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MESSINA, IL RICORDO DEI FOTOREPORTER SAJA E VIZZINI: Anticiparono l’epoca dell’immagine ma per loro era soltanto un “clic”

MICHELANGELO VIZZINI

Mimmo Vizzini e Natalino Saja: le immagini della città, impresse nella memoria delle generazioni dell’ultimo mezzo secolo. Quelle che attraverso l’occhio del loro obiettivo fotografico hanno visto rinascere, risplendere, sbiadire e decadere Messina; quelle che nei loro scatti hanno riconosciuto gli umili e i potenti, i protagonisti famosi e anonimi della quotidianità; quelle che si sono esaltate nelle occasioni più importanti, nelle feste di popolo e nelle vittorie sportive che i clic infiniti puntuali immortalavano. Al pari del degrado nella devianza e del dramma nel male di vivere, che una serie altrettanto ininterrotta di scatti consegnava alle offese coscienze civili della collettività. Non si somigliavano i due; né fisicamente né caratterialmente: basso di statura e taciturno il primo, longilineo e chiassoso il secondo. Non dialogavano molto, se non per mezzo delle loro foto, e di quella lunghissima teoria – soprattutto di bianchi e neri sfumati - che gli archivi oggi gelosamente conservano. Ma in un aspetto della loro personalità, che sempre tutt’uno è stata con la loro professionalità, avrebbero potuto diventare per decreto consanguinei: il coraggio, la temerarietà, a volte l’incoscienza di fronte al pericolo, per portare a compimento la “missione”. Ovvero, per non tornare a mani – anzi a rullini – vuoti, dopo un evento di rilievo; nel bene e nel male. Vizzini già anziano rischiò la vita, dopo essere stato travolto da un’auto per strada mentre cercava la posizione migliore per immortalare - la volta ennesima - la Vara. Saja – ma è solo uno, tra i mille episodi – rischiò di rimanere prigioniero in terra, anzi in nave straniera, per avere varcato al porto il confine imposto dalle transenne davanti a uno schieramento militare in esercitazione. Erano fatti così: a tutti noti e conosciuti, e su tutto ricchi di notizie e conoscenze. Anche in questo misteriosamente si accomunavano: nell’infatuazione improvvisa per un fatto, un convegno, una mostra. Quando ancora non esistevano i cellulari – e per questo si viveva meglio - erano i cerca-persone a trillare per riportarli al mondo dalla loro estasi momentanea su un discorso, un quadro, un volto – e qualcos’altro – di una bella donna. Allora era l’immediato dietro-front, verso l’auto a rincorrere un nuovo episodio, una nuova occasione da narrare, raccontare, addirittura commentare con l’unico strumento dello scatto. Già, l’auto, un altro criterio di similitudine: confusi elementi di carrozzeria interna su improbabili contorni d’utilitaria; sempre in movimento, dalle prime ore del mattino alle ultime della sera. Quando cambiavano con le ore del giorno e della notte i personaggi e gli interpreti sulla scena della vita, e loro rimanevano lì, sempre uguali a se stessi. Chi s’è accorto che invecchiavano, anno dopo anno, mente sapendo di mentire. Ed è un ulteriore elemento di vicinanza, tra i due. Senza età, se non dopo l’arrivo puntuale della data fatale: per Natalino subito dopo il Ferragosto di due anni fa; per Mimmo appena una settimana addietro. Ma oggi è come se il passo d’addio lo avessero compiuto assieme, a riprova del ruolo ad essi affidato nel tempo provvisorio di questa vita. Hanno anticipato entrambi - e senza saperlo - l’era dell’immagine, l’epoca delle comunicazione visiva, la stagione dell’impatto emotivo su cui discutono adesso fior di scienziati e di esperti. Per loro era soltanto un clic, un elenco di “servizi” da portare a termine, con qualche frase bisbigliata tra un appuntamento e l’altro. E’ bastato per farli entrare a pieno titolo nella memoria della città: alla quale molto di sé hanno dato, e dalla quale è giusto che qualcosa oggi ricevano. Anche se, per primi, non gradirebbero riconoscimenti e celebrazioni di sorta. Abituati com’erano – e non solo in senso tecnico - a star sempre dietro e non davanti l’obiettivo fotografico. Francesco Bonardelli - GDS

RESISTENZA A NISCEMI: DI NUOVO IN PIAZZA PER DIRE NO ALLE ANTENNE MUOS DELLA MARINA USA

In «marcia», sotto il sole cocente, per ribadire il fermo «no» alle antenne Muos che le forze armate statunitensi intendono collocare nella Base della Marina militare americana di contrada Ulmo, a tre chilometri dal centro abitato di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Erano circa un migliaio le persone che ieri mattina hanno sfilato a piedi (percorrendo la strada che separa la città dall’antico feudo che dal 1991 ospita una delle più grandi stazioni di telecomunicazione della Marina Usa nel Mediterraneo) per cercare di fermare l’installazione dell’ulteriore sofisticato sistema di comunicazione satellitare che integrerà radar, missili, centri di intelligence e velivoli senza pilota. Il corteo è stato promosso dal coordinamento dei sindaci e dei consigli comunali di Niscemi, Gela, Vittoria, Butera, Mazzarino, Riesi, Acate, San Cono, Mazzarrone, Mirabella Imbaccari, Chiaramonte Gulfi, Piazza Armerina e San Michele di Ganzaria, che da mesi hanno avviato delle iniziative contro la realizzazione del Muos, a salvaguardia delle popolazioni che temono le conseguenze dannose dell’elettrosmog e dell’inquinamento elettromagnetico. Alla «marcia» hanno partecipato sindaci, amministratori e consiglieri dei Comuni interessati, nonché alunni delle scuole, rappresentanti di associazioni ambientaliste e liberi cittadini. Numerosi gli striscioni che campeggiavano con vari slogan, tra cui: “Sabotare la guerra, opponiamoci al Muos”; “Smilitarizziamo Sigonella”; “Difendo la salute dei nostri figli contro ogni vostro interesse”. “Muos? No grazie!”. Nei pressi della base militare statunitense c’è stato l’intervento del sindaco di Niscemi Giovanni Di Martino (Pd) che ha detto tra l’altro: «La nostra protesta continuerà fino a quando non avremo certezze sulla salute dei cittadini e dell’ambiente. I dati dell’Arpa sono alla soglia di attenzione. Abbiamo chiesto da almeno due mesi un’azione amministrativa e concreta al presidente della Regione Raffaele Lombardo, il quale non ha ancora dato risposte. Insieme al coordinamento dei sindaci abbiamo inoltre fatto richiesta ai responsabili della Base militare per consentire l’accesso ai nostri esperti; ma anche su questo fronte non ci sono state delle risposte. Chiediamo - ha concluso il sindaco - che venga fatta una delibera dalla Giunta regionale che blocchi il progetto Muos. La nostra protesta arriverà anche a Roma ed avvieremo altre iniziative di protesta fino a quando non avremo certezze». Due mesi addietro Niscemi era stata teatro di un’altra manifestazione analoga. Il che significa che nulla è stato fatto dopo quella protesta nonostante la ripetute assicurazioni ricevute. Lillo Leonardi - GDS

PONTE MESSINA: CIUCCI, CONTINUIAMO L’AGGIORNAMENTO CONTRATTUALE

”Continuiamo l’aggiornamento dei contratti - senza cambiare i termini - ma tenendo conto di quello che e’ accaduto in questo periodo. Prosegue quindi il programma secondo quanto avevamo preventivato. Non appena avremo l’assenso da parte del ministro ripartiranno le attivita’ di progettazione, la mobilitazione e il piano di monitoraggio ambientale che e’ la terza gamba di questo progetto”. Il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, risponde cosi’ alle domande dei cronisti in merito alle procedure per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, al termine di un’audizione in commissione Lavori Pubblici del Senato.

IL MODO MIGLIORE PER RICORDARE FALCONE: MAURO ROSTAGNO VITTIMA DI MAFIA. ARRESTATI IL MANDANTE VIRGA E L’ESECUTORE MAZZARA

PALERMO - L’omicidio di Mauro Rostagno sarebbe stato deciso ed eseguito da capimafia trapanesi. L’inchiesta della polizia di Stato ha portato alla conclusione che furono i boss ad ordinare l’agguato la sera del 26 settembre 1988, uccidendo così il giornalista-sociologo, uno dei fondatori della comunità Saman. Il gip del tribunale di Palermo, Maria Pino, ha emesso due ordini di custodia cautelare su richiesta dei pm della Dda, Antonio Ingroia e Gaetano Paci. I provvedimenti riguardano Vincenzo Virga, già capo del mandamento mafioso di Trapani, attualmente detenuto a Parma, indicato come il mandante, e Vito Mazzara, accusato di essere l’esecutore materiale, detenuto a Biella.
IN CONCORSO CON FRANCESCO MESSINA DENARO - I due indagati avrebbero proceduto in concorso con il vecchio capomafia trapanese, Francesco Messina Denaro, deceduto durante la latitanza, e padre di Matteo, ricercato da 16 anni. Il provvedimento è stato emesso dal gip in seguito ai risultati delle indagini condotte della Squadra mobile di Trapani, con il supporto di nuovi accertamenti balistici del Gabinetto regionale di polizia scientifica di Palermo. L’analisi sui tre bossoli trovati sul posto dell’agguato ha accertato che erano stati sparati dalla stessa arma utilizzata all’epoca in altri delitti di mafia nel trapanese.

LA RASSEGNA STAMPA E LE NOSTRE FOTO DELL’INCONTRO CON IL ‘BUON’ MAESTRO RENATO CURCIO A MESSINA

LE FOTO DI RENATO CURCIO DI ENRICO DI GIACOMO

L’INCONTRO A MESSINA CON RENATO CURCIO SUL PRECARIATO

IL SEGRETARIO DELLA CAMERA DEL LAVORO DI MESSINA LILLO OCEANO E DANIELE DAVID

FOTO: ENRICO DI GIACOMO

Storie di ordinario… precariato: l’ex brigatista Renato Curcio “ospite” in città tra le polemiche
Ha trovato il suo scenario più scontato al Guernica l’incontro con Renato Curcio, incontro inizialmente previsto all’Università, nella sede di Scienze Politiche. Il resto è cronaca. La solita. Cambiamenti dell’ultim’ora, batti e ribatti Ateneo-studenti ed il preventivato rimpallo di responsabilità. Ma gli studenti non sono delusi. “Non importa quale sia la cornice - dicono - l’importante è essere riusciti ad avere un confronto sereno”. E seduto, da un lato, quasi nascosto tra gli altri relatori c’è Curcio. L’ex brigatista racconta storie di ordinaria precarietà. Senza fronzoli. Racconta lo sfruttamento dei centri commerciali, l’alienazione dei call center. Prende forma nelle sue parole un mondo del lavoro diverso che negli ultimi anni ha modificato le sue regole, i suoi meccanismi, la sua prassi. Il suo pensiero, come racconta, ha subito un’evoluzione. Un’evoluzione dovuta alle esperienze, al vissuto, ma anche al “semplice” scorrere del tempo. Il punto di partenza del suo pensiero sono le grandi aziende milanesi, i centri commerciali, come Carrefour, Crai ed altri. La svolta per Curcio consiste nel nuovo percorso dell’occupazione in cui spariscono i sindacati e sparisce la storia. “La polarità dirigenza e dipendenti - spiega - tipica della società industriale, non esiste più. Ad esso si è sostituito un altro sistema. L’unione tra chi comanda e chi esegue si basa sull’accordo relativo a cinque territori: tempo, spazio, indennità, identità, parola”. Presente, tra i relatori, anche il segretario della Cgil Lillo Oceano: “Mi stupisco per la presenza dei ragazzi, visto soprattutto che non ci sono crediti formativi - scherza inizialmente. Poi torna serio: “Il sistema lavoro non è un blocco unico - riflette - ma è diverso sulla base del dato territoriale. Tra Nord e Sud c’è un abisso”. E da qui giù con gli episodi che raccontano una realtà, quella messinese, fatta di una peculiarità unica, fatta da piccoli grandi soprusi, tutti “alla messinese”, e fatta, soprattutto, di assenza delle Istituzioni. “L’Università è riuscita a perdere un’occasione - ha polemizzato il professor Perna di Scienze Politiche - c’è più gente di quando ‘paghiamo’ con i crediti. E’ stata una forma di arroganza gratuita da parte di un rettore spaventato da un dibattito che per lui forse era più simile ad una rivolta studentesca”. Guido Luciani - da 98cento.it

Renato Curcio, la nuova ideologia

Non può concedere interviste Renato Curcio sul suo passato, su ciò che è stato e sopratutto su ciò che ha significato. Ma può parlare del suo futuro, anzi del futuro della collettività nel nuovo rapporto che si sta instaurando nel binomio capitale - lavoro. Puntualissimo all’incontro, organizzato dalla Casa Matta della Sinistra messinese e dall’istituto di sociologia di Scienze Politiche, spostato dalla Facoltà al Guernica perché il Senato accademico ha revocato l’autorizzazione all’incontro. Una censura che ha scatenato non poche polemiche. Il fondatore delle Brigate Rosse ha sistemato con una lentezza metodica i libri di cui è autore, nonché editore della cooperativa Sensibili alle foglie, da lui stesso fondata. Guardandolo negli occhi provi un senso di serenità, la stessa che trasmette. Parla, ride, si apre. Racconta che presto qualche sua pubblicazione “potrebbe essere tradotta in croato, per via della grande distribuzione”. Presenti all’incontro una cinquantina di persone, anche per evidente incapacità dello spazio, tutte pronte a fare domande sul passato. Ma non si può. E allora, prendendo spunto dall’incipit del sindacalista Cgil, Daniele David, che ha introdotto il dibattito “Precarietà, consumo e controllo socialeâ€, soffermandosi sui dati del precariato e della soglia di povertà che affligge il 45% dei lavoratori che vivono con meno di due euro al giorno, Curcio ha spiegato il suo nuovo “lavoro”, portando la sua esperienza. “Abbiamo iniziato nel 2002, quando a Milano le grandi aziende di distribuzione, come la Esselunga hanno modificato il rapporto lavorativo con i propri dipendenti” ha detto l’autore. “Se le aziende - ha continuato l’editore - fino ad allora, avevano una struttura sindacale ben radicata, dirigenti e delegati ben impiantati, ad un certo punto tutto è crollato, e le varie figura hanno comiciato a sparire“. “La prima lettura che la gente dà in genere di questi fenomeni è di natura politica. Ma in realtà non è così. In particolare - ha detto l’ex leader - ci sono delle nuove forme organizzative del lavoro. In tutte le aziende sparisce l’idea storica di lavoro e dei sindacati“. Per chi è giovane e in cerca di un lavoro stabile, conosce bene di cosa si tratta. Ma la novità sta nell’apporto che Curcio, e il suo gruppo di lavoro, portano all’interno di queste aziende. “Ci chiamano le aziende. Sono cantieri che coinvolgono i lavoratori. Ci organizziamo in assemblee dove non si parla mai di politica, non si fanno delle analisi ma solo delle narrazioni brevi“. Curcio ha spiegato l’esigenza narrativa che appartiene ad ognuno di noi e che, in un particolare momento di ansia, angoscia, paura o stress, può risollevare dalle proprie condizioni. Succede che all’interno di un discorso si riesca ad estrapolare un fatto, o come diceva Michel Foucault un dispositivo, che dal particolare ci porti ad una generalizzazione più astratta. In questo modo si creano dei legami tra i narratori, legami che le nuove aziende cercano di demolire. Il lavoro è cambiato, e con esso anche il lavoratore. L’autore ha analizzato le 5 forme di flessibilità che ha individuato (tempo, spazio, parola, identità, mansione) a cui un dipendente è sottoposto dal nuovo rapporto capitale-lavoro. Flessibilità del tempo sta nel non avere orari precisi, ma flessibili appunti, per cui ci si ritrova lavorare di più, con meno garanzie e stipendi rigidi. Flessibilità dello spazio, non si sta dietro la propria scrivania o luogo preciso e ben idenitifcato, ma si può essere spostati dappertutto. Flessibilità di parola è forse la più inquietante, perchè fa dell’aziende una setta: mai dire all’esterno ciò che accade all’interno. Flessibilità della mansione indica che se con Smith la specializzazione del lavoro era alla base della rivoluzione industriale, oggi bisogna saper fare tutto e in tutti i campi. Infine quella dell’identità che comporta un adeguamento del proprio io al lavoro che si svolge. Queste cinque forme sono unificate dalla singolarizzazione dell’azienda che toglie la base di diritto tra il capitale e la forza lavoro. All’incontro, che si è poi trasformato in dibattito, sono intervenuti infine Claudio Lisitano dell’UDU che ha letto qualche brano del libro !I dannati del lavoro” scritto da Curcio contestualizzandolo, e Lillo Oceano, sindacalista CGIL, il quale ha portato un contributo sulla precarietà giovanile e non. di Eleonora Rao - normanno.it

IL COMUNICATO DI RIFONDAZIONE
Il Partito della rifondazione comunista giudica triste e preoccupante, quasi grottesca, la vicenda di un Senato Accademico che si riunisce d’urgenza per decretare la chiusura di uno spazio di democrazia e di dibattito. Preferiremmo che gli insigni professori mettessero tanto impegno a combattere la parentopoli universitaria che è alla base degli scandali che hanno messo alla berlina in tutta Italia l’Ateneo messinese, o nel fornire qualche servizio in più agli studenti. Troviamo infine pericolosa la tendenza all’omologazione culturale e l’intrinseca vigliaccheria di questa scelta. Ma la pacificazione vale solo quando dobbiamo rivalutare gli assassini e i torturatori fascisti? Renato Curcio ha pagato il suo debito con la giustizia, a differenza di tanti che siedono in Parlamento o di altri che si fanno le leggi ad personam proprio per non finire in galera. Valutiamo la decisione del Senato Accademico l’ennesima riprova della modestia della intellettualità ufficiale in riva allo stretto e del soffocante provincialismo culturale che ci avvolge. Tutta la nostra solidarietà, pertanto, agli organizzatori dell’incontro. Il Segretario Alfredo Crupi

TAORMINA, SILVIO BERLUSCONI E VILLA MUFARBI (5 MILIONI DI EURO): DIETRO GLI ACQUISTI DI VILLE E ALBERGHI DI POLITICI E IMPRENDITORI, UN POTENZIALE VOLUME D’AFFARI DI 100 MILIONI DI EURO

La crisi economica e turistica resta un incubo, addizioni come il casinò o il porto rimangono sogno proibito, eppure dall’Italia e dall’estero aumentano i privati intenzionati ad investire su Taormina una pioggia di milioni di euro. Alcune operazioni finanziarie sono già state avviate e altre iniziative da capogiro si affacciano all’orizzonte. Un potenziale volume d’affari da oltre 100 milioni di euro ruota, insomma, attorno alla vecchia capitale del turismo siciliano. A monopolizzare l’attenzione in città adesso sono le grandi manovre di Silvio Berlusconi, che avrebbe deciso di acquistare la lussuosa tenuta di Villa Mufarbi. Questa clamorosa trattativa (i costi dell’operazione si aggirano pare sui 5 milioni di euro) si può considerare la punta dell’iceberg in un panorama in gran fermento che riguarda ville d’epoca, alberghi cinque stelle, sfarzosi palazzi storici e casa vacanza. Sulla collina di via Pirandello è in vendita per 20 milioni di euro la storica Villa Falconara, nota anche come Villa Nelson perché costruita nel 1780 dall’ammiraglio Oracle Nelson. La reggia ha ospitato in passato capi di stato e sovrani come nel 1925 Re Giorgio e la Regina Mary, e qui sono state girate diverse scene del film “Il padrino”. A questa villa da favola, di oltre mille mq con annessi 50 mila mq di giardino, si sono interessati privati del nord Italia e d’Oltremanica. Ma per l’acquisto di Villa Nelson è arrivata in tempi più recenti pure una proposta degli stilisti Dolce e Gabbana. Vuole una casa a Taormina soprattutto Domenico Dolce, di origini siciliane, che alla città è legato da anni e ha lavorato in un noto locale del luogo prima di raggiungere il successo. Sin qui la famiglia che possiede Villa Nelson non ha accettato le varie offerte economiche presentate. Un imprenditore siciliano che lavora in Inghilterra ha già acquistato Villa S. Pancrazio, complesso d’epoca romana da anni abbandonato, la cui futura destinazione d’uso dovrebbe essere quella di un albergo top-class. Per mesi al centro di voci è stato anche l’Hotel “Capo Taormina”, che però è rimasto di proprietà della “Ata Hotel”, la quale si sta muovendo per rilanciarlo e ha già avviato un piano di maquillage. In piena ristrutturazione è l’Imperial (vicini al traguardo i lavori: l’albergo del gruppo Marchese sta per aprire) e idem per il “Metropole”. Sempre in tema di grandi alberghi varie offerte stanno riguardando il “Timeo” e il “S. Andrea”, entrambi della “Framon” (famiglia Franza). Una trattativa è stata avviata qualche tempo fa con la “Orient-Express”, colosso con interessi in tutto il mondo: da capogiro le cifre per i due alberghi, che insieme costerebbero oltre 100 milioni di euro. Sinora, tuttavia, nulla si è compiuto. Di Villa Mon Repos, storica sede del casinò, si sa già che è passata per 6 milioni di euro ad un gruppo immobiliare di Modena. Taormina piace, altresì, ad Emma Marcegaglia, presidente di Confinfustria. Senza destare clamori l’imprenditrice mantovana ha già sondato l’opportunità di acquistare un grande albergo in zona. Chi ha già deciso di comprare casa vacanza a Taormina è il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: lo ha confermato a un suo cugino che risiede a Taormina. Infine è di poche ore fa la notizia è che un magnate dell’area mediorientale ha dato un mandato al suo entourage: «trattare, a qualunque cifra sia necessaria, un investimento personale di lusso a Taormina». Una curiosità è che anche questo “mister x” aveva pensato a Villa Mufarbi ma ha dovuto rinunciare perché anticipato da Berlusconi. Emanuele Cammaroto - GDS