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BARCELLONA PG: LA CLAMOROSA INCHIESTA SUI ‘CAVALIERI ERRANTI’. RESPINTE 72 RICHIESTE D’ARRESTO!

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Gli atti delle inchieste giudiziarie svelano sempre di più che la Città del Longano è diventata anacronisticamente terra di società segrete, di templari e financo di “Cavalieri erranti”. Il Gip del Tribunale di Barcellona, Anna Adamo, ha respinto la richiesta di arresto che era stata avanzata dal sostituto procuratore Domenico Musto per ben 72 indagati (dieci dei quali cittadini stranieri residenti a Malta), coinvolti nella cosiddetta operazione “Cavalieri erranti”, tutti indagati con l’ipotesi di aver fatto parte di una associazione a delinquere finalizzata alle truffe nell’affiliazione cavalleresca e nella distribuzione di onorificenze equestri a nome e per conto del sedicente “Supremo ordine di San Giovanni di Gerusalemme dei Cavalieri di Malta”. Si tratta di uno dei tanti ordini equestri che intende fare liberamente riferimento alla difesa del Santo Sepolcro e alla nobile tradizione dei Cavalieri di Malta che assistevano in epoca medioevale i pellegrini e crociati diretti in Terra Santa e che distribuisce ai suoi affiliati onorificenze cavalleresche di ogni genere. La richiesta di arresto era stata avanzata lo scorso anno per tutti i 72 indagati coinvolti nell’inchiesta. Dieci erano i mandati di cattura europei che erano stati richiesti per altrettanti indagati residenti sull’isola di Malta. Richieste tutte respinte. Adesso per la maggioranza degli indagati è stata presentata dalla stessa Procura richiesta di archiviazione che dovrà essere vagliata dal Gip. Nel frattempo lo stesso Gip con ordinanza aveva disposto la trasmissione di buona parte degli atti alla Procura di Catania dove esiste un’altra sede del Priorato e ciò per verificare se in quella giurisdizione siano stati commessi reati, così come emergerebbe dagli atti dell’indagine effettuata dai carabinieri. L’inchiesta denominata “Cavalieri erranti”, che rievoca l’epopea di Don Chisciotte della Mancia, era scaturita dall’apertura a Barcellona di una sede in via Torino del “Supremo ordine di San Giovanni di Gerusalemme dei Cavalieri di Malta”, intitolata ad Aldo Madia e di cui era stato nominato “Priore” Giuseppe Madia 64 anni, medico di Barcellona. Per Madia, inizialmente indagato per truffa e violazione dell’art. 8 della legge 3 marzo 1951 n. 178 che riconosce come Cavalieri di Malta solo il Supremo militare ordine di Malta (Smom) è stata presentata richiesta di archiviazione. Durante le indagini fu perquisita la sede e sequestrati, mantelli cavallereschi dell’ordine, medaglie commemorative dell’apertura della sede e albo fotografico e filmati della cerimonia di investitura dei cavalieri e del priore avvenuta in uno scantinato di un palazzo di Malta e alla quale parteciparono molti barcellonesi, tra i quali imprenditori che pagarono per ottenere l’affiliazione e le onorificenze. Nell’indagine era stato indagato anche il Gran priore d’Italia dello stesso ordine cavalleresco, un ingegnere romano difeso, come tanti degli indagati, dall’avv. Giuseppe Lo Presti del foro di Barcellona. A contribuire alla richiesta di archiviazione con le argomentazioni articolate è stata appunta una memoria difensiva presentata dall’avv. Giuseppe Lo Presti che in maniera circostanziata chiariva che il “Supremo ordine di San Giovanni di Gerusalemme dei Cavalieri di Malta” era riconosciuto da nazioni europee e dalla stessa Repubblica italiana, oltre che per reciprocità internazionale di leggi e riconoscimenti da parte di altre nazioni dell’Ue, da un Regio decreto, il n. 534 firmato nel mezzo del conflitto bellico da Re Vittorio Emanuele III il 27 gennaio del 1944 quando ancora la Seconda guerra mondiale non si era ancora conclusa ed a Corte del Regno si pensava ad istituire ordini cavallereschi. Il Regio decreto sancisce espressamente – si legge nella memoria difensiva – “che i cittadini italiani possono accettare e indossare le onorificenze e le decorazioni conferite dalla Prioria della Santissima trinità di Villedieu, antico ramo del Supremo ordine militare di San Giovanni di Gerusalemme, senza dover chiedere la suprema autorizzazione. Il presente ordine - recita ancora l’articolo III del Regio decreto - viene equiparato a tutti gli Ordini equestri nazionali”. A sostegno del decreto l’avv. Giuseppe Lo Presti ha esposto altre argomentazioni e, tra l’altro, un’ulteriore sentenza della Corte di Appello di Catania del 5 ottobre del 2007 con la quale si rileva che l’ordine cavalleresco contestato è riconosciuto da Romania, Repubblica di Malta, Angola, Congo e dalla Repubblica democratica di Sao Tomè. In base al trattato di costituzione dell’Ue dovrebbe vigere il principio di reciprocità nel riconoscimento della legislazione e dei regolamenti. Per conoscere i motivi che hanno portato il Gip a respingere la richiesta di arresto per ben 72 persone, bisognerà attendere il decreto di archiviazione. (l.o.) - GDS

MESSINA, LE RELAZIONI PERICOLOSE DEL NEO PENTITO MARCHETTA: Dai rapporti col boss Di Salvo al “risentimento” per il leader di An Nania

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BARCELLONA - Maurizio Marchetta ha nei confronti del vice presidente del Senato Mimmo Nania non pochi motivi di rancore. Marchetta era vice presidente del Consiglio in quota ad An quando, nel 2003, vennero eseguite le misure cautelari nell’ambito dell’operazione “Omega”, un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina che vedeva l’imprenditore barcellonese titolare della Cogemar Srl tra gli indagati per turbativa d’asta ed associazione per delinquere. An, il partito di cui Mimmo Nania a Barcellona era il leader, prese le distanze da Marchetta che si sentì scaricato e passò al Gruppo misto. ll risentimento, Marchetta, lo ha sfogato anni dopo, una volta uscito dall’inchiesta: il 29 gennaio del20O7, nel corso del Consiglio comunale, accusò; “Ho sentito molta solidarietà da parte di Nania ad altri esponenti politici inquisiti. Per me, invece, non c’è stato niente“, riporta il verbale della seduta. Di Marchetta tracciano un profilo tutt’altro che lusinghiero i componenti della Commissione d’accesso al Comune di Barcellona Pozzo di Gotto incaricati nel 2006 di verificare infiltrazioni mafiose nella gestione del Comune. Della commissione, faceva parte Giuseppe Anzalone, vice Questore della Polizia di Stato, uno dei funzionari incaricati ora di trovare riscontri alle dichiarazioni di Marchetta. La relazione della Commissione, oltre a tutta una serie di procedimenti penali che lo vedevano coinvolto, compresa la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dei beni (da cui è uscito definitivamente), segnalava isuoi rapporti di frequentazione con Sem Di Salvo, capo del gruppo mafioso dei barcellonesi ma anche con Pio Cattafi, altro esponente di spicco dello stesso clan. Frequentazioni, niente di più. Anche se la relazione parla di “stretti rapporti di cointeressenza (è certamente cospicuo il quadro probatorio fondato su intercettazioni telefoniche ed ambientali) esistenti tra Marchetta e Sem Di Salvo (di recente tornato in libertà dopo aver scontato la pena di 6 anni e mezzo di reclusione, ndr). E le sue documentate condotte agevolatrici volte ad introdurlo nella casa comunale per permettergli di sbrigare con facilità e speditezza qualungue tipo di pratica amministrativa’. Marchetta è parte offesa nell’inchiesta “Sistema” in quanto vittima di estorsioni da parte di Carmelo D’amico, Carmelo Bisognano, Pietro Mazzagatti, Vincenzo Licata, Domenico Mortellaro e Alfio Castro: sono state le sue dichiarazioni ad inchiodarli. M. S. da Centonove del 30-10-09

L’INCHIESTA DI CENTONOVE: I MURATORI DI BARCELLONA. LE RIVELAZIONI CHOC DELL’EX VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI BARCELLONA MARCHETTA SULLA SPARTIZIONE DEGLI AFFARI TRA IMPRENDITORI E POLITICI. CON LA SUPERVISIONE DEL SENATORE NANIA

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BARCELLONA - La turbativa d’asta eletta a sistema. Alcuni uomini politici, molti imprenditori di primo piano, determinati funzionari comunali: tutti insieme, d’accordo, per dividersi i lavori degli appalti pubblici a Barcellona e nella provincia di Messina. A fare da collante, il legame massonico, specchietto per le allodole di altri e più turpi finalità. Su tutto il sistema, “l’influenza” di Mimmo Nania, il vicepresidente del Senato della Repubblica, esponente di primo piano del Pdl, cugino del sindaco di Barcellona Candeloro Nania. Lo scenario disegnato da Maurizio Marchetta, imprenditore titolare della Cogemar Srl ed ex vicepresidente del Consiglio comunale di Barcellona eletto nelle fila di An, nel corso di decine di interrogatori resi dinanzi all’autorità giudiziaria, è inquietante ma necessita di riscontri per discernere il grano dal loglio. Gli uomini della Squadra mobile di Messina, coordinati dai magistrati Angelo Cavalfo e Giuseppe Verzera, li stanno cercando. La perquisizione nella sede della loggia massonica Ausonia di Barcellona doveva essere un modo per verificare se e quanto alcune delle dichiarazioni messe nero su bianco fossero attendibili: si è rivelata un mezzo flop. Ausonia, secondo le indicazioni di Marchetta, era una “loggia segreta e deviata”, una di quelle usate per fare affari. Carmelo La Rosa, il gran maestro, direttore del Pronto soccorso dell’ospedale di Barcellona, sabato mattina all’alba, quando gli è stata notificata I’informazione di garanzia per violazione delle legge Anselmi, che vieta la costituzione di associazioni segretè e per finalità illecite, è caduto dalle nuvole. “Non abbiamo nulla di deviato. Nè di segreto. Ecco la nostra comunicazione alla Questura di Barcellona del 29 maggio del 2004 in cui comunichiamo il cambio del nostro indirizzo”. Giuseppe Anzalone e Marco Giambra, i dirigenti della polizia di Stato, hanno sequestrato I’elenco degli iscritti, lo statuto, e i verbali dell’attività che nel corso dellè riunioni massoniche si svolgevano. SOSTIENE MARCHETTA… - L’imprenditore con la passione per la politica ha raccontato ‘Dopo la legge regionale del 2005, al vecchio meccanismo delle turbative d’asta se n’è sostituito uno fondato sul cartello di imprese. Sulla base di un accordo precedente, di volta in volta, si stabilisce qual è l’impresa che pur non essendo aggiudicataria dell’appalto deve eseguire i lavori, attraverso il subappalto o il nolo a freddo (ovvero ilsubappalto delle sole macchine, ndr)”. Prima, però, bisogna aggiudicarsi la gara. “E’ormai pacifico che per farlo bisogna presentare un ribasso del 7,3152%“. ‘Le gare vengono aggiudicate così attraverso il sorteggio’, ha spiegato Marchetta. Che ha indicato anche i modi che secondo la sua esperienza si usano per truccarlo: “Con la connivenza dei componenti della Commissione viene fatto in modo di estrarre come prima e seconda due ditte che fanno pade del cartello. La seconda non farà ricorso”. ll modo, per Marchetta, è semplice: “L’estrazione pilotata può avvenire con diverse modalità’ come ad esempio avere già in mano i numeri da estrarre o rinviare la seduta fino a quando non saranno presenti solo le imprese che fanno parte del cartello’. Dopo aver spiegato i meccanismi per far sì che gli appaiti sè li aggiudichino e dividano le ditte che fanno parte del cartello, l’imprenditore dinanzi ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Messina non ha lesinato nomi e cognomi di imprenditori (alcuni imparentati con esponenti poiitici) e nomi di imprese. Sul sistema - secondo le ricostruzioni del dichiarante - mette il sigillo un gruppo di imprenditori che fanno parte del Consiglio direttivo della sezione provinciale dell’Ance, Associazione dei costruttori edili di Messina guidata da Carlo Borella. L’IPOTETICO CARTELLO - Posso sicuramente affermare che alcune delle imprese della provincia di Messina che fanno parte di questo cartello sono: la Ca.Ti. Fra. srl di Tindaro e Francesco Galabrese di Barcellona Pozzo di Gotto; la Demoter di Carlo e Benito Borella di Messina, la Pettinato costruzloni di Giuseppe Pettinato di Fondachelli Fantina, la Tecnis Spa dei fratelli Qostanzo di Catania; la Eurovega di Salvatore Mangano di Capod’Orlando; la Be’na’co’ srl di Giuseppe Bernanasca di Nicosia; la Greco Alfredo srl di Cesare Greco; la Coeslra di Cirino e Massimo Longo”, ha dichiarato l’ex vice presidente del Consiglio comunale. lL CONCORRENTE DI SEMPRE - Le accuse più gravi Marchetta, le muove nei confronti di Tindaro Calabrese (”E’ quello che ha sempre studiato il metodo per condurre le turbative d’asta”, dice di lui): ‘Pur essendo in grado di partecipare alle gare d’appalto dasolo, viene considerato il punto di riferimento delle altre imprese per la costituzione delle Associazioni temporanee, che per il 90% sono di comodo, nel senso che vengono costituite per consentire alla società che poi effettivamente farà i lavoridi aggiudicarsi l’appalto”. Un successo che attribuisce anche ad un altro motivo: “ll fratello di Tindaro Calabrese, Francesco, è consuocero del senatore Mimmo Nania: i rispettivi figli, infatti, sono convolati a nozze’. Una parentela che lo porta ‘per direttiva di Nania’, sono sempre le parole di Marchetta, ‘ad astenersi dal partecipare a gare d’appalto al Comune di Barcellona’ ln realtà, però, secondo Marchetta, è solo apparenza perchè “partecipa alle gare avvalendosi di imprese facenti parte del suo gruppo. Ed ecco l’esempio: ‘Nell’occasione di una gara bandita dal Comune di Barcellona relativa ai lavori di riqualificazione del Quartiere Sant’Antonino per 9 milioni di euro, parlai con un geometra della Demoter, Giuseppe Bottari, che mi disse che partecipavano in Associazione con Giuseppe Pettinato’ ma in realtà presentava la busta per Tindaro Calabrese”. A favore del quale spezza una lancia precisando che il titolare della Ca.Tri.Fa. srl si è “sempre astenuto da entrare in affari con esponenti imprenditori e non della criminalità organizzata barcellonese’. La stessa cosa, secondo Marchetta, non si può dire degli imprenditori ‘Francesco Scirocco e Mario Aquilia in ordine ai qual iposso riferire dei rapporti con la criminalità organizzata”. MICHELE SCHINELLA - centonove del 30 Ottobre 2009

MESSINA, LE CLAMOROSE DICHIARAZIONE DEL PENTITO MAURIZIO MARCHETTA: ‘L’ASSOCIAZIONE COSTRUTTORI STABILISCE A TAVOLINO IL VINCITORE’. LE ACCUSE ALL’IMPRENDITORE CARLO BORRELLA. I NOMI DELLE IMPRESE

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Il sigillo al sistema di gestione degli appalti pubblici tratteggiato viene apposto, secondo Marchetta, dalla sezione di Messina dell’Ance, l’associazione dei costruttori edili che, quando ‘gli appalti riguardano importi consistenti, è strategicamente utilizzata attraverso la figura del presidente Carlo Borrella, titolare della Demoter‘. L’ex vicepresidente del Consiglio Comunale di Barcellona ne spiega il modo. ‘Borrella ha costituito un gruppo di imprenditori che fanno parte del Consiglio direttivo e che stabilisce a tavolino a chi far aggiudicare gli appalti‘. Marchetta non si è tirato indietro quando gli è stato chiesto di fare nomi e cognomi: ‘Gli imprenditori che in realtà fanno parte di questo nucleo forte che gestisce e pianifica le modalità di distribuzione degli appalti sono Antonino Ricciardello, il vicepresidente; il geometra Giuseppe Pettinato, tesoriere dell’Ance, Salvatore Arcovito, Giuseppe Barbera, Salvatore Buttà, Roberto Catania, Gennaro Figliozzi e Vincenzo Lanzafame, e lo stesso Tindaro Calabrese, consiglieri dell’organismo di rappresentanza dei costruttori. L’Ance - ha spiegato Marchetta agli inquirenti - serve per stabilire contatti con società iscritte all’Ance di altre zone. Aggiudicata la gara, i lavori sono eseguiti da una parte delle imprese di Messina’. Marchetta, su domanda degli inquirenti, ha fatto due esempi: l’appalto del Depuratore di Milazzo, e quello per il depuratore dell’Area di sviluppo industriale di Giammoro. Respinge con forza le accuse Salvatore Arcovito, consigliere dell’Ance: ‘La mia ditta non fa un lavoro pubblico da almeno tre anni. Escludo che l’Ance sia la cupola disegnata da Marchetta’. Michele Schinella - centonove del 30-10-2009

ECCO LE IMPRESE DELLA PROVINCIA DI MESSINA INDICATE DAL PENTITO MARCHETTA, CHE FAREBBERO PARTE DI QUESTO IPOTETICO CARTELLO CHE STABILISCE QUAL’E’ L’IMPRESA CHE PUR NON ESSENDO AGGIUDICATARIA DELL’APPALTO, DEVE ESEGUIRE I LAVORI, ATTRAVERSO IL SUBAPPALTO O IL NOLO A FREDDO (OVVERO IL SUBAPPALTO DELLE SOLE MACCHINE):

‘Posso sicuramente affermare che alcune delle imprese della Provincia di Messina che fanno parte di questo cartello sono: la CA.TI.FRA. srl di Tindaro e Francesco Calabrese di Barcellona P.G.; la DEMOTER di Carlo e Benito Borrella di Messina; la PETTINATO COSTRUZIONI di Giuseppe Pettinato di Fondachelli Fantina; la TECNIS SPA dei fratelli Costanzo di Catania; la EUROVEGA di Salvatore Mangano di Capo d’Orlando; la BE.NA.CO SRL di Giuseppe Bernanasca di Nicosia; la GRECO ALFREDO SRL di Cesare Greco; la COESTRA di Cirino e Massimo Longo’, ha dichiarato l’ex vicepresidente del Consiglio Comunale di Barcellona P.G.

MESSINA: IL COMANDANTE CALOGERO FERLISI LASCIA LA POLIZIA MUNICIPALE. DIRIGERA’ IL CONTENZIOSO AL COMUNE DI MESSINA

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Il generale Calogero Ferlisi, attuale comandante della Polizia Municipale di Messina, sarà nominato dirigente al Contenzioso del comune di Messina, incarico oggi ricoperto ad Interim da Diane Litrico. A sostituirlo potrebbe essere l’attuale comandante della Polizia Municipale di Barcellona, il colonnello Marco Crisafulli, il cui incarico è stato rinnovato il 10 ottobre. da centonove del 30-10-2009

Operazione “Pozzo” - L’incendio del deposito di Barcellona P.G.: Davanti al gup patteggia la pena l’imprenditore De Pasquale

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Ha scelto la strada del patteggiamento ieri mattina davanti al gup di Messina Maria Giovanna Vermiglio, l’imprenditore barcellonese Vincenzo De Pasquale, 61 anni, che con le sue coraggiose dichiarazioni iniziali ai carabinieri aveva fatto in un primo tempo arrestare nell’operazione antimafia “Pozzo” dello scorso 30 gennaio, i suoi presunti estortori. Dopo però la vicenda si complicò e l’imprenditore finì sott’inchiesta da parte del sostituto procuratore della Dda Giuseppe Verzera per falsa testimonianza e calunnia nei confronti dei carabinieri del Ros. Proprio per queste accuse De Pasquale, assistito dall’avvocato Mario Pietro Coppolino, è comparso ieri davanti al gup Vermiglio, e ha deciso di patteggiare la pena di un anno e otto mesi. Titolare di un’impresa individuale per la commercializzazione di slot machines e videogames, De Pasquale aveva ammesso di pagare, da anni, il pizzo (50% dei ricavi) alla famiglia mafiosa barcellonese e di aver subito, un anno fa, un devastante l’incendio del suo capannone. Un attentato che gli «aveva tagliato le gambe». Forse per paura, però, l’uomo non aveva voluto verbalizzare le sue accuse e in seguito durante l’incidente probatorio, aveva addirittura ritrattato tutto e accusato ufficiali e sottufficiali, anche del Ros, di aver «falsamente attestato alcune circostanze». De Pasquale fu quindi indagato dal sostituto procuratore della Dda Giuseppe Verzera per calunnia e falsa testimonianza. In concreto il magistrato antimafia gli contestò una serie di fatti, tra cui anche quella di aver accusato in pratica di essersi “inventato tutto”, pur sapendolo innocente, un maresciallo dei carabinieri in servizio alla Compagnia di Barcellona e gli ufficiali del Ros che avevano raccolto le sue denunce contro gli estortori. L’imprenditore nel marzo dello scorso anno subì un devastante incendio al suo capannone nell’area industriale di Sant’Andrea, in via Milite Ignoto, a Barcellona: fu completamente distrutto il capannone che adibiva a deposito di videogiochi e furono danneggiati altri quattro fabbricati, all’interno dei quali erano ubicati impianti produttivi artigianali e commerciali. Il danno patito da De Pasquale (se ne lamentò spesso nel corso delle intercettazioni dell’inchiesta “Pozzo” eseguite dal Ros dei carabinieri) fu di oltre un milione di euro. Gli abitanti della zona e dei restanti quartieri della città, quel giorno avvertirono intorno alle 23,20 uno spaventoso boato. Sulla vicenda indagarono i carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Barcellona, che intervennero sul posto coordinati dal capitano Domenico Menna e del tenente Salvatore Ferraro. Nel capannone c’erano vecchi videogiochi elettronici e anche una partita consistente di videopoker di genere vietato, sottoposti in precedenza a sequestro giudiziario. Si chiude quindi un’altra puntata giudiziaria dell’inchiesta antimafia “Pozzo”, con cui il sostituto della Dda Giuseppe Verzera e i carabinieri del Ros censirono la nuova famiglia mafiosa barcellonese. Fu portata a termine dai carabinieri del Ros poco prima dell’alba del 30 gennaio scorso quando in carcere finirono 12 tra i maggiori esponenti del braccio armato della famiglia mafiosa dei Barcellonesi e delle cellule criminali ad essa collegate dei Mazzarroti e dei Batanesi. Nuccio Anselmo - GDS