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LA MAFIA DI BARCELLONA: 41bis ai barcellonesi D’Amico, Calderone, Bellinvia, Micale e al catanese Alfio Giuseppe Castro

Il decreto lo ha firmato il ministro della Giustizia Angelino Alfano un paio di giorni fa. La proposta l’aveva formulata il capo della procura di Messina Guido Lo Forte, come coordinatore della Direzione distrettuale antimafia peloritana. E altri cinque personaggi di spicco delle associazioni mafiose tirreniche e siciliane, coinvolti nelle più recenti operazioni gestite dal sostituto della Dda Giuseppe Verzera, indagini che hanno dato una nuova lettura della geografia mafiosa nella provincia di Messina all’indomani delle condanne del maxiprcoesso “Mare Nostrum”, sono stati già destinati al carcere duro. Si tratta del barcellonese Carmelo D’Amico, 38 anni, considerato l’attuale referente della famiglia barcellonese dopo le condanne inflitte al maxiprocesso “Mare Nostrum” al boss Giuseppe Gullotti e al suo “successore” designato Salvatore “Sem” Di Salvo, nonché “titolare” degli interessi economici della famiglia mafiosa per la zona di Milazzo, indagato nelle recenti operazioni antimafia “Pozzo” e “Sintesi”; Antonino Calderone, 33 anni, di Barcellona, inteso “Caiella”, già indagato e poi assolto definitivamente per l’omicidio del giovane Antonino Sboto, avvenuto nelle campagne di Barcellona; Alfio Giuseppe Castro, inteso “Pippo”, 55 anni, di Catania, indagato di recente nelle operazioni antimafia “Vivaio” e “Sintesi”, considerato dalla Dda l’anello di congiunzione della cosca barcellonese con i santapaoliani; Antonino Bellinvia, 54 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto; Salvatore Micale, 34 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto. I cinque sono già stati trasferiti in varie carceri d’Italia, l’intento principale è ovviamente in questi casi quello di recidere i legami col territorio d’appartenenza. E nell’ambito della recente operazione antimafia “Sintesi”, scaturita dalle clamorose rivelazioni dell’imprenditore Maurizio Sebastiano Marchetta, ex vice presidente del consiglio comunale di Barcellona, che dal gennaio scorso ha cominciato a raccontare alla squadra mobile di Messina,il suo “calvario del pizzo”, c’è da registrare anche il deposito dell’appello davanti al Tribunale della Libertà del sostituto della Dda Verzera: per contestare la mancata concessione della custodia cautelare in carcere da parte del gip per altri tre indagati, vale a dire Vincenzo Licata, Domenico Mortellaro e Alfio Giuseppe Castro. L’appello del pm sarà discusso davanti al TdL il 2 marzo. Nell’ambito dell’inchiesta “Sintesi” infatti, per Licata e Mortellaro il gip Genovese ha dichiarato la propria incompetenza per territorio in relazione alle ipotesi di reato di cui sono ritenuti responsabili, essendo competente secondo il giudice il Tribunale di Palermo. Licata è ritenuto un personaggio di spicco della mafia agrigentina, ha alle spalle una condanna all’ergastolo per il processo “Akragas”. Nuccio Anselmo - GDS

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