La “giornata degli interrogatori” per l’inchiesta sul Boccetta ieri è durata parecchio davanti al gip Luana Lino, a Palazzo di Giustizia. Una giornata passata a disquisire su quel blocco di calcestruzzo come pietra dello scandalo, la cui demolizione ha messo a rischio l’incolumità dei cittadini, creando una falla sotto la rampa d’accesso allo svincolo autostradale. Tutto questo per realizzare una bretella di collegamento con un cantiere edile privato. Eppure i tre ingegneri indagati, che si trovano agli arresti domiciliari con l’accusa di falso, Giuseppe Termini, Antonio Teramo e Benedetto Sidoti Pinto, ieri davanti al gip con i loro difensori accanto hanno continuato a sostenere fortemente la correttezza del loro operato. Tutti hanno scelto di rispondere alle domande del giudice, del procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro e del sostituto Vincenzo Cefalo, che erano presenti ai “faccia a faccia”. Vediamo in dettaglio. Il primo ad essere sentito ieri mattina è stato il funzionario della Provincia Regionale Sidoti Pinto, che era accompagnato dagli avvocati Domenico Pugliese e Giovanna Campagna. Tutto è durato poco più di un’ora e mezza, tra le 10 e le 11,30. L’ingegnere Sidoti Pinto ha confermato di aver agito a suo dire correttamente, e ha precisato che la conferenza dei servizi che ha indetto per conto della Provincia Regionale non ebbe alcun risultato concreto. Subito dopo il funzionario provinciale, il gip Lino ha interrogato l’ingegnere Antonio Teramo, che è direttore dell’Osservatorio sismologico dell’Università di Messina, e ha redatto un parere per conto dei privati sulla demolizione. Il docente era accompagnato dagli avvocati Walter Militi e Alfonso Teramo, suo fratello. Ha sostenuto tra l’altro che nella consulenza tecnica del prof. Enzo Siviero, su cui poggia l’intera inchiesta, ci sarebbe un errore materiale per quanto riguarda una misurazione fondamentale, legata alla “spalla” (una delle parti del pilastro di sostegno); misurazione errata che sarebbe legata ai grafici forniti dal Cas, mentre nella realtà la lunghezza sarebbe superiore a quella certificata. Teramo ha poi rivendicato la correttezza scientifica di quanto sostenuto nel suo parere, e ha poi ribadito – ma qui siamo su un piano per così dire “extraprocessuale” –, che ci sarebbe una difformità evidente tra il danno evidenziato e il tipo di intervento programmato per riparare il danno. Con l’interrogatorio dell’ing. Teramo si è andati avanti quasi sino alle 13,30. Nel primo pomeriggio, tra le 14 e le 16, è stato sentito dal gip l’ingegnere Giuseppe Termini, che è progettista e direttore dei lavori del cantiere su sui sarebbe dovuto sorgere il complesso edilizio della società “Archimede s.r.l.”, sulla collina dello Scoppo. Termini era accompagnato dagli avvocati Alberto Gullino e Salvatore Versaci. Anche il terzo professionista ha rivendicato la bontà del suo operato. In sostanza ha affermato che per un verso esclude che si siano eseguite demolizioni di “pezzi” con funzioni portanti, e per altro verso le strutture concretamente portanti si trovano non in superficie ma sottoterra. Secondo l’ingegnere Termini quel famigerato blocco di calcestruzzo sarebbe una cosiddetta “opera provvisionale”, cioé, per semplificare, una di quelle strutture che si realizzano in corso d’opera per facilitare la costruzione e che poi non si demoliscono più, anche per abbattere i costi. A conclusione della “giornata degli interrogatori”, che si è chiusa intorno alle 16,30 di ieri, il gip Luana Lino si è riservata la decisione sulle istanze di scarcerazione presentate dai difensori dei tre indagati. Poi ci sarà l’eventuale ulteriore passaggio processuale della vicenda davanti ai giudici del TdR. Nel marzo scorso fu il procuratore capo Guido Lo Forte a sequestrare lo svincolo del Boccetta, tre giorni dopo essere venuto a conoscenza di tutta la vicenda. Lunedì mattina l’evoluzione investigativa di quel sequestro preventivo ha portato agli arresti domiciliari Termini, Sidoti Pinto e Teramo, con l’ipotesi di reato di falso. Nuccio Anselmo - GDS
Imputazione “coatta” per tre medici, archiviazione per altri quattro. Ha deciso così il gip Walter Ignazitto sciogliendo la riserva nel procedimento nato dalla denuncia della dott. Adelfina Maria Barbuscia, sul concorso bandito dall’Università nel maggio del 2005 e poi espletato nel novembre successivo, destinato a coprire un posto di professore di ruolo di 1° fascia di Chirurgia generale alla facoltà di Medicina. L’imputazione “coatta”, vale a dire il termine al pm per formulare un’accusa e depositare la richiesta di rinvio a giudizio, riguarda il prof. Paolo Melita e i medici Massimo Saviano e Claudio Cordiano, mentre è stata decretata l’archiviazione per i medici Andrea Renda, Gastone Veroux, Letterio Calbo e Giovanni De Manzoni. Si tratta dell’inchiesta gestita dal sostituto procuratore della Dda Antonino Nastasi. Questo troncone riguardava l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio.(n.a.)
L’annuncio viene al di là dello Stretto. Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti accoglie con entusiasmo la proposta che avrebbe avanzato il Comune di Messina di voler acquistare quote azionarie della Sogas, la società che si occupa della gestione dell’Aeroporto dello Stretto nella città reggina. “Con questa proposta possiamo rafforzare il concetto di Area metropolitana”. Sarebbe stato lo stesso sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, a comunicare all’omologo l’intenzione della sua amministrazione comunale di procedere all’ingresso dell’Ente peloritano nelle quote azionarie. Questo, dunque, confermerebbe sempre più l’intenzione di programmare per un futuro insieme. “Siamo di fronte - afferma Scopelliti - ad un gesto di grande responsabilità ed è significativo poter condividere con il Comune messinese la strategia di sviluppo e le prospettive future per rilanciare l’aeroporto “Tito Minniti” compiendo scelte di qualità ”. “Inoltre - conclude Scopelliti - ci sono ottimi rapporti anche fra i due Enti Provincia. Stiamo lavorando nella giusta direzione”. E la metropolitana del mare? Se Messina non può avere un aeroporto nel suo territorio, non basta solo comprare azioni della Sogas, occorre metter in condizioni gli utenti di poter raggiungere agevolmente l’aeroporto dello Stretto.
Ilenia Andaloro, 11 anni, tenterà di effettuare a nuoto la traversata dello Stretto di Messina: la partenza, in programma il prossimo 16 luglio, avverrà da Capo Peloro a Messina, con arrivo nella sponda calabra. “Pratico questo sport da cinque anni - dice Ilenia che vive a Milazzo con la famiglia - ovvero da quando nella mia città hanno aperto la piscina comunale. In questi anni ho ottenuto molte vittorie e sono stata anche campionessa regionale. Ma ora voglio fare di più. Da due anni il mio allenatore mi proponeva di fare la traversata dello Stretto ma sia io che i miei genitori non eravamo convinti: ci sembrava una cosa impossibile”. Oggi però Ilenia la pensa diversamente. “Ho voluto vedere il punto dal quale dovrei partire e il tratto di mare che dovrei fare a nuoto - aggiunge - Questo mi ha dato coraggio e mi ha fatto venire la voglia di provarci. Così, sempre sotto la guida di Pippo Nicosia, il presidente della Nuoto Milazzo, ho cominciato la preparazione tecnica sia in mare che in piscina”. “Dal punto di vista fisico mi sento pronta - conclude la bambina - non ho paura dello sforzo che dovrò fare per le correnti, piuttosto l’unica cosa che mi preoccupa è la presenza delle meduse”.
Il Gip Lino ha interrogato Antonino Teramo e Giuseppe Termini, consulenti della Archimede srl, e il funzionario della Provincia Benedetto Sidoti Pinto, ai domiciliari per il taglio del palo di sostegno dello svincolo di Boccetta. Secondo i consulenti, l’intervento non mette a rischio la rampa. Sono andati avanti fino alle 16 di oggi pomeriggio gli interrogatori del professor Antonino Teramo, direttore dell’osservatorio sismologico dell’Università di Messina e consulente dell’Archimede residence srl, Bendetto Sidoti Pinto, responsabile del procedimento alla Provincia, e l’ingegner Giuseppe Termini, direttore dei lavori per la stessa impresa che sta costruendo un complesso residenziale a ridosso dello svincolo. I tre hanno risposto alle domande del Gip Luana Lino, che ha siglato i provvedimenti di custodia ai domiciliari, ribadendo la bontà delle perizie da loro effettuate, sconfessate dal consulente incaricato dalla Procura di verificare la stabilità della struttura, il professor Enzo Siviero. La tesi dei tre è in sostanza che il taglio del palo che sostiene la rampa destra dello svincolo non mette a rischio la stabilità della struttura, come sostiene invece la magistratura che ha chiuso una corsia di ingresso proprio per il pericolo crolli. L’intervento incriminato, a cui la Provincia ha dato il nulla osta, serve a consentire l’ingresso dei mezzi pesanti al cantiere del costruendo complesso della Archimede srl. Termini, Sidoti Pinto e Teramo, accusati di falso di pubblico ufficiale in atti pubblici, abuso d’ufficio e attentato alla sicurezza dei trasporti, sono assistiti dagli avvocati Alberto Gullino, Salvatore Versaci, Valter Militi e Domenico Pugliese. I difensori hanno prodotto una memoria tecnica che contesta il parere di Siviero, ora al vaglio del Gip. Gli arresti sono scattati dopo l’inchiesta della Polizia sull’intervento messo in atto a favore dell’impresa che sta costruendo un palazzo residenziale alle spalle dell’Istituto Archimede. Indagate altre quattro persone: Paolo e Antonia Denti, committenti dell’opera, e i costruttori Antonino Mangraviti e Vincenzo Vinciullo. Lo svincolo è stato parzialmente chiuso dalla magistratura l’11 marzo scorso. L’impresa si è sempre difesa sostenendo che l’intervento era stato realizzato prima del loro subentro nel cantiere. Intanto la Polizia prosegue le indagini sull’iter di costruzione del complesso. Fonte: normanno.it

Oltre 340 dipinti di autori come De Chirico, Guttuso e Dalì, sono stati sequestrati oggi dalla Direzione investigativa antimafia di Roma a Beniamino Gioiello Zappia, detenuto in attesa di processo con l’accusa di essere collegato a clan mafiosi. Lo riferisce la Dia in una nota, precisando che sono stati sequestrati anche 220 orologi antichi, pietre preziose, gioielli, monete da collezione, vasi, statue, bronzi ed avori di antiquariato. Tra i 345 dipinti sequestrati vi sono opere di autori come Boldini, Guidi, Sironi, Guttuso, Morandi, Campigli, De Pisis, Fattori, De Chirico e Dalì. Nel corso della stessa operazione di confisca — disposta dal Tribunale di Roma — sono stati apposti i sigilli anche ad appartamenti in Sicilia, una gioielleria a Milano, terreni, conti correnti, cassette di sicurezza ed autovetture, per un valore complessivo di 8 milioni di euro esclusi i dipinti, ancora in attesa di perizia. Ritenuto collegato alle famiglie mafiose Bonanno, di New York, Cuntrera Caruana e Triassi, Zappia è stato arrestato nel 2007 dal Centro Operativo DIA di Roma ed è ritenuto “il referente in Italia della famiglia mafiosa Rizzuto, che aveva tentato d’inserirsi negli appalti per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina e nel controllo della società Made in Italy“, con sede nel centro di Roma, riporta la nota. Nato a Taranto nel 1938, Zappia si trova in carcere in attesa di processo.