Le navi “fantasma”. Date diverse, luoghi differenti, modalità d’affondamento o di dismissione difformi da quelle svelate dal pentito. Le storie della “Cunsky”, della “Yvonne A” e della “Voriais Sporadis” raccontate dai registri nautici internazionali non collimano con quanto rivelato dal collaboratore di giustizia Francesco Fonti che assume di averle personalmente affondate, con delle cariche di esplosivo, nel mar Tirreno, tra il ‘92 e il ‘93. La prima imbarcazione risulta infatti demolita con il nome di “Shahinaz” nel porto indiano di Alang il 23 gennaio 1992; la “Yvonne A” risulta essere stata dismessa con la denominazione di “Scutari II” nel porto turco di Aliaga, l’undici dicembre del 2004; la “Voriais Sporadis”, invece, risulta essere affondata nel Mar della Cina, il 20 gennaio del 1990, con il nome di “Glory Land”. Vista la situazione, abbiamo deciso d’intervistare l’ex ‘ndranghetista pentito per tentare di comprendere la ragione delle evidenti discrepanze.
Signor Fonti, come mai indica dei nomi delle imbarcazioni che al momento dell’affondamento di cui lei dice di essere stato protagonista gli armatori non usavano da tempo?
«Le navi cambiano spesso nome. Io, comunque, ho indicato queste denominazioni perchè fu il mio capobastone a parlarmi delle tre navi. Mi disse: “ci sono la Cunsky, la Yvonne A e la Voriais Sporadis da affondare. Sbrigatela tu”. Perciò io le ho sempre conosciute con questi nomi».
Ma lei ha inizialmente detto che la “Voiaris Sporadis” fu mandata a picco davanti alle coste metapontine, di fronte a Genzano. Poi, invece, ha parlato di Melito Porto Salvo: come mai?
«No, mi sono corretto. Inizialmente mandai la “Voriais” davanti a Genzano, poi siccome non avevamo appoggio logistico per compiere l’operazione la feci dirigere verso Melito dove ottenni il supporto che volevo dalla cosca locale».
Perchè, nonostante lei abbia iniziato a collaborare con la magistratura nel 1994, ha deciso di parlare delle navi dei veleni solo nove anni dopo?
«Io riferii di queste cose alla Direzione nazionale antimafia nel 2003 con un memoriale. Nel ‘94, quando decisi di pentirmi, la persona dei servizi segreti con cui ero in contatto mi consigliò di non aprire bocca su questi fatti. Mi disse: “parla di droga, di armi e di ‘ndrangheta, ma non parlare di navi perchè nessuno ti crederà e questi fatti ti si ritorceranno contro”».
Ma non provava disagio quando mandava in fondo al mare della sua regione imbarcazioni cariche di scorie nocive?
«Intanto ci raccomandavano di farle affondare il più distante possibile dalle coste. E poi io, all’epoca, non avevo alcuno scrupolo di coscienza: affondavo navi e trafficavo centinaia di chili di droga. Ero così…».
Servizi segreti, rifiuti radioattivi, navi che cambiano nome: non manca davvero nulla. Fonti, ieri, ha lanciato un appello per ottenere un’adeguata protezione per sé ed i propri familiari. «Chiedo di sapere – afferma – il motivo del mio abbandono alla mercè di chiunque voglia uccidermi. L’unica frase che ho ricevuto è stata “stia attento”. Questo comportamento da parte di chi ha il dovere di attuare una protezione per me e la mia famiglia, porta ad una sola conclusione: prima vengo eliminato, prima si potrà insabbiare questa situazione molto spinosa. Prendo atto di questa volontà ». Fonti riferisce di avere inviato una lettera anche alla Dda di Salerno, competente a procedere per i reati commessi da magistrati del Distretto di Corte d’appello di Catanzaro, «per eventuali omissioni d’ufficio». Il suo avvocato, Claudia Conidi, intanto, invoca «almeno misure di tutela provvisorie». Al procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, titolare del fascicolo d’inchiesta, toccherà intanto il compito di fare chiarezza. In questa storia delle “navi a perdere” affondate dalla ‘ndrangheta troppe cose non convincono. O siamo al cospetto d’un depistaggio di dimensioni planetarie attuato per smentire il pentito e nascondere affari immondi, o al cospetto d’una “bufala” mondiale destinata a lasciare tutti con un pugno di mosche in mano. Arcangelo Badolati - GDS





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