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MESSINA: VITTORIO SGARBI CONTESTATO DAI GRILLINI

MESSINA - “Siete ridicoli, pensate ai crimini fatti da Grillo che ha ucciso tre persone e non venite a disturbarmi più”. Così il sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, ha risposto a un ragazzo aderente al movimento dei ‘grillini’ che lo ha apostrofato come ‘pregiudicato’. “La dovete smettere di seguirmi - ha aggiunto Sgarbi - e di disturbarmi dappertutto”. Sgarbi ha poi chiesto alle forze dell’ordine di identificare il gruppo di ragazzi che lo contestavano.

CONCORSI TRUCCATI A MESSINA: PROSEGUE L’INCHIESTA CONTRO I PROF. PAOLO MELITA E CLAUDIO CORDIANO

Richiesta di archiviazione per i sette indagati di abuso d’ufficio, l’inchiesta va invece avanti per due soli docenti, l’ipotesi di reato è la tentata concussione in concorso. Prosegue quindi solo il troncone dell’indagine gestita dal sostituto procuratore Antonino Nastasi che riguarda i professori Paolo Melita, messinese, e Claudio Cordiano, calabrese da tempo residente a Verona. I due docenti sono assistiti dall’avvocato Filippo Mangiapane. L’ipotesi di reato: attraverso un “messaggero” avrebbero mandato a dire a una delle candidate di un concorso bandito dall’Università nel maggio del 2005 e poi espletato nel novembre successivo, destinato a coprire un posto di professore di ruolo di 1° fascia di Chirurgia generale alla facoltà di Medicina, la dott. Adelfina Maria Barbuscia, «di non creare problemi, di stare tranquilla e che in una seconda fase l’avrebbero aiutata». Questo per indurla a ritirare la domanda di partecipazione e favorire così l’«idoneità per la nomina a vincitore dei candidati Calbo Letterio, già collaboratore di Melita, e De Manzoni Giovanni, già collaboratore del Cordiano». Un ritiro che però la dott. Barbuscia non accettò, denunciando tutto in Procura. Inizialmente erano state iscritte nel registro degli indagati per questa vicenda sette persone, poi dopo una serie di accertamenti e interrogatori il sostituto Nastasi ha depositato al Gip una richiesta di archiviazione per cinque indagati, non ritenendo sussistente nella vicenda il reato di abuso.(n.a.)

CLAMOROSO A MESSINA: L’UNIVERSITA’ SI COSTITUIRA’ PARTE CIVILE CONTRO IL RETTORE TOMASELLO E GLI ALTRI DOCENTI

Forse è la prima volta che succede in Italia. Forse potrebbe essere tutto concretizzato già lunedì, nel corso di un CdA che si preannuncia molto “caldo”. Un ateneo che si costituisce parte civile nel processo a carico del proprio rettore e degli altri docenti coinvolti. Un processo che ha già una data d’inizio, il 5 marzo, una lista di capi d’imputazione, un elenco di persone coinvolte. L’ufficio legale dell’Università ha già predisposto l’atto di costituzione di parte civile nel procedimento a carico del rettore Franco Tomasello e degli altri docenti e funzionari rinviati a giudizio lo scorso 8 novembre dal gup Micali nell’ambito dell’inchiesta su Veterinaria e sulla gestione dei fondi “Lipin”. L’atto ha già ricevuto il parere tecnico-giuridico favorevole da parte dell’Avvocatura dello Stato, che al processo ha già avuto pieno mandato di rappresentanza come parte civile dalla Regione Siciliana, proprio per la vicenda dei fondi “Lipin”. Nel corso del CdA di lunedì la questione dovrebbe essere affrontata in via definitiva. L’organo di gestione dell’ateneo potrebbe comunque decidere anche di non costituirsi, con una motivazione ben precisa, da comunicare successivamente all’Avvocatura di Stato. Da quando è stata fissata l’udienza preliminare per questa inchiesta, l’Avvocatura e l’Università hanno avuto un fitto carteggio. Dopo aver ricevuto le notifiche dell’udienza davanti al gup l’Avvocatura aveva mandato gli atti ai “vertici supplenti” dell’ateneo (nel corso della prima sospensione dalle funzioni del rettore Tomasello), che però avevano risposto di voler attendere l’eventuale rinvio a giudizio. Dopo il rinvio a giudizio del troncone principale del processo, e anche dopo le condanne inflitte in primo grado dal gup Micali in regime di giudizio abbreviato per gli imputati che avevano scelto il rito alternativo, la questione si era riproposta. Questa volta i “vertici supplenti” avevano chiesto un parere tecnico-giuridico all’Avvocatura sulla percorribilità processuale della costituzione di parte civile nel processo che inizierà il 5 marzo. E l’Avvocatura, rispondendo al quesito dell’ateneo, aveva detto in sostanza che la cosa era fattibile, sia sul piano del cosiddetto fumus, sia per il danno all’immagine patito dall’istituzione universitaria. Il processo scaturito dall’inchiesta dei sostituti Antonino Nastasi e Adriana Sciglio, che inizierà il 5 marzo davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale, riguarda il rettore Francesco Tomasello e altre 22 persone, ed è incentrato sui concorsi “truccati” alla facoltà di Veterinaria nel 2005 e sulla “illecita” gestione del progetto di ricerca “Lipin”. Il rettore Tomasello dovrà rispondere di tentata concussione, legata al concorso a Veterinaria che avrebbe dovuto favorire il figlio dell’ex preside Battesimo Macrì, Francesco, e di due ipotesi di abuso d’ufficio. Per i concorsi a Veterinaria si contestano a vario titolo i reati di tentata concussione, tentata truffa, falso commesso da pubblico ufficiale e abuso d’ufficio. Per il secondo troncone invece il peculato nella gestione dei 3 milioni del progetto “Lipin”. Sono stati rinviati a giudizio tra docenti e funzionari: Battesimo Macrì, Antonio Pugliese, Salvatore Giannetto, Paolo Pietro Niutta, Giuseppe Piedimonte, Giovanni Germanà, Emilia Ciriaco, Santo Cristarella, Ugo Muglia, Antonina Zanghì, Franco Abbate, Antonino Ajello, Francesca Conte, Massimo De Majo, Giuseppa Di Bella, Antonino Germanà, Patrizia Germanà, Elisabetta Giudice, Rosaria Laurà, Giuseppe Mazzullo e Stefano Augliera. Nuccio Anselmo - GazzettadelSud

NICHI VENDOLA ABBANDONA RIFONDAZIONE: Nasce Rps, il partito con la stella rossa

SIENA - Alla fine la spaccatura c’è stata. «Non provo acrimonia verso Ferrero e il suo gruppo dirigente. Sono sereno perché faccio ciò che sento sia giusto fare. Rifondazione è stata la mia casa e questo addio non è un partire indolore». Con queste parole il presidente della regione Puglia Nichi Vendola ha confermato, all’Assemblea della minoranza che si è aperta a Chianciano, la scissione della sua corrente politica da Rifondazione Comunista. Il nuovo partito ha già il logo, costituito dalle tre lettere «Rps» (Rifondazione per la sinistra), accanto a una stella rossa. «A quelli di noi che condivideranno la mia scelta, voglio dire che non dobbiamo sentirci avversari di Rifondazione - ha sottolineato il governatore -. E soprattutto ai compagni che scelgono di continuare la propria lotta dentro il partito voglio esprimere gratitudine per aver condiviso una bella battaglia, e perché sono certo che continueranno a battersi perché nasca una sinistra nuova, una sinistra del lavoro e delle libertà, che ingaggi un molecolare corpo a corpo contro la paura e contro la solitudine».
FERRERO: «VANNO VERSO DESTRA» - Duro il commento di Paolo Ferrero, segretario del Prc: «Invito i compagni e le compagne riuniti a Chianciano a ripensare all’ipotesi di una scissione, perché non comprendo che senso abbia fare una scissione in nome dell’unità, è una contraddizione». Secondo Ferrero, con questa ennesima rottura, «la gente andrà a casa schifata». «È una cosa che mi preoccupa. È una scissione da destra o verso destra: ovviamente non voglio dire che Vendola sia di destra, sarebbe una sciocchezza. Tuttavia, il rischio è quello di una subalternità al Pd, che è già imballato di suo». «La linea del Prc è stata scelta e chiarita da un responso democratico - ha concluso il segretario -: ci possono essere diverse idee e ipotesi, ma la linea è quella. Noi abbiamo da sempre proposto una gestione unitaria».
VENDOLA: «ESERCIZI DI GALATEO» - Immediata la replica di Vendola: «La scissione è già nei fatti, è già avvenuta perché quando in una comunità si rompono i vincoli di solidarietà non è più possibile tornare indietro. Le nostre linee politiche si sono divaricate in modo radicale, c’è stata una rottura nella concezione dello stare assieme, come è avvenuto nella vicenda della cacciata di Piero Sansonetti dalla guida di Liberazione. Quella era già la scissione. Gli appelli di oggi sono solo esercizi di galateo e lasciano il tempo che trovano».

MAFIA A BARCELLONA: Operazione Vivaio, carcere duro per Calabrese, Trifirò e Campisi

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha firmato, su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Messina, il decreto per l’applicazione del cosiddetto 41 bis, il carcere duro con l’isolamento diurno, nei confronti di tre indagati per mafia, Tindaro Calabrese di Novara di Sicilia, Carmelo Salvatore Trifirò e Agostino Campisi di Terme Vigliatore, coinvolti nell’operazione “Vivaio” e accusati di essere tra i promotori dell’organizzazione criminale degli “Scissionisti”, il gruppo nato dalla contrapposizione interna nel clan dei “Mazzarrotti”, il temibile braccio armato della famiglia mafiosa di Barcellona. I tre indagati, rimasti in carcere dal 10 aprile dello scorso anno, sono stati trasferiti dalle case circondariali giudiziarie nei bracci di massima sicurezza delle carceri di Opera in provincia di Milano e Termoli in Molise. Le limitazioni del 41 bis sono estese soprattutto nei contatti con soggetti esterni alle carceri, parenti compresi che vedono ridimensionati i diritti di visita. La richiesta al ministro della Giustizia di applicazione del 41 bis a tre dei maggiori indagati dell’operazione Vivaio, è stata formulata dal sostituto procuratore della Distrettuale antimafia di Messina, Giuseppe Verzera che, assieme al suo collega Ezio Arcadi, ha condotto le indagini – non ancora concluse – che hanno consentito ai carabinieri del Ros di Messina di tracciare nuovi scenari negli assetti interni della criminalità organizzata dell’hinterland di Barcellona. L’inchiesta Vivaio il 10 aprile dello scorso anno portò all’arresto di 15 persone (45 gli indagati di cui la Dda aveva chiesto l’arresto) raggiunte da ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Messina Alfredo Sicuro. Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura distrettuale antimafia, sulla scorta delle intercettazioni ambientali effettuate anche con rilevatori satellitari, i tre indagati, unitamente ad altri soggetti ancora non identificati, avrebbero fatto parte di distinti gruppi associati di tipo mafioso riconducibili a “Cosa Nostra” siciliana e operanti sul versante tirrenico della provincia di Messina. Il gruppo dei cosiddetti “Scissionisti” capeggiato da Tindaro Calabrese, 35 anni, in particolare, «avvalendosi della forza intimidatrice e dalla condizione assoluta di assoggettamento ed omertà che ne derivava sul territorio, programmavano e commettevano delitti della più diversa natura contro la persona, il patrimonio, la Pubblica Amministrazione, l’amministrazione della Giustizia, l’ordine pubblico e la fede pubblica, con l’obiettivo precipuo di acquisire in forma diretta e indiretta la gestione e comunque il controllo di attività economiche, di appalti pubblici, di profitti e vantaggi ingiusti per sé e per altri». Secondo l’inchiesta, l’organizzazione, prima con i “Mazzarrotti” con a capo Carmelo Bisognano e subito dopo con gli “Scissionisti” capeggiati da Tindaro Calabrese, alleati con il gruppo dei “Barcellonesi” di Giovanni Rao e con i catanesi “Santapaoliani” ispirato a Nitto Santapaola e rappresentato dal Alfio Giuseppe Castro, imprenditore con rilevanti partecipazioni economiche in attività produttive di Barcellona, avrebbe operato sui territori di Mazzarrà Sant’Andrea, Terme Vigliatore, Furnari, Novara e Barcellona Pozzo di Gotto, fin dal 4 gennaio del 2002. Il gruppo degli scissionisti capeggiato da Tindaro Calabrese avrebbe avuto inoltre – come dimostrerebbero le intercettazioni e le azioni di intimidazione – interessi nelle elezioni amministrative della primavera del 2007 nei comuni di Furnari, Novara, Mazzarrà e Rodì Milici. Le indagini dell’operazione Vivaio in cui figurano, al di là dei 15 arresti effettuati e delle 45 richieste di ordinanza di custodia cautelare, ben 74 indagati, non sono ancora concluse. I legali dei indagati che hanno avuto applicato il carcere duro, gli avv. Carmelo Occhiuto e Tino Celi, hanno annunciato ricorso al Tribunale di sorveglianza di Messina contro il decreto del Ministro Alfano. Leonardo Orlando - GazzettadelSud

A MILAZZO TONNO SCADUTO AGLI STUDENTI?: La minoranza: «Scatolette di tonno datate 1995 distribuite ai bambini»

MILAZZO - Dopo i peluches della Cina, il tonno della Colombia. Non sembrano avere proprio pace i bambini delle scuole elementari di Milazzo. Un mese dopo la vicenda dei regali natalizi prive delle etichette dell’Unione Europea, ieri un nuovo episodio segnalato dall’opposizione e contestato dall’esecutivo. Ma andiamo con ordine. I consiglieri comunali di minoranza (primo firmatario Stefania Scolaro) hanno presentato in Aula (come riferiamo a fianco) una interrogazione al sindaco e all’assessore alla pubblica istruzione nella quale chiedono «se risponde al vero che lo scorso 19 gennaio, nell’ambito del servizio mensa garantito dal Comune agli alunni delle scuole elementari sono state distribuite confezioni di tonno in scatola del peso di grammi 52 (sgocciolato) anzichè di g. 100 (sgocciolato) come previsto dal capitolato speciale d’appalto» e soprattutto «se risponde al vero che tale tonno risulta importato dalla Colombia e reca, quale data di produzione, l’anno 1995 e se risponda al vero che il prodotto si è rivelato al gusto e all’odorato di scadente qualità. In caso affermativo – prosegue il documento – si chiede se siano state formulate ovvero si intendano formulare contestazioni nei confronti del gestore del servizio per la violazione delle disposizioni del capitolato speciale d’appalto in relazione al peso del prodotto distribuito e se siano state adottate o si intendano adottare misure volte a sanzionare la condotta del gestore del servizio». L’interrogazione si chiude con la richiesta «di acquisizione della documentazione relativa al prodotto distribuito e di richiedere alla stessa impresa che gestisce il servizio mensa di distribuire prodotti che diano maggiori garanzie in relazione al mantenimento delle loro proprietà, considerato che si tratta di utenti in tenere età». Sin qui la nota della minoranza – firmata da numerosi consiglieri –. La dirigente scolastica del primo circolo, Primarosa Frattini, ha confermato di aver segnalato al Comune «alcune disfunzioni rappresentate dalle insegnanti e dai genitori sulle tabelle nutrizionali e sulla bontà dei prodotti forniti». Ma anche dal terzo circolo didattico sono giunte proprio alcuni giorni addietro altre segnalazioni della dirigente per una revisione dei menù, mentre alcuni genitori, sempre per iscritto, hanno contestato al Comune la qualità dei cibi chiedendo di verificare il luogo di preparazione degli stessi. Dal canto suo, l’assessore Nastasi ha dichiarato che, non appena a conoscenza delle contestazioni, ha chiesto al dirigente comunale competente i dovuti accertamenti. E sempre da Palazzo dell’Aquila informano che la dirigente del servizio “Politiche scolastiche e pubblica istruzione”, Concettina Ventimiglia, “in prestito” dal comune di Capo d’Orlando, ha inviato ieri al legale rappresentante della società di ristorazione una lettera di contestazione, nella quale si fa riferimento alle segnalazioni pervenute e «si contesta» proprio la distribuzione di lattine di tonno «senza che il personale da voi impiegato si prodigasse a fornire l’alimento ai bambini senza lo scatolame con gravi rischi per la sicurezza degli stessi». Segnalata anche l’inferiore grammatura e la circostanza segnalata nell’interrogazione che «il tonno risultava confezionato in Colombia nel 1995, ed anche se la timbratura riferiva la possibilità di consumarlo entro il 2013 il gusto dello stesso è stato ritenuto scadente». Il dirigente ha dato otto giorni di tempo per le controdeduzioni «riservandosi le penali». In serata al comune è arrivata una replica dell’Euroristorazione, che gestisce il servizio per evidenziare «che il numero impresso sulla confezione del tonno non si riferisce ad una data, ma ad un codice lotto interno della ditta produttrice, così come riferitoci dal nostro fornitore. Viene pertanto assolutamente escluso il confezionamento dello stesso (tonno, ndr) nel 1995, mentre l’unica data presente sulla confezione è quella relativa alla scadenza del 17/07/2013». La vicenda è finita all’attenzione dei carabinieri che erano presenti nell’aula consiliare quando è stata letta l’interrogazione che si stanno occupando della vicenda. Intanto l’assessore Nastasi, dal canto suo, dopo aver precisato «di essersi subito attivitato non appena avuto contezza della nota dei consiglieri comunali», assicura genitori e insegnanti: «Continueremo gli approfondimenti. Sebbene dai riscontri dati dalla società che gestisce il servizio, si è appreso che la scadenza impressa nella scatola è 17 luglio 2013, mentre quel 1995, preceduto da una lettera, la P, sta a indicare non la data di produzione come erroneamente sostenuto, bensì del numero di lotto importato da una società italiana, che poi lo distribuisce nel nostro Paese. Si tratta pertanto di un abbaglio dell’opposizione destinato a creare ingiustificati allarmismi». È chiaro che, al di là della bagarre politica, le famiglie dei piccoli coinvolti attendono certezze dai riscontri che le forze dell’ordine starebbero per effettuare.(re.mi.)