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LA MORTE DI DANILO MELEZIO: ABBIAMO TROVATO IL CASCO SUL LUOGO DELL’INCIDENTE. LA NOSTRA FOTO

IL CASCO ALL’INTERNO DI UN CANTIERE DELLO IACP, A POCHI METRI DAL PUNTO DI SCONTRO TRA L’AUTO E LO SCOOTER GUIDATO DA DANILO MELEZIO. OGGI E’ STATO SEQUESTRATO DALL’INFORTUNISTICA. FOTO: ENRICO DI GIACOMO

Forse Danilo Melezio indossava il casco. Ipotesi esclusa sulle prime, ma che forse potrebbe essere riconsiderata, seppure non risulti determinante ai fini della ricostruzione della dinamica del terribile incidente in cui, lunedì sera a Bisconte, ha perso la vita il quindicenne dopo un terribile scontro frontale con un’auto che viaggiava in direzione opposta. Il ragazzo, come si ricorderà, viaggiava a bordo di un ciclomotore lungo via Caltanissetta quando ha incrociato una Lancia Y (guidatore rimasto illeso) centrandola in pieno. Il casco è stato notato ieri mattina in mezzo alla montagna di immondizia accatastata sulla carreggiata, a pochi metri dal punto dello scontro, ma non si sa se appartenga o meno alla vittima. Iniziano intanto a delinearsi le prime possibili cause dello scontro, fra queste di sicuro (come confermano le stesse forze dell’ordine) vi è l’alta velocità, unita alle scarsissime condizioni di visibilità di quel tratto semiabbandonato di strada, dove l’illuminazione scarseggia (come denunciato in una nota anche dal consigliere circoscrizionale Libero Gioveni), così come risulta carente il servizio di raccolta dell’immondizia. Proprio la spazzatura riversata in strada provoca in quel punto il restringimento della carreggiata; motivo in più per prestare maggiore attenzione. Oggi il pm di turno Francesco Chillemi, dopo aver disposto il sequestro dei mezzi coinvolti, conferirà l’incarico per l’autopsia. Il povero Danilo è l’ennesimo martire della strada, peraltro vittima di un destino particolarmente crudele che lo ha accomunato alla tragica fine del fratello Lucio Cortese, di 25 anni, morto a bordo della sua moto a settembre del 2007; sempre qui a Bisconte e di nuovo a causa dello scontro con una Lancia Y.

MESSINA, LA MORTE DI UN DETENUTO IN CARCERE: ASSOLTI I MEDICI CHIMENZ E ALOISIO

I dottori Baldassare Chimenz e Renato Pagano non hanno responsabilità nella morte di Aurelio Aloisio, deceduto per un arresto cardiaco nel 2001, dietro le sbarre del carcere di Gazzi. Avrebbe rifiutato le cure.
Il giudice monocratico Antonino Giacobello ha assolto due medici accusati di omicidio colposo, dopo la morte di un detenuto, dietro le sbarre del carcere di Gazzi. Si tratta di Aurelio Aloisio, deceduto il 9 febbraio 2001 a causa di un arresto cardiaco. Secondo l’accusa lo specialista psichiatra della casa circondariale messinese, Baldassarre Chimenz, e il medico incaricato della stessa struttura Renato Pagano, avrebbero omesso di attuare le necessarie indagini diagnostiche, il monitoraggio ed il trattamento della malattia da cui era affetto Aloisio, diabete, causandone così il decesso. Secondo alcune testimonianze lo stesso paziente avrebbe manifestato, più volte, la volontà di non sottoporsi alle specifiche cure. La stessa accusa, retta dal pm Vito Di Giorgio, aveva chiesto l’assoluzione. Nella difesa sono impegnati gli avvocati Antonio Strangi e Carmelo Scillia. I familiari di Aloisio erano assistiti dall’avvocato Li Gotti. Fonte: normanno.it

LA CASTA DEI GIORNALISTI ‘AMICI DEGLI AMICI’: 4 MILIONI DI EURO PER 20 ASSUNZIONI. TUTTI I NOMI. AVVISI PER CUFFARO, LOMBARDO E CASTALDI

Un danno erariale da quattro milioni di euro. È la cifra indicata dalla Corte dei conti per le «assunzioni ingiustificate e il mantenimento in servizio sine titulo» di venti giornalisti dell´ufficio stampa. La magistratura contabile, alla fine di un´indagine durata più di un anno, ha inviato tre inviti a dedurre, atti che equivalgono agli avvisi di garanzia della giustizia ordinaria. I provvedimenti, firmati dal sostituto procuratore generale Gianluca Albo, sono stati recapitati all´ex governatore Salvatore Cuffaro, che decretò le assunzioni, all´attuale presidente della Regione Raffaele Lombardo, che ha mantenuto in servizio i giornalisti, e a Francesco Castaldi, il capo dell´ufficio legislativo e legale che ha fornito di recente un parere che ha costituito il fondamento giuridico del comportamento dell´ultimo inquilino di Palazzo d´Orleans. Arriva il conto agli amministratori per la struttura d´informazione monstre messa su negli anni del governo Cuffaro: ventitré giornalisti, reclutati senza concorso con la qualifica di redattore capo (stipendio 3.800 euro al mese). Più delle altre regioni italiane che peraltro, secondo una ricognizione fatta dalla Corte dei conti, hanno tutte insieme un numero di redattori capo inferiore a quelli di stanza a Palazzo d´Orleans. Le assunzioni finite nel mirino della Corte sono 20, ovvero quelle fatte a partire dal febbraio del 2004. Fu in quella data, infatti, che venne applicata per la prima volta la legge 2 del 2002, ovvero la prima Finanziaria del governo Cuffaro in cui è contenuto un richiamo esplicito a una normativa nazionale (la legge 150 del 2000) che prevede che «le amministrazioni pubbliche individuano, nell´ambito delle proprie dotazioni organiche, il personale da adibire all´attività di informazione». In alternativa, la legge statale prevede sì il ricorso a esterni, ma solo nella qualità di esperti da reclutare rigorosamente con contratti a termine. Per i magistrati contabili i rapporti di lavoro stipulati dal governo Cuffaro sarebbero illegittimi perché non è stata fatta alcuna valutazione preventiva sull´utilità di questo personale e non sono stati specificati durata del contratto e compensi dei giornalisti assunti. La Corte ravvisa una «non congruità» fra l´attività svolta e la retribuzione. In base al seguente ragionamento: se la qualifica di redattore capo è assegnata di regola a chi coordina un ufficio, com´è possibile che a Palazzo d´Orleans l´abbiano tutti? E, in ogni caso, i rapporti di lavoro con i componenti degli uffici stampa avrebbero dovuto avere carattere fiduciario e dunque essere rinnovati prima da Cuffaro nel 2006 (in occasione della sua rielezione) e poi da Lombardo (asceso alla presidenza della Regione nell´aprile del 2008). Cosa che non è accaduta. Lo staff dei comunicatori di Palazzo d´Orleans fino al 2004 era composto da quattro giornalisti professionisti. Le maglie si allargarono, quell´anno, con una leggina varata dall´Ars che ha consentito anche l´assunzione di pubblicisti e ha portato il numero dei componenti dell´ufficio stampa da quattro a otto. Successivamente, nel 2006, l´organico fu portato a 24. Proprio alla vigilia delle elezioni regionali avvenne la grande infornata: dopo Piero Nicastro, Santina Scolaro (ex portavoce del presidente Cuffaro) e Piero Messina (che aveva lavorato al gruppo Udc all´Ars), il 28 marzo 2006 entrarono in servizio 15 giornalisti. Nella lista quasi tutti i portavoce degli assessori regionali in uscita: Giulio Ambrosetti, Laura Compagnino, Fabio De Pasquale, Maria Pia Ferlazzo, Enzo Fricano, Fabio Geraci, Stanislao Lauricina, Luisa Micciché, Wlady Pantaleone, Stefania Sgarlata, Manlio Viola. Ma in quell´occasione vennero assunti in pianta stabile anche altri giornalisti vicini a esponenti politici del centrodestra: Vito Orlando, portavoce dell´allora presidente dell´Ars Guido Lo Porto, Ludovico Licciardello, addetto stampa dell´ex vicepresidente Salvo Fleres. E ancora: Luigi Sarullo, figlio di Aldo Sarullo (consulente dell´attuale presidente del Senato Renato Schifani) e Ivana Di Nuovo, figlia dell´ex responsabile dell´ufficio stampa dell´Udc. Nella legislatura successiva, nell´ottobre del 2007, entrarono infine Guido Monastra, subito nominato coordinatore dell´ufficio stampa, e Francesco Inguanti, un consulente di Cuffaro che aveva preso solo da qualche mese la tessera di pubblicista. Cuffaro, Lombardo e Castaldi hanno adesso 45 giorni di tempo per depositare le proprie deduzioni. Poi spetterà al procuratore a decidere sulla loro citazione in giudizio. EMANUELE LAURIA

PEDOFILIA: DON PAOLO TURTURRO RESPINGE OGNI ACCUSA

Respinge tutte le accuse, padre Paolo Turturro, l’ex parroco della chiesa di Santa Lucia, a Palermo, sotto processo per pedofilia. Interrogato per oltre un’ora davanti alla seconda sezione del Tribunale, Turturro ha escluso con decisione di essere stato autore di episodi di violenza sessuale nei confronti di due ragazzini della sua ex parrocchia, che sorge nel popolare quartiere del Borgo vecchio. «Non ero mai solo -ha detto il sacerdote- dato che stavo sempre con gli uomini della scorta, che mi tutelavano per le minacce ricevute. E poi con me c’erano tanti ragazzini, i volontari del centro “Dipingi la pace”. Insomma, quel che hanno raccontato i due bambini che parlano di me non può essersi verificato». Rispondendo alle domande del pm Alessia Sinatra, del legale di parte civile, l’avvocato Paola Rubino, e degli avvocati della difesa, Ninni Reina e Vincenzo Gervasi, l’imputato ha detto che al Borgo veniva spesso chiamato «sbirro» per la sua vicinanza alla magistratura e alle forze dell’ordine, cui lo legavano le iniziative antimafia.

MESSINA: MUORE IN UN INCIDENTE UN 15ENNE, DANILO MENEZIO. TRA L’ IMMONDIZIA E IL BUIO DI BISCONTE

IL LUOGO DELL’INCIDENTE, TRA IMMONDIZIA E BUIO

Sono ancora da accertare le cause e la dinamica che hanno portato al tragico incidente stradale, avvenuto in serata a Bisconte. Da quanto emerso da una prima ricostruzione, pare che il motorino si sia andato a schiantare contro una Lancia Y, nei pressi della chiesa del rione. E’ apparso subito grave il ragazzo alla guida del due ruote, Danilo Menezio, 15 anni, che ha smesso di respirare in ambulanza, mentre veniva trasportato in ospedale. Alla guida della Lancia Y c’era invece un diciannovenne. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia municipale. Doppia tragedia per i familiari del ragazzo. Circa un anno fa, sempre a Bisconte, era morto il fratellasto di Danilo, Lucio Cortese, nel corso di un incidente stradale.

MESSINA, CITTA’ DEL PONTE E DELLE FORZE ARMATE: ARRIVANO I MESSAGGERI DI MORTE…

LE PROVE GENERALI PER LA MANIFESTAZIONE DI MERCOLEDI’ ALLA PRESENZA DEL MINISTRO LA RUSSA