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CASO ARCHIVIO GENCHI: L’AVV. FABIO REPICI DIFFIDA LA PROCURA DI ROMA

Ha diffidato la procura di Roma Fabio Repici, avvocato del consulente delle procure Gioacchino Genchi, in seguito all’immotivata decisione della Procura di Roma di non restituire al suo cliente l’archivio sequestrato lo scorso 13 marzo. In barba alla recente ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva scagionato Genchi da tutte le accuse mosse contro di lui e “nel silenzio più assoluto delle Istituzioni dello Stato preposte al controllo di legalità dei magistratiâ€, come ha dichiarato lo stesso consulente sul suo blog. “Ritengo doveroso – ha scritto Genchi – pubblicare la diffida che il 23 aprile 2009 il mio legale, l’avv. Fabio Repici, ha inviato al Procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara ed ai Procuratori Aggiunti Nello Rossi e Achille Toro che, con il Sostituto Procuratore Andrea De Gasperis hanno inopinatamente rifiutato la restituzione dei reperti informatici e dei dati sequestrati illegittimamente dal ROS presso il mio studio il 13 marzo 2009, a seguito di una perquisizione e di un sequestro annullato in toto dal Tribunale del Riesame di Roma, con le ordinanze dell’8 aprile 2009â€. Un atto gravissimo e soprattutto, lo ricordiamo, perché in quelle carte vi sarebbero acquisizioni riguardanti quegli stessi magistrati. Che per questo hanno tutto l’interesse a non restituirle.
Di seguito il testo integrale della diffida

Studio legale
Avv. Fabio Repici
PROCURA DELLA REPUBBLICA
presso il Tribunale di Roma
Procedimenti n. 5033/09 e 11434/09 r.g.n.r.
Istanza di restituzione di reperti all’avente diritto
Quale difensore di fiducia del dr. Gioacchino GENCHI, persona sottoposta a indagini nei sopra indicati procedimenti, tenuto conto delle due ordinanze emesse dal Tribunale del riesame di Roma (nn. 454 e 455 r.g. sequestri) in esito all’udienza dell’8 aprile 2009 (motivazioni depositate il 16 aprile 2009), con le quali sono stati annullati in radice perché illegittimi i decreti di perquisizione e sequestro emessi da codesto Ufficio nei due sopra indicati procedimenti l’11 marzo 2009 ed eseguiti il 13 marzo 2009;
preso atto del provvedimento, apparentemente recante la data del 20 aprile 2009 ma in realtà depositato il 21 aprile 2009, con il quale codesto Ufficio, in violazione delle predette ordinanze del Tribunale del riesame ha disposto la restituzione al dr. Genchi di uno solo dei reperti sequestrati il 13 marzo 2009, ed esattamente del “‘case’ color nero e argento marca “winner†sequestrato presso l’abitazione dell’indagato in data 13.3.2009â€, dichiarando, contrariamente al vero, che nessuna altra res appartenente al dr. Genchi sarebbe stata posta sotto sequestro, sostenendo che l’ablazione degli altri reperti sequestrati il 13 marzo 2009 avrebbe riguardato “l’acquisizione di copieâ€;
che tale ultima affermazione è plasticamente contraria alla realtà, come anche risultante dalle operazioni di sequestro del 13 marzo 2009:
che, infatti, in dettaglio:
A. Il supporto di memorizzazione esterna della capacità di 2TB marca “LACIE†venne acquistato dal dr. Gioacchino Genchi al prezzo di € 371,95 come risulta dal buono di consegna e fattura FPR092205659 emessa il 17 dicembre 2008 da PIXmania-PRO.com (all. 1). Del resto ciò emergeva dai verbali di sequestro e dallo stesso provvedimento di codesto Ufficio (20-21 aprile 2009), laddove si legge che tale supporto contiene “il back-up, effettuato alle ore 23:00 dell’11.3.09, del server denominato ‘CIAMPI’ (contenente il data base ‘TESEO’ e altro) sequestrato presso la sede operativa della C.S.I. srlâ€. Il back-up risalente alle ore 23 dell’11 marzo 2009 (due giorni prima del sequestro), infatti, venne compiuto dal dr dr. Genchi per esigenze relative alla propria attività e non può, quindi, in nessun modo essere considerato copia, essendo peraltro contenuto in un reperto di notevole valore appartenente al dr . Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestroâ€);
B. Il supporto di memorizzazione esterna della capacità di 3TB marca “LACIE†venne acquistato (insieme ad altro supporto uguale e ad altro con capacità di memoria maggiore) dal dr. Gioacchino Genchi al prezzo di € 499,17 oltre IVA come risulta dalla fattura 1177992 del 26.2.2009 (all. 2) e dalla relativa bolla d’accompagnamento del 25.2.2009 (all. 3). Del resto ciò emergeva dai verbali di sequestro e dallo stesso provvedimento di codesto Ufficio (20-21 aprile 2009), laddove si legge che tale supporto contiene “il back-up, effettuato il 10.3.09, del server denominato ‘GIFUNI’ (contenente il data base ‘TESEO’ e altro) sequestrato presso la sede operativa della C.S.I. srlâ€. Il back-up risalente al 10 marzo 2009 (tre giorni prima del sequestro), infatti venne compiuto dal dr. Genchi per fini relativi alla propria attività e non può, quindi, in nessun modo essere considerato copia, essendo peraltro contenuto in un reperto di notevole valore appartenente al dr. Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestroâ€);
C. I due DVD contenenti copia del sito web della C.S.I.srl, che come risulta dal verbale di sequestro sono di marca Verbatim capacità 4.7 Gb, vennero acquistati (insieme ad altri esemplari uguali) dalla C.S.I. srl Gioacchino Genchi, come risulta dalla fattura 1538425 dell’8 ottobre 2008 emessa dalla Nierle media group (all. 4). Pertanto anch’essi appartengono inequivocabilmente al dr. Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestroâ€);
D. Il CD contenente copia del programma “Pathdumper†venne acquistato (insieme ad altri esemplari uguali) dal dr. Gioacchino Genchi, come risulta dalla fattura 1364041 del 18 gennaio 2008 emessa dalla Nierle media group (all. 5). Pertanto, anch’esso appartiene inequivocabilmente al dr. Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestroâ€);
E. I quattro supporti (DVD) contenenti una cartella denominata “651.Saladinoâ€, che come risulta dal verbale di sequestro sono due DVD di marca Philips Double Layer da 8,5 Gb e due DVD di marca Verbatim da 4,7 Gb, vennero acquistati (insieme ad altri esemplari uguali) dal dr. Gioacchino Genchi, come risulta (per i due DVD Philips) dalla fattura già indicata come all. 5 e (per i due DVD Verbatim) dalla fattura già indicata come all. 4. Pertanto, anch’essi appartengono inequivocabilmente al dr. Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestroâ€);
che, quindi, in definitiva, tutte le res indebitamente mantenute da codesto Ufficio sotto sequestro in violazione delle sopra richiamate ordinanze del Tribunale del riesame e degli obblighi di legge, appartengono tutte al dr. Genchi;
che, in realtà, tutto il materiale utilizzato dai militari del R.o.s. nei sequestri eseguiti il 13 marzo 2009 appartiene al dr. Genchi, fatta eccezione per la ceralacca utilizzata per l’apposizione dei sigilli (quest’ultima fornita dai militari del R.o.s. dalla Stazione CC. che si trova nello stesso stabile degli uffici del dr. Genchi);
che così la carta da imballo utilizzata dal R.o.s. fu acquistata dalla C.S.I. srl, come risulta dalla fattura 2386 e dallo scontrino del 18 novembre 2008 emessi dalla Bellotti s.r.l. (all. 6), lo spago utilizzato dal R.o.s. fu acquistato dalla C.S.I. srl, come risulta dalla fattura 5423 del 22 giugno 2001 emessa dalla Bellotti s.r.l. (all. 7), e il nastro utilizzato dal R.o.s. fu acquistato dalla C.S.I. srl, come risulta dalla fattura emessa il 15 gennaio 2002 da EMME Distribuzione s.r.l. (all. 8) e dalla relativa bolla di consegna del 16 gennaio 2002 (all. 9);
che, per tutto quanto sopra, tutte le res in sequestro devono immantinente essere restituite all’avente diritto dr. Gioacchino Genchi, essendo contra legem qualunque altra determinazione di codesto Ufficio;
per le indicate ragioni diffido codesto Ufficio, anche ai sensi dell’art. 328 c.p., affinché provveda all’immediata restituzione al dr. Genchi di tutti i reperti sequestrati il 13 marzo 2009, con l’invito a non violare, prima della restituzione, i sigilli, stante l’illegittimità del sequestro statuita dal Tribunale del riesame.
Messina, 23 aprile 2009
Avv. Fabio Repici

VERGOGNOSA INTIMIDAZIONE LIBERTICIDA E DI REGIME: PONTE SULLO STRETTO, UNA LEGGE BLOCCHERA’ I RICORSI!

Se la cosiddetta legge anti Nimby («not in my back yard» si traduce in italiano «non nel mio giardino») entrasse in vigore, si eviterebbero, attraverso la minaccia di risarcimenti milionari, i ricorsi alla giustizia amministrativa da parte di associazioni ambientaliste contro quelli che ritengono abusi edilizi e cementificazioni del territorio. Le intenzioni dichiarate sono di arginare «l’egoismo territoriale» che frena rallenta “il cantiere Italia”». La proposta di legge 2271 è stata sottoscritta da 136 deputati del PdL (primo firmatario l’onorevole Michele Scandroglio, genovese). Tra i tanti che hanno aderito ci sono l’ex ministro Pietro Lunardi, il presidente della commissione Cultura Valentina Aprea e l’ex presidente della Regione Liguria Sandro Biasotti. «È un vero e proprio attacco alla democrazia, si cerca di imbavagliare il dissenso delle popolazioni locali e dei comitati ambientalisti contro opere infrastrutturali inutili e dannose». Così Ciro Pesacane, presidente del Forum Ambientalista, giudica la proposta di legge, depositata lo scorso 10 marzo 2009 in Parlamento. «In questo modo – aggiunge – si intimoriscono le associazioni che adesso prima di fare appello al Tar ci penseranno mille volte. È un atto chiaramente incostituzionale, che serve solo per accelerare i tempi di costruzione, perché discrimina solo determinati soggetti». Centinaia sono i ricorsi presentati. E molti di questi arrivano ad una vittoria finale. Non tutti però. «Il governo – spiega Pesacane – vuole far passare gli ambientalisti come un intralcio al progresso e alla modernità continuando a calpestare i diritti e la salute della popolazione. Come avviene per gli inceneritori, i rigassificatori, l’alta velocità e i mega-ponti inutili». «Prima l’esecutivo ha mandato i militari ora ci prova con questa proposta di legge più subdola ma il risultato non cambia – conclude l’ambientalista – sono meccanismi autoritari per fermare le proteste contro infrastrutture non volute dalla gente». «Una norma assurda che mira solo a rendere inoffensive le associazioni ambientaliste nelle aule dei tribunali. Una legge che tornerà utile solo agli speculatori, a chi devasterà il territorio con grandi opere inutili e agli ecomafiosi, liberi di operare i loro lucrosi affari ai danni del Paese senza che nessuno possa bloccarne gli scempi». Questo il giudizio di Legambiente che, in un comunicato stampa, ha espresso il suo dissenso verso la proposta di legge. «Con la scusa di sgombrare la strada dai possibili ostacoli alle grandi opere – ha dichiarato il vice presidente di Legambiente Sebastiano Venneri – si rischia di lasciare il campo libero a speculatori, sprechi ed ecomafie. E non si è tenuto conto del fatto che con una norma del genere in vigore, negli anni passati, non avremmo potuto combattere con efficacia contro le grandi speculazioni, le opere dell’ecomafia e la realizzazione di cattedrali nel deserto utili solo a chi le progettava». Dalla diga dell’Ancipa in Sicilia, alle strutture sciistiche inutili di Bormio, dal villaggio Coppola a Punta Perotti, senza l’intervento in tribunale delle associazioni ambientaliste, l’Italia oggi sarebbe ben più cementificata e devastata da grandi opere assolutamente inutili. «Non ci sono dubbi. La legge blocca-ricorsi in materia di grandi opere è la solita furbata della maggioranza per fare del Belpaese quello che vuole: abusi edilizi e colate di cemento». Lo dichiara il senatore Gianpiero De Toni (IDV) a proposito della proposta di legge. «Infatti – prosegue l’esponente dell’IdV – bloccare i sacrosanti ricorsi delle associazioni contro il cosiddetto “mattone selvaggio” significa dare via libera allo scempio ambientale. Per questo – conclude De Toni – l’Italia dei Valori è pronta ad opporsi con fermezza a una proposta di legge palesemente incostituzionale volta solo ad intimidire, minacciando risarcimenti milionari, le associazioni preposte alla tutela dell’ambiente». Presentata senza tanti clamori contemporaneamente al “piano casa”, con due modifiche all’articolo 18 della legge 8 luglio 1986 (responsabilità processuale delle associazioni di natura ambientale), potrebbe rendere inutile l’esistenza di sigle storiche come Italia Nostra, Legambiente, Wwf, Vas Verdi Ambiente e Società, così come di moltissime comitali locali. Con la modifica 5-ter nell’eventualità in cui il ricorso alla giustizia amministrativa «sia respinto perché manifestamente infondato, il giudice condanna le associazioni soccombenti al risarcimento del danno oltre che alle spese del giudizio». Per fare un solo esempio, se venissero fermati per qualche mese i lavori del cantiere per il ponte sullo Stretto di Messina, il risarcimento potrebbe raggiungere diversi milioni di euro. «È una legge liberticida, intimidatoria, di regime - sostiene l’avvocato Daniele Granara, docente alla facoltà di giurisprudenza di Genova, legale in molti ricorsi ambientali – . Confido che venga ritenuta palesemente anticostituzionale visto che l’articolo 24 stabilisce che “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”». Ma per il deputato del Pdl Scandroglio le istanze ambientaliste hanno moltiplicato «comportamenti di protesta contro le scelte infrastrutturali sviluppate da soggetti pubblici e privati… proteste che, conosciute con l’acronimo “Nimby”, determinano un ritardo costante del “cantiere Italia”… di gran parte degli interventi pubblici… e della stessa edilizia residenziale». Tutto ciò, prosegue il deputato «senza che sia previsto alcuno strumento di responsabilizzazione delle associazioni di protezione ambientale, le quali, talvolta, presentano ricorsi pretestuosi, con il solo e unico scopo di impedire la realizzazione dell’opera pubblica». Scandroglio aggiunge che, per combattere questa «forma di egoismo territoriale», il governo ha già varato norme per l’iter accelerato delle opere pubbliche.

Anti-Nimby
Con il termine Nimby (acronimo per «not in my back yard», che in italiano significa «non nel mio cortile») si indica l’atteggiamento di coloro che organizzano manifestazioni di protesta sul proprio territorio contro le opere pubbliche delle quali è generalmente condivisa l’utilità pubblica. Tali “detrattori” generalmente sostengono che le controindicazioni ambientali che queste opere comportano non ne giustifica la realizzazione. La proposta anti-Nimby, quindi, ha proprio il fine di limitare tale fenomeno costringendo chi fa ricorso al Tar o al Consiglio di Stato contro le le opere pubbliche o private a pagare il risarcimento nell’eventualità in cui il ricorso venga respinto.

FORUM PERMANENTE PER IL VERDE A MESSINA: PRONTA LA PETIZIONE PER LA TRASFORMAZIONE DELLE AREE MILITARI A VERDE PUBBLICO

Si è tenuto ieri, nella sala commissioni del Comune, il quarto e ultimo incontro delle associazioni, ambientaliste e non, dei commercianti, dei semplici cittadini, dei politici e dei sindacati chiamati a costituire il Forum permanente per il verde pubblico. L’iniziativa, che s’articola in una campagna di sensibilizzazione già avviata e in un’imminente petizione per l’assegnazione a verde pubblico di nuove aree cittadine, è stata lanciata dal professore “pacifista” Renato Accorinti. Ieri il testo della petizione, suddiviso in tre richieste chiave, è stato definito e verrà ufficializzato e proposto, con una conferenza stampa, a tutti i cittadini messinesi, la prossima settimana. Intanto, sulla scarsissima cura del poco verde esistente a Messina, il consigliere comunale di Risorgimento Messinese, Antonino Carreri, ha inviato un’interrogazione urgente, al sindaco, in merito ai servizi di scerbatura e potatura. «Insoddisfatti – scrive – sono i cittadini fruitori dei servizi ed insoddisfatti sono quei lavoratori che da anni sono costretti a sbarcare il lunario con stipendi da fame nell’ullusione di una facile sistemazione, propinata da gente senza scrupoli». La richiesta di Risorgimento Messinese al primo cittadino: «Bisogna affrontare le emergenze sociali. Se i soldi non bastano, ed anche questo è il vero problema, bisogna impegnarsi a spenderli per cose necessarie, e non per quelle futili Proviamo a cambiare registro».(a.t.)

BASKETTOPOLI: GIA’ NEL 2007 GLI ARBITRI LUONGO E IACOMUCCI DENUNCIARONO IL SISTEMA

Le avvisaglie di “Baskettopoli” si potevano già cogliere due anni e mezzo fa. Era la fine del 2007 quando agli indirizzi di posta elettronica di Procura federale, Coni, Comitati regionali arbitri giungevano alcune mail con la descrizione di un sistema che controllava il mondo del basket delle minors. A spedire quelle lettere-denuncia erano stati due arbitri: il quarantenne casertano Vincenzo Luongo e il trentaduenne Alberto Iacomucci, di Pesaro. Quella iniziativa aveva portato all’apertura di un’inchiesta che si era conclusa con un nulla di fatto. Adesso i due “fischietti” sono tornati protagonisti nella vicenda giudiziaria che sta scuotendo il mondo della pallacanestro. Delle denunce di Luongo e Iacopucci si è occupata la magistratura ordinaria di Reggio Calabria. I contenuti delle famose mail e le dichiarazioni rese agli investigatori sono finiti nell’inchiesta “Baskettopoli”, costituendo un riscontro alle accuse partite da un altro arbitro, il reggino Alessandro Cagliostro (dipendente della Polizia postale). Anche il terzo “fischietto” ha puntato l’indice contro l’oligarchia del settore Commissari arbitri sostenendo che in mano a pochissime persone c’era praticamente il controllo delle carriere dei direttori delle gare di serie C e B. Accuse pesanti che l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Maria Luisa Miranda ha puntato a verificare. Su delega del magistrato inquirente sono stati eseguiti controlli e accertamenti. Sono state raccolte dichiarazioni e denunce ulteriori. Si sono fatte sentire anche le voci delle società che nel recente passato avevano lamentato di aver subito torti e di essere state, in qualche caso, penalizzate addirittura con la retrocessione. Sono state sentite persone direttamente o indirettamente interessate ai campionati dove, secondo l’accusa, sarebbero stati commessi reati in serie. Soprattutto abusi di ufficio da parte dei commissari incaricati della valutazione degli arbitri designati. Una dopo l’altra sono state inserite le tessere di un mosaico che con il trascorrere del tempo si è andato componendo, tracciando una situazione poco tranquillizzante. Al punto che hanno rassegnato le dimissioni Giovanni Garibotti e Alessandro Campera, rispettivamente supervisore e designatore dei Commissari speciali, indagati principali dell’inchiesta insieme con Giovanni Battista Montella, responsabile del settore Commissari speciali. Nei confronti dei tre dirigenti è stata ipotizzata l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva e all’abuso di ufficio. Gli stessi sono chiamati a rispondere a vario titolo di un centinaio di casi di abuso in concorso con i 35 commissari coinvolti nell’indagine. Il quadro degli indagati è completato da sei arbitri che, secondo l’accusa, avrebbero determinato il risultato di dieci partite sulle quali si è concentrata l’attenzione degli inquirenti. Non appena ha cominciato a soffiare il vento di “Baskettopoli” il presidente Dino Meneghin ha contattato il magistrato che sta conducendo le indagini chiedendo un incontro. Chiaro l’intento di SuperDino di capire cosa sta accadendo, rendersi conto della portata dello scandalo che dalla scorsa settimana, dalle anticipazioni di Gazzetta del Sud, tiene in fibrillazione il mondo della pallacanestro. Paolo Toscano - Gazzetta del Sud

L’INCREDIBILE CASO DENUNCIATO DALL’EX VICE SINDACO DI MESSINA ANTONIO SAITTA DI MESSINA: SAREBBE DISPONIBILE A CANDIDARSI ALLE ELEZIONI PROVINCIALI DI TORINO…?

La fisionomia è ben diversa, ma quello che interessa al Pdl è solo il nome e cognome. Sì, perché i supporter della candidata del centrodestra alle elezioni provinciali, Claudia Porchietto, non si accontentano solo del cognome uguale per dare vita ad una lista di disturbo per rosicchiare qualche voto al presidente Saitta, ma vogliono che l´omonimia sia completa. Un grattacapo che Giovanni Parisi, candidato sindaco del Pdl a Nichelino, non è riuscito a risolvere pescando tra i Saitta piemontesi. E così è andato in cerca in altre Regioni, fino ad imbattersi in un Antonio Saitta di Messina, professore universitario e avvocato. Un bel personaggio da candidare per Palazzo Cisterna. Scatta la telefonata e la domanda, come racconta lo stesso Saitta siciliano: «Sarebbe disponibile a candidarsi alle elezioni provinciali a Torino?» Risposta? «Scusi?». E poi la spiegazione di Parisi: «Sì, stiamo cercando un Antonio Saitta perché vorremmo fare una lista, abbiamo pensato a lei. Se non è possibile conosce altri Antonio Saitta?». Peccato che Parisi non sia stato accorto nella sua ricerca. Il Saitta siciliano, infatti, è stato anche vicesindaco di Messina in una coalizione di centrosinistra. E il professore universitario, dopo aver ricevuto la stramba proposta, ha subito contattato il suo omonimo piemontese per spifferare l´accaduto. «Si tratta di un metodo illecito da condannare gravemente - dice il presidente in carica della Provincia - un sistema che può solo allontanare sempre più i cittadini dalla politica. Tentare di fregare gli elettori cercando di utilizzare un mio omonimo dà il senso di quanto si possa cadere in basso». E il candidato del centrosinistra aggiunge: «Mi aspetto un chiarimento – aggiunge Saitta – e mi piacerebbe capire se Parisi abbia agito da solo per creare questa lista civetta per le elezioni provinciali o con l´accordo di tutto il Pdl». La notizia è arrivata ieri mattina, mentre l´inquilino di Palazzo Cisterna stava andando a Coazze per la cerimonia con il presidente della Repubblica. L´omonimo siciliano, infatti, è anche un amico del presidente della Provincia. E per l´Antonio Saitta professore di Messina «la politica è una cosa seria, anche le candidature lo sono». di Diego Longhin - Repubblica

GARIBALDI: FAREFUTURO “DEDICHIAMOGLI PONTE SULLO STRETTO”

“Attaccare Garibaldi significa attaccare il Risorgimento italiano. Attaccare il Risorgimento significa attaccare l’idea stessa che l’Italia possa essere considerata una Nazione. E tutto questo non ci pare necessario in un momento in cui, finalmente, gli italiani stanno riscoprendo l’unità al di là di una storia che potrebbe ancora dividere. Una nazione si sente tale anche quando ha miti condivisi. Attaccare il “mito-Garibaldi†significa mettere in discussione l’idea stessa d’Italia moderna”. Così Ffwebmagazine, periodico online della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini risponde alla proposta del sottosegretario Micciché sull’abolizione della strade e delle piazze siciliane dedicate a Garibaldi. “Sono accuse che non giungono nuove – prosegue il magazine – questo va detto. Si tratta di provocazioni che riemergono spesso in ambito storiografico, e che pertanto vanno lasciate agli storici. Non servono voci in più, soprattutto se vengono da chi storico non è: il passato non può essere ancora strumento di polemica politica. E di divisione. Di odio. Vale per il Novecento. Figuriamoci per il secolo precedente. Come se in Francia ci fossero ancora i seguaci di Napoleone». Dunque, «non c’è nessun senso nel dividersi tra garibaldini e no. Come non c’è nessun motivo per doverlo cancellare dalla memoria patria. Garibaldi è un pezzo dell’identità italiana, della storia italiana. Garibaldi è, anche, il simbolo indiscusso dell’unità d’Italia”. “È per questo – conclude l’articolo – che, umilmente facciamo una contro proposta. Quando si inaugurerà il Ponte sullo Stretto di Messina – e cosa sarà se non il completamento materiale del progetto risorgimentale di unificazione? – facciamo una cosa. Chiamiamolo Ponte Garibaldi”.

Rifondazione: “Raccogliamo firme contro il Ponte sullo Stretto”

“Il terremoto che ha devastato la terra d’Abruzzo ha messo di fronte agli occhi di tutti la drammatica condizione del patrimonio abitativo italiano, in gran parte edificato senza alcuna osservanza delle più elementari norme antisismiche. A questo si somma la constatazione che la speculazione edilizia, il risparmio sui materiali da costruzione, spinto sino a omissioni di ogni regola protocollare attinente alla sicurezza, hanno trasformato un evento naturale da governarsi con efficaci misure di prevenzione in una catastrofe umana e sociale di enormi proporzioni. E’ uno scenario che si ripete sistematicamente, nel nostro Paese, senza che - calato il sipario sull’emergenza - si ponga mente e mano a una radicale revisione del modus operandi. Diventa così fatale l’appuntamento con la prossima catastrofe, sin d’ora annunciata. Si tratta invece di mettere a frutto la lezione che viene da questa ennesima sciagura. E rivendicare che si abbandoni il più inutile e dispendioso fra i progetti di grandi opere, il ponte sullo Stretto di Messina, per investire su un grande progetto di bonifica e di messa in sicurezza di tutte le abitazioni che si trovano in uno stato di palese inadeguatezza, cominciando dagli edifici pubblici, nelle aree al di qua e al di là dello Stretto medesimo, notoriamente ad altissimo rischio sismico. Una simile scelta, improntata ad un’ancora inedita lungimiranza, contribuirebbe a scongiurare altri lutti, altre distruzioni e - contemporaneamente - a formare una diversa cultura ecologica, fondata sulla prevenzione, sul risparmio del territorio, sullo sviluppo della bioedilizia, sull’impiego di fonti di energia rinnovabili, sulla messa al bando della speculazione affaristica fra imprese e potere politico, sull’attivazione di severi ed efficaci controlli amministrativi. Insomma, l’attenzione generale che il dramma abruzzese ha calamitato su di sé, può essere ora trasformata in un’occasione di cambiamento, in un’altra idea di società e di Paese.
Potete firmare l’appello andando su http://strettonecessario.liberazione.it”