LA STRATEGIA DELLA TENSIONE NELLA CITTA’ DELLO STRETTO: MA COSA STA SUCCEDENDO A MESSINA? TRE ATTENTATI E UNA SOLA REGIA?

Cosa sta succedendo a Messina? Riflettiamo per un momento ad alta voce. A fine luglio viene recapitata al sindaco Buzzanca una busta contenente un proiettile calibro 7,62 “Nato”. Il 27 agosto un individuo ancora non identificato (scuro di pelle, secondo un testimone oculare) cerca di appiccare il fuoco al cippo della Vara. Nella notte tra il 28 e il 29 agosto vengono bruciati i giochi per bambini sistemati in piazza XX Settembre. Tre episodi che non sembrano avere nulla in comune, ma che le istituzioni e le forze dell’ordine fanno benissimo a non sottovalutare. Nel primo caso, su pronta iniziativa del prefetto Francesco Alecci, il Comitato per l’ordine pubblico si è riunito e ha deciso di assegnare a un agente della polizia di Stato l’incarico di vigilare sulla sicurezza del primo cittadino. Nel secondo caso, le indagini sono in corso e potrebbero avere sviluppi nei prossimi giorni. Nel terzo, qualcuno ricorda che nella stessa zona, nel recente passato, non solo vi sono stati atti di vandalismo, ma alcuni anziani intenti a riposare sotto gli alberi sono stati derubati di soldi e oggetti. Perché allora accostare tre fatti accaduti nell’ultimo mese, ma senza un nesso logico che li unisca? Un motivo c’è. Non vorremmo che fossimo in presenza di qualche “oscuro messaggio” lanciato da qualcuno verso la città, e in particolare verso l’amministrazione comunale, chissà per quali ragioni. Perché è stato mandato il proiettile a Buzzanca? Ancora non si è riusciti a chiarire se si sia trattato del gesto di uno sconsiderato, di un folle, di un mitomane oppure se vi sia dietro qualcosa di più serio e preoccupante. Il sindaco ha più volte detto di non aver minimamente idea di chi possa essere stato ma, nello stesso tempo, ha ribadito che chiunque amministri può anche scontentare qualcuno con le sue decisioni, soprattutto se sono volte a mettere ordine in certe delicatissime materie e a ristabilire alcune regole in settori difficile da governare (rifiuti, mercati, lottizzazioni edilizie, emergenze abitative, appalti di pubbliche forniture e altro ancora). E che dire della Vara? È il simbolo per eccellenza, e non solo per la comunità cattolica, ma per tutti i messinesi. Può darsi sia stato un extracomunitario l’autore dell’incredibile gesto (spargere benzina ai piedi della “machina” e darle fuoco!), in nome di qualche “guerra santa” o semplicemente di un minuto di pazzia. Ma dietro la Vara ruota un mondo variegato e non sempre limpidissimo. E, dunque, colpire quel simbolo può anche essere stato un “messaggio”. Diretto a chi? All’amministrazione comunale, ad esempio, che sostiene di aver depurato le manifestazioni del Ferragosto messinese da quegli aspetti deteriori e da quei “condizionamenti” che – diciamolo chiaramente – vi sono sempre stati, perché spesso in Sicilia i cortei e le processioni religiose si trasformano in momenti di ostentazione del potere da parte di clan mafiosi e gruppi criminali radicati in determinati quartieri. O anche alla Curia arcivescovile. O alla città nel suo complesso. E veniamo all’ultimo dei tre episodi, il più recente. A nostro avviso, la furia che ha portato alla distruzione di scivoli e altalene in una delle rarissime aree a verdi di Messina è un atto di una gravità inaudita. Non sappiamo se si tratti di un fenomeno circoscritto alla zona (quella di Gravitelli) ma il segnale, comunque, vale per l’intera città: quei giochini erano stati ristrutturati solo da pochi mesi. Ecco, dunque, il “messaggio”: inutile che proviate a far qualcosa per migliorare la vita dei messinesi, qui o ci si sottomette a certe logiche oppure ogni sforzo è destinato a essere vanificato. Poiché sta per iniziare un autunno molto “caldo” (sono tante le vertenze che potrebbero esplodere tra settembre e ottobre), ci sembra giusto che nulla sia lasciato al caso e che vi sia una particolare attenzione nella “lettura” di tutto quello che sta accadendo o accadrà a Palazzo Zanca e in città. Senza assurde “dietrologie” ma anche senza pericolose sottovalutazioni. Lucio D’Amico - GDS

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