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Lettera al pg Francesco Neri inviata da Giorgio e Luciana Alpi, genitori della giornalista uccisa in Somalia insieme con l’operatore Miran Hrovatin: La verità su Ilaria tra misteri e veleni delle navi

Non si rassegnano i genitori di Ilaria Alpi. A quasi sedici anni dalla tragica scomparsa della loro unica figlia, l’inviata del Tg3 trucidata a Mogadiscio in Somalia insieme con l’operatore Miran Hrovatin, dimostrano di voler continuare a lottare per conoscere la verità. Una prova è la lettera inviata nei giorni scorsi da Giorgio e Luciana Alpi al sostituto procuratore generale Francesco Neri per affidargli le loro residue speranze di svelare i misteri che da quel terribile 20 marzo 1994 accompagnano la vicenda che ha sconvolto la loro esistenza. La scelta di Neri non è causale. In passato il magistrato, quando era alla Procura circondariale, aveva condotto un’indagine su un’organizzazione che si occupava dell’affondamento di rifiuti radioattivi nei mari di mezzo mondo, compresi quelli che bagnano le coste reggine e siciliane. Con le recenti rivelazioni del pentito Francesco Fonti è tornata in primo piano quella inchiesta che aveva portato a sostenere l’esistenza di un filo rosso che legava la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin alla scoperta di qualcosa attinente al traffico di rifiuti radioattivi. Nell’inchiesta erano stati coinvolti, tra gli altri, l’imprenditore varesino Giorgio Comerio e l’ex presidente della Somalia Mohamed Ali Mahdi. L’inchiesta di Neri aveva visto impegnata un’équipe di investigatori con a capo il tenente di corvetta Natale De Grazia, morto in circostanze misteriose mentre si recava con i suoi uomini al Nord, impegnato nelle indagini sulla sparizione delle navi al cui interno vi erano i contenitori radioattivi da affondare. La conferma dell’esistenza di un piano per scaricare in fondo al mare rifiuti radioattivi era stata trovata nei documenti sequestrati in Lombardia durante le perquisizioni. Tra i documenti trovati e sequestrati nella villa di Comerio ci sarebbe stata la famosa copia del certificato di morte della giornalista Ilaria Alpi, come risultava dai verbali depositati nei fascicoli del procedimento, tenuti negli uffici della procura di Reggio che, al momento della loro visione, secondo il magistrato titolare dell’indagine, sarebbero risultati manomessi. E del certificato non era stata trovata traccia: «Ogni volta che viene fuori una notizia che potrebbe portare alla luce la verità sull’assassinio di nostra figlia – scrivono i genitori di Ilaria Alpi nella lettera inviata a Neri – immancabilmente la prova scompare, come è successo con il certificato di morte di Ilaria». L’esistenza del certificato è stata smentita dall’ingegnere Comerio, da tempo trasferito all’estero, con una e-mail inviata a Carlo Lucarelli, in conduttore di “Blu notte” che in una recente trasmissione si era occupato del caso. Comerio sostiene che la Procura di Reggio non aveva trovato nessun elemento d’accusa nei suoi confronti, che sull’attività di marketing della sua società, la Odm, non sono mai state riscontrate illegalità, che i servizi di informazione italiani non hanno riscontrato nessun elemento di pericolosità nella sue attività e che non c’era nulla che potesse fare accostare il suo nome alla Jolly Rosso. Giorgio e Luciana Alpi, però, insistono nell’affermare che quel famoso certificato era passato tra le mani di molti inquirenti, compreso Neri. E rivolgendosi proprio al sostituto procuratore generale Neri gli affidano la missione di non far tramontare definitivamente la speranza di conoscere la verità e : «Siamo fiduciosi e convinti – concludono – che ella vorrà fare il possibile perchè questa volta l’arroganza di certi personaggi non vinca sul sacrificio di chi ha perso la vita per cercare di denunciare traffici di rifiuti e quant’altro».
Neri, da parte sua, prova a rassicurare i genitori di Ilaria Alpi: «Non posso che ribadire quello che sempre in sede istituzionale, anche alla Commissione parlamentare, ho riferito e documentato, ricevendo in cambio denunce e querele che sono state tutte archiviate dall’autorità giudiziaria di Roma e da ultimo dal gip di Cosenza Lucia Marletta (la notizia la pubblichiamo accanto, n.d.r.). Gli atti sono segretati. Posso solo riferire su quella che è la verità da me conosciuta solo nelle sedi istituzionali». L’avvocato Lorenzo Gatto, che ha difeso Neri nei procedimenti nati dalle varie denunce, ha qualcosa da ribattere alle affermazioni di Comerio in relazione alla pericolosità delle sue attività: «Ci sono informative redatte dai servizi segreti italiani che affermavano il contrario; non è vero che sulla Jolly Rosso non sono stati trovati documenti riconducibili a Comerio, vi è infatti il verbale d’interrogatorio dove il comandante Giuseppe Bellantone, della capitaneria di Vibo che intervenne nell’immediatezza dello spiaggiamento, riferisce che sulla plancia della nave vi erano fogli che parevano tracciati di battaglia navale e che che riconobbe nel momento il compianto De Grazia gli pose in visione le brochure dell’Odm». Gatto ricorda quello che definisce come dato inconfutabile già vagliato dall’autorità giudiziaria: «Dal plico sigillato dei documenti investigativi di De Grazia – spiega – furono sottratti documenti da undici carpette delle 23 rinvenute, dopo che il plico era stato danneggiato da un lato. E ciò porta a considerare verosimile la sottrazione del certificato di morte sparito». Il legale sostiene, infine, che «una prova fondamentale del traffico di sostanze radioattive radioattivo potrebbe venire dal ritrovamento della nave Rigel, affondata al largo di Capo Spartivento. Sono sicuro che la Procura di Reggio, oggi seriamente impegnata nella ricerca della verità dopo la denuncia presentata da Legambiente, abbia gli strumenti, le capacità e le intelligenze affinché il mistero della nave scomparsa venga svelato». E da Roma, raggiunti al telefono, i genitori della giornalista uccisa ribadiscono amarezza e delusione: «Dopo le speranze alimentate dalle rivelazioni del pentito Fonti – sostiene Luciana Alpi – tutto sembra destinato a cadere nuovamente nel dimenticatoio. È bastato trovare un relitto bellico e tutto si è chiuso. Come accade, purtroppo, sistematicamente da 16 anni. Siamo stanchi di questo paese, di questo Stato che sul caso Alpi-Hrovatin non vuole fare chiarezza. Ci sono inquirenti che non fanno niente, ci sono altri che trovano i documenti che poi spariscono». Con la voce che tracima sofferenza, la mamma di Ilaria Alpi pone un interrogativo: «Possibile che sui possa perdere una figlia in un modo terribile, come è capitato a me e mio marit, e dopo sedici anni stare ancora qui a elemosinare un briciolo di verità? Questa vicenda è sconvolgente. Ci sono capitate le cose più assurde, come la sparizione del certificato di morte, gli strani comportamenti quando sono arrivate le salme, le autopsie, gli esami del dna sull’auto portata dalla Somalia. Noi ancora oggi siamo all’oscuro di tutto. Intanto, c’è un povero disgraziato che sta in carcere e, a nostro avviso, non sa nulla. Per noi si tratta di un capro espiatorio. A quasi sedici anni il silenzio totale. Non è successo niente. Abbiamo lottato per avere il Dna e non ci hanno mai risposto. Poi il gip Cersosimo ha chiesto al pm di approfondire 26 punti dell’inchiesta. Che ci aspettiamo? Non ci facciamo illusioni. Temiano che sarà chiesta per l’ennesima volta l’archiviazione con un’inchiesta a nostro avviso ancora apertissima, con le tante domande alle quali non è stata data risposta. Siamo veramente indignati perché costretti a lottare, dopo la morte della nostra unica figlia, per avere verità e giustizia». Paolo Toscano - GDS

Cadute le accuse di calunnia dell’armatore Messina: Archiviato il procedimento a carico del magistrato Francesco Neri
Reggio Calabria - Si è chiuso con l’archiviazione il procedimento che vedeva il magistrato Francesco Neri imputato di calunnia dopo le dichiarazioni rese alla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti in data 18 novembre 2004. L’archiviazione è stata disposta dal il gip di Cosenza Lucia Marletta accogliendo la richiesta della procura e del difensore del magistrato, avvocato Lorenzo Gatto. Il procedimento era stato avviato a seguito della querela dell’armatore della Jolly Rosso, Paolo Messina. In occasione dell’audizione davanti alla Commissione, Neri aveva esposto l’esito delle indagini sulle navi a perdere, partendo dall’affondamento della Rigel e finendo allo spiaggiamento ad Amantea della Jolly Rosso. L’avvocato Gatto ha rilevato in sede di discussione che le dichiaraziooni rese da Neri non potevano assumere valore diffamatorio. Il legale ha ricordato che il magistrato aveva parlato dell’ingegnere Giorgio Comerio e del suo progetto per lo smaltimento dei rifiuti in mare ricordando che dallo spiaggiamento della motonave Rosso era emerso un collegamento tra la nave e Comerio e non tra Comerio e la società Messina. Nell’archiviazione il gip ha rilevato che in ordine alla vicenda della motonave Jolly Rosso, il dott. Neri si è limitato a riferire quanto egli aveva dedotto alla luce delle indagini condotte in qualità di sostituto procuratore della Repubblica della Procura circondariale di Reggio, anche in ordine allo spiaggiamento in località Formiciche di Amantea, esponendo le sue ipotesi investigative formulate sulla base dei dati acquisiti. Neri, dunque, aveva esposto gli aspetti che avevano meritato un approfondimento investigativo, evidenziati in gran parte anche dal pm Cisterna nella sua richiesta di archiviazione nel procedimento. Archiviazione disposta a seguito del confronto delle copie dei provvedimenti prodotti in udienza dall’avvocato Gatto in merito alla corretta ricostruzione del carico della nave Rosso e dagli eventi che avevano preceduto e seguito l’incidente, e in merito alle cause dell’incidente che aveva portato ad abbandonare la nave, alle condizioni della nave stessa anche successivamente al suo spiaggiamento, nonché alle cause che avevano determinato l’apertura di una falla sul lato sinistro e, ancora, in merito all’esatta portata delle operazioni di bonifica. Il gip ha concluso che il dott. Neri, nel momento in cui ha riferito alla Commissione parlamentare sui rifiuti, ulteriori dati appresi dalla stampa, ne ha citato le fonti, indicando quanto da lui appreso a seguito della pubblicazione, con ciò distinguendo anche le fonti dalle quali erano state acquisite le diverse notizie sulla vicenda. «Ritenuto che il dott. Neri nel riferire le ragioni del suo convincimento e i presupposti sulla base dei quali egli aveva formulato le sue ipotesi d’indagine – ha concluso il gip –, non ha trasmodato dai limiti del suo ragionamento. Per questo motivo risulta superflua la prosecuzione delle indagini richiesta in sede di opposizione dalla difesa dell’armatore Paolo Messina e, pertanto dispone l’archiviazione del procedimento».(p.t.)

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