
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha firmato, su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Messina, il decreto per l’applicazione del cosiddetto 41 bis, il carcere duro con l’isolamento diurno, nei confronti di tre indagati per mafia, Tindaro Calabrese di Novara di Sicilia, Carmelo Salvatore Trifirò e Agostino Campisi di Terme Vigliatore, coinvolti nell’operazione “Vivaio” e accusati di essere tra i promotori dell’organizzazione criminale degli “Scissionisti”, il gruppo nato dalla contrapposizione interna nel clan dei “Mazzarrotti”, il temibile braccio armato della famiglia mafiosa di Barcellona. I tre indagati, rimasti in carcere dal 10 aprile dello scorso anno, sono stati trasferiti dalle case circondariali giudiziarie nei bracci di massima sicurezza delle carceri di Opera in provincia di Milano e Termoli in Molise. Le limitazioni del 41 bis sono estese soprattutto nei contatti con soggetti esterni alle carceri, parenti compresi che vedono ridimensionati i diritti di visita. La richiesta al ministro della Giustizia di applicazione del 41 bis a tre dei maggiori indagati dell’operazione Vivaio, è stata formulata dal sostituto procuratore della Distrettuale antimafia di Messina, Giuseppe Verzera che, assieme al suo collega Ezio Arcadi, ha condotto le indagini – non ancora concluse – che hanno consentito ai carabinieri del Ros di Messina di tracciare nuovi scenari negli assetti interni della criminalità organizzata dell’hinterland di Barcellona. L’inchiesta Vivaio il 10 aprile dello scorso anno portò all’arresto di 15 persone (45 gli indagati di cui la Dda aveva chiesto l’arresto) raggiunte da ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Messina Alfredo Sicuro. Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura distrettuale antimafia, sulla scorta delle intercettazioni ambientali effettuate anche con rilevatori satellitari, i tre indagati, unitamente ad altri soggetti ancora non identificati, avrebbero fatto parte di distinti gruppi associati di tipo mafioso riconducibili a “Cosa Nostra” siciliana e operanti sul versante tirrenico della provincia di Messina. Il gruppo dei cosiddetti “Scissionisti” capeggiato da Tindaro Calabrese, 35 anni, in particolare, «avvalendosi della forza intimidatrice e dalla condizione assoluta di assoggettamento ed omertà che ne derivava sul territorio, programmavano e commettevano delitti della più diversa natura contro la persona, il patrimonio, la Pubblica Amministrazione, l’amministrazione della Giustizia, l’ordine pubblico e la fede pubblica, con l’obiettivo precipuo di acquisire in forma diretta e indiretta la gestione e comunque il controllo di attività economiche, di appalti pubblici, di profitti e vantaggi ingiusti per sé e per altri». Secondo l’inchiesta, l’organizzazione, prima con i “Mazzarrotti” con a capo Carmelo Bisognano e subito dopo con gli “Scissionisti” capeggiati da Tindaro Calabrese, alleati con il gruppo dei “Barcellonesi” di Giovanni Rao e con i catanesi “Santapaoliani” ispirato a Nitto Santapaola e rappresentato dal Alfio Giuseppe Castro, imprenditore con rilevanti partecipazioni economiche in attività produttive di Barcellona, avrebbe operato sui territori di Mazzarrà Sant’Andrea, Terme Vigliatore, Furnari, Novara e Barcellona Pozzo di Gotto, fin dal 4 gennaio del 2002. Il gruppo degli scissionisti capeggiato da Tindaro Calabrese avrebbe avuto inoltre – come dimostrerebbero le intercettazioni e le azioni di intimidazione – interessi nelle elezioni amministrative della primavera del 2007 nei comuni di Furnari, Novara, Mazzarrà e Rodì Milici. Le indagini dell’operazione Vivaio in cui figurano, al di là dei 15 arresti effettuati e delle 45 richieste di ordinanza di custodia cautelare, ben 74 indagati, non sono ancora concluse. I legali dei indagati che hanno avuto applicato il carcere duro, gli avv. Carmelo Occhiuto e Tino Celi, hanno annunciato ricorso al Tribunale di sorveglianza di Messina contro il decreto del Ministro Alfano. Leonardo Orlando - GazzettadelSud