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MAFIA E POLITICA: Quel “favore” chiesto all’ex sindaco di Santa Lucia del Mela dal boss locale

BARCELLONA - Avvicinarsi alle istituzioni locali, fiutare l’affare e tentare di coinvolgere apparati amministrativi e politici. Non lasciano nulla di intentato le cosche per un controllo che riguarda appalti pubblici, di ogni tipo e di ogni dimensione, non solo nel comparto dell’edilizia ma anche nei servizi. E pare non esista normativa che tenga quando ci sono interessi del “personaggio”, anche spiccioli, da salvaguardare. Capita così di “incontrare” nei faldoni dell’inchiesta della Procura antimafia storie che coinvolgono un ex carabiniere di Barcellona o un vigile urbano presidente di un circolo a Milazzo o un dipendente di un’azienda che ha a che fare col pubblico il quale fa il doppiogiochista. Nessuno alla fine se la sente di dire no alle “esigenze” della cosca. Sul capitolo del rapporto coi politici, già presente nella precedente inchiesta Vivaio, ampio spazio viene dato al “caso” Santa Lucia del Mela. È una storia tutta locale che ha coinvolto l’allora primo cittadino, dott. Santo Pandolfo, già esponente dei Ds transitato nel Pd, candidato alle ultime elezioni provinciali, indagato con l’ipotesi di reato di concorso in associazione mafiosa. Il sostituto procuratore antimafia Giuseppe Verzera aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, poi non concessa dal Gip. Ma non è passata inosservata nel piccolo centro la perquisizione domiciliare notturna eseguita dai carabinieri del Ros nell’abitazione dell’ex primo cittadino, destando anche qualche reazione. Si racconta negli atti dell’inchiesta che, su espressa determinazione dei coniugi Pietro Nicola Mazzagatti e Nicolina Famà, l’ex sindaco e i coimputati Giuseppe Arizzi (tecnico comunale del comune di Santa Lucia del Mela nonché responsabile del procedimento amministrativo) e alcuni componenti dell’allora commissione edilizia, rilasciassero la concessione in sanatoria n. 8-34/05 in violazione a norme di legge e regolamento e determinando un ingiusto vantaggio patrimoniale. E ciò per consentire il godimento e lo sfruttamento di un fabbricato adibito ad esercizio di ristorazione “Villa Valery”. E ciò anche in virtù di un “patto scellerato” – lo definiscono così gli inquirenti – consistito nell’appoggio politico elettorale che Mazzagatti avrebbe promesso e poi assicurato al Pandolfo in occasione della sua ultima candidatura per l’elezione alla carica di sindaco del Comune di Santa Lucia del Mela, poi conseguita dal Pandolfo, al suo secondo mandato. Su questa vicenda esiste procedimento parallelo al Tribunale di Barcellona. Da una serie di intercettazioni, gli inquirenti hanno ricostruito i contatti e i giudizi che complici di Mazzagatti esprimevano sul sindaco. Lo ritenevano vicino al capo della cosca locale in colloqui debitamente registrati e agli atti dell’inchiesta.(l.o.)

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