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LA STORIA SIAMO NOI! IL RITORNO DEL FASCISTA LICIO GELLI: ‘SOLO BERLUSCONI PUO’ ANDARE AVANTI’. L’INTERVISTA VIDEO DELLE IENE AL VENERABILE…

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FIRENZE - Nell’attuazione del Piano di rinascita democratica “l’unico che può andare avanti è Berlusconi”. Lo ha detto l’ex Gran maestro della P2. Licio Gelli, a Firenze, dove ha presentato il programma tv ‘Venerabile Italia’. Gelli sarà protagonista di una ”ricostruzione inedita” della storia del Novecento in Italia: dalla Guerra di Spagna agli anni Ottanta, dalla P2 al crack del Banco Ambrosiano. La conduttrice e autrice del programma Lucia Leonessi ha raccolto le testimonianze di Gelli a Villa Wanda, di Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell’Utri. Lo stesso Gelli sarà in studio per l’ultima puntata, dedicata alla sua attività di poeta. Le otto puntate da lunedì prossimo fino a dicembre andranno in onda su Odeon Tv. Gelli, nel corso della conferenza stampa, ha risposto alle domande dei cronisti su passato e presente d’Italia, passando dalla riforma della scuola alla politica, fino alle vicende giudiziarie di Marcello dell’Utri. Politica. A proposito del giudizio di Berlusconi e del suo Piano di rinascita democratica, Gelli ha chiarito che il premier è “l’unico che può andare avanti non perché era iscritto alla P2 ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora è in momento di debolezza perché usa poco la maggioranza parlamentare”. Gelli ha quindi precisato di non condividere il governo Berlusconi “perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza”. Gelli ha anche commentato il cosiddetto ‘Lodo Alfano’: “L’immunità ai grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia e che non si macchiano mai”. Fini. ”Avevo molta fiducia in Fini - ha detto Gelli - perché aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante. Oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato”. Partiti. Quanto ai partiti, ai giornalisti che gli chiedevano se ci sia una forza politica che ha messo in pratica il Piano rinascita democratica, Gelli ha risposto che ”tutti si sono abbeverati, tutti ne hanno preso spunto”, però, ha notato, ”i partiti veri non esistono più, non c’è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica”. Riforma Gelmini. “In linea di massima sono d’accordo con la riforma Gelmini perché ripristina un po’ di ordine”, ha detto l’ex Gran maestro della P2. “Il maestro unico è molto importante - ha spiegato - perché, quando c’era, conosceva l’alunno. Poi il tema dell’abbigliamento è importante perché l’ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito, e poi la confidenza tra alunno e professore dovrebbe essere limitata”. “Studenti in aula e non in piazza”. E a proposito della manifestazioni di piazza “non ci dovrebbero essere, gli studenti dovrebbero essere in aula a studiare - ha sottolineato Gelli -. Nelle piazza non si studia; se viene garantita la libertà di scioperare dovrebbe essere tutelato anche chi vuole studiare, e molti in piazza non ne hanno voglia. Dovrebbe essere proibito di portare i bambini in piazza perchè così non crescono educati”. “Dell’Utri? bravissimo”. “Marcello Dell’Utri è una bravissima persona, onesta e di profonda cultura, non credo che sia mafioso”, ha detto l’ex Gran maestro. “C’è una sentenza che Dell’Utri si trascina dietro - ha aggiunto - e che sarà tirata fuori al momento opportuno perché tutto è guidato. La magistratura prende decisioni su teoremi e non su prove e su Dell’Utri il processo non ha fatto chiarezza”. Magistratura. “Se oggi in Italia c’è un potere forte, costituzionale, è la magistratura, perché quando sbaglia non è previsto risarcimento del danno”. Stragi e terrorismo. “Le stragi ci sono sempre state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ‘60. Se domani tornassero le Br ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel paese”. Secondo Gelli “le stragi sono frutto di guerra tra bande”. Massoneria. “In Italia - ha sottolineato Gelli - poteri forti ora non ce ne sono e non ce ne sono mai stati. Oggi la massoneria non esercita nessun potere. Ci sono tre, quattro comunioni che contano e che dovrebbero chiedere che gli elenchi dei massoni non debbano essere consegnati al commissariato”. “La P2 era riservata, non segreta, ed è stata perseguitata per distogliere l’attenzione da altre questioni”. Reazioni. Per Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, è “sconcertante che dal Popolo delle Libertà non giunga una parola a commento delle dichiarazioni di Gelli che, tra le tante cose gravi dette, indica nell’attuale capo del governo l’unico erede del Piano di rinascita democratica”. “E’ dall’inizio della legislatura che sosteniamo questa tesi: il programma di governo di Berlusconi ed il piano di Gelli sono la stessa cosa”, afferma il capogruppo alla Camera dell’Idv, Massimo Donadi. “Tornano i fantasmi del passato ed è inquietante che in vada in onda l’autocelebrazione di Licio Gelli e un nuovo tentativo di inquinare la vita pubblica”, afferma Rosy Bindi, del Pd, vicepresidente della Camera.

LA RIFLESSIONE: Bisogna che qualcuno più addentro alle cose di noi ci spiegasse il significato dell’ingresso nella scena televisiva italiana di Licio Gelli. Non credo che si tratti di un’operazione commerciale basato sullo sfruttamento della popolarità e della curiosità che il personaggio può suscitare. Una persona che avrebbe molto da raccontare sul ruolo dei generali e delle multinazionali in eventi drammatici dell’America Latina e che in Italia ha avuto in ginocchio ai suoi piedi personaggi come Berlusconi, Cicchitto e tanti altri eminenti esponenti della politica e della finanza, non credo che decida di fare un passo cosi’ delicato senza avere vagliato bene i pro ed i contri ed il progetto dentro cui inserirlo. Intanto credo che si tratti della legittimazione della loggia P2 quale agente della storia italiana degli ultimi trenta anni e dell’aperta dichiarazione della sua presa del potere attraverso Berlusconi (che viene dichiarato continuatore e realizzatore del “Venerabile”). Il commento di Gelli alla legge Gelmini sanziona la piena corrispondenza del programma di questo Governo al Piano di Rinascita rispetto il quale magari è un passo ancora più avanti. Forse l’esistenza di un programma televisivo di Gelli si propone di condizionare l’operato di personaggi? Avrà un ruolo ricattatorio forse quanti ancora residuano a stare nelle regole della vecchia Repubblica dopo che la sinistra è stata estromessa, il pci è stato colonizzato dai liberisti, i sindacati sono in funzione degli interessi confindustriali (vedi vicenda Alitalia). Chi ancora non è stato “normalizzato” dalla massoneria nera di Gelli? E quanto dovremo cercare di capire nei prossimi giorni. Le prossime “riforme” della Costituzione si faranno con gli imput che ha già dato a berlusconi ed altri e che lo stesso Gelli commenterà in diretta. Pietro Ancona

TAORMINA PUNTA SUL ROSSO: Il sottosegretario Brambilla sponsorizza il Casinò di Taormina

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«Ben venga la riapertura della casa da gioco di Taormina. Sarebbe un grande aiuto e giovamento per il turismo dell’Isola. I casinò danno impulso e competitività al turismo. Per questo che ben vengano in Sicilia e altrove». Lo ha detto il sottosegretario della presidenza del Consiglio con delega al Turismo Michela Brambilla a Palermo, in occasionedella sigla del protocollo d’intesa tra il dipartimento del Turismo della presidenza del Consiglio e la Regione siciliana, su «La conduzione a sistema del turismo siciliano». Il documento è stato firmato dal sottosegretario Brambilla, dal presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e dall’assessore regionale al Turismo e ai trasporti, Titti Bufardeci. Il protocollo prevede la realizzazione di un polo formativo regionale per l’eccellenza, investimenti per la mobilità turistica e la rete dei trasporti, il potenziamento di sistemi di ospitalità diffusa, la creazione di circuiti commerciali per l’extra ricettivo, l’incremento della dotazione tecnologica, interventi per i sistemi museali e culturali, sviluppo del turismo congressuale. «Si tratta di un primo passo – ha detto l’assessore regionale al Turismo, Titti Bufardeci – che ci porterà a siglare specifici accordi di programma quadro sui temi che sono oggetto del protocollo d’intesa. Per il turismo siciliano è una grande opportunità. La Sicilia ha delle enormi potenzialità turistiche ancora non espresse. Ed è proprio per questo che stiamo lavorando con grande impegno per creare un sistema di eccellenze che renda competitiva la nostra offerta turistica sul mercato mondiale». Il sottosegretario brambilla ha anche evidenziato le difficoltà del settore. «Dopo anni di stallo, nel 2008 si è registrato un calo di competitività con perdite che variano tra il 5 e il 15%, con punte fino a 17% negli arrivi nel Mezzogiorno». «Per compensare il gap di decenni – ha aggiunto Michela Brambilla – bisogna ripartire dalla Sicilia che è la Regione dopo la Toscana più conosciuta all’estero e che ha fornito le migliori performance». Il Mediterraneo, è stato sottolineato, è la principale area turistica mondiale e conserverà questa posizione anche in futuro anche se vedrà diminuire la propria quota di mercato per il forte sviluppo di nuove aree turistiche. Per Brambilla «bisogna colmare però delle deficienze e creare un sistema di offerta turistica in grado di rispondere ad esigenze sempre più varie e specifiche. In Sicilia bisogna lavorare molto sui trasporti, sulla aeroportualità e sulla portualità». In quest’ottica «bisogna anche investire su varie forme di turismo – ha continuatoil sottosegretario – primo fra tutti quello congressuale. Non è possibile che il turista del Nord Europa scavalchi la Sicilia e preferisca andare in altri Paesi come il Marocco e la Tunisia. La Sicilia deve investire nella qualità delle strutture ricettive e dei trasporti».

LA STORIA SIAMO NOI: Il ministro degli Esteri libico rivela: nell’86 l’Italia ci anticipò il bombardamento Usa. Andreotti: E’ vero

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Il giorno prima del bombardamento statunitense su Tripoli nel 1986 l’Italia informò la Libia di quello che stava per avvenire. Il ministro degli Esteri libico, Abdel-Rahman Shalgam, cala l’asso inatteso al convegno italo-libico alla Farnesina. “Non credo di svelare un segreto - prosegue il ministro - se dico che il 14 aprile del 1986 l’Italia ci informò della gravità della situazione e che vi sarebbe stata un’aggressione americana contro la Libia”. Secondo quanto racconta il capo della diplomazia di Tripoli, “l’Italia era contraria all’uso dei cieli e dei mari per l’aggressione, gli Stati Uniti usarono la stazione di Lampedusa contro la volontà degli italiani”. E il giorno dopo quel raid, avvenuto il 15 aprile, nel quale tra l’altro rimase uccisa la figlia adottiva del leader libico Muammar Gheddafi, “un milione di italiani protesto’ in diverse citta’”, ha ricordato il ministro. Da Giulio Andreotti una conferma: l’Italia avvertì la Libia dell’imminente bombardamento statunitense su Tripoli nel 1986. Andreotti, che all’epoca dei fatti era ministro degli Esteri, ha risposto ai giornalisti che sì, Roma rivelò a Tripoli le intenzioni americane, perché il raid Usa era “un’iniziativa impropria, un errore di carattere internazionale”. Un’altra conferma, indiretta, arriva da Margherita Boniver, all’epoca dei fatti responsabile esteri del Psi: fu l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi ad avvertire il leader libico Gheddafi dell’imminente bombardamento. “Qualche settimana prima dell’attacco, il segretario di Stato americano George Shultz arrivò in Europa per consultazioni con i capi di Stato e di governo sull’intenzione americana di bombardare la Libia per rappresaglia” all’attentato alla discoteca ‘La Belle’ di Berlino, ricorda Boniver, e “per chiedere l’autorizzazione di sorvolo per i bombardieri Usa”. “Tutti gli europei dissero di no, tranne la Thatcher. Dal canto suo, Craxi non solo disse di no, ma usò tutti i canali a sua disposizione per avvertire il colonnello” dell’imminente attacco.

CONTRO LA LEGGE GELMINI: A MESSINA UN LUNGO CORTEO DI 5000 STUDENTI E PROF. LE NOSTRE FOTO. TRA GIOIA E PROTESTA, PARTECIPAZIONE E CONTESTAZIONE…

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FOTOGRAFIE DI ENRICO DI GIACOMO

MESSINA - Almeno in cinquemila tra studenti, di licei ma anche delle elementari, genitori e docenti, hanno partecipato, a Messina, al corteo contro la riforma Gelmini. Il corteo, organizzato dai sindacati della scuola, ha sfilato per le vie del centro fino alla Prefettura. I numeri sono stati forniti dalla Questura, ma secondo gli organizzatori i partecipanti sono stati almeno il doppio.

L’OMOFOBIA E LE ‘FERITE PSICHICHE’ DI PAPA RATZINGER: ‘GLI OMOSESSUALI NON POSSONO DIVENTARE PRETI’!

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CITTÀ DEL VATICANO - Coloro che manifestano «tendenze omosessuali fortemente radicate» o un’identità sessuale «incerta» non posso entrare in seminario e diventare preti: lo riafferma esplicitamente un nuovo documento pubblicato dal Vaticano, che prevede l’uso di psicologi per valutare eventuali patologie e «ferite» psichiche dei candidati al sacerdozio. La tonaca deve essere negata anche a chi - spiega il testo - trova difficoltà «a vivere la castità del sacerdozio». IL LIBRICCINO - Il documento, dal titolo «Orientamenti per l’utilizzo delle competenze psicologiche nell’ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio», presentato dalla Congregazione per l’Educazione cattolica, è stato approvato da papa Benedetto XVI lo scorso 9 giugno 2008. Il libriccino suggerisce ai rettori dei seminari e ai vescovi di utilizzare psicologi, naturalmente di fede cattolica, per valutare eventuali problematiche non risolte dei candidati al sacerdozio. «Il cammino formativo - si avverte tuttavia - dovrà essere interrotto nel caso in cui il candidato, nonostante il suo impegno, il sostegno dello psicologo o la psicoterapia, continuasse a manifestare incapacità di affrontare realisticamente, se pure con la gradualità di ogni crescita umana, le proprie gravi immaturità (forti dipendenze affettive, notevole mancanza di libertà nelle relazioni, eccessiva rigidità di carattere, mancanza di lealtà, identità sessuale incerta, tendenze omosessuali fortemente radicate)». «Lo stesso - aggiunge - deve valere anche nel caso in cui risultasse evidente la difficoltà a vivere la castità nel celibato, vissuto come un obbligo così pesante da compromette l’equilibrio affettivo e relazionale». Inoltre, in un altro passaggio, il documento avverte che «non basta accertarsi della capacità di astenersi dall’esercizio della genitalità, ma è necessario anche valutare l’orientamento sessuale». Il documento presentato riprende e rafforza le indicazioni già contenute in una precedente nota del 2005, redatta dalla Santa Sede in seguito alla profonda crisi dei preti pedofili negli Stati Uniti e ai tanti casi di omosessualità attiva tra membri del clero. GRILLINI: VATICANO RAZZISTA - «Il Vaticano dice no ai preti gay? Verrebbe da dire «e chi se ne frega…» se non fossimo in presenza di un vero e proprio razzismo e della solita ossessione omofoba propria degli apparati clericali». A dirlo è Franco Grillini, presidente di Gaynet, Associazione omosessuale d’informazione. «Se per fare il prete il requisito principale è la castità - aggiunge Grillini- ovvero la (impossibile) rinuncia a qualsiasi attività di carattere genitale l’orientamento sessuale dovrebbe essere irrilevante e invece no, se uno è gay niente sacerdozio. Siamo qui di di fronte ad una brutale discriminazione che contribuisce a diffondere il veleno dell’esclusione e del razzismo omofobico». Con ogni probabilità, spiega Grillini, «l’intento è quello di fugare il sospetto di essere un’organizzazione omosessuale di massa come accade inevitabilmente alle strutture monosessuali coatte basate sulla rigida separazione tra donne e uomini. La conseguenza sarà quel crollo nel numero dei preti cattolici che è già un dato di fatto sotto gli occhi di tutti perchè il celibato è, quello sì, decisamente e incontrovertibilmente contronatura».

RAI 1 RACCONTA LA STORIA DI ADOLFO PARMALIANA. PUBBLICHIAMO IL VIDEO ON LINE: ‘IL PREZZO DELLA VERITA’. PERCHE’ SI E’ SUICIDATO IL PROFESSOR PARMALIANA?

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