La ‘ndrangheta, come un’autorità di frontiera, controllava nel porto di Gioia Tauro un imponente traffico di merce contraffatta che si snodava attraverso rotte internazionali. Alle spalle un’organizzazione smascherata dai carabinieri del Ros che hanno raccolto i tasselli di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. Le cifre dell’operazione riverberano la ramificazione di un gruppo capace di inondare il mercato con centinaia di migliaia di scarpe e capi di abbigliamento “griffati”: solo tra i mesi di agosto e ottobre del 2008, i carabinieri hanno sequestrato 90 mila paia di scarpe “Nike” (valore dieci milioni di euro) che viaggiavano in nove container. Ieri il Ros ha tirato le redini dell’inchiesta, arrestando dodici persone - sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Roma - con l’accusa di «associazione per delinquere finalizzata all’introduzione di ingenti quantitativi di merce contraffatta». Tra gli arrestati cinque calabresi: Salvatore Lania, 41 anni di Seminara, residente a Roma, commerciante; Domenico Russo, 42 anni, di Seminara, residente a Reggio Calabria, imprenditore; Luigi Longo, 45 anni, di Taurianova, anch’egli imprenditore; Giovanni Piccolo, originario di Seminara, 36 anni, operatore economico; Italo Mario Giuseppe Solano, consigliere comunale a Nicotera , dipendente dell’Agenzie delle dogane di Gioia Tauro. Nella rete sono finiti anche quattro cittadini della Repubblica Ceca (raggiunti da mandati di cattura europei), un imprenditore di Latina e Germano Ventura, nato a Benevento, 42 anni, ma residente a San Ferdinando, amministratore della società di import-export M.C.S. Secondo l’accusa dall’Asia, Cina e Vietnam, approdavano a Gioia Tauro carichi manovrati da Roma, supportati da una cellula dell’organizzazione con base nella Repubblica Ceca e la «compiacenza» del funzionario delle dogane. Il ruolo della ‘ndrangheta era quello di garantire il passaggio della merce e d’incassare le tangenti. «L’organizzazione – ha spiegato il comando di Roma – aveva varie componenti: quella romana era posta al vertice e aveva il compito di gestire i consistenti flussi in Italia; quella in repubblica Ceca che si relazionava con i calabresi e faceva da intermediaria con l’altra componente cino-vietnamita. In Repubblica Ceca infatti esiste una forte presenza vietnamita. Il porto di Gioia Tauro era l’accesso in Italia e Europa, grazie da un lato alla presenza di un funzionario dell’ufficio Dogane, e dall’altro all’appoggio di un’organizzazione di matrice ‘ndranghetista che in cambio di ingenti mazzette assicurava la protezione ai traffici». L’inchiesta, hanno aggiunto gl’investigatori del Ros, ha trovato linfa «in un rapporto molto efficace con la stessa agenzia delle dogane». Il congegno delle indagini ha funzionato anche grazie alla collaborazione con la polizia della Repubblica Ceca, «encomiabile», hanno ribadito i carabinieri. Nell’ambito dell’operazione è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di una società di import-export, attiva nel porto di Gioia Tauro. I militari hanno così ricostruito la mappa del traffico e incastonato i ruoli, secondo una collaudata “staffetta”. Gli articoli falsificati in Cina e Vietnam sbarcavano in Italia. All’interno dell’area portuale calabrese – secondo i Ros – i container venivano presi in consegna da una società di spedizioni che, attraverso i rapporti con un funzionario doganale, aggirava i controlli e inviava la merce presso un magazzino in provincia di Roma, utilizzato per lo stoccaggio. La componente ceca, ponte tra asiatici e calabresi, era incaricata di falsificare la documentazione di accompagnamento della merce. L’organizzazione poteva contare anche su una fitta rete di commercianti vietnamiti attivi anche in Polonia, Ungheria, Austria e Germania. Erano loro gli ultimi rivoli del traffico. «L’indagine – ha sottolineato il Ros – è un’ulteriore prova della centralità del porto di Gioia nelle rotte dei traffici illeciti provenienti dall’area asiatica. Lo scalo portuale calabrese resta peraltro al centro dell’interesse delle locali cosche della ‘ndrangheta, con cui sono risultati in contatto alcuni degli indagati». Antonio Siracusano - GDS
Scheda
L’operazione dei Rosha smantellato un’organizzazione che gestiva un traffico di merce contraffatta. Tra gli arrestati cinque calabresi: Salvatore Lania, 41 anni di Seminara, residente a Roma, commerciante; Domenico Russo, 42 anni, di Seminara, residente a Reggio Calabria, imprenditore; Luigi Longo, 45 anni, di Taurianova, anch’egli imprenditore; Giovanni Piccolo, originario di Seminara, 36 anni, operatore economico; Italo Mario Giuseppe Solano, consigliere comunale a Nicotera, dipendente dell’Agenzie delle dogane di Gioia Tauro. Nella rete degl’investigatori sono finiti anche quattro cittadini della Repubblica Ceca (raggiunti da mandati di cattura europei), un imprenditore di Latina e Germano Ventura, nato a Benevento, 42 anni, ma residente a San Ferdinando, amministratore della società di import-export M.C.S.





1 commento
dott di giacomo come posso metytermi in contatto con antonio siracusano
la domanda e’ semplice il 22.08.2009 mi viene delegata una visita merci dal direttore ddella dogana a voce e non per iscritto faccio il mio dovere apro il container msku9355476 riscontro la merce contraffatta effettuo la revisione di accertamento cioe’ metto i dati nel sistema doganale effettuo il sequestro odella merce effettuo l’informativa dii reato contro ignoti contesto i reati di contrabbando ricettazione e introduzione di merce conn marchi falsi in italia e invio il tutto alla procura di palmi il caso vuole che sullo stesso contenitore da me sequestrato mi vengono contestati gli stessi reati e un errore o una operazione voluta e da chi? saluti
bisogna che tutti dicano la verita con le carte
8 Ottobre 2009 19:55
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