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LA CRONACA: MESSINA, LA VARA HA RISCHIATO DI FINIRE IN CENERE. INDAGA ANCHE LA DIGOS

Qualcuno lo spiega come un attacco estremo a un simbolo cristiano, qualche altro come il gesto insano di un balordo. Un dato è certo: il tentativo di incendiare la Vara, avvenuto alle prime ore di ieri mattina a piazza Duomo, rappresenta un fatto gravissimo che necessita di una risposta immediata da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine, che dovranno ricostruire con esattezza quello che è avvenuto. Da accertare, anche il movente, visto che al momento non vi è nulla di certo. Solo la testimonianza di un giovane che ha assistito al fatto mentre rincasava. Tutto, come raccontato ieri dal vicequestore Mario Ceraolo, dirigente dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato, si è consumato intorno alle 4,30 quando un ragazzo messinese, intento a pregare alla base della “machina” religiosa, ha notato un cittadino straniero avvicinarsi con in mano tre bottiglie di plastica e un grande rotolo di carta. Il comportamento dello sconosciuto, scuro di carnagione, secondo quanto riferito alla polizia, è sembrato fin da subito strano tanto che il testimone oculare ha deciso di non perderlo di vista neppure per un istante. È stato così per lui possibile vedere quell’uomo cospargere di benzina la base della Vara e, immediatamente dopo, appiccare il fuoco a un rotolo di carta anch’esso poco prima imbevuto di benzina. Quindi il lancio, nel tentativo di innescare l’incendio. Solo per pura fortuna, e per le urla del ragazzo, l’attentato non è stato portato a compimento. Il rotolo di carta, ancor prima di arrivare sulla base della Vara, si è infatti spento mentre le urla del giovane hanno costretto lo straniero a darsi alla fuga da piazza Duomo a bordo di una autovettura. Scattato l’allarme sono intervenute numerose “Volanti” della polizia di Stato i cui agenti, raccolta la prima testimonianza del ragazzo, hanno cominciato le ricerche del sospetto che, fino alla serata di ieri, non hanno dato alcun frutto. Altri poliziotti, rimasti a piazza Duomo, hanno invece spento un focolaio, recuperando tre bottiglie di plastica- del tipo utilizzate per l’acqua minerale, parzialmente piene di benzina, e il rotolo di carta usato dallo sconosciuto. Materiale che è stato posto sotto sequestro e trasportato negli uffici della caserma “Nicola Calipari” di via degli Orti. Non è escluso che il materiale possa rivelarsi utile, attraverso alcuni esami tecnici, per trovare qualche indizio che consenta di risalire all’identità dell’incendiario. In tal senso la polizia ha comunque già acquisito i filmati dei sistemi di televideosorveglianza installati in negozi e abitazioni private. Coinvolti nelle ricerche anche gli agenti della polizia municipale che, fin da ieri sera, hanno “piantonato” la Vara. Sempre ieri mattina la polizia – sulla vicenda indagano anche gli uomini della “Digos” sotto la guida del dirigente, vicequestore Guglielmo Toscano – ha sentito alcune persone che, nell’orario in cui è avvenuto il fatto, si trovavano nei pressi di piazza Duomo. Anche in questo caso dalle dichiarazioni si spera di recuperare qualche indizio che possa portare le indagini ad una svolta. Un rilievo eseguito ieri mattina sul ceppo della Vara ha evidenziato lievi danni al drappo rosso che insiste alla base della macchina, che non sarebbe comunque quello che l’accompagna durante la processione del 15 agosto. Una volta a piazza Duomo il telo verrebbe infatti sostituito. Al momento tra le poche certezze in mano agli investigatori quella che il gesto non sia da attribuirsi ad una “iniziativa estemporanea”. Il fatto che lo sconosciuto abbia agito in un orario in cui non vi sono persone nella piazza, che abbia portato al seguito ben tre bottiglie di plastica piene di benzina e che si sia anche fornito di un rotolone di carta è la prova che si tratta di un’azione preventivamente studiata. Cautela al momento sull’ipotesi che l’attentatore possa essere un fanatico musulmano: durante il Ramadan tutti i credenti devono evitare di abbandonarsi all’ira. Giuseppe Palomba - GDS

MESSINA, INQUIETANTE MESSAGGIO: SAREBBE STATO FERMATO UN GIOVANE MAROCCHINO PER IL FALLITO ATTENTATO ALLA VARA

LA VARA E I FUOCHI D’ARTIFICIO

Tre bottiglie di liquido infiammabile e un rotolo di carta incendiata sono stati lanciati poco prima delle 5 di stanotte sulla “Vara” di Messina, la grande macchina votiva, simbolo di fede per la città dello Stretto. Si tratta della Vara posizionata in piazza Duomo dal giorno di ferragosto, data cioè in cui ogni anno migliaia di persone ‘tirano la vara’ portandola in processione per le vie del centro. Secondo la prima ricostruzione l’attentato sarebbe stato eseguito da un uomo che avrebbe prima versato il contenuto di tre bottiglie di liquido infiammabile vicino il drappo della “macchina” votiva e avrebbe poi tentato di gettarci sopra un rotolo di carta, da cui si sarebbero dovute sviluppare le fiamme. Nel lancio però il rotolo si è spento e non é riuscito a incendiare la Vara. C’e’ stato un principio di incendio ma fortunatamente le fiamme si sono estinte prima di provocare danni. Secondo le prime voci, non appena sul luogo sono giunte le prime persone, l’uomo avrebbe desistito per poi darsi alla fuga. Sono in corso le indagini e la polizia sta acquisendo anche le immagini di telecamere a circuito chiuso della zona di piazza Duomo. Secondo indiscrezioni, sarebbe stato fermato un giovane di nazionalità marocchina, la cui posizione è al vaglio degli inquirenti. La Vara di Messina è di tipo piramidale alta 15 metri che illustra plasticamente il momento dell’assunzione in cielo della Madonna. Nella sua struttura trovano posto le raffigurazione della Vergine circondata dagli apostoli.

ALCUNI RAPPRESENTANTI DEL COMITATO VARA. DA SX CELONA, MOLONIA, RICCOBONO E DI BERNARDO

Franz Riccobono: «Il risultato di una bravata notturna. Piazza Duomo durante la notte è terra di nessuno»
Un episodio che non può che generare sconcerto quello accaduto intorno alle prime ore di questa mattina alla storica machina votiva protagonista del ferragosto messinese. Un gesto che, a detta di Franz Riccobono (nella foto) membro del comitato Vara, non può che essere attribuito allo scellerato comportamento di un vandalo. «Non c’è altra ragione che possa spiegare un fatto del genere – afferma Riccobono appena rientrato dalle vacanze e non ancora a conoscenza di quanto accaduto -. Oltre che rappresentare un gesto blasfemo perchè la stauta è il simbolo dell’Assunzione, si tratta di un comportamento privo di senso di cui non può che essersi reso protagonista, uno stupido, un drogato o un ubriaco che ha pensato bene di “movimentare” così la serata. Non vi leggo nessun’altra motivazione. Piazza Duomo nelle ore notturne diventa un punto di raccolta per vandali che non hanno nessun rispetto e ritegno e questa ne è l’ennesima lampante dimostrazione. Adesso mi metterò subito in contatto con qualcuno per capire bene la dinamica dell’accaduto». Un gesto scellerato, lo definisce dunque Riccobono, che aldilà del singolo episodio dovrebbe però essere considerato un preoccupante campanello d’allarme rispetto all’inciviltà che domina Messina nelle ore notturne e che riduce il centro storico ad una sorta di pericolosa zona periferica. E tuttavia va altresì sottolineato un altro particolare: domani infatti inizierà la fase di trasferimento dei giganti Mata e Grifone e lo smontaggio della machina votiva il cui ceppo verrà succesivamente trasportato nel deposito invernale. Impossibile dunque non porsi la domanda: fortuita coincidenza vandalica? Elena De Pasquale - tempostretto.it

MESSINA, IL CARCERE DI GAZZI E’ UNA BOMBA PRONTA A SCOPPIARE: ‘LA SITUAZIONE DEL PERSONALE IN SERVIZIO AL CARCERE E’ ORMAI AL COLLASSO’. ECCO I NUMERI DA VERGOGNA DELLE CARCERI ITALIANE

«La situazione del personale della polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Messina Gazzi è ormai al collasso». A sostenerlo, in una nota a firma della segreteria provinciale, è l’ “Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria». «Il competente provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria per la Sicilia – si legge nel documento – ha cercato di tamponare la grave carenza con l’ invio di personale in missione da altri istituti della regione, ma questo è stato possibile fino a quando vi è stata la disponibilità finanziaria. Ora invece i soldi sono terminati e, con essi, è finito anche il supporto garantito alla polizia penitenziaria messinese. L’ “Osapp” – prosegue il documento – ha rappresentato già ai vertici dell’amministrazione penitenziaria quale sia l’attuale situazione nella città dello Stretto, chiedendo anche la revisione dell’attuale pianta organica. Difatti, a conclusione del tavolo tecnico istituito per fare il punto della situazione sul problema dell’organico, è emerso un dato sconcertante, ovvero che il numero di agenti attualmente in servizio a Gazzi è di gran lunga sottodimensionato rispetto alle reali necessità». Sulla vicenda la segreteria provinciale dell’ “Organizzazione sindacale autonomia di polizia penitenziaria” ha ora inviato al capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, una nuova richiesta di incontro. (gi.pa.)

Pannella: in cella si sta peggio che nel fascismo

In carcere si sta peggio che durante il fascismo, parola di Marco Pannella. Il leader radicale dice che la condizione della Giustizia e degli istituti di pena è «incommensurabilmente più incivile, criminale e criminogena, violenta, illegittima e illegale, socialmente disastrosa e istituzionalmente aberrante» rispetto a quella prodotta dal Ventennio ed «è lo specchio dello Stato e del regime vigenti». La dura presa di posizione dei Radicali trova fondamento nel dossier relativo a 216 istituti penitenziari, presentato a Roma come bilancio dell’iniziativa «Ferragosto 2009 in carcere», che ha portato dietro le sbarre 400 tra parlamentari, amministratori locali e accompagnatori. Le celle stanno per scoppiare: il sovraffollamento ha raggiunto cifre record con 21.860 detenuti in più rispetto la capienza regolamentare: si contano 63.211 unità (60.473 uomini, 2.738 donne) contro le 41.351 regolamentari. I bambini sotto ai tre anni detenuti assieme alle madri sono 116: «Il doppio di quanto si diceva finora – ha osservato la deputata radicale, Rita Bernardini – mentre il ministro della Giustizia Angelino Alfano aveva promesso che non ci sarebbero più stati bimbi in carcere». Antonella Casu, segretaria dei Radicali Italiani, ha spiegato: «Questi bambini non escono mai dal carcere; mancano volontari che li accompagnino all’esterno e non esistono, all’interno dei penitenziari, strutture dedicate all’infanzia». La condizione del personale conferma il quadro della crisi: gli agenti di polizia penitenziaria effettivamente in servizio sono 34.111, contro i 42.118 previsti dalla pianta organica. Gli educatori sono 684, anzichè 1.088. Solo gli psicologi vanno in controtendenza, 352 invece di 124. I detenuti in attesa di giudizio sono 31.109, di cui 15.363 imputati, 10.381 appellanti e 5.251 ricorrenti in Cassazione. I tossicodipendenti sono 15.660, gli stranieri 22.644. 124 istituti hanno fornito dati relativi alla tipologia del reato relativamente a 34.757 detenuti: il 41,5% è dietro le sbarre per violazione della legge sulla droga, il 27,3% per reati contro il patrimonio e il 18% per reati contro la persona. L’8% è dentro per associazione di stampo mafioso. Un focus è stato aperto anche su episodi drammatici legati al carcere: nel 2009 sono stati 3.974 gli atti di autolesionismo segnalati, 33 i suicidi. L’iniziativa «Ferragosto 2009 in carcere», ha ricordato Rita Bernardini, ha aperto le porte alle visite in 186 istituti penitenziari in tutt’Italia, comprese le carceri minorili e gli ospedali psichiatrici giudiziari.

MESSINA, QUANDO LA CURIA SI TRASFORMA IN AGENZIA IMMOBILIARE: ‘INADATTI TUTTI GLI IMMOBILI DELLA ZONA INDUSTRIALE’. ‘APPROFITTATE DELLA NOSTRA OFFERTA’…

Tutti in attesa del parere del collegio di difesa. Per capire cosa sarà del futuro del Palagiustizia satellite. Il sindaco Buzzanca nelle scorse settimane ha incontrato i componenti della commissione di gara con in testa il segretario generale Santi Alligo e subito dopo ha dato mandato al collegio di difesa di verificare se le note, pervenute a Palazzo Zanca nei giorni scorsi, prima da parte della Curia, che concorreva mettendo a disposizione l’Istituto tecnico “Marconi” a Giostra, e poi dalla società Neptunia della famiglia Franza, che ha offerto la sede del Gruppo alla Zir, «meritano approfondimenti o meno». Sull’argomento al Comune sono giunte le note anche dello studio legale Giuffrida, che difende le posizioni della Curia Arcivescovile. L’avvocato Martino Giuffrida si sofferma sui requisiti oggettivi richiesti dall’invito a offrire: ovvero «la destinazione d’uso a uffici; la superficie commerciale compresa tra 5.000 e 10.000 mq oltre ad eventuali aree esterne per parcheggi; zona ben asservita da mezzi di trasporto pubblici e con sufficiente disponibilità di parcheggi». Secondo il legale gli immobili della Zona industriale regionale (Zir) o comunque in Area di Sviluppo Industriale (Asi) «non possono essere presi in considerazione perché carenti dei requisiti oggettivi richiesti». È il caso – secondo Giuffrida – del plesso della Gmc, indicata come vincitrice, che ha presentato un immobile di via Bonino. Giuffrida sostiene che «nessuno degli offerenti gli immobili in zona Zir o Asi ha richiesto informativa all’Asi stessa circa la possibilità del cambio di destinazione d’uso, anche perché è sospesa qualsiasi autorizzazione relativa a mutamenti di destinazione d’uso da industriale e commerciale, mentre possono essere effettuate modifiche per attività di servizi che siano di supporto alle attività industriali. Senza considerare, infine, che tutti gli immobili offerti in zona Zir sono carenti del requisito oggettivo della sufficiente disponibilità di parcheggio». «Comunque – continua Giuffrida – anche a non voler considerare gli elementi dichiarati essenziali dal Comune nell’invito a offrire, va tenuto presente che nessuno degli immobili offerti in zona Zir può ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 19.2 delle norme di attuazione al Prg consortile ottenere modifiche di destinazione d’uso». Per non perdere il finanziamento – sostiene Giuffrida – è dunque conveniente «approfittare dell’offerta fatta dalla Curia Arcivescovile che consente a questa città di avere nel tempo massimo di un anno una cittadella della Giustizia decentrata rispetto al centro storico della città che ha la possibilità di ampi parcheggi e di spazi sufficienti ove allocare tutte le attività giudiziarie che i responsabili riterranno di potere decentrare rispetto a quelle che resteranno ubicate nel Palazzo Piacentini. Senza dimenticare – conclude il legale – l’importanza sociale per la città della possibilità di risanamento della zona di Villa Lina».(m.c.)

EREDE DELL”EROE NORMALE’ MESSINESE: Affidata al figlio di Boris Giuliano la guida della “Mobile” di Milano

Un cerchio che si chiude. Per Alessandro Giuliano, che da oggi è il capo della squadra mobile di Milano, il nuovo incarico è un ritorno alle origini. L’investigatore aveva infatti dato avvio alla sua carriera proprio nel capoluogo lombardo, iniziando a lavorare nelle volanti nel 1990, prima tappa di una rapida ascesa che l’ha portato negli ultimi anni a dirigere la squadra mobile di Padova e poi di Venezia, dopo un passaggio a Roma e Napoli. Nato in Sicilia 42 anni fa, il nuovo direttore del pool investigativo milanese è il figlio di Boris Giuliano, il capo della Mobile di Palermo ucciso a colpi di pistola dal futuro boss mafioso Leoluca Bagarella nel 1979, quando il giovane Alessandro aveva appena 12 anni. Una figura e un destino, quello di Boris Giuliano, che con ogni probabilità per il figlio Alessandro fu all’origine della scelta di entrare in polizia e di correre gli stessi rischi del padre “Un eroe normale”, come egli stesso lo definì. Ma l’investigatore preferisce che questo aspetto rimanga chiuso nella dimensione privata. «Tutto quello che riguarda il rapporto con mio padre vorrei che restasse una questione personale». In comune Alessandro ha senz’altro la volontà di combattere la malavita organizzata. Come in Veneto, dove si è reso noto per aver coordinato le indagini sulla mala del Brenta. Tanto da finire nel mirino dei criminali che, secondo quanto riportato dal collaboratore di giustizia Raffaele Vassallo, progettavano di ucciderlo. La lotta contro ogni criminalità organizzata da oggi continuerà anche a Milano, «perchè in grandi città come questa, purtroppo i rischi di infiltrazioni da parte di simili organizzazioni sono sempre presenti». Il funzionario si dice orgoglioso di essere arrivato nel capoluogo lombardo. «Per un investigatore - spiega - è un traguardo importante: una sfida impegnativa ma nella quale posso contare su una squadra eccezionale». I prossimi giorni serviranno a prendere confidenza con l’ambiente e con la città, «perchè sarei un presuntuoso – dice – se dicessi di conoscere già una realtà così complessa».

MESSINA, NELLA CITTA’ DEI MORTI VIVENTI ADESSO SPUNTANO GLI ALIENI: QUANTI MISTERI NEI CIELI STELLATI DELLO STRETTO

Scegliete l’acronimo americano UFO (Unidentified Flying Objects) o il nostrano OVNI (Oggetto Volante Non Identificato), oppure se volete i termini “alieni” o “dischi volanti” per rimanere ancorati ad un lessico prettamente cinematografico di qualche anno fa. Quel che vi resterà è comunque un dubbio profondo, un punto interrogativo che continua ad attanagliare generazioni di umani che guardando il cielo si interrogano: ma esistono davvero gli extraterrestri? Una domanda che a Messina nelle ultime settimane si è fatta sempre più frequente, dopo l’avvistamento a Patti – il 13 agosto – da parte di un uomo, che si trovava in contrada Cuturi, di tre sfere luminose di grandi dimensioni e molto colorate che si muovevano nel cielo (riprese peraltro con il suo cellulare). Le immagini sono adesso in visione alla sezione messinese del Cun, il Centro ufologico nazionale, che le sta già esaminando. L’incontro ravvicinato con gli Ufo si è registrato poco prima della mezzanotte quando, alcune persone, hanno visto sbucare, dal promontorio di Tindari, una sfera di fuoco che ha danzato in cielo per un paio di minuti prima di scomparire. Pochi giorni dopo un’altra segnalazione è arrivata da Mortelle, dove parte del pubblico di uno spettacolo che si stava svolgendo all’aperto ha affermato di avere notato strani oggetti volteggiare in cielo. Oggetti che avrebbero preso la forma di una torcia emettendo poi una forte luce per sparire dopo qualche minuto, come testimoniano le foto scattate con il suo cellulare dal dott. Massimo Fiore, dentista di Patti. Nello stesso momento, ad Acqualadroni e a Sperone, secondo alcune testimonianze, tutti i cani avrebbero cominciato contemporaneamente ad abbaiare senza una apparente giustificazione. Crederci? Noi ci limitiamo a riportare altri casi segnalati nel capoluogo e in provincia di Messina nel corso degli ultimi anni, che sono al centro di studi da parte degli ufologi. Casi, peraltro, sempre più frequenti soprattutto nella zona tirrenica, tra le Isole Eolie e Caronia, che hanno attirato l’attenzione di tanti esperti dell’argomento, interessando anche il Governo nazionale, che proprio sui fatti di Caronia aveva creato un “Gruppo interistituzionale di osservazione e studio” che al termine delle indagini relazionò in un dossier riservato a Palazzo Chigi parlando di «tecnologie militari evolute anche di origine non terrestre». Ovvero test militari segreti o esperimenti alieni. Ma i casi strani a Caronia non si riferiscono solo ai fatti riguardanti gli incendi improvvisi di Canneto. Al paese nebroideo, infatti, è legata una delle testimonianze più importanti sull’avvistamento di Ufo, come conferma il direttore della sezione di Messina del Cun, Antonio Morreale. È la storia di Calogero Di Giorgio, funzionario dell’Inps, che nel novembre del 2004 visse il suo “incontro ravvicinato del terzo tipo”, assieme ad altri due amici. «Stavamo raccogliendo verdura in un campo su una collina di Caronia – racconta ancora oggi Di Giorgio – quando all’improvviso una luce improvvisa e un rumore assordante ci sorpresero. Alzammo improvvisamente lo sguardo e pochi metri sopra la nostra testa vedemmo una enorme palla di fuoco. Senza neanche parlarci, fuggimmo lontano. Un’esperienza irripetibile. Le persone possono anche non credermi, ma io ho la certezza che gli Ufo esistono». Avvistamenti recenti anche a Milazzo, Taormina, Letojanni, dove numerosi testimoni hanno raccontato di aver osservato le cosiddette “flotillas” (oggetti di colore rosso e arancione) sfrecciare nel cielo. Anche se il dott. Morreale precisa: «Attenzione, però, agli Orbs: si tratta di un fenomeno, ormai conosciuto, che riguarda alcune macchine fotografiche che allo scatto immortalano oggetti che sembrano Ufo. In realtà si tratta di un fenomeno causato dall’umidità». Nel capoluogo testimonianze sono state raccolte anche dal Centro Ricerche Ufologiche, diretto da Ettore Interdonato. Tra le più significative quella di due operatori ecologici (Gino F. e Giovanni M.) che lo scorso 9 aprile intorno alle 5 di mattina raccontarono di essere stati investiti da una luce improvvisa e densa. Anche in questo caso un palla di fuoco dal diametro di 40/50 metri, all’altezza di circa 200/250 metri da terra. Pochi secondi e la palla di fuoco si immerse nello Stretto, seguita da altre 15 piccole sfere dal diametro di 10-15 metri di colore rossastro. “Incontri ravvicinati del terzo tipo” per un sacerdote nei pressi dell’ex colonia estiva “Principe di Piemonte” a Dinnamare che ha raccontato di aver visto sfilare davanti a lui tre essere illuminati, come fosforescenti, alti circa due metri. Vano il tentativo di fuggire perché l’automobile non dava segni di vita. Poco dopo ecco alzarsi in volo un oggetto ovale, di circa 12 metri di lunghezza. Vero? Fate voi. Mauro Cucè - GDS

L’incredibile testimonianza di Laura e il suo incontro ravvicinato del terzo tipo
Una sera qualunque, quella del 18 marzo 2008. Un luogo come tanti, la statale che conduce a Faro. E una luce, prima azzurra, poi gialla e arancione. Una luce venuta dal cielo. E’ la testimonianza di Laura (nome convenzionale), giovanissima messinese, agente di Polizia, che ha una storia incredibile da raccontare. La storia di quando è stata rapita dagli alieni. Una testimonianza raccolta da Ettore Interdonato, presidente del Centro Ricerche Ufologiche di Messina, e che ha attratto l’attenzione di numerose riviste scientifiche, tra le quali la più nota dell’ambito ufologico, “XTimes”. Quella sera di marzo Laura ha un appuntamento con un agente immobiliare, ma la sua macchina ha un guasto. Alle 20.30 parcheggia in una piazzola lungo la statale per attendere il fidanzato. Ed è a quel punto che, mentre giunge un forte freddo, l’abitacolo inizia ad oscillare e a riempirsi di una luce che si fa più intensa dopo una sorta di sibilo, che presto diventa un suono quasi assordante. Poi Laura non ricorda più nulla di quello che è accaduto, si risveglia sempre in macchina ma in luogo diverso, chiama il fidanzato allarmato perché per sette ore, non pochi minuti come era sembrato a lei, aveva provato a chiamarla al cellulare, che risultava staccato. E’ quasi l’alba, sul collo ha dei puntini rossastri disposti simmetricamente a destra e a sinistra. Nei giorni successivi Laura avverte continua nausea e una leggera febbre la sera, mentre la notte è tormentata da incubi inspiegabili. Secondo la testimonianza che Laura ha dato a Interdonato e al Cru, tutto riaffiora solo molto tempo dopo, durante un banale intervento dal dentista. Laura inizia a ricordare qualcosa: una donna, lei, stesa su un lettino, con delle persone di piccola statura, con enormi occhi neri, tutto intorno. E altri uomini alti, in uniforme militare. Laura decide di sottoporsi ad accertamenti medici e psicologici, che non mostrano risultati particolari, se non che la ragazza ha effettivamente vissuto un’esperienza emotiva importante. Laura ha continuato ad avere problemi per molto tempo. E tra i tanti interrogativi che la tormentano, ha una certezza: da quel 18 marzo la sua vita non è più la stessa. (s.c.)

Gli incendi di Caronia non hanno ancora risposte
Cosa è successo a Caronia nel 2004? Nessuno lo sa. Restano i fatti inspiegabili: incendi improvvisi, tv ed elettrodomestici che si accendevano da soli, cellulari che si ricaricavano senza essere collegati o strani caratteri sui display. E restano anche due atti, in totale opposizione tra loro. Da un lato l’archiviazione da parte della Procura di Mistretta, nel giugno del 2008, dell’inchiesta avviata nel febbraio del 2005 per cercare di fare luce sugli incendi, dall’altra il fascicolo riservato del Gruppo Interistituzionale che avanzò l’ipotesi di “test militari segreti o esperimenti alieni”. Secondo i periti nominati dalla Procura, che avevano svolto un supplemento d’indagine dopo una prima richiesta di archiviazione, non ci sarebbero dubbi circa la “mano umana” dietro gli incendi nelle abitazioni. Prendendo come prova alcuni degli episodi che si verificarono nei mesi dell’emergenza, i consulenti parlarono di “fiamma libera”, sconfessando le teorie dei campi elettromagnetici che sino a quel momento erano state condivise da vari esperti. In poche parole si sarebbe trattato di un piromane. Spiegazione inaccettabile per le vittime di Canneto che quei fenomeni li avevano vissuti in prima persona. Di diversa natura il contenuto del fascicolo riservato inviato alla Protezione civile a a Palazzo Chigi da parte del Gruppo Interistituzionale (di cui facevano parte membri di Cnr, Istituto nazionale di geofisica, carabinieri, Aeronautica, Marina militare, Protezione civile e Nasa) che come detto parlò di “test militari segreti o esperimenti alieni”. Restano, poi, le testimonianze, come quella di Antonino Spinnato, un agrigoltore di Caronia, certo di aver visto a metà agosto oggetti volanti, peraltro fotografati. Tra questi uno avrebbe anche seguito un elicottero della Protezione civile costretto ad un atterraggio di fortuna per avarie alle pale. Scena ripresa da fotografie scattate peraltro proprio da Spinnato. Ma c’è anche un’altra fotografia finita negli archivi del Gruppo Istituzionale e già portata alla luce da diverse riviste e da quotidiani e pubblicata anche su diversi siti internet. Si tratta di un’immagine scattata da un mezzo militare nelle acque di Vulcano il 2 agosto del 200, che lascia a bocca aperta: sull’isola si vedono, infatti, sospesi due oggetti che sembrano tanto dei dischi volanti. Ufficialmente rimangono due OVNI, Oggetti volanti non identificati. Resta una curiosità: un altro Ovni quel giorno fu avvistato a Trapani. Dell’argomento si è occupato approfonditamente nei mesi scorsi anche il direttore della sezione di Messina del Cun, Antonio Morreale. «Su Caronia sono tantissime le stranezze: a cominciare da un tipo di cozza, chiamata Barchetta di S. Pietro. In quel periodo spiaggiarono tantissimi esemplari. Fenomeno, questo, che accade solo per il forte vento o per variazioni termiche improvvise. Ma nulla di questo in quei giorni fu segnalato. E ancora un tipo di pianta, la Ampelodesmos Mauritanicus, che cresce nella zona di Caronia, completamente carbonizzata fino alle radici. E poi melenzane di colore tigrato con diversi cicli di maturazione. Un giorno grandi, il giorno dopo improvvisamente più piccole. Qualcosa è accaduto, non può essere la mano di un piromane». La misteriosa energia, che ha sconvolto dal gennaio 2004 la tranquilla borgata di Canneto con incendi ed altre manifestazioni anomale, non si arresta. Il fenomeno lo scorso anno si è presentato anche nel novembre dello scorso anno a Terni, in via Campomicciolo. Nel cortile della propria abitazione S.L. ha visto bruciare sotto i propri occhi alcune sedie e un tavolo di plastica, un manico di aspirapolvere, un pallone di calcio e il copricamper. I vigili del fuoco intervenuti non hanno saputo dare spiegazione di quanto era avvenuto e hanno chiesto l’intervento dell’Arpa-Umbria, ma neppure i tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (che abbiamo direttamente contattato) hanno potuto dare una spiegazione scientifica.(m.c.)