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Attentato alla Vara: Tracciato l’identikit dell’incendiario. Sarebbe un giovane dalla pelle scura, capelli corti, non molto alto.

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Molto giovane, intorno ai vent’anni, pelle scura, probabilmente extracomunitario, senza barba né baffi, capelli corti e non molto alto. E’ l’identikit del giovane che la notte del 27 agosto scorso ha tentato di appiccare il fuoco alla Vara in piazza Duomo. La Polizia ha potuto tracciarlo grazie ad alcune testimonianze, soprattutto a quella dell’uomo che, dopo aver spento il principio d’incendio, ha messo in fuga l’attentatore. Un testimone chiave che però fino ad ora non ha riconosciuto nessuna delle tante persone che gli investigatori delle Volanti e della Digos gli hanno mostrato e che in un primo momento erano sospettate di essere l’incendiario. Purtroppo nemmeno le immagini registrate dalle telecamere di alcuni esercizi commerciali ed istituti di credito della zona hanno potuto fornire un contributo alle indagini. Dai fotogrammi non è emerso nulla di utile alla Polizia che, dunque, continua a ricorrere alla memoria dei testimoni. In particolare quella del commerciante che, dopo aver chiuso il proprio negozio, ha raggiunto a piedi piazza Duomo ed ha notato che qualcuno armeggiava attorno alla Vara. Si è avvicinato e si è accorto che l’uomo dalla pelle scura stava lanciando della benzina sul carro. Poi ha appiccato il fuoco ad un rotolo di carta assorbente e lo ha lanciato sulla benzina. Il commerciante messinese è riuscito ad allontanare l’incendiario e poi a spegnere il fuoco prima che potesse danneggiare la Vara. da tempostretto.it

IL MINISTRO PRESTIGIACOMO, ”PONTE SIMBOLO DI RISCATTO”: Il ministro dell’Ambiente, in un’intervista al settimanale Gente, afferma: ”Se devo pensare a un simbolo di riscatto del Sud il mio sogno è il Ponte sullo stretto di Messina”

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”Colpiremo chi inquina: da settembre chi sverserà liquami in mare o deturperà il paesaggio rischierà multe salatissime e persino il carcere. E nei processi per reati ecologici, come quello contro chi ha rovinato la Grotta Azzurra, il mio dicastero si costituirà parte civile”. Così il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo in un’intervista al settimanale Gente dove afferma anche: ”Se devo pensare a un simbolo di riscatto del Sud il mio sogno è il Ponte sullo stretto di Messina”. Parlando del cosidetto partito del Sud per il ministro siciliano: ”non serve nessun nuovo soggetto politico”, nè tanto meno una nuova Cassa per il Mezzogiorno: ”l’intento era buono, ma è nato un meccanismo clienterale che non rimpiango”. Prestigiacomo condivide però: ”la richiesta di una maggiore attenzione per il Mezzogiorno. Occorre promuovere lo sviluppo non con l’assistenzialismo del passato ma creando condizioni favorevoli per gli investimenti privati”.

LA STRATEGIA DELLA TENSIONE NELLA CITTA’ DELLO STRETTO: MA COSA STA SUCCEDENDO A MESSINA? TRE ATTENTATI E UNA SOLA REGIA?

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Cosa sta succedendo a Messina? Riflettiamo per un momento ad alta voce. A fine luglio viene recapitata al sindaco Buzzanca una busta contenente un proiettile calibro 7,62 “Nato”. Il 27 agosto un individuo ancora non identificato (scuro di pelle, secondo un testimone oculare) cerca di appiccare il fuoco al cippo della Vara. Nella notte tra il 28 e il 29 agosto vengono bruciati i giochi per bambini sistemati in piazza XX Settembre. Tre episodi che non sembrano avere nulla in comune, ma che le istituzioni e le forze dell’ordine fanno benissimo a non sottovalutare. Nel primo caso, su pronta iniziativa del prefetto Francesco Alecci, il Comitato per l’ordine pubblico si è riunito e ha deciso di assegnare a un agente della polizia di Stato l’incarico di vigilare sulla sicurezza del primo cittadino. Nel secondo caso, le indagini sono in corso e potrebbero avere sviluppi nei prossimi giorni. Nel terzo, qualcuno ricorda che nella stessa zona, nel recente passato, non solo vi sono stati atti di vandalismo, ma alcuni anziani intenti a riposare sotto gli alberi sono stati derubati di soldi e oggetti. Perché allora accostare tre fatti accaduti nell’ultimo mese, ma senza un nesso logico che li unisca? Un motivo c’è. Non vorremmo che fossimo in presenza di qualche “oscuro messaggio” lanciato da qualcuno verso la città, e in particolare verso l’amministrazione comunale, chissà per quali ragioni. Perché è stato mandato il proiettile a Buzzanca? Ancora non si è riusciti a chiarire se si sia trattato del gesto di uno sconsiderato, di un folle, di un mitomane oppure se vi sia dietro qualcosa di più serio e preoccupante. Il sindaco ha più volte detto di non aver minimamente idea di chi possa essere stato ma, nello stesso tempo, ha ribadito che chiunque amministri può anche scontentare qualcuno con le sue decisioni, soprattutto se sono volte a mettere ordine in certe delicatissime materie e a ristabilire alcune regole in settori difficile da governare (rifiuti, mercati, lottizzazioni edilizie, emergenze abitative, appalti di pubbliche forniture e altro ancora). E che dire della Vara? È il simbolo per eccellenza, e non solo per la comunità cattolica, ma per tutti i messinesi. Può darsi sia stato un extracomunitario l’autore dell’incredibile gesto (spargere benzina ai piedi della “machina” e darle fuoco!), in nome di qualche “guerra santa” o semplicemente di un minuto di pazzia. Ma dietro la Vara ruota un mondo variegato e non sempre limpidissimo. E, dunque, colpire quel simbolo può anche essere stato un “messaggio”. Diretto a chi? All’amministrazione comunale, ad esempio, che sostiene di aver depurato le manifestazioni del Ferragosto messinese da quegli aspetti deteriori e da quei “condizionamenti” che – diciamolo chiaramente – vi sono sempre stati, perché spesso in Sicilia i cortei e le processioni religiose si trasformano in momenti di ostentazione del potere da parte di clan mafiosi e gruppi criminali radicati in determinati quartieri. O anche alla Curia arcivescovile. O alla città nel suo complesso. E veniamo all’ultimo dei tre episodi, il più recente. A nostro avviso, la furia che ha portato alla distruzione di scivoli e altalene in una delle rarissime aree a verdi di Messina è un atto di una gravità inaudita. Non sappiamo se si tratti di un fenomeno circoscritto alla zona (quella di Gravitelli) ma il segnale, comunque, vale per l’intera città: quei giochini erano stati ristrutturati solo da pochi mesi. Ecco, dunque, il “messaggio”: inutile che proviate a far qualcosa per migliorare la vita dei messinesi, qui o ci si sottomette a certe logiche oppure ogni sforzo è destinato a essere vanificato. Poiché sta per iniziare un autunno molto “caldo” (sono tante le vertenze che potrebbero esplodere tra settembre e ottobre), ci sembra giusto che nulla sia lasciato al caso e che vi sia una particolare attenzione nella “lettura” di tutto quello che sta accadendo o accadrà a Palazzo Zanca e in città. Senza assurde “dietrologie” ma anche senza pericolose sottovalutazioni. Lucio D’Amico - GDS

MESSINA: OPERAZIONE ‘MASSAGGI PERICOLOSI’. DOPO LA CONDANNA A UN ANNO E DIECI MESI, L’ARCHITETTO PIZZINO RACCONTA LA SUA VERITA’, ATTACCA I MAGISTRATI E PARLA DI ‘MOTIVAZIONE POLITICA’ (LA VICINANZA AL PRESIDENTE NANNI RICEVUTO…) DIETRO L’ARRESTO…

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SARO PIZZINO (ALLE SPALLE DEL PRESIDENTE NANNI RICEVUTO) FESTEGGIA LA VITTORIA DELL’EX COMPAGNO DI PARTITO (PSI)

RICEVIAMO DALL’ARCHITETTO SARO PIZZINO QUESTA LETTERA CHE PUBBLICHIAMO. L’ARCHITETTO RIMASE COINVOLTO NELL’INCHIESTA SU UN GIRO DI PROSTITUZIONE E DENOMINATA ‘MASSAGGI PERICOLOSI’, TERMINATA CON UN PATTEGGIAMENTO E UNA CONDANNA A UN ANNO E DIECI MESI PER L’EX SEGRETARIO DEL PSI.
DI SEGUITO RIPORTIAMO L’ARTICOLO SULLA SENTENZA:
Cinque condanne con il rito abbreviato, due patteggiamenti e due assoluzioni. Si è conclusa così l’udienza preliminare dell’operazione “Massaggi Pericolosi”. L’inchiesta della Squadra Mobile riguardava un giro di prostituzione scoperto in alcuni appartamenti di Messina. Il gup Antonino Genovese ha inflitto 3 anni ad Emilia Sacchet, 2 anni e 10 mesi ad Angela Santapaola, 2 anni e 2 mesi a Salvatore Turiaco e 2 anni a Basilio Inferrera che ha ottenuto la sospensione della pena, un anno e mezzo a Teresa Scalise. Patteggiamento a 2 anni per Domenica Santapaola, un anno e 10 mesi per l’ex segretario del Nuovo Psi, l’architetto Saro Pizzino che doveva rispondere di aver messo a disposizione dell’organizzazione un appartamento di via 24 maggio e di aver chiesto ed ottenuto 100 euro al giorno. Assolti Deborah Currò e Tindara Santapaola. Il gup Genovese ha rinviato a giudizio altri quattro imputati (Fucile, Leotta, Venuti e Villari) che dovranno comparire il 17 aprile davanti ai giudici del Tribunale. Per cinque persone, Paolo Ricupero, Giuseppe Arasi, Antonio Campanile, Salvatore Cernuto e Marco Santo Vasile il gup ha accolto l’eccezione d’incompetenza territoriale mentre Rosario Pagliuca, per un difetto di notifica ha ottenuto lo stralcio della sua posizione. (09-01-09)

LA LETTERA
A TUTTI I SITI, GIORNALI E TELEVISIONI CHE SI SONO INTERESSATI DELLA MIA VICENDA GIUDIZIARIA, “MASSAGGI PERICOLOSI“ CON LA RICHIESTA DI INSERIRE NEI LORO SITI, OLTRE A QUELLO CHE C’E’ GIA’ ANCHE QUESTA MIA VERSIONE DEI FATTI, SE NON ALTRO PER POTERNE TRARRE GIUDIZI PIU’ DOCUMENTATI, OBIETTIVI E SERENI. DOPO AVERE LAVORATO IN SILENZIO E DURAMENTE PER UN ANNO PER CERCARE CON FATICA DI RIMARGINARE LE PESANTI LACERAZIONI ECONOMICHE CAUSATEMI DALLA VICENDA GIUDIZIARIA CHE MI HA VISTO INGIUSTAMENTE COINVOLTO UN ANNO FA, DOPO ESSERMI “LECCATO“ LE INGIUSTE E PROFONDE FERITE MORALI PROCURATEMI FRA LE QUALI LE FOTO SEGNALETICHE, LE VISITE DI CONTROLLO ALLE 2,30 ECC, ECC E DOPO AVERE CHIUSO LA VICENDA CON IL PATTEGGIAMENTO CHE IO HO VOLUTO CON FORTE DETERMINAZIONE CONTRO LA VOLONTA’ DEI MIEI AVVOCATI, DEI MIEI FAMILIARI E CONTRO QUELLA DI TUTTI I MIEI AMICI, PER NON AVERE AD OGNI UDIENZA IL RESOCONTO GIORNALISTICO O LA NOTIZIA CON FOTOGRAFIA
“L’ARCH. SARO PIZZINO EX SEGRETARIO DEL PARTITO SOCIALISTA, ELETTORE ED AMICO DELL’ON. NANNI RICEVUTO INDAGATO PER FAVOREGGIAMENTO E SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE…..ECC, ECC.”. FINALMENTE DOPO IL PATTEGGIAMENTO POSSO TORNARE A DIRE QUELLO CHE PENSO SENZA DOVERE SUBIRE RICATTI O CONDIZIONAMENTI DA PARTE DI CICHESSIA.
SONO STATO RIELETTO SEGRETARIO DEL P.S.I. PER 12 O 13 ANNI. PERCHE’ ERO UNA PERSONA CHE POTEVA E PUO’ ALZARSI E DIRE QUELLO CHE PENSA IN QUALUNQUE SEDE, PERCHE’ NON HO MAI CHIESTO O AVUTO VANTAGGI DALLA POLITICA NE’ PER ME NE’ PER I MIEI FAMILIARI E PERCHE’ ERO E SONO UNA PERSONA ASSOLUTAMENTE “PULITA“. IL P.M. RIMASE MOLTO MERAVIGLIATO DALLA MIA SCELTA DI AVERE OPTATO PER IL PATTEGGIAMENTO. AVREBBE SICURAMENTE PREFERITO CHE IL PROCESSO FOSSE CONTINUATO, FORSE PER POTERE AVERE UN PO DI ARTICOLI SUL GIORNALE ESSENDO, PER ALTRO, MOLTO GIOVANE. IO NON GLI HO CONSENTITO DI CONTINUARE A DIVERTIRSI SOSTENENDO LE SUE ASSURDE TESI. ALLA “SUPER CASTA“ NON E’ CONSENTITO DI AMMETTERE DI AVERE SBAGLIATO, DI AVERE ESAGERATO, E DI PRENDERE ATTO CHE LA TESI SU CUI SI FONDA L’ACCUSA E’ TOTALMENTE INESISTENTE. DA TUTTI I MASS-MEDIA, SU SUGGERIMENTO O SOFFIATE (IL P.M. DISSE AI MIEI LEGALI CHE LUI NON AVEVA DATO ALCUNA NOTIZIA ALLA STAMPA) MI E’ STATO ATTRIBUITO, CHE PERCEPIVO 3000 EURO AL MESE PER UN BIVANI ARREDATO, CHE FREGUENTAVO L’APPARTAMENTO, CHE ESERCITAVO LO “IUS PRIMAE NOCTIS“ E CHE RICEVEVO PRESTAZIONI SESSUALI IN CAMBIO DELLA MIA TOLLERANZA. TUTTI FATTI ORIGINATI DALLA FERVIDA FANTASIA (MALEVOLA O PILOTATA?) DI ALCUNI INTERCETTATORI CHE HANNO INTERPRETATO A LORO USO E CONSUMO. TUTTI I MIEI AMICI, TUTTI QUELLI CHE MI CONOSCONO, E SONO PROPRIO TANTI, SAPEVANO BENE, TRANNE I CARABINIERI ED I MAGISTRATI, CHE PER LA MIA SITUAZIONE SENTIMENTALE, ECONOMICA E SOCIALE NON AVEVO NECESSITA’ DI PROCURARMI NELL’APPARTAMENTO ALCUNA DELLE COSE IMPUTATEMI. QUANDO AFFITTAI L’APPARTAMENTO LA MIA INQUILINA SI PRESENTO’ COME MADRE DI DUE FIGLIE (NON LE CONOBBI MAI), SEPARATA, CON UN EX MARITO BENESTANTE, VENDEVA VESTITI IN CASA, ED AVEVA ACQUISTATO UN APPARTAMENTO IN UN COMPLESSO EDILIZIO DI SPADAFORA O VILLAFRANCA, E CHE APPENA GLIELO AVESSERO CONSEGNATO, ENTRO UN ANNO, AVREBBE LIBERATO L’IMMOBILE. COMINCIAMO DALLA FAVOLA DEI 3000 EURO AL MESE. IO, NON AVENDO ALCUNCHE’ DA NASCONDERE, CONSEGNAI AL MAGISTRATO UN ASSEGNO DATOMI DALLA MIA INQUILINA DI 3150 EURO A FRONTE DI PIU’ DI CINQUE MESI DI ARRETRATO PER DIMOSTRARE CHE PAGAVA SEMPRE CON GRANDE RITARDO MALGRADO I MIEI, ANCHE “ FORTI SOLLECITI TELEFONICI”. DUE GIORNI PRIMA DELLA SCADENZA MI VENNE RICHIESTO DI NON INCASSARLO E CHE A BREVE MI AVREBBE MANDATO I CONTANTI (COSA CHE NON FECE). ALCUNI GIORNI DOPO LA SCADENZA MI RITELEFONO’ DICENDOMI CHE MI AVREBBE SALDATO IL DEBITO CON 100 EURO AL “GIORNO” E NON ALLA “SETTIMANA”. CHI IN QUEL MOMENTO INTERCETTAVA E DEDUCEVA , SENZA FARE ALCUN APPROFONDIMENTO, MOLTIPLICO’ 100 EURO PER 30 GIORNI E COSI’ NACQUE LA FAVOLA DEI 3000 EURO AL MESE MALGRADO AVESSI CONSEGNATO UNA DETTAGLIATISSIMA SCHEDA CONTABILE, SCRITTA A MANO DA TRE MIEI COLLABORATORI, DOVE VENIVANO REGISTRATI TUTTI GLI INCASSI DELL’APPARTAMENTO E TUTTE LE FATTURE EMESSE SOGGETTE AD IVA MENSILE ESSENDO L’IMMOBILE DELLA MIA AZIENDA. PER CHIUDERE TUTTO ED ARRIVARE ALLA VERITA’ ERA SUFFICIENTE INTERROGARE I MIEI COLLABORATORI E CHIEDERE ALLA MIA INQUILINA SE PAGAVA DI PIU’ DI QUANTO ERA INDICATO NELLE FATTURE (600 EURO AL MESE, IVA DEL 20% COMPRESA E PURE 30 EURO DI ACQUA FORFETTARIA). NON E’ STATO FATTO MALGRADO LA MIA RICHIESTA, ORMAI DOVEVANO BRUCIARMI E DISTRUGGERMI. NELLE INTERCETTAZIONI C’E’ UNA TELEFONATA COSI’ CHIARA SULL’ ENTITA’ DELL’IMPORTO MENSILE PAGATO CHE SAREBBE BASTATA QUESTA PER CHIUDERE TUTTO IN ISTRUTTORIA: INTERCETTAZIONE DEL 26 OTTOBRE 2006, CHIAMO LA MIA INQUILINA DICENDOLE , SEI IN ARRETRATO DI 1950 EURO, MI HAI DATO UN ASSEGNO POSTDATATO AL 20 NOVEMBRE 2006 DI 1250 EURO, RESTANO COSI’ 700 EURO, TIENI PRESENTE CHE FRA UNA SETTIMANA FINISCE NOVEMBRE E DIVENTANO 1300 EURO, (E’ CHIARISSIMO CHE L’IMPORTO MENSILE E’ DI 600 EURO), RISPONDE L’INQUILINA “ASPETTA CHE ME LO SCRIVO PERCHE’ ME LO DIMENTICO “. PERCHE’ QUESTA INTERCETTAZIONE NON E’ STATA PRESA ASSOLUTAMENTE IN CONSIDERAZIONE? FORSE PERCHE’ ERA TROPPO CHIARA E ORMAI LA MACCHINA DELLA “GIUSTIZIA“ SI ERA MESSA IN MOTO E NON POTEVA PIU’ ESSERE FERMATA E PERCHE’ ORMAI ERO STATO CONDANNATO AD ESSERE FOTTUTO? PASSIAMO ORA ALLA MIA FREGUENZA ALL’APPARTAMENTO CHE HA SCATENATO LO “IUS PRIMAE NOCTIS “E“ LE PRESTAZIONI SESSUALI“. PER TUTTO IL PERIODO DELLE INTERCETTAZIONI, DURATE SVARIATI E SVARIATI MESI, IO SONO STATO NELL’APPARTAMENTO SOLAMENTE TRE VOLTE NELL’ARCO DI CINQUE GIORNI (COME E’ STATO DOCUMENTATO DA INTERCETTAZIONI E RIPRESE CON TELECAMERA) PER UN ALLAGAMENTO ED UN CORTO CIRCUITO AL PIANO INFERIORE. SOTTO L’APPARTAMENTO DELLA MIA INQUILINA LA MIA SOCIETA’ POSSEDEVA UN APPARTAMENTO AFFITTATO AD UNA COOPERATIVA CHE GESTIVA UN ASILO CON DEI BAMBINI DISABILI. VENNI CONTATTATO DALLA RESPONSABILE DELL’ASILO E MI FU COMUNICATO CHE PIOVEVA DAL TETTO, ANDAI IMMEDIATAMENTE PER VERIFICARE DA DOVE PROVENISSE L’ACQUA, SALITO AL PIANO DI SOPRA MI APRI’ UNA DONNA CHE NON ERA LA MIA INQUILINA, CHIESI DI LEI, MI FU RISPOSTO CHE ERA FUORI MESSINA E CHE ME LA AVREBBE PASSATA AL TELEFONO. LA INVITAI CON URGENZA A CHIAMARE UN IDRAULICO, E RIVOLGENDOMI ALLA DONNA PRESENTE NELL’APPARTAMENTO, “DANDOLE DEL LEI“, LE CHIESI DI FARMI CHIUDERE IL RUBINETTO D’ARRESTO PER IMPEDIRE CHE SI PROCURASSERO ULTERIORI DANNI ALL’APPARTAMENTO DI SOTTO, LA RINGRAZIAI E ME NE ANDAI SUBITO. DOPO CIRCA DUE GIORNI VENGO RICHIAMATO DALLA RESPONSABILE DELL’ASILO PERCHE’ ERANO AL BUIO PER UN CORTO CIRCUITO, ANDAI DI CORSA, SVUOTAI UNA PLAFONIERA DEL SOFFITTO PIENA D’ACQUA, SALII NUOVAMENTE AL PIANO DI SOPRA, APRE LA SOLITA DONNA, CHIAMA LA MIA INQUILINA CHE RITARDA NEL RICHIAMARE, NEL FRATTEMPO PASSEGGIO NERVOSAMENTE NELLA CUCINA (TUTTO RIPRESO DA UNA TELECAMERA) CON QUELLA DONNA SEDUTA SUL BRACCIOLO DI UN DIVANO CON LE GAMBE DI FUORI PERCHE’ INDOSSAVA UNA MINIGONNA ED IL SENO MOLTO ESPOSTO. FUI ATTRATTO DAL SENO DELLA DONNA ALLA QUALE DISSI: “HAI UN BEL SENO“ (NELLE INTERCETTAZIONI LA FRASE “HAI UN BEL SENO” ERA SCRITTA IN GRASSETTO PER EVIDENZIARE, COME NEI COMMENTI, LA MIA PROPENSIONE A DELINQUERE ED IL MIO SPESSORE CRIMINALE). LA SIGNORA PARVE COMPIACIUTA DAL MIO COMPLIMENTO ED IO, AVVICINANDOMI, LE ACCAREZZAI IL SENO PER 6/7 SECONDI (NON MINUTI, TUTTO REGISTRATO ANCHE NEI TEMPI) SENZA CHE LEI DESSE ALCUN SEGNO DI INSOFFERENZA, ANZI SI MOSTRAVA COMPIACIUTA. SUBITO DOPO ARRIVO’ LA TELEFONATA DELLA MIA INQUILINA ED ANDAI IMMEDIATAMENTE VIA. PER QUESTO SONO STATO RINVIATO A GIUDIZIO PER “SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE“ PERCHE’, SOSTENNE IL P.M. , NON AVEVO PAGATO LA PRESTAZIONE SESSUALE, CIOE’ LA TOCCATA AL SENO DI 6/7 SECONDI. MI E’ RIMASTO IL DESIDERIO DI SAPERE QUANTO AVREI DOVUTO PAGARE PER QUELLA FUGACE TOCCATA DI SENO. QUESTO E’ STATO IL MIO “SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE“. AMMETTO DI ESSERE STATO UN PO’ LEGGERO E SONO PERFETTAMENTE COSCIENTE CHE SE AVESSI AVUTO UN RAPPORTO SESSUALE DI QUALSIASI TIPO E NON AVESSI PAGATO LA PRESTAZIONE SAREBBE STATO OLTREMODO GIUSTO INCRIMINARMI. PERALTRO SONO SFOTTUTO DA ALCUNI MIEI AMICI PER AVERE FATTO DUE MESI E DIECI GIORNI DI ARRESTI DOMICILIARI PER UNA SEMPLICE TOCCATA DI SENO, QUESTA E’ LA GIUSTIZIA PER ALCUNI MAGISTRATI. LA CASTA E’ INTOCCABILE, MA LORO LA CHIAMANO INDIPENDENZA. PASSIAMO ORA ALLE PROCEDURE DA ME ATTIVATE PER FARMI RILASCIARE L’APPARTAMENTO. A SEGUITO DI UNA IRRUZIONE DELLA POLIZIA, IO INVIAI ALLA SQUADRA MOBILE UNA R.R.R. NELLA QUALE EVIDENZIAVO CHE AVEVO, PRIMA DELLA SCADENZA DELL’ANNO, GIA’ PROVVEDUTO ALLA DISDETTA DEL CONTRATTO E CHE AVREI, DI SEGUITO, INIZIATO LE PRATICHE PER LO SFRATTO. SFRATTO CHE OTTENNI DOPO CIRCA TRE ANNI. LA MIA INQUILINA, AVUTO NOTIFICATO LO SFRATTO MI CHIAMO’ E MI DISSE CON MOLTA CHIAREZZA: “HO UNA ZIA DI 85 ANNI, ME LA METTO IN CASA E TI ATTACCHI AL C……… TU, IL GIUDICE E L’UFFICIALE GIUDIZIARIO“. PER INFORMAZIONE IO HO UNA ATTIVITA’ COMMERCIALE ED AVENDO CAPITO IL SOGGETTO, IL CONTORNO E LA RISPOSTA AVUTA, EBBI PER DIVERSO TEMPO MOLTE PREOCCUPAZIONI, PERPLESSITA’, E TIMORI PER IL MIO NEGOZIO NEL CONTINUARE CON LO SFRATTO. CAMBIAI TATTICA E,CERCANDO DI IMPIETOSIRLA, RIUSCII AD OTTENERE L’IMMOBILE A FINE MAGGIO DEL 2007, ESCLUSIVAMENTE PER PIETA’ E MISERICORDIA NEI MIEI CONFRONTI (MI LASCIO’ UN BUCO DI 3000 EURO DI AFFITTI NON PAGATI). PERCHE’ LE FORZE DELL’ORDINE DOPO 6/7 IRRUZIONI NON RIUSCIRONO A BLOCCARNE L’ATTIVITA’ O AD ARRESTARLA? PERCHE’ DOPO LE IRRUZIONI, VENENDO NEL MIO UFFICIO E RICHIEDENDOMI PER L’ENNESIMA VOLTA LE FATTURE ECC. ECC. MI VENIVA RISPOSTO DAI CARABINIERI, CON TESTIMONI, “ARCHITETTO NON SI PREOCCUPI, LEI NON C’ENTRA”. PERCHE’ IL P.M. UN MESE PRIMA DEGLI ARRESTI DOMICILIARI VENNE NEL MIO NEGOZIO? SICURAMENTE AVEVA GIA’ TRATTATO LA MIA PRATICA E CONOSCEVA SIA IL MIO NOMINATIVO SIA LA MIA ATTIVITA’. VOLEVA CONOSCERMI PER VALUTARE IL MIO FORTE SPESSORE CRIMINALE? PERCHE’ UN TALE ACCANIMENTO NEL TENERMI DUE MESI E DIECI GIORNI AI DOMICILIARI QUANDO CHI FA UNO STUPRO, UNA RAPINA, SPACCIA O COLTIVA DROGA, ACCOLTELLA DEI GAY, DOPO UNA SETTIMANA E’ LIBERO? L’UNICO SITO INTERNET CHE SI E’ CHIESTO IL PERCHE’ DI QUESTO ACCANIMENTO E’ STATO UN SITO DI GIOIOSA MAREA, DOVE MI CONOSCONO MOLTO BENE, CHE HA IPOTIZZATO LA MOTIVAZIONE POLITICA. LI VOGLIO RINGRAZIARE PUBBLICAMENTE PER LA LORO PERSPICACIA E PER AVERE VOLUTO LEGGERE OLTRE LE RIGHE. PERCHE’ SONO STATO MESSO AI DOMICILIARI DOPO CIRCA DUE ANNI DALLA FINE DELLE INDAGINI, E DOPO UNA INTENSA CAMPAGNA ELETTORALE CHE MI HA VISTO IMPEGNATO ACCANTO AL MIO AMICO ON. NANNI RICEVUTO? PERCHE’ IL MAGISTRATO DI TURNO AD AGOSTO NON MI HA CONSENTITO DI LAVORARE DUE GIORNI ALLA SETTIMANA NELLA MIA AZIENDA PER DUE ORE, RISPONDENDO AI MIE AVVOCATI CHE “L’ARCH. PIZZINO NON HA BISOGNO DI LAVORARE“?. UNA DELLE COSE CHE MI HANNO PIU’ AMAREGGIATO, AVENDO FATTO POLITICA, SONO STATE LE RICHIESTE DELL’ ON. BRIGUGLIO DI VOLER CONOSCERE I NOMI DEGLI AMICI DELL’ ON. RICEVUTO PER STARNE LONTANO. DA LUI MI SAREI ASPETTATO SOLO SOLIDARIETA’ PERCHE’ DIVERSI ANNI FA, QUANDO FU INTERESSATO DA INDAGINI, SE NON RICORDO MALE PER I CORSI DI FORMAZIONE, ALL’ASSEMBLEA REGIONALE UNA SERA SI SPARSE LA VOCE CHE STAVA PER AVERE GROSSI PROBLEMI. QUANDO POI ANDO’ TUTTO BENE PER LUI, IL NOSTRO GRUPPO DI SOCIALISTI MESSINESI, ME COMPRESO, NE FU CONTENTO E SOLLEVATO. VISTO CHE SIAMO IN ARGOMENTO RISPONDO ANCHE ALL’ARTICOLO DEL 24/03/2005/ SU “REPUBBLICA“ A FIRMA DI ATTILIO BOLZONI, CHE IO HO QUERELATO PERCHE’ NON HO MAI POSSEDUTO UN SOLO MQ. DI TERRENO NEL COMUNE DI MESSINA, (QUERELA ARCHIVIATA!!!). BOLZONI INVECE NON E’ STATO QUERELATO DA UN MAGISTRATO E DAI SUI FAMILIARI MALGRADO LI AVESSI A SUO TEMPO SOLLECITATI!!!! QUESTA E’ L’UNICA E VERA VERITA’. TUTTO IL RESTO E’ SOLAMENTE SPAZZATURA. QUALORA DA QUALCUNO FOSSE RITENUTO UTILE SONO DISPONIBILE AD AVERE INCONTRI, A FARE DIBATTITI, A DOCUMENTARE ED A FARE TUTTO QUANTO POSSA GIOVARE A FARE CHIAREZZA SU QUESTA VICENDA.
ARCH. SARO PIZZINO

IL REPORTAGE DI ETTORE MO: Tra i militari americani che hanno combattuto in Iraq e Afghanistan. Chiedono la cittadinanza di Ottawa. «Proviamo vergogna e odio». Dal soldato Jeremy a mamma Kim. I «resistenti» che fuggono in Canada

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TORONTO — Molti li defi­niscono, sbrigativamente, «disertori», altri preferiscono chiamarli «war resisters» (cioè resistenti, obiettori di coscienza contro i conflitti at­tualmente in corso in Iraq e in Afghanistan): sono circa 220 i soldati americani che, rifiutando di combat­tere per «una guerra ingiusta» hanno trovato rifu­gio in Canada, a Toronto. Ma di loro solo il 50 per cento ha fatto richiesta al governo di Ottawa di residenza permanente nel Paese, non avendo al­cuna intenzione di rimettere piede negli Stati Uni­ti. Il primo di questi, nei nostri incontri, è stato il soldato Jeremy Hinzman, che si è presentato al­l’appuntamento — nel pub Einstein, frequentato da una combriccola di goliardi e vecchi lievemen­te anarchici — col figlio Liam e la figlia Catie, otto mesi e gli occhi pieni di lacrime e spavento: «82esima Airborne Division — si autodefinisce subito con la sobrietà del militare a rapporto —. Ho firmato un contratto di 4 anni con l’esercito e sono stato subito destinato all’Iraq, dove c’era quel mostro di Saddam Hussein e dove c’erano anche, nascoste, centinaia di armi di distruzione di massa. Quest’ultima, una notizia falsa, gonfia­ta dalla propaganda. Io sono un quacchero e la mia coscienza non mi consentiva di combattere più a lungo in una guerra che lo stesso presidente Obama ha definito ’stupida’ e ‘ingiusta’. E così, nel gennaio del 2004, ho passato il confine insie­me a due compagni. Per me e per la mia famiglia è già stato emesso ordine di espulsione. Resto in attesa della decisione del governo federale». Sulla vicenda dei «disertori» americani l’atteg­giamento delle autorità canadesi è ambiguo. Do­po il ’69 e negli anni più ruggenti della guerra in Vietnam circa 55 mila soldati arruolati nell’eserci­to degli Stati Uniti varcarono la frontiera (lunga 8.891 chilometri) e si rifugiarono in Canada, ac­colti a braccia aperte dai canadesi e dal governo liberale di Pierre Trudeau, felice di offrire «un por­to di pace» a quei ragazzi usciti incolumi ma avve­lenati nell’intimo per aver combattuto una guer­ra in cui non credevano. Venticinque anni, Jeremy Hinzman può vantar­si di essere il primo soldato americano ad aver messo piede su suolo canadese, a Toronto, nella regione Ontario. Ed è anche il primo ad aver af­frontato le autorità e il Canadian Immigration and Refugee Board per regolarizzare la propria po­sizione come immigrato. Ma la sua richiesta di es­sere accettato come «profugo politico» è stata re­spinta. Lo stesso è accaduto a una cinquantina dell’Army e dell’Air Force americani che sperava­no di ottenere la cittadinanza canadese. Il difenso­re e paladino di questa legione straniera accampa­ta sulle sponde dell’Ontario è Jeffry House, un av­vocato americano che si rifiutò di andare a com­battere in Vietnam ed ora vive a Toronto: «Vengo­no da me per chiedere aiuto — afferma — ed io posso fare ben poco. Ma definirli ‘disertori’ è vi­le. Sono semplicemente profughi di guerra». Di tutt’altro parere è il ministro dell’Immigra­zione Jason Kenney e del suo governo presieduto da Stephen Harper, conservatore inflessibile. Ne­gli ultimi undici mesi l’opposizione ha promosso due mozioni per bloccare l’ordine di espulsione inflitto ai soldati yankee, ma non sono servite a nulla. La prima vittima di questa politica della du­rezza è stato un giovane di 25 anni, Robin Long, che, disertando il campo di battaglia iracheno, tre anni or sono aveva raggiunto clandestinamente il Canada. Arrestato il 15 luglio del 2008, venne estradato negli Stati Uniti, dove la Corte marziale gli inflisse 15 mesi di detenzione: una pena lieve se si pensa a un disertore della Seconda guerra mondiale, Eddie Slovik, che venne fucilato. Insieme a Hinzman, definito dai suoi superiori «un soldato esemplare», altri sono stati colpiti dall’ordine di espulsione e vivono nell’ansia, in attesa che venga loro comunicata la data del prov­vedimento. Non senza difficoltà siamo riusciti ad avvicinare alcuni di questi poveretti costretti a rientrare in un Paese (il loro) che più non amano e che non li ama e dalla loro bocca sono uscite piccole storie, spesso amare e strazianti, oltre a parole di sfida, disgusto, indignazione. Dal tem­po dell’invasione in Iraq, nel 2003, più di 25 mila soldati americani hanno disertato l’esercito Usa — un aumento dell’80 per cento rispetto al perio­do 1998-2003 — e che la maggioranza ha scelto il Canada come rifugio permanente. Il caso che più appassiona l’opinione pubblica a Toronto è quello di Kimberly Rivera, che tutti chiamano Kim: una signora texana di 27 anni, ma­dre di tre figli, l’ultima — Katie — di appena otto mesi. È stata la prima donna-soldato ad abbando­nare l’esercito che l’aveva arruolata nel marzo del 2006 e l’aveva subito spedita in Iraq a svolgere mansioni di controllo e vigilanza a un posto di blocco militare: «Me ne sono andata — dice acca­lorandosi — proprio in segno di protesta contro quella guerra. E non s’illudano che, deportando­mi e mettendomi di fronte a un Tribunale milita­re, io cambi idea: che rimanga in Canada o ne ven­ga cacciata, quella è la mia opinione e la griderò ai quattro venti». Come tanti altri, Kim era partita per l’Iraq con entusiasmo e speranza: «Ma in quei tre mesi a Ba­gdad — aggiunge con un filo di voce — ho comin­ciato a interrogarmi. Mi sono chiesta quale aiuto potevamo dare a quella povera gente. Mi faceva male vedere l’arroganza dei nostri militari. Non avevo scelta. Sono arrivata qui il 18 febbraio del 2007». Alyssa Manning, l’avvocatessa che si occu­pa del suo caso, non si fa troppe illusioni: «Non credo — dice — che il fatto che la sua bimba più piccola, Katie, sia nata in Canada favorisca in qualche modo il suo tentativo di ottenere la resi­denza permanente nel nostro Paese. Comunque, se riuscisse a farcela, il suo rientro negli States comporterebbe problemi molto gravi. Con l’accu­sa di diserzione potrebbe finire in carcere per un paio d’anni. Neanche Obama potrebbe farci nien­te. La Corte marziale è inflessibile coi disertori». Il sergente Patrick Hart, 36 anni, braccia vigoro­se da lottatore ingentilite dai tatuaggi, è uomo di poche parole. Dice di essersi rifiutato di andare in Iraq per le «menzogne» del suo governo (sulle ar­mi di distruzione di massa) ma più ancora per le testimonianze «sul comportamento atroce e vile dei nostri soldati». E conclude: «Di tornare in America, neanche se ne parla. Provo vergogna e odio per il mio Paese. Mi vergogno di essere ame­ricano». Chuck Wiley, un ingegnere navale americano che ha lavorato per 17 anni nella Marina militare degli Usa, si trovava nel 2006 su una portaerei da cui partivano ogni giorno, ogni ora, dei caccia­bombardieri che volavano a bassa quota terroriz­zando le popolazioni delle città irachene. «Come abbiamo saputo dai piloti — spiega — si trattava di strike missions , di missioni illegittime che non rispettavano la Convenzione di Ginevra. Mi resi conto allora che col mio lavoro contribuivo al pro­getto bellico. Profondamente turbato, ne parlai con mia moglie. Prendemmo una decisione e po­co dopo il Natale del 2006 arrivammo in Canada. Ho comunque pagato caro il mio gesto di ribellio­ne. Mi mancavano tre anni alla pensione e ho per­so tutto». Ryan Johnson, 26 anni, è un ragazzo un po’ me­sto con occhi gentili e la barba rossiccia. Con la moglie Jenna ha fatto un mese di strada in auto dalla California al Rainbow Bridge, sulle cascate del Niagara. La decisione di raggiungere il Cana­da è maturata dopo un incontro con Jeremy Hinz­man. È a Toronto da quattro anni ma la sua do­manda per essere accettato come profugo e obiet­tore di coscienza è stata finora respinta. Confessa di essersi arruolato nell’esercito nel 2003 per far fronte alle difficoltà economiche della sua fami­glia: ma nel novembre del 2004, quando il suo reggimento si preparava a partire per l’Iraq, lui si butta dalla parte dei war resisters : «Non voglio tornare negli Stati Uniti dove sarei condannato e non potrei più uscire — asserisce con calma —. Ma se dovessi tornarci non ho proprio intenzione di chiedere scusa a nessuno». Commovente il racconto di Jules Tindungan, che è stato in Afghanistan dal gennaio 2007 al­l’aprile 2008. «Ho combattuto nei distretti di Gar­dez e di Khost. I talebani ci attaccavano anche due volte al giorno. Lassù tra quelle montagne c’era poco da mangiare e anche l’acqua scarseg­giava. Il 20 settembre del 2007 ho avuto confer­ma di aver ucciso un uomo. Erano passati sei gior­ni dal mio ventunesimo compleanno. Trascorsi una notte d’angoscia». Anche Chris Vassey ha combattuto per tre mesi in Afghanistan contro i talebani e racconta di avervi incontrato un giovane poco più che ven­tenne che s’era appena arruolato nell’esercito per avere, con l’ingaggio, la somma necessaria (30 mi­la dollari) al ricovero in ospedale della madre. Il portavoce delle Forze armate, Nathan Banks, so­stiene che l’argomento dei disertori sia stato gon­fiato a dismisura. Bill King, pianista jazz molto richiesto nei Club e nelle sale di Toronto che accoppia alla musica l’arte della fotografia, dice d essere sempre stato un pacifista mentre «alla Casa Bianca tutti i presi­denti, da Reagan a Clinton a Bush ci raccontava­no delle gran balle sulle ragioni che avevano spin­to i nostri soldati ad andare in Vietnam o in Iraq a fare la guerra. Quindi ho fatto la mia scelta e nel­l’ottobre del ’69 mia moglie ed io siamo venuti in Canada. Allora c’era un altro clima a Toronto e il governo di Pierre Trudeau era ben diverso da quello attuale. Andai al Ministero dell’Immigra­zione dove mi sottoposero a un interrogatorio ma alla fine ottenni la cittadinanza canadese sen­za rinunciare a quella americana». Più complicata e sofferta la vicenda vissuta da Philip McDowell che dal febbraio 2004 al febbra­io 2005 trascorre un anno in Iraq, in una località a nord di Bagdad dove s’era installato il I Cavalle­ria, la Divisione in cui s’era arruolato. «Trovai tan­ta povera gente soggiogata dalla tirannia, ma do­po che siamo arrivati noi, la vita degli iracheni è ulteriormente peggiorata. Nel 2004 avevo già de­ciso, durante una vacanza, di non tornare. No, non mi vergogno di essere americano. Ma negli States non ci torno più. Mai più». Nel suo libro «The Deserter’s Tale» (Racconto del disertore) che il Los Angeles Times qualifica come «un sostanziale contributo alla Storia», l’au­tore, Joshua Key, che dopo l’11 settembre s’era ar­ruolato nell’esercito per difendere il suo Paese da Al Qaeda, scrive: «All’inizio io credevo nella mis­sione in Iraq. Saddam Hussein era un mostro che andava tolto di mezzo e bisognava privarlo delle armi di distruzione di massa che erano nelle sue mani. Ma erano tutte balle. Non è stato trovato niente, in Iraq». Nel 2003 Key ha partecipato col suo plotone a 75 raid, irruzioni nelle case private col pretesto di snidare i terroristi, furti e rapine a mano armata, ed è stato testimone di un numero incalcolabile di delitti. A un certo punto racconta che, passeggiando per Bagdad, si è trovato di fronte a una «scena terribile»: «Tutto quello che potevo vedere erano corpi decapitati e tra i corpi e le teste c’erano dei soldati americani. Ho visto due soldati prendere a calci una di quelle teste co­me fosse un pallone». E conclude: no, non c’è nes­suna scusa per quel che ho fatto in Iraq. ETTORE MO

MAFIA: VOLEVANO COLPIRE FIGLI ASPIRANTI PENTITI,4 ARRESTI

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Li avevano avvertiti e ora erano pronti ad agire: se avessero rivelato piani e nomi di Cosa Nostra i loro figli e parenti sarebbero stati uccisi. A stare con le spalle al muro, due aspiranti neo collaboratori di giustizia di Niscemi; a finire in manette con l’accusa di associazione mafiosa sono stati quattro pregiudicati. Tra le vittime designate, due ragazzini di 7 e 11 anni. Con l’operazione ‘Crazy Horse’ la squadra mobile di Caltanissetta, con gli uomini del commissariato di Niscemi e di Vittoria, ha arrestato Rosario Lombardo Rosario, 48 anni, detto “Saru cavaddu” e gia’ sottoposto ai domiciliari; Giuseppe Lodato, 54 anni, meglio noto come “Peppi vureddu”; Alessandro Ficicchia, 42 anni, e Alessandro Aparo, di 27. Gli arrestati disponevano di notevoli quantita’ di armi e di uomini e, stando alle intercettazioni ambientali autorizzate dalla D.D.A. di Catania, avevano gia’ pianificato gli agguati contro i due minori e maggiorenne, figli e parenti dei due aspiranti neo collaboratori di giustizia. I criminali avevano individuato anche una delle campagne in cui risiedeva uno dei minori del collaboratore, mentre avevano intenzione di contattare il maggiorenne, parente dell’altro aspirante collaboratore, con l’intenzione di minacciarlo e fare recedere il parente dai suoi propositi.