BARCELLONA - Maurizio Marchetta ha nei confronti del vice presidente del Senato Mimmo Nania non pochi motivi di rancore. Marchetta era vice presidente del Consiglio in quota ad An quando, nel 2003, vennero eseguite le misure cautelari nell’ambito dell’operazione “Omega”, un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina che vedeva l’imprenditore barcellonese titolare della Cogemar Srl tra gli indagati per turbativa d’asta ed associazione per delinquere. An, il partito di cui Mimmo Nania a Barcellona era il leader, prese le distanze da Marchetta che si sentì scaricato e passò al Gruppo misto. ll risentimento, Marchetta, lo ha sfogato anni dopo, una volta uscito dall’inchiesta: il 29 gennaio del20O7, nel corso del Consiglio comunale, accusò; “Ho sentito molta solidarietà da parte di Nania ad altri esponenti politici inquisiti. Per me, invece, non c’è stato niente“, riporta il verbale della seduta. Di Marchetta tracciano un profilo tutt’altro che lusinghiero i componenti della Commissione d’accesso al Comune di Barcellona Pozzo di Gotto incaricati nel 2006 di verificare infiltrazioni mafiose nella gestione del Comune. Della commissione, faceva parte Giuseppe Anzalone, vice Questore della Polizia di Stato, uno dei funzionari incaricati ora di trovare riscontri alle dichiarazioni di Marchetta. La relazione della Commissione, oltre a tutta una serie di procedimenti penali che lo vedevano coinvolto, compresa la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dei beni (da cui è uscito definitivamente), segnalava isuoi rapporti di frequentazione con Sem Di Salvo, capo del gruppo mafioso dei barcellonesi ma anche con Pio Cattafi, altro esponente di spicco dello stesso clan. Frequentazioni, niente di più. Anche se la relazione parla di “stretti rapporti di cointeressenza (è certamente cospicuo il quadro probatorio fondato su intercettazioni telefoniche ed ambientali) esistenti tra Marchetta e Sem Di Salvo (di recente tornato in libertà dopo aver scontato la pena di 6 anni e mezzo di reclusione, ndr). E le sue documentate condotte agevolatrici volte ad introdurlo nella casa comunale per permettergli di sbrigare con facilità e speditezza qualungue tipo di pratica amministrativa’. Marchetta è parte offesa nell’inchiesta “Sistema” in quanto vittima di estorsioni da parte di Carmelo D’amico, Carmelo Bisognano, Pietro Mazzagatti, Vincenzo Licata, Domenico Mortellaro e Alfio Castro: sono state le sue dichiarazioni ad inchiodarli. M. S. da Centonove del 30-10-09





1 commento
Come fa la magistratura ad emettere ordinanze senza trovare i riscontri, cio’ significa che basta un qualsiasi pentito apra la bocca sia giusto; il problema sta a monte oggi i modi di agire di alcuni magistrati non sono molto ortodossi perche’ impongono senza trovare riscontri, ma solo ipotesi o convinzioni personali, perche’ questa o quella persona siano o non siano dei mafiosi o delinquenti o quant’altro, tutto sta a come la mattina si alzano.
Starei ore e ore a parlare di questo ma come sempre penso che non serva a niente, di una cosa soltanto sono certo, la nostra Costituzione prevede che una persona sia innocente fino a propria contraria oggi non e’ piu’ cosi’ ma bensi’ all’incontrario, mi dispiace tantissimo
per quello che ho scritto ma e’ quello che penso.
Per quello che dice il Signor Marchetta ho seri dubbi anche perche’ e’ facile definirsi pentito dopo aver fatto i propri comodi, credo che in futuro con questa legge i pentiti prolifileranno (tanto prima una persona fa quello che vuole poi si pente e beneficia di tutto l’indotto) e molto comodo cosi’.
9 Dicembre 2009 11:38
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