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CONCORSOPOLI ALL’UNIVERSITA’ DI MESSINA: GIAN ANTONIO STELLA TORNA SULLO SCANDALO FACENDO NOMI E COGNOMI…

Baroni, baronetti e baroncini impicciati in concorsi sospetti comincino a tremare. Il nuovo dominus dell’Università italiana è Antonello Masia. L’uomo che, dovendo azzerare la nomina dei docenti finiti in cattedra dopo una selezione condannata come truffaldina anche in Corte di Cassazione, ha lasciato tutti al loro posto perché «l’annullamento d’un atto non può fondarsi sulla mera esigenza di ripristino della legalità». Sintesi burocratica d’un adagio: «chi ha dato ha dato, chi ha avuto avuto». Non poteva scegliere giorno migliore, il ministro Mariastella Gelmini, per nominare il suo nuovo braccio destro. Poche ore prima, l’Ansa aveva informato dell’ennesimo scandalo: «La squadra mobile, su delega del pm di Reggio Calabria Beatrice Ronchi, ha acquisito al Rettorato dell’Università di Messina la documentazione relativa al concorso per due posti di ricercatore alla facoltà di Giurisprudenza. Un esame che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato pilotato per favorire gli unici due candidati, Vittoria Berlingò, figlia del preside di Giurisprudenza, e Salvatore Siciliano, figlio del procuratore aggiunto di Messina. Secondo gli inquirenti, gli altri aspiranti concorrenti sarebbero stati “sconsigliati” dal partecipare alla selezione: ipotesi che ha portato già ad alcune iscrizioni nel registro degli indagati per corruzione». I candidati a quel concorso, svoltosi tra il novembre 2006 e il gennaio 2007, erano in realtà cinque. Ma, spiega il verbale, una certa Sebastianella Calandra si era presentata così, come fosse un bando per l’assunzione di segretarie d’azienda, «assolutamente priva di esperienza scientifica e didattica ». Un certo Pietro Falletta aveva sì un «curriculum didattico assai buono» e diceva d’avere «pubblicato sette lavori» però, incredibile ma vero, non ne aveva allegato manco uno… Quanto all’ultima incomoda, Aurora Vesto, non aveva «alcun titolo e alcuna pubblicazione, non risultando utile l’attestato di frequenza di un corso di lingua inglese». Fatto sta che, tolti questi tre che forse non erano figuranti venuti per far numero ma certo ne avevano tutta l’aria, i veri candidati per i due posti risultarono due giovani dai bei natali: Vittoria e Salvatore. Figlia la prima di Salvatore Berlingò, il preside di Giurisprudenza, figlio il secondo del procuratore Pino Siciliano. Una coincidenza? Certamente! L’ateneo messinese, del resto, dimostra una recente inchiesta di Michele Schinella per la rivista «Centonove», trabocca di coincidenze. Soprattutto nei concorsi varati non per tappare i vuoti di organico ma in quelli decisi, citiamo il magnifico rettore Franco Tomasello, «per motivi strategici». Tra i vincitori, ad esempio, Marco Centorrino era casualmente figlio di Mario, il pro rettore. Mario Vermiglio era casualmente fratello di Francesco, ordinario a Economia. Rossana Stancanelli era casualmente figlia di Paola Ficarra (ordinario a Farmacia) nonché nipote di Rita (associato alla stessa facoltà) e del marito di questa Giuseppe Altavilla, associato a Medicina. Antonino Astone era casualmente genero di Raffaele Tommasini, docente e delegato del Rettore per le questioni giuridiche. Massimo Galletti era casualmente il quarto di quattro figli del barone Cosimo, tutti e quattro professori nel solco universitario tracciato da papà… Mettetevi al posto di Mariastella Gelmini: non trovereste intollerabile l’andazzo? E infatti il ministro, fedele alla proposta di legge 3423 presentata nella scorsa legislatura nella quale per 37 volte (trentasette) invocava il ritorno al «merito», l’ha detto e ripetuto: non ne può più. Parole testuali pronunciate qualche settimana fa agli studenti di Galatina: «Non è più possibile andare avanti con una forma di nepotismo dentro le università». Basta! Detto fatto, come dicevamo, ha deciso ieri di nominare Antonello Masia capo Dipartimento per «università, alta formazione artistica, musicale e coreutica e ricerca». Auguri. Il nuovo plenipotenziario chiamato a rinnovare il mondo accademico è imbullonato alle poltrone ministeriali da 38 anni. Teorizza che «i ministri passano, i direttori generali restano». Dice che «non bisogna dare alle baronie un significato così negativo» perché se lui «pensa al barone, pensa al “maestro”». Sbuffa davanti agli allarmi sulle condizioni disastrose dei nostri atenei: «Non credo alle classifiche internazionali ». Irride agli scandali e alle inchieste giudiziarie che descrivono decine e decine di concorsi sospetti perché secondo lui i casi di nepotismo in tutti questi anni «saranno stati cinque, sei, sette…». Il suo capolavoro risale a due anni fa, quando si ritrovò sul tavolo, nei giorni in cui la Moratti se n’era già andata e Mussi doveva ancora insediarsi, l’incartamento di un famigerato concorso di Otorinolaringoiatria bandito nel 1988. Un concorso truccato, vinto da sedici figli di papà o raccomandati di ferro. E sanzionato con la condanna dei baroni coinvolti in Assise, in Appello e in Cassazione. E con sentenze che parlavano di «totale assenza di correttezza, di senso etico, di rispetto della legge». Di «plurime e prolungate condotte criminose». Di «profonda e amorale illegalità». Bene: di ricorso in ricorso, di rinvio in rinvio, di ostruzionismo in ostruzionismo, tutti i colpevoli e i beneficiati erano rimasti al loro posto. Finché la pratica finì appunto sul tavolo di Masia. Che ci mise una pietra sopra con le parole citate: «Visto che la sentenza penale non annulla automaticamente l’atto amministrativo senza la pronuncia del giudice amministrativo, mai intervenuta» e che «l’annullamento di un atto non può fondarsi sulla mera esigenza di ripristino della legalità, ma deve tener conto della sussistenza di un interesse pubblico», il concorso taroccato «non» andava annullato. Un messaggio davvero «educativo» per i giovani universitari italiani: fatevi furbi, tanto non paga mai nessuno. Gian Antonio Stella - Corriere della Sera

MESSINA, COMPRA, MANGIA ‘ED ASSUMI’: ARRESTATI ANTONINO SPARTA’ E SARINO BONAFFINI, TITOLARE DI DIVERSI RISTORANTI

« (…) Voi aprite qui il negozio senza chiedere l’autorizzazione a quelli di Santa Lucia? Siete sicuri di aprire senza prima mettervi a posto? E poi è inutile andare a denunciarci perché se arresteranno noi ce ne saranno altri cento. (…)». Poche parole, necessarie per evidenziare l’incredibile controllo che la criminalità organizzata opera nelle zone di competenza dove ogni commerciante deve sottostare alle troppe richieste dei clan se vuole cominciare con il piede giusto. E così, per essere più sicuri che la richiesta vada a buon fine, ci si presenta come referenti di un cognome “importante”, unica forza intimidatrice che a volte raggiunge i risultati meglio e prima di quanto potrebbe avvenire con l’uso delle armi. Questa volta gli agenti della Mobile, nel solco di una lunga e continua attività che ha portato già a lusinghieri risultati nell’interesse della collettività, hanno “liberato” dall’assillo della criminalità un imprenditore che, proprio nella zona sud, nel settembre dello scorso anno, ha deciso di aprire un supermercato a poca distanza dalla Statale “114″. A lui era stata imposta l’assunzione di due persone solo perché “raccomandate” dalla malavita. Alla fine in manette, con l’accusa di violenza privata aggravata dai metodi mafiosi, sono finiti Antonino Spartà, 47 anni, abitante a Santa Lucia sopra Contesse e fratello del ben più noto Giacomo, e l’imprenditore Sarino Bonaffini (nella foto), 52 anni, domiciliato a Larderia. Per quest’ultimo, imprenditore edile titolare di un noto ristorante della zona sud (’Compri e Mangia‘ ndr) e di altre attività imprenditoriali, l’avvocato difensore Salvatore Silvestro si è detto certo di riuscire a dimostrarne la totale estraneità ai fatti contestati. L’uomo, infatti, proprietario del locale dove è sorto il supermercato, avrebbe solo avuto il ruolo di mediatore nella vicenda. Tra le persone assunte «senza curriculum e senza alcuna richiesta di referenze come invece chiesto agli altri impiegati», risulta infatti la nipote di Spartà. Secondo quanto chiarito ieri mattina dal capo della Mobile, vicequestore Marco Giambra, dal vicequestore Giuseppe Anzalone e dal commissario capo Rosalba Stramandino, proprio Spartà, vantando la sua affiliazione al clan di Santa Lucia sopra Contesse, avrebbe imposto, mediante due suoi affiliati, l’assunzione della ragazza. L’altra persona finita in manette ieri mattina, l’imprenditore Sarino Bonaffini, sarebbe invece stato chiamato in causa dal titolare dell’esercizio commerciale affinché mediasse la richiesta ed eventualmente convincesse Antonino Spartà a soprassedere anche in virtù del fatto che la “forza lavoro” del supermercato era di fatto già completa. Contrariamente però a quanto sperato dal commerciante preso di mira, e sempre secondo quanto risulterebbe da alcune intercettazioni telefoniche, Bonaffini avrebbe assecondato la richiesta avanzata da Spartà, tanto che il responsabile del market è stato costretto ad assumere la giovane. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dal giudice per le indagini preliminari Maria Angela Nastasi che ha accolto la richiesta presentata dal sostituto procuratore della Repubblica, Rosa Raffa. Giuseppe Palomba - GDS

OMICIDIO ECCELLENTE NELLA NOTTE A BARCELLONA (ME): UCCISO CON UNA PISTOLA A TAMBURO IL BOSS CARMELO ‘MELO’ MAZZA, L’EMERGENTE CON LA FERRARI ROSSA

Esecuzione di stampo mafioso nella tarda serata di ieri, intorno alle 23, ad Olivarella, in territorio del comune di San Filippo del Mela. Ad essere ucciso a colpi di pistola a poca distanza dal centro commerciale Milazzo è stato il barcellonese Carmelo “Melo†Mazza 30 anni, un emergente della criminalità organizzata della famiglia mafiosa di Barcellona che lo scorso 30 gennaio era tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione antimafia “Pozzoâ€, perchè accusato di estorsioni ai danni di cantieri navali dell’area industriale di Milazzo. Il giovane che in quella occasione riuscì abilmente a sottrarsi alla cattura, è stato ucciso ieri notte all’interno della sua auto, una Smart di colore blu, lungo il corso Aldo Moro, di fronte ad una palestra che abitualmente frequentava la sera e dalla quale era appena uscito, sotto i colpi - presumibilmente - di una micidiale pistola a tamburo impugnata da uno o più sicari. Sul posto infatti non sono stati trovati bossoli. La drammatica sequenza del delitto è stata filmata dalle telecamere del sistema di sorveglianza installato all’ingresso della stessa palestra, New Generation fitness. Le immagini sono state già acquisite dai carabinieri per ordine del sostituto di turno della Procura di Barcellona, Domenico Musto, giunto sul posto assieme ai militari dell’Arma di Milazzo e Barcellona e alla polizia del commissariato della Città del Longano. Con molta probabilità gli assassini sono entrati in azione - sparando contro l’auto - quando la vettura era già in movimento o stava compiendo una manovra per immettersi nella carreggiata. Mazza, ferito mortalmente, ha perso il controllo dell’auto che è finita contro il cancello, divelto, del cortile della stessa palestra. Il corpo del giovane è rimasto riverso sul sedile della vettura. Carmelo Mazza, meglio conosciuto con il diminuitivo di Melo, lo stesso nome che portava il nonno, Melo Mazza, personaggio noto a Barcellona negli anni 50 per essere stato tra i protagonisti del ratto di Grazziella Pirri, rapita per essere poi data in sposa ad un anziano in un matrimonio celebrato segretamente. Il giovane ucciso ieri, in quella occasione riuscì abilmente a sottrarsi all’arresto beffando le forze dell’ordine che erano andate a cercarlo, oltre che nella sua abitazione, in un Pub di via del Mare a Barcellona di cui di fatto ne sarebbe stato il proprietario. Il giovane si è poi costituito due settimane dopo e successivamente il Tdr lo ha scarcerato. Leonardo Orlando e Antonino Pino- GazzettadelSud

PONTE MESSINA: LOMBARDO, E’ GRANDE SFIDA CHE VA VINTA

”La convinzione e la determinazione espresse da Ponzellini, ci convincono sempre piu’ non solo della opportunita’ di costruire il Ponte sullo Stretto, ma anche della sua effettiva e celere realizzazione”. Cosi’ il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha commentato le dichiarazioni del presidente di Impregilo, Massimo Ponzellini, che si e’ detto sicuro di poter vincere le sfide per la realizzazione del Ponte. ”So per certo che siamo di fronte ad una grande sfida - ha aggiunto il governatore -, ma proprio queste meritano di essere raccolte e possono essere vinte con il massimo del consenso. Cio’ e’ quanto sta avvenendo, senza clamori e proclami, ma con la concretezza e la determinazione che la realizzazione di quest’opera richiede”.

MUOS A NISCEMI: IL PRESIDENTE LOMBARDO DICE NO E ATTACCA IL MINISTRO LA RUSSA

«Il Governo della Regione Siciliana ribadisce ulteriormente la propria contrarietà a che il sistema satellitare di telecomunicazioni americano denominato Muos sia installato a Niscemi». Lo afferma il Presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, che la scorsa settimana, facendo proprie le perplessità espresse dall’assessore regionale all’Ambiente, Pippo Sorbello, che aveva bloccato l’iter approvativo del progetto Muos (mobile user object system), il sistema-radar di rilevazione satellitare ad alta frequenza che le forze armate degli Stati Uniti vorrebbero realizzare in contrada Ulmo a poco più di due km dal centro abitato di Niscemi, e aveva inviato una lettera al Premier Silvio Berlusconi. «E’ stupefacente – prosegue – che il ministro della Difesa, rispondendo a una interrogazione parlamentare, sia inciampato in diverse inesattezze per «superare» la sostanziale carenza di informazioni tecniche relative alle problematiche legate all’elettromagnetismo. Infatti, i tecnici dell’Arpa hanno contattato il responsabile tecnico del progetto che ha opposto un diniego a fornire le informazioni agli impianti trasmittenti trincerandosi dietro il segreto militare».

L’ATTO D’ACCUSA DI SONIA ALFANO: ‘OLINDO CANALI STA FACENDO IL GIOCO DI COSA NOSTRA’!

Affaritaliani ha intervistato Sonia Alfano, figlia del noto giornalista Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel ‘93, per capire cosa cambierà nel processo la lettera del pm Canali.
Sonia Alfano, che cosa pensa dopo che il pm Olindo Canali ha rivendicato la paternità della lettera anonima presentata in aula durante il processo Mare Nostrum?
“E’ l’ennesima conferma di quello che io dico da più di 10 anni agli inquirenti e soprattutto che ripeto nelle sedi giudiziali. Il magistrato Olindo Canali nel delitto di mio padre ha avuto un ruolo criminale. E mi assumo la responsabilità di quello che dico. Sono più di 10 anni che denuncio certi atteggiamenti e sono sempre stata presa per pazza. Nel corso degli anni non so che rilievo abbiano avuto le dichiarazioni che ho reso davanti all’autorità giudiziaria. Ma so che l’atteggiamento di  Olindo Canali  rivendica un atteggiamento criminale perchè un magistrato che manda lettere anonime, che poi le rivendica, un magistrato che va a pranzo e a cena con il cognato del boss Gullotti e rivendica quest’amicizia io lo ritengo una persona che ha un atteggiamento criminale“.
Ma perché questa lettera è stata rivendicata proprio adesso?
“Bhe questo bisogna chiederlo a Olindo Canali. Lui che è stato depositario delle risultanze investigative di mio padre sulla latitanza di Santapaola. Lui che tra le altre cose è stato il primo a sapere, dalla voce di mio padre, dove si trovava Santapaola. Perché lo so, c’ero io a quel colloquio. Eravamo io, lui e mio padre. Senza contare che è stato il pm che ha coordinato le indagini sul delitto di mio padre. Ed ha rappresentato l’accusa nel suo processo di primo grado”
E quindi qual’è il motivo di questo scritto inviato in anonimato…
“Non lo capisce nessuno. Mi auguro che in Italia si abbia ancora il criterio di capire che c’è gente che aspetta giustizia. A me è stata data solo in parte perché, per noi, le sentenze date dalla Corte di Cassazione sono valide. Ma ora attendiamo giustizia anche nei confronti di questo “Corvo”, di questa persona che per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo a Barcellona. E che per me è ormai organico a certi sistemi. E poi bisogna ricordarsi che un magistrato per bene non andrebbe mai a pranzo con il cognato del boss. E soprattutto un magistrato per bene non avrebbe mai mandato una lettera anonima durante un processo ma anzi sarebbe andato di persona nelle sedi competenti e avrebbe chiesto di essere ascoltato immediatamente…”
E soprattutto non dopo 16 anni..
“Io a questo punto mi aspetto, non nei miei confronti nè di quelli della mia famiglia, ma in nome di tutti gli italiani che credono nella giustizia che questa persona venga punita e venga censurata. Deve essere messa in carcere per chi ha nascosto o voleva nascondere. Senza considerare che la procura di Messina è dieci volte superiore a quella di Palermo ai tempi del Corvo. E soprattutto mi aspetto, visto il trattamento ricevuto da Apicella, che è un magistrato con la M maiuscola, che per aver fatto il suo dovere è stato censurato e sospeso dal servizio, che una persona del genere venga messa in carcere e non venga fatta più uscire“.
Ma secondo lei cos’è successo veramente?
“Il punto non è ciò che c’è sotto. Le indagini vanno avanti da 6 anni. Sono state aperte nel 2003 dopo le mie dichiarazioni. E si basano soprattutto sugli atteggiamenti tenuti da Canali. Tra le altre cose molte volte ho chiesto il confronto con questa persona. Invece le indagini non sono mai state chiuse ma io non ho mai avuto la possibilità di confronto con Canali”
E intanto il processo è andato avanti…E le sue dichiarazioni?
“Non mi sento di dire che non siano state prese in considerazione. Soprattutto perché ho stima per i magistrati della Dia che hanno lavorato a quel fascicolo. Posso dire solo che il sistema di connivenza che c’ è tra la Procura di Barcellona e quella di Messina con una buona parte della Magistratura è possibile. Forse Canali è stato intoccabile, forse ora si è trovato alle strette. Certo è che sta cercando di fare il gioco della mafia mettendo in discussione le uniche verità che ci sono…”
E questa lettera cosa cambia…
“Per me nulla. Canali dice che Pippo Gullotti è stato assolto per tanti delitti e forse condannato per ciò che non ha fatto. Ma lui andrebbe punito proprio per questa frase. Perché se sapeva che Gullotti era stato assolto per tanti delitti perchè è stato zitto? Questo è un fatto gravissimo”
Ma secondo lei la frase scritta dal magistrato può essere vera?
“No, assolutamente. Semplicemente perché la sentenza è abbastanza chiara e articolata e ci sono un sacco di pagine che provano la colpevolezza di Pippo Gullotti”.
E quindi non crede nello scritto del magistrato Canali?
“No. Lui continua a fare quello che ha sempre fatto. E cioè stare dalla parte di Cosa Nostra. Perché, nonostante la condanna di Gullotti lui continua a rivendicare nella lettera l’amicizia con il dottor Rugolo con cui andava a pranzo e cena. Rugolo che altro non è che il cognato del Boss Gullotti cioè il fratello di sua moglie nonché il figlio del boss Ciccino Rugolo, ucciso negli anni ‘80 dalla guerra della mafia”
Ma secondo lei allora quali sono le intenzioni del magistrato?
“Sicuramente quelle della mafia. Non solo. Con la lettera che ha scritto cerca di mettere a rischio le uniche persone che con me si sono battute per trovare e avere verità in questo processo. Che sono l’avvocato Repici e Piero Campagna. Lui ad un certo punto dice che solo loro sanno la verità. Ma allora qual’é la verità? Come fa a dire queste cose? Non si rende conto che ha una toga addosso?”
Ma questo scritto può essere stato dettato dalla paura per Cosa Nostra?
“Chi va a pranzo e cena con Cosa Nostra non ha paura di Cosa Nostra. Quando lui, subito dopo la morte di mio padre, venne a casa mia e, con la lacrima di coccodrillo, mi disse che era tutta colpa sua perché non era stato in grado di proteggere mio padre lo cacciai di casa. Gli dissi di accomodarsi fuori dalla porta perché se quello che diceva era vero in meno di un mese lui avrebbe fatto compagnia a mio padre. Queste le ultime parole che gli ho rivolto”
Ma è ancora vivo…
“Appunto. Certe cose mio padre le aveva dette solo a me e a lui. E io mio padre non l’ho mai tradito. Lascio agli altri trarre le conclusioni…”
Cambiamo argomento. Ora ha deciso di candidarsi alle Europee con l’Italia dei Valori. Cosa si può fare secondo lei per combattere la mafia sia a livello nazionale che internazionale?
“Fondamentale sarà denunciare le connivenze a livello istituzionale e politico con le varie sfaccettature delle mafie”.
E come…
“Già da mesi conduco una battaglia in Emilia Romagna contro le infiltrazioni del clan dei Casalesi, di Cutro e non solo. La mafia è riuscita ad infiltrarsi nella vita cittadina di alcune città come Reggio Emilia, Modena Bologna. Cosa importante è tirare fuori questi dati, per spiegare alla gente le tante cose non le sa. E questo si può fare rendendo pubblici i legami e le connivenze. Su mia proposta ad esempio il comune di Reggio Emilia ha approvato all’unanimità di pubblicare on line gli appalti e i subappalti della città. Ed è un primo piccolo passo per mettere alle strette cosa nostra. L’altra mossa è quella di creare in tutte le ditte unico conto per gli appalti. Tutti piccoli segnali”
Quali sono i suoi progetti?
“Per conto mio continuerò a denunciare gli agganci che le varie mafie hanno non solo a livello politico e istituzionale in Italia. Ma anche all’estero. E’ di pochi giorni fa la cattura di Strangio in Olanda e i legami con Duisburg, è saputo e risaputo che Cosa Nostra è la prima azienda italiana all’estero per il fatturato. Non è solo un problema siciliano o italiano. Cosa Nostra ha messo le radici all’estero. E per quanto mi riguarda la cosa più importante è sradicare i rapporti anche all’interno del Parlamento. Perchè nel nostro parlamento ci sono tante persone che dire essere in odor di Mafia è dire poco”.
Sono cose gravi quelle che dice. Mi faccia degli esempi…
“Ad esempio non capisco come sia possibile che la seconda carica dello Stato sia stato socio di un boss e non abbia mai detto una parola, nulla. O il ministro della Giustizia vada al matrimonio della figlia del boss Croce a Napoli. Queste sono cose che devono essere affrontate, se no il nostro non sarà mai un paese libero e continuerà ad esistere un Sud relegato nelle mani di Cosa Nostra. E la loro potenza politica sarà da calcolare in base all’equazione necessità consenso. Per ora mi candido perché credo che ci sia veramente tantissimo da fare…”. Floriana Rullo - affaritaliani.it