Un’inchiesta è stata avviata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina, titolari i pm Giuseppe Verzera e Angelo Cavallo, sulla loggia massonica “Ausonia” di Barcellona, con una quarantina di iscritti, nei cui uffici lo scorso sabato è stata eseguita una perquisizione. A confermarlo ieri il dirigente della Squadra Mobile peloritana Marco Giambra, con il responsabile della Sezione anticrimine Giuseppe Anzalone. Al momento, risultano indagate sei persone – a carico delle quali sarebbero emersi alcuni indizi – fra cui il gran maestro della loggia, un medico proprietario dell’appartamento di piazza Marconi in cui ha sede il sodalizio, che è stato raggiunto da informazione di garanzia insieme con altri cinque iscritti, destinatari anch’essi di perquisizione domiciliare: si tratta di un medico, un informatore scientifico, due docenti e un funzionario pubblico. Cioè Giorgio Maugeri, Giuseppe Iacona, Salvatore Sebastiano Messina, Placido Conti e Roberto Meo. Tutti noti professionisti, come gli altri “fratelli” fra cui anche avvocati e commercialisti, incensurati e residenti fra Barcellona, Milazzo e l’hinterland. L’accusa, al momento, riguarda la violazione dell’articolo 2 comma 2 della legge 25/1982, la cosiddetta “Spadolini-Anselmi”, nata durante gli anni di piombo per combattere le associazioni occulte. E proprio il carattere di segretezza avrebbe destato i sospetti degli inquirenti: secondo quanto affermato dalla Mobile, infatti, la loggia, nata nel 2004, non risulterebbe inserita negli elenchi ufficiali depositati in prefettura. Le indagini sono scaturite dall’approfondimento legato ad alcuni elementi emersi nell’ambito dell’operazione “Sistema”, del febbraio scorso, che avrebbero fatto riferimento proprio ad un’associazione segreta con fini illeciti. Gli inquirenti, infatti, indagano per appurare se si siano verificate indebite interferenze in assunzioni, appalti pubblici, avanzamenti di carriera e anche nel procacciamento di consensi elettorali. Corposa la documentazione sequestrata nella sede di via Marconi, compresi gli elenchi dei soci: nell’appartamento, tra l’altro, oltre ad una stanza “filosofica” isolata dall’esterno per favorire la riflessione, è stata ispezionata quella che può essere definita la stanza del “tempio”, con tutti gli elementi caratterizzanti dell’associazione, dal pavimento a scacchiera alle file di postazioni per i “cavalieri”, dai candelabri ad elementi decisamente più lugubri quali un teschio e anche una bara. Simbolo quest’ultimo, come spiega Anzalone, che fa riferimento al percorso di morte e rinascita connesso all’ideale di un “mondo nuovo” insito nell’antica ideologia massonica. Molto più prosaiche, invece, sarebbero state le concrete applicazioni, almeno stando ai sospetti che fondano l’inchiesta. La prima, come ha sottolineato Giambra, che nella città dello Stretto punta a fare luce su possibili “pressioni” indebite o “consorterie” dai fini poco chiari, di cui spesso si parla, ma senza fino ad ora avere mai riscontrato alcuna ipotesi di reato. Una “cappa massonica” della quale parlò anche l’arcivescovo Calgero La Piana nello scorso mese di gennaio, proprio dalle colonne del nostro giornale, alludendo ad una regia occulta che in città «controlla tutto e tutti, che impedisce lo sviluppo per poter dominare tutto». «O entri nel meccanismo, o non avrai spazio – continuava il presule – è un clima massonico, c’è chi lavora perché tutto appaia in un certo modo». Parole dirompenti, che produssero un vivace dibattito in città : anche il capo della Procura della Repubblica Guido Lo Forte a distanza di pochi giorni parlò di «poteri forti che esercitano tradizionalmente un controllo delle più importanti attività economiche», sottolineando poi, riguardo alle competenze della magistratura, che «può assumere rilevanza non il fenomeno della massoneria in generale, ma l’eventuale esistenza di deviazioni capaci di interferire con la legge», e comunque assicurando che la Procura avrebbe svolto «un ruolo propulsivo per attuare un serio e costante controllo di legalità su tutti i fenomeni capaci di condizionare con attività illecite il progresso della democrazia e della società civile». Natalia La Rosa - GDS
Elenchi e intercettazioni che adesso fanno tremare
Gli elenchi sequestrati al “Tempio” di Barcellona e la miriade di telefonate intercettate in questi mesi, comprese alcune conversazioni “istituzionali” e “politiche”, sono due tasselli importanti di questa deflagrante inchiesta sulla loggia che sarebbe “deviata” e “coperta” (i due termini non si sommano necessariamente) a Barcellona Pozzo di Gotto. La prima inchiesta dopo lunghi anni in cui più nessuna Procura di questo Paese si era dedicata a scoperchiare i presunti affari loschi delle logge coperte. Ancora filtra molto poco della rivelazioni “blindate” del pentito Maurizio Marchetta, architetto, imprenditore ed ex politico barcellonese, che ha deciso di vuotare il sacco su tutto quello che ha vissuto e subito in questi anni di appalti “concordati” e gare truccate, intimidazioni e mazzette. Ma le perquisizioni di sabato scorso, con una “appendice” di una certa rilevanza eseguita ieri dalla Squadra mobile di Messina, hanno avuto senza dubbio un effetto deflagrante in una città come Barcellona Pozzo di Gotto, apparentemente sempre tranquilla e silente ma in realtà prigioniera dell’unica famiglia mafiosa della nostra provincia peloritana, se si esclude quella di Mistretta che però storicamente fa capo da sempre al mandamento di San Mauro Castelverde. La nostra storia processuale per quel che riguarda le inchieste sulle logge massoniche ci riporta indietro ai primi anni Novanta, quando un boss della ‘ndrangheta, della famiglia di Giuseppe Morabito “Tiradritto”, Ubaldo Lauro, aveva cominciato a collaborare con la giustizia e andava riempiendo verbali sulle logge massoniche deviate in Calabria, il “grande potere dello Stretto”, davanti al procuratore Agostino Cordova. In città sempre in quel periodo s’interessava alla massoneria un altro magistrato, Angelo Giorgianni, che indagava sul traffico d’armi miliardario che passava dallo Stretto, nome in codice “Arzente Isola”, e sui canali del riciclaggio dei tanti miliardi di lire “guadagnati” delle organizzazioni criminali. Giorgianni per un periodo fu affiancato da un altro sostituto, Olindo Canali, e nel corso degli accertamenti emerse che in quegli anni alcuni elementi di spicco delle famiglie mafiose calabresi e siciliane avevano scelto di fare ingresso nelle logge “oscure”, per trattare in prima persona i loro affari e non affidarsi più agli intermediari che andavano bene negli anni Ottanta, sia per guadagnare di più sia perché gli intermediari non sempre si erano rivelati affidabili. Non è forse un caso che questa nuova indagine sia una costola dell’inchiesta “Sistema” su un gruppo criminale mafioso che avrebbe monopolizzato l’oppressione di una fetta importante del territorio tirrenico. Nuccio Anselmo - GDS
Una «rete di collegamenti che coinvolge mille persone» e le «turbative d’asta» con politici e amministratori
Dell’esistenza di logge massoniche, cosiddette “spurie”, o non regolari, operanti a Barcellona Pozzo di Gotto, aveva parlato all’indomani dell’operazione antiracket “Sistema”, l’imprenditore edile, arch. Maurizio Marchetta, 40 anni, già vice presidente – in quota ad Alleanza nazionale – del consiglio comunale di Palazzo Longano. Il verbale, con le dichiarazioni testimoniali con le quali Marchetta parla nel dettaglio delle logge occulte, risale al pomeriggio del 16 marzo scorso quando negli uffici della Squadra mobile di Messina l’imprenditore rivela agli inquirenti particolari inediti su presunte logge coperte che avrebbero operato nell’ombra con una rete di collegamenti tra Sicilia e Calabria allo scopo di avere vantaggi per gli iscritti e per gli uomini politici di riferimento. «Posso riferire – aveva detto Marchetta – su vicende riguardanti alcune logge massoniche». E il riferimento era alla “Gran loggia Ausonia” fondata il 15 gennaio del 2004, a cui si è aggiunta successivamente, il 29 maggio del 2004 l’associazione Onlus “Ausonia” che si occupa di beneficenza e attività culturali, quali convegni su personaggi storici e dell’arte e convivi culturali in favore dei circa 40 soci tra cui figurano molte donne e tanti liberi professionisti. «In effetti – ha precisato Marchetta – io stesso da tempo sono iscritto al Grande Oriente d’Italia, nella loggia “Eugenio Barresi”». La loggia a cui ha aderito Marchetta – intitolata al defunto Eugenio Barresi, già veterinario provinciale, un grado “33″ (il più alto, immediatamente sotto il Gran Maestro) della massoneria siciliana deceduto due anni fa in un incidente stradale – aderisce al Goi “Grande Oriente d’Italia” ed è stata fondata recentemente dall’ex commissario di polizia Salvatore Tafuro che ne è il Gran maestro venerabile. La loggia ufficiale del Goi a cui aderisce Marchetta ha sede in via Marchese Ugo di Sant’Onofrio al numero civico 33. Prima della loggia “Eugenio Barresi”, l’arch. Maurizio Marchetta aveva aderito per anni all’altra Loggia ufficiale del GoI presente in città , la “Fratelli Bandiera” che ha sede in via Aldo Moro, accanto alla stazione dei carabinieri, di cui è Gran maestro il venerabile rag. Gaspare Papa, già funzionario amministrativo dell’Asl 5. Le accuse di Marchetta sono però rivolte essenzialmente alla presunta loggia segreta “Ausonia” che prima aveva sede in via Umberto I alta e da qualche anno è stata trasferita in un appartamento di una palazzina anonima ubicata in piazza Marconi, una propaggine di via Marconi nel quartiere di San Giovanni all’imbocco della superstrada che conduce alla bretella per i caselli dell’A 20. In quell’appartamento anonimo – secondo le rivelazioni di Maurizio Marchetta – avrebbero la propria sede ben tre logge massoniche segrete, non riconosciute, non collegate ad alcuna centrale nazionale o internazionale. E nel verbale che riporta parte delle sue dichiarazioni, l’ex uomo politico divenuto testimone di giustizia perché ha denunciato i suoi presunti aguzzini nell’ambito dell’operazione antimafia “Sistema”, rivela che, al di là delle logge ufficiali riconducibili al Grande oriente d’Italia, «esistono, invece, tre logge diciamo “occulte” che hanno sede in un unico appartamento ed i cui iscritti, di cui sono in grado di riferire alcuni nomi, utilizzano l’appartenenza massonica per ottenere in cambio incarichi e varie forme di potere da parte di politici locali». Marchetta rivela anche che «in questo gioco di potere, in particolare, è coinvolta una personalità politica di primo piano» di cui egli stesso indica il nome. L’imprenditore rivela agli inquirenti che «gli iscritti a queste logge occulte barcellonesi, per un numero di circa 40 persone tra medici, avvocati, informatori scientifici e liberi professionisti, hanno costituito una rete di collegamenti con la Sicilia e la Calabria, raggiungendo un numero complessivo di circa mille persone». Nello stesso verbale in cui si rivela l’esistenza di tre logge segrete che sono riconducibili allo stesso luogo di riunione, l’arch. Maurizio Marchetta afferma di «essere in grado di riferire sull’attuale sistema di conduzione delle turbative d’asta nei pubblici appalti, venutosi a costituire per effetto delle nuove normative in materia. Esiste – rivela Marchetta – un gruppo di imprenditori che adotta tale sistema su scala regionale e che fruisce sia di collegamenti con pubblici amministratori, sia con soggetti politici che svolgono una vera e propria funzione di referenti, sia con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata. Inoltre – prosegue il dichiarante – tale sistema delle turbative d’asta viene applicato con tutte le stazioni appaltanti sia, come dirò, in termini di probabilità statistica sia in termini di connivenza di taluni pubblici amministratori, nelle persone di tecnici comunali e di componenti delle commissioni di gara». (l.o.)
Il cerimoniere La Rosa: «Siamo tutti sereni perché non abbiamo commesso reati»
Un insegnante di scuole superiori in pensione col pallino delle università “on line”, un informatore scientifico, un funzionario capo di una sede Inps, un medico mutualista di un paese di poco meno di 2 mila abitanti, un insegnante precario e infine un dirigente medico ospedaliero come sovrano gran cerimoniere del Rito scozzese. Sono queste le professioni delle sei persone indagate. Cade dalle nuvole il sovrano gran cerimoniere della Gran loggia “Ausonia”, il dottor Felice Carmelo La Rosa, medico responsabile dell’Unità operativa del pronto soccorso dell’ospedale “Cutroni-Zodda” di Barcellona, il quale alle 7 di sabato ha subito dalla Squadra mobile di Messina la perquisizione della sua abitazione e della sede della loggia. Perquisizione che è durata l’intera giornata, anche perché è stato necessario verbalizzare la gran mole di documenti sequestrati e consegnati volontariamente dallo stesso medico, che risulta nell’elenco dei sei indagati. Oltre alle carte della Gran loggia “Ausonia” e dell’omonima associazione Onlus la polizia ha sequestrato anche incartamenti e documentazione riferita ad una associazione di Cavalieri Templari che fa riferimento ad un alto prelato Torinese. «Non capisco come sia stato possibile che la nostra loggia abbia potuto influenzare la politica locale e incidere su appalti e incarichi professionali se, come è vero, nessuno tra di noi è imprenditore e nemmeno politico». Esordisce così il dottor La Rosa, il quale afferma: «Siamo in tutto 40 iscritti, comprese le donne che nella nostra loggia a differenza di quelle del Goi sono ammesse liberamente, e tra di noi in ben sette si sono candidati alle ultime elezioni amministrative senza che nessuno sia riuscito a farsi eleggere in Consiglio comunale e questa sarebbe la nostra capacità di influire sulla vita politica di Barcellona? E poi ci legano a personaggi politici con i quali abbiamo avuto solo contrasti e sono tanti i fatti che possono dimostrarlo. Siamo tutti sereni perché non abbiamo commesso alcun reato. La nostra associazione è stata regolarmente costituita e sono stati informati tutti gli organi di controllo dello stato, compresa la Questura. Stessa cosa vale per la Loggia che fa riferimento al “Rito scozzese antico e riconosciuto” ma che non aderisce a nessuna centrale massonica italiana. Inoltre noi non siamo a differenza di altri, anticlericali. Ho avuto uno zio prete che in tanti ricordano e pertanto ho ricevuto una educazione cattolica». Il dottor La Rosa spiega anche che i convivi e le riunioni della Gran loggia Ausonia «iniziano sempre con un brindisi al Capo dello Stato, al nostro presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano. Siamo fedeli alle Istituzioni democratiche e nessuno cospira contro l’ordinamento dello Stato, non comprendiamo come sia stato possibile che la nostra azione venga affiancata a quella di comuni delinquenti. Di certo siamo vittime di un equivoco e per questo ho già preparato una memoria difensiva e chiederò subito ai magistrati che indagano su questa vicenda di essere interrogato per chiarire la nostra posizione». Il Sovrano gran cerimoniere Felice Carmelo La Rosa, spiega che l’associazione Ausonia, la Onlus fondata nel 2004 in concomitanza con la Gran Loggia Ausonia per fare beneficenza nei confronti dei bisognosi, ha organizzato a giugno nel castello di Moltalbano Elicona una giornata culturale dedicata a Mozart. «La nostra Loggia che si ispira soltanto ai principi etici e morali della massoneria e in particolare al Grande ordine del principe di Andorra, intrattiene i propri iscritti su dissertazioni culturali in riunioni che si tengono da due a tre volte al mese in cui si parla di Budda, del Tempio di Salomone, della Piramide di Cheope e degli antichi Sumeri. Tutte le nostre conversazioni sono verbalizzate e ogni iscritto firma ogni qualvolta partecipa a delle riunioni. Non riusciamo a comprendere quali siano state le violazioni di legge e poi noi con l’imprenditore Maurizio Marchetta non abbiamo avuto mai contatti, se lui fa parte del Grande oriente d’Italia perché parla di noi e non di altri? Sono questioni che vogliamo siano chiarite al più presto anche per la serenità dei nostri iscritti, dai quali ho ricevuto in queste ore il sostegno incondizionato». (l.o.)
La Messina massona. Indagini nate da un pentito. C’è il nome di Nania
Ancora una volta Barcellona Pozzo di Gotto. Ancora una volta quel bubbone di affari sporchi, poteri occulti e coperture istituzionali, mai interamente disvelate, torna ad essere oggetto di indagine della magistratura. Ancora una volta c’è di mezzo l’ombra della massoneria e della mafia. Tre giorni fa la Polizia di Messina ha eseguito una perquisizione, su ordine dei magistrati della Dda Angelo Cavallo e Giuseppe Verzera, nell’appartamento dove si riunivano gli esponenti della loggia massonica coperta Ausonia. E i poliziotti si sono trovati davanti a uno scenario fatto di teschi, candelabri e arredi tipicamente massonici. Un campionario di oggetti posto sotto sequestro, insieme agli elenchi degli associati, tra cui medici, avvocati, insegnanti e imprenditori. Sei persone sono state identificate, fra cui il Gran maestro Carmelo La Rosa, medico di Barcellona Pozzo di Gotto e proprietario della casa. Tutto nasce dalle dichiarazioni di Maurizio Marchetta, ex Presidente del Consiglio comunale di Barcellona (An), un imprenditore finito nelle carte dell’inchiesta di mafia Omega e massone dichiarato del Grande Oriente d’Italia, loggia Eugenio Barresi. Dal gennaio del 2009 collabora con la giustizia e ha raccontato ai magistrati che anche grazie a questa loggia sarebbero stati condizionati appalti e assunzioni pubbliche. “Posso riferire di forme di condizionamento determinate dall’attuale sindaco di Barcellona Candeloro Nania. Il sindaco ha imposto a privati proprietari di terreni, che hanno ottenuto grazie a lui l’aumento dell’indice di cubatura, le progettazioni e le successive costruzioni con professionisti da lui stesso sceltiâ€. Sempre dallo stesso verbale salta fuori il nome di un altro Nania, il più famoso senatore di An, Mimmo, cugino del sindaco: “In questo gioco di potere, in particolare, è coinvolto, con la sua influenza, il senatore Mimmo Naniaâ€. Le vicende oggetto dell’inchiesta, insieme ai nomi dei due cugini politici, comparivano già nella richiesta di scioglimento per mafia del comune di Barcellona Pozzo di Gotto, avanzata dal Prefetto di Messina tre anni al governo Prodi, rimasta senza esito. Anche allora sindaco del comune di Barcellona era Candeloro Nania. di Giuseppe Giustolisi (“Il Fatto Quotidianoâ€, 28 ott. 2009)