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‘NDRANGHETA: REVOCATA LA SCORTA ALLA TESTIMONE DI GIUSTIZIA MARIA CORDOPATRI

La testimone di giustizia Maria Giuseppina Cordopatri e’ stata privata della scorta. A rendere nota la vicenda e’ stata la stessa donna, teste in diversi processo contro la ‘ndrangheta. “Nella mia qualita’ di testimone di giustizia, da 12 anni - spiega - sottoposta a programma di protezione del Ministero dell’Interno, mi rivolgo al Ministro Maroni per sollecitare un suo intervento immediato. Il sottosegretario Mantovano, in violazione dello spirito e della lettera della legge 45 del 2001, ha disposto provvedimenti che pregiudicano la mia funzione di persona impegnata nella difesa della legalita’, con ricadute perfino sulla mia sicurezza personale. All’insaputa del ministro dell’Interno, la Commissione Centrale ex articolo 10 del Viminale, presieduta dal sottosegretario Mantovano, questa notte mi ha privata della scorta, che mi fu assegnata fin dal luglio 1997 dall’allora capo della polizia Masone. Lo ha fatto - aggiunge - nonostante siano in corso inchieste e convocazioni come teste antimafia dalla Dda di Catanzaro e da quella di Reggio Calabria. Un atto gravissimo che sta sollevando sconcerto e allarme nei magistrati che seguono la mia vicenda giudiziaria da oltre dieci anni. Comportamenti come questo - continua la donna - hanno portato ad agguati, omicidi contro cittadini protetti, improvvisamente abbandonati da settori deviati dello Stato alle vendette criminali, come il prof. Marco Biagi e l’imprenditore Domenico Noviello”. (AGI)

IL LIBRO IN USCITA: IL PERCHE’ DEI ‘NO AL PONTE’! STANNO PREPARANDO LA PROSSIMA BOLLA SPECULATIVA di Gino Sturniolo

PUBBLICHIAMO LA PRESENTAZIONE AL LIBRO DI PROSSIMA USCITA: ‘STANNO PREPARANDO LA PROSSIMA BOLLA SPECULATIVA’ di Gino Sturniolo
Ponte sullo Stretto, mucche da mungere, grandi infrastrutture. Fino a poco tempo fa era il peggiore dei mali. L’intervento pubblico in economia oggi è centrale sia nella socializzazione delle perdite che nelle Partnership Pubblico Privato: le “grandi opereâ€, i servizi di pubblica utilità come gas ed acqua, la gestione dei rifiuti, i trasporti. Sono le “mucche da mungereâ€, costruite con denaro pubblico o garantito dallo Stato, ma pensate per portare profitto ai privati con operazioni ad alto rischio ed inutili per i cittadini. Il Ponte – esempio estremo di questa strategia - può diventare un crack finanziario, una bolla speculativa pagata da tutti gli italiani. Alla crisi degli anni Settanta le élite politico-economiche rispondono attraverso processi di privatizzazione e di riduzione del welfare (utilizzando a tal fine qualsiasi fase recessiva) che consentono loro di mantenere i loro standard di ricchezza, polarizzando ulteriormente il differenziale sociale. Un processo che dura fino agli anni ’90, quando l’intervento pubblico in economia diventa un tabù, e neanche i partiti di sinistra osano citare Keynes. In seguito, attraverso meccanismi speculativi, vengono rastrellati i risparmi. Ed oggi, con le politiche sulle infrastrutture si trasferiscono le residue risorse pubbliche a favore di contractor privati e si generano debiti che verranno trasferiti sulle generazioni future. Attraverso le banche dedicate al finanziamento delle opere pubbliche verranno emesse obbligazioni che, acquistate sul libero mercato per essere soggette ad operazioni speculative, saranno “titolarizzate come derivati, scambiate ed in definitiva utilizzate come garanzia collaterale per le infrastrutture recentemente costruite. Assisteremmo così all’emergere di una bolla speculativa sulle infrastrutture, che andrebbe a sostituire la bolla speculativa sui mutui, sostenuta all’inizio dalla spesa pubblica verso le infrastruttureâ€. Attraverso questo tipo di operazione verrebbe spalancata la porta della privatizzazione dei beni pubblici e l’imposizione di tariffe “capestroâ€. Vettore di questo modello sono le PPP (Partnership Pubblico Privato), capaci a questo punto di controllare il settore pubblico in quanto detentrici del capitale di ciò che viene costruito. Insomma, un ulteriore passaggio del processo di acquisizione della ricchezza sociale da parte delle grosse corporation e delle banche. Il Ponte sullo Stretto, le basi militari, l`economia di guerra basata sulle ricostruzioni, la privatizzazione dell`acqua, gli inceneritori sono esempi di questa strategia, a cui opporsi chiedendo “opere di prossimità” vicine alle esigenze dei cittadini.

L’OPINIONE: SALE LA FEBBRE SUINA ASSIEME AI PROFITTI DI BIG PHARMA

Prima la SARS, poi l’influenza aviaria, infine la febbre suina. Dall’inizio del secolo l’incubo della pandemia continua a riproporsi evocando i fantasmi di un lontano passato fatto di pestilenze e bubboni marcescenti, da leggere attraverso le lenti del presente che parla il linguaggio della guerra batteriologica, degli esperimenti con virus mutanti, dei laboratori segreti all’interno dei quali gli agenti virali vengono manipolati. Come accaduto con la SARS e con l’influenza aviaria, anche l’epidemia di febbre suina che avrebbe già fatto un centinaio di vittime in Messico e contagiato alcune persone negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, si manifesta fenomeno estremamente difficile da interpretare. Sia per quanto riguarda le conseguenze che l’epidemia potrebbe avere a livello mondiale, sia per quanto concerne gli intrecci politici ed economici che sempre si muovono sullo sfondo di “allarmi globali†come questo, destinati a traumatizzare pesantemente l’opinione pubblica. Stando alle ultime notizie la situazione a Città Del Messico, dove l’epidemia avrebbe avuto inizio, risulta piuttosto grave. Le vittime accertate sarebbero 103 e le autorità hanno deciso la chiusura delle scuole e delle università, oltre alla sospensione delle messe in tutte le parrocchie cittadine a tempo indeterminato. Il Messico ha inoltre stanziato un fondo di 450 milioni di dollari per fare fronte all’emergenza. Anche negli Stati Uniti, dove ancora non ci sono vittime ma si riscontrano 11 casi accertati di contagio, la questione sembra venire affrontata molto seriamente, dal momento che nel pomeriggio è stato dichiarato lo Stato di emergenza sanitario nel corso di un briefing convocato alla Casa Bianca per valutare l’evolversi della situazione. La Commissione Europea ha finora negato la presenza di casi di contagio all’interno della UE, anche se alcuni casi sospetti sono stati riscontrati in Spagna e in Francia (negativi).In Italia la Farnesina si è finora limitata a sconsigliare i viaggi in Messico e il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio ha rassicurato gli italiani dai microfoni di Radio Capital, affermando che il nostro paese ha dosi di farmaci antivirali in misura sufficiente per fare fronte a qualsiasi sviluppo dell’epidemia. Sul fronte degli intrecci politico/economici che potrebbero nascondersi dietro l’epidemia, le ipotesi che stanno prendendo corpo, non solo sul web, sono svariate. Molti leggono nella vicenda la volontà si scatenare un’ondata di allarmismo ingiustificato, finalizzato a sostenere l’acquisto di farmaci e vaccini a beneficio del fatturato delle grandi industrie farmaceutiche. Altri mettono sotto accusa le ricerche militari sui virus nell’ambito delle quali l’epidemia di febbre suina potrebbe essere un banco di prova. Altri ancora, soprattutto negli Stati Uniti, guardano ad un’eventuale pandemia come ad un mezzo che potrebbe essere usato dal governo per imporre lo stato d’emergenza, ormai inevitabile di fronte al crollo economico che sta facendosi sempre più grave. Senza dubbio la connessione fra le presunte pandemie (si pensi alla SARS e all’influenza aviaria) e le fortune finanziarie delle grandi industrie farmaceutiche è qualcosa di assodato al di là di ogni ragionevole dubbio. A questo riguardo risulta quanto mai interessante focalizzare per un attimo l’attenzione sulla multinazionale francese Sanofi - Aventis, presente in più di 100 paesi nei cinque continenti, che nel 2007 ha realizzato un fatturato di 27 miliardi di euro. Sanofi – Aventis risulta essere in Italia la prima azienda farmaceutica a livello nazionale, con un centro di ricerca a Milano e 5 stabilimenti (di cui uno a Scoppito in provincia dell’Aquila) sul nostro territorio ed è risultata fra le multinazionali del farmaco che maggiormente hanno incrementato i propri profitti in conseguenza dell’epidemia d’influenza aviaria. Basti pensare che nello scorso mese di aprile 2008 ha ricevuto dal governo USA un ordinativo di vaccino contro l’aviaria per il valore di 192,5 milioni di dollari. Per una strana ironia del destino la multinazionale Sanofi – Aventis, lo scorso 9 marzo 2009 ha annunciato, tramite un comunicato stampa, la decisione d’investire 100 milioni di euro nella costruzione di un nuovo impianto per la produzione di vaccini contro l’influenza stagionale e pandemica, che verrà situato proprio in Messico, in virtù di un accordo firmato a Mexico City alla presenza del Presidente francese Nicolas Sarkozy. Nel comunicato si fa inoltre espressamente riferimento alla “preparazione a possibili pandemie influenzali.†Questo scherzo del fato non è però rimasto isolato, dal momento che neppure un mese dopo, lo scorso 2 aprile 2009, la multinazionale Sanofi - Aventis ha annunciato di avere acquistato il produttore di farmaci generici messicano Laboratorios Kendrik, con un giro d’affari annuo di 26 milioni di euro, al fine di migliorare la propria posizione nei paesi emergenti. Acquisizione che consente oggi a Sanofi - Aventis di controllare circa il 15% dell’intero mercato dei farmaci generici messicano. Il mese di aprile 2009 non è ancora terminato e proprio a Città Del Messico l’epidemia di febbre suina ha iniziato a mietere le prime vittime, scatenando il panico fra la popolazione, resta solo da decidere se credere o meno alle coincidenze. Marco Cedolin - Scrittore

MESSINA: A CAUSA DEL FORTE VENTO TRAGICA FINE DI UN UOMO SCHIACCIATO DA UN CANCELLO

Rosario La Spina, 62 anni è morto, stamani, rimanendo schiacciato sotto da un cancello di ferro di un’abitazione in contrada Vera a Rometta Marea, nel messinese. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri l’uomo si era recato nell’abitazione, di proprietà di un suo amico, per controllare i cani. Giunto davanti alla casa ha cercato di entrare, ma il cancello per il forte vento è uscito dai binari e gli è caduto addosso, uccidendolo sul colpo.

LA DENUNCIA DI A. MAZZEO: ACQUA CON ARSENICO PER I MILITARI USA DI NAPOLI E CASERTA

In Campania, l’acqua di diverse abitazioni presenta “un rischio inaccettabile†per i militari che operano nelle basi USA della regione. Ad affermarlo il Comando dell’US Navy di Napoli che ha presentato la sintesi generale di uno studio sanitario realizzato lo scorso anno in un’area di circa 395 miglia quadrate, comprendente lo scalo aereo di Capodichino, la base NATO di Bagnoli, la stazione di ricezione satellitare di Gricignano e il complesso ricreativo e sportivo di Carney Park che sorge in un cratere vulcanico a pochi chilometri da Napoli. “Le analisi hanno riscontrato componenti organiche volatili (VOC), con livelli superiori ai limiti consentiti, in un terzo delle abitazioni controllateâ€, dichiarano i militari USA. “Si tratta di 40 abitazioni su 130, dove gli occupanti sono sottoposti ad un rischio inaccettabileâ€. Come ha spiegato l’US Naval Hospital in una nota distribuita al personale USA operante in Campania, “le componenti organiche volatili sono sostanze chimiche che evaporano facilmente alla temperatura ambiente. In certe condizioni, i VOC possono spostarsi dal sottosuolo all’interno delle abitazioni attraverso un processo noto come “intrusione di vaporeâ€. A Napoli, la principale causa di esposizione è generata dall’acqua proveniente da pozzi a serbatoi (in cui si mescolano acque di pozzo e quelle distribuite dagli acquedotti delle città). L’assorbimento umano delle componenti organiche volatili avviene attraverso l’ingestione dell’acqua contaminata, per inalazione e per via cutaneaâ€. Il principale composto chimico organico riscontrato in quantità allarmanti nelle abitazioni del personale USA (nei comuni di Arzano, Marcianise e Villa Literno) è il Tetracloroetene, anche noto come tetracloroetilene o PCE, particolarmente utilizzato nella produzione di solventi. L’“esposizione al tetracloretene può deprimere il sistema nervoso centrale e produrre sintomi simili a quelli dell’ubriacatura da alcoliciâ€, avvertono le autorità sanitarie del Comando US Navy. “Generalmente gli effetti immediati del PCE possono includere irritazione di occhi, naso e gola; nausea, indebolimento della memoria e disordini visivi. L’esposizione a grandi percentuali di solventi volatili organici clorati può causare giramenti di testa, ridurre la capacità di concentrazione e causare un irregolare battito cardiaco. Si possono compromettere le capacità di risposta immunitaria e, nel caso di una gravidanza, il corretto sviluppo del feto. Esposizioni prolungate possono condurre al danneggiamento dei tessuti epatici, renali e del sistema nervoso centrale. Gli studi indicano che l’esposizione prolungata a grandi quantità di alcuni solventi clorati VOC può essere cancerogenaâ€. Per i medici statunitensi l’inquinamento sarebbe legato principalmente alla combustione illegale dei rifiuti nelle strade e nelle discariche della Campania. Il rilevamento di pericolose quantità di componenti chimiche nell’acqua e nel suolo di alcuni comuni, era stato preannunciato dal Comando USA già nell’autunno 2008 sul settimanale Panorama distribuito tra il personale militare. Sembra invece che della questione non siano state informate le autorità sanitarie italiane, e gli amministratori locali si sarebbero guardati bene dal richiedere copia dei dati dell’indagine. Una gravissima novità compare però nel rapporto finale sulla campagna di analisi: la presenza di “accresciute concentrazioni di arsenico nel suolo e nell’acqua in comparazione ai Livelli Regionali di Osservazione stabiliti dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Unitiâ€. L’arsenico è un pericolosissimo veleno utilizzato in agricoltura come pesticida, erbicida ed insetticida. La giovane moglie di un ufficiale statunitense in forza al Comando di Napoli-Capodichino, Maria Ortiz, era stata la prima a rompere il silenzio imposto dalle autorità sanitarie sull’esistenza nell’area di eccessive quantità di arsenico. “Nella primavera del 2008 – ha raccontato ad un quotidiano USA - il Comando di Napoli aveva comunicato verbalmente a mio marito che i test effettuati nella nostra residenza a Villa Literno avevano evidenziato la presenza di “alti livelli di arsenico e altri pericolosi agenti chimici. I valori di arsenico dispersi nel suolo nella mia abitazione erano 40 volte più grandi di quelli che l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente considera come una minaccia potenziale in caso di un periodo espositivo di trent’anni. I risultati delle analisi dell’acqua erano ancora peggiori. L’arsenico eccedeva il limite di ben 180 volteâ€. Le autorità USA prima negarono, poi ammisero di aver riscontrato arsenico in solo una delle abitazioni controllate. Adesso si riconosce la presenza generalizzata del veleno anche se si tenta di ridimensionare l’allarme con una nota interna in cui si afferma che “l’arsenico è comunque una sostanza che si trova dappertutto nella crosta terrestre e che può essere rilasciato nell’ambiente durante alcune attività naturali, come l’erosione delle rocce, gli incendi delle foreste e l’azione vulcanica, come l’eruzione del Vesuvio nel caso dell’area di Napoliâ€. È però così grande la preoccupazione per la contaminazione di acqua e suolo nella regione, che il Comando dell’US Navy ha deciso di avviare una seconda fase di analisi che interesserà altre 210 abitazioni del personale statunitense sparse tra la provincia di Napoli e quella di Caserta. La lista dei comuni sotto osservazione è lunghissima: oltre ai due capoluoghi, compaiono Melito, Arzano, Casoria, Afragola, Qualiano, Mugnano, Quarto, Casalnuovo di Napoli, Cercola, Massa di Somma, Sant’Antimo, Frattamaggiore, Cardito, Pomigliano d’Arco, San Sebastiano al Vesuvio, Grumo Nevano, Volla, Acerra, Casavatore, Casandrino, Sant’Anastasia, Pollena Trocchia, Frignano, Parete, Teverola, Casaluce, Trentola-Ducenta, San Marcellino, Aversa, Lusciano, Santa Maria Capua Vetere, San Tammaro, Curti, Macerata Campania, San Prisco, Casagiove e Casapulla. L’esito dei test di laboratorio è previsto per la fine del 2009. Antonio Mazzeo

IL CASO SICILIA: SU 3.450 DIPENDENTI AI BENI CULTURALI CI SONO 770 DIRIGENTI… L’INCHIESTA DI G. A. STELLA

Ancora poche ore e la regione Si­cilia batterà un record planeta­rio: su 3.450 dipendenti, ai Beni Cul­turali, ci saranno 770 dirigenti. Il tri­plo dell’intero parco dirigenziale del­la regione Lombardia. Il tutto grazie a un’infornata di assunzioni e pro­mozioni che vedrà l’ente isolano re­galarsi, a dispetto della Corte dei Conti che aveva denunciato come ab­norme la presenza di un «colonnel­lo » ogni 8,4 «soldati semplici», altri 500 nuovi dirigenti in un colpo solo. Certo, non è solo la Sicilia a esse­re di manica larga. Spiegava l’anno scorso uno studio dell’Università di Milano, che dai dati 2006 risulta­va una media nazionale di un diri­gente ogni 15 dipendenti ma che questa media era composta da real­tà assai differenti: da un minimo di un dirigente ogni 31 sottoposti in Puglia a uno ogni 7,7 nel Lazio. Numeri aggiornati meno di un me­se fa, sulla base dei dati della Ra­gioneria Generale dello Stato, dal Sole 24 ore: un dirigente ogni 25 dipendenti scarsi nelle Marche, ogni 22 in Emilia Romagna, ogni 17 circa in Lombardia e nel Vene­to, ogni 18 in Liguria, ogni 16 in Piemonte… Fino agli eccessi: uno ogni 8,3 in Molise e ancora ogni 7,7 nel Lazio. Vogliamo rileggere l’atto di accu­sa lanciato nel 2008 dalla Corte dei Conti alla Sicilia? «I dipendenti a carico del bilancio regionale rag­giungono la notevole cifra di 21.104 unità (erano 20.781 nel 2006), di cui 2.320 dirigenti (era­no 2.150 nel 2005, anno a cui risa­le l’ultimo rilevamento nazionale pubblicato in tabella), con un rap­porto di un dirigente ogni 8,4 di­pendenti. Il confronto con altre re­altà regionali è improponibile sol che si consideri che in Sicilia vi è un dipendente ogni 239 abitanti, in Lombardia uno ogni 2.500 lom­bardi ». Conosciamo l’obiezione: la Sici­lia gode di uno statuto speciale quindi ha tutta una serie di compe­tenze che le regioni a statuto ordi­nario non hanno. Giusto. La stessa tabella del Sole riporta però il da­to, per fare un esempio, del Friuli Venezia Giulia. Anche quella è una regione autonoma. Ma ha un diri­gente ogni 28 dipendenti. Prova provata che l’autonomia forse c’en­tra con le competenze, e non c’è dubbio che le regioni a statuto or­dinario ne hanno di meno, ma non c’entra un fico secco con la ge­rarchia interna. Che nell’isola non è solo speciale ma specialissima. Basti dire che non solo la Sicilia ha tanti «regionali» quanto Pie­monte, Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna, Friuli e Liguria messe insieme. Ma che oltre alle fi­gure di dirigenti prima e di secon­da fascia, la Regione ha inventato quella di terza fascia. Il risultato lo spiega Marcello Minio dei Co­bas/ Codir, che insieme con altri due sindacati autonomi (Sadirs e Siad) ha denunciato l’infornata in arrivo di assunzioni e promozioni: su 18.508 dipendenti regionali (ai quali vanno aggiunti quelli a cari­co dell’Ars, l’assemblea regionale più altri ancora) ci sono oggi un di­rigente di prima fascia, 199 di se­conda e 2.146 di terza per un tota­le di 2.346. Vale a dire che c’è un colonnello ogni 7,8 «marmittoni». Ma questo solo se si contano i 4.571 precari. Tolti quelli, il rappor­to sarebbe ancora più assurdo: un dirigente ogni 5,9 dipendenti. Cosa farebbe, davanti a un pano­rama così, il «buon padre di fami­glia » tante volte invocato da Silvio Berlusconi? Cercherebbe di dare un «drizzone», per usare una paro­la sbandierata qualche mese fa dal Cavaliere. Macché. La manovra in­titolata «Disposizioni programma­tiche e correttive per l’anno 2009» che è firmata dal presidente Raffae­le Lombardo e dall’assessore al Bi­lancio Michele Cimino e arriva do­mani in aula dopo avere ottenuto qualche giorno fa il via libera in Commissione Bilancio, allarga la manica ulteriormente. Avvia infatti la sistemazione co­me dirigenti di seconda fascia (un paradosso: quelli di terza fascia fu­rono inventati con l’impegno che si trattava di un provvedimento non rinnovabile, quindi non se ne possono fare altri) di 55 precari un tempo a busta paga di due aziende parastatali (Italter e Sirap) sciolte perché improduttive e rimasti per anni a carico prima dello Stato e poi della Regione. Più un’altra cin­quantina di dipendenti di altre am­ministrazioni da tempo distaccati all’Assessorato regionale al Bilan­cio. Più altre 250 persone dichiara­te idonee anni fa al concorso per storici dell’arte, architetti, fisici, ar­cheologi e archivisti. Più altri 150 vincitori di questo concorso già in­quadrati ai beni Culturali con con­tratti da funzionari direttivi. Per un totale, appunto, di circa 500 nuovi dirigenti. Che porteranno a un nuovo rapporto interno: un co­lonnello ogni 6,6 dipendenti. Tolti i soliti precari, che hanno anziani­tà di precariato a volte intorno ai venti anni, uno ogni 4,9. Numeri da brivido. Che diventeranno anco­ra più incredibili, come dicevamo, al diparti­mento dei Beni cultura­li: un dirigente ogni di­pendenti e mezzo. «Un vero e proprio as­salto alla diligenza», de­nuncia il comunicato dei tre sindacati autono­mi, «che trasformereb­be la Regione Siciliana in una macchina cliente­lare al servizio d’una classe politica capace di varare soltanto norme per i propri accoliti». Ma passeranno an­che in aula queste scel­te, che il governo regio­nale motiva con la ne­cessità di chiudere col passato, sanare quanto va sanato e chiudere i contenziosi aperti? E’ probabile. Anche per­ché una parte non secondaria dei promossi sarebbe vicina alla sini­stra. Che avrebbe grosse difficoltà a mettersi di traverso. Si vedrà… Certo è che la scelta, accusa il presidente della commissione An­timafia siciliana Calogero Speziale, arriva in un momento in cui la Re­gione non trova la copertura finan­ziaria per la legge varata solo sei mesi fa per combattere la piovra mafiosa. «Non c’è un euro», come scrive Emanuele Lauria su Repub­blica, a sostegno degli sgravi con­tributivi e fiscali alle imprese che denunciano il racket. E non ci so­no risorse per diffondere la cultu­ra nelle scuole e alimentare il fon­do di rotazione per i beni confisca­ti alla mafia». E meno male che quella legge era stata salutata co­me «una svolta epocale»Gian Antonio Stella