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LE CLAMOROSE ACCUSE DEL PROFESSORE CUCINOTTA AL PROCESSO CONTRO IL RETTORE TOMASELLO + 22 DOCENTI: IL PROFESSORE ACCUSA I BARONI DI MESSINA, ‘QUEL CONCORSO DOVEVA SALTARE’

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MESSINA - «Non sono abituato a trovarmi davanti giudici e avvocati, tutt´al più studenti e animali». Nell´aula A del palazzo di giustizia di Messina, il professore Giuseppe Cucinotta parla davanti ad un muro di penalisti che hanno studiato una settimana per metterlo in difficoltà. Dietro di loro, il parterre è stipato di suoi colleghi, dal ghigno beffardo, che commentano continuamente sottovoce le sue affermazioni con sarcasmo: «Che attore, che attore». La solitudine del principale teste d´accusa del processo per lo scandalo del concorso truccato alla facoltà di Veterinaria, solo uno dei capi d´imputazione per il rettore Franco Tomasello, si tocca con mano alla pausa ordinata dalla severissima presidente della prima sezione del tribunale Katia Mangano. Giacca nera, camicia amaranto con fazzolettino in tinta, Cucinotta, che è ordinario di Clinica chirurgica a Veterinaria, sta in disparte. Nessuno dei colleghi gli rivolge la parola. «Non è cambiato niente, da allora - dice - anzi, la situazione è peggiorata. Mi hanno assolutamente isolato. E meno male che sono andato in Procura a denunciare, altrimenti chissà cosa mi sarebbe successo. Non so davvero come facciano i miei colleghi, come non si vergognino». Molti dei colleghi di cui parla ora si ritrovano sul banco degli imputati, 22 in tutto, accusati a vario titolo di reati che vanno dalla concussione all´abuso d´ufficio, dal falso alla truffa per la gestione di alcuni fondi. Uno spaccato davvero “istruttivo” di quella palude che è l´Università messinese, da anni e anni ormai al centro di inchieste di ogni genere, dove mafiosi e “baroni” si dividono la gestione di quello che resta un grande centro di potere. Minacce, intimidazioni e persino lo stop a progetti scientifici già approvati dal Ministero con tanto di fondi girati all´Università, come i 480 milioni di euro per realizzare il centro sperimentale di Chirurgia, finito nel nulla. L´incubo nel quale il professore Cucinotta si è ritrovato nel 2005 è cominciato subito dopo la sua nomina a membro interno della commissione del concorso per professore associato al quale partecipava un ricercatore “speciale” del dipartimento: Francesco Macrì, figlio dell´ex preside della facoltà e prorettore all´epoca dei fatti, Battesimo Macrì. «Ricordati di mio figlio», furono le uniche parole che Macrì rivolse a Cucinotta ancor prima della nomina della commissione. Poi una pioggia di minacce e intimidazioni portategli da svariati colleghi: «Attento, ti tagliano le gambe», «Non avrai più protezione», «Per te sono in arrivo tempi duri», «La magistratura aprirà un´inchiesta su di te», fino al messaggio ultimativo, arrivato a Cucinotta tra una prova e l´altra e portatogli da quello che era il suo maestro, il professore Orazio Catarsini, anch´egli ex preside di Veterinaria. «Catarsini mi venne a cercare nella sala in cui era riunita la commissione - ha raccontato ieri in aula Cucinotta, rispondendo alle domande dei difensori degli imputati - e mi disse di essere stato convocato dal rettore Tomasello: “Sta per scoppiare una bomba - furono le parole di Catarsini - il rettore mi ha detto di dirti che il concorso deve andare in bianco”. Come dire che nessuno doveva risultare idoneo e tutto sarebbe stato annullato». Era gennaio 2006 e le prime due prove per Francesco Macrì, il candidato raccomandato che da mesi andava in giro all´Università dicendo ai quattro venti che quel posto di associato era suo, erano andate abbastanza male, mentre i suoi concorrenti avevano già ottenuto un punteggio tale da risultare idonei. «Per far andare in bianco il concorso - ha spiegato ieri Cucinotta - avrei dovuto dichiarare il falso, dare valutazioni non rispondenti al vero. A quel punto ero davanti ad un bivio: o abbassare la testa o denunciare tutto. E sono andato in Procura. In qualche modo dovevo anche tutelarmi». Ad ascoltare le accuse del teste-chiave, che ha confermato in pieno quanto già dichiarato la scorsa udienza rispondendo alle domande del pm Antonio Nastasi, in fondo all´aula c´è anche il professore Battesimo Macrì, il collega che aveva preteso che quel posto di associato andasse al figlio che l´anno prima aveva già ottenuto il rinnovo del contratto di ricercatore e che, per giunta, si era pure disimpegnato diradando la sua presenza e la sua attività al Dipartimento. E già prima che venisse bandito il concorso, il preside aveva chiesto a Cucinotta un attestato di frequenza per il figlio. «I guai cominciarono lì - ha ricordato ieri l´ordinario di Chirurgia - avrei dovuto capirlo. Quell´attestato non lo firmai mai». Alla fine, il concorso lo vinse uno degli allievi migliori di Cucinotta, Filippo Spadola, ma Macrì presentò immediatamente un esposto in Procura paventando irregolarità e costringendo il rettore a non firmare gli atti del concorso e a chiedere chiarimenti alla commissione. Un atto dovuto, secondo il suo difensore, anche se Cucinotta lo interpreta come un modo di danneggiare il vincitore al quale, per altro, qualche tempo prima, era stato fatto sapere che era il caso che si dimettesse da un altro posto vinto, quello in una scuola di specializzazione. «In 40 anni di carriera, non ho mai visto niente del genere per un concorso», dice amaramente il professore che neanche gli studenti salutano più volentieri. «Se al posto mio ci fosse stato un altro con le spalle meno forti, avrebbero fatto quello che volevano». ALESSANDRA ZINITI - LA REPUBBLICA DI PALERMO

I relitti dei veleni - Fonti offre la sua versione sul cambio di denominazione delle imbarcazioni che ha confessato d’aver affondato nei mari calabresi: Il pentito e le navi fantasma dai troppi nomi

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Le navi “fantasma”. Date diverse, luoghi differenti, modalità d’affondamento o di dismissione difformi da quelle svelate dal pentito. Le storie della “Cunsky”, della “Yvonne A” e della “Voriais Sporadis” raccontate dai registri nautici internazionali non collimano con quanto rivelato dal collaboratore di giustizia Francesco Fonti che assume di averle personalmente affondate, con delle cariche di esplosivo, nel mar Tirreno, tra il ‘92 e il ‘93. La prima imbarcazione risulta infatti demolita con il nome di “Shahinaz” nel porto indiano di Alang il 23 gennaio 1992; la “Yvonne A” risulta essere stata dismessa con la denominazione di “Scutari II” nel porto turco di Aliaga, l’undici dicembre del 2004; la “Voriais Sporadis”, invece, risulta essere affondata nel Mar della Cina, il 20 gennaio del 1990, con il nome di “Glory Land”. Vista la situazione, abbiamo deciso d’intervistare l’ex ‘ndranghetista pentito per tentare di comprendere la ragione delle evidenti discrepanze.
Signor Fonti, come mai indica dei nomi delle imbarcazioni che al momento dell’affondamento di cui lei dice di essere stato protagonista gli armatori non usavano da tempo?
«Le navi cambiano spesso nome. Io, comunque, ho indicato queste denominazioni perchè fu il mio capobastone a parlarmi delle tre navi. Mi disse: “ci sono la Cunsky, la Yvonne A e la Voriais Sporadis da affondare. Sbrigatela tu”. Perciò io le ho sempre conosciute con questi nomi».
Ma lei ha inizialmente detto che la “Voiaris Sporadis” fu mandata a picco davanti alle coste metapontine, di fronte a Genzano. Poi, invece, ha parlato di Melito Porto Salvo: come mai?
«No, mi sono corretto. Inizialmente mandai la “Voriais” davanti a Genzano, poi siccome non avevamo appoggio logistico per compiere l’operazione la feci dirigere verso Melito dove ottenni il supporto che volevo dalla cosca locale».
Perchè, nonostante lei abbia iniziato a collaborare con la magistratura nel 1994, ha deciso di parlare delle navi dei veleni solo nove anni dopo?
«Io riferii di queste cose alla Direzione nazionale antimafia nel 2003 con un memoriale. Nel ‘94, quando decisi di pentirmi, la persona dei servizi segreti con cui ero in contatto mi consigliò di non aprire bocca su questi fatti. Mi disse: “parla di droga, di armi e di ‘ndrangheta, ma non parlare di navi perchè nessuno ti crederà e questi fatti ti si ritorceranno contro”».
Ma non provava disagio quando mandava in fondo al mare della sua regione imbarcazioni cariche di scorie nocive?
«Intanto ci raccomandavano di farle affondare il più distante possibile dalle coste. E poi io, all’epoca, non avevo alcuno scrupolo di coscienza: affondavo navi e trafficavo centinaia di chili di droga. Ero così…».
Servizi segreti, rifiuti radioattivi, navi che cambiano nome: non manca davvero nulla. Fonti, ieri, ha lanciato un appello per ottenere un’adeguata protezione per sé ed i propri familiari. «Chiedo di sapere – afferma – il motivo del mio abbandono alla mercè di chiunque voglia uccidermi. L’unica frase che ho ricevuto è stata “stia attento”. Questo comportamento da parte di chi ha il dovere di attuare una protezione per me e la mia famiglia, porta ad una sola conclusione: prima vengo eliminato, prima si potrà insabbiare questa situazione molto spinosa. Prendo atto di questa volontà». Fonti riferisce di avere inviato una lettera anche alla Dda di Salerno, competente a procedere per i reati commessi da magistrati del Distretto di Corte d’appello di Catanzaro, «per eventuali omissioni d’ufficio». Il suo avvocato, Claudia Conidi, intanto, invoca «almeno misure di tutela provvisorie». Al procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, titolare del fascicolo d’inchiesta, toccherà intanto il compito di fare chiarezza. In questa storia delle “navi a perdere” affondate dalla ‘ndrangheta troppe cose non convincono. O siamo al cospetto d’un depistaggio di dimensioni planetarie attuato per smentire il pentito e nascondere affari immondi, o al cospetto d’una “bufala” mondiale destinata a lasciare tutti con un pugno di mosche in mano. Arcangelo Badolati - GDS

MESSINA, AVREBBE FALSIFICATO LA CARTELLA CLINICA: RINVIATO A GIUDIZIO IL MEDICO GIANCARLO GEMELLI

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Il giudice dell’udienza preliminare Antonino Genovese ha disposto il rinvio a giudizio del dott. Giancarlo Gemelli. Il professionista dovrà rispondere di falso. Il processo inizierà il 22 gennaio prossimo davanti al giudice monocratico della prima sezione penale del Tribunale. Secondo l’accusa il dott. Gemelli avrebbe nella qualità di pubblico ufficiale e formando un atto nell’esercizio delle sue funzioni, attestato falsamente, nella cartella clinica di Giovanni Aloi, un paziente dell’Ortopedico di Ganzirri, di aver compiutamente informato il paziente su natura e modalità dell’intervento da questi subito il 14 ottobre del 1999 a meno di ventiquattore da un precedente analogo intervento operatorio, questo per ovviare agli errori commessi. I familiari di Aloi sono stati rappresentati in questa lunga vicenda processuale, che viene da una serie di pronunciamenti giudiziali, dall’avvocato Adriana La Manna, mentre il medico è stato assistito dagli avvocati Sandro Troja e Nicola Giacobbe. In sintesi Aloi – hanno sempre sostenuto i familiari –, dopo un primo intervento eseguito all’anca presso l’Istituto Ortopedico del Mezzoggiorno, sarebbe stato sottoposto ad un secondo intervento chirurgico per la sostituzione di una protesi all’anca. Questo appunto dopo un primo intervento eseguito 24 ore prima, intervento «precedentemente eseguito e non riuscito». Fatto che provocò «lesioni personali dalle quali derivava una malattia del corpo». Come fonte di prova del procedimento che si è tenuto davanti al gup Genovese, c’era agli atti la sentenza del giudice monocratico Bruno Sagone del 19 giugno del 2007, con cui il giudice dichiarò il non doversi procedere per mancanza di querela a favore il dott. Gemelli e di un altro suo collega, e assolse un terzo medico per non aver commesso il fatto dall’accusa di lesioni personali. In questa nuova vicenda processuale “residuava” invece l’ipotesi di reato di falso in cartella clinica a carico solo del dott. Gemelli. (n.a.)

VIABILITA’ A MESSINA: DA DOMANI PRESIDIATI TUTTI GLI INCROCI. COME FARANNO I NOTABILI, GLI ASSESSORI E I CONSIGLIERI COMUNALI CHE DA ANNI GUIDANO IMPUNITI LE ‘DUE RUOTE’ SENZA CASCO?

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Non è una rivoluzione, perché non potrebbe esserlo. Ma è un tentativo di dare risposte ai problemi di viabilità della città, con un maggiore presidio dei punti nevralgici e una rimodulazione dei servizi volta a rafforzare la presenza sulla strada dei vigili urbani, sacrificando, dove possibile, altri compiti d’istituto. È quanto è stato deciso al termine di un lungo vertice notturno a Palazzo Zanca, al quale hanno preso parte il sindaco Buzzanca, l’assessore Melino Capone e il comandante della polizia municipale Calogero Ferlisi. La riorganizzazione partirà già da domani. Attraverso una turnazione che coinvolge tutti gli agenti disponibili (secondo fasce orarie dalle 7 alle 10, dalle 12 alle 14,30 e, nei casi di necessità, dalle 14,30 alle 18,30), saranno previste postazioni fisse nelle principali intersezioni viarie. Sono 26 i punti dislocati sul territorio. 1) Via Consolare Pompea-villaggio Paradiso, davanti alla scuola elementare Donato. 2) Rotatoria di viale Annunziata-via Consolare Pompea. 3) Rotatoria di viale Annunziata-Nuova Panoramica dello Stretto. 4) Viale Annunziata-zona antistante il Centro Orchidea. 5) Intersezione via Sciascia-viale Regina Elena. 6) Intersezione viale della Libertà-via Brasile. 7) Viale della Libertà-zona antistante il ristorante “L’Ancora”. 8) Intersezione viale della Libertà-Giostra. 9) Intersezione viale Giostra-via Garibaldi. 10) Intersezione viale Giostra-viale Regina Elena. 11) Via Palermo-tratto largo La Corte Cailler-viale Regina Elena. 12) Piazza Unità d’Italia. 13) Via Garibaldi-tratto piazza Juvara-piazza Unità d’Italia. 14) Intersezione via Garibaldi-via Cesare Battisti (largo San Giacomo). 15) Corso Cavour-tratto piazza Antonello-via Tommaso Cannizzaro. 16) Intersezione viale Boccetta-viale Principe Umberto. 17) Via XXIV Maggio. 18) Piazza Duomo e aree pedonali limitrofe. 19) Via Vittorio Emanuele-tratto antistante varco pedonale crocieristi. 20) Intersezione via Vittorio Emanuele-viale San Martino. 21) Intersezione via Cesare Battisti-via Cannizzaro. 22) Piazza Cairoli lato monte. 23) Viale San Martino-tratto via XXVII Luglio-via Santa Cecilia. 24) Rotatoria viale Europa-via Catania. 25) Intersezione viale Gazzi-via del Santo. 26) Largo La Rosa-Statale 114. «È una rimodulazione – spiega il sindaco – che cerca di venire incontro alle esigenze della cittadinanza. Mettiamo in strada quante più divise possibili, trasferite anche da altri reparti operativi, secondo il principio dell’alternanza, in modo tale che chi fa servizio nel primo turno di tre ore, poi venga destinato ad altri compiti». Restano sul tappeto i tanti problemi, così come evidenziato in una nota firmata congiuntamente dal comandante Calogero Ferlisi e dal responsabile sezione ricerche, studi, formazione e statistica, il commissario ispettore Angelo Zullo. «Continua il costante decremento delle risorse umane destinate alla viabilità – sostengono Ferlisi e Zullo –, in relazione a crescenti inidoneità dovute a patologie varie, formalmente dichiarate dagli organi sanitari competenti e che, al momento, affliggono oltre un terzo dell’intero organico. Nel corso dell’anno, sono stati 19 i vigili che hanno lasciato il Corpo e altri 8 lo lasceranno entro dicembre». Lucio D’Amico - GDS

MESSINA, L’INCHIESTA: LA MAPPA DEI RIMBORSI COMUNALI AI DATORI DI LAVORO DEI CONSIGLIERI. DAL 2005 OLTRE 450 MILA EURO DI ‘ONERI RIFLESSI’… IL CASO DELL’EX ASSESSORE PIPPO MOLONIA

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MESSINA - I rimborsi continuano, ma, volendo fare una fotografia fermandosi a questa estate. Lʼassessore al Bilancio del Comune di Messina, Orazio Miloro, ha dovuto impegnare 450 mila 696 euro di “oneri riflessi” per i consigli circoscrizionali. La cifra riguarda non solo i rappresentanti del popolo nei sei quartieri attualmente in carica, ma anche i loro predecessori, spingendosi fino a due legislature fa, quando le circoscrizioni erano quattordici. LE TIPOLOGIE - Rispetto ad alcuni casi clamorosi riguardanti i colleghi “maggiori” di Palazzo Zanca, dove cʼè chi ha fatto il bracciante, chi è stato licenziato da una ditta al termine del mandato e chi è stato riassunto da unʼaltra una volta ritornato consigliere, gli esponenti dei quartieri non hanno cambiato molti datori di lavoro. Anche se non mancano i casi particolari e gli assunti nei corsi di formazione e in società cooperative targati politicamente. COSA SONO GLI ONERI - Perché le spese della politica non riguardano solo i gettoni di presenza delle sedute consiliari e di commissione, ma anche i cosiddetti “oneri riflessi”, ovvero la cifra che il datore di lavoro degli eletti può chiedere allʼamministrazione a titolo di rimborso per la mancata prestazione del dipendente. Una cifra che si era un poʼ attenuata con la legge regionale 22 del 16 dicembre 2002, grazie alla quale la somma non poteva superare un terzo di quanto percepito dal sindaco (nel caso di Messina, 2082 euro), ma che è aumentata con la Finanziaria regionale, che permette un rimborso pari a due terzi della stessa indennità. In passato, a Messina, e a denunciarlo era stata unʼinchiesta del settimanale “Panorama”, era anche stata escogitata la seduta notturna che iniziava alle 23 e trenta e finiva dopo la mezzanotte. Il perché? I consigli danno diritto allʼassenza dal posto di lavoro. E, con la seduta notturna, questo diritto si estende anche al giorno successivo. Lʼonore riflesso riguarda anche quelli contributivi e previdenziali. Somme che, come spese, vanno ad aggiungersi a quanto percepito dai consiglieri. QUELLI DELLA “MESSANA” - Tra i datori di lavoro privati più presenti, oltre alle Ferrorie nelle sue varie società, cʼè sicuramente la “Messana Servizi Società cooperativa arl”. A dimostrarlo, non solo i 27.520 euro rimborsati per le assenze di Giuseppe Gulletta fino a ottobre 2005 (quando era consigliere della IV circoscrizione dellʼepoca), ma anche per quelle di Giuseppe DʼAmico (il Comune ha sganciato un totale di 38.212 euro per un periodo che va da gennaio 2005, quando era nella IV circoscrizione, a maggio 2008, come rappresentante della II), di Raffaele Verso (prima X, oggi V, totale 12.476), di Giovanna Basile (già prima circoscrizione, 9.307) e di Francesco Zaffino (quinto quartiere, 5.101). I MAXI RIMBORSI - Oltre a quello di Giuseppe DʼAmico, si segnalano gli importi non indifferenti di Vincenzo La Monica (V circoscrizione, dipendente della Cooperativa Azione sociale, 29.825 euro per un periodo che va da febbraio 2006 a novembre del 2007), di Carmine Scarpati (II quartiere, dipendente del Formedil Ente scuola edile di Messina e provincia, 34.606 da ottobre 2007 ad agosto dello stesso anno), di Emilia Barrile (già IV circoscrizione, assunta dalla Cooperativa Lavoro & Servizi universitari), 24.489 da giugno 2006 a maggio 2008. Barrile è oggi consigliere comunale del Pd. Cʼè poi Andrea Risitano, dipendente della Bnl, banca alla quale sono stati rimborsati 30 mila 960 euro per un periodo che va da gennaio del 2005 ad agosto 2006. CHI HA CAMBIATO “PADRONE” - Il primo caso è quello di Giuseppe Cutè della V circoscrizione. Una prima tranche di rimborsi, che va da dicembre 2004 a settembre 2007 ha come destinatario la “City server”, società deputata alla manutenzione delle strade di area centrista. Da ottobre dello stesso anno, mese in cui decade il sindaco Francantonio Genovese, Cutè diventa dipendente della Cea, Cooperativa edilizia appalti con sede a Catania e uffici a Letojanni. Un salto di qualità anche nei rimborsi, visto che per ottobre e novembre 2007, la coop riceve 6339,55 centesimi dal Comune a titolo di rimborso sui complessivi 33.587 che incorporano anche le cifre dovute a City Service. Cʼè poi Natale Soraci, già consigliere della X circoscrizione e dellʼattuale V (oggi revisore dei conti dellʼAmam). In totale, il Comune ha dato ai suoi datori di lavoro 10.626 euro così suddivisi: 2.432,53 da agosto a ottobre del 2005 alla “Evolutive Managment Kappa sas di Caterina Grosso” e 6.023 euro, da gennaio ad aprile del 2006, alla Sfeira srl. La società ha sede in viale Annunziata 110. Allo stesso numero civico abita anche lo stesso Soraci. IN ORDINE SPARSO - Ed ecco gli altri consiglieri circoscrizionali che corrispondono a oneri riflessi per Palazzo Zanca: Luciano De Luca (Incom srl), ottobre 2005, 240 euro; Orazio Gemelli (Montepaschi Serit), da gennaio 2006 a giugno 2007, 5.129 euro; Natale Grillo (Enaip Messina, ente Acli), dal 1 settembre al 13 ottobre 2005, 1.130,71; Giuseppe Chirieleison (ex III Circoscrizione, Galeno società cooperativa arl), da settembre a ottobre 2005, 3.156; Andrea Parisi (ex II Circoscrizione, Caronte & Tourist Lines srl), dal 9 settembre al 7 ottobre 2005, 736,42; Stefano Macrì (Enel Ape srl), da gennaio a ottobre 2005, 13.542; Vincenzo Capritti (ex VI circoscrizione, Agrinova 2000 società cooperativa sociale arl), da settembre 2003 a settembre 2005, 4.114; Gianpaolo Rotondo (Gruppo Italia Immobiliare srl), 13.309; Salvatore Bensaia (ex VI Circoscrizione, SM Società Multiservizi spa), agosto-ottobre 2005, 950; Carlo Cantali (ex VIII circoscrizione, dipendente presso il commercialista Antonino Raffa), dal 1 luglio al 13 ottobre 2005, 4250; Giuseppe Famulari (ex VIII Circoscrizione, Panorama Piccola società cooperativa arl, detto anche il bar del Pappagallo di Cristo Re), aprile-ottobre 2005, 2.034; Maurizio De Leo (ex III Circoscrizione, Ansaldobreda spa), gennaio-ottobre 2005, 13.621; Francesco Rigano (Caronte & Tourist Lines srl), dal 2 settembre al 13 ottobre 2005, 1.468 e da gennaio-maggio 2006, 7.150, per un totale di 8.618; Sebastiano Gringeri (ex XIII Circoscrizione, Arcidiocesi di Messina, cognato del vicesindaco Giovanni Ardizzone), dal 7 settembre al 13 ottobre 2005, 172; Francesco Quero (consigliere della IV Circoscrizione, oggi ne è presidente, “Il Melocotogno sas” di La Spada Ernesta & C.), gennaio-marzo 2006, 1.249; Letterio Sciarrone (ex III Circoscrizione, Ansaldobreda spa), anno 2005, 11.521; Pietro Piccione (ex XI Circoscrizione, L.U.Me.N. Onlus, ente di formazione, presidente Cettina Cannavò, donna di punta della segreteria del leader del Pd Genovese), dal 6 settembre al 13 ottobre 2005, 532; Antonino Olivo (Rete Ferroviaria italiana spa), maggio-luglio 2005, agosto-settembre 2005 (921), ottobre 2005 (559), totale 2.913; Domenico Cassisi (G.I.O.M.I. spa), luglio-ottobre 2005, agosto settembre 2008 (780), ottobre-dicembre 2008 (1.703), totale 4.121; Roberto Calvo (ex X Circoscrizione, ora V, Ferrovie dello Stato spa), luglio-agosto 2005 (1.521), settembre-ottobre 2005 (2.714), ottobrenovembre 2008 (4.091), totale 8.326; Antonio Carrieri (Ferrovie dello Stato spa), maggio-luglio 2005, agosto-ottobre 2005 (1.328), gennaio-febbario 2006 (1.680), totale 5.715; Libero Gioveni (Ferrovie dello Stato spa), maggio 2005, 985; Giuseppe Iannello (Ferrovie dello Stato spa), 1.847; Giovanni Celona (Farmacia Brancato), 10 gennaio-12 ottobre 2005 (2.650,80), dal 2 gennaio 2006 al 20 dicembre 2006 (7.818), gennaio-febbraio 2008 (1.857,60), totale 12.325; Antonino Cardia (Ferrovie dello Stato spa), luglio-settembre 2005 (3.474); ottobre 2005 (823); febbraio-aprile 2005 (2.353), febbraio-marzo 2006 (2.353), agosto 2006-marzo 2007 (9.189), settembre-ottobre 2008 (2.903), totale 21.095; Paolo Maggio (Reti ferroviarie), agosto-ottobre 2005 (4.164), febbraio 2006 (1.268), gennaio 2007 (532), febbraio 2007 (1.939), maggio 2007 (2.283), aprile-giugno 2007 (5.935), totale 16.121; Aldo La Bruna (ex X circoscrizione, Poste italiane), ottobre 2005, 388; Sergio DʼArgenio (ex VIII Circoscrizione, Banca Popolare Italiana), agosto-settembre-ottobre 2005, 1.724; Francesco Zuppone (ex IV Circoscrizione, Monte Paschi Siena), gennaio-ottobre 2005, 5.836,60; Giuseppa Raciti (II Circoscrizione, Tribunale di Messina), 2 e 10 gennaio 2006 (167), 19 dicembre 2006-28 giugno 2007 (4.638), totale 4.805; Orazio Giannetto (III circoscrizione, Poste Italiane), ottobre 2008, 815; Letterio Trimarchi (II circoscrizione, Sma spa), novembre-dicembre 2008, 1.023; Domenico Cassisi (I circoscrizione, G.I.O.M.I., ortopedico Ganzirri), agosto settembre 2008 (780,56), ottobre-dicembre 2008 (1.703,04); Enrico Ferrara (VI circoscrizione, Siciliana Servizi emergenza spa), novembre 2008, 357; Matteo Pappalardo (I circoscrizione, Rfi), 3, 14, 18 marzo, 2, 7, 18 aprile, 21 luglio, 742; Mario Crottognini (I circoscrizione, MessinAmbiente spa), ottobre-dicembre 2006 (1.221), gennaio-marzo 2007 (916), totale 2.137; Salvatore Morabito (III circoscrizione, MessinAmbiente spa), gennaio-marzo 2007, 2.455; Giovanni Veneziano (III circoscrizione, Maggioli Tributi spa), 15, 20, 23 febbraio 2007, 90; Matteo Panarello (I circoscrizione, Rfi), febbraio-settembre 2006 (2.664), ottobre 2006-gennaio 2007 (1.245), totale 3.909; Salvatore Giunta (III circoscrizione, dipendente L.U.ME.N), gennaio-maggio 2008, 6.769; Nicola Rotondo (VI circoscrizione, Società AR srl), febbraio-dicembre 2007, 6.221. INCHIESTA DI DANIELE DE JOANNON (CENTONOVE DEL 25-09-09)

Con MessinAmbiente spese a quattro zeri - Le cifre dovute alla società per le assenze di Molonia

MESSINA - Gli oneri riflessi fra i più… onerosi? Sono quelli rimborsati a MessinAmbiente spa, dove lavora Pippo Molonia. Storico capogruppo del Pci, prima, e del Pds, poi, Molonia entra nella società mista nata per la gestione del ciclo dei rifiuti allʼindomani della sua nascita. Allʼepoca, erano i primi del 2000, la carriera politicam attiva sembrava abbandonata, anche a causa dei dissidi con i compagni dellʼex partito con cui era andato avanti. Lo sblocco arriva nel 2005, con le amministrative che incoronano Francantonio Genovese sindaco della città di Messina in quota centrosinistra. Perché, non soltanto Molonia ritorna in consiglio comunale, ma, in seguito, abbandona lʼaula per diventare assessore al Bilancio, titolo che mantiene fino allʼannullamento delle elezioni. Lo stipendio di Molonia a MessinAmbiente? Di assoluto rispetto, a giudicare dagli oneri riflessi erogati da Palazzo Zanca. Ecco quali. Con la determina del 18 gennaio 2007, alla società vengono rimborsate i giorni di mancata prestazione lungo i mesi che vanno da gennaio a settembre 2006, pari a 15.478 euro. La determina del 10 aprile del 2007, invece, salda il periodo ottobre-dicembre 2006 (10.076), mentre quelle del 26 luglio e del 25 settembre 2007, coprono rispettivamente gennaio-marzo e aprile giugno dello stesso anno, con un impegno di spesa di 10.263 e 11.441. Lʼultima è del febbraio 2008, con 3.199 euro per il mese di luglio 2007. Niente a che vedere, insomma, con gli ultimi oneri pagati ai datori di lavoro di altri ex colleghi consiglieri di Molonia. Come Nino Urso, assunto dall ʼIsmerfo e “costato” 4.270 euro per il periodo gennaio-marzo 2006, 2659 per luglio e agosto, 2738 per settembre e ottobre. O come Placido Oteri, per il quale sono stati rimborsati alla Siremar 4376,43 euro per febbraio marzo 2006, e Tanino Caliò (Aram): 3739,18 per luglio-settembre 2008.

I relitti dei veleni - La “Cunsky”, la “Yvonne A” e la “Voriais Sporadis” risultano aver fatto una fine diversa da quella raccontata da Francesco Fonti: LE NAVI DEL PENTITO AFFONDATE DUE VOLTE…

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I relitti affondati due volte. Il pentito Francesco Fonti, 52 anni, ha raccontato d’aver personalmente partecipato all’affondamento di tre navi davanti alle coste calabresi e lucane. Si tratta della “Cunsky”, della “Yvonne A” e della “Voriais Sporadis” che sarebbero finite in fondo al mare alla fine del ‘92 rispettivamente al largo di Cetraro, Maratea e Genzano. Fonti assume di averle fatte colare a picco con delle cariche di esplosivo, godendo dell’appoggio della cosca egemone di Cetraro. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia cozzano tuttavia con dei dati inoppugnabili che risultano dai registri navali internazionali cui attingono gli “specialisti” del Lloyd’s Marine Intelligence Unit. La “Gazzetta” è in possesso di questi dati e delle foto delle tre imbarcazioni. Cominciamo dalla “Cunsky”. La nave è stata fabbricata nel 1956 ad Hartlepool (Gran Bretagna) con il nome originario di “Lottinge”. Ha sempre battuto bandiera inglese e cambiato nome in tre distinte occasioni: nel 1974, quando venne chiamata “Samantha M”; nel 1975, quando venne battezzata “Cunsky” e nel 1991 quando fu rinominata “Shahinaz”. Al momento dell’inabissamento – per il pentito avvenuto nell’ottobre del ‘92 – si chiamava dunque “Shahinaz”. E con questo nome – qui viene il bello – risulta essere stata dismessa non nel Tirreno con l’esplosivo ma nel porto indiano di Alang, che è la terza struttura al mondo in tema di demolizioni di natanti in disuso. La “Yvonne A”, invece, venne fabbricata nel 1962 a Gdynia, nel golfo di Danzica (Polonia) e prese il nome di “Wrozka”. Assunse, poi, le seguenti denominazioni: “Yvonne a” nel 1987; “Xenia” nel 1988; “Flying Feeder” nel 1989; “Adriatico I” nel 1992; “Zeta I” nel 1999; “Scutari II” nel 2001. Fonti sostiene di averla spedita in fondo al Tirreno nel ‘92, ma la nave risulta essere stata dismessa il 12 dicembre del 2004 nel porto filippino di Aliaga. Il natante batteva bandiera polacca. La “Voriais Sporadis”, infine, fu costruita nei cantieri di Praire - au- Duc in Bretagna, nel 1956, con il nome di “Phebe”. battente bandiera francese la nave è stata poi denominata: “Alexia” nel 1970; “Titsa” nel 1976; “Calamos” ancora nel 1976; “Agios Nicolaos” nel 1981; “Castle Faith” nel 1983; “Jumbo Trust” nel 1986; “Voriais Sporadis” nel 1988. Nel 1989 cambiò infine tre volte nome chiamandosi: “Doto”, “Natalie” e “Glory Land”. La cosa assolutamente clamorosa è che il natante è affondato a nord di Taiwan (noi siamo in possesso delle esatte coordinate) davanti alle coste cinesi di Ning De. Questi sono gli atti ufficiali custoditi negli archivi nautici internazionali. Fermo restando che nel nostro confuso mondo quando si parla d’affari sporchi tutto è possibile, ci poniamo tuttavia degli interrogativi. Il primo: come mai l’ex ‘ndranghetista pentito in riferimento alle navi fatte saltare in aria a Cetraro, Maratea e Genzano usa i vecchi nomi dei natanti. Nomi risalenti agli anni precedenti e che non erano più iscritti sulle fiancate delle imbarcazioni, sui salvagenti e le dotazioni di bordo? Secondo interrogativo: com’è possibile che la “Voriais Sporadis” risulti affondata (nei documenti navali internazionali sono indicate le coordinate del luogo del naufragio) addirittura il 20 gennaio del ‘90 nel Mar della Cina? Terzo interrogativo: come mai la “Yvonne A”, che si chiamò così solo per un anno nel 1988, risulta essere stata demolita addirittura l’undici dicembre del 2004 nel porto di Aliaga? Qualcosa in questa storia delle navi mandate a picco dalla ‘ndrangheta non torna. O siamo al cospetto d’una articolata opera di depistaggio posta in essere su scala internazionale, oppure il racconto del pentito fa acqua (è proprio il caso di dirlo) da tutte le parti. Siccome la “Gazzetta” pubblica le immagini della presunta “Cunsky” potrebbe operarsi un raffronto tra la forma degli oblò e della poppa e la posizione delle ancore a prua estraibili dalla foto d’epoca con i fotogrammi girati dal robot mandato a 483 metri di profondità nelle scorse settimane. Un buon osservatore potrebbe trarne utili conclusioni. Arcangelo Badolati - GDS