È durato pochi minuti ieri mattina a Reggio Calabria l’interrogatorio di garanzia dell’ex procuratore aggiunto Pino Siciliano davanti al gip Kate Tassone. Il magistrato, che era accompagnato dal suo difensore, l’avvocato Franco Bertolone, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Siciliano è agli arresti domiciliari per concussione a conclusione di un’inchiesta gestita dal sostituto procuratore di Reggio Calabria Beatrice Ronchi e dalla Squadra Mobile di Messina. Sono sette le vicende oggetto della corposa ordinanza di custodia cautelare del gip Tassone, vicende di cui s’è occupato Siciliano in questi ultimi anni: Lodo Impregilo e MessinAmbiente a Taormina, zone Zps a Messina, Centro commerciale Auchan a Messina, ex Hotel Castellamare a Taormina, e poi la rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta “Oro Grigio”, infine il «concorso per ricercatore del figlio Francesco». Di queste sette vicende esaminate hanno assunto valenza in questo provvedimento cautelare solo cinque casi, il gip ha escluso il caso Auchan e quello del concorso universitario, ma su questi aspetti sono in corso indagini. Alcune persone sono già state iscritte nel registro degli indagati per questa inchiesta, che ha visto un’attività di intercettazione ambientale, nel suo ufficio a Palazzo di Giustizia, e telefonica, a carico dell’ex procuratore aggiunto da parte delle Squadra mobile per diversi mesi. Sono cinque i capi d’imputazione contestati. Nel primo caso di tentata concussione relativa alla vicenda ex Hotel Castellamare di Taormina l’ex procuratore aggiunto avrebbe «tra l’aprile ed il luglio 2008 – dopo aver strumentalmente iscritto il procedimento n. 2041/07 A.G. Atti per intervenire ed influire sul processo amministrativo pendente al Tar di Catania tra la Srl Decisa ed il Comune di Taormina (patrocinato formalmente dall’avv. Maimone Ansaldo Patti Fabrizio, ma di fatto dal proprio figlio Siciliano Francesco, incompatibile all’esercizio della professione legale in quanto ricercatore universitario) ed avente ad oggetto la ristrutturazione dell’Hotel Castellammare di Taormina –, prima con pressioni e minacce implicite, poi con minacce esplicite di perseguirlo penalmente, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere l’ing. Spampinato Francesco – nominato perito dal Tar nella predetta causa –, a redigere un elaborato peritale favorevole al Comune di Taormina (e quindi anche all’attività professionale del figlio Francesco) e, una volta depositata la relazione, a modificarne quegli aspetti astrattamente favorevoli alla Srl Decisa; in tal modo volendo ottenere, altresì, un ritorno vantaggioso per l’accrescimento della propria influenza». L’altra tentata concussione si riferisce al Lodo Impegilo, un contenzioso tra l’impresa e il Comune di Taormina, per decine di milioni di euro. In questo caso il magistrato avrebbe «… su istigazione di Occhipinti Domenico, liquidatore della Spa Impregilo, per il tramite dell’amico Michele Caudo, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco ad indurre La Mattina Antonino, commissario straordinario del Comune di Taormina, ad accettare la proposta transattiva di 26 milioni (di euro) in merito a un contenzioso civilistico tra il predetto Comune e la predetta Spa; somma di cui 2 milioni sarebbero stati divisi tra coloro che avrebbero contribuito al buon esito dell’affare». La concussione si sarebbe realizzata nel caso della Zps, poiché il magistrato avrebbe indotto «… i membri della Commissione di valutazione di incidenza ambientale (tra cui Pitalà Leone e Dolfin Sergio) ed i funzionari presso il Settore edilizia privata dell’Ufficio urbanistica del Comune di Messina (tra cui l’arch. Schiera Vincenzo e Cacciola Vincenzo) ad attribuire indebitamente utilità all’ing. Sansone (dirigente dell’assessorato regionale Territorio e ambiente di Palermo), consistite nel riconoscimento della competenza dell’ufficio del Sansone presso l’assessorato regionale in materia di valutazione di incidenza ambientale nelle Zone a protezione speciale (Zps), esautorando l’organismo comunale e la citata Commissione, ed altresì consistite nell’ottenere un ritorno vantaggioso per l’accrescimento della propria influenza». Sono poi contestati anche la rivelazione di segreto d’ufficio e il favoreggiamento personale per la vicenda “Oro Grigio”, vale a dire l’aver fatto giungere all’architetto Manlio Minutoli, all’epoca a capo dell’Urbanistica del Comune, per il tramite del comune amico Michele Caudo, la voce che era sottoposto a intercettazioni ambientali.(n.a.)





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