro con il pugnale tra i denti, i fratelli Valencia del Cartello del Milenio (Michoacan) e l`organizzazione degli Amezcua Contreras, i re delle anfetamine. A Oaxaca provano a difendere il loro mercato i desperados di Pedro Diaz Parada. A Nord Ovest c`è il regno di Ignacio «Don Nacho» Coroner, personaggio vicino a quelli di Sinaloa, preferisce trattare anfetamine, prodotto molto richiesto negli Usa. Sono più ambiziosi e per certi versi sorprendenti i seguaci della «Familia michoacana ». Si presentano come giustizieri, redigono liste nere di trafficanti, usano vetture «clonate» della polizia, indossano persino delle divise confezionate apposta per loro. In realtà  sono dei narcos che vogliono una fetta del racket. Una volta erano alleati dei «Los Zetas», poi una parte si è staccata mettendosi in proprio. Tra i loro nemici il clan Valencia e quelli del Golfo. Secondo le autorità  la «Familia» è diretta da José Jesus Vargas alias «El Chango» e Nazario Moreno «El Loco», conta quasi 4 mila adepti, che ricevono uno stipendio mensile tra i 500 e i 2 mila dollari. La formazione è venuta alla ribalta il 15 settembre dopo un attentato tra la folla che festeggiava la festa dell`Indipendenza a Morelia (9 morti). Gli inquirenti hanno lanciato sospetti sulla «Familia » che ha reagito con sdegno annunciando alla stampa «una indagine parallela» e indicando come colpevoli gli ex alleati «Los Zetas». Comportamento singolare da chi è abituato a tagliare la testa al prossimo ma che conferma il piano dei narcos per sostituirsi alle autorità . I gangster non amano i giornalisti - spazzati via se osano ficcare il naso da qualche parte - ma non disdegnano la comunicazione. Persone di fiducia usano YouTube per propagandare le «imprese» degli assassini in tuta nera, per sfoggiare i loro arsenali e per sbeffeggiare i rivali. Ricorrono a poster e striscioni per «commentare» un evento o lanciare messaggi. Coinvolgono i cantanti di narcocorridos, una musica assai popolare nella regioni settentrionali, per celebrare i padrini. Gli artisti - alcuni delle vere star - sono considerati a questo punto dei «soldati», dunque dei possibili obiettivi. Almeno 17 sono diventati carne asada, colorita espressione per indicare il loro omicidio. Il presidente Calderon ha cercato di rispondere alla sfacciata sfida schierando l`esercito al posto di una polizia corrotta e a corto di mezzi, provando a sostituire gli ufficiali infedeli, cercando di ottenere la collaborazione internazionale. Una strada piena di ostacoli. Il vicino americano ha prima promesso un pacchetto di 1,5 miliardi di dollari, poi ridotti di un terzo dal Congresso. Il repulisti interno si è scontrato con complicità  e omertà . Non pochi funzionari sono stati assassinati per colpa del tradimento dei loro colleghi. Ed è accaduto che alcuni dirigenti abbiano preferito lasciare la carriera (o fuggire) piuttosto che rimanere in commissariati diventati dei piccoli Fort Apache. Vita difficile anche per chi ha mostrato di avere fegato. Il generale Sergio Aponte Polito si è conquistato la fama di duro non dando tregua al clan Arellano Felix in Baja California con centinaia di arresti e la confisca di tonnellate di droga. Deciso a spezzare le scandalose collusioni tra autorità  e malaffare, l`alto ufficiale ha denunciato pubblicamente il capo della unità  antisequestri ed un magistrato. Polito ha alimentato l`immagine di generale risoluto viaggiando sempre in un corteo composto da veicoli armati di mitragliatrici, mantenendo il segreto sulle sue attività , dormendo all`interno di una caserma-bunker. Ma forse ha esagerato con i suoi atteggiamenti un po` guasconi. E una sera il generale sarebbe rimasto coinvolto in una baruffa in locale di Mexicali. Un incidente seguito dal suo trasferimento, presentato dal governo come un normale rotazione di posti. La storia di Polito è solo un affresco messicano in uno scenario che si estende ad altre latitudini. Sarebbe un errore pensare che l`emergenza sia una questione puramente locale. La globalizzazione del crimine ha ampliato i suoi confini. Una recente indagine dei carabinieri del Ros ha dimostrato i rapporti di affari tra narcos messicani e `ndrangheta calabrese attraverso una complessa triangolazione via New York. Solo un tentacolo di una piovra che può soffocare chiunque. Guido Olimpio