Rimangono agli arresti domiciliari i tre ingegneri indagati per la “breccia del Boccetta”. Ha deciso così il gip Luana Lino, che nella tarda mattinata di ieri ha depositato i provvedimenti di rigetto delle richieste difensive. Rimangono quindi ai domiciliari con l’accusa di falso i professionisti Giuseppe Termini, Antonio Teramo e Benedetto Sidoti Pinto, quest’ultimo funzionario provinciale. Al centro di questa inchiesta c’è la demolizione di un blocco di calcestruzzo e le sue “appendici”, operazione che secondo la Procura ha messo a rischio l’incolumità dei cittadini, creando una “falla” sotto la rampa d’accesso allo svincolo autostradale di Boccetta. Tutto questo per realizzare una bretella di collegamento con un cantiere edile privato sulla collina dello Scoppo. Consumato quindi per intero il passaggio davanti al gip, adesso la partita accusa-difesa sulla sussistenza o meno delle esigenze cautelari si sposta davanti ai giudici del Tribunale della Libertà , che si occuperanno della vicenda il 2 luglio prossimo. I tre ingegneri indagati davanti al gip nel corso degli interrogatori di garanzia hanno continuato a sostenere fortemente la correttezza del loro operato. Agli interrogatori hanno preso parte anche il procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro e il sostituto Vincenzo Cefalo. Il funzionario della Provincia Regionale Sidoti Pinto è assistito dagli avvocati Domenico Pugliese e Giovanna Campagna, l’ingegnere Antonio Teramo, che è direttore dell’Osservatorio sismologico dell’Università di Messina, e ha redatto un parere per conto dei privati sulla demolizione è assistito dagli avvocati Walter Militi e Alfonso Teramo, suo fratello, e infine l’ingegnere Giuseppe Termini, che è progettista e direttore dei lavori del cantiere su sui sarebbe dovuto sorgere il complesso edilizio della società “Archimede s.r.l.”, è assistito dagli avvocati Alberto Gullino e Salvatore Versaci. Scrive il gip Lino nel caso del provvedimento di rigetto esitato per l’ingegnere Teramo, che «pur essendo il Teramo vincolato all’accertamento oggetto della convenzione stipulata, nella sua qualità di Direttore dell’Osservatorio Sismologico dell’Università di Messina, con la Archimede s.r.l., ed essendo l’indagine necessariamente limitata dalla strumentazione utilizzabile, anche il minimo dubbio sulla natura e la funzione delle armature rilevate nel blocco grande di calcestruzzo avrebbe dovuto indurlo a suggerire indagini più approfondite e dall’esito più sicuro rispetto a quelle non invasive da lui compiute, anche tenuto conto dei lavori da eseguire, di cui non è credibile non fosse a conoscenza, stante il rapporto di affinità con il direttore dei lavori, ing. Termini».
Nel corso poi dell’interrogatorio di garanzia l’ing. Teramo ha contestato le risultanze della perizia a supporto dell’inchiesta della Procura, in particolare alcune misurazioni. Il gip Lino nel provvedimento affronta anche questo punto: «le giustificazioni tecniche addotte in sede di interrogatorio, anche se confermate dall’attestazione del prof. Casentino, direttore del dipartimento di chimica e fisica della Terra dell’Università di Palermo (depositata in atti), così come i rilievi mossi alla consulenza tecnica redatta dal prof. Siviero su incarico della locale Procura della Repubblica, sono ancora da verificare».
Sul piano poi delle esigenze cautelari scrive il gip che «permangono inalterate», e in particolare anche il pericolo di reiterazione specifica, affermando che «non è venuto meno neppure il pericolo di inquinamento delle prove, ben potendo l’indagato contattare eventuali testimoni o accedere a documenti esistenti presso gli uffici pubblici al fine di trovare conferme alle tesi da lui sostenuta». Nuccio Anselmo - GDS





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