
“Speriamo solo di essere riusciti a far capire che gli studenti dell’Università di Messina possono camminare a testa alta, hanno il coraggio dello loro azioni e non sono di certo rappresentati da coloro che anzichè parlare a di fronte a tutti preferiscono nascondersi dietro un cappuccio”. Queste alcune dichirazioni rilascateci a caldo da Mauro Prestipino appena terminata la puntata di Domenica-In. Come anticipato qualche giorno, infatti, anche questa domenica l’apertura del pomeriggio di Rai Uno è stata interamente dedicata alla nostra Università. Questa volta però gli studenti non hanno declinato l’invito e con coraggio, così come riconosciuto sia dal padrone dei casa che da tutti gli ospiti intervenuti al dibattito, hanno deciso di parlare a nome dei i ragazzi dell’Ateneo. Seduti sugli spalti dell’Arena di Domenica-In Mauro Prestipino, Ramona Arena, Nicola Barbera, Felice Panebianco e Piero Adamo dell’associazione universitaria Atrjeu. Questi i nomi dei ragazzi che si sono battuti in prima linea per difendere il loro essere studenti. E a loro che Massimo Giletti ha dato la parola, facendo però una ben precisa premessa e ribadendo di non aver mai accusato i ragazzi di omertà ma piuttosto di non aver condiviso la scleta di alcuni di loro di non partecipare alla trasmissione perché sintomo di “connivenza” ad un inutile silenzio. Un silenzio che continua ad essere mantenuto dai rappresentanti della facoltà di Veterinaria che «ancora una volta hanno declinato il mio invito» afferma Giletti, ma non da coloro che questo pomeriggio hanno deciso di metterci la propria faccia spiegando innanzitutto come quell’intricato sistema di parentele che soffoca l’Università finisca col danneggiare prima di tutto gli studenti, il cui impegno e dedizione allo studio rischia di essere definitivamente compromessa a causa di un sistema, purtroppo malato, del quale fanno parte in qualità di “proprietari” dell’Ateneo e di cui al tempo stesso sono vittime. Un presunto “vittimismo” che viene però messo sotto accusa dal mass-mediologo Klaus Davi che attacca invece proprio i ragazzi, compresi i presenti, perché con il loro atteggiamento troppo spesso “silenzioso” e di non denuncia hanno contribuito ad alimentare un sistema come quello della parentopoli universitaria. Un’affermazione cui fa eco la replica infuocata dei ragazzi in studio e dello stesso Giletti che in più occasioni prende le difese dei giovani ospiti. Proprio loro che cercano di far capire al folto uditorio, e non solo quello presente nell’Arena, come «i loro eroi non siano né il rettore Tomasello, né tantomeno i professore Cucinotta o Minniti, bensì personaggi del calibro dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino». Affermazione quest’ultima che fa ovviamente scattare uno “scontato” e più che mai sentito applauso da parte di tutto il pubblico. Uno degli studenti afferma di essere consapevole come e quanto la sua apparizione televisiva renderà più complicato il raggiungimento del traguardo laurea. Una frase che fa però balzare sulla sedia l’opinionista Alba Parietti che “accusa” lo studente di volersi solo creare un alibi a quelli che sono invece personali demeriti. Sarà poi veramente così? Va inoltre riconosciuto come le provocazioni lanciate la settimana scorsa da Giletti abbiano sortito non pochi effetti tra i corridoi dell’Ateneo di Messina, visti i numerosi ospiti presenti oggi in studio, e non solo studenti. A prendere la parola, infatti, anche diversi docenti, tra cui il professore Antonio Saitta che ha ribadito la necessità che il rettore Tomasello rassegni al più presto le proprie dimissioni in quanto «atto dovuto nei confronti di tutto l’Ateneo e sintomo di una profonda autoanalisi», come sostiene anche il rettore del Politecnico di Torino Francesco Profumo. Un attacco pesante quello riservato da Saitta nei confronti di tutta la squadra di governo universitario che qualche giorno fa, riunita in Senato Accademico, riportiamo uno stralcio del comunicato, ha stabilito: «Dopo gli interventi del Preside della Facoltà di Medicina Veterinaria, prof. Vincenzo Chiofalo, e dei rappresentanti degli studenti in seno al Consiglio della Facoltà di Medicina Veterinaria, Maria Flaminia Persichetti ed Ettore Napoli, ha deciso, dopo ampio dibattito, in considerazione dei fatti incontestabili presi in esame, di accogliere la proposta del Preside ed invitare l’Amministrazione ad adottare provvedimenti esemplari nei confronti dei dipendenti dell’Università che, intervenendo a trasmissioni televisive, hanno reso dichiarazioni lesive dell’immagine dell’Ateneo». Decisioni inevitabilmente finite nel mirino dell’Arena e a cui ha cercato di dare una spiegazione il professor Fulvio Cintioli, docente della facoltà di Economia a Messina, e che lontano dal considerare quel provvedimento come una “minaccia” nei confronti del personale docente, sarebbe piuttosto da considerare una forma di tutela dell’immagine dell’Ateneo. Ma a parlare del caso “Università di Messina” interviene telefonicamente anche la professoressa Domina, docente di ematologia clinica veterinaria proprio alla facoltà dello “scandalo,”, costretta, sostiene, ad andare in pensione a 57 anni perché intervenuta contro quel sistema. Dichiarazioni pesanti cui fanno ovviamente eco quello del professore Cintioli che anche in questa occasione interviene per “spiegare” le ragioni dell’Università e di Tomasello. Una querelle non da poco quella avuta di in diretta tv tra i due docenti e per certi versi permette di intuire come e quanto anche dall’altra parte della cattedra si celino non pochi dissapori. Le battute finali, di un acceso, accesissimo dibattito sono lasciate agli studenti, quelli presenti in studio ma, simbolicamente quelle di tutto l’Ateneo di Messina. Alla notizia della nuova puntata di Domenica-In dedicata alla nostro ateneo, ci chiedevamo proprio come sarebbero usciti da questo nuovo “scontro”, se a testa alta o con le ossa rotte, e ciascuno vedendo la puntata avrà già abbondantemente tratto le proprie conclusioni. L’Università rimane purtroppo quella dei “concorsi truccati”, ma gli studenti no, non sono più quelli dello scorsa settimana. Sono al contrario coloro che hanno rappresentato una parte “sana” della città che, decisamente a testa alta, è riuscita a “recuperare” quanto in questa lunga settimana di polemiche sembrava essere stata persa: la dignità di essere studenti dell’Ateneo messinese. Elena De Pasquale - Tempostretto.it
L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE VITTIME INTERVIENE ALL’ATTACCO DEL “VERMINAIO”
L’Associazione nazionale familiari vittime di mafia è al fianco di chi denuncia per spazzare via il “verminaio messinese”. Queste le parole dei componenti dell’ Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, per voce del presidente Sonia Alfano, dopo l’intervento di alcuni onesti cittadini messinesi alla trasmissione “Domenica In”: “Dopo le dichiarazioni e le notizie apprese dalla trasmissione di Rai Uno, Domenica In, nello spazio “L’ Arena” dedicato alla parentopoli messinese, torniamo a chiedere ancora una volta che venga fatta piena luce sul criminoso sistema in vigore nella città scandalo d’Italia, Messina. Da tanti, troppi anni, Messina è affetta da un immobilismo ed un artificiosa calma creata ad hoc per permettere il tranquillo proliferare della mafia ed il pacifico proseguimento delle vita delle associazioni criminali. Il recente rinvio a giudizio del rettore dell’ ateneo messinese e la parentopoli portata all’attenzione dell’opinione pubblica dal settimanale “Centonove”, sono soltanto gli ennesimi episodi scandalosi nella vita di una città che di per sé può essere definita uno scandalo. A Messina c’è la strana consuetudine di insabbiare ogni cosa e di ricucire in fretta qualsiasi squarcio si riesca ad infliggere al velo criminale cosicché il “verminaio messinese” che coinvolge vasti pezzi delle istituzioni cittadine, della giustizia, dell’imprenditoria, del giornalismo e dell’università, possa inabissarsi nuovamente nel silenzio. L’ Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, per rispetto nei confronti di Adolfo Parmaliana, lucidamente suicidatosi nel disperato tentativo di riportare l’attenzione sul sistema Messina, ed in onore delle vittime innocenti della mafia, continuerà a denunciare a gran voce gli scandali della città di Messina fino a che non sarà fatta chiarezza ed il verminaio messinese non sarà definitivamente spazzato via. La nostra associazione, inoltre, si schiera al fianco di chi ha coraggiosamente denunciato il sistema Messina, consapevole delle gravi ripercussioni che quelle denunce avrebbero sortito, ed al fianco dei molti ragazzi messinesi stanchi di subire sulla propria pelle quel sistema. Al Procuratore Lo Forte, persona dalla luminosa carriera, chiediamo ancora una volta un’ azione seria, limpida e decisa tesa a far pulizia anche e soprattutto negli ambienti della giustizia messinese occupati da personaggi dalla deprecabile condotta etica e professionale.”







