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LE FOTO CHE INDIGNANO! MESSINA, 31 LUGLIO 2009: LA CITTA’ DEL PONTE SI PREPARA A TAPPARE LA BOCCA AL MOVIMENTO NO PONTE. TRA CENSURE, SPINTE E FORZE DELL’ORDINE…

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IL PACIFISTA RENATO ACCORINTI ALLONTANATO DOPO AVER CONTESTATO IL MINISTRO ALFANO - CHE AVEVA PROPAGANDATO LA COSTRUZIONE DEL PONTE - E DIFESO UN MANIFESTANTE FERMATO DALLA POLIZIA

ACCORINTI CONTESTA CON UNA BANDIERA CONTRO IL PONTE LA VISITA E GLI ANNUNCI SUI LAVORI DEL PONTE DEL MINISTRO ALFANO E VIENE INSPIEGABILMENTE ‘CENSURATO’

FOTOREPORTAGE: ENRICO DI GIACOMO

UN RAGAZZO CHE CONTESTAVA IL MINISTRO ALFANO E’ STATO PORTATO DI PESO DALLA POLIZIA IN QUESTURA. IN SERATA E’ STATO INTERROGATO, DENUNCIATO E QUINDI RILASCIATO.

TUTTO QUESTO E’ SUCCESSO DURANTE L’INAUGURAZIONE DELLA FIERA DI MESSINA, A CUI HA PARTECIPATO IL MINISTRO ANGELINO ALFANO, E DOVE IL PENSIERO UNICO A FAVORE DEL PONTE SULLO STRETTO, NEI DISCORSI DEGLI INTERVENUTI, HA CARATTERIZZATO LA SERATA. 

PER COMPLETEZZA DI INFORMAZIONE, PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO UFFICIALE SULL’ARRESTO DEL GIOVANE:
Ieri, durante il servizio di ordine pubblico organizzato in occasione della visita del Ministro Alfano a Messina per l’inaugurazione della 70° edizione della Fiera, gli uomini della Digos hanno denunciato a piede libero M.D., 19 anni. Alle 19 e 30, a conclusione dell’inaugurazione, gli agenti hanno notato il giovane mentre tentava di raggiungere il Ministro Alfano. Gli uomini della Digos gli hanno intimato di allontanarsi ma il ragazzo ha comunque tentato di forzare la barriera umana che circondava il Ministro per poi arrampicarsi su una grata provando a comunicare con Alfano. Gli agenti sono quindi riusciti a bloccarlo e lo hanno condotto presso gli uffici di Polizia, denunciandolo a piede libero per resistenza, violenza e lesioni a Pubblico Ufficiale (due agenti hanno riportato ferite con prognosi di 8 giorni) e per porto ingiustificato e detenzione di oggetti atti ad offendere. Il ragazzo, già con piccoli precedenti per reati specifici, portava infatti nel portafogli una lametta da barba.

L’INTERROGAZIONE DI SONIA ALFANO: L’ADDETTO STAMPA DEL MINISTRO ALFANO E’ FIGLIA DEL GENERALE SUBRANNI, INDAGATO PER IL FAVOREGGIAMENTO DI BERNARDO PROVENZANO?

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«Chiedo al Ministro della giustizia, Angelino Alfano, se risulti a verità che la sua capo ufficio stampa e portavoce, Danila Subranni, sia davvero, come risulta da fonti giornalistiche consultabili in rete, la figlia del generale Antonio Subranni, già comandante dei Ros, a conoscenza della cosiddetta Trattativa fra Stato e Cosa nostra condotta dai suoi subordinati Mario Mori e Giuseppe De Donno e soprattutto, allo stato, ancora indagato dalla Procura della Repubblica di Palermo per il favoreggiamento della latitanza del capo mafia Bernardo Provenzano». Lo scrive in una nota il deputato europeo di Italia dei valori, Sonia Alfano, presidente dell’Associazione nazionale partenti vittime di mafia. «Lo chiedo - aggiunge - perché, se così davvero fosse, ciò apparirebbe come un segnale in equivoco alle organizzazioni criminali, tanto più in un momento in cui l’impegno di tanti magistrati e volto al disvelamento dei segreti che hanno connotato gli anni delle Stragi e della Trattativa fra Stato e mafia».

UNA SEDE DEL TAR A MESSINA? GRAZIE AL PONTE, SI FARA’…. GIUSTIZIA: ALFANO A MESSINA RASSICURA SU ORGANICI E NUOVA SEDE
‘Missione’ a Messina per il ministro alla Giustizia Angelino Alfano che ha incontrato nel pomeriggio magistrati e avvocati. Due le questioni trattate: la carenza degli organici e la realizzazione del nuovo palazzo di giustizia. Il ministro si e’ impegnato a rivedere le tabelle degli organici e ha sottolineato di essere stato proprio a lui a salvare i 18 milioni di euro che servono per il nuovo palazzo di giustizia: “Quel finanziamento c’era da 20 anni, ma senza il mio risoluto intervento e quello del presidente del Consiglio sarebbe andato perso. I soldi sono salvi, ma ora vanno spesi”. Proprio su questo, pero’, ha dovuto registrare una spaccatura tra i magistrati che spingono per la realizzazione del nuovo palazzo di giustizia nella zona industriale della citta’ e gli avvocati che invece osteggiano il progetto. L’idea che e’ piaciuta la ministro e’ stata soprattutto quella, formulata dagli avvocati, di sfruttare la costruzione del ponte sullo stretto come ‘corsia preferenziale’ non solo per adeguare gli organici, ma anche per dotare Messina di una sezione distaccata del Tar:E’ una cosa alla quale non avevo pensato - ha aggiunto Alfano - e la suggeriro’ al premier. E’ ovvio che per la costruzione del ponte ci sara’ un notevole incremento dei contenziosi giudiziari”.

SUD: MATTEOLI, PONTE MESSINA SI FA. FRANCESCHINI CAMBI INFORMATORE

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”Evidentemente Franceschini e’ stato male informato, cambi l’informatore. Non e’ vero che il Ponte sullo Stretto e’ stato definanziato, il governo nominera’ Pietro Ciucci commissario per velocizzare le procedure realizzative, dopo lo stop impresso all’opera dal governo Prodi sostenuto da Franceschini”. Lo ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, replicando alle affermazioni odierne del leader del Pd Dario Franceschini. ”A riprova che il Ponte si fa - spiega Matteoli -, oggi il Cipe, lo ribadisco a beneficio di una corretta informazione, ha approvato lo spostamento della ferrovia di Cannitello per consentire l’ubicazione della torre del Ponte sulla costa calabra”.

Ponte Stretto: Per Franceschini l’opera viene definanziata
“Il Ponte sullo Stretto, l’opera simbolo del governo Berlusconi, è stato sostanzialmente definanziato”. Lo ha detto il segretario del Partito democratico Dario Franceschini, nel corso di una conferenza stampa. Il responsabile per il Mezzogiorno del Pd, Sergio D’Antoni ha spiegato che il dl anticrisi prevede che i fondi per il Ponte sullo Stretto “saranno erogati tenendo conto dell’andamento della finanza pubblica, quindi non saranno erogati. Perciò Berlusconi non ne parla più”.

PUBBLICHIAMO L’INTERROGAZIONE DELL’ON. LUMIA SUGLI INQUIETANTI INTRECCI TRA L’IPAB DI BARCELLONA (MESSINA) E MAFIOSI DEL LONGANO: MALA GESTIO DELL’ENTE, L’IMMENSO PATRIMONIO IMMOBILIARE E IL RUOLO DELL’AVV. CASSATA (FIGLIO DEL PROCURATORE GENERALE DI MESSINA)…

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Atto n. 3-00887
Pubblicato il 29 luglio 2009
Seduta n. 247

LUMIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’interno, della giustizia e del lavoro, della salute e delle politiche sociali. -

Premesso che:

in un articolo a firma di Leonardo Orlando pubblicato il 14 luglio 2009 dal quotidiano messinese “Gazzetta del Sud” veniva data notizia di un’indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto sulla gestione dell’Opera pia (IPAB) “Nicolaci Bonomo” di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina);

il suddetto ente di assistenza venne fondato nel 1927 su lascito di beni di alcune agiate famiglie barcellonesi per l’assistenza della popolazione cittadina meno abbiente;

secondo il citato articolo giornalistico le indagini della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto sono in corso a carico di Mariano Cangemi, segretario dell’IPAB “Nicolaci Bonomo”, e di Rodolfo Fiumara, ex presidente dello stesso ente;

ormai da molti anni erano forti nella popolazione i dubbi e le perplessità sulla mala gestio dell’ente e soprattutto sulla gestione del suo enorme patrimonio immobiliare, sparso sul territorio di molti comuni del circondario di Barcellona Pozzo di Gotto;

il Consiglio d’amministrazione dell’IPAB è composto da un membro nominato dall’amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, un membro dal Prefetto di Messina, un membro dalla Curia arcivescovile di Messina, un membro dal Presidente del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto e uno dall’Assessorato regionale agli enti locali;

il segretario dell’ente, viceversa, secondo statuto viene indicato al consiglio d’amministrazione dall’amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto tra i propri dipendenti;

il segretario Mariano Cangemi venne nominato nel 1992, allorché era dipendente comunale;

tuttavia, da oltre dieci anni il dottor Cangemi non è più dipendente del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, essendo caposervizio presso il Comune di Milazzo;

nonostante ciò, il dottor Cangemi è stato fino ad oggi mantenuto nel ruolo di segretario dell’IPAB, pur se non più in possesso dei requisiti per ricoprire quella carica, e ciò senza che le amministrazioni comunali succedutesi nel tempo a Barcellona Pozzo di Gotto si siano attivate per la sua sostituzione;

negli anni 1999, 2000 e 2001 fu presidente dell’IPAB “Nicolaci Bonomo”, quale membro del Consiglio d’amministrazione nominato dall’allora Presidente del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, dottor Ennio D’Amico, l’avvocato Nello Cassata, nato a Barcellona Pozzo di Gotto il 15 marzo 1969, figlio dell’attuale Procuratore generale presso la Corte d’appello di Messina, dottor Antonio Franco Cassata;

in qualità di Presidente dell’IPAB il 12 giugno 2000 l’avvocato Nello Cassata stipulava con il signor Alexandro Calderone, nato il 14 agosto 1976, un contratto di affitto con il quale veniva ceduto in locazione al signor Calderone un immobile sito a Barcellona Pozzo di Gotto in via Garibaldi ove lo stesso ha insediato il ristorante “La Galleria”;

il suddetto Alexandro Calderone è fratello di Giulio Massimo Calderone e Mario Calderone, entrambi a quanto risulta all’interrogante condannati in primo grado per associazione mafiosa il 26 luglio 2006 dalla Corte d’assise di Messina nel processo “Mare Nostrum”, il cui giudizio d’appello, nel quale l’accusa naturalmente è sostenuta dalla Procura generale di Messina, è attualmente in corso;

i suddetti Giulio Massimo e Mario Calderone sono attualmente imputati anche innanzi alla Corte d’appello di Messina nel processo “Mare nostrum-droga”, essendo appellante il primo rispetto alla condanna irrogatagli per traffico di droga in primo grado dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ed essendo appellante il pubblico ministero rispetto all’assoluzione ottenuta dal secondo, ed anche in tale giudizio di secondo grado naturalmente la pubblica accusa è sostenuta dalla Procura generale di Messina;

con delibera n. 39 del 16 novembre 1998 l’allora Commissario straordinario dell’IPAB “Nicolaci Bonomo”, dottor Piero Di Maggio, concedeva in locazione un fondo rustico sito nel comune di Terme Vigliatore, di proprietà dell’ente di assistenza, a tale F. Giunta, nata il 21 maggio 1974, a quanto risulta all’interrogante al tempo convivente more uxorio del boss mafioso Mimmo Tramontana di Terme Vigliatore;

tale contratto nel 2000 venne prorogato dall’avvocato Nello Cassata, Presidente dell’IPAB;

nel giugno 2001 il suddetto Mimmo Tramontana fu ucciso con numerosi colpi di arma da fuoco a seguito di un agguato di tipico stampo mafioso;

il contratto di locazione in favore della predetta signora Giunta è ancora in vigore;

il 25 febbraio 2000 l’avvocato Nello Cassata sottoscrisse un contratto di locazione di un fondo rustico di proprietà dell’IPAB sito in Terme Vigliatore in favore di tale Domenico Nicola Salamita, nato il 13 ottobre 1946;

il suddetto Salamita è il titolare di una nota azienda agricola di Barcellona Pozzo di Gotto nei cui locali il 7 maggio 2002, a quanto risulta all’interrogante, i carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, facendovi irruzione, sorpresero un convivio al quale partecipavano il mafioso Antonino Merlino, killer del giornalista Beppe Alfano (ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto l’8 gennaio 1993), tale Felice Spinella, testimone di nozze del capomafia barcellonese Giuseppe Gullotti, tale Angelo Porcino, pregiudicato per estorsione aggravata, tale Ugo Manca, condannato in primo grado per traffico di droga nel processo “Mare nostrum-droga”, ed altri personaggi di interesse investigativo;

con determinazione del 22 marzo 2001 l’avvocato Nello Cassata, in qualità di Presidente dell’IPAB, autorizzò tale Aurelio Salvo, nato il 28 aprile 1939, all’occupazione a fini commerciali di un fondo di proprietà dell’IPAB sito in Terme Vigliatore;

il predetto Aurelio Salvo, a quanto consta all’interrogante, era al tempo già pregiudicato per favoreggiamento aggravato della latitanza del capomafia barcellonese Giuseppe Gullotti (condannato con sentenza definitiva quale mandante dell’assassinio del giornalista Beppe Alfano), arrestato nel febbraio 1995 in un appartamento di sua proprietà, ed era al contempo imputato di favoreggiamento aggravato della latitanza del capomafia catanese Benedetto Santapaola a Terme Vigliatore, motivo per il quale venne poi condannato in primo grado dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto e poi assolto dalla Corte d’appello di Messina solo dopo la dichiarata inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche ed ambientali acquisite nel relativo procedimento;

affittuario di immobili dell’IPAB “Nicolaci Bonomo” negli anni almeno fino al 2001 fu anche l’ora deceduto Pietro Arnò, personaggio legato al boss mafioso Giuseppe Gullotti e ripetutamente indagato per associazione mafiosa, nell’ambito dell’indagine “Sfinge” e dell’indagine “Omega”;

altro affittuario di immobili dell’IPAB è la società GEMA, di cui sono soci l’ingegner Luciano Genovese, che al tempo della stipula dei contratti era assessore all’urbanistica del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, e l’imprenditore Antonino Mangano, condannato in primo grado per truffa e di recente rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta;

nel 2002 venne concesso in locazione a tale Francesco Barbera un immobile di proprietà dell’IPAB sito a Barcellona Pozzo di Gotto in via Nicola Fabrizi, n. 12, per destinarlo a fini commerciali, in particolare per l’installazione di un supermercato;

in tale contratto d’affitto è poi subentrato l’imprenditore barcellonese Immacolato Bonina (già presidente della squadra di calcio barcellonese Igea Virtus, alla quale fu interessato il boss Giuseppe Gullotti), titolare di una grossa catena di supermercati;

tuttavia, l’immobile in questione secondo il vecchio strumento urbanistico di Barcellona Pozzo di Gotto ed anche secondo il nuovo piano regolatore è destinato ad edilizia scolastica e non a scopi commerciali;

dell’IPAB “Nicolaci Bonomo” è affittuaria di un immobile in contrada Salicà di Terme Vigliatore anche l’azienda agricola “Camilla Orsi” di Pasqua Formica, moglie del segretario dello stesso IPAB Mariano Cangemi, e nello stesso immobile risulta residente Giuseppe Cangemi, figlio del segretario Mariano Cangemi;

imponenti sono i crediti mai riscossi dall’amministrazione dell’IPAB per i numerosi contratti di affitto di immobili di proprietà dell’ente, per una somma complessiva che si aggirerebbe intorno agli 800.000 euro,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che la situazione dell’IPAB “Nicolaci Bonomo” di Barcellona Pozzo di Gotto meriti attenzione e intervento da parte delle autorità competenti;

se non ritenga allarmanti i rapporti contrattuali fra l’IPAB “Nicolaci Bonomo” di Barcellona Pozzo di Gotto e personaggi legati alla criminalità mafiosa barcellonese;

se non ritenga che il ruolo esercitato dall’avvocato Nello Cassata quale presidente dell’IPAB “Nicolaci Bonomo” imponga la segnalazione al Consiglio superiore della magistratura della posizione di incompatibilità ambientale dell’attuale Procuratore generale presso la Corte d’appello di Messina dottor Antonio Franco Cassata.

BUSTA CON PROIETTILE PER IL SINDACO DI MESSINA PEPPINO BUZZANCA. CHE REPLICA DA ROMA, ‘NON MI FARO’ INTIMIDIRE!’

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Una busta contenente un proiettile e’ stata recapitata al sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca. Il messaggio intimidatorio e’ stato spedito al Comune ed era tra la posta. La notizia e’ stata appresa da Buzzanca, come spiega lui stesso, mentre era a Palazzo Grazioli per incontrare il premier Silvio Berlusconi e affrontare alcuni nodi della citta’ dello stretto. “E’ un atto intimidatorio gravissimo - dice il sindaco - ma non mi faro’ intimidire. Andro’ avanti per la mia strada e non la daro’ vinta a quanti con questi metodi vogliono fermare un percorso di cambiamento e di legalita’ nell’amministrazione”. Sull’atto intimidatorio indagano le forze dell’ordine. “Ho appreso del vile tentativo di intimidazione ai danni del sindaco di Messina - commenta l’assessore regionale ai Trasporti Nino Strano - e sono sgomento. Proprio questa mattina avevo inserito nella delibera che sara’ trattata nella prossima giunta di governo, su sua sollecitazione, il finanziamento di 20 milioni di euro in favore del suo comune per la realizzazione di una piattaforma logistica nelle aree limitrofe al porto di Tremestieri, per la risoluzione dell’emergenza traffico e il rilancio produttivo della citta’”.

MESSINA: CRIMI, SOLIDARIETA’ A BUZZANCA PER IGNOBILE GESTO
“Voglio esprimere ferma condanna per il grave atto intimidatorio nei confronti del sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, atto gravissimo anche nei confronti della citta’. Il mio auspicio e’ che gli inquirenti possano al piu’ presto individuarne i mandanti; mia e’ la certezza, conoscendo bene l’amico Buzzanca, che il sindaco non cambiera’ atteggiamento nel suo modo di operare per il bene della citta’”. Lo afferma Rocco Crimi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

A MESSINA E’ ALLARME: LA VISITA DEL MINISTRO ANGELINO ALFANO AL CARCERE DI GAZZI (MESSINA). IN MENO DI UN MESE SI SONO REGISTRATI TRE TENTATIVI DI SUICIDIO IN UNA DELLE CARCERI PIU’ SOVRAFFOLLATE E ANGUSTE D’ITALIA

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IN MENO DI UN MESE ALL’INTERNO DEL CARCERE DI GAZZI, A MESSINA, SI SONO REGISTRATI TRE TENTATIVI DI SUICIDIO DA PARTE DI DETENUTI. E’ UN VERO E PROPRIO ALLARME QUELLO CHE SI VIVE ALL’INTERNO DEL CARCERE MESSINESE. NESSUNA NOTIZIA UFFICIALE E’ TRAPELATA DA QUELLA CHE RIMANE UNA REALTA’ A PARTE, SPESSO BLINDATA. IL RAPPORTO DELL’ASSOCIAZIONE ANTIGONE DI QUALCHE ANNO FA, PARLAVA GIA’ CHIARAMENTE DI SPAZI ANGUSTI, DI STRUTTURA OBSOLETA, DI PESANTE SOVRAFFOLLAMENTO, CONDIZIONI DI OBSOLESCENZA, CONDIZIONI IGIENICHE PRECARIE. LA SITUAZIONE SEMBREREBBE PEGGIORATA. DI RECENTE E’ STATO CHIUSO IL TERZO PIANO DELLO STABILE, IN SEGUITO A DELLE INFILTRAZIONI. DOMANI SARA’ IN VISITA NELLA STRUTTURA DI MESSINA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ANGELINO ALFANO. E’ A LUI CHE GIRIAMO L’ALLARME, PRIMA DEL SUO ARRIVO IN CITTA’. PERCHE’ NON SIA, QUELLA DI DOMANI, COME SPESSO SUCCEDE IN QUESTI CASI, UNA SEMPLICE E SUPERFICIALE VISITA DI CORTESIA. Enrico Di Giacomo

DAL RAPPORTO ANTIGONE IN CARCERE (2004) - Casa Circondariale di MESSINA Gazzi
NODI IDENTIFICATIVI E PROBLEMATICI
L’istituto ha strutturalmente spazi angusti, una struttura obsoleta, un indice di pesante sovraffollamento. Sarebbe auspicabile un intervento di tipo formativo sugli agenti di polizia penitenziaria. Nell’estate del 2003 si sono svolte inchieste relative a pestaggi.
STRUTTURA
La costruzione e l’utilizzazione della struttura risalgono ai primi del Novecento. All’esterno la costruzione appare in buone condizioni generali all’esterno. L’interno è invece problematico, la struttura versa in condizioni di obsolescenza, per quanto disponga di spazi molto ampi (corridoi e locali larghi e alti). I corridoi dispongono di zoccoletti sanitari (atipico, rispetto agli altri luoghi), le pareti sono state per la gran parte raschiate in conseguenza dell’avvio dei lavori di strutturazione; ma i tetti sono affetti da umidità, i cancelli sono molto arrugginiti e le condizioni igieniche precarie. La ripartizione interna è in Sezioni: Camerotti, Cellulari, Alta Sicurezza, CDT, femminile. Gli spazi comuni esterni sono costituiti dai passeggi.
Femminile - Le camerate che ospitano le detenute sono molto ampie, ma in condizioni di manutenzione pessima, e dispongono dietro le grate delle gelosie di vetro. Le brande sono arrugginite. Le finestre sono sufficientemente luminose. La sezione isolamento versa in condizioni igieniche e di manutenzione molto precarie. Le celle ospitano uno, due detenuti, sono sufficientemente spaziose e luminose, non i servizi sanitari. La sezione Alta Sicurezza si presenta in una condizione leggermente migliore (celle doppie), pur nel generale contesto di obsolescenza. L’illuminazione è buona sia nelle celle che nei corridoi. In ogni piano di sezione è presente un ambulatorio. I cortili hanno una tettoia antipioggia in onduline, e versano in precarie condizioni.

A tre anni da indulto carceri scoppiano, sos al governo
Da alcune settimane magistrati, avvocati, sindacati di polizia e volontari lanciano l’allarme sul sovraffollamento delle carceri e sull’aumento dei suicidi dietro le sbarre, che rischia di fare del 2009 un anno record, ma per il momento non sembrano in vista né nuovi provvedimenti di urgenza per svuotare le carceri né nuovi penitenziari. Secondo diverse fonti, il numero dei detenuti è compreso tra 63mila e circa 65mila, rispetto ai 43mila posti ufficialmente disponibili. Si tratta del picco più alto dal 1946, quando il ministro della Giustizia Palmiro Togliatti propose un’amnistia per molti autori di reati, tra cui numerosi collaborazionisti che durante la guerra avevano sostenuto i nazisti. E nelle previsioni di Angiolo Marroni, garante dei detenuti del Lazio, senza interventi a fine anno si arriverà a 70mila detenuti. In alcune regioni la situazione è più grave della media. In Puglia, per esempio, secondo il sindacato Uilpa, il sovraffollamento è superiore al 62%. Al carcere palermitano dell’Ucciardone ci sono celle di 16 metri quadri che ospitano 16 detenuti, mentre la Convenzione per i diritti dell’uomo indica 4 metri quadri a persona nelle celle collettive. A Trieste, hanno scritto i media nei giorni scorsi, è stato istituito un apposito registro dei materassi per fare dormire a terra a turno i carcerati. Il 16 luglio scorso, la Corte Strasburgo ha condannato intanto l’Italia per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo per il caso di un bosniaco che aveva denunciato le condizioni di detenzione a cui era stato sottoposto nel carcere romano di Rebibbia tra il 2002 e il 2003. Intanto, nei primi quattro mesi dell’anno, secondo i medici penitenziari, sono stati 22 i detenuti che si sono tolti la vita, e per Domenico Pasquariello, un magistrato che lavora in Emilia-Romagna, il “trend” attuale può portare a fine anno a un bilancio di 76 suicidi, contro i 42 del 2008. di Massimiliano Di Giorgio