“Il Ponte sullo Stretto di Messina e’ una priorita’ per il governo e tale resta. Lo slittamento tecnico di ieri al Cipe non cambia il programma e i tempi della sua realizzazione”. Lo precisa il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, che si trova a Montevideo (Uruguay) per una visita istituzionale che domani proseguira’ in Venezuela.
Un vero e proprio scandalo. In altro modo non si può definire la decisione, resa nota ieri, della sesta sezione della Corte di Cassazione che ha accolto in parte il ricorso presentato dalla Procura di Roma contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame che lo scorso 8 aprile aveva disposto il dissequestro dell’archivio di Gioacchino Genchi. Sottratto al consulente delle procure il 13 marzo scorso, nell’ambito di una quantomeno discutibile indagine condotta dai procuratori di Roma Achille Toro e Nello Rossi. Nel dettaglio, si apprende dalle agenzie, i giudici della sesta sezione penale hanno ritenuto di confermare il dissequestro di copia dell’archivio riguardante i tabulati che si riferiscono a utenze dei servizi segreti. Ma hanno dato ragione alla Procura capitolina nella parte del ricorso con il quale – guarda caso - si chiedeva il ripristino del sequestro di copia dell’archivio con riferimento ai tabulati delle utenze telefoniche di parlamentari. Decidendo addirittura un annullamento senza rinvio con il chiaro intento di mettere la parola fine su una vicenda scomoda che aveva coinvolto, tra gli altri, Romano Prodi e Clemente Mastella, all’epoca Presidente del Consiglio e Ministro della Giustizia e l’avvocato senatore Giancarlo Pittelli. “Non posso che prendere atto della decisione”, ci ha detto l’avv. Fabio Repici, legale di Gioacchino Genchi, che non intende fermarsi. “Continueremo a sostenere le nostre ragioni – ha proseguito – ma se la si vuole buttare sull’ironico possiamo dire che il Capo di Gabinetto del ministro Bianchi ricorre e il Capo di Gabinetto del ministro Ferrero accoglie in parte”. L’allusione è ad Achille Toro e al relatore Franco Ippolito, che in passato avevano rispettivamente ricoperto proprio quei ruoli. di Monica Centofante
Partinico - «Adesso mi aspetto altri attacchi da parte dei miei detrattori». Lo dice il conduttore dell’emittente televisiva privata di Partinico Telejato, Pino Maniaci, subito dopo la pronuncia della sentenza che lo ha assolto dall’accusa di esercizio abusivo della professione giornalistica, emessa dal giudice monocratico, Giacomo Barbarino della sezione distaccata di Partinico del Tribunale di Palermo. «Oggi abbiamo assistito – aggiunge Maniaci – a una sentenza del tutto simile a quella pronunciata dalla Giustizia qualche anno fa. Allora come oggi sono stato assolto dall’accusa di esercizio abusivo della professione giornalistica da un giudice che ha citato l’articolo 21 della Costituzione. Ringrazio per il sostegno offertomi il segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino, il consigliere Giacomo Clemenzi e il mio avvocato Bartolomeo Parrino per l’ottimo lavoro svolto». Nel maggio scorso Maniaci è stato iscritto all’ordine dei giornalisti nell’ elenco pubblicisti.
Una nota riservata e anonima, ma attribuita ai Servizi segreti, mise i carabinieri, nel novembre del 1995, sulle tracce del boss nisseno Luigi Ilardo. Nel documento, finora inedito e prodotto dal pm Nino Di Matteo al processo Mori, Ilardo veniva indicato come il nuovo capo della mafia di Catania, al posto di Benedetto Santapaola: l’attenzione investigativa che a seguito di questa nota si concentrò su di lui fece così indirettamente sfumare le sue possibilitĂ di tornare a incontrare l’allora superlatitante di Corleone Bernardo Provenzano, visto da Ilardo il 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso. ll capomafia di Caltanissetta era in realtĂ un confidente del colonnello dei carabinieri Michele Riccio, al quale aveva segnalato in anticipo l’incontro di Mezzojuso: secondo Riccio, il Ros aveva però deciso di non intervenire e proprio questo comportamento è una delle contestazioni mosse all’ex comandante del Ros ed ex direttore del Sisde Mario Mori, imputato di favoreggiamento aggravato dall’agevolazione di Cosa nostra, assieme al colonnello Mauro Obinu. Il documento prodotto dal pm, con il consenso della difesa, era stato inviato alla Procura nel 2002, proprio da Obinu. Di Matteo lo ha mostrato al comandante del Ros Giampaolo Ganzer, ascoltato in aula come testimone dalla quarta sezione del Tribunale. Ganzer ha sostenuto di non conoscere la nota, ma ha spiegato che quel tipo di documenti proviene normalmente dai Servizi. Il Comando generale dell’Arma, ricevuta la segnalazione, mise sulle tracce di Ilardo i reparti della Sicilia e della Calabria. Nella nota il confidente veniva indicato, oltre che come possibile sostituto di Nitto Santapaola, anche come presunto corresponsabile dell’omicidio della moglie del boss etneo, assassinata in quel periodo a Catania. Ganzer, nella sua deposizione, ha detto di conoscere i fatti solo indirettamente, dato che nel 1995 ricopriva un altro incarico: avrebbe però assistito casualmente a un colloquio tra Obinu e Riccio, in cui i due ufficiali avrebbero concordato di non intervenire a Mezzojuso e di non tentare la cattura di Provenzano per l’elevato margine di rischio di fallimento dell’operazione. Riccio aveva invece affermato di essere stato «fermato».
“Pizzini” di Bernardo Provenzano sarebbero stati consegnati personalmente da Giacomo Greco all’imprenditore Michele Aiello, considerato il regista della rete di “talpe” che avrebbero operato all’interno della Procura di Palermo. Lo ha detto ieri Greco, che dal 2008 collabora con i magistrati, deponendo in videoconferenza davanti alla III sezione della Corte d’appello di Palermo che processa oltre al manager della sanitĂ privata Aiello, l’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, in primo grado condannato per favoreggiamento e l’ex maresciallo del Ros Giorgio Riolo. Il pentito, che era genero del boss di Belmonte Mezzagno Ciccio Pastoia, ex fedelissimo di Provenzano, ha affermato di conoscere Aiello, proprietario di tre cliniche di Bagheria e condannato a 14 anni in primo grado, con l’accusa di essere stato una sorta di interfaccia finanziaria di «Binnu». Rispondendo ai pg Daniela Giglio e Enza Sabatino, Greco ha indicato alcuni dei presunti postini di Provenzano, parlando di una rete che avrebbe compreso Giuseppe Vaglica e Santo Schimmenti e che avrebbe avuto il proprio punto di riferimento nell’autoscuola Primavera della centralissima via Daita, a Palermo.
RINVIO DI UNA SETTIMANA per il Ponte sullo Stretto da parte del Cipe: nella riunione di ieri si sarebbe dovuta esaminare infatti la rimodulazione del quadro finanziario alla luce dell’accordo tra la societĂ Stretto di Messina e il contraente generale (Impregilo) ma si è invece deciso di rinviare il tutto alla prossima seduta. Ne dĂ notizia il sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture Giuseppe Reina, esprimendo dapprima «il vivo compiacimento provato nel constatare che il Cipe ha confermato tutte le determinazioni assunte dal Pre-Cipe in ordine alle opere che verranno realizzate in Sicilia», al contempo fa emergere il suo «profondo rammarico insieme a un marcato dissenso per questa determinazione che è emersa dal Cipe di oggi presieduto, in sostituzione del premier Silvio Berlusconi, dal ministro Giulio Tremonti, dal quale mi sarei atteso una posizione politica piĂą razionale e coerente con gli indirizzi complessivi del governo». Il motivo del rinvio su un tema giĂ esaminato in sede di pre-Cipe, sta nel fatto che «la decisione non è riferita alla progettazione o all’entitĂ delle risorse giĂ programmate e rispetto a cui si erano manifestati, positivamente, in precedenza nella riunione del 6 marzo scorso sia il Pre-cipe che il Cipe, ma dal fatto la Ragioneria generale dello Stato non avrebbe avuto il tempo di approfondire i termini della rimodulazione del quadro finanziario» spiega Reina. Ma «tale decisione – prosegue il sottosegretario in una nota - si pone in linea di contrasto diretto con quanto era stato convenuto poche ore addietro tra il presidente del Consiglio e il presidente della Regione Siciliana. Ma, fatto ancor piĂą grave, siamo di fronte ad un argomento che costituisce uno degli obiettivi strategici piĂą significativi e manifestamente espressi allorquando è stata richiesta la fiducia delle due Camere a questo Governo». «Attenderemo con ansia – conclude Reina - che trascorra il termine di questa settimana perchè questo supplizio possa avere termine e a quel punto, comunque, avremo modo di capire e di vedere chi veramente, dentro e fuori, “rema contro chi “, rispetto al presidente Berlusconi, al governo che presiede e alla linea politica che esprime».