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IL MINISTRO MATTEOLI: ENTRO FINE ANNO I LAVORI PER IL PONTE SULLO STRETTO

“Esiste una questione politica nel sud”, ma il Governo per il mezzogiorno ha fatto molto. Parola di Altero Matteoli, Ministro per le Infrastrutture, che aggiunge di avere “la coscienza a posto”. Infatti “è la prima volta che vengono stanziati fondi per le ferrocie del sud, sono già disponibili 904 milioni di euro. Ed è stata finanziata la statale 106 ionica nonchè la Caltanisetta-Agrigento. Anche la Salerno-Reggio Calabria è stata quasi tutta rifinanziata con 1,6 miliardi di euro. Entro fine anno partiranno i primi lotti dei lavori e credo che verrà mantenuto l’impegno che presi in Parlamento quando assicurai che l’opera sarebbe stata completata entro la fine della legislatura”. E nonostante Matteoli poi si affretti a sottolineare che “il sud non è solo la Sicilia”, la precisazione sullo Ponte sullo Stretto di Messina arriva: “a fine anno partiranno i lavori a terra”. Per quel che riguarda i progetti “revival” come la nuova Cassa del Mezzogiorno e la cabina di regia, il ministro è chiaro: la prima è uno “strumento superato che al sud ha fatto più male che bene”,  e della seconda non vuole neanche “sentir parlare”.

MESSINA, L’OPERAZIONE ‘TIRONE’ E’ PARTITA: NON SI TRASFORMI NELL’ENNESIMO SACCO EDILIZIO!

Il decreto è stato firmato dal presidente Raffaele Lombardo il 9 luglio ed è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di venerdì scorso. L’Accordo di programma con il Comune di Messina relativo allo studio di fattibilità della Società di trasformazione urbana “Il Tirone Spa” è stato, dunque, approvato. E ora è legge della Regione siciliana. Sono sei gli articoli del decreto, che determina le variazioni allo strumento urbanistico vigente, per la realizzazione degli interventi, pubblici e privati, previsti nell’Accordo, che era stato sottoscritto il 21 ottobre 2008. Del decreto fanno parte integrante anche le prescrizioni del Consiglio regionale dell’urbanistica e il parere del responsabile del procedimento riguardo alle osservazioni proposte dai cittadini a seguito della pubblicazione dello studio di fattibilità nella Gazzetta ufficiale del 28 marzo 2008. I passaggi importanti per l’immediato futuro del (controverso) progetto di riqualificazione urbana dell’antico colle del Tirone sono contenuti negli articoli 3, 4 e 5 del decreto. Vediamoli nel dettaglio.
Art. 3 – «Per l’attuazione degli interventi cofinanziati dal Contratto di quartiere II, l’amministrazione comunale di Messina seguirà le direttive che saranno fornite dall’assessorato regionale ai Lavori pubblici, che provvederà all’erogazione dei finanziamenti». Al fine di stabilire le procedure da seguire e fare il punto sulla consistenza delle risorse finanziarie destinate agli interventi pubblici, giovedì prossimo l’assessore comunale Gianfranco Scoglio incontrerà a Palermo l’assessore regionale ai Lavori pubblici, il messinese Nino Beninati.
Art. 4 – «La vigilanza sull’attuazione dell’Accordo di programma e gli eventuali interventi sostitutivi sono esercitati da un collegio costituito dal sindaco di Messina, o da un suo delegato, e da un rappresentante della Regione siciliana da nominarsi entro 30 giorni dalla pubblicazione del presente provvedimento».
Art. 5 – «Il presente decreto comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità per tutti gli interventi pubblici (e privati) di pubblica utilità, che cessa di avere efficacia se le opere non hanno avuto inizio entro tre anni».
Il presidente della Regione, con il suo provvedimento, in sostanza stabilisce “l’unitarietà” dell’intervento complessivo proposto dalla Società di trasformazione urbana, fissa i “paletti” (le opere, pubbliche e private, devono partire entro 3 anni, altrimenti non avrà più efficacia la dichiarazione di pubblica utilità), affida al sindaco la possibilità di esercitare i poteri sostitutivi in caso di ritardi, di concerto con il Governo regionale. «È un primo importante traguardo, ora però dobbiamo compiere gli ulteriori passi», è il commento dell’assessore Scoglio alla notizia della pubblicazione del decreto. «Di fatto – aggiunge –, con le prescrizioni del Cru, abbiamo avuto il via libera dal punto di vista della fattibilità urbanistica degli interventi. Adesso, assieme all’assessore regionale ai Lavori pubblici, si deve concretizzare la parte finanziaria. In ogni caso, il decreto del presidente della Regione conferma che avevamo ragione noi riguardo alla vicenda del Contratto di Quartiere, i cui fondi qualcuno voleva sottrarre a Messina per destinarli ad altre province siciliane». Lucio D’Amico - GDS

In sintesi

L’area dell’intervento previsto è pari a 10 ettari e comprende la collina del Tirone e tutta la zona attorno alla vecchia piazza del Popolo, oggi piazza Lo Sardo. L’importo dei lavori, tra opere pubbliche e private, si aggira complessivamente sui 106 milioni di euro. Dieci i progetti più importanti inseriti nel programma della “Stu”. 1) Un parcheggio da 1400 posti auto in sei piani interrati. 2) Un polo scolastico, che avrebbe dovuto prendere il posto della “Cannizzaro-Galatti” in caso di realizzazione del nuovo Palagiustizia alle spalle del Tribunale. Ipotesi ormai caduta e, dunque, la nuova scuola dovrebbe lasciare spazio a un’area attrezzata a verde. 3) Un centro commerciale. 4) Il recupero degli edifici storici esistenti. 5) La riqualificazione della scalinata Santa Barbara. 6) Un grande edificio in viale Cadorna. 7) Il restauro di Palazzo degli Elefanti. 8) Un fabbricato residenziale in via Santa Maria del Selciato. 9) Un edificio in viale Italia. 10) Il nuovo arredo urbano di piazza del Popolo.

IL COMMENTO
La riqualificazione del Tirone può essere uno dei momenti progettuali più significativi del prossimo decennio a Messina. Ma può anche trasformarsi nell’ennesimo sacco edilizio perpetrato oltretutto in una zona che rappresenta uno dei nuclei più antichi del centro urbano, l’unica porzione di territorio rimasta indenne dal terremoto del 28 dicembre 1908. Certo, è un colle, quello del Tirone, che per decenni è stato lasciato nell’assoluto degrado, in un coacervo di baracche, di costruzioni abusive e di vecchi edifici lasciati colpevolmente cadere a pezzi. Ma oggi è necessario che il confronto, auspicato dallo stesso assessore Scoglio, sgombri il campo dagli equivoci. Se per riqualificazione si intende la semplice sostituzione di immobili fatiscenti con palazzoni di 9, 12 o 15 piani, con il solito immancabile ipermercato e con qualche opera di “maquillage”, non ci siamo. Non è questa la “rigenerazione urbana” di cui Messina ha assoluto bisogno. Se la “Stu” diventa uno strumento di pura e semplice speculazione edilizia, la città deve avere il coraggio di tornare indietro e azzerare un percorso che porterebbe a un ulteriore fallimento socio-urbanistico e, alla fine, anche economico. Al Tirone deve rinascere un borgo vivibile. Ben vengano, dunque, tutte le opere pubbliche previste, a cominciare dalla ristrutturazione della piazza del Popolo, alla riqualificazione delle antiche scalinate come quella di Santa Barbara, alla nascita di botteghe d’arte e di artigianato di alta qualità, alla realizzazione di aree attrezzate a verde e di luoghi di socializzazione. La redditività delle operazioni immobiliari da parte dei privati deve sempre essere subordinata all’interesse generale. Altrimenti avremmo solo reso edificabile “zone A” del Prg, che avrebbero dovuto essere vincolate e salvaguardate. (l.d.)

ANNIVERSARIO RITA ATRIA, RITA BORSELLINO SUI TESTIMONI DI GIUSTIZIA: “UNA PROPOSTA LEGISLATIVA CHE UNIFORMI E DEFINISCA A LIVELLO EUROPEO LO STATUS DI TESTIMONE DI GIUSTIZIAâ€

“La commemorazione di Rita Atria riporta alla luce un problema rimasto irrisolto, quello dei testimoni di giustizia in Italia: una materia che va rivista e regolata in chiave normativa. La lotta alla criminalità è un tema centrale nell’agenda europea – continua l’europarlamentare - . Ritengo che passi più importanti e coraggiosi si debbano fare a livello europeo soprattutto nel settore delle cooperazione giudiziaria e delle garanzie per chi è vittima della criminalità organizzata ed è testimone di giustizia. Chiederò pertanto alla commissione europea, a nome del gruppo Socialisti e Democratici, di presentare in tempi brevi una proposta legislativa che uniformi e definisca a livello europeo lo status di testimone di giustizia. E’ dall’Europa che può arrivare una risposta seria a una problematica che in Italia continua ad essere affrontata in modo ambiguoâ€. Così Rita Borsellino ricorda Rita Atria a 17 anni dalla sua scomparsa alla vigilia delle iniziative in programma domani a Roma a cura dell’associazione antimafie “Rita Atriaâ€. E continua: “Dopo la strage di via D’Amelio le istituzioni non le hanno saputo dare quella sicurezza di cui aveva bisogno, ritrovandosi ad essere testimone di giustizia a soli 17 anni, e che Rita invece aveva trovato in Paolo Borsellino con cui aveva costruito un rapporto affettuoso e familiareâ€.

GIUSEPPE FAVA E I SUOI ‘SICILIANI’: L’EROE UMILIATO DAL CONTRAPPASSO

Anche la legge del contrappasso ha la sua par condicio e dunque, dopo le confische dei beni della mafia, è arrivata quella dei beni dell´antimafia, dopo le proprietà di Totò Riina adesso quelle di Giuseppe Fava: dopo la tana del boss la casa dell´eroe. Ed è una vergogna che segnaliamo alla sensibilità del capo dello Stato e all´intelligenza del ministro Tremonti perché trovino il contravveleno all´ordine di pignoramento, ovviamente legittimo, del tribunale di Catania. Questa legittimità formale di un assurdo reale, infatti, nella terra dello scontro fra Stato e Antistato, rischia di diventare lo scudo stellare della compiacenza mafiosa, un (involontario) devastante ammiccamento ai picciotti: una festa di mafia. Tra i creditori c´è la Regione del presidente Lombardo, il leader sicilianista del partito del sud, quello che ha affidato la Sanità a un magistrato antimafia, Massimo Russo. A Lombardo spetterebbe il gesto di civiltà: una leggina, come si dice in slang, che annulli il credito regionale e copra il resto del debito: cartiere, telefoni… Con spese procedurali e interessi, il debito da 38mila è lievitato a 72mila euro, da pagare entro settembre. Per la Regione sarebbe un piccolo costo per un merito grande. Non è vero, presidente Lombardo? E sarebbe magari il primo di una nuova serie di risarcimenti che, non si capisce perché,in Italia sono dovuti per legge alle vittime del terrorismo ma non a quelle della mafia, eroi per caso e per vocazione, innocenti e combattenti, uomini come Pippo Fava appunto che, già prima di dedicarsi alla lotta alla mafia, era un artista geniale che somigliava moltissimo alla sua terra e alla casa che adesso pignorano aPalazzolo Acreide, un nome da Magna Grecia, un teatro antico, un museo contadino, un incantevole fiume, in un posto che all´acros, alla sommità, ha forse solo Fava: Palazzolo Faveide. È vero che pirandelliani e avvocati di Sicilia subito chiederebbero di risarcire anche i mafiosi uccisi dai mafiosi e ovviamente, i transgenici, oggi di gran moda, che hanno, per esempio, una parentela sia con un assassinato e sia con un assassino della mafia. Ci sono poi i cuffariani e i dellutriani, i condannati che condannano, i mafiosi antimafiosi. Ma sarebbe malinconico cercare l´abusato e soffocante Pirandello nel pignoramento delle case dei cinque giornalisti che stavano nel consiglio di amministrazione dell´ultimo giornale di Pippo Fava, ‘I Siciliani´.Con il figlio di Pippo, Claudio Fava, ci sono Graziella Proto, Lillo Venezia, Rosario Lanza ed Elena Brancati che ha un altro cognome – nipote diretta – dove tutti amano ricoverarsi. La sera del 5 gennaio del 1984 il loro maestro, il loro direttore di vita fu ucciso con 5 colpi di pistola alla nuca a pochi passi dalla sede del Teatro Stabile di Catania, il suo teatro. Ebbene loro, gli orfani, potevano o scivolare nel più tetro sconforto o trovare l´energia per continuare a pubblicare il giornale e ad accumulare altri debiti – neanche tanti, se ci pensate – senza più quella guida che, nonostante le apparenze disordinate e le scelte coraggiose, sapeva anche essere colto e riflessivo, esperto, per traversie e sofferenze, delle cose della vita. Dunque con il coraggio di Fava, ma senza la sua prudenza (non c´è coraggio senza prudenza), divennero i protagonisti della stagione antimafia e tra proclami estremisti e denunzie concrete, ingenuità politiche e talenti narrativi, avviarono quel processo che alla lungaha trasformato anche la terribile città del boss Santapaola e dei quattro famosi cavalieri dell´Apocalisse (così li chiamò, sfidandoli, Giuseppe Fava), i signori assoluti dell´orrore urbano di calce e cemento, con le istituzioni culturali, politiche, giudiziarie e poliziesche più zelanti, più cortigiane, più colluse, tra morti ammazzati, paura, omertà e silenzio. Ebbene, di vivo e di ribelle c´erano allora solo i giovani - soprattutto, ma non solo, i 16 dei ‘Siciliani´ - che montavano come una maionese. E magari andavano a naso, con un radar (e Radar si chiamava la cooperativa indebitata) al posto del cervello, in un mondo che è come una lama affilata senza manico, un paradiso indiavolato che trasforma i suoi abitanti in prigionieri di una povertà che è bellezza solo quando è scarsamente frequentata dagli uomini. Diventa invece mafia non appena si muta in oro, vale a dire in impianti petrolchimici, cattedrali nel deserto, industrie del ficodindia, piani sregolatori, varianti, parcheggi, metropolitane, concessioni edilizie e ovviamente amici fidatissimi nei posti chiave della politica. Di pochi di quei ragazzi abbiamo seguito i destini, i successi e i nuovi slanci. Ogni tanto c´è qualcuno che rende onore alla loro epica, quasi sempre senza l´ironia temperata dall´amarezza dei Brancati e dei Pippo Fava. Non è facile riprendere il filo rosso delle loro storie… Probabilmente senza di loro la Sicilia sarebbe nelle mani, ancora e soltanto, dei clan mafiosi, nel dominio della morte. Ebbene, ritrovarli adesso con le case pignorate significa assistere allo sfregio legale di una risorsa morale. Sono incanutiti, qualcuno è disoccupato, non hanno più il passo spavaldo e lo sguardo beffardo della squadra d´attacco che furono. Eppure devono ancora ricorrere alle sottoscrizioni, alle indignazioni dell´Assostampa e degli attori, alla prosa generosa di Dacia Maraini, alla solidarietà personale del sindaco di Catania Raffaele Stancanelli e dell´assessore Fabio Fatuzzo (entrambi di Alleanza nazionale)… Ricordano “Il Miraggio”, quel racconto di Borgese dove si narra di tre amici che attraversano il deserto e uno di loro è abbagliato dai miraggi e gli altri corrono dietro a lui che corre dietro ai miraggi. Sino all´ultimo miraggio che egli affronterà da solo perché - diceva Borgese - è da soli, e con i miraggi, che ci si salva. Ma in Sicilia non è vero, non è da soli che ci si salva. Signor Presidente della repubblica, signor ministro del Tesoro, signor presidente della Regione, nel paese che è una folla di cognomi, si colpisce, legalmente, un marchio, un logo, una memoria dell´antimafia. Come chiedere i danni alla famiglia Falcone e agli eredi di Borsellino per le auto distrutte nell´agguato di Capaci e nella strage di via D´Amelio. di Francesco Merlo

MESSINA E IL SUO LITORALE VIOLENTATO: Dal mare le immagini dello sfacelo. Ora si deve intervenire a ogni costo

Passano gli anni e le immagini del “water closed” di Messina rimangono le stesse. Il nostro fronte a mare, dalla Falce a Maregrosso, trasformato in un enorme “wc”, una sequela impressionante di scheletri d’archeologia industriale, siti inquinati e inquinanti, discariche a cielo aperto e abusivismo dappertutto. Se se sono resi conto i partecipanti al sopralluogo, sulle “pilotine” della Guardia costiera e della Polizia municipale, effettuato venerdì pomeriggio dal comandante della Capitaneria di porto Nunzio Martello, dal dirigente dell’Autorità portuale Francesco Di Sarcina e dall’assessore comunale al Mare Pippo Isgrò. Le foto scattate da Enrico Di Giacomo raccontano, più di ogni altra parola, lo stato di sfacelo in cui da decenni versa il litorale centro-sud della nostra città e testimonia come ogni proclama, qualsiasi assunzione d’impegno, non ha prodotto finora alcun frutto concreto. E questo va a disdoro di una classe politica imbelle, ma anche di un intero ceto dirigente, che in tutti questi anni non ha mosso un dito per salvare dal degrado la porzione più preziosa del nostro territorio. Adesso si confida nell’azione congiunta di Authority, Capitaneria e Comune. Si è cominciato con la presa d’atto dello stato dei luoghi: una realtà che già si conosceva ma che ha superato anche la più pessimistica delle previsioni. Il litorale è stato diviso in quattro parti. La prima, dalla Lanterna del Montorsoli ai resti della Real Cittadella, è l’emblema dell’assurdità di scelte del passato che Messina continua a pagare sulla propria pelle. Qui non c’è altro da fare se non avviare un piano di riconversione e di rigenerazione urbana: bunker, depositi e la vecchia stazione di degassifica della Smeb devono essere smantellati al più presto, tutte le aree attorno ai monumenti della Falce, dalla torre del Montorsoli all’imponente fortezza secentesca, vanno bonificate, ripulite, attrezzate con aree a verde e percorsi pedonali. Tutto ciò si può e si deve fare prima ancora di aspettare gli esiti del Piano strategico “Messina 2020″. La seconda parte è quella che corre sotto il campo nomadi di San Raineri. Il tratto di spiaggia era stato ripulito qualche mese fa, ora è di nuovo un’immonda discarica. È impensabile continuare a spendere soldi per mettere in condizioni appena decenti un accampamento che va rimosso, anche per ragioni di sicurezza, dunque a tutela dell’incolumità delle famiglie rom che abitano nelle roulotte, senza più indugi nè banalissime scuse. La terza parte è quella che arriva fino a Maregrosso. Si contano una decina di tratti di spiaggia ridotti a discariche, come dimostrano le foto che pubblichiamo in queste pagine. Ma non ci sono solo i rifiuti che punteggiano chilometri di litorale; l’intero waterfront è fatto di costruzioni fatiscenti, di casupole diroccate, di stabilimenti pseudoartigianali, di stalle dove vengono allevati i cavalli da utilizzare nelle corse non autorizzate e di locali dove si svolgono combattimenti clandestini di animali. La quarta parte è quella che va verso sud. Vi sono situazioni scandalose (si pensi a quella della spiaggia antistante lo stabilimento dell’ex Sanderson di Pistunina) e altre che tutto sommato rientrano nella norma, paradossalmente grazie alla presenza della linea ferrata, che rende inaccessibili le spiagge ai camion che scaricano rifiuti e materiali inerti provenienti dai tanti cantieri edili aperti in città. Alla fotografia dello “stato di fatto”, seguirà il censimento di tutte le occupazioni abusive del terreno demaniale e di tutte le costruzioni che dovranno essere rase al suolo. Il piano delle demolizioni, che sarà concordato tra gli enti interessati e che verrà coordinato dal comandante della polizia municipale Calogero Ferlisi, dovrebbe scattare a partire da settembre. Un caso a parte è l’inceneritore di San Raineri: l’iter per lo smantellamento per il successivo abbattimento è stato avviato già nel 2006, ma si sono accumulati ritardi su ritardi e qui bisogna inchiodare alle proprie responsabilità il Governo regionale. Lucio D’Amico - GDS

Quelle baracche in eternit sotto il cavalcavia di San Raineri
Il primo a scendere dalla “pilotina” è l’assessore Pippo Isgrò. Anziché deprimersi per lo spettacolo “ammirato” lungo il litorale centro-sud, si mostra sorprendentemente ottimista. «Oggi mi sono reso conto – dichiara – di quello che c’è da fare, ed è un compito gravoso, ma anche della sinergia che si è stabilita tra il Comune, l’Authority e la Capitaneria. Ci sono interventi che si possono fare subito, e c’è la piena volontà di farli. Ve ne sono altri che necessitano di maggiori risorse e di più tempo, ma intanto cominciamo, perché se continuiamo solo a piangerci addosso, non risolveremo un bel niente». La filosofia “spicciola” di Isgrò non fa una grinza. L’amministrazione comunale, però, su questo fronte, può fare poco, se non c’è la condivisione con le altre istituzioni. L’Autorità portuale ha in bilancio fondi che possono anche essere dirottati verso interventi di riqualificazione urbana del demanio marittimo, così come in fondo è accaduto al lungomare del Ringo o nelle aree delle ex Gazometro di viale della Libertà. La Capitaneria di porto non ha risorse sufficienti ma ha i poteri di controllo e di vigilanza, così come la polizia municipale può intervenire “via terra”, soprattutto quando vi sono ragioni di carattere igienico-sanitario o di emergenza ambientale, sfere di competenza del sindaco, massima autorità cittadina in materia di protezione civile. Ed è su questo “filone” che si può insistere, chiedendo anche il sostegno economico della Regione e intercettando finanziamenti comunitari. Liberare l’affaccio al mare dal degrado non è solo una questione di decoro urbano – che pure ha la sua massima importanza, che soltanto gli stolti non riescono a capire – ma ha implicazioni di ordine pubblico e di tutela della sicurezza, pubblica e privata (vedi il caso del campo nomadi, delle presenze di siti inquinanti, delle attività illegali controllate dalla criminalità organizzata). «A settembre partiranno le prime demolizioni», è l’annuncio di Isgrò, dopo il consulto con il comandante Martello e con il dirigente dell’Autorità portuale, l’ing. Francesco Di Sarcina (che, non dimentichiamo, è anche esperto volontario del sindaco per il waterfront). Si prevede una serie di interventi a tappeto, che riguarderanno soprattutto il litorale di Maregrosso. «Predisporremo un’azione di bonifica anche nella zona del campo nomadi», ribadisce l’assessore. Verranno innanzitutto rimosse le roulotte non più abitate e si cercherà di rendere meno precari i servizi igienici. Ma lo stesso Isgrò si rende conto che si tratta di “palliativi”: «Non dipende da me il trasferimento del campo in altra sede, il sindaco e la giunta stanno prendendo in esame alcune ipotesi che da qui a breve potrebbero risolvere il problema». Una delle ipotesi è quella prospettata dall’ex assessore al Risanamento Angela Bottari e sulla quale il suo successore Pippo Rao non si è mai detto in disaccordo: riservare una quota di alloggi pubblici alle famiglie rom che si sono inserite nel contesto cittadino e i cui figli frequentano regolarmente le scuole comunali. Si dovrà fare una verifica rigorosa e fare in modo che il rispetto dei diritti dei rom non sia a detrimento dei diritti di altre famiglie messinesi che aspettano da anni una casa degna di tal nome. D’altra parte, come non considerare messinesi cittadini che vivono da 20 o 30 anni nel nostro Comune? Al piano delle demolizioni dovranno seguire assolutamente interventi di custodia e di tutela delle aree “sbaraccate”: «È questo l’altro aspetto sul quale lavorerà la task force che abbiamo istituito», assicura Isgrò. Poi, vi sono le azioni politico-amministrative di più ampio respiro, che vanno dalla riconversione di tutti i siti ex industriali (aree Smeb, inceneritore, attività di bunkeraggio) alla valorizzazione dei beni monumentali presenti nella Punta di San Raineri e alla pianificazione strategica di tutta la porzione di territorio compresa tra la Falce e Tremestieri.(l.d.)

NUOTO: A 8 ANNI ATTRAVERSA LO STRETTO DI MESSINA

Rosolino Cannio, otto anni, ennese, è il più giovane nuotatore di sempre ad attraversare lo Stretto di Messina. In 58 minuti il bimbo, assistito dal suo istruttore Alessandro Cassisi e da una barca che lo ha guidato tra le correnti dello Stretto, è riuscito a coprire a nuoto la distanza tra Capo Peloro a Messina e ad arrivare sulla sponda calabra, per un percorso di tre chilometri che lo hanno fatto entrare entrare nel guinness dei primati. Qualche giorno fa Ilenia Andaloro, 11 anni, originaria di Milazzo, aveva stabilito il record per le bambine attraversando lo Stretto in 40 minuti.