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NESSUNA IMMUNITA’: Il Vaticano rischia di essere processato per violenza sessuale negli Usa

Il Vaticano potrebbe trovarsi seduto sul banco degli imputati in un tribunale americano per rispondere di abusi sessuali commessi da membri del clero negli Stati Uniti. La corte d’appello di Cincinnati ha infatti stabilito che la causa che vede coinvolta la Santa Sede per episodi di violenza sessuale avvenuti in Kentucky può continuare. Perché la Chiesa di Roma sia costretta ad andare in corte dovranno prima essere dimostrate le accuse nei confronti dei suoi sacerdoti. E’ la prima volta che una corte americana assume una decisione simile: in altri casi infatti i giudici avevano sempre respinto le richieste di danni nei confronti della Santa Sede, alla quale comunque la corte ha riconosciuto ieri le immunità internazionali spettanti ad uno Stato sovrano. Al centro delle accuse c’è il documento redatto nel 1962 dal Vaticano nel quale si chiedeva ai membri della Chiesa di mantenere il massimo riserbo a proposito dei casi di abusi sessuali commessi dai sacerdoti e che, secondo l’accusa, renderebbe i vertici della Chiesa di Roma corresponsabili delle violenze. “Non c’e’ nessun processo contro la Santa Sede”, ha puntualizzato Jeffrey Lena, uno dei legali che difende la posizione del Vaticano. Il processo è stato avviato da tre cittadini statunitensi che hanno sporto denuncia senza però specificare né il luogo né da chi abbiano subito le violenze. Uno degli episodi risalirebbe al 1928. “La corte ha riconosciuto che la protezione di uno Stato sovrano si applica anche alla Santa Sede e ha respinto ogni attacco costituzionale contro il Vaticano”, ha aggiunto Lena. La prossima mossa spetta ora all’accusa che potrebbe ricorrere alla corte di prima istanza o direttamente alla Corte Suprema degli Stati Uniti. In quest’ultimo caso però la causa richiederebbe anni prima di portare i prelati di Roma sul banco degli imputati.

PIERO GRASSO: ENTITA’ ESTERNE HANNO ARMATO COSA NOSTRA…

E’ passata poco più di una settimana da quando il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso invitato all’inaugurazione dell’istituto superiore di tecniche investigative dell’Arma a Velletri, ha spiegato ancora una volta, con parole più che preoccupanti, la reale natura di Cosa Nostra. “E’ un errore grossolano considerare Cosa nostra un ‘antistato’ perché talvolta è dentro lo Stato e la sua connivenza con il sistema di potere è molto più di una semplice ipotesi investigativaâ€. Nonostante queste gravissime dichiarazioni la notizia non ha avuto praticamente nessuna eco. La grancassa mediatica continua a propugnare una concezione della mafia siciliana (ma si potrebbe applicare un discorso analogo anche alle altre organizzazioni criminali) limitata alla violenza o alla scontro tra famiglie per il predominio del territorio e per la spartizione del pizzo all’indomani della cattura di Provenzano e degli altri superlatitanti lasciando presagire una sconfitta del sodalizio mafioso. O facendo credere che la repressione giudiziaria o militare possano bastare per risolvere questo atavico problema che affligge il nostro Paese. Eppure il procuratore nazionale è stato piuttosto chiaro: “La forza della mafia è quell’area grigia costituita da individui che vivono nella legalità, forniscono un supporto di consulenza per le questioni legali, per gli investimenti, per l’occultamento dei fondi, per manovrare l’immenso potenziale economico dell’organizzazione criminaleâ€. E ancora più drammatico: “la mafia pur avendo sempre avuto interessi propri è stata anche portatrice di interessi altrui: in tantissime occasioni entità esterne hanno armato la sua manoâ€. Una dichiarazione del genere avrebbe dovuto sollevare un vespaio, il procuratore sarebbe dovuto essere subissato di domande e contestazioni da parte dei grandi media tutti in fila a chiedergli spiegazioni delle sue parole che fanno il paio con quelle di qualche anno fa: Cosa Nostra in qualche occasione è stata anche il braccio armato dello Stato. E invece nulla. Silenzio e il silenzio, spiega il procuratore, è l’ossigeno della mafia. Forse ci siamo fin troppo abituati al muro di gomma contro cui rimbalzano isolate le voci disperate dei familiari delle vittime. La mafia, il suo vero potere e lo stragismo eversivo di cui si è resa protagonista non fanno più notizia. Non interessano più. Dal nostro piccolo osservatorio, invece, noi vorremmo sapere dal Procuratore Nazionale Antimafia chi sono queste “entità†che hanno armato la mano di Cosa Nostra? Dove sono? In quali settori concreti del potere si annidano? Quello Bancario? Finanziario? Religioso? Istituzionale? Sono nelle Forze dell’Ordine? Nei Ministeri? Nelle Università? Nella Massoneria? Nei servizi segreti? Nell’imprenditoria? Nell’avvocatura? Nei Comuni? In Paesi stranieri? Nei sindacati? Quale potere rappresentano? Hanno a che fare con i mandanti esterni delle stragi del 92 e del 93 e con quelle precedenti? Che relazione hanno con l’area grigia? Quali interessi hanno soddisfatto le stragi? Economici? Politici? Eversivi? Tutti e tre? Altri? Sappiamo che non è possibile conoscere i nomi di soggetti singoli magari sottoposti ad indagine, ma a queste domande vorremmo che potesse rispondere il Procuratore così da tenere desta l’attenzione di tutti e riportare la questione mafia nel suo alveo reale: quello di un potere tra i poteri. Sempre forte e così infiltrato nelle pieghe della società da apparire invisibile e tuttora molto lontano dall’essere sconfitto. (da www.antimafiaduemila.com di Giorgio Bongiovanni)

MESSINA, L’ATTO D’ACCUSA DEGLI ULTRA’ AI FRANZA: AVETE UCCISO IL CALCIO DA INCOMPETENTI. PENSATE SOLO AL PROFITTO…

Articolata replica dei tifosi alla lettera pubblicata sulla “Gazzetta del Sud” dalla famiglia di armatori: “Il buco di decine di milioni di € che affligge il FC Messina frutto della vostra incompetenza e non della paventata scarsa collaborazione delle Istituzioni. Le proteste della cittadinanza sono sempre state civilissime ed appaiono totalmente legittime”.
Pubblichiamo il comunicato stampa diffuso dal Comitato Zanclon:
Gentile famiglia, nello “spazio a pagamento” che avete acquistato sulle pagine del locale quotidiano lamentate un ingiustificato clima di ostilità nei vostri confronti. Puntualizzate cifre, argomentate scelte, opinate fatti. La gratitudine non è di questo mondo, è vero. La vostra dolorosa rinuncia ad una categoria costata sudore e sangue è giustificabilissima, a pensarci bene. Quando ci capita l’occasione di buttare l’occhio sugli spalti dei terreni di gioco della serie cadetta si resta oltre modo meravigliati nell’ammirare le folle strabocchevoli che popolano il “Garilli” di Piacenza o il “Tenni” di Treviso. Alla stessa maniera, non può che risultare oscuro come faccia il presidente dell’Albinoleffe a non rimetterci di tasca propria altrettanta pecunia di quella da voi scialacquata, nel gestire una franchigia così nota e economicamente redditizia. Forse, però, c’è dell’altro dietro la scelta di gettare la spugna. Ma vogliamo darvi il beneficio del dubbio ed accantonare, per un istante, la nostra innata (ed anche questa, siamo certi, immotivata) diffidenza nei vostri confronti, delle vostre dichiarazioni e delle vostre cifre. Vogliamo persino trascurare i grami ricavi ottenuti con gli abbonamenti ed i biglietti a prezzi stracciati, con le ridottissime entrate televisive (persino della Tv giapponese), con gli sponsor, con il merchandising griffato FC Messina e prendere atto della iperbolica cifra di 45 milioni di € di perdite accumulate. Ma, anche in questo caso, vi si potrebbero obiettare inconsistenza di programmi, scelte imprenditoriali autolesive, mancanza di visione prospettica, ricorso a collaboratori (a tacer d’altro) dequalificati e dequalificanti. A chi spettava, infatti, la programmazione? Chi avrebbe dovuto adottare le scelte imprenditoriali? Chi avrebbe dovuto guardare in prospettiva? Ultima, ma non meno importante contestazione: chi ha scelto (e riconfermato) certi collaboratori? Se altre realtà, meno importanti e prestigiose, ce la fanno a reggere mentre noi crolliamo di schianto, il merito e la colpa saranno forse della pubblica amministrazione? Ma credete che all’ordine del giorno delle priorità dell’ormai celeberrimo sindaco di Verona c’è la gestione del Chievo? Pensate davvero che Galan presidente della regione Veneto faccia il diavolo a quattro per garantire i debiti del Cittadella, ammesso che il Cittadella per arrivare in serie B abbia avuto bisogno di ricorrere al credito come avete fatto voi? Siete veramente convinti che tutti coloro i quali vi stanno intorno, per il solo fatto di non essere nati Franza, siano mentecatti, subumani e completamente idioti? Potete anche sperare di spostare il mirino dei giudici, potete anche auspicare di guadagnare altro tempo per sistemare le vostre pendenze, ma non crediate neppure per un istante di dare a bere alla cittadinanza di aver lasciato per colpa d’altri. Voi avete ucciso il calcio cittadino perché eravate e siete incapaci di comprendere un business appena appena meno chiaro da quello che vi consente di stare alla cassa e girare una manovella: andare avanti ed indietro coi traghetti, grazie a benevole concessioni pubbliche. Se sarà dichiarato il fallimento del FC Messina, cosa della quale ci possiamo dolere, ma che non ci lascerà senza parole per la sorpresa, sarà solo perché la montagna di debiti che avete procurato voi e solo voi, attraverso il reclutamento di personaggi di dubbia capacità e attraverso affari conclusi con chi voi avete deciso di eleggere come controparte privilegiata nella gestione dell’asset più importante del vostro business (il parco giocatori) vi avrà sommerso. Non ci sono centri bipolari che tengano, non ci sono accordi procedimentali che ostino. Voi, come abbiamo detto e ridetto mille e mille volte, siete un trio di persone inconsistenti. Le vostre lamentele, i larvati riferimenti ad insulti e minacce riescono solo a connotarvi con tratti più delineati nei confronti di chi, nonostante tutto, aveva ancora qualche dubbio su questa inconfutabile verità. Sappiate che nessuno, che sia intellettualmente onesto, potrà imputare alcunché alla cittadinanza ed alla tifoseria più civile d’Italia! A Messina e solo a Messina, dopo il disastro che avete scientificamente causato, potevate e potete girare indisturbati per la città. Le persone che recentemente hanno manifestato in maniera civile, che rappresentano a dovere il dolore di tutta la comunità degli sportivi messinesi orbata dell’unico mezzo per alimentare il proprio senso di appartenenza, non solo non hanno colpe ma hanno tutto il diritto di sentirsi offesi, traditi, vilipesi e irrisi dai vostri continui richiami allo spirito di sacrificio, al senso di gratitudine e del dovere che avrebbe armato la vostra mano. Quello che avete posto in essere domenica scorsa non è altro che l’ennesimo tentativo di offuscare il cielo con un dito: l’unico argomento che vi ha sempre animato è il profitto. Ma, beninteso, quello facile, quello ottenuto col minimo impegno e rischiando il meno possibile in proprio. Se non vi aggrada l’immagine che questo Comitato ha di voi e che oggi intende condividere con l’intera cittadinanza non ce ne doliamo, perché nessuno di noi ha dipinto il quadro per farvi piacere ma solo per sbattervi in faccia la verità che più vi brucia. Senza alcun rispetto e con la vana speranza di non doverci sorbire ulteriori “letterine”. Il Comitato Zanclon

TERME VIGLIATORE (ME): Abuso d’ufficio aggravato e violazione delle leggi ambientali e paesaggistiche. Avvisi di garanzia per l’ex sindaco Gennaro e l’assessore Munafo’

TERME VIGLIATORE - Sindaco e componenti della Giunta municipale di Terme Vigliatore, in carica fino al dicembre del 2005, due tecnici comunali ed i tre commissari nominati dal Ministero dell’Interno in sostituzione del disciolto Consiglio comunale, hanno ricevuto le informazioni di garanzia con le quali si contestano i reati di abuso d’ufficio aggravato e violazione delle leggi ambientali e paesaggistiche per l’indebito affitto di un’area della dimessa rete ferroviaria e per la sua trasformazione in deposito di rifiuti speciali e pericolosi in assenza delle necessarie autorizzazioni. Il sostituto procuratore Francesco Massara ha infatti concluso le indagini preliminari sulla gestione di un’area di proprietà di Rete ferroviaria italiana e gestita dall’immobiliare Metropolis, affittata dal Comune di Terme con contratto stipulato il 15 settembre del 2001 per essere adibita, senza le necessarie autorizzazioni e in violazione alle leggi che trasferivano i compiti agli Ato, a Centro rifiuti comunali. Le persone, tra ex amministratori comunali, tecnici e commissari governativi, raggiunte da avviso di garanzia sono in tutto 12. Si tratta dell’ex sindaco di Terme Gennaro Nicolò 54 anni, attuale assessore in carica; del suo ex vice sindaco e attuale presidente del consiglio comunale, Domenico Munafò 47 anni; degli ex cinque assessori Antonino Cipriano 47 anni, Gianni Lopes 39 anni, Giuseppe Scilipoti 54 anni, Filipponeri Squadrito 51 anni, Giuseppe Catalfamo 42 anni; a questi sette indagati si aggiungono il dirigente dell’ufficio tecnico Domenico La Malfa 62 anni, un tecnico comunale assunto a tempo determinato, Tindaro Falliano 51 anni di Librizzi. Nella lista degli indagati anche i tre componenti della Commissione straordinaria, il prefetto Pietro Ucci 66 anni di Avellino e i vice prefetti Rosamaria Monea 53 anni di Catania e Carmela Petrolo 47 anni di Rosolini, i quali dopo lo scioglimento degli organi amministrativi del Comune di Terme Vigliatore avvenuto nel dicembre del 2005 si sono insediati in Municipio per gestire l’ente locale fino alla primavera scorsa. Agli indagati si contestano i reati a decorrere dall’adozione della delibera di giunta n. 326 del 22 dicembre del 2004 e con la quale venivano corrisposti i canoni d’affitto nonostante l’area fosse inutilizzata. Agli indagati si contesta l’abuso d’ufficio perché non avrebbero - così come previsto dal contratto - operata la rescissione unilaterale nel caso di mancato utilizzo. Ad ogni scadenza, prima la Giunta e poi i Commissari senza soluzione di continuità, pagavano a Rfi i canoni d’affitto di un’area degradata e trasformata in discarica abusiva e sulla cui superficie sono stati stoccati in assenza delle autorizzazioni rifiuti speciali e pericolosi come pastazzo, amianto cemento, lastre di ethernit, carbone attivo esausto, feccia di uve. L’area per la quale sono scattati gli avvisi di garanzia all’epoca dei fatti fu anche sequestrata perché si verificarono persino degli scavi abusivi di materiali inerti da parte di una impresa privata sorpresa sui luoghi dai carabinieri. Agli indagati si contestano, ognuno per le sue funzioni, le delibere e le determine con le quali inizialmente è stato stipulato il contratto di affitto dell’area estesa per 7 mila metri quadrati e situata a ridosso del torrente Patri nei pressi del dismesso ponte ferroviario in travature di ferro. Contestate in ben cinque corposi capi d’imputazione anche le successive delibere con le quali puntualmente veniva corrisposto l’affitto dell’area a Rfi nonostante questa non fosse utilizzata. di Leonardo Orlando

NELLE UNIVERSITA’ C’E’ ANCHE SPRECOPOLI: A Genova il palazzo è di zucchero. L’Ateneo lo paga il doppio…

Un palazzo di zucchero, il più goloso degli affari. Perché solo ora si scopre che l’Università di Genova nel 2001 ha comprato un Universit_genovasprec edificio pagandolo una cifra insensata: il doppio esatto di quanto solo sette mesi prima aveva speso l’immobiliare che poi lo ha rifilato all’ateneo. Stiamo parlando dell’ex Palazzo Eridania che oggi ospita la facoltà di Scienza della formazione. Dopo sette anni la procura ha aperto un’inchiesta: il reato ipotizzato è la truffa. L’ateneo ha pagato 30,8 miliardi di lire, più altri cinque di ristrutturazione, nel marzo 2001 per un immobilie che a settembre 2000 l’Eridania aveva dato via per 17 miliardi e mezzo. Non solo. Nella stessa operazione l’università cedette in permuta un palazzo in una delle aree di maggior pregio di Genova: quattro piani e novanta vani, valutati 2,4 miliardi di lire. In questo caso, invece, la stima sarebbe stata fatta al ribasso e l’immobile praticamente svenduto. Non c’è che dire: le menti di questa compravendita sono state geniali. Hanno ceduto in saldo e acquistato a peso d’oro, tanto si trattava di denaro dei cittadini. A beneficiare di questo spreco di fondi pubblici è stata una misteriosa immobiliare, la Cave di Yarm. Secondo il “Secolo XIX” risulta intestata a un geometra, poco noto ma molto attivo in tutte le grandi transazioni condotte con enti pubblici in quella stagione. Ora c’è da sperare che la procura capisca cosa è successo: se i vertici dell’ateneo sono stati collusi o semplicemente stolti. Il rettore dell’epoca era Sandro Pontremoli. A denunciare invece le anomalie del caso è stato il successore Gaetano Bignardi. Ma nei conti dell’ateneo adesso si sta materializzando una voragine, in continua espansione: un buco di decine di milioni di euro. Legato soprattutto a queste disastrose attività immobiliari.

LA ‘NDRANGHETA POLITICAMENTE CORRETTA! NELLA ZONA DEI CLAN VOTI VENDUTI A 40 EURO: 24 arresti a Crotone. Indagati politici sostenuti dai clan. Le accuse politiche a Marco Minniti (PD)

CROTONE - Tre anni di indagini, derivanti da un precedente filone d’inchiesta, sequestri di decine di armi e migliaia di munizioni, 200 uomini sul campo per un blitz scattato alle prime luci dell’alba in Calabria ed in Lombardia, 20 persone finite in manette sulle 24 destinatarie di un provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Catanzaro. Sono i numeri dell’operazione «Perseus», condotta dalla Polizia di Stato e mirata a scompaginare le cosche operanti nel Crotonese. Più precisamente i «Papaniciari», il cartello criminale emergente che stava per prendere letteralmente in mano Crotone e la sua provincia, e la cui ascesa è stata per il momento bloccata dall’esecuzione dei provvedimenti di indiziato di delitto, emessi proprio in virtù dell’urgenza di interrompere condotte criminali in atto particolarmente pervasive.
PERQUISIZIONI - Oltre ai fermi gli agenti della Polizia di stato hanno perquisito le abitazioni dell’ex direttore generale del Comune di Crotone, Francesco Antonio Sulla; del capogruppo del Pd in consiglio comunale, Giuseppe Mercurio; dell’architetto del comune, Gaetano Stabile; dell’agente immobiliare, Romano Rocco Enrizo; dell’ex vice sindaco, Armando Riganello (An); del presidente della Camera di commercio, Fortunato Roberto Salerno; del capo di gabinetto del Ministero dell’Ambiente, Emilio Brogi; del direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Aldo Cosentino; e di un funzionario dell’Unione Europea, Riccardo Menghi.
ASSALTO A CROTONE - I Papaniciari, nel momento in cui hanno preso a guadagnare terreno sugli storici gruppi criminali della zona, ritenuti dagli investigatori ormai in fase «calante», hanno compreso che il momento era propizio per «alzare il tiro» ed entrare nelle strutture amministrative del territorio, e nelle istituzioni anche a livello superiore, fiutando per primi, tanto per fare un esempio, il grande affare di «Europaradiso». Il mega villaggio turistico da 7 milioni di euro che doveva sorgere nella zona, e più precisamente l’ipotizzata pesante ingerenza nella fase della sua progettazione finalizzata ad ottenere più soldi possibile dall’Unione europea anche dove ciò non fosse possibile, rappresenta solo uno dei filoni dell’inchiesta, in cui gli inquirenti si sono imbattuti, ed in cui è emerso l’interesse indiscusso di tutte le famiglie del gruppo. «Il Comune di Crotone, è stato letteralmente preso d’assalto» ha riassunto efficacemente Emilio Ledonne, procuratore nazionale antimafia aggiunto, presente alla conferenza stampa che si è tenuta in Procura a Catanzaro, cui hanno partecipato anche il procuratore della Repubblica del capoluogo di regione Vincenzo Lombardo, l’aggiunto Salvatore Murone, il procuratore di Crotone Raffaele Mazzotta, i questori di Catanzaro e Crotone, il capo della Squadra mobile della città pitagorica Angelo Morabito, il capo della sezione criminalità organizzata della Mobile del capoluogo calabrese Saverio Mercurio. «Il dato giudiziario più rilevante dell’inchiesta - ha aggiunto Ledonne - è proprio quello che conferma l’esistenza di una «borghesia» mafiosa, quella zona grigia che consente alla criminalità di infiltrarsi nell’amministrazione tentando di alterarne gli equilibri, e che oggi ci viene indicata dagli elementi relativi e gravi episodi di corruzione di esponenti delle istituzioni, e di interferenza anche nello svolgimento delle ultime elezioni comunali del 2006».
LE DUE COSCHE - A tanto sarebbe giunto il cartello dei Papaniciari, decapitato da un’indagine definita «storica» dagli investigatori, «perché per la prima volta sono state coinvolte e colpite in concreto e globalmente le due espressioni della cosca in guerra tra loro per il controllo delle attività criminali sul territorio. Da una parte il gruppo facente capo a Mico Megna, boss subentrato a Luca Megna ucciso lo scorso 22 marzo; dall’altra quello capeggiato da Leo Russelli, finito in carcere lo scorso luglio, ed ora retto dal fratello del boss, Francesco Russelli». Se infatti nel precedente filone d’indagine sfociato nell’operazione «Eracles» ci si era preoccupati di individuare i vertici del cartello, con il naturale prosieguo delle investigazioni, sfociato in «Perseus», «si è fatta terra bruciata attorno ai capi - ha rimarcato Ledonne -, colpendo affiliati e uomini di fiducia». Quasi tutti soggetti incensurati, ha chiarito Morabito, oggi indagati, oltre che per associazione mafiosa, per reati fine che vanno dalla detenzione di arsenali di armi da fuoco, alle estorsioni e danneggiamenti contro imprenditori locali, al traffico di eroina, cocaina, hashish e marijuana. Soggetti identificati grazie ad un paziente lavoro di intelligence ampiamente elogiato oggi dai magistrati, che ha visto operare in stretta sinergia le Squadre mobili di Catanzaro e Crotone, con il supporto del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, sotto la guida di Sandro Dolce, sostituto procuratore antimafia di Catanzaro, e Pierpaolo Bruni, sostituto in servizio a Crotone e da tempo applicato alla Dda, con la collaborazione della Procura nazionale antimafia. Una cooperazione essenziale, questa, per conseguire risultati significativi specialmente «su un territorio in grave difficoltà - ha detto Mazzotta -, dove c’è una fortissima richiesta di legalità. In questo senso abbiamo dato un segnale importante della presenza dello Stato e della nostra efficienza - ha aggiunto -, nonostante si debba fare i conti con carenze di organico e di mezzi».

«Collusioni ‘ndrangheta-politica, i vertici Pd non mi credettero»
CATANZARO - «Non avevo alcun dubbio che la DDA di Catanzaro, unitamente agli inquirenti ed alle forze dell’ordine, avrebbe perseguito le collusioni tra ‘Ndrangheta, politica ed imprenditoria crotonese, oggetto delle odierne notizie, che furono anche da me denunciate anche all’interno del mio partito locale, al momento delle elezioni comunali del 2006 quando tentai di oppormi senza riuscirvi ad alcune candidature. Spiace che a non credermi furono anche i dirigenti nazionali del mio partito, in primis l’allora Vice Ministro Marco Minniti e la Vice capogruppo Marina Sereni, ai quali consegnai durante una seduta parlamentare un mio scritto che riferiva fatti precisi, di cui ancora conservo copia».
LA DENUNCIA - Lo afferma, in un comunicato, l’ex deputato del Pd, Marilina Intrieri. «Tutto questo - aggiunge - mi è costata la mancata ricandidatura al Parlamento, ne ero consapevole e ne ho accettato il rischio perché a prevalere deve essere sempre l’interesse collettivo. Ad opporsi violentemente alla mia ricandidatura fu proprio l’attuale segretario regionale del Pd Marco Minniti che, insieme a diverse persone, si disse infastidito di queste mie denunce, fatte a lui anche in riunioni presso il Ministero dell’Interno. Voglio anche ricordare l’aggressione fisica di cui fui oggetto nella Direzione regionale del partito del luglio scorso, quando Minniti, sollecitando alcuni dirigenti crotonesi ed altri parlamentari, mi impedì di rappresentare all’organismo regionale implicazioni con la ‘ndrangheta e indagini su rappresentanti istituzionali di prossima scadenza. Io - conclude - sono tra quei politici che ritengono che la ‘ndrangheta vada sempre combattuta, rispetto ad altri che pensano che la ‘ndrangheta vada governata».

‘NDRANGHETA: NELLA ZONA DEI CLAN VOTI VENDUTI A 40 EURO
Nel presentare l’operazione “Perseus”, con cui oggi sono stati eseguiti 20 dei 24 fermi emessi dalla Dda di Catanzaro contro presunti esponenti della cosca dei Papaniciari operante nel Crotonese, i magistrati hanno sottolineato che il gruppo criminale in ascesa, pronto ormai a prendere in mano il “controllo” della citta’ di Crotone, aveva alzato il tiro puntando alle infiltrazioni nelle istituzioni, con ingerenze negli ambienti politici, per estendere la propria illecita influenza sulle attivita’ amministrative del Comune di Crotone, “tramite - scrivono gli inquirenti nel provvedimento di fermo - figure appositamente collocate in posizione di potere”. Ipotesi supportate anche da precise e concordanti dichiarazioni di collaboratori di giustizia, e che fanno riferimento, soprattutto, alle ultime elezioni amministrative del maggio 2006, ed all’elezione del consigliere Giuseppe Mercurio, il quale sarebbe stato significativamente appoggiato da Francesco Russelli, considerato il reggente del gruppo facente capo al fratello Pantaleone Russelli, e dai suoi subordinati. Dopo quella tornata elettorale, al Comune di Crotone si insedio’ una coalizione di centrosinistra e, nella lista dei Democratici di sinistra, ricordano i magistrati, “il candidato piu’ votato e’ stato Giuseppe Mercurio che, con 450 preferenze espresse ha conquistato il terzo posto assoluto degli eletti”. “Proprio sul conto di Mercurio - si legge nel decreto di fermo - sono emersi fondati elementi che comprovano come egli sia stato prescelto e sostenuto dai “Papaniciari”, che lo hanno ampiamente appoggiato nella scalata alla carica comunale per poterne ritrarre gli opportuni vantaggi politici ed economici”, come riferito dagli stessi collaboratori. Piu’ in generale, rispetto alle presunte interferenze nelle amministrative del 2006, gli inquirenti scrivono ancora che “le ingerenze mafiose sono avvenute con pressioni ed effettivi metodi criminali, come l’utilizzo di schede contrassegnate e la concertazione del voto di scambio, che potrebbe integrare la fattispecie dello scambio elettorale politico mafioso prevista all’art. 416 ter. E’ infatti chiaramente emersa l’esistenza di accordi criminosi che prevedono il pagamento contante della somma di 2.000 euro in cambio dell’ottenimento di 50 voti di preferenza nella circoscrizione di Papanice, ossia di una media di 40 euro per ciascuno voto”.