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VERGOGNA: Guerra sulla bandiera della pace. Verona ai missionari: è di sinistra. Padre Zanotelli: ora ci diano l`Arena

VERONA - Sul balcone di Giulietta non sventola la bandiera arcobaleno. La Carovana della pace domenica passerà  per Verona in incognito. Una festicciola privata nel piazzale del Tempio Votivo, quasi a casa propria. «La nostra dignità  non ha prezzo» dice don Giuseppe Pizzoli, direttore del Centro diocesano. Gente così, i missionari. Allergici alle imposizioni. Esattamente 100 giorni fa gli organizzatori locali della Carovana missionaria di pace avevano inoltrato richiesta per l`utilizzo di piazza Bra e di palazzo della Gran Guardia. Sembrava una formalità . Con calma, in data 17 settembre la Giunta comunale formalizzava il suo no. L`unico in Italia, visto che arrivava dopo gli scontati via libera di città  non bolsceviche come Milano, Brescia, Reggio Calabria, Agrigento. Il dettaglio forse induceva un ripensamento. Peggio la toppa del buco, come dicono anche da queste parti. «A seguito di un riesame della pratica», l`assessore all`Edilizia Vittorio Di Dio era «lieto di comunicare» il parere favorevole alla concessione degli spazi richiesti. Con una postilla. «Quanto sopra, con il vincolo di omettere qualsivoglia riferimento partitico e di esporre unicamente bandiere istituzionali». Dopo una richiesta di chiarimento, l`assessore precisa che tra i riferimenti partitici da celare va compresa anche la bandiera della pace, «trasformata in questi anni nel simbolo dell`estrema sinistra».
I missionari rispondono a stretto giro di posta spiegando a Di Dio che si può tenere le sue piazze. «Noi teniamo molto alla nostra libertà  e autonomia». Nella sua lettera, oltre a ricordare che la Caravana è una veneranda iniziativa di natura religiosa, don Pizzoli non dà  completamente torto all`assessore. «Il fatto che questo simbolo — scrive — sia stato anche abusivamente assunto da una parte politica con quella che potrebbe essere considerata una appropriazione indebita, ci rammarica, ma non ci toglie il diritto di continuare ad usare la bandiera della pace come espressione propria del nostro movimento ecclesiale in favore della pace, dono di Dio per gli uomini e per tutti i popoli». Fino a qui il carteggio tra i missionari e l`assessore. Ma Verona non è un posto qualunque. È il laboratorio della comunione d`intenti tra i gruppi tradizionalisti cattolici, la Lega Nord e la destra radicale. Un esperimento politico che ha nel sindaco Flavio Tosi il demiurgo che ha sdoganato anche gli skinheads nominando capogruppo della sua lista l`ex cantante dei «Gesta bellica», gruppo di riferimento delle teste rasate. La settimana scorsa Gianluca Iannone, fondatore del centro sociale romano «Casa Pound», ha aperto la prima sede distaccata della sua creatura.
«Non potevamo farlo che qui — ha detto entusiasta —. Verona è la casa della destra». Un paio di assessori, presenti tra il pubblico, l`avrebbero fulminato. C`è un elevato grado di suscettibilità  su certi temi, e non riguarda soltanto gli orgogliosi missionari. «Non ci siamo proprio capiti». Vittorio Di Dio ne fa una questione di dimensioni. I religiosi volevano appendere una bandiera arcobaleno di trenta metri sulla facciata della Gran Guardia. «Non abbiamo dato il permesso neanche ai manifesti della mostra sul Mantegna». Il Centro missionario diocesano allega in copia i documenti ufficiali per negare di aver mai chiesto di esporre stendardi oversize. L`assessore di An, tessera risalente al 1972, non rimpiange nulla. «Sono stato soltanto ingenuo. Li ho messi in condizione di fare i duri e puri sfruttando una polemica strumentale. Ma confermo il giudizio: quella bandiera è ridondante. Visto che abbiamo concesso gratuitamente l`uso della piazza, rivendico almeno il diritto di decidere cosa mettere o non mettere. E alle ultime elezioni mi pare di ricordare che la sinistra radicale si chiamava proprio arcobaleno, o no? Forse ho sottovalutato il fatto che noi di Verona siamo sempre sotto esame». Sarà  per quello.
L`eccesso di zelo dell`assessore, così lo definiscono fonti vicine a Tosi, ha comunque rimesso l`amministrazione comunale in una luce ambigua. Un assist a porta vuota per l`opposizione. «Nel dicembre 2007 — ricorda Emanuele Ammaini, coordinatore cittadino del Pd — il sindaco e alcuni assessori marciarono alla testa di un corteo con simboli dell`estrema destra, evidentemente ritenuti meno minacciosi della bandiera della pace». Protestano il Pd, protestano gli studenti, protestano tutti. «Vogliono farla sembrare una questione di principio, ma giuro che non è così» si discolpa Di Dio. Tra i gruppi missionari che organizzano la carovana ci sono anche i Comboniani, movimento creato a metà  dell`Ottocento dal veronese di adozione san Daniele Comboni. Padre Alex Zanotelli chiede a Tosi un gesto riparatore: «Perché non concedi l`Arena?». Non sarebbe una novità . Il fondatore dei Beati costruttori di pace, don Albino Bizzotto, si scioglie nel ricordo dell`anfiteatro pieno di fedeli. Accadde per sette anni di fila, dal 1986 al 1993. «I nostri appuntamenti all`Arena erano il momento ecumenico più bello, gioioso e condiviso che si poteva immaginare in quel periodo. E Verona, con la sua tradizione missionaria era davvero la cornice ideale». Altri tempi, pare. Marco Imarisio

Zanotelli: Tosi concedici l`Arena
Provocazione di padre Alex, che torna sul divieto dell`amministrazione di sventolare le bandiere della pace a Verona. «Non si ha minimamente il senso né della storia recente della città  né della storia della bandiera arcobaleno». Don Bizzotto: «Oggi non siamo più chiamati a lavorare per la pace degli altri, ora il conflitto lo abbiamo in casa». «Caro Tosi perché non concedi l`Arena a coloro che si danno da fare per la pace, ricollegando la città  alle memorabili iniziative dei Beati i costruttori di pace?». È l`appello di Alex Zanotelli al sindaco di Verona, Flavio Tosi, per chiudere la vicenda del divieto all`uso delle bandiere arcobaleno, imposto alla Carovana missionaria della pace, che sarà  in città  il 28 settembre e il 1 ottobre. Secondo il missionario, che sta animando il segmento Sud della Carovana, che oggi fa tappa a Cisternino (Lecce), cittadina tappezzata per l`occasione di bandiere della pace, la scelta-divieto dell`amministrazione comunale di Verona indica che «non si ha minimamente il senso né della storia recente della città  né della storia della bandiera arcobaleno. La bandiera ha sventolato all`Arena di Verona negli anni `80 e `90; la città  ha una tradizione ed è davvero abituata a questo simbolo che chiede di smetterla con le logiche di guerra e di morte e che si vada verso un mondo dove i conflitti sono risolti senza ricorrere alle armi». «Mi sono quindi molto meravigliato che il sindaco Tosi ` che non ho mai incontrato e che mi auguro di poter incontrare per parlare serenamente ` sia arrivato ad una scelta del genere. Comunque, può sempre tornare sui suoi passi concedendo l`Arena al movimento per la pace. Così che l`anfiteatro torni ad essere simbolo di un mondo altro da quello che abbiamo». Un protagonista di primo piano delle `Arene` è don Albino Bizzotto, che ha fondato negli anni `80 l`associazione Beati i costruttori di pace. Ci ricorda che le `Arene` si snodarono così: 1986 ottobre, 1987 giugno, 1989 ottobre (con don Tonino Bello), 1991, 1993. E rimarca: «Questo darci appuntamento all`Arena era il momento ecumenico più condiviso, più gioioso e più straordinario che si potesse immaginare in quegli anni. Verona aveva, e ancora ha, una grande tradizione missionaria e l`Arena è questo luogo straordinario che nell`accogliere rimane aperto al mondo». Don Albino è poco incline alle nostalgie: «Certo sarebbe bello poter ripartire dall`Arena. Però non dobbiamo dimenticare che nel frattempo il movimento è cambiato: allora nella chiesa c`era diffidenza verso il movimento per la pace, ma nel contempo c`era attesa; oggi il movimento si è articolato in molti rivoli, sia nella chiesa sia nella società , si è diffuso ma si è anche frammentato. Viviamo un momento che non definirei peggiore: è un momento diverso». Un momento che don Albino vede così: «Oggi il nostro mondo sta vivendo conflitti e contraddizioni che non sono più quelle dell`inizio degli anni `80. Oggi non siamo più chiamati a lavorare per la pace degli altri, oggi il conflitto lo abbiamo in casa e siamo chiamati a cambiare il nostro atteggiamento, tenendo sempre al centro la persona umana».

Denuncia Prc: militari francesi sparano durante un salvataggio di migranti

«Militari francesi della missione Frontex hanno sparato colpi di mitra durante un`operazione di salvataggio di alcuni migranti che stavano per annegare al largo di Lampedusa. Le armi, poi, sono state tenute spianate contro i naufraghi fino all`entrata in porto nonostante non ci fosse alcun pericolo». Lo denuncia Giusto Catania, europarlamentare di Rifondazione Comunista, in un`interrogazione inviata alla Commissione Europea. «Nella notte tra il 23 e il 24 settembre scorso e, in seguito, la sera del 24 settembre - si legge nell`atto ispettivo - la nave “Arago P675″, apparentemente facente parte della Marina Militare francese e svolgente funzioni di Guardiacoste, ha soccorso e trasportato a Lampedusa un gruppo di migranti. La nave aveva a bordo almeno sei ufficiali in uniforme militare, armati di mitra e manganelli». Nel corso del secondo recupero, secondo quanto afferma l`europarlamentare del Prc riportando i racconti dei migranti, «a causa della tensione causata da un errore durante la manovra di avvicinamento, i militari hanno sparato alcuni colpi di mitra in aria». «In seguito, gli stessi avrebbero mantenuto i mitra puntati contro i naufraghi per tutto il tragitto e fino all`entrata in porto a Lampedusa - sostiene Catania - Fatto che può essere testimoniato sia da operatori umanitari presenti che da fotografie e filmati in nostro possesso”. Nell`interrogazione, quindi, l`europarlamentare chiede alla Commissione di verificare “se sono state utilizzate armi nelle operazioni di recupero svolte sotto l`egida di Frontex e se si ritienga conforme al mandato dell`agenzia l`uso di mitra puntati contro i migranti soccorsi anche in assenza di pericolo».

MSF IN PAKISTAN: “Bimbi malnutriti, tanti non ce la fanno”

ROMA - Per diversi anni le equipe di Medici senza frontiere (Msf) in Pakistan hanno gestito cliniche e i centri sanitari nelle regioni confinanti con l`Afghanistan dove l`insicurezza diffusa, causata dalla guerra, ha avuto un grave impatto sulla sanità . Ma è ormai chiaro che vi sono altre zone rurali in Pakistan, dove molte persone trovano grande difficoltà , o sono del tutto impossibilitate ad accedere a cure mediche alla loro portata economica.
RISCHIO SANITARIO - Questa situazione è particolarmente diffusa nella provincia orientale del Baluchistan che presenta una delle peggiori situazioni sanitarie del paese. La vita qui è dura, con inverni freddi e secchi, ed estati molto calde. Ci sono ripide montagne aride nel nord della provincia, e deserti nel sud che finiscono nella valle di Indus. «Abbiamo cercato di lavorare nell`est del Balochistan, su base permanente, per diversi anni - spiega Chris Lockyear, capo della missione di Msf in Pakistan -. Il nostro nuovo programma nel distretto di Jaffarabad spera di affrontare alcune delle esigenze più grandi».
REGIONE CONTESA - La regione orientale della provincia di Baluchistandel Pakistan è ricca di riserve di gas e per questo motivo è stata teatro di un conflitto interno vecchio di 30 anni. «Oltre a rispondere alle alluvioni del 2005 e il terremoto, per molti anni Msf ha lavorato in zone di frontiera con l`Afghanistan, dove il deteriorarsi della sicurezza su entrambi i lati del confine, ha avuto un grave impatto sulla sanità  - afferma Chris Lockyear, capo missione di Msf in Pakistan -. Ma è importante non dimenticare coloro che vivono in situazioni sanitarie precarie in altre zone del paese».
MORIRE DI DISSENTERIA - Nel giugno dello scorso anno, il ciclone Yemyin ha portato le inondazioni nel Balochistan. «Ho fatto parte di una grande equipe di Msf giunta nella città  di Usta Muhammad - afferma Ahmed Bilal medico pakistano che lavora per Msf -. Abbiamo iniziato a lavorare in un settore molto difficile da raggiungere, e una volta lì, abbiamo visto quali fossero le terribili condizioni. Interi villaggi erano stati distrutti e abbiamo allestito centri di trattamento all`aperto. Msf ha curato circa 3mila persone nel giro di due settimane. Avevamo sentito di una zona in cui vi erano bambini che morivano di dissenteria, dopo delle rapide valutazioni, è arrivata la conferma che si trattava di colera. La base di Msf a Islamabad ha immediatamente fatto arrivare kit medici e logistici specifici e abbiamo istituito sei centri di trattamento per il colera. Abbiamo curato più di 300 bambini. Prima del nostro arrivo quattro bambini erano morti di colera, ma dopo aver istituito i centri di trattamento non ci sono stati più decessi. Le condizioni in cui lavoravamo erano molto, molto difficili, con poca acqua e cibo. Abbiamo coperto l`intera zona e i funzionari regionali hanno davvero apprezzato il lavoro di Msf hanno detto che MSF era in prima linea, ed era la prima ad arrivare in queste condizioni terribili.
BAMBINI MALNUTRITI - «Ho lavorato con Msf per più di tre anni e ho visto molti luoghi, e credo davvero che il Baluchistan orientale sia uno dei posti che ha più bisogno di aiuto. La terra in Baluchistan è una delle più ricche, ma la maggior parte di essa è proprietà  di pochi e la maggioranza delle persone lavora come operai a giornata. I lavoratori spesso non possono pagare il cibo per se stessi e per i loro figli. Le madri sono spesso molto malnutrite e nel periodo di allattamento, non hanno cibo a sufficienza da dare ai loro bambini. Le acque reflue finiscono nei canali di acqua potabile che vengono utilizzati per bere, cucinare e per tutto. Il numero di casi di diarrea, tifo ed epatite è molto elevato, in queste condizioni i bambini diventano rapidamente malnutriti». Nel luglio di quest`anno abbiamo fatto una rapida indagine nutrizionale e abbiamo trovato alti tassi di malnutrizione in questa zona. Quindi abbiamo concordato con le autorità  l`avvio di un programma nutrizionale. Stiamo lavorando in un vecchio ospedale costruito nel 1944 con 40 posti letto. E` in pessime condizioni, e abbiamo allestito un reparto separato occupato dalle persone che vengono da tutta la regione. Essi sanno che ci sono nuovi medici in ospedale, “i medici per i bambini deboli” li chiamano. Se le persone hanno un bambino malnutrito in casa lo portano al nostro programma».
VISITE A DOMICILIO - Le équipe stanno visitando un numero crescente di pazienti di giorno in giorno. Una delle più grandi sfide è fare in modo che i pazienti continuino il trattamento dopo la prima visita in ospedale. «Avere vari operatori che possono visitare i pazienti a casa è molto importante perché alcune persone non tornano per il check-up e non prendono quindi la loro prossima razione di cibo terapeutico - spiega Shah Aleem, anch`egli di Msf -. Le persone qui sono molto povere e non possono pagarsi il trasporto. Il 90 per cento delle madri in questa zona lavora quotidianamente, come operaie, soprattutto nei forni per mattoni, mescolano creta per fare mattoni crudi, o lavorano in campi di riso. Sono impegnate dalle 8 alle 10 ore, a temperature fino a 50 gradi nel mese di luglio, e se non lavorano un giorno intero non vengono pagate. Quindi è molto difficile trovare il tempo per venire in ospedale. Così andiamo noi nelle loro case».
SFIDE DA VINCERE -
Essere accettati è anche una sfida quando si inizia a lavorare in una nuova area. «Una madre aveva portato i suoi 2 bambini di due anni a dorso di asino - continua Shah -. Il bambino era gravemente malnutrito, gli abbiamo dato del cibo terapeutico e alimenti ricchi di vitamine e minerali. La prima volta la madre era venuto da sola, ma poi ha portato il suo bambino per un check-up accompagnata dalla suocera. Il bambino stava migliorando, ed entrambe le donne si sono commosse. Il bambino aveva carenza di vitamina probabilmente fin dalla nascita ed era cieco. Hanno spiegato che passava le giornate sdraiato a terra ma ora è più attivo e mostra segni di vivacità . Ho visto le lacrime di gioia e di felicità  sul volto della madre. Questa è la cosa migliore, meglio delle parole, e mi fa sentire che quello che stiamo facendo è veramente utile. Dopo che questa famiglia è tornata al suo paese, abbiamo avuto più di trenta pazienti provenienti da quella zona, quindi è chiaro che Msf è ora conosciuta anche li».
NUTRIZIONE E PREVENZIONE - Per ora MSF ha iniziato un programma nutrizionale, ma Bilal suggerisce che Msf avrà  bisogno di fare di più in futuro: «La tubercolosi è diffusa; così come l`epatite; le condizioni generali di salute sono molto precarie; non esiste praticamente consapevolezza circa l`educazione alla salute; la mortalità  materna è molto elevata, e non ci sono reparti di chirurgia cesarea in questo distretto. L`ospedale più vicino è a 200 km di distanza, ma le persone sono troppo povere per spostarsi. L`assistenza sanitaria in questa zona è praticamente inesistente. Per le persone all`interno e intorno Usta Muhammad penso ci sia un grande bisogno di Msf”.

1908-2008: Il maestro Monicelli sceneggiatore di un film sul terremoto di Messina

Mario Monicelli, 93 anni e un nuovo progetto cinematografico dopo il documentario Vicino al Colosseo c`è Monti, passato anche alla Mostra del cinema di Venezia. S`intitola Intervento divino, Monicelli ne ha scritto soggetto e sceneggiatura, “ma non intende dirigerlo, piuttosto vorrebbe affidarlo ad un grande del cinema che già  è stato contattato ma che per ora non è confermato”. Lo spiega Gianvito Casadonte, il produttore del documentario su Monti che, dopo aver conosciuto Monicelli al Magna Graecia Film Festival di Soverato, è ora impegnato nella preparazione del film. “Il mio nuovo progetto è invece ispirato da un racconto di mio padre Tommaso sul catastrofico terremoto di Messina del 1908 di cui ricorre quest`anno il centenario“, spiega Monicelli. Si tratta di una storia personale, che il giornalista Tommaso Monicelli raccontò al figlio, “storia di una tragedia, come il terremoto, vista con un risvolto comico”, spiega Casadonte che definisce il progetto “ambizioso”.

MESSINA, FINALMENTE LA DELEGA ALL`ASSESSORE FORTUNATO ROMANO: SI OCCUPERA` DI TSUNAMI… GIUSEPPE PUGLISI DI FUNGHI EPIGEI!


FORTUNATO ROMANO

Buzzanca ha anche sciolto il nodo relativo all`assessore senza delega. Nominato alla fine di luglio, il deputato regionale Fortunato (speriamo, con le deleghe che si ritrova!) Romano è rimasto fino ad oggi senza delega. Stamattina, il sindaco gli ha attibuito competenza sulla Protezione Civile, ai Rapporti con l`Università  ed all`Innovazione, che nel dettaglio riguarda il Piano di emergenza comunale - Piano rischio incendi ` Piano rischio industriale ` Piano rischio tsunami ` Coordinamento attività  di gestione e di simulazione delle emergenze territoriali ` Coordinamento attività  di verifica ed attuazione Piani di pronto intervento evacuazione scuole ` Interventi igienico sanitari per la pulizia spiagge e dei torrenti ` Discariche per RSU e materiali inerti ` Organizzazione e gestione dell`Autoparco comunale ` Rapporti con l`Università  e Politiche per l`innovazione tecnologica.

GLI ASSESSORI CHE HANNO CAMBIATO DELEGHE
Ad Elvira Amata, assessore all`Ambiente, arredo urbano, progetti speciali per le periferie competono: la Progettazione, esecuzione, manutenzione, gestione e vigilanza dei lavori di giardinaggio (con gestione vivai comunali) e arredo urbano (ville, piazze e parchi); - Educazione ambientale; - Osservatorio e Consulta dell`ambiente; - Rapporti con le associazioni ambientalistiche; - Acquario comunale; - Convenzioni con i privati per la creazione e gestione del verde pubblico comunale; - Salvaguardia ambientale; - Politiche energetiche; - Interventi igienico sanitari nei mercati comunali; - Vigilanza ed iniziative per la salvaguardia dell`ambiente e misure contro l`inquinamento acustico, atmosferico, elettromagnetico e delle acque; - Pulizia degli stabili comunali e giudiziari; - Polizia mortuaria; - Edilizia cimiteriale; - T.S.O.
A Carmelo Capone, assessore alle Politiche del lavoro, sicurezza luoghi di lavoro, mobilità  urbana, competono la Formazione Professionale; - Sicurezza sui luoghi di lavoro; - Progettazione, esecuzione, manutenzione, gestione vigilanza di: parcheggi, segnaletica stradale ed impianti semaforici, piste ciclabili; -Vigilanza e poteri di indirizzo sull`A.T.M. per la gestione della Tranvia; - Disciplina del traffico e della circolazione; - Attuazione del Piano Urbano del Traffico; - Attuazione del Piano per la dislocazione dei distributori di carburanti.
A Giuseppe Puglisi, assessore al Commercio ed artigianato, competono la Disciplina del commercio e della rete di distribuzione di vicinato, medie e grandi strutture; - Piano Commerciale; - Disciplina delle attività  di barbieri, parrucchieri e mestieri affini; - Vigilanze e misure sanzionatorie in materia annonaria e commerciale; - Progettazione, esecuzione, manutenzione e gestione sui lavori di edilizia annonaria; - Mercati Comunali; - Politiche per lo sviluppo dell`artigianato; - Rapporti con Enti ed Istituzioni che si occupano di commercio ed artigianato; - Osservatorio dei prezzi; - Osservatorio economico; - Politiche per lo sviluppo dell`agricoltura e della caccia; - Attività  per il rilascio dei tesserini per la raccolta dei funghi epigei spontanei in Sicilia.
A Gianfranco Scoglio, assessore ai lavori pubblici ed allo Sviluppo economico, competono la Progettazione, esecuzione e vigilanza dei lavori di realizzazione di: nuovi impianti, strade comunali ed opere di urbanizzazione primaria e secondaria; - Espropriazioni ed occupazioni d`urgenza; - Politiche per lo sviluppo economico della città  metropolitana; - Coordinamento iniziative finalizzate all`acquisizione di finanziamenti statali e regionali; - Politiche per l`integrazione e lo sviluppo dei Paesi euromediterranei; - Sportello unico per le imprese; - Programmi complessi.

SPRECOPOLI: Giustizia in crisi, ma le ferie restano scandalo

Mentre tutto il paese considera la sicurezza il bene primario, mentre i tempi mostruosi della giustizia ci allontanano sempre di più dall`Europa e garantiscono una sostanziale impunità  a qualunque crimine, il governo rinuncia anche a intervenire sull`elemento più banale dell`arretrato giudiziario. Anche il ministro Angelo Alfano, come molti dei suoi predecessori, si è arresto: le ferie dei tribunali italiani non verranno ridotte. Come si è spesso scritto, l`Italia è l`unico paese dove l`attività  dei tribunali si ferma per 45 giorni: dal primo agosto al 15 settembre non ci sono udienze. In realtà , in molti palazzi di giustizia le vacanze comunciano addirittura dal 15 luglio. Una situazione assurda, priva di motivazioni concrete. Che contribuisce ad aumentare la montagna di cause in sospeso, che marciscono senza arrivare a sentenza.
A parole tutti sono pronti a tagliare queste ferie, limitando la chiusura al mese di agosto. E, come ha raccontato Peter Gomez in un`inchiesta pubblicata ne L`espresso numero 38, sembrerebbe che la lunga sospensione faccia più comodo ai magistrati che agli avvocati. Attualmente però a perderci la faccia è soprattutto il ministro. Che a giugno aveva annunciato la riapertura per decreto dei tribunali sin dal primo settembre di quest`anno. Uno dei tanti proclami slogan di questo governo sul tema della sicurezza: il periodo di chiusura è rimasto intatto. E adesso si scopre che anche il tentativo di inserire la riduzione delle ferie in un disegno di legge, con tempi molto lunghi, è saltata. D`altronde, non sembra che rendere i processi più rapidi sia una priorità  dell`esecutivo. Ecco cosa scriveva Peter Gomez nella conclusione della sua inchiesta: «l governo Berlusconi, proprio mentre Alfano annunciava la sua rivoluzione, ha pianificato una serie di tagli alle spese (210 milioni di euro per il 2009, 250 per il 2010 e 442 per il 2011) difficilmente conciliabili con la celerità  dei processi. Già  oggi il personale amministrativo è gravemente sotto organico (meno 12,5 per cento) e da tempo non si pagano più gli straordinari. Per questo a Milano, Torino e Firenze, i tribunali monocratici penali, e in qualche caso le corti d`appello, sono costretti a chiudere alle 14. Senza cancellieri non si può far udienza. Il risultato? Decine di migliaia di processi in meno. Solo all`ombra della Madonnina è stato calcolato che se le dieci sezioni del tribunale potessero abbassare la saracinesca alle 17 ogni anno verrebbero celebrati 4000 dibattimenti in più. Due o tre settimane di lavoro “aggiuntive” potrebbero servire. Ma a questo punto se ne riparlerà  nel settembre 2009. Sempre che prima d`allora la giustizia non abbia definitivamente chiuso i battenti. Non per ferie, ma per bancarotta».