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FAMILIARI VITTIME DI MAFIA: AL FIANCO DELLA FAMIGLIA CAMPAGNA ALLA CERIMONIA DI OGGI

“L’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia sarà al fianco della famiglia Campagna alla cerimonia di domani durante la quale verrà affissa una targa in memoria di Graziella Campagna alla piscina comunale di Messina”. Lo affermano in una nota i familiari delle vittime di mafia che compongono l’omonima associazione nazionale presiduta da Sonia Alfano. “E’ per noi doveroso - prosegue la nota - essere presenti domani alla cerimonia, alla quale prenderà parte anche Alex Zanotelli, per porre finalmente rimedio alle troppe dimenticanze e disattenzioni dell’amministrazione messinese. Da anni la piscina è stata intestata a Graziella, i cui familiari fanno parte della nostra associazione, ma nessuno ha mai provveduto ad affiggere una targa che ne ricordasse la memoria e ne tramandasse il nome. E’ stato necessario l’intervento della società civile per sopperire alle sempre più sfrontate mancanze delle istituzioni messinesi. Ci auguriamo che questo gesto serva per ricordare alle dormienti istituzioni cittadine che esiste una parte di società civile sana che non vuole dimenticare Graziella e che sa farsi concretamente carico di tenerne viva la memoria giorno dopo giorno”. Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia

SANGUE A STELLE E STRISCE: Attacco di elicotteri Usa in Siria, uccise 9 persone

Elicotteri americani hanno attaccato una zona al confine tra Siria e Iraq, facendo nove morti e cinque feriti. Lo riferiscono la televisione di Stato siriana e alcuni testimoni. L’attacco è avvenuto nei pressi della città siriana di Abu Kamal, al confine con l’Iraq, stando a quanto riferito da funzionari siriani citati dalla televisione di Stato. Alcuni testimoni contattati dall’Associated Press hanno riferito di due elicotteri, con soldati americani a bordo, che hanno attaccato il villaggio Hwijeh, 17 chilometri dal confine con l’Iraq, uccidendo nove persone e ferendone altre cinque.

LA DENUNCIA: Droga, l´Africa nuovo “eldorado” dei narcos

L´ultima notizia sul fronte della droga arriva dall´Afghanistan. La Nato ha deciso di concentrare i suoi sforzi nella lotta alla produzione di papavero. Non è l´ennesima battaglia di una guerra infinita. E´ qualcosa di più. «La produzione di oppio ha raggiunto vette altissime», spiega Antonio Maria Costa, uno dei rari italiani al vertice delle Nazioni Unite, da due anni direttore dell´Undoc, l´United Nations Office on Drugs and Crime. «Ce n´è talmente tanto che solo il 60 per cento viene trasformato in eroina. Il restante 40 per cento non sanno come venderlo. Lo immettono sul mercato senza bisogno di raffinarlo. Dieci anni fa il rapporto era esattamente opposto. Il confine tra Pakistan e Afghanistan pullula di laboratori. Abbiamo chiesto alla Nato di bombardarli. Hanno detto che si può fare. Il processo di riconversione parte da qui». Antonio Costa è l´ultimo zar antidroga. Anche se di zar, inteso come poliziotto, non ha nulla. E´ piuttosto un manager, con una lunga preparazione economica e finanziaria, che dal suo quartiere generale cerca di arginare il più grande business del mondo. E´ l´uomo più indicato con cui parlare dei nuovi traffici degli stupefacenti, dei successi e delle sconfitte di una guerra che sembra impossibile da vincere. Ci concede due ore, chiusi nel suo ufficio al 17° piano del palazzo in vetro e cemento che spicca alla periferia di Vienna. Un tavolo apparecchiato per una veloce colazione, una montagna di fogli e dossier, carte geografiche, grafici, statistiche e un messaggio che il responsabile di questa battaglia infinita lancia in modo chiaro: la droga è illegale perché è pericolosa, non è pericolosa perché illegale. «Non si tratta di un principio etico. E´ un vero allarme», sostiene il direttore dell´Undoc. Afferra uno dei documenti che campeggiano sul grande tavolo di cristallo e lo apre al paragrafo sette. «Ecco, è scritto tutto qui. Il mondo medico ha scoperto una realtà emersa solo negli ultimi tre anni. Ci sono sempre più casi, per esempio, di correlazione tra uso della cannabis e manifestazioni di schizofrenia. Tutto dipende dalle componenti che ci sono dentro la cannabis. Fino a qualche anno fa la percentuale di Thc, il delta 9 tetraidrocannabinolo, si trovava in una quantità del 2-3 per cento; oggi è del 22 per cento. Il Cbd, il cannabiloide, elemento che provoca l´euforia e viene usato, nella medicina, per attenuare il dolore, si è sensibilmente ridotto». La tesi non è nuova. Nel dibattito sulla differenza tra droghe leggere e droghe pesanti si confrontano e si scontrano spesso scuole di pensiero diverse. Ma Antonio Costa su questo sembra non avere dubbi. «Nell´ultimo rapporto, che mi ha consegnato poche ore fa un gruppo di medici di Brooklyn, gente che conosco, molto liberal, aperta, disponibile, si afferma che la proporzione tra i due elementi si è capovolta. Oggi la marijuana è prodotta in laboratorio. Si è arrivati alla sua modificazione genetica. E´ molto più forte. Con la stessa quantità si ottiene un effetto moltiplicato. E´ chiaro che non tutti gli assuntori hanno la stessa reazione. Dipende dai nostri geni. Ma questo può spiegare perché ad alcuni non fa assolutamente nulla mentre in altri provoca manifestazioni di schizofrenia». Ma la schizofrenia interessa poco ai quartieri di Johannesburg in mano alle bande di trafficanti, all´Europa invasa dalla cocaina, al Messico sconvolto da una violenza senza precedenti per gli scontri tra polizia e cartelli della droga. Si ha l´impressione che a un secolo dalla prima dichiarazione di Shangai, la guerra agli stupefacenti nel mondo segni il passo. Antonio Costa scuote la testa. Prende altri dossier, altri grafici, altri studi appena ultimati e cerca la risposta. «Ecco, guardi queste tabelle. Tutti i nostri dati ci confermano che siamo sulla strada giusta. Ci troviamo di fronte ad un business, enorme, forse il più grande del mondo, superiore al petrolio, alle armi, al traffico umano, all´industria del sesso. Parliamo di 321 miliardi di dollari. Se questa massa di denaro fosse stimata come pil, il grande affare della droga si piazzerebbe al 14° posto nella classifica mondiale dei paesi più ricchi. Subito dopo la Svezia». «E non si tratta», aggiunge con passione, per essere più convincente, «di rapporto tra domanda e offerta. Perché la domanda è stabile. Sono la produzione e la diversità degli stupefacenti offerti, alcuni di ultimissima generazione, che crescono. Molti paesi hanno diminuito l´uso di droghe, altri vivono momenti drammatici. Fa parte di un ciclo che coinvolge ogni singolo Stato. Questione di scelte politiche, di condizioni economiche e di sviluppo in cui si trovano i paesi. Ma anche di mode, di informazione, di coscienza, di battaglie sanitarie, preventive». «Il nostro ufficio», aggiunge Costa, «ha tre emergenze. La nascita e la diffusione di nuovi stupefacenti, il cambio delle rotte del traffico, l´irruzione di masse enormi di denaro sporco in alcuni stati». La più grave? Il direttore dell´Undoc risponde di getto. «Le pasticche. Il mercato è invaso da anfetamine e eccitanti. La cocaina, nonostante le apparenze, è in calo ma ha modificato le sue rotte di traffico. Con le conseguenze, economiche, finanziarie, geopolitiche di intere aree un tempo totalmente immuni a questo fenomeno. Il 40 per cento della coca è diffuso negli Usa, un altro 40 in Europa. Il restante 20 è concentrato in Africa. E´ la spia di un cambiamento. L´Africa non ne fa uso, è diventata il terminale per la distribuzione. Un grande silos all´aria aperta. Il caso della Guinea-Bissau è illuminante. Prima la cocaina arrivava dal Sudamerica alle isole di Capo Verde. Adesso, dopo che è stato segnalato il problema, il traffico si è trasferito nell´arcipelago davanti alla Guinea. Molte isole, pochi controlli. Centinaia di milioni di dollari da distribuire. Nel 2000 erano stati sequestrati 97 chili, l´anno scorso 6.458. Il paese ha un pil di 125 milioni di dollari ma registra investimenti per 304 milioni. Tanto denaro corrompe, compra, cambia, altera l´economia di uno Stato e condiziona quella dei vicini». L´Africa è sotto tiro? Il direttore dell´Undoc indica la cartina dell´Africa segnata da cerchi concentrati. «Queste sono le quantità di droga sequestrate. Sono aumentate del 400 per cento. L´Africa rischia di esplodere sul business della droga. Soprattutto l´Africa occidentale». Difficile, davanti a questa realtà, indicare i successi. Antonio Costa preferisce parlare di stabilizzazione del fenomeno droga. «Un secolo fa», ricorda, « il mondo doveva fare i conti con l´oppio. Nella sola Cina c´erano 50 milioni di consumatori: un quarto della popolazione. Oggi chi fa uso di droga rappresenta lo 0,6 per cento della popolazione sul pianeta: 25 milioni su quasi 7 miliardi di abitanti. Il fenomeno si è stabilizzato ma non risolto. In Australia, come in Svezia, in Svizzera, perfino negli Usa, si consuma meno cocaina. Il calo è netto. Ma viene sostituita dalle anfetamine e dai nuovi prodotti chimici». L´opposto dell´Italia che è invasa dalla polvere bianca. «L´Italia come la Russia sta vivendo quell´ondata che altri paesi hanno già vissuto. Oggi fa i conti con la cocaina». Le due ore sono passate. Il tavolo che ci ha ospitati è ancora sparpagliato di mappe e grafici. Il direttore le raccoglie, pensieroso. «Abbiamo sottovalutato la diversificazione degli stupefacenti», ragiona con tono critico, «le conseguenze dell´espansione del mercato nero, usato troppa repressione e poca prevenzione sanitaria. Il primo problema per le Nazioni Unite è la salute. Il drogato, per noi, è un ammalato e va curato. Come chi soffre di diabete. Ci vuole una grande campagna informativa, di educazione, di assistenza. L´ignoranza, nello sballo anche saltuario, provoca la morte. L´Italia, su questo, ha ancora molto da fare».

ETICA: COMPLEANNO FRATELLO PAPA COSTA 100.OOO EURO A DIOCESI!

La festa di compleanno in Vaticano di George Ratzinger, fratello maggiore di Benedetto XVI, costera’ 100.000 euro alla diocesi di Ratisbona, in Baviera. Georg, presbitero e direttore di un coro tedesco, compira’ 85 anni il prossimo 15 gennaio e, secondo il settimanale tedesco ‘Focus’, vuole che la Messa in Do minore di Wolfgang Amadeus Mozart sia eseguita nella cappella Sistina. Per questo la diocesi tedesca ha in programma di pagare il biglietto aereo a 90 coristi e 37 musicisti di un’orchestra sinfonica di Linz, in Austria. La spesa, commenta la rivista, sta sollevando polemiche a Ratisbona dove i fondi della diocesi provengono principalmente da tasse e affitti delle proprieta’.

LA NOTIZIA: Pelosi torna da giardiniere nel posto dove uccise Pasolini

Una forma di espiazione o la vendetta postuma di Pasolini? Pino “la rana†che torna sul luogo del delitto trentatré anni dopo si porta dietro anche questa domanda. Oggi farà parte della squadra di operai che ripulirà il Parco dedicato dal Municipio di Ostia allo scrittore. Poteva tirarsi indietro, inventarsi una scusa. Evitare il doloroso tuffo nei sensi di colpa. Non lo ha fatto. «L’ho saputo e mi sono reso disponibile», minimizza Pino, che oggi ha 50 anni e si mantiene in buona forma. «All’Idroscalo ci sono già stato altre due volte ma non l’ho mai detto. Quelle poesie lasciate intorno al monumento mi hanno sempre colpito moltissimo». Al punto che oggi armato di decespugliatore, maschera protettiva, visiera e stivali, con altri tre colleghi della Cooperativa 29 Giugno e con alcuni volontari della Lipu, taglierà l’erbaccia cresciuta nel Parco. Ce n’è bisogno: la scultura eretta in memoria di Pasolini è sommersa. La prossima settimana ci saranno le celebrazioni per l’anniversario. Pino, il giardiniere. Toglierà le sterpaglie, raccoglierà i rifiuti nel punto in cui fu trovato il cadavere martoriato di Pierpaolo. Sistemerà le targhe, la rete di recinzione dove furono trovati i reperti e le tavole di legno verniciate di verde con le scritte â€Buttinella“ e “via dell’Idroscalo 9â€, che sarebbero state usate per colpire la vittima. Calpesterà la sabbia dove s’impantanò l’Alfa Gt 2000 di Pasolini e sulla quale poi, secondo la ricostruzione dei due carabinieri che lo fermarono sul Lungomare Toscanelli, salì per darsi alla fuga. Il fantasma. Pasolini è tante cose. Intellettuale, regista, scrittore, per alcuni anche un veggente che ha saputo leggere in anticipo il futuro. «Poeta di cui resteremo orfani», profetizzò Moravia. Per Pelosi è qualcos’altro. È il fantasma dell’Idroscalo che entra e esce da una vita intervallata da anni carcere e da redenzioni. Era un ragazzino di 17 anni quando si autoaccusò del delitto. Il corpo di Pasolini massacrato di botte il primo novembre del 1975 non era stato ancora trovato. Condannato a nove anni in primo grado, la pena fu in buona sostanza confermata in appello. Sia pure con sentenze molte diverse tra loro. Secondo la prima pronunciata da Alfredo Moro, fratello di Aldo, allora presidente del Tribunale dei minori, Pelosi non agì da solo quella notte ma «in concorso con ignoti». Giudizio rovesciato in secondo grado. L’ultima confessione. Pino ha cambiato e ricambiato la sua ricostruzione dei fatti. L’ultima al Messaggero il 23 luglio scorso quando per la prima volta fece i nomi di chi quella notte era con lui: i fratelli Franco e Giuseppe Borsellino. Due minorenni, entrambi uccisi dalla droga negli anni ’90. Due amici di scorribande e furtarelli che abitavano al Tiburtino, nei palazzi dell’Ina Casa. Tutt’e due arrestati grazie ad un infiltrato dei carabinieri e misteriosamente scarcerati pochi giorni dopo. «Erano impasticcati, organizzarono il complotto a mia insaputa, con altri 3 complici, gente che non avevo mai visto», rivelò Pino. Chiarendo un altro particolare che aveva sempre negato: «Pasolini lo avevo già conosciuto prima di quella sera. Fu lui ad avvicinarmi, non sapevo chi fosse. Scese dalla macchina, entrò nel bar, mi offrì qualcosa da bere. Solo dopo seppi chi era la persona con la quale avevo parlato». Fu così che nacque l’idea dell’agguato. Ci fu tutto il tempo per prepararlo. Pelosi disse ai Borsellino che aveva un appuntamento con Pasolini. E loro lo dissero a qualcun altro. La notte del primo novembre Pino “la rana†salì sull’Alfa Gt metallizzata, torno indietro poco dopo per riportare le chiavi. I due furono seguiti. Un silenzio italiano. Questa confessione, sia pure a scoppio ritardato, non è bastata a chiarire i tanti punti oscuri di quello che il regista Marco Tullio Giordana ha definito “Un delitto italianoâ€. Il silenzio è continuato nonostante il Comune di Roma dal 2005 si sia costituito parte civile. E nonostante la lettera consegnata nel 2007 al presidente della Repubblica dall’avvocato di parte civile Nino Marazzita per chiedere la riapertura del caso. Vendetta postuma. L’unico che continua attivamente a interessarsi al caso-Pasolini, insomma - stranamente o fatalmente - è proprio lui, Pino Pelosi. Negli ultimi mesi ha voluto ritrovare tutti i vecchi amici quelli che quel primo novembre di 33 anni fa erano con lui in piazza dei Cinquecento, alla Stazione Termini, Claudio Seminara, Adolfo De Stefanis, Salvatore Deidda. La sua vita nel frattempo ha assunto ritmi normali. Ha una famiglia, un tetto e grazie alla storica 29 giugno anche un lavoro. «Pino è con noi da più di due anni, insieme ad altri 300 tra ex detenuti, vittime della tratta, disabili psichici - rivendica il presidente della Cooperativa Salvatore Buzzi -. Purtroppo non sappiamo ancora se il Comune prorogherà il contratto che scade il prossimo 31 ottobre». La pulizia dell’Idroscalo non era prevista, parteciperanno solo volontari. Solo per Pelosi sarà diverso. Espiazione. Vendetta postuma di Pasolini. Claudio Marincola

PONTE SULLO STRETTO: LOMBARDO, BENE FONDI PER ESPROPRI. ADESSO IL VIA

I fondi per effettuare gli espropri dei beni immobili dove verra’ realizzato il ponte sullo stretto di Messina sono gia’ pronti. Ad annunciarlo e’ Gianfranco Micciche’, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la delega al Cipe, partecipando a Messina alla convention del Movimento per l’Auonomia. ”Il Cipe - afferma Micciche’ - in una delle sue ultime riunioni ha stanziato 700 milioni di euro per gli espropri dei terreni. Quindi se si fanno gli espropri non si fanno certo per realizzare campi di calcio”. ”E’ un fatto positivo, sarebbe un vero peccato perderli”. Cosi’ Raffaele Lombardo, presidente della Regione Siciliana, commenta l’annuncio del sottosegretario alla presidenza con delega per il Cipe, Gianfranco Micciche’, dello stanziamento dei fondi destinati per gli espropri dei terreni per realizzare il ponte sullo stretto di Messina. Lombardo, presente nella citta’ dello Stretto per partecipare alla convention del suo movimento, invita pero’ a non perdere tempo e si augura che si pongano le premesse perche’ ”una volta e per tutte venga definita la data per la posa della prima pietra”.