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VIABILITA’ A MESSINA: DA DOMANI PRESIDIATI TUTTI GLI INCROCI. COME FARANNO I NOTABILI, GLI ASSESSORI E I CONSIGLIERI COMUNALI CHE DA ANNI GUIDANO IMPUNITI LE ‘DUE RUOTE’ SENZA CASCO?

Non è una rivoluzione, perché non potrebbe esserlo. Ma è un tentativo di dare risposte ai problemi di viabilità della città, con un maggiore presidio dei punti nevralgici e una rimodulazione dei servizi volta a rafforzare la presenza sulla strada dei vigili urbani, sacrificando, dove possibile, altri compiti d’istituto. È quanto è stato deciso al termine di un lungo vertice notturno a Palazzo Zanca, al quale hanno preso parte il sindaco Buzzanca, l’assessore Melino Capone e il comandante della polizia municipale Calogero Ferlisi. La riorganizzazione partirà già da domani. Attraverso una turnazione che coinvolge tutti gli agenti disponibili (secondo fasce orarie dalle 7 alle 10, dalle 12 alle 14,30 e, nei casi di necessità, dalle 14,30 alle 18,30), saranno previste postazioni fisse nelle principali intersezioni viarie. Sono 26 i punti dislocati sul territorio. 1) Via Consolare Pompea-villaggio Paradiso, davanti alla scuola elementare Donato. 2) Rotatoria di viale Annunziata-via Consolare Pompea. 3) Rotatoria di viale Annunziata-Nuova Panoramica dello Stretto. 4) Viale Annunziata-zona antistante il Centro Orchidea. 5) Intersezione via Sciascia-viale Regina Elena. 6) Intersezione viale della Libertà-via Brasile. 7) Viale della Libertà-zona antistante il ristorante “L’Ancora”. 8) Intersezione viale della Libertà-Giostra. 9) Intersezione viale Giostra-via Garibaldi. 10) Intersezione viale Giostra-viale Regina Elena. 11) Via Palermo-tratto largo La Corte Cailler-viale Regina Elena. 12) Piazza Unità d’Italia. 13) Via Garibaldi-tratto piazza Juvara-piazza Unità d’Italia. 14) Intersezione via Garibaldi-via Cesare Battisti (largo San Giacomo). 15) Corso Cavour-tratto piazza Antonello-via Tommaso Cannizzaro. 16) Intersezione viale Boccetta-viale Principe Umberto. 17) Via XXIV Maggio. 18) Piazza Duomo e aree pedonali limitrofe. 19) Via Vittorio Emanuele-tratto antistante varco pedonale crocieristi. 20) Intersezione via Vittorio Emanuele-viale San Martino. 21) Intersezione via Cesare Battisti-via Cannizzaro. 22) Piazza Cairoli lato monte. 23) Viale San Martino-tratto via XXVII Luglio-via Santa Cecilia. 24) Rotatoria viale Europa-via Catania. 25) Intersezione viale Gazzi-via del Santo. 26) Largo La Rosa-Statale 114. «È una rimodulazione – spiega il sindaco – che cerca di venire incontro alle esigenze della cittadinanza. Mettiamo in strada quante più divise possibili, trasferite anche da altri reparti operativi, secondo il principio dell’alternanza, in modo tale che chi fa servizio nel primo turno di tre ore, poi venga destinato ad altri compiti». Restano sul tappeto i tanti problemi, così come evidenziato in una nota firmata congiuntamente dal comandante Calogero Ferlisi e dal responsabile sezione ricerche, studi, formazione e statistica, il commissario ispettore Angelo Zullo. «Continua il costante decremento delle risorse umane destinate alla viabilità – sostengono Ferlisi e Zullo –, in relazione a crescenti inidoneità dovute a patologie varie, formalmente dichiarate dagli organi sanitari competenti e che, al momento, affliggono oltre un terzo dell’intero organico. Nel corso dell’anno, sono stati 19 i vigili che hanno lasciato il Corpo e altri 8 lo lasceranno entro dicembre». Lucio D’Amico - GDS

MESSINA, L’INCHIESTA: LA MAPPA DEI RIMBORSI COMUNALI AI DATORI DI LAVORO DEI CONSIGLIERI. DAL 2005 OLTRE 450 MILA EURO DI ‘ONERI RIFLESSI’… IL CASO DELL’EX ASSESSORE PIPPO MOLONIA

MESSINA - I rimborsi continuano, ma, volendo fare una fotografia fermandosi a questa estate. Lʼassessore al Bilancio del Comune di Messina, Orazio Miloro, ha dovuto impegnare 450 mila 696 euro di “oneri riflessi†per i consigli circoscrizionali. La cifra riguarda non solo i rappresentanti del popolo nei sei quartieri attualmente in carica, ma anche i loro predecessori, spingendosi fino a due legislature fa, quando le circoscrizioni erano quattordici. LE TIPOLOGIE - Rispetto ad alcuni casi clamorosi riguardanti i colleghi “maggiori†di Palazzo Zanca, dove cʼè chi ha fatto il bracciante, chi è stato licenziato da una ditta al termine del mandato e chi è stato riassunto da unʼaltra una volta ritornato consigliere, gli esponenti dei quartieri non hanno cambiato molti datori di lavoro. Anche se non mancano i casi particolari e gli assunti nei corsi di formazione e in società cooperative targati politicamente. COSA SONO GLI ONERI - Perché le spese della politica non riguardano solo i gettoni di presenza delle sedute consiliari e di commissione, ma anche i cosiddetti “oneri riflessiâ€, ovvero la cifra che il datore di lavoro degli eletti può chiedere allʼamministrazione a titolo di rimborso per la mancata prestazione del dipendente. Una cifra che si era un poʼ attenuata con la legge regionale 22 del 16 dicembre 2002, grazie alla quale la somma non poteva superare un terzo di quanto percepito dal sindaco (nel caso di Messina, 2082 euro), ma che è aumentata con la Finanziaria regionale, che permette un rimborso pari a due terzi della stessa indennità. In passato, a Messina, e a denunciarlo era stata unʼinchiesta del settimanale “Panoramaâ€, era anche stata escogitata la seduta notturna che iniziava alle 23 e trenta e finiva dopo la mezzanotte. Il perché? I consigli danno diritto allʼassenza dal posto di lavoro. E, con la seduta notturna, questo diritto si estende anche al giorno successivo. Lʼonore riflesso riguarda anche quelli contributivi e previdenziali. Somme che, come spese, vanno ad aggiungersi a quanto percepito dai consiglieri. QUELLI DELLA “MESSANA†- Tra i datori di lavoro privati più presenti, oltre alle Ferrorie nelle sue varie società, cʼè sicuramente la “Messana Servizi Società cooperativa arlâ€. A dimostrarlo, non solo i 27.520 euro rimborsati per le assenze di Giuseppe Gulletta fino a ottobre 2005 (quando era consigliere della IV circoscrizione dellʼepoca), ma anche per quelle di Giuseppe DʼAmico (il Comune ha sganciato un totale di 38.212 euro per un periodo che va da gennaio 2005, quando era nella IV circoscrizione, a maggio 2008, come rappresentante della II), di Raffaele Verso (prima X, oggi V, totale 12.476), di Giovanna Basile (già prima circoscrizione, 9.307) e di Francesco Zaffino (quinto quartiere, 5.101). I MAXI RIMBORSI - Oltre a quello di Giuseppe DʼAmico, si segnalano gli importi non indifferenti di Vincenzo La Monica (V circoscrizione, dipendente della Cooperativa Azione sociale, 29.825 euro per un periodo che va da febbraio 2006 a novembre del 2007), di Carmine Scarpati (II quartiere, dipendente del Formedil Ente scuola edile di Messina e provincia, 34.606 da ottobre 2007 ad agosto dello stesso anno), di Emilia Barrile (già IV circoscrizione, assunta dalla Cooperativa Lavoro & Servizi universitari), 24.489 da giugno 2006 a maggio 2008. Barrile è oggi consigliere comunale del Pd. Cʼè poi Andrea Risitano, dipendente della Bnl, banca alla quale sono stati rimborsati 30 mila 960 euro per un periodo che va da gennaio del 2005 ad agosto 2006. CHI HA CAMBIATO “PADRONE†- Il primo caso è quello di Giuseppe Cutè della V circoscrizione. Una prima tranche di rimborsi, che va da dicembre 2004 a settembre 2007 ha come destinatario la “City serverâ€, società deputata alla manutenzione delle strade di area centrista. Da ottobre dello stesso anno, mese in cui decade il sindaco Francantonio Genovese, Cutè diventa dipendente della Cea, Cooperativa edilizia appalti con sede a Catania e uffici a Letojanni. Un salto di qualità anche nei rimborsi, visto che per ottobre e novembre 2007, la coop riceve 6339,55 centesimi dal Comune a titolo di rimborso sui complessivi 33.587 che incorporano anche le cifre dovute a City Service. Cʼè poi Natale Soraci, già consigliere della X circoscrizione e dellʼattuale V (oggi revisore dei conti dellʼAmam). In totale, il Comune ha dato ai suoi datori di lavoro 10.626 euro così suddivisi: 2.432,53 da agosto a ottobre del 2005 alla “Evolutive Managment Kappa sas di Caterina Grosso†e 6.023 euro, da gennaio ad aprile del 2006, alla Sfeira srl. La società ha sede in viale Annunziata 110. Allo stesso numero civico abita anche lo stesso Soraci. IN ORDINE SPARSO - Ed ecco gli altri consiglieri circoscrizionali che corrispondono a oneri riflessi per Palazzo Zanca: Luciano De Luca (Incom srl), ottobre 2005, 240 euro; Orazio Gemelli (Montepaschi Serit), da gennaio 2006 a giugno 2007, 5.129 euro; Natale Grillo (Enaip Messina, ente Acli), dal 1 settembre al 13 ottobre 2005, 1.130,71; Giuseppe Chirieleison (ex III Circoscrizione, Galeno società cooperativa arl), da settembre a ottobre 2005, 3.156; Andrea Parisi (ex II Circoscrizione, Caronte & Tourist Lines srl), dal 9 settembre al 7 ottobre 2005, 736,42; Stefano Macrì (Enel Ape srl), da gennaio a ottobre 2005, 13.542; Vincenzo Capritti (ex VI circoscrizione, Agrinova 2000 società cooperativa sociale arl), da settembre 2003 a settembre 2005, 4.114; Gianpaolo Rotondo (Gruppo Italia Immobiliare srl), 13.309; Salvatore Bensaia (ex VI Circoscrizione, SM Società Multiservizi spa), agosto-ottobre 2005, 950; Carlo Cantali (ex VIII circoscrizione, dipendente presso il commercialista Antonino Raffa), dal 1 luglio al 13 ottobre 2005, 4250; Giuseppe Famulari (ex VIII Circoscrizione, Panorama Piccola società cooperativa arl, detto anche il bar del Pappagallo di Cristo Re), aprile-ottobre 2005, 2.034; Maurizio De Leo (ex III Circoscrizione, Ansaldobreda spa), gennaio-ottobre 2005, 13.621; Francesco Rigano (Caronte & Tourist Lines srl), dal 2 settembre al 13 ottobre 2005, 1.468 e da gennaio-maggio 2006, 7.150, per un totale di 8.618; Sebastiano Gringeri (ex XIII Circoscrizione, Arcidiocesi di Messina, cognato del vicesindaco Giovanni Ardizzone), dal 7 settembre al 13 ottobre 2005, 172; Francesco Quero (consigliere della IV Circoscrizione, oggi ne è presidente, “Il Melocotogno sas†di La Spada Ernesta & C.), gennaio-marzo 2006, 1.249; Letterio Sciarrone (ex III Circoscrizione, Ansaldobreda spa), anno 2005, 11.521; Pietro Piccione (ex XI Circoscrizione, L.U.Me.N. Onlus, ente di formazione, presidente Cettina Cannavò, donna di punta della segreteria del leader del Pd Genovese), dal 6 settembre al 13 ottobre 2005, 532; Antonino Olivo (Rete Ferroviaria italiana spa), maggio-luglio 2005, agosto-settembre 2005 (921), ottobre 2005 (559), totale 2.913; Domenico Cassisi (G.I.O.M.I. spa), luglio-ottobre 2005, agosto settembre 2008 (780), ottobre-dicembre 2008 (1.703), totale 4.121; Roberto Calvo (ex X Circoscrizione, ora V, Ferrovie dello Stato spa), luglio-agosto 2005 (1.521), settembre-ottobre 2005 (2.714), ottobrenovembre 2008 (4.091), totale 8.326; Antonio Carrieri (Ferrovie dello Stato spa), maggio-luglio 2005, agosto-ottobre 2005 (1.328), gennaio-febbario 2006 (1.680), totale 5.715; Libero Gioveni (Ferrovie dello Stato spa), maggio 2005, 985; Giuseppe Iannello (Ferrovie dello Stato spa), 1.847; Giovanni Celona (Farmacia Brancato), 10 gennaio-12 ottobre 2005 (2.650,80), dal 2 gennaio 2006 al 20 dicembre 2006 (7.818), gennaio-febbraio 2008 (1.857,60), totale 12.325; Antonino Cardia (Ferrovie dello Stato spa), luglio-settembre 2005 (3.474); ottobre 2005 (823); febbraio-aprile 2005 (2.353), febbraio-marzo 2006 (2.353), agosto 2006-marzo 2007 (9.189), settembre-ottobre 2008 (2.903), totale 21.095; Paolo Maggio (Reti ferroviarie), agosto-ottobre 2005 (4.164), febbraio 2006 (1.268), gennaio 2007 (532), febbraio 2007 (1.939), maggio 2007 (2.283), aprile-giugno 2007 (5.935), totale 16.121; Aldo La Bruna (ex X circoscrizione, Poste italiane), ottobre 2005, 388; Sergio DʼArgenio (ex VIII Circoscrizione, Banca Popolare Italiana), agosto-settembre-ottobre 2005, 1.724; Francesco Zuppone (ex IV Circoscrizione, Monte Paschi Siena), gennaio-ottobre 2005, 5.836,60; Giuseppa Raciti (II Circoscrizione, Tribunale di Messina), 2 e 10 gennaio 2006 (167), 19 dicembre 2006-28 giugno 2007 (4.638), totale 4.805; Orazio Giannetto (III circoscrizione, Poste Italiane), ottobre 2008, 815; Letterio Trimarchi (II circoscrizione, Sma spa), novembre-dicembre 2008, 1.023; Domenico Cassisi (I circoscrizione, G.I.O.M.I., ortopedico Ganzirri), agosto settembre 2008 (780,56), ottobre-dicembre 2008 (1.703,04); Enrico Ferrara (VI circoscrizione, Siciliana Servizi emergenza spa), novembre 2008, 357; Matteo Pappalardo (I circoscrizione, Rfi), 3, 14, 18 marzo, 2, 7, 18 aprile, 21 luglio, 742; Mario Crottognini (I circoscrizione, MessinAmbiente spa), ottobre-dicembre 2006 (1.221), gennaio-marzo 2007 (916), totale 2.137; Salvatore Morabito (III circoscrizione, MessinAmbiente spa), gennaio-marzo 2007, 2.455; Giovanni Veneziano (III circoscrizione, Maggioli Tributi spa), 15, 20, 23 febbraio 2007, 90; Matteo Panarello (I circoscrizione, Rfi), febbraio-settembre 2006 (2.664), ottobre 2006-gennaio 2007 (1.245), totale 3.909; Salvatore Giunta (III circoscrizione, dipendente L.U.ME.N), gennaio-maggio 2008, 6.769; Nicola Rotondo (VI circoscrizione, Società AR srl), febbraio-dicembre 2007, 6.221. INCHIESTA DI DANIELE DE JOANNON (CENTONOVE DEL 25-09-09)

Con MessinAmbiente spese a quattro zeri - Le cifre dovute alla società per le assenze di Molonia

MESSINA - Gli oneri riflessi fra i più… onerosi? Sono quelli rimborsati a MessinAmbiente spa, dove lavora Pippo Molonia. Storico capogruppo del Pci, prima, e del Pds, poi, Molonia entra nella società mista nata per la gestione del ciclo dei rifiuti allʼindomani della sua nascita. Allʼepoca, erano i primi del 2000, la carriera politicam attiva sembrava abbandonata, anche a causa dei dissidi con i compagni dellʼex partito con cui era andato avanti. Lo sblocco arriva nel 2005, con le amministrative che incoronano Francantonio Genovese sindaco della città di Messina in quota centrosinistra. Perché, non soltanto Molonia ritorna in consiglio comunale, ma, in seguito, abbandona lʼaula per diventare assessore al Bilancio, titolo che mantiene fino allʼannullamento delle elezioni. Lo stipendio di Molonia a MessinAmbiente? Di assoluto rispetto, a giudicare dagli oneri riflessi erogati da Palazzo Zanca. Ecco quali. Con la determina del 18 gennaio 2007, alla società vengono rimborsate i giorni di mancata prestazione lungo i mesi che vanno da gennaio a settembre 2006, pari a 15.478 euro. La determina del 10 aprile del 2007, invece, salda il periodo ottobre-dicembre 2006 (10.076), mentre quelle del 26 luglio e del 25 settembre 2007, coprono rispettivamente gennaio-marzo e aprile giugno dello stesso anno, con un impegno di spesa di 10.263 e 11.441. Lʼultima è del febbraio 2008, con 3.199 euro per il mese di luglio 2007. Niente a che vedere, insomma, con gli ultimi oneri pagati ai datori di lavoro di altri ex colleghi consiglieri di Molonia. Come Nino Urso, assunto dall ʼIsmerfo e “costato†4.270 euro per il periodo gennaio-marzo 2006, 2659 per luglio e agosto, 2738 per settembre e ottobre. O come Placido Oteri, per il quale sono stati rimborsati alla Siremar 4376,43 euro per febbraio marzo 2006, e Tanino Caliò (Aram): 3739,18 per luglio-settembre 2008.

I relitti dei veleni - La “Cunsky”, la “Yvonne A” e la “Voriais Sporadis” risultano aver fatto una fine diversa da quella raccontata da Francesco Fonti: LE NAVI DEL PENTITO AFFONDATE DUE VOLTE…

I relitti affondati due volte. Il pentito Francesco Fonti, 52 anni, ha raccontato d’aver personalmente partecipato all’affondamento di tre navi davanti alle coste calabresi e lucane. Si tratta della “Cunsky”, della “Yvonne A” e della “Voriais Sporadis” che sarebbero finite in fondo al mare alla fine del ‘92 rispettivamente al largo di Cetraro, Maratea e Genzano. Fonti assume di averle fatte colare a picco con delle cariche di esplosivo, godendo dell’appoggio della cosca egemone di Cetraro. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia cozzano tuttavia con dei dati inoppugnabili che risultano dai registri navali internazionali cui attingono gli “specialisti” del Lloyd’s Marine Intelligence Unit. La “Gazzetta” è in possesso di questi dati e delle foto delle tre imbarcazioni. Cominciamo dalla “Cunsky”. La nave è stata fabbricata nel 1956 ad Hartlepool (Gran Bretagna) con il nome originario di “Lottinge”. Ha sempre battuto bandiera inglese e cambiato nome in tre distinte occasioni: nel 1974, quando venne chiamata “Samantha M”; nel 1975, quando venne battezzata “Cunsky” e nel 1991 quando fu rinominata “Shahinaz”. Al momento dell’inabissamento – per il pentito avvenuto nell’ottobre del ‘92 – si chiamava dunque “Shahinaz”. E con questo nome – qui viene il bello – risulta essere stata dismessa non nel Tirreno con l’esplosivo ma nel porto indiano di Alang, che è la terza struttura al mondo in tema di demolizioni di natanti in disuso. La “Yvonne A”, invece, venne fabbricata nel 1962 a Gdynia, nel golfo di Danzica (Polonia) e prese il nome di “Wrozka”. Assunse, poi, le seguenti denominazioni: “Yvonne a” nel 1987; “Xenia” nel 1988; “Flying Feeder” nel 1989; “Adriatico I” nel 1992; “Zeta I” nel 1999; “Scutari II” nel 2001. Fonti sostiene di averla spedita in fondo al Tirreno nel ‘92, ma la nave risulta essere stata dismessa il 12 dicembre del 2004 nel porto filippino di Aliaga. Il natante batteva bandiera polacca. La “Voriais Sporadis”, infine, fu costruita nei cantieri di Praire - au- Duc in Bretagna, nel 1956, con il nome di “Phebe”. battente bandiera francese la nave è stata poi denominata: “Alexia” nel 1970; “Titsa” nel 1976; “Calamos” ancora nel 1976; “Agios Nicolaos” nel 1981; “Castle Faith” nel 1983; “Jumbo Trust” nel 1986; “Voriais Sporadis” nel 1988. Nel 1989 cambiò infine tre volte nome chiamandosi: “Doto”, “Natalie” e “Glory Land”. La cosa assolutamente clamorosa è che il natante è affondato a nord di Taiwan (noi siamo in possesso delle esatte coordinate) davanti alle coste cinesi di Ning De. Questi sono gli atti ufficiali custoditi negli archivi nautici internazionali. Fermo restando che nel nostro confuso mondo quando si parla d’affari sporchi tutto è possibile, ci poniamo tuttavia degli interrogativi. Il primo: come mai l’ex ‘ndranghetista pentito in riferimento alle navi fatte saltare in aria a Cetraro, Maratea e Genzano usa i vecchi nomi dei natanti. Nomi risalenti agli anni precedenti e che non erano più iscritti sulle fiancate delle imbarcazioni, sui salvagenti e le dotazioni di bordo? Secondo interrogativo: com’è possibile che la “Voriais Sporadis” risulti affondata (nei documenti navali internazionali sono indicate le coordinate del luogo del naufragio) addirittura il 20 gennaio del ‘90 nel Mar della Cina? Terzo interrogativo: come mai la “Yvonne A”, che si chiamò così solo per un anno nel 1988, risulta essere stata demolita addirittura l’undici dicembre del 2004 nel porto di Aliaga? Qualcosa in questa storia delle navi mandate a picco dalla ‘ndrangheta non torna. O siamo al cospetto d’una articolata opera di depistaggio posta in essere su scala internazionale, oppure il racconto del pentito fa acqua (è proprio il caso di dirlo) da tutte le parti. Siccome la “Gazzetta” pubblica le immagini della presunta “Cunsky” potrebbe operarsi un raffronto tra la forma degli oblò e della poppa e la posizione delle ancore a prua estraibili dalla foto d’epoca con i fotogrammi girati dal robot mandato a 483 metri di profondità nelle scorse settimane. Un buon osservatore potrebbe trarne utili conclusioni. Arcangelo Badolati - GDS

PUBBLICHIAMO L’INTERROGAZIONE DELL’ON. SCILIPOTI SUGLI ASPETTI FINANZIARI E LAVORATIVI DELLA COSTRUZIONE DEL PONTE SULLO STRETTO

ON. SCILIPOTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell’economia e delle finanze
Per sapere - premesso che:
il valore attualizzato stimato del costo per il ponte sullo Stretto di Messina, secondo alcune stime è pari a 6,3 miliardi di euro;
il costo a consuntivo di realizzazione dell’opera era stato stimato originariamente attorno ai 6 miliardi di euro, ma il prezzo posto a base di gara per l’individuazione del general contractor a cui assegnare la progettazione definitiva e la realizzazione del ponte è stato di 4.4 miliardi di euro e la gara, bandita dal concessionario Stretto di Messina Spa è stata vinta dalla ATI capeggiata da Impregilo che ha presentato un maxi-ribasso che stima il costo di realizzazione dell’opera in appena 3,9 miliardi di euro;
tale stima contenuta nel maxi-ribasso, contestato tra l’altro con apposito ricorso al TAR del Lazio da parte della concorrente cordata facente capo alla società Astaldi, secondo le valutazioni delle associazioni ambientaliste e come ben documentato nella Relazione conclusiva del 2004 della Commissione del Consiglio comunale di Messina, «Sulla sostenibilità sociale e ambientale del progetto preliminare e lo Studio di impatto ambientale del Ponte sullo Stretto di Messina», non tiene conto della lievitazione del costo dei materiali in primis l’acciaio, del più che prevedibile raddoppio dei tempi dei cantieri, da 6 ad almeno 12 anni, dei costi aggiuntivi derivanti dalle oltre 35 prescrizioni contenute nella Delibera CIPE 66/2003 di approvazione del progetto preliminare per limitare e mitigare l’impatto ambientale;
lo stesso Governo in carica, a pagina 106 dell’Allegato Infrastrutture al DPEF 2009-2013, redatto dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti valuta che riguardo al ponte si deve «effettuare una vera due diligence per verificare le necessarie rivisitazioni alla Convenzione, la rilettura dei valori dell’offerta»;
a fronte di un costo attualizzato di 6,3 miliardi di euro con le Delibere CIPE del 6 marzo 2009 e del 26 giugno 2009 il CIPE, nell’ambito del ri-orientamento dei Fondi FAS-Fondi per le aree sottoutilizzate, risulta (non esistono documenti ufficiali di dettaglio) che il Governo abbia deciso di destinare 1.300 milioni di euro al ponte sullo Stretto di Messina, fondi che comunque rimangono del tutto insufficienti e che costruiscono poco più della metà (52 per cento) di quanto stanziato nel 2003 per la ricapitalizzazione della Stretto di Messina SpA e 1/6 del costo attualizzato del ponte;
nella Tabella 11 «Interventi Fondo Infrastrutture quadro di dettaglio della Delibera CIPE del 6 marzo 2006» dell’Allegato Infrastrutture al DPEF 2010-2013, che illustra i contenuti della Delibera CIPE 26 giugno 2009, si indica una quota di fondi FAS di 904 milioni di euro destinati tra l’altro a «interventi a terra Ponte sullo Stretto»; nel Rapporto 2008 su «La Revisione della spesa pubblica», elaborato dalla Commissione tecnica per la finanza pubblica istituita a suo tempo presso il ministero dell’economia e delle finanze si legge, nella Raccomandazione 6, contenuta nel Capitolo 5 relativo alla Legge Obiettivo, che: «il finanziamento degli interventi della legge obiettivo si presenta incerto, frammentario, parziale e con problemi di sostenibilità. Appare indispensabile effettuare una ricognizione della situazione attuale per superare le incertezze e le carenze informative sul programma, in termini aggregati e relativamente a ciascun progetto approvato dal CIPE (…)»;
all’articolo 4, comma 4-quater della legge 3 agosto 2009 n. 102, conversione in legge del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78 si stabilisce che il finanziamento di 1.300 milioni di euro richiamato nelle Delibere CIPE del 6 marzo e del 26 giugno 2009 non è immediatamente disponibile ma sarà dato in vari, non quantificati, e successivi stanziamenti annuali, o meglio come contenuto in tale disposizione: «A valere sulle risorse del Fondo istituito ai sensi dell’articolo 18, comma 1, lettera b), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, è assegnato alla società Stretto di Messina Spa un contributo in conto impianti di 1.300 milioni di euro. Il CIPE determina, con proprie deliberazioni, le quote annuali del contributo, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e con le assegnazioni già disposte» -
se il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti abbia portato a termine le verifiche relative alla rivisitazione della Convenzione e la rilettura dei valori dell’offerta per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messine e quali risultati e valutazioni conclusive abbiano portato tali verifiche, alla luce del fatto che il costo attualizzato dell’opera è di 6,3 miliardi di euro mentre la sua progettazione definitiva e la sua realizzazione è stata assegnata con un maxi-ribasso di 3.9 miliardi di euro;
se il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti abbia individuato sinora, a sei anni dall’approvazione del progetto preliminare dell’opera, altre fonti di finanziamento pubbliche o private che contribuiscano alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina;
se il Governo abbia individuato, in questo grave periodo di crisi per l’economia italiana e di crescita della spesa pubblica e di conseguenza dell’indebitamento dello Stato, fondi di finanziamento e stabilito tempi certi per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, a fronte del fatto che anche solo i 1.300 milioni di euro resi teoricamente disponibili sono sinora assicurati sulla carta, visto che le quote annuali, di cui non si conosce l’entità, per coprire questo parzialissimo finanziamento dovranno essere stabilite con Delibere CIPE approvate ad hoc;
cosa intenda il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con la prevista realizzazione con i fondi FAS di «interventi a terra», citati nell’Allegato infrastrutture al DPEF 2010-2013, che dovrebbero essere quindi funzionali e strettamente connesse all’esecutività dei lavori dell’opera principale, a fronte di un’opera quale il ponte sullo Stretto di Messina che non è nemmeno giunto alla fase di progettazione definitiva;
sulla base di quali valutazioni anticongiunturali e di sviluppo strutturale del Paese, nell’attuale gravissima situazione di crisi economico-finanziaria che attraversa l’Italia, il Ministro dell’economia e delle finanze abbia deciso di «immobilizzare» 1.300 milioni di euro per un’opera il cui costo è più di cinque volte superiore ai finanziamenti sinora reperiti e i cui tempi di realizzazione saranno sicuramente molto superiori ai sei anni previsti ottimisticamente dal progetto, invece di destinarli, in accordo con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, in opere immediatamente cantierabili per l’adeguamento e il potenziamento della rete di infrastrutture ferroviarie, stradali e aeroportuali di Sicilia e Calabria, come richiesto tra l’altro dall’ANCE-Associazione nazionale dei Costruttori Edili, e nel potenziamento del servizio di traghettamento pubblico gestito da RFI;
quali siano le valutazioni di carattere trasportistico e infrastrutturale che hanno indotto il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti a perseguire negli Allegati infrastrutture ai due DPEF sinora approvati nella XVI legislatura l’obiettivo di realizzare, con fondi al momento interamente pubblici, un’opera dal costo attuale di 6,3 miliardi di euro, a fronte di un investimento in interventi prioritari che secondo quanto valutato nell’Allegato Infrastrutture al DPEF 2009-2013, ammontava complessivamente in 47 miliardi di euro e che presenta un rapporto costi-benefici che, alla luce dei previsti incrementi dei costi si sta rivelando sempre più negativo;
sulla base di quali informazioni viene indicata, e avallata dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, in una cifra compresa tra 40.000 e 60.000 lavoratori la ricaduta occupazionale del ponte, quando, secondo il progetto preliminare, che definisce peraltro «modesta» tale ricaduta in relazione all’imponenza dell’investimento, l’occupazione diretta del ponte non supererà nelle fasi «di picco» le 5.000 unità per le opere a terra;
se il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sia in grado di garantire che la realizzazione di opere «connesse» al ponte (la variante ferroviaria di Cannitello) approvate ed eventualmente avviate a finanziamento prima ancora dell’avvio della progettazione definitiva e di quella esecutiva dell’opera siano state accompagnate da una diligente analisi costi-benefici che ne abbia verificato una valenza economica e sociale eventualmente anche in assenza del ponte (eventualità che non può essere scartata, a meno di non voler considerare meramente formale l’esercizio della potestà approvativa da parte del CIPE);
se il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti non ritiene che le opere «compensative» non debbano essere in realtà considerate, a prescindere dalla stessa realizzazione del ponte, come un atto dovuto ad un’area quella dello Stretto di Messina, che ha pagato un prezzo pesantissimo in termini di qualità dell’ambiente e della vita al ruolo di transito cui errate scelte di localizzazione urbanistica degli approdi le hanno di fatto imposto negli ultimi 40 anni; in questo senso la «compensazione» dovuta all’area deve essere considerata con riferimento all’esperienza storica precedente, e non all’ipotesi di un progetto oscuro, dubbio ed incerto, nel suo costo economico e nella sua utilità sociale;
da dove arriveranno gli altri 4,8 miliardi di euro necessari alla costruzione del ponte visto che lo Stato, per un’opera secondo l’interrogante inutile e velleitaria rispetto alle tante piccole opere ordinarie necessarie al paese (messa in sicurezza del territorio, bonifiche di siti inquinati, abbattimento abusi edilizi, rinaturazione e adattamento, eccetera) è già tornato indietro destinando 1,2 miliardi di euro in meno rispetto a quanto venne destinato quattro anni fa con la ricapitalizzazione della Stretto di Messina SpA (1,3 miliardi di euro oggi, contro i 2,5 miliardi di euro del 2003);
come il Ministro pensa di affrontare la ridefinizione dei rapporti con il general contractor capeggiato da Impregilo, visto che il costo dell’opera è di 2,2 miliardi di euro in più di quello con cui è stata vinta la gara (6,1 miliardi rispetto ai 3,9 miliardi di euro del maxi-ribasso presentato da Impregilo);
in quale modo sono stati superati tutti gli ostacoli tecnici di realizzazione di un ponte sospeso, ad unica campata di 3,3 km (nell’area a maggior rischio sismico del Mediterraneo) e di gestione di un’opera, concepita per 100.000 veicoli al giorno quando stime ufficiali al 2032 prevedono solo 18.500v/g.(4-04296)

Reggio - Faida di Sant’Ilario, processo bis: Confermato l’ergastolo al messinese Trifiletti

Condanna all’ergastolo confermata a Roberto Trifiletti. Anche la Corte d’assise d’appello (Lilia Gaeta presidente, Massimo Gullino a latere), a conclusione del processo bis, celebrato su rinvio della Cassazione, ha ritenuto colpevole di associazione mafiosa e omicidio il quarantenne imputato messinese. Nella primavera del 2006, in applicazione della legge Pecorella (in seguito ritenuta incostituzionale), Trifiletti era riuscito a evitare il secondo grado nel processo che lo vedeva imputato del reato associativo e dell’assassinio di Francesco Managò, il giovane ucciso a colpi di pistola nella Locride, il 2 giugno del 2000, nell’ambito della faida di Sant’Ilario. La pronuncia della Cassazione aveva fatto ripartire il processo daccapo. Il 29 novembre del 2007 c’era stata la sentenza di primo grado e Roberto Trifiletti era stato condannato al carcere a vita. Per i giudici era lui il responsabile dell’omicidio di Francesco Managò. E quell’episodio, secondo l’accusa, aveva fatto da prologo all’omicidio di Domenico D’Agostino, avvenuto qualche settimana dopo l’uccisione di Managò. A incastrare Trifiletti era stata l’intercettazione di una conversazione dove gli interlocutori, secondo quanto sostenuto nel processo di primo grado dal sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo e ribadito nel processo d’appello dal sostituto procuratore generale Fulvio Rizzo, parlavano di una persona di nome Roberto. Il giorno prima dell’omicidio Roberto Trifiletti era stato fermato a Canolo, piccolo centro della Locride a poca distanza da Sant’Ilario, dai Carabinieri per un controllo. La circostanza era suonata per gli inquirenti come una conferma della presenza dell’imputato sulla scena del delitto. Ma c’è dell’altro. La conversazione intercettata, secondo l’accusa, era caratterizzata da contenuti autoaccusatori dove l’imputato avrebbe dichiarato di aver sbagliato bersaglio. Sempre secondo l’accusa il vero obiettivo dell’agguato non doveva essere Managò ma il boss di Sant’Ilario, Giuseppe Belcastro, condannato all’ergastolo nell’ambito del processo Primaluce. Così come in primo grado, anche in appello a contestare le conclusioni dell’accusa c’erano gli avvocati Rosario Scarfò e Carlo Autru Ryolo. I legali avevano affermato che non c’erano elementi per giungere a un giudizio di colpevolezza e hanno richiamato le perizie che, secondo la difesa, escludevano la responsabilità di Roberto Trifiletti. La Corte d’assise d’appello, dopo la rituale camera di consiglio, ha confermato la condanna all’ergastolo. Paolo Toscano - GDS

MESSINA - Lo scoop (febbraio 2007) sulle precarie condizioni della nave, il Tribunale di Roma dà torto a Rfi: Blitz delle “Iene”, scagionati i guardiani dell’Iginia

Ricordate il servizio mandato in onda nel febbraio 2007 dalla trasmissione televisiva “Le Iene” (Italia 1) sulla scarsa sicurezza delle navi Fs che giornalmente solcano lo Stretto? Una troupe riuscì a salire nottetempo sulla nave Iginia, ormeggiata in banchina, e a riprendere le precarie condizione dei macchinari e di alcune dotazioni di sicurezza. La messa in onda delle immagini costrinse Rfi a fermare l’unità per effettuare urgenti lavori di riparazione e manutenzione senza, peraltro, preoccuparsi di giustificare all’opinione pubblica come una nave in quelle condizioni fosse mantenuta regolarmente in linea per espletare un servizio pubblico sovvenzionato dallo Stato. La Procura aprì un fascicolo conoscitivo, Rfi avviò un’indagine interna e – soprattutto – punì, infliggendo loro una sospensione di dieci giorni, due lavoratori addetti al servizio di guardiania, imputandogli “disattenzioni” per l’illecito ingresso delle “Iene”. Ebbene, il 24 settembre, ovvero cinque giorni fa, ma la notizia s’è appresa solo ieri, la seconda Sezione lavoro del Tribunale di Roma ha dato torto a Rfi nel giudizio intentato contro i due lavoratori, Luigi Sciliberto e Giacomo Villari, cui ora dovranno essere riconosciute le spettanze economiche corrispondenti ai dieci giorni di sospensione, oltre alle spese di giudizio. “Piuttosto che adoperarsi per innalzare i livelli di sicurezza”, commenta oggi l’Orsa, “l’allora direzione di Rfi si preoccupò solo di intimidire l’azione sindacale attraverso condanne sommarie. A nulla valsero i tentativi di conciliazione avanzati dall’Orsa che cercò di evidenziare l’assenza a bordo del previsto equipaggio di sicurezza che l’allora direzione ometteva regolarmente di garantire per risparmiare sul costo del lavoro, sostituendo l’equipaggio con pochi guardiani a terra che a detta dell’azienda avrebbero dovuto garantire contemporaneamente la sicurezza e la “privacy” di più navi ferme in banchina, in invasatura e nei moli di ormeggio”. L’Orsa affidò la difesa dei due lavoratori all’avv. Daniele D’Orazio, intanto Rfi richiese ed ottenne il trasferimento a Roma del contenzioso: giovedì scorso il Tribunale civile capitolino “ha rigettato totalmente le sanzioni disciplinari proposte da Rfi” e condannato l’azienda a risarcire Sciliberto e Villari. “Si tratta solo”, analizza l’Orsa, “di uno dei molti contenziosi intestati a Fs ma pagati con soldi pubblici; emblematica è la vicenda dei marittimi precari dello Stretto che dopo aver ottenuto due favorevoli sentenze esecutive che ordinano a Rfi la loro assunzione e il risarcimento economico per i periodi pregressi, vengono ancora imbarcati con contratti a tempo determinato come se nulla fosse successo. Appare ovvio che alla fine dei ricorsi, Rfi si troverà obbligata ad assumere i lavoratori vincitori di causa e a riconoscere loro, con soldi pubblici, un congruo risarcimento che intanto continua inesorabilmente a lievitare, mentre nel contempo si continuano a sperperare risorse imbarcando personale precario esterno piuttosto che assumere gli aventi diritto”. “La domanda”, conclude la sigla sindacale, “nasce spontanea: se Rfi fosse un’ impresa totalmente privata, s’imbarcherebbe in costose cause, palesemente perse in partenza, solo per mostrare i muscoli ai lavoratori? A nostro modesto avviso, la Procura della Repubblica e la Corte dei Conti, anche per questo, farebbero bene a controllare la gestione delle risorse collettive affidate all’azienda ferroviaria”. (fr.ce.)