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LA SPRECOPOLI PELORITANA: ECCO I NOMI DELLE ‘ELETTE’ ALLA INUTILE COMMISSIONE PARI OPPORTUNITA’ DA 168 MILA EURO L’ANNO, RIMBORSI ESCLUSI…

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L’hanno rinnovata. La Commissione provinciale pari opportunità della vergogna. E dell’ipocrisia. Le pari opportunità in salsa peloritana sono quelle cui attingono a piene mani politici di centrodestra e di centrosinistra, terzopolisti udiccini e autonomisti, dirigenti di uffici pubblici strategici e parenti di consiglieri provinciali, finanche la moglie di un deputato, sindacalisti - sempre presenti, anche loro - che contrattano in proprio una poltroncina per la signora e altre categorie più o meno avvantaggiate nel trovar sempre un cuscino di velluto su cui poggiar le terga. Le candidate non le conoscevano neppure, non tutte almeno, ma le hanno votate in blocco durante un consiglio provinciale fiume, utilizzando “pizzini” prestampati come quello che riproduciamo a corredo dell’articolo: perché ci sembra significativo almeno tanto quanto imprudente distribuirne a iosa e lasciarli in vita a spoglio effettuato. I 109 curricula pervenuti a Palazzo dei leoni non sono stati presi in considerazione, figuriamoci, se non per un sommario esame che ha consentito di espungere cinque istanze giunte fuori tempo massimo. Perché le regole vanno rispettate! Pare che nella rinnovata Commissione non compaiano rappresentanti delle cosiddette associazioni di genere, il che la dice lunga sugli aspetti metodologici della scelta. I consiglieri hanno ritirato il “pizzino” che il solito regista delle operazioni di voto d’aula ha preparato e l’hanno riposto nell’urna. D’altra parte non si poteva rischiare di sbagliare: troppi i nomi da indicare e tutti insieme, e il cartello individuato tra partiti e baronetti vari andava blindato. Davvero straordinario, soprattutto l’esito: le elette, titolari e supplenti, hanno pressoché riportato il medesimo numero di preferenze! Vedi che scienziati. Noi non spariamo nel mucchio. Sappiamo che tra le componenti la Commissione vi sono donne impegnate e competenti, alcune le conosciamo pure, il problema è che la Commissione non ha alcun senso. Ed è grave che qualcuno l’abbia varata nel 2005 e che il presidente Ricevuto oggi la mantenga in vita. Costosa e inutile, mentre il suo scudiero in Giunta, l’assessore Michele Bisignano, fa il punto sulle aziende partecipate dalle quali la Provincia ipotizza l’uscita. Perché non sono più tempi di vacche grasse e di carrozzoni clientelari. Così Bisignano si incontra con il suo omologo al Comune, Orazio Miloro, e insieme predispongono - giustamente - un piano di azione per snellire dinamiche e fissare compartecipazioni azionarie utili o meno. Appare dunque ingiustificabile che Palazzo dei leoni lasci in vita una Commissione pari opportunità che dal 2005 a oggi, lo apprendiamo dal sito internet della Provincia, ha promosso un seminario informativo e una nostra fotografica sul rivoluzionario tema “Obiettivo donna”. In compenso la Commissione ha diviso e si appresta a dividere prebende a più non posso: 150 euro a seduta per un numero massimo di 40 sedute l’anno, più rimborsi spese a pié di lista. Il che si traduce nel riconoscimento del chilometraggio secondo tariffa Aci e spese di vitto, perché qualcosa giungendo perloppiù da fuori bisogna pure sgranocchiarla, al ristorante naturalmente. Insomma, le fortunate, che possono anche appoggiarsi a un ufficio in pieno centro, gli ex locali Coreco del viale San Martino, ogni volta che raggiungono Messina, anche semplicemente per salutare amici e parenti un giorno sì e l’altro pure, lo possono fare ipoteticamente a sbafo. Ci metteremo di buzzo buono e a riflettori spenti andremo a guardare i conti. Solo di gettoni la commissione costerà 168mila 200 euro l’anno che moltiplicati per cinque - gli anni della consiliatura - farà quasi 850 mila euro, rimborsi esclusi sia chiaro. A giro di valzer finito saranno andati in fumo un paio di milioni di euro, c’è da scommetterci, tanti quanti ne servirebbero per realizzare a Messina - a proposito di pari opportunità - un asilo pubblico, giacché ne esistono solo 2 - dicasi due! - e questa ci sembra una vergogna autentica, la spia reale del nostra civica inadeguatezza. Tiriamo le fila pubblicando i nomi di coloro cui sono state affidate le magnifiche sorti e progressive delle pari opportunità in provincia, parenti e padrini politici arrossiscano, riconosceranno mogli, fidanzate e amiche di cordata politica (e faranno spallucce…). Categoria A, cittadini appartenenti alla categoria di cui alla legge 381/91 o socialmente deboli, immigrate con cittadinanza italiana, casalinghe, disoccupate, inoccupate; queste le 5 elette: titolari, Irene Raimondi, Stella Perna, Francesca Piccione, Salvina Calabrò, Francesca Buonanti. Supplenti: Sebastiana D’Amore, Francesca Mangano, Ermelinda Pagano, Maria Signorino, Stefania Brunello. Categoria B: lavoratrici dipendenti, autonome o delle aree professionali o del mondo imprenditoriale. Sono ben 19: titolari, Assunta Massaro, Tommasina Squadrito, Paola Briguglio, Maria Elena Isgrò, Felicia Emanuele, Carmelina Zarcone, Rosa Alba Mollica, Maria Isgrò, Valeria Brancato, Sebastiana Puliafito, Ylenia Olivo, Emilia Scarcella, Lucrezia Zingale, Antonella Bonifacio, Marcella Marchione, Maria Gabriella Lo Presti, Giorgia Finocchiaro, Maria Vera Scarcella, Michela Parnasso. Supplenti: Luciana Salvato, Anna Picciotto, Antonina Gentile, Carmelina Armeri, Letteria Spadaro, Monica Coppolino, Tindara Iacovacci, Natalina Patti, Rosaria Triscari Giacullo, Carmen Giorgia Mirabile, Vincenzina Giaimo, Bianca Basile Monforte, Rosa Zappia, Paola Aprile, Daniela Carnazza, Caterina Lidia Armeli, Loredana Maccora, Giovanna Lello, Sabrina La Torre. Infine, la categoria C: elette in cinque, soci di enti privati senza scopo di lucro (associazioni e cooperative). Ecco i nomi: titolari, Valeria Costantino, Rossella Bottaro, Anna Tarantino, Grazia Crisafulli e Vincenza Castelli. Supplenti: Letizia Bonanno, Marianna Ingegneri, Maria Stella Cacciola, Ines Catania, Maria Teresa Caputo. Auguri a tutte. Francesco Celi - GDS

PONTE SULLO STRETTO: E IL PILONE CALABRESE LO COMPRARONO DUE CONIUGI…

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Nella storia delirante del Ponte sullo Stretto non mancano particolari curiosi. Uno dei due orrendi piloni costruiti ed utilizzati in passato dall’Enel (ed oggi senza funzione alcuna) è stato acquistato da una coppia di coniugi direttamente dall’ente gestore dell’energia elettrica lo scorso gennaio. La regolarità della curiosa compravendita è ancora sotto l’esame della Giunta e del Consiglio comunale di Villa San Giovanni. Si tratta dunque del pilone calabrese, la cui “privatizzazione” ha suscitato un certo allarme nella cittadinanza. Il sindaco ha incontrato gli acquirenti, e tutti hanno manifestato volontà di collaborazione. Ma per far cosa? Ancora non si sa, si parla di generiche iniziative imprenditoriali. L’unica certezza è che il pilone non sarà smantellato e che un concorso di idee dovrebbe deciderne l’uso. Paradossalmente, il costoso contratto per l’illuminazione resta al momento sulle spalle della Provincia di Reggio. Antonello Mangano - Pressante

LA LOBBY DEL PONTE SULLO STRETTO: PONZELLINI (IMPREGILO) ‘IL PONTE SARA’ PRONTO NEL 2016′. MATTEOLI ‘SI ALL’ACCORDO TRA EUROLINK E LA STRETTO’

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Il Ponte sullo Stretto di Messina, ‘’se i lavori partiranno come nelle nostre previsioni alla fine del 2010 e non si fermeranno, sara’ pronto nel 2016”. Parola del presidente di Impregilo, Massimo Ponzellini, interpellato a margine dell’assemblea degli azionisti del gruppo. Ponzellini ha ricordato che nei giorni scorsi e’ stata firmata la convenzione tra la societa’ dello Stretto e la cordata di costruttori capitanata dalla stessa Impregilo. Adesso la parola passa al ministero delle Infrastrutture che dovra’ dare il via libera all’accordo. Secondo le previsioni l’ok dovrebbe arrivare gia’ entro la fine di maggio. ”Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto formalmente l’accordo intervenuto tra Eurolink e la Stretto di Messina Spa, con cui si chiude il contenzioso insorto dopo lo stop alla realizzazione del Ponte sullo Stretto deciso dal precedente Governo. La pronuncia del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sul merito dell’accordo arrivera’ in tempi rapidissimi”. Lo comunica, in una nota, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli.

BASKETTOPOLI: DINO MENEGHIN INTERROGATO PER UN’ORA DAL PM MIRANDA. ‘LA SITUAZIONE E’ COMPLESSA’

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Ha trascorso circa un’ora all’interno dell’ufficio del pubblico ministero Miranda. Dino Meneghin, presidente della FIP, a Reggio Calabria per capire e far capire qualcosa in più sullo scandalo delle presunte partite truccate nei campionati di serie B e serie C. Percepibile dai corridoi del Ce.Dir. la voce del magistrato lascia presagire che il colloquio in qualche fase si sia acceso, ma la collaborazione di Meneghin, come ovvio, è stata totale. L’ex stella della pallacanestro ha inizialmente eluso telecamere e taccuini, ma, dopo il colloquio con il magistrato della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, Meneghin ha rilasciato qualche laconica dichiarazione: “La situazione è complessa – spiega -, ho appena ricevuto un faldone piuttosto alto di documenti dal giudice, sarà compito dell’avvocato Valori visionarlo, per valutare se la Federazione dovrà prendere di provvedimenti”. Provvedimenti che, allo stato attuale, non sono stati disposti: “E’ impossibile fare alcuna previsione sui tempi: non sono mica Nembo Kid - dice sorridendo -, certamente la situazione è delicata, ma questo lo si sapeva. Sono convinto che tutti faranno il massimo per scoprire la verità”. Dei provvedimenti, invece, sono stati presi dagli inquirenti che hanno disposto la misura cautelare dell’interdizione dai pubblici uffici per i tre vertici pro tempore del CIA, Garibotti, Montella e Campera, indagati insieme ad altri 50  tra arbitri ed ispettori arbitrali,  per l’ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata all’abuso di ufficio ed alla frode in manifestazioni sportive. di Claudio Cordova - Strill.it

RICEVIAMO DALL’UFFICIO STAMPA DELLA FEDERAZIONE ITALIANA PALLACANESTRO
in riferimento a quanto letto nell’articolo “Baskettopoli: Dino Meneghin per un’ora in Procura a Reggio Calabria” apparso oggi mercoledì 29 aprile 2009 alle ore 14:30 sul suo sito e ripreso da strill.it, ci teniamo a precisare che a noi non risulta che il colloquio del Presidente Fip Dino Meneghin con il P.M. Miranda si sia mai acceso nei toni.

IL COMUNICATO: Inchiesta della Procura di Reggio Calabria. Dopo l’incontro con il pm Miranda, il presidente Meneghin riferisce nel pomeriggio al Consiglio di Presidenza.
In merito all’inchiesta avviata dalla Procura di Reggio Calabria che vede indagati più soggetti tesserati, la Federazione Italiana Pallacanestro comunica che stamane il presidente Dino Meneghin e il segretario generale Maurizio Bertea, accompagnati dal consulente legale avv. Guido Valori, hanno incontrato il pm Maria Luisa Miranda, a cui la Federazione intende esprimere un vivo ringraziamento per avere dato la propria disponibilità e per lo spirito di collaborazione manifestato verso l’Istituzione sportiva. All’esito dell’incontro e del colloquio, che ha chiarito gli aspetti salienti della vicenda, sono stati acquisiti documenti che verranno trasmessi alla Procura Federale affinchè possa operare speditamente per accertare la sussistenza di ipotesi di illecito sportivo. La Federazione precisa che allo stato i fatti sono circoscritti al campionato di serie C dilettanti, e che da quanto emerso non paiono sussistere elementi che possano giustificare un blocco o una sospensione dei campionati. La vicenda sarà al vaglio degli Organi di giustizia federale che opereranno con le procedure previste dai regolamenti, che sono celeri ed in grado di assicurare l’assunzione dei provvedimenti certi e tempestivi a carico di coloro che fossero riconosciuti responsabili. Nel pomeriggio si riunirà il Consiglio di Presidenza a cui il presidente Meneghin riferirà.

MESSINA, LA DENUNCIA DELL’AVV. LIPERA: DETENUTO IN GRAVI CONDIZIONI ASPETTA INUTILMENTE DA GIORNI UNA RISONANZA MAGNETICA URGENTE

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La direzione del carcere di Messina-Gazzi faccia effettuare “entro 48 ore” la risonanza magnetica prescritta ad un detenuto o il giudice di sorveglianza ordini di far eseguire l’esame clinico. E’ quanto chiede in una lettera inviata anche al ministro della giustizia e a quello della salute, l’avvocato Giuseppe Lipera che assiste il detenuto Antonino Caruso, 37 anni. L’uomo, tra gli altri mali, soffre di cistite pancreatica e gli stessi sanitari del carcere da tempo hanno richiesto con urgenza una risonanza magnetica all’addome. Ma ciò non è avvenuto. L’avvocato Lipera chiede in subordine al magistrato di Sorveglianza di disporre nei confronti del condannato la detenzione domiciliare autorizzando la madre, affinchè a proprie cure e spese provveda a far eseguire la risonanza magnetica al figlio che versa in gravi condizioni di salute, palesemente incompatibili con il regime carcerario.

OMICIDIO A MILAZZO: FREDDATO A COLPI DI PISTOLA UN QUARANTASEIENNE

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Si e’ costituito ai Cc di Barcellona il presunto autore dell’omicidio di Stefano Scibilia, 47 anni originario di Pace del Mela. L’omicida sarebbe un carabiniere in pensione. Le indagini condotte dai carabinieri di Milazzo sono coordinate dal sostituto procuratore di Barcellona Pozzo di Gotto. Stefano Scibilia, 46 anni, è stato assassinato a colpi di pistola. L’uomo si trovava nella zona di Tono a Milazzo nei pressi dell’Hotel Experia quando l’uomo si è avvicinato e lo ha freddato. Il 46enne risulta residente a Cormano in provincia di Milano, ma si era trasferito da poco tempo nella cittadina tirrenica messinese, sua terra d’origine. Si tratta del terzo omicidio del 2009 nel comprensorio tra Barcellona e Milazzo. La prima vittima dell’anno, uccisa il 15 gennaio, era stata Carmelo De Pasquale, 40 anni, personaggio di rilievo della mafia barcellonese e cognato del boss di Terme Vigliatore Carmelo Vito Foti. A fine marzo era toccato a Carmelo Mazza ritenuto un personaggio emergente della criminalità organizzata barcellonese ucciso, con quattro colpi di un fucile calibro 12 e di una pistola calibro 38, a Olivarella.

Mafia: in liberta’ Stefano Bommarito, assassino del piccolo Di Matteo
PALERMO - Affidamento in prova ai servizi sociali per il pentito Stefano Bommarito, ex mafioso, e assassino di Giuseppe Di Matteo, il ragazzino sequestrato e poi ammazzato e sciolto nell’acido per ordine di Giovanni Brusca. Gli altri esecutori della sentenza sono agli arresti domiciliari, come Enzo Salvatore Brusca e Giuseppe Monticciolo, o in carcere, come Vincenzo Chiodo, arrestato nei mesi scorsi su ordine della Corte di Cassazione, al termine di una lunga querelle giuridica. In carcere e’ anche il mandante, Giovanni Brusca.