Per bruciare una casa ci vuole un attimo, per spegnere il fuoco una notte intera, per ricostruirla ci vogliono denari, operai, fatica, coraggio, non farsi abbattere dai piromani, dalla loro violenza, dal pessimismo cosmico, opporsi con una forte fiducia in se stessi e nei migliori valori che tutti noi siamo in grado di esprimere. Inoltre nessuna casa è perfetta. Vederla in fiamme è stato tremendo (qualcuno sghignazzava mentre a noi le gambe tremavano e una rabbia folle ci percuoteva dalla testa ai piedi) ma a mente fredda comprendiamo che i piromani ci sono paradossalmente venuti in aiuto dandosi una zappa sui piedi. Perché tre cose possono capitarci in un incendio: morire nelle fiamme; non risollevarci dallo choc; reagire e fabbricarci una casa migliore. E noi siamo vivi e in grado di opporci con la forza delle braccia e della ragione agli incendi dei prepotenti. Invece di questa tiritera retorica potevo semplicemente citarvi le strofe di una vecchia canzoncina “La casetta in Canadà †(con il terribile “Pinco Panco†che la ributtava giù tutte le volte) ma non volevo correre il rischio di essere frainteso. E’ più di un mese ormai che ho aperto questo piccolo avamposto su Facebook e ne sono felice. Il mezzo è meraviglioso, dipende con quali argomenti lo animi; Facebook si adatta, è come il pongo, puoi farne una palla, una piuma o una scultura di Botero o di Picasso. Leggo tutti ma proprio tutti i post, sia quelli che rispondono alle mie note, sia quelli che navigano da sé, cerco di rispondere sempre a tutti, l’unico rischio è il tempo, perché ne macera tanto. Ne vale la pena? Penso di sì, sempre, ed è su questo che mi volevo soffermare. Sia con Jack Folla, sia con Zombie, con altri spettacoli e programmi di qualche spessore, così come qui, ci soffermiamo sempre più spesso a discutere sugli ultimi anni, assai grevi, di questo nostro Paese. Stamattina, all’alba, ho dato una scorsa alle mie ultime note e parlano quasi tutte della stessa cosa con sfumature diverse: l’arroganza e la superficialità di chi ci governa, il falò dei valori che ci univano, le scorribande di mafie più o meno legalizzate, lo smarrimento e lo sgomento di tutti noi legati all’essere più che all’apparire, al “Noi†più che all’ “Egoâ€, al lavoro di squadra più che all’Omino Forzuto, alla Conoscenza invece che al rincoglionimento di massa, a una tolleranza ferma più che alle squadracce del “facciamoci giustizia da soliâ€, alla nostra Costituzione e non alle odi barbare. Intendiamoci, noi che una volta ci si diceva “di sinistraâ€, siamo una razzaccia. Il nostro maggior difetto è di essere degli spaccacapelli. Nel mio piccolo vi spiego il mio lavoro. Tento di fare coscienza collettiva intorno a quel che può unirci, consapevole che è molto facile, per noi, disunirci e accapigliarci. E’ indubbiamente più semplice delegare i nostri destini a qualche Omino Forzuto che non allo stressante confronto fra migliaia di opinioni diverse. Ma quel che noi abbiamo perduto (e credo dobbiamo ritrovare immediatamente, prima che sia troppo tardi) è la condivisione di tutti i valori che ci uniscono, non solo la barbarie contro cui ci battiamo. Non basta. La baracca del No ha fin troppi arruffapopolo. Noi abbiamo bisogno di una vera Casa Democratica, non di quel casino delle pseudo libertà dei nostri avversari. Scrivo di getto e me ne scuso. Ma su queste mura è concesso anche improvvisare. Ogni tanto qualcuno accusa: “Parlate, parlate, vi lamentate, vi compiangete, siete utopisti e perditempoâ€. Io non la penso così. Io ho fiducia in noi, anche se è stata assai duramente provata, per demerito nostro ma anche di quel centrosinistra che in molti abbiamo smesso di votare perché non ci sentivamo più rappresentati. Ritengo un grave errore non votare. Tuttavia è stato un trauma ancora più grave dover assistere alle penose schermaglie partitiche di quelli che dovevano essere i pompieri dell’incendio nazionale, che mentre la casa comune bruciava, si litigavano i tizzoni delle suppellettili. Oggi, se non erro, si riunirà l’assemblea del Partito Democratico. Il mio interesse è molto scemato, non so il vostro. Temo che l’apparecchiatura burocratica dei vecchi partiti sia logora e sorpassata, e credo che bisogna ridisegnare la nostra appartenenza in altro modo. La Rete è un buon posto per cominciare, ed è sicuramente un ottimo ring per allenarsi. Non faccio il politico, sono un autore e amo comunicare. Mi piace scoprire insieme a voi tante cose, scambiarcele, crescere insieme. L’idea che questa pagina costituisca un piccolo ma solido argine alla barbarie mi da’ sollievo ogni mattina. Vi ringrazio una volta per tutte per essere qui. Oggi a Roma fa fresco ma è una bella giornata. Adesso vado a leggermi i giornali, poi esco a fare due passi col cane. Ciao fratelli. H.S.