Operazione “Pozzo” - L’incendio del deposito di Barcellona P.G.: Davanti al gup patteggia la pena l’imprenditore De Pasquale

Ha scelto la strada del patteggiamento ieri mattina davanti al gup di Messina Maria Giovanna Vermiglio, l’imprenditore barcellonese Vincenzo De Pasquale, 61 anni, che con le sue coraggiose dichiarazioni iniziali ai carabinieri aveva fatto in un primo tempo arrestare nell’operazione antimafia “Pozzo” dello scorso 30 gennaio, i suoi presunti estortori. Dopo però la vicenda si complicò e l’imprenditore finì sott’inchiesta da parte del sostituto procuratore della Dda Giuseppe Verzera per falsa testimonianza e calunnia nei confronti dei carabinieri del Ros. Proprio per queste accuse De Pasquale, assistito dall’avvocato Mario Pietro Coppolino, è comparso ieri davanti al gup Vermiglio, e ha deciso di patteggiare la pena di un anno e otto mesi. Titolare di un’impresa individuale per la commercializzazione di slot machines e videogames, De Pasquale aveva ammesso di pagare, da anni, il pizzo (50% dei ricavi) alla famiglia mafiosa barcellonese e di aver subito, un anno fa, un devastante l’incendio del suo capannone. Un attentato che gli «aveva tagliato le gambe». Forse per paura, però, l’uomo non aveva voluto verbalizzare le sue accuse e in seguito durante l’incidente probatorio, aveva addirittura ritrattato tutto e accusato ufficiali e sottufficiali, anche del Ros, di aver «falsamente attestato alcune circostanze». De Pasquale fu quindi indagato dal sostituto procuratore della Dda Giuseppe Verzera per calunnia e falsa testimonianza. In concreto il magistrato antimafia gli contestò una serie di fatti, tra cui anche quella di aver accusato in pratica di essersi “inventato tutto”, pur sapendolo innocente, un maresciallo dei carabinieri in servizio alla Compagnia di Barcellona e gli ufficiali del Ros che avevano raccolto le sue denunce contro gli estortori. L’imprenditore nel marzo dello scorso anno subì un devastante incendio al suo capannone nell’area industriale di Sant’Andrea, in via Milite Ignoto, a Barcellona: fu completamente distrutto il capannone che adibiva a deposito di videogiochi e furono danneggiati altri quattro fabbricati, all’interno dei quali erano ubicati impianti produttivi artigianali e commerciali. Il danno patito da De Pasquale (se ne lamentò spesso nel corso delle intercettazioni dell’inchiesta “Pozzo” eseguite dal Ros dei carabinieri) fu di oltre un milione di euro. Gli abitanti della zona e dei restanti quartieri della città, quel giorno avvertirono intorno alle 23,20 uno spaventoso boato. Sulla vicenda indagarono i carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Barcellona, che intervennero sul posto coordinati dal capitano Domenico Menna e del tenente Salvatore Ferraro. Nel capannone c’erano vecchi videogiochi elettronici e anche una partita consistente di videopoker di genere vietato, sottoposti in precedenza a sequestro giudiziario. Si chiude quindi un’altra puntata giudiziaria dell’inchiesta antimafia “Pozzo”, con cui il sostituto della Dda Giuseppe Verzera e i carabinieri del Ros censirono la nuova famiglia mafiosa barcellonese. Fu portata a termine dai carabinieri del Ros poco prima dell’alba del 30 gennaio scorso quando in carcere finirono 12 tra i maggiori esponenti del braccio armato della famiglia mafiosa dei Barcellonesi e delle cellule criminali ad essa collegate dei Mazzarroti e dei Batanesi. Nuccio Anselmo - GDS

Lascia un commento. Leave a Comment

Name - Nome(required - obbligatorio)

E-Mail (will not be published - non sarà visibile sul sito) (required)

Website - Sito web

Comment - commento