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Rifiuti e veleni - Il pentito sentito a Roma per due ore dai procuratori Pignatone di Reggio Calabria e Borrelli di Catanzaro: L’interrogatorio di Fonti non convince i pm

L’ex ‘ndranghetista tenta l’ultima carta per ottenere la riammissione al programma di protezione. In una stanza superprotetta della Direzione nazionale antimafia, Francesco Fonti ha raccontato ai magistrati delle Procure di Reggio Calabria e Catanzaro la storia delle scorie radioattive interrate in Basilicata e Somalia e delle navi mandate a picco nel Mediterraneo con le stive piene di sostanze nocive. I procuratori Giuseppe Pignatone e Giuseppe Borrelli hanno preteso nomi, date, luoghi e circostanze evitando di farsi trascinare nel contesto di suggestivi scenari facili da narrare ma difficili da dimostrare. Le indicazioni contenute nei verbali redatti ieri saranno oggetto di una attenta analisi e di un’articolata verifica. Soprattutto alla luce di quanto emerso dai controlli eseguiti dal ministero dell’Ambiente sul relitto individuato undici miglia al largo di Cetraro. Si credeva fosse il relitto della “Cunsky” – nave che il pentito dice di aver affondato nell’ottobre del 1992 con una carica di esplosivo – mentre s’è scoperto che si tratta d’una imbarcazione affondata almeno quarant’anni addietro. Il 21 aprile del 2006, nel corso di un interrogatorio sostenuto a Milano, al cospetto del pm antimafia di Catanzaro, Vincenzo Luberto, Fonti rivelò i particolari del presunto inabissamento spiegando che la “Cunsky” trasportava 120 bidoni di rifiuti radioattivi. L’ex ‘ndranghetista precisò d’aver compiuto l’operazione godendo dell’appoggio della cosca Muto di Cetraro che gli fornì un peschereccio con cui raggiunse il natante e sul quale, prima d’innescare la dinamite, fece poi salire l’equipaggio dell’imbarcazione. Equipaggio che, una volta riportato a terra, fu fatto salire su un treno in partenza da Paola e diretto in Settentrione. Ai presunti complici cetraresi consegnò 200 milioni di lire per il “disturbo”. Complici che, sempre nel corso di quell’interrogatorio, il collaboratore di giustizia riconobbe in foto. Dopo l’audizione sostenuta ieri a Roma, il legale del collaboratore, l’avv. Claudia Conidi, ha dichiarato che il suo assistito ha svelato tutti i fatti di cui è a conoscenza senza però ottenere il programma di protezione. I magistrati inquirenti, evidentemente, prima di determinarsi intendono compiere indispensabili verifiche di attendibilità. Oggi, intanto, tempo permettendo, si concluderà la missione della “Mare Oceano”, la nave inviata dal ministro Stefania Prestigiacomo per compiere una serie di accertamenti sullo scafo adagiato a 483 metri di profondità. Nel pomeriggio, infatti, secondo quanto si è appreso da bordo della nave, è prevista la conclusione delle operazioni condotte dal “rov”, che prevedono la ripresa particolareggiata di tutto lo scafo ed il prelevamento di campioni di sedimenti e di quanto più materiale possibile dalla nave e dalle sue vicinanze. Il materiale sarà poi consegnato ai vigili del fuoco dello speciale nucleo Nbcr, che si occupa di radioattività, per un esame più approfondito. La consegna avverrà nel porto di Vibo Valentia, dove i vigili del fuoco hanno già allestito una loro struttura. Gli esiti finali della campionatura e dell’analisi saranno poi comunicati ai magistrati della Dda di Catanzaro che stanno indagando sulla vicenda. Presto, dunque, sapremo tutta la verità anche sulla eventuale presenza di fonti di radioattività nelle acque del Tirreno cosentino. L’allarme suscitato da questa vicenda ha duramente messo alla prova la marineria locale e rischia di compromettere pure la prossima stagione turistica. Ma i grattacapi non riguardano solo la Calabria. Siccome Francesco Fonti assume di aver fatto esplodere anche un’altra imbarcazione davanti alle coste di Maratea – la “Yvonne A” che dai registri navali internazionale risulta tuttavia essere stata in navigazione sino al 12 dicembre del 2004 – anche gli amministratori lucani sollecitano controlli e interventi da parte del Governo. Il vicepresidente della giunta regionale e assessore all’ambiente della Basilicata, Vincenzo Santochirico, in una lettera inviata al ministro Prestigiacomo, ha infatti chiesto «il tempestivo impiego della nave “Mare Oceano” nel tratto di mare antistante Maratea (Potenza), per accertare la presenza di eventuali relitti navali contenenti rifiuti pericolosi». Il controllo, è scritto in una nota dell’ufficio stampa della giunta regionale, «permetterebbe di avere elementi di chiarezza circa lo stato dell’ambiente e le possibili conseguenze sulla salute dei cittadini e sull’economia dei territori interessati». Santochirico ha quindi invitato il ministro a «dare seguito alla richiesta avanzata lo scorso 16 ottobre dal procuratore della Repubblica di Lagonegro, Francesco Greco (già pm a Paola), autorizzando l’invio della nave che si trova a poche miglia da Maratea, appena concluse le attività in corso a Cetraro». Il vicepresidente della giunta ha infine evidenziato che «la Regione ha accolto positivamente la proposta di istituire un gruppo di osservatori indipendenti per seguire le operazioni di individuazione e monitoraggio del relitto». Arcangelo Badolati - GDS

MESSINA: Chiesta l’archiviazione per l’inchiesta sul 3. lotto degli svincoli dal pm Monaco

Non ci sono i presupposti per sostanziare il reato di tentata truffa, che era stato ipotizzato in un primo momento. Per questo il sostituto procuratore Fabrizio Monaco ha depositato nei giorni scorsi all’Ufficio Gip una richiesta di archiviazione nell’ambito dell’inchiesta che aveva aperto nei mesi scorsi sul terzo lotto degli svincoli Giostra-Annunziata, che riguardava il contenzioso tra il Comune e l’Ati Torno-Gitto-Vinci. Questo dopo l’esposto presentato sempre nei mesi scorsi dal sindaco Giuseppe Buzzanca, anche come commissario delegato per l’emergenza ambientale, che riguardava l’iter dei lavori del terzo lotto, quello sul versante Annunziata per la costruzione della galleria. Un atto con cui il primo cittadino denunciava a suo dire una “ragnatela” di cointeressenze tra le varie imprese che hanno avuto un ruolo nella vicenda. Nel corso dell’inchiesta il sostituto Monaco aveva dato corso ad una serie di colloqui con “persone informate sui fatti”, per capire meglio tuti i passaggi. Aveva infatti sentito nella esclusiva veste di “persona informata sui fatti” il prof. Aldo Tigano, che ha assistito il Comune come legale in questa interminabile vicenda. In quell’esposto presentato al procuratore capo Guido Lo Forte, il sindaco Buzzanca aveva parlanto per esempio di «illecita aggiudicazione dell’appalto», oppure di «condotte fraudolente», o ancora di «un tentativo di truffa aggravata ai danni del Comune di Messina». A fine 2008 Buzzanca aveva acquisito il parere del prof. Aldo Tigano e dell’avvocato Gregorio Falzea (anche lui è stato sentito come “persona informata sui fatti” dal magistrato), i due legali che assistono il Comune di Messina nel giudizio arbitrale instaurato dal raggruppamento Torno-Gitto-Vinci che fa capo alla “Torno Internazionale Spa”, e aveva affidato all’avvocato Bonaventura Candido, uno dei componenti del collegio di difesa di Palazzo Zanca, la valutazione assieme ai due colleghi degli eventuali profili di rilevanza penale emersi nel corso del giudizio arbitrale. Al centro di tutto le richieste economiche avanzate dalla “Torno Internazionale Spa” – si tratta di 52 milioni di euro –, richieste al centro di un arbitrato. (n.a.)

Reazioni dopo la perquisizione e gli accertamenti della Dda sull’attività della presunta loggia segreta di piazza Marconi a Barcellona PG: L’Ausonia era già stata messa sotto inchiesta

Ha destato clamore a Barcellona la notizia dell’indagine aperta dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina su una loggia massonica operante nella città del Longano. E, il giorno dopo la notizia delle perquisizioni arrivano precisazioni e distinguo. «La bara sì che c’è e fa parte del rituale esoterico di ogni loggia massonica, così come i simboli astronomici rievocati durante i riti. Nulla di tutto ciò è stato però sequestrato dalla polizia, ma solo fotografato». A precisarlo il medico Felice Carmelo La Rosa, “Sovrano gran cerimoniere” del “Rito scozzese antico ed accettato” che sovrintende alla Gran loggia massonica “Ausonia”, costituita il 15 gennaio del 2004 e oggetto di un filone dell’inchiesta giudiziaria, nata dalle dichiarazioni del testimone di giustizia, architetto Maurizio Marchetta. «Hanno scattato decine di fotografie che ritraggono la sala del tempio, i simboli massonici e gli ambienti della nostra sede, senza sequestrare gli oggetti, ma solo le carte che volontariamente abbiamo consegnato perché non vogliamo nascondere nulla. Abbiamo agito nella trasparenza assoluta e ciò potrà evincersi solo dalla lettura delle stesse carte che gelosamente abbiamo custodito». Nell’attesa di essere interrogato dai magistrati inquirenti, parla ancora, all’indomani dell’ondata mediatica che ha travolto e svelato la tradizionale riservatezza delle logge massoniche, il dottor Felice Carmelo La Rosa, medico responsabile dell’Unità operativa del pronto soccorso dell’ospedale “Cutroni-Zodda” di Barcellona. «Non abbiamo nulla da nascondere, tutto quello che abbiamo fatto, compreso il trasferimento dalla vecchia sede di via Umberto I alla nuova di piazza Marconi al civico 6, lo abbiamo comunicato al locale commissariato di polizia. Già subito dopo la nostra costituzione, su di noi era stata aperta una inchiesta giudiziaria da parte della Procura di Barcellona che a quanto pare da tempo è stata archiviata, perché non ha sortito alcun effetto in quanto la nostra attività è regolare, trasparente e in linea con le leggi ed i regolamenti dello Stato italiano». Sono sei le persone raggiunte sabato scorso – dopo la perquisizione domiciliare effettuata nella sede di piazza Marconi, al civico 6, della Gran loggia Ausonia e dove ha sede anche l’omonima associazione culturale onlus “Ausonia” –, da altrettante informazioni di garanzia firmate dai sostituti della Direzione distrettuale antimafia di Messina Giuseppe Verzera e Angelo Cavallo. In esse si ipotizza la violazione dell’art. 2 della legge n. 17 del 25 gennaio del 1982, la legge ispirata dalla senatrice Tina Anselmi, scaturita a seguito dello scandalo sulla loggia massonica deviata “P2″ del venerabile gran maestro Licio Gelli, che vieta e punisce la costituzione delle cosiddette società segrete che cospirano contro le istituzioni e la sicurezza nazionale. Ad essere stati raggiunti dalle informazioni di garanzia sono stati: lo stesso “Sovrano gran cerimoniere della loggia”, il dirigente medico ospedaliero Felice Carmelo La Rosa, 56 anni; il direttore pro tempore della sede Inps di Milazzo, Giorgio Maugeri, 58 anni; l’informatore scientifico Giuseppe Iacono, 52 anni; il prof. Placido Conti 61 anni, attuale preside dell’Istituto parificato alberghiero e il prof. Roberto Meo 39 anni, docente precario. Mistero invece sul sesto indagato raggiunto da avviso di garanzia. È stato notificato a Sebastiano Messina, 51 anni, docente di un Istituto superiore e già assessore comunale. Ma stando alle dichiarazioni del dottor Felice Carmelo La Rosa non farebbe parte della loggia Ausonia. «Non sappiamo nemmeno da dove esce fuori questo nome che con noi non ha nulla da condividere». Potrebbe dunque esserci un caso di omonimia. Forse con un medico. L’attuale destinatario dell’avviso di garanzia ovviamente protesta. Intanto si tirano fuori da tutta la vicenda gli appartenenti alla loggia che hanno delegato il dott. La Rosa a rappresentarli. Lo stesso medico ha già chiesto ieri mattina attraverso i suoi legali di essere interrogato al più presto dai magistrati inquirenti per chiarire ogni cosa. Agli indagati nel dettaglio la Procura di Messina contesta la «partecipazione ad una associazione segreta denominata Ausonia che – occultata l’esistenza degli associati e tenendo segrete congiuntamente attività sociali e finalità, ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente i soci –, svolgevano attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi pubblici, enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale con l’aggravante per Felice Carmelo La Rosa di avere promosso e diretto la stessa associazione». Fitto riserbo da parte degli investigatori su una vicenda che potrebbe avere significativi sviluppi. Intanto i difensori degli indagati iniziano a prendere posizione in favore dei propri assistiti. L’avvocato Giuseppe Lo Presti, che assiste il docente Roberto Meo, afferma: «Il mio assistito non ha tratto alcun vantaggio dall’appartenenza a questa associazione, e si è dimesso con lettera acquisita dalla forze dell’ordine sin dal primo settembre del 2007». Stanno approntando la difesa per i propri assistiti gli avvocati Franco Barbera e Marco Iraci. La vicenda sta interessando vivamente l’opinione pubblica, tenuto anche conto che in città operano da tempo numerose logge massoniche. (l.o.)

L’INCHIESTA CHE FA TREMARE BARCELLONA P.G.: TUTTI I PARTICOLARI SULL’INDAGINE SULLA LOGGIA MASSONICA ‘AUSONIA’. I NOMI E LE ACCUSE DEL PENTITO MARCHETTA DEL MARZO SCORSO. L’INTERVISTA AL GRAN MAESTRO LA ROSA

Un’inchiesta è stata avviata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina, titolari i pm Giuseppe Verzera e Angelo Cavallo, sulla loggia massonica “Ausonia” di Barcellona, con una quarantina di iscritti, nei cui uffici lo scorso sabato è stata eseguita una perquisizione. A confermarlo ieri il dirigente della Squadra Mobile peloritana Marco Giambra, con il responsabile della Sezione anticrimine Giuseppe Anzalone. Al momento, risultano indagate sei persone – a carico delle quali sarebbero emersi alcuni indizi – fra cui il gran maestro della loggia, un medico proprietario dell’appartamento di piazza Marconi in cui ha sede il sodalizio, che è stato raggiunto da informazione di garanzia insieme con altri cinque iscritti, destinatari anch’essi di perquisizione domiciliare: si tratta di un medico, un informatore scientifico, due docenti e un funzionario pubblico. Cioè Giorgio Maugeri, Giuseppe Iacona, Salvatore Sebastiano Messina, Placido Conti e Roberto Meo. Tutti noti professionisti, come gli altri “fratelli” fra cui anche avvocati e commercialisti, incensurati e residenti fra Barcellona, Milazzo e l’hinterland. L’accusa, al momento, riguarda la violazione dell’articolo 2 comma 2 della legge 25/1982, la cosiddetta “Spadolini-Anselmi”, nata durante gli anni di piombo per combattere le associazioni occulte. E proprio il carattere di segretezza avrebbe destato i sospetti degli inquirenti: secondo quanto affermato dalla Mobile, infatti, la loggia, nata nel 2004, non risulterebbe inserita negli elenchi ufficiali depositati in prefettura. Le indagini sono scaturite dall’approfondimento legato ad alcuni elementi emersi nell’ambito dell’operazione “Sistema”, del febbraio scorso, che avrebbero fatto riferimento proprio ad un’associazione segreta con fini illeciti. Gli inquirenti, infatti, indagano per appurare se si siano verificate indebite interferenze in assunzioni, appalti pubblici, avanzamenti di carriera e anche nel procacciamento di consensi elettorali. Corposa la documentazione sequestrata nella sede di via Marconi, compresi gli elenchi dei soci: nell’appartamento, tra l’altro, oltre ad una stanza “filosofica” isolata dall’esterno per favorire la riflessione, è stata ispezionata quella che può essere definita la stanza del “tempio”, con tutti gli elementi caratterizzanti dell’associazione, dal pavimento a scacchiera alle file di postazioni per i “cavalieri”, dai candelabri ad elementi decisamente più lugubri quali un teschio e anche una bara. Simbolo quest’ultimo, come spiega Anzalone, che fa riferimento al percorso di morte e rinascita connesso all’ideale di un “mondo nuovo” insito nell’antica ideologia massonica. Molto più prosaiche, invece, sarebbero state le concrete applicazioni, almeno stando ai sospetti che fondano l’inchiesta. La prima, come ha sottolineato Giambra, che nella città dello Stretto punta a fare luce su possibili “pressioni” indebite o “consorterie” dai fini poco chiari, di cui spesso si parla, ma senza fino ad ora avere mai riscontrato alcuna ipotesi di reato. Una “cappa massonica” della quale parlò anche l’arcivescovo Calgero La Piana nello scorso mese di gennaio, proprio dalle colonne del nostro giornale, alludendo ad una regia occulta che in città «controlla tutto e tutti, che impedisce lo sviluppo per poter dominare tutto». «O entri nel meccanismo, o non avrai spazio – continuava il presule – è un clima massonico, c’è chi lavora perché tutto appaia in un certo modo». Parole dirompenti, che produssero un vivace dibattito in città: anche il capo della Procura della Repubblica Guido Lo Forte a distanza di pochi giorni parlò di «poteri forti che esercitano tradizionalmente un controllo delle più importanti attività economiche», sottolineando poi, riguardo alle competenze della magistratura, che «può assumere rilevanza non il fenomeno della massoneria in generale, ma l’eventuale esistenza di deviazioni capaci di interferire con la legge», e comunque assicurando che la Procura avrebbe svolto «un ruolo propulsivo per attuare un serio e costante controllo di legalità su tutti i fenomeni capaci di condizionare con attività illecite il progresso della democrazia e della società civile». Natalia La Rosa - GDS

Elenchi e intercettazioni che adesso fanno tremare
Gli elenchi sequestrati al “Tempio” di Barcellona e la miriade di telefonate intercettate in questi mesi, comprese alcune conversazioni “istituzionali” e “politiche”, sono due tasselli importanti di questa deflagrante inchiesta sulla loggia che sarebbe “deviata” e “coperta” (i due termini non si sommano necessariamente) a Barcellona Pozzo di Gotto. La prima inchiesta dopo lunghi anni in cui più nessuna Procura di questo Paese si era dedicata a scoperchiare i presunti affari loschi delle logge coperte. Ancora filtra molto poco della rivelazioni “blindate” del pentito Maurizio Marchetta, architetto, imprenditore ed ex politico barcellonese, che ha deciso di vuotare il sacco su tutto quello che ha vissuto e subito in questi anni di appalti “concordati” e gare truccate, intimidazioni e mazzette. Ma le perquisizioni di sabato scorso, con una “appendice” di una certa rilevanza eseguita ieri dalla Squadra mobile di Messina, hanno avuto senza dubbio un effetto deflagrante in una città come Barcellona Pozzo di Gotto, apparentemente sempre tranquilla e silente ma in realtà prigioniera dell’unica famiglia mafiosa della nostra provincia peloritana, se si esclude quella di Mistretta che però storicamente fa capo da sempre al mandamento di San Mauro Castelverde. La nostra storia processuale per quel che riguarda le inchieste sulle logge massoniche ci riporta indietro ai primi anni Novanta, quando un boss della ‘ndrangheta, della famiglia di Giuseppe Morabito “Tiradritto”, Ubaldo Lauro, aveva cominciato a collaborare con la giustizia e andava riempiendo verbali sulle logge massoniche deviate in Calabria, il “grande potere dello Stretto”, davanti al procuratore Agostino Cordova. In città sempre in quel periodo s’interessava alla massoneria un altro magistrato, Angelo Giorgianni, che indagava sul traffico d’armi miliardario che passava dallo Stretto, nome in codice “Arzente Isola”, e sui canali del riciclaggio dei tanti miliardi di lire “guadagnati” delle organizzazioni criminali. Giorgianni per un periodo fu affiancato da un altro sostituto, Olindo Canali, e nel corso degli accertamenti emerse che in quegli anni alcuni elementi di spicco delle famiglie mafiose calabresi e siciliane avevano scelto di fare ingresso nelle logge “oscure”, per trattare in prima persona i loro affari e non affidarsi più agli intermediari che andavano bene negli anni Ottanta, sia per guadagnare di più sia perché gli intermediari non sempre si erano rivelati affidabili. Non è forse un caso che questa nuova indagine sia una costola dell’inchiesta “Sistema” su un gruppo criminale mafioso che avrebbe monopolizzato l’oppressione di una fetta importante del territorio tirrenico. Nuccio Anselmo - GDS

Una «rete di collegamenti che coinvolge mille persone» e le «turbative d’asta» con politici e amministratori

Dell’esistenza di logge massoniche, cosiddette “spurie”, o non regolari, operanti a Barcellona Pozzo di Gotto, aveva parlato all’indomani dell’operazione antiracket “Sistema”, l’imprenditore edile, arch. Maurizio Marchetta, 40 anni, già vice presidente – in quota ad Alleanza nazionale – del consiglio comunale di Palazzo Longano. Il verbale, con le dichiarazioni testimoniali con le quali Marchetta parla nel dettaglio delle logge occulte, risale al pomeriggio del 16 marzo scorso quando negli uffici della Squadra mobile di Messina l’imprenditore rivela agli inquirenti particolari inediti su presunte logge coperte che avrebbero operato nell’ombra con una rete di collegamenti tra Sicilia e Calabria allo scopo di avere vantaggi per gli iscritti e per gli uomini politici di riferimento. «Posso riferire – aveva detto Marchetta – su vicende riguardanti alcune logge massoniche». E il riferimento era alla “Gran loggia Ausonia” fondata il 15 gennaio del 2004, a cui si è aggiunta successivamente, il 29 maggio del 2004 l’associazione Onlus “Ausonia” che si occupa di beneficenza e attività culturali, quali convegni su personaggi storici e dell’arte e convivi culturali in favore dei circa 40 soci tra cui figurano molte donne e tanti liberi professionisti. «In effetti – ha precisato Marchetta – io stesso da tempo sono iscritto al Grande Oriente d’Italia, nella loggia “Eugenio Barresi”». La loggia a cui ha aderito Marchetta – intitolata al defunto Eugenio Barresi, già veterinario provinciale, un grado “33″ (il più alto, immediatamente sotto il Gran Maestro) della massoneria siciliana deceduto due anni fa in un incidente stradale – aderisce al Goi “Grande Oriente d’Italia” ed è stata fondata recentemente dall’ex commissario di polizia Salvatore Tafuro che ne è il Gran maestro venerabile. La loggia ufficiale del Goi a cui aderisce Marchetta ha sede in via Marchese Ugo di Sant’Onofrio al numero civico 33. Prima della loggia “Eugenio Barresi”, l’arch. Maurizio Marchetta aveva aderito per anni all’altra Loggia ufficiale del GoI presente in città, la “Fratelli Bandiera” che ha sede in via Aldo Moro, accanto alla stazione dei carabinieri, di cui è Gran maestro il venerabile rag. Gaspare Papa, già funzionario amministrativo dell’Asl 5. Le accuse di Marchetta sono però rivolte essenzialmente alla presunta loggia segreta “Ausonia” che prima aveva sede in via Umberto I alta e da qualche anno è stata trasferita in un appartamento di una palazzina anonima ubicata in piazza Marconi, una propaggine di via Marconi nel quartiere di San Giovanni all’imbocco della superstrada che conduce alla bretella per i caselli dell’A 20. In quell’appartamento anonimo – secondo le rivelazioni di Maurizio Marchetta – avrebbero la propria sede ben tre logge massoniche segrete, non riconosciute, non collegate ad alcuna centrale nazionale o internazionale. E nel verbale che riporta parte delle sue dichiarazioni, l’ex uomo politico divenuto testimone di giustizia perché ha denunciato i suoi presunti aguzzini nell’ambito dell’operazione antimafia “Sistema”, rivela che, al di là delle logge ufficiali riconducibili al Grande oriente d’Italia, «esistono, invece, tre logge diciamo “occulte” che hanno sede in un unico appartamento ed i cui iscritti, di cui sono in grado di riferire alcuni nomi, utilizzano l’appartenenza massonica per ottenere in cambio incarichi e varie forme di potere da parte di politici locali». Marchetta rivela anche che «in questo gioco di potere, in particolare, è coinvolta una personalità politica di primo piano» di cui egli stesso indica il nome. L’imprenditore rivela agli inquirenti che «gli iscritti a queste logge occulte barcellonesi, per un numero di circa 40 persone tra medici, avvocati, informatori scientifici e liberi professionisti, hanno costituito una rete di collegamenti con la Sicilia e la Calabria, raggiungendo un numero complessivo di circa mille persone». Nello stesso verbale in cui si rivela l’esistenza di tre logge segrete che sono riconducibili allo stesso luogo di riunione, l’arch. Maurizio Marchetta afferma di «essere in grado di riferire sull’attuale sistema di conduzione delle turbative d’asta nei pubblici appalti, venutosi a costituire per effetto delle nuove normative in materia. Esiste – rivela Marchetta – un gruppo di imprenditori che adotta tale sistema su scala regionale e che fruisce sia di collegamenti con pubblici amministratori, sia con soggetti politici che svolgono una vera e propria funzione di referenti, sia con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata. Inoltre – prosegue il dichiarante – tale sistema delle turbative d’asta viene applicato con tutte le stazioni appaltanti sia, come dirò, in termini di probabilità statistica sia in termini di connivenza di taluni pubblici amministratori, nelle persone di tecnici comunali e di componenti delle commissioni di gara». (l.o.)

Il cerimoniere La Rosa: «Siamo tutti sereni perché non abbiamo commesso reati»

Un insegnante di scuole superiori in pensione col pallino delle università “on line”, un informatore scientifico, un funzionario capo di una sede Inps, un medico mutualista di un paese di poco meno di 2 mila abitanti, un insegnante precario e infine un dirigente medico ospedaliero come sovrano gran cerimoniere del Rito scozzese. Sono queste le professioni delle sei persone indagate. Cade dalle nuvole il sovrano gran cerimoniere della Gran loggia “Ausonia”, il dottor Felice Carmelo La Rosa, medico responsabile dell’Unità operativa del pronto soccorso dell’ospedale “Cutroni-Zodda” di Barcellona, il quale alle 7 di sabato ha subito dalla Squadra mobile di Messina la perquisizione della sua abitazione e della sede della loggia. Perquisizione che è durata l’intera giornata, anche perché è stato necessario verbalizzare la gran mole di documenti sequestrati e consegnati volontariamente dallo stesso medico, che risulta nell’elenco dei sei indagati. Oltre alle carte della Gran loggia “Ausonia” e dell’omonima associazione Onlus la polizia ha sequestrato anche incartamenti e documentazione riferita ad una associazione di Cavalieri Templari che fa riferimento ad un alto prelato Torinese. «Non capisco come sia stato possibile che la nostra loggia abbia potuto influenzare la politica locale e incidere su appalti e incarichi professionali se, come è vero, nessuno tra di noi è imprenditore e nemmeno politico». Esordisce così il dottor La Rosa, il quale afferma: «Siamo in tutto 40 iscritti, comprese le donne che nella nostra loggia a differenza di quelle del Goi sono ammesse liberamente, e tra di noi in ben sette si sono candidati alle ultime elezioni amministrative senza che nessuno sia riuscito a farsi eleggere in Consiglio comunale e questa sarebbe la nostra capacità di influire sulla vita politica di Barcellona? E poi ci legano a personaggi politici con i quali abbiamo avuto solo contrasti e sono tanti i fatti che possono dimostrarlo. Siamo tutti sereni perché non abbiamo commesso alcun reato. La nostra associazione è stata regolarmente costituita e sono stati informati tutti gli organi di controllo dello stato, compresa la Questura. Stessa cosa vale per la Loggia che fa riferimento al “Rito scozzese antico e riconosciuto” ma che non aderisce a nessuna centrale massonica italiana. Inoltre noi non siamo a differenza di altri, anticlericali. Ho avuto uno zio prete che in tanti ricordano e pertanto ho ricevuto una educazione cattolica». Il dottor La Rosa spiega anche che i convivi e le riunioni della Gran loggia Ausonia «iniziano sempre con un brindisi al Capo dello Stato, al nostro presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano. Siamo fedeli alle Istituzioni democratiche e nessuno cospira contro l’ordinamento dello Stato, non comprendiamo come sia stato possibile che la nostra azione venga affiancata a quella di comuni delinquenti. Di certo siamo vittime di un equivoco e per questo ho già preparato una memoria difensiva e chiederò subito ai magistrati che indagano su questa vicenda di essere interrogato per chiarire la nostra posizione». Il Sovrano gran cerimoniere Felice Carmelo La Rosa, spiega che l’associazione Ausonia, la Onlus fondata nel 2004 in concomitanza con la Gran Loggia Ausonia per fare beneficenza nei confronti dei bisognosi, ha organizzato a giugno nel castello di Moltalbano Elicona una giornata culturale dedicata a Mozart. «La nostra Loggia che si ispira soltanto ai principi etici e morali della massoneria e in particolare al Grande ordine del principe di Andorra, intrattiene i propri iscritti su dissertazioni culturali in riunioni che si tengono da due a tre volte al mese in cui si parla di Budda, del Tempio di Salomone, della Piramide di Cheope e degli antichi Sumeri. Tutte le nostre conversazioni sono verbalizzate e ogni iscritto firma ogni qualvolta partecipa a delle riunioni. Non riusciamo a comprendere quali siano state le violazioni di legge e poi noi con l’imprenditore Maurizio Marchetta non abbiamo avuto mai contatti, se lui fa parte del Grande oriente d’Italia perché parla di noi e non di altri? Sono questioni che vogliamo siano chiarite al più presto anche per la serenità dei nostri iscritti, dai quali ho ricevuto in queste ore il sostegno incondizionato». (l.o.)

La Messina massona. Indagini nate da un pentito. C’è il nome di Nania

Ancora una volta Barcellona Pozzo di Gotto. Ancora una volta quel bubbone di affari sporchi, poteri occulti e coperture istituzionali, mai interamente disvelate, torna ad essere oggetto di indagine della magistratura. Ancora una volta c’è di mezzo l’ombra della massoneria e della mafia. Tre giorni fa la Polizia di Messina ha eseguito una perquisizione, su ordine dei magistrati della Dda Angelo Cavallo e Giuseppe Verzera, nell’appartamento dove si riunivano gli esponenti della loggia massonica coperta Ausonia. E i poliziotti si sono trovati davanti a uno scenario fatto di teschi, candelabri e arredi tipicamente massonici. Un campionario di oggetti posto sotto sequestro, insieme agli elenchi degli associati, tra cui medici, avvocati, insegnanti e imprenditori. Sei persone sono state identificate, fra cui il Gran maestro Carmelo La Rosa, medico di Barcellona Pozzo di Gotto e proprietario della casa. Tutto nasce dalle dichiarazioni di Maurizio Marchetta, ex Presidente del Consiglio comunale di Barcellona (An), un imprenditore finito nelle carte dell’inchiesta di mafia Omega e massone dichiarato del Grande Oriente d’Italia, loggia Eugenio Barresi. Dal gennaio del 2009 collabora con la giustizia e ha raccontato ai magistrati che anche grazie a questa loggia sarebbero stati condizionati appalti e assunzioni pubbliche. “Posso riferire di forme di condizionamento determinate dall’attuale sindaco di Barcellona Candeloro Nania. Il sindaco ha imposto a privati proprietari di terreni, che hanno ottenuto grazie a lui l’aumento dell’indice di cubatura, le progettazioni e le successive costruzioni con professionisti da lui stesso sceltiâ€. Sempre dallo stesso verbale salta fuori il nome di un altro Nania, il più famoso senatore di An, Mimmo, cugino del sindaco: “In questo gioco di potere, in particolare, è coinvolto, con la sua influenza, il senatore Mimmo Naniaâ€. Le vicende oggetto dell’inchiesta, insieme ai nomi dei due cugini politici, comparivano già nella richiesta di scioglimento per mafia del comune di Barcellona Pozzo di Gotto, avanzata dal Prefetto di Messina tre anni al governo Prodi, rimasta senza esito. Anche allora sindaco del comune di Barcellona era Candeloro Nania. di Giuseppe Giustolisi (“Il Fatto Quotidianoâ€, 28 ott. 2009)

CONCORSOPOLI ALL’UNIVERSITA’ DI MESSINA, IL PROCESSO: Veterinaria, ha deposto il professor Spadola

Altra udienza-chiave nella giornata di lunedì del processo sul concorso a Veterinaria e i fondi Lipin, che vede imputati il rettore Franco Tomasello e altre 22 persone sui presunti concorsi truccati all’Ateneo peloritano. Ha deposto, come teste del pm Antonino Nastasi, il professor Filippo Spadola, vincitore del concorso di associato per Chirurgia veterinaria. Spadola è stato prima dottorando e poi assegnista di ricerca nello stesso istituto nel quale è direttore il professor Giuseppe Cucinotta. Quest’ultimo nell’udienza precedente aveva ammesso di aver avuto delle pressioni affinché a vincere il concorso fosse il ricercatore Francesco Macrì, altro suo allievo, e figlio dell’allora preside Battesimo. Spadola ha sostazialmente confermato quanto detto da Cucinotta, spiegando che quest’ultimo «era membro interno della commissione e mi disse che nei giorni del concorso il professor Catarsini si era recato da lui affermando che il rettore Francesco Tomasello voleva che il concorso andasse in bianco». Spadola incalzato dai difensori ha sostenuto di non avere voluto partecipare al concorso per ricercatore che si sarebbe svolto subito dopo, nonostante fosse sicuro di vincere, temendo di non essere chiamato come associato a causa di un dichiarato contesto di difficoltà economica.

S’è spento il prefetto Profili, messinese ad honorem. Già a Napoli, Messina e Palermo

S’è spento ieri a Napoli il prefetto Renato Profili. Era ricoverato nel reparto Rianimazione del Policlinico del capoluogo campano: tre settimane fa era stato colpito da un ictus. Renato Profili era nato a Napoli nel 1942; sposato, tre figli, aveva cominciato la carriera nella Prefettura partenopea come capo ufficio stampa nel 1981. Successivamente era stato dirigente dell’Ufficio elettorale, capo di gabinetto e vicario, fino alla nomina di prefetto nel 1991, incarico ricoperto fino ai primi mesi del 2009, quando è andato in pensione. Prefetto di Napoli dal 2003 al 2007, negli anni precedenti aveva diretto le Prefetture di Potenza, Pavia, Messina e Palermo. Nel luglio 2008 il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi aveva nominato Profili commissario per il rilancio e la bonifica degli Scavi di Pompei. Il dott. Profili ha retto per tre anni la Prefettura peloritana, dal maggio ‘97 al marzo 2000, lasciando di sé uno straordinario ricordo, tanto da indurre il sindaco del tempo, Salvatore Leonardi, a proporre al Consiglio il conferimento della cittadinanza onoraria.