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L’INCHIESTA DI CENTONOVE: I MURATORI DI BARCELLONA. LE RIVELAZIONI CHOC DELL’EX VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI BARCELLONA MARCHETTA SULLA SPARTIZIONE DEGLI AFFARI TRA IMPRENDITORI E POLITICI. CON LA SUPERVISIONE DEL SENATORE NANIA

BARCELLONA - La turbativa d’asta eletta a sistema. Alcuni uomini politici, molti imprenditori di primo piano, determinati funzionari comunali: tutti insieme, d’accordo, per dividersi i lavori degli appalti pubblici a Barcellona e nella provincia di Messina. A fare da collante, il legame massonico, specchietto per le allodole di altri e più turpi finalità. Su tutto il sistema, “l’influenza” di Mimmo Nania, il vicepresidente del Senato della Repubblica, esponente di primo piano del Pdl, cugino del sindaco di Barcellona Candeloro Nania. Lo scenario disegnato da Maurizio Marchetta, imprenditore titolare della Cogemar Srl ed ex vicepresidente del Consiglio comunale di Barcellona eletto nelle fila di An, nel corso di decine di interrogatori resi dinanzi all’autorità giudiziaria, è inquietante ma necessita di riscontri per discernere il grano dal loglio. Gli uomini della Squadra mobile di Messina, coordinati dai magistrati Angelo Cavalfo e Giuseppe Verzera, li stanno cercando. La perquisizione nella sede della loggia massonica Ausonia di Barcellona doveva essere un modo per verificare se e quanto alcune delle dichiarazioni messe nero su bianco fossero attendibili: si è rivelata un mezzo flop. Ausonia, secondo le indicazioni di Marchetta, era una “loggia segreta e deviata”, una di quelle usate per fare affari. Carmelo La Rosa, il gran maestro, direttore del Pronto soccorso dell’ospedale di Barcellona, sabato mattina all’alba, quando gli è stata notificata I’informazione di garanzia per violazione delle legge Anselmi, che vieta la costituzione di associazioni segretè e per finalità illecite, è caduto dalle nuvole. “Non abbiamo nulla di deviato. Nè di segreto. Ecco la nostra comunicazione alla Questura di Barcellona del 29 maggio del 2004 in cui comunichiamo il cambio del nostro indirizzo”. Giuseppe Anzalone e Marco Giambra, i dirigenti della polizia di Stato, hanno sequestrato I’elenco degli iscritti, lo statuto, e i verbali dell’attività che nel corso dellè riunioni massoniche si svolgevano. SOSTIENE MARCHETTA… - L’imprenditore con la passione per la politica ha raccontato ‘Dopo la legge regionale del 2005, al vecchio meccanismo delle turbative d’asta se n’è sostituito uno fondato sul cartello di imprese. Sulla base di un accordo precedente, di volta in volta, si stabilisce qual è l’impresa che pur non essendo aggiudicataria dell’appalto deve eseguire i lavori, attraverso il subappalto o il nolo a freddo (ovvero ilsubappalto delle sole macchine, ndr)”. Prima, però, bisogna aggiudicarsi la gara. “E’ormai pacifico che per farlo bisogna presentare un ribasso del 7,3152%“. ‘Le gare vengono aggiudicate così attraverso il sorteggio’, ha spiegato Marchetta. Che ha indicato anche i modi che secondo la sua esperienza si usano per truccarlo: “Con la connivenza dei componenti della Commissione viene fatto in modo di estrarre come prima e seconda due ditte che fanno pade del cartello. La seconda non farà ricorso”. ll modo, per Marchetta, è semplice: “L’estrazione pilotata può avvenire con diverse modalità’ come ad esempio avere già in mano i numeri da estrarre o rinviare la seduta fino a quando non saranno presenti solo le imprese che fanno parte del cartello’. Dopo aver spiegato i meccanismi per far sì che gli appaiti sè li aggiudichino e dividano le ditte che fanno parte del cartello, l’imprenditore dinanzi ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Messina non ha lesinato nomi e cognomi di imprenditori (alcuni imparentati con esponenti poiitici) e nomi di imprese. Sul sistema - secondo le ricostruzioni del dichiarante - mette il sigillo un gruppo di imprenditori che fanno parte del Consiglio direttivo della sezione provinciale dell’Ance, Associazione dei costruttori edili di Messina guidata da Carlo Borella. L’IPOTETICO CARTELLO - Posso sicuramente affermare che alcune delle imprese della provincia di Messina che fanno parte di questo cartello sono: la Ca.Ti. Fra. srl di Tindaro e Francesco Galabrese di Barcellona Pozzo di Gotto; la Demoter di Carlo e Benito Borella di Messina, la Pettinato costruzloni di Giuseppe Pettinato di Fondachelli Fantina, la Tecnis Spa dei fratelli Qostanzo di Catania; la Eurovega di Salvatore Mangano di Capod’Orlando; la Be’na’co’ srl di Giuseppe Bernanasca di Nicosia; la Greco Alfredo srl di Cesare Greco; la Coeslra di Cirino e Massimo Longo”, ha dichiarato l’ex vice presidente del Consiglio comunale. lL CONCORRENTE DI SEMPRE - Le accuse più gravi Marchetta, le muove nei confronti di Tindaro Calabrese (”E’ quello che ha sempre studiato il metodo per condurre le turbative d’asta”, dice di lui): ‘Pur essendo in grado di partecipare alle gare d’appalto dasolo, viene considerato il punto di riferimento delle altre imprese per la costituzione delle Associazioni temporanee, che per il 90% sono di comodo, nel senso che vengono costituite per consentire alla società che poi effettivamente farà i lavoridi aggiudicarsi l’appalto”. Un successo che attribuisce anche ad un altro motivo: “ll fratello di Tindaro Calabrese, Francesco, è consuocero del senatore Mimmo Nania: i rispettivi figli, infatti, sono convolati a nozze’. Una parentela che lo porta ‘per direttiva di Nania’, sono sempre le parole di Marchetta, ‘ad astenersi dal partecipare a gare d’appalto al Comune di Barcellona’ ln realtà, però, secondo Marchetta, è solo apparenza perchè “partecipa alle gare avvalendosi di imprese facenti parte del suo gruppo. Ed ecco l’esempio: ‘Nell’occasione di una gara bandita dal Comune di Barcellona relativa ai lavori di riqualificazione del Quartiere Sant’Antonino per 9 milioni di euro, parlai con un geometra della Demoter, Giuseppe Bottari, che mi disse che partecipavano in Associazione con Giuseppe Pettinato’ ma in realtà presentava la busta per Tindaro Calabrese”. A favore del quale spezza una lancia precisando che il titolare della Ca.Tri.Fa. srl si è “sempre astenuto da entrare in affari con esponenti imprenditori e non della criminalità organizzata barcellonese’. La stessa cosa, secondo Marchetta, non si può dire degli imprenditori ‘Francesco Scirocco e Mario Aquilia in ordine ai qual iposso riferire dei rapporti con la criminalità organizzata”. MICHELE SCHINELLA - centonove del 30 Ottobre 2009

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