CROTONE - Tre anni di indagini, derivanti da un precedente filone d’inchiesta, sequestri di decine di armi e migliaia di munizioni, 200 uomini sul campo per un blitz scattato alle prime luci dell’alba in Calabria ed in Lombardia, 20 persone finite in manette sulle 24 destinatarie di un provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Catanzaro. Sono i numeri dell’operazione «Perseus», condotta dalla Polizia di Stato e mirata a scompaginare le cosche operanti nel Crotonese. Più precisamente i «Papaniciari», il cartello criminale emergente che stava per prendere letteralmente in mano Crotone e la sua provincia, e la cui ascesa è stata per il momento bloccata dall’esecuzione dei provvedimenti di indiziato di delitto, emessi proprio in virtù dell’urgenza di interrompere condotte criminali in atto particolarmente pervasive.
PERQUISIZIONI - Oltre ai fermi gli agenti della Polizia di stato hanno perquisito le abitazioni dell’ex direttore generale del Comune di Crotone, Francesco Antonio Sulla; del capogruppo del Pd in consiglio comunale, Giuseppe Mercurio; dell’architetto del comune, Gaetano Stabile; dell’agente immobiliare, Romano Rocco Enrizo; dell’ex vice sindaco, Armando Riganello (An); del presidente della Camera di commercio, Fortunato Roberto Salerno; del capo di gabinetto del Ministero dell’Ambiente, Emilio Brogi; del direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Aldo Cosentino; e di un funzionario dell’Unione Europea, Riccardo Menghi.
ASSALTO A CROTONE - I Papaniciari, nel momento in cui hanno preso a guadagnare terreno sugli storici gruppi criminali della zona, ritenuti dagli investigatori ormai in fase «calante», hanno compreso che il momento era propizio per «alzare il tiro» ed entrare nelle strutture amministrative del territorio, e nelle istituzioni anche a livello superiore, fiutando per primi, tanto per fare un esempio, il grande affare di «Europaradiso». Il mega villaggio turistico da 7 milioni di euro che doveva sorgere nella zona, e più precisamente l’ipotizzata pesante ingerenza nella fase della sua progettazione finalizzata ad ottenere più soldi possibile dall’Unione europea anche dove ciò non fosse possibile, rappresenta solo uno dei filoni dell’inchiesta, in cui gli inquirenti si sono imbattuti, ed in cui è emerso l’interesse indiscusso di tutte le famiglie del gruppo. «Il Comune di Crotone, è stato letteralmente preso d’assalto» ha riassunto efficacemente Emilio Ledonne, procuratore nazionale antimafia aggiunto, presente alla conferenza stampa che si è tenuta in Procura a Catanzaro, cui hanno partecipato anche il procuratore della Repubblica del capoluogo di regione Vincenzo Lombardo, l’aggiunto Salvatore Murone, il procuratore di Crotone Raffaele Mazzotta, i questori di Catanzaro e Crotone, il capo della Squadra mobile della città pitagorica Angelo Morabito, il capo della sezione criminalità organizzata della Mobile del capoluogo calabrese Saverio Mercurio. «Il dato giudiziario più rilevante dell’inchiesta - ha aggiunto Ledonne - è proprio quello che conferma l’esistenza di una «borghesia» mafiosa, quella zona grigia che consente alla criminalità di infiltrarsi nell’amministrazione tentando di alterarne gli equilibri, e che oggi ci viene indicata dagli elementi relativi e gravi episodi di corruzione di esponenti delle istituzioni, e di interferenza anche nello svolgimento delle ultime elezioni comunali del 2006».
LE DUE COSCHE - A tanto sarebbe giunto il cartello dei Papaniciari, decapitato da un’indagine definita «storica» dagli investigatori, «perché per la prima volta sono state coinvolte e colpite in concreto e globalmente le due espressioni della cosca in guerra tra loro per il controllo delle attività criminali sul territorio. Da una parte il gruppo facente capo a Mico Megna, boss subentrato a Luca Megna ucciso lo scorso 22 marzo; dall’altra quello capeggiato da Leo Russelli, finito in carcere lo scorso luglio, ed ora retto dal fratello del boss, Francesco Russelli». Se infatti nel precedente filone d’indagine sfociato nell’operazione «Eracles» ci si era preoccupati di individuare i vertici del cartello, con il naturale prosieguo delle investigazioni, sfociato in «Perseus», «si è fatta terra bruciata attorno ai capi - ha rimarcato Ledonne -, colpendo affiliati e uomini di fiducia». Quasi tutti soggetti incensurati, ha chiarito Morabito, oggi indagati, oltre che per associazione mafiosa, per reati fine che vanno dalla detenzione di arsenali di armi da fuoco, alle estorsioni e danneggiamenti contro imprenditori locali, al traffico di eroina, cocaina, hashish e marijuana. Soggetti identificati grazie ad un paziente lavoro di intelligence ampiamente elogiato oggi dai magistrati, che ha visto operare in stretta sinergia le Squadre mobili di Catanzaro e Crotone, con il supporto del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, sotto la guida di Sandro Dolce, sostituto procuratore antimafia di Catanzaro, e Pierpaolo Bruni, sostituto in servizio a Crotone e da tempo applicato alla Dda, con la collaborazione della Procura nazionale antimafia. Una cooperazione essenziale, questa, per conseguire risultati significativi specialmente «su un territorio in grave difficoltà - ha detto Mazzotta -, dove c’è una fortissima richiesta di legalità . In questo senso abbiamo dato un segnale importante della presenza dello Stato e della nostra efficienza - ha aggiunto -, nonostante si debba fare i conti con carenze di organico e di mezzi».
«Collusioni ‘ndrangheta-politica, i vertici Pd non mi credettero»
CATANZARO - «Non avevo alcun dubbio che la DDA di Catanzaro, unitamente agli inquirenti ed alle forze dell’ordine, avrebbe perseguito le collusioni tra ‘Ndrangheta, politica ed imprenditoria crotonese, oggetto delle odierne notizie, che furono anche da me denunciate anche all’interno del mio partito locale, al momento delle elezioni comunali del 2006 quando tentai di oppormi senza riuscirvi ad alcune candidature. Spiace che a non credermi furono anche i dirigenti nazionali del mio partito, in primis l’allora Vice Ministro Marco Minniti e la Vice capogruppo Marina Sereni, ai quali consegnai durante una seduta parlamentare un mio scritto che riferiva fatti precisi, di cui ancora conservo copia».
LA DENUNCIA - Lo afferma, in un comunicato, l’ex deputato del Pd, Marilina Intrieri. «Tutto questo - aggiunge - mi è costata la mancata ricandidatura al Parlamento, ne ero consapevole e ne ho accettato il rischio perché a prevalere deve essere sempre l’interesse collettivo. Ad opporsi violentemente alla mia ricandidatura fu proprio l’attuale segretario regionale del Pd Marco Minniti che, insieme a diverse persone, si disse infastidito di queste mie denunce, fatte a lui anche in riunioni presso il Ministero dell’Interno. Voglio anche ricordare l’aggressione fisica di cui fui oggetto nella Direzione regionale del partito del luglio scorso, quando Minniti, sollecitando alcuni dirigenti crotonesi ed altri parlamentari, mi impedì di rappresentare all’organismo regionale implicazioni con la ‘ndrangheta e indagini su rappresentanti istituzionali di prossima scadenza. Io - conclude - sono tra quei politici che ritengono che la ‘ndrangheta vada sempre combattuta, rispetto ad altri che pensano che la ‘ndrangheta vada governata».
‘NDRANGHETA: NELLA ZONA DEI CLAN VOTI VENDUTI A 40 EURO
Nel presentare l’operazione “Perseus”, con cui oggi sono stati eseguiti 20 dei 24 fermi emessi dalla Dda di Catanzaro contro presunti esponenti della cosca dei Papaniciari operante nel Crotonese, i magistrati hanno sottolineato che il gruppo criminale in ascesa, pronto ormai a prendere in mano il “controllo” della citta’ di Crotone, aveva alzato il tiro puntando alle infiltrazioni nelle istituzioni, con ingerenze negli ambienti politici, per estendere la propria illecita influenza sulle attivita’ amministrative del Comune di Crotone, “tramite - scrivono gli inquirenti nel provvedimento di fermo - figure appositamente collocate in posizione di potere”. Ipotesi supportate anche da precise e concordanti dichiarazioni di collaboratori di giustizia, e che fanno riferimento, soprattutto, alle ultime elezioni amministrative del maggio 2006, ed all’elezione del consigliere Giuseppe Mercurio, il quale sarebbe stato significativamente appoggiato da Francesco Russelli, considerato il reggente del gruppo facente capo al fratello Pantaleone Russelli, e dai suoi subordinati. Dopo quella tornata elettorale, al Comune di Crotone si insedio’ una coalizione di centrosinistra e, nella lista dei Democratici di sinistra, ricordano i magistrati, “il candidato piu’ votato e’ stato Giuseppe Mercurio che, con 450 preferenze espresse ha conquistato il terzo posto assoluto degli eletti”. “Proprio sul conto di Mercurio - si legge nel decreto di fermo - sono emersi fondati elementi che comprovano come egli sia stato prescelto e sostenuto dai “Papaniciari”, che lo hanno ampiamente appoggiato nella scalata alla carica comunale per poterne ritrarre gli opportuni vantaggi politici ed economici”, come riferito dagli stessi collaboratori. Piu’ in generale, rispetto alle presunte interferenze nelle amministrative del 2006, gli inquirenti scrivono ancora che “le ingerenze mafiose sono avvenute con pressioni ed effettivi metodi criminali, come l’utilizzo di schede contrassegnate e la concertazione del voto di scambio, che potrebbe integrare la fattispecie dello scambio elettorale politico mafioso prevista all’art. 416 ter. E’ infatti chiaramente emersa l’esistenza di accordi criminosi che prevedono il pagamento contante della somma di 2.000 euro in cambio dell’ottenimento di 50 voti di preferenza nella circoscrizione di Papanice, ossia di una media di 40 euro per ciascuno voto”.